Ancora bene gli italiani a Phoenix: in tre ai quarti di finale

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Ancora bene gli italiani a Phoenix: in tre ai quarti di finale

Berrettini, Sonego e Caruso superano il terzo turno senza lasciare set

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Matteo Berrettini - Sofia 2019 (foto Ivan Mrankov)

Non si ferma l’avanzata italiana all’ATP Challenger 125 della capitale dell’Arizona, con ben tre dei nostri rappresentanti ai quarti di finale: dall’ecatombe dei Pozzi Indiani del deserto californiano, i colori azzurri risorgono a Phoenix (“fenice”, appunto).

L’avversario più impegnativo, non solo in termini di classifica, è toccato a Matteo Berrettini: quel Peter Gojowczyk, n. 85 ATP, che lo aveva nettamente battuto lo scorso anno a Doha. Matteo, però, non è più lo stesso giocatore di allora e quell’inizio di gennaio in cui era abbondantemente fuori dalla top 100 appare davvero lontano – soprattutto dal punto di vista di “Gojo”. Poco impressionato dalla grafia del cognome, Matteo si concentra sulla facile pronuncia e gli rifila un 6-3 7-5 in un’ora e un quarto, lasciandogli un paio di giochi in più rispetto a quanto fatto da Roger Federer pochi giorni prima: ci può stare.

 

Per un posto in semifinale, Berrettini si scontrerà con Lorenzo Sonego. Dopo aver battuto il secondo favorito del seeding Jeremy Chardy, il ventitreenne torinese ha superato piuttosto nettamente quel Ryan Harrison che negli ultimi due anni ha soggiornato pacifico attorno alla cinquantesima posizione ATP, ma è recentemente volato fuori dai primi cento. Una solo palla break concessa (e salvata) da Lorenzo che, vincendo il torneo, tornerebbe vicinissimo al suo best ranking, il n. 86. Contro Matteo, ha perso l’unico precedente a livello Challenger.

Infine, vittoria in due set anche per Salvatore Caruso contro il noto moscovita Evgeny Donskoy. Per il siciliano, che bussa prepotentemente alla porta che lo separa dai primi 150 giocatori del mondo, non si prospetta un quarto di finale facile: è infatti in rotta di collisione con la prima testa di serie, David Goffin, che ha superato in due set l’ostacolo norvegese Casper Ruud.

Ai quarti sono già arrivati anche John Millman e Mikhail Kukushkin, due dei cinque top 50 presenti nel tabellone.

Risultati:

[1/WC] D. Goffin b. [15] C. Ruud 7-6(4) 7-6(4)
S. Caruso b. E. Donskoy 6-3 6-4
[4] M. Kukushkin b. [16] I. Ivashka 6-2 7-6(5)
[11] N. Jarry b. [8] T. Daniel 4-6 6-1 6-4
[12] G. Andreozzi b. T. Ito 6-2 3-6 6-4
[3/WC] J. Millman b. K. Majchrzak 6-1 6-2
M. Berrettini b. P. Gojowczyk 6-3 7-5
L. Sonego b. R. Harrison 6-4 6-2

Il tabellone completo

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ATP

Miami: momento difficile per Fognini. Bautista passa senza brillare

Continua il periodo non semplice per Fabio. La caviglia è sempre una preoccupazione, la lontananza dalla famiglia pesa

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[22]R. Bautista Agut b. [15]F.Fognini 6-4 6-4

da Miami, il nostro inviato

 

Il 2019 del nostro miglior giocatore degli ultimi 20 anni (mi perdonerà Marco Cecchinato che ci ha dato un momento di orgoglio immenso a Parigi, ma la continuità ad alti livelli, il best ranking, e l’aver tenuto su da leader, stagione dopo stagione, la squadra di Coppa Davis, un peso lo hanno), purtroppo prosegue molto avaro di soddisfazioni. La partita persa oggi da Roberto Bautista Agut, con cui Fabio Fognini aveva vinto 7 delle precedenti 9 sfide, non è necessario raccontarla o commentarla. Dei 63 punti in totale conquistati dallo spagnolo, oltre la metà, 32, sono stati errori gratuiti di Fabio, il tutto in 20 game. Come si suol dire, a Roberto – che non ha certo fatto sfracelli – è bastato stare lì, mettere un numero sufficiente di palle in campo, senza altra tattica che cercare il rovescio dell’italiano, e la vittoria è arrivata praticamente da sè.

Dispiace profondamente per Fognini, che si è pure comportato bene senza andare oltre a un paio di pallate fuori dal campo e a un lancio di racchetta più folcloristici che altro. Il linguaggio del corpo di Fabio, dall’inizio alla fine, esprimeva sconforto e frustrazione, da bordocampo lo sentivo cercare di auto-incitarsi, ma se la motivazione e la sicurezza nei propri mezzi non li senti dentro, in quei momenti, è dura tirarli fuori quando servono.

Qualche gran drittone dei suoi (si può pensare quello che si vuole di Fognini, ma se non lo avete mai visto giocare da tre metri, non sapete che bellezza tecnica siano le sue accelerazioni anticipate, roba da top-player assoluto), qualche attacco, ma in generale il match è stato una sofferenza quasi continua. Come ha raccontato negli ultimi giorni, per Fabio il problema alla caviglia è sempre presente, il dubbio se operarsi o no anche, ma vorrebbe dire uno stop di mesi. La famiglia, ora che il piccolo Federico sta crescendo, manca molto, come disse in Australia, e la cosa non credo sia cambiata, anzi. Ripeto, in generale la sensazione che ha lasciato Fognini è di avere un gran bisogno di ricaricare le pile, sia mentalmente che fisicamente, e si capiva già due mesi fa a Melbourne. Il credito che Fabio si è conquistato con tutti gli appassionati di tennis italiani è bello consistente, e impone di accettare di aspettarlo senza critiche che non avrebbero senso data la situazione. I prossimi impegni partiranno da Montecarlo: la terra rossa, così come lo stare in Europa, vicino a casa, speriamo portino nuove energie, perchè opinioni e giudizi sul carattere a parte, siamo tutti d’accordo che rivedere il Fognini spettacolare e vincente della passata stagione sarebbe bello davvero.

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Focus

Miami: Fognini rimonta e vince, fuori Sonego. Male Giorgi [AUDIO]

Fabio batte Andreozzi e la torcida argentina. Lorenzo perde due tie-break con Isner “Ma mi sono divertito”. Camila totalmente fuori palla cede a Tatjana Maria

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[15] F. Fognini b. G. Andreozzi 5-7 6-4 6-4

da Miami, Vanni Gibertini

 

Viene da Fabio Fognini il primo terzo turno di questa trasferta nordamericana per i colori azzurri, ma non è stato per nulla semplice. Il n.2 italiano ha impiegato ben 2 ore e 24 minuti per piegare Guido Andreozzi, coriaceo argentino n.80 ATP e recente semifinalista al Challenger di Phoenix. Dopo un primo set giocato in maniera balbettante e perduto a causa di un break subito malissimo sul 5-5 (due “gratuiti” e un doppio fallo), Fognini ha iniziato a lasciar andare il braccio cercando di aprire di più il campo per piazzare le accelerazioni vincenti. Andreozzi è un giocatore solido da fondo che tiene bene il palleggio, ma non ha la “legnata” che può fare il punto in ogni situazione come invece ha Fabio, per cui gli scambi sono spesso nelle mani dell’italiano, nel bene e nel male.

Dopo aver vinto il secondo set per 6-4, Fognini si è staccato sul 3-0 vincendo due bei game consecutivi nei quali il battitore si era trovato sotto 0-40 ma era riuscito a tornare in parità, ma niente è mai facile quando in campo c’è Fabio, che prende pure un “point penalty” per due pallate tirate fuori dalle gradinate. Le risposte, molto più efficaci dei servizi, hanno tenuto il punteggio in bilico fino alla fine, quando gli spalti si sono riempiti fino alla capienza massima del Campo Butch Buchholz creando un bel tifo, sorprendentemente dalla parte di Fognini, considerando che il suo avversario era sudamericano. Dal 4-4, un parziale di sei punti a uno a suon di vincenti ha portato l’italiano a due punti dal match, e un diritto in rete Andreozzi poco più tardi ha chiuso il match siglando l’avanzamento al terzo turno per la testa di serie n.15.

Si chiude quindi una serie negativa di cinque sconfitte consecutive per Fognini, che dopo il match ha confermato alla stampa di essere ancora alle prese con la caviglia dolorante che lo ha fatto tribolare alla fine del 2018 e che la lunga trasferta lontana da Federico e Flavia sta cominciando a pesargli. Al prossimo turno per lui un confronto con la testa di serie n. 22 Roberto Bautista Agut, da lui battuto sette volte in nove precedenti incontri.

[7] J. Isner b. [Q] L. Sonego 7-6(2) 7-6(6)

da Miami, Luca Baldissera

Affrontare il Professor John Isner, titolare indiscusso della cattedra di Tennis Percentuale presso l’università del circuito ATP, è un esame durissimo, in particolare per uno studente del primo anno come Lorenzo Sonego, che non se lo è mai trovato davanti in precedenza. “Long John” qui è campione uscente, o meglio lo è di Crandon Park, e non viene da un periodo brillante a livello di prestazioni e risultati. Ma era nella stessa situazione dopo Indian Wells anche l’anno scorso, e sappiamo bene com’è andata a finire. Per farci partita, bisogna stare concentratissimi dal primo all’ultimo punto, i propri turni di servizio sono tutti potenzialmente fatali se ci si distrae, e nel raro caso in cui capiti un’occasione sulla battuta del gigante statunitense, va azzannata a tutti i costi, perchè potrebbe essere l’unica e l’ultima. Non facile mentalmente, per nulla.

Lorenzo, di umiltà e grinta, si mette lì game dopo game, giocando molto bene anche in risposta (splendidi almeno due passanti di dritto in corsa), e approda al quasi inevitabile tie-break che conclude la stragrande maggioranza dei set giocati da Isner. 13 punti conquistati da chi è in risposta nei primi 12 game (4 Lorenzo, 9 John, nessuno arriva a 40 in ribattuta), non serve analizzare altro. Purtroppo, un passaggio a vuoto di Sonego, con due brutti doppi falli proprio quando pesano di più, costa il set all’azzurro, 7-2.

Nel secondo parziale non cambia molto, a parte un affanno via via più evidente per Lorenzo nel rimanere attaccato all’avversario. C’è anche una palla break (unica in assoluto vista in questa partita) che Sonego annulla nel settimo game, poteva già chiudere la vicenda, ma l’italiano è molto bravo a stare attento e lucido con la testa, e il secondo tie-break ne è la conseguenza. Stavolta i due procedono appaiati, Sonego va anche in vantaggio di un minibreak, fino al 5-3, ma si fa riprendere, annulla un match point, si vede cancellato dalla bomba di John un set point, (“credevo mi battesse sul dritto, invece ha tirato dall’altra parte“) e alla fine, con una palla corta non proprio ben eseguita, cede definitivamente.

Bravo lo stesso, sono match che vanno giocati, e come è successo spesso persi, per poter essere magari vinti la prossima volta. L’esultanza di Isner è la miglior prova di quanto alto sia stato il livello di Lorenzo oggi: niente lode, perchè si va a casa, ma una bella promozione a mio avviso l’azzurro se la merita.

T. Maria b. [29]C . Giorgi 6-3 6-4

Difficile commentare la partita persa da Camila Giorgi nel tardo pomeriggio di Miami contro la franco-tedesca Tatjana Maria. Seduto accanto a me in tribuna, il capitano azzurro Corrado Barazzutti ha cercato di capire insieme a me, per un’ora, cosa stesse andando storto, senza riuscirci. Banalmente, Camila – al rientro dopo diverse settimane di inattività, il che può avere un peso – ha trovato davanti a sè una giocatrice atipica che di più non si può. Ottimo servizio, una prima palla potente e precisa, e oltre a quello, da Tatjana le sono arrivati solamente una ragnatela di slice e chop, sia di dritto che di rovescio, giocati esclusivamente in appoggio, e pallonetti altissimi ogni volta che veniva attaccata.

Roba da andare fuori palla solo a guardare il match da bordocampo, figurarsi giocandolo. Ovviamente, una top-30 davanti a una simile tattica dovrebbe entrare a tutto braccio e fare i buchi un colpo si e uno no, però per farlo bisogna essere molto sicuri del proprio ritmo. Camila evidentemente non lo era, ha sbagliato tantissimo, molti dritti affondati in rete proprio perchè colpiti fuori timing, attacchi pentiti, schiaffi al volo non definitivi. Una brutta prestazione, poco da dire, bisogna essere onesti.

Sì, dovevo essere più decisa, fare di più. Non è facile giocare con lei, è diversa da tutte le altre. Ora vado a Charleston, poi in Europa. I miei completini? Si, come ti dicevo a Melbourne li inizieremo a commercializzare tra un paio di mesi, prima di Wimbledon!“. L’unico aspetto positivo per Giorgi è stato il servizio, solo 2 doppi falli, è da Melbourne che ha fatto un bel salto di qualità con la battuta. Per il resto, bisognerà ritrovare convinzione e sicurezza, perché quella vista stasera non è e non può essere la Camila che conosciamo.

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ATP

Miami: ottimo Sonego, Fabbiano non completa la rimonta

Gran prestazione di Lorenzo, solido e attento contro Klizan. Thomas nella ripresa del match di ieri va al terzo, ma cede a Ivashka

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da Miami, il nostro inviato

[Q] L. Sonego b. M. Klizan 6-4 6-3

 

Lorenzo Sonego prosegue con il suo ottimo momento di forma, e dopo essersi qualificato per il tabellone principale, approda con grande merito al secondo turno del Miami Open. Lo slovacco Martin Klizan è un giocatore forte ed esperto, ha avuto un best ranking di 24 ATP, tira forte ed è aiutato dalle traiettorie mancine del servizio e del dritto. Quello che si definisce un gran brutto cliente, insomma, ma d’altronde siamo a un Masters 1000, è difficile affrontare gente “passata per caso”. Lorenzo mette in campo (il numero 2, in fondo all’impianto) il suo tennis migliore, lotta da fondocampo come un leone, anzi un “polipo”, soprannome che aveva ai tempi dei tornei Open per la sua capacità di allungarsi su ogni palla. Una volta disinnescata la spinta di Martin, i contrattacchi di Sonego sono micidiali, spesso in contropiede, conclusi molte volte con efficaci chiusure a rete. Bravissimo.

Ottima la resa della prima di servizio (90% dei punti), in generale bella l’aggressività e la sensazione di controllo del gioco e del campo da parte dell’italiano, 6-4 6-3 a uno come Klizan è un risultato coi fiocchi (scambio di break all’inizio, poi break decisivo di Lorenzo al decimo game nel primo set, break nel quarto game e nessuna occasione concessa all’avversario nel secondo). Ora per Sonego John Isner, nessun precedente, lo statunitense campione in carica è certamente favorito, ma per come sta giocando “Lollo”, se riuscisse a rimettere in campo almeno qualcosa della grandinata di botte al servizio che gli arriveranno… chissà.

I. Ivashka b. T. Fabbiano 6-4 1-6 6-3

Thomas Fabbiano ha ripreso più o meno contemporaneamente a Sonego il suo match contro il bielorusso Ilya Ivashka, 80 ATP, aveva perso il primo set ieri sera prima dell’interruzione per pioggia, e si era portato in vantaggio 3-0 nel secondo prima che il meteo dichiarasse chiusa la giornata di tennis. Oggi, sul campo Butch Bucholz (dedicato al fondatore di questo torneo), purtroppo Thomas dopo aver ben chiuso il secondo parziale per 6-1, si è fatto scappare Ilya all’inizio del terzo (break, controbreak, e poi ancora break per Ivashka che lo portano 3-1), senza più riuscire a riprenderlo.

Veramente un peccato, perchè per quello che si era visto nei primi 20 minuti di questa “seconda partita” Fabbiano pareva bello pimpante, gran corse, passanti, attacchi e pallonetti. Forse, però (anche se dalla tribuna è facile dirlo) l’italiano a tratti è stato troppo difensivo, e per quanto a un tipo come Thomas far punto vincente è difficile, sul duro alla lunga si rischia di pagarla. Ivashka ha giocato molto bene, bisogna dargliene atto, piazzando le accelerazioni che doveva nei momenti giusti.

Fabbiano ha avuto un’occasione di rientrare in partita quando il bielorusso, al servizio per il match sul 5-3, è prima andato sotto 0-30, e poi ha concesso una palla break, ma è arrivato l’ace centrale di Ilya, che ha successivamente chiuso con passante di rovescio e poi con uno in cross di dritto, complimenti a lui. Per Thomas, ora, il rientro in Europa, e la stagione sulla terra rossa, che potrebbe dare qualche soddisfazione in più rispetto al cemento americano.

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