Il Fedal perduto: Nadal si ritira a Indian Wells. Per lui niente Miami

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Il Fedal perduto: Nadal si ritira a Indian Wells. Per lui niente Miami

Il solito ginocchio impedisce a Rafael Nadal di affrontare Federer. Forfait anche a Miami, tornerà a Montecarlo

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Niente da fare dunque: l’atteso capitolo N.39 del super classico del tennis non si giocherà. Rafael Nadal non se l’è sentita e ha annunciato pochi minuti fa la sua decisione di non scendere in campo per i problemi evidenziati ieri al ginocchio destro durante il quarto di finale contro Karen Khachanov.

Subito dopo l’annuncio del ritiro, Nadal ha incontrato i media presenti a Indian Wells spiegando la decisione: “Questa mattina mi sono allenato, e purtroppo mi sono reso conto che il mio ginocchio non mi consente di competere al livello a cui voglio competere. Sapevo già ieri che la situazione era difficile, ma avevo 24 ore di tempo e volevo dare il mio meglio per provare a giocare oggi“.

La primavera americana sul cemento si chiude dunque qui per Nadal, che non giocherà a Miami e tornerà a casa per effettuare la preparazione per la stagione sulla terra battuta. “Il mio piano è quello di giocare Montecarlo, Barcellona, Madrid, Roma e Roland Garros. Questo è sempre stato il mio calendario, sarà lo stesso anche quest’anno, e spero di riuscire a completarlo ancora una volta“.

 
Nadal ha concluso sul campo appena 3 tornei su 17 dall’inizio del 2018 sul cemento

Il campione spagnolo si deve quindi arrendere, una volta di più, al ginocchio malandato che lo ha così tanto condizionato nel corso della carriera: “Non è nulla di nuovo, è lo stesso malanno che mi trascino da tanto tempo, e che mi ricorda sempre che non posso allenarmi o giocare quanto vorrei. Questa settimana non mi aveva dato alcun fastidio, almeno fino a ieri, e fisicamente mi sentivo bene, in grado di giocare ad un alto livello. A volte mi sento svantaggiato rispetto ai miei colleghi perchè questo problema non mi consente di competere alla pari con loro. Ma si può anche dire che sono fortunato per tutti i meravigliosi momenti che ho vissuto. Devo accettare questo momento, anche se si tratta di una grande delusione, e guardare avanti“.

Federer ha parlato al pubblico alla fine della prima semifinale raccontando ciò che è accaduto in mattinata: “Ero molto contento di poter giocare con Rafa, la tensione era molto alta. Mi ero appena scaldato e stavo tornando negli spogliatoi sulla golf cart quando ho ricevuto l’SMS di Rafa che mi diceva che non avrebbe potuto giocare. Sono ovviamente molto contento di essere arrivato in finale, ma non volevo arrivarci in questo modo: Rafa sembrava in forma, stava giocando un tennis molto vicino al suo meglio, le nostre sfide sono sempre molto speciali ed ogni nuova sfida potrebbe essere l’ultima. Spero che questa non sia l’unica occasione che abbiamo di incontrarci. Ora mi rilasserò a casa per prepararmi alla finale di domani contro Thiem: ha giocato molto bene, ha un ottimo servizio esterno su questi campi e sono sicuro sarà una bella partita“.

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ATP Ginevra, Medvedev stecca al rientro contro un ottimo Gasquet. Out Cecchinato

Niente da fare per Daniil alla prima su terra battuta, il francese mette a segno la seconda vittoria contro un top 2. Cecchinato surclassato da Majchrzak

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Richard Gasquet – ATP Ginevra 2022 (foto via Twitter @atptour)

R. Gasquet b. [1/WC] D. Medvedev 6-2 7-6(5)

Torna in campo Daniil Medvedev dopo l’operazione all’ernia e il progetto musicale con Shapovalov. Il palcoscenico – un ATP 250 su terra battuta – non sarebbe certo un appuntamento imprescindibile in condizioni normali, ma c’è un quarto di finale al Roland Garros da difendere e il tempo stringe. Tra la superficie del Gonet Geneva Open (la cui lentezza è mitigata dai 400 metri di altitudine) e l’assenza dalle competizioni, non ci si poteva aspettare troppo da Medvedev e così è stato. Un set e mezzo passato a lamentarsi verso il suo angolo, a cambiare racchette (solo una rotta su cinque) e a tirare un po’ dove capita, per poi cominciare a trovare almeno in parte il proprio gioco senza peraltro riuscire a portare il match alla partita finale. Ma è stata innanzitutto la giornata del vincitore, quel Richard Gasquet alla sua seconda vittoria in carriera contro un top 2 dopo il successo su Federer a Monte Carlo nel 2005 – il loro primo duello. Ora è 1-16 contro i numeri uno e 1-20 contro i numeri due. E, pareggiando il conto nelle quattro sfide con Daniil, ci deliziato con tocchi e rovesci lungolinea che mettono di buon umore (magari non l’avversario).

L’incontro si fa presto in salita per un Medvedev a disagio: dritti fuori di metri e doppi falli gli costano due break nel primo parziale senza che in risposta riesca a creare la minima apprensione a Gasquet che si limita a fare il dalla parte del rovescio. Vedere Medvedev per la prima volta senza conoscerlo deve lasciare perplessi; o forse no, nel senso che, se tutto storto colpisce il dritto al volo con quello swing, nessuno dovrebbe sorprendersi quando la palla va a fare un altro buco nell’ozonosfera. E invece, con quella stortezza, con quegli swing, è numero 2 al mondo. Pure 1 è stato.

 

Nel secondo parziale il leitmotiv non cambia granché, tra un Richard che dispensa pazienza e ottimo tennis e un Daniil che tenta di battere il record di racchette cambiate (che poi sono tutte uguali, facesse almeno come certi giocatori di circolo che hanno attrezzi completamente diversi e solide teorie a giustificarne la rotazione). Prova anche un paio di smorzate, ma il solo risultato che ottiene è evidenziare la corsa in avanti e la “mano” del classe 1986.

A caccia del secondo break per un 4-1 che chiuderebbe un match rimasto al massimo socchiuso (a essere generosi), Gasquet viene penalizzato da una chiamata sbagliata (il giudice di linea dà buona una palla fuori, l’arbitro non lo corregge e lui non si ferma in tempo per chiedere la verifica). L’episodio cambia l’inerzia della sfida e ciò non si manifesta solo con il controbreak, bensì con un Medvedev in fiducia che non rivolge più al coach Cervara occhiate del tipo “complimenti, sono proprio forte” dopo ogni pessima giocata. O, semplicemente, l’ultima racchetta impugnata ha la tensione giusta.

Nel tie-break spalla a spalla tra azzardi e timori, è Richard il primo ad avere la palla per chiudere; anzi, Medvedev neanche gliela fa arrivare perché manda lunga la seconda battuta e dunque ai quarti contro Majchrzak va Gasquet.

K. Majchrzak b. [Q] M. Cecchinato 6-2 6-3

Dopo aver superato le qualificazioni e Dominic Thiem nel derby delle zero vittorie ATP nel 2022, Marco Cecchinato si arrende a un buonissimo Kamil Majchrzak, n. 81 del ranking e di regola più a suo agio sulle superfici veloci, pur avendo nella smorzata il colpo preferito, come ha ben dimostrato nella sfida del martedì ginevrino. Solidissimo ed efficace particolarmente dalla parte del rovescio, è stato spesso in grado di annullare il vantaggio che il Ceck sa prendersi con il kick da sinistra, piazzando cinque break. La differenza più evidente nei dati sul servizio, è appunto la bassa resa di Marco con la prima, il 48% contro il 73 di Kamil.

Parte subito forte, Majchrzak, che strappa il servizio azzurro rispondendo bene con il colpo bimane e poi conferma depositando tre drop-shot irraggiungibili. Cecchinato muove il punteggio, si scuote e si procura una palla per rientrare, cancellata però dall’ace. Il polacco non molla la presa fino al 5-1, ma il turno di battuta perso anche per un avversario che non ci sta è subito recuperato. Marco rimane aggrappato alla seconda partita per i primi cinque giochi, poi due smorzate in rete e la risposta di rovescio polacca aprono la strada all’allungo decisivo che arriva con il punto sulla diagonale sinistra. Sono passati 59 minuti e non succede molto altro nei successivi, ultimi dieci.

Il tabellone dell’ATP 250 di Ginevra

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ATP Ginevra: Fognini opaco, ne approfitta Kokkinakis. Avanti anche O’Connell, Sousa, Basilashvili e Nikles

Terza vittoria sul rosso in carriera per l’australiano Thanasi Kokkinakis. Fabio Fognini mai realmente in partita. Qualche sorpresa negli altri match, tra cui un pazzesco derby svizzero

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Fabio Fognini - Montecarlo 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dopo un lunedì nettamente soddisfacente al Geneva Open, torneo 250 che si gioca a Ginevra in preparazione del Roland Garros (grazie alla bella vittoria di Marco Cecchinato) non si può dire altrettanto di questo inizio di martedì: la sconfitta di Fabio Fognini fa male. Thanasi Kokkinakis, infatti, aveva vinto la sua ultima partita sulla terra battuta il 28 maggio 2015 (7 anni fa) contro Bernard Tomic al Roland Garros, di certo non è un esperto, a differenza dell’azzurro. Il 6-4 6-3 maturato in un’oretta e mezzo è però strameritato dal n.85 al mondo, sempre in controllo e capace di mantenere Fognini a distanza, salvo un piccolo blackout nel primo set, come andiamo a vedere.

IL MATCH – L’inizio per Fabio è promettente, trattandosi di uno 0-40: ma molto bravo Kokkinakis a rientrare ed annullare tutte le occasioni, sfruttando un buon servizio e picchiando da fondo. Arrendevole Fognini nel game successivo, che mette poche prime e sbaglia troppo da fondo, trovandosi lui sotto di un break. L’australiano è più costante e molto solido da fondo, oltre a servire meglio(ma questo era ben prevedibile). Nel solito, fatidico settimo game, Fognini sembra ritrovare l’ispirazione da fondo, tracciando bene il campo di rovescio e conducendo a vari errori l’australiano: altro 0-40, che stavolta sulla seconda palla break è finalizzato, aiutato da un brutto errore in uscita col dritto di Kokkinakis, sempre troppo aggressivo e poco paziente. Sugli scambi da fondo chiaramente meglio Fabio, deve solo chiedere qualcosa in più al servizio. Altre due palle break nel nono game che potrebbero segnare un solco psicologico a favore del n.52 al mondo, ma c’è un gran rientro di Thanasi, che col dritto incide con forza e trova anche buoni uno-due, quando può, perché merito a Fognini di rispondere sempre bene e con profondità. Alla fine, proprio nel momento in cui sembrava essere salito, l’azzurro getta alle ortiche il primo set: complice qualche rimbalzo malevolo(tanti in questo parziale) e delle ottime risposte di Kokkinakis, cede il servizio quasi in maniera velleitaria, evidenziando la mancanza della prima e poca reattività in uscita.

Pessimo invece l’avvio di secondo set per l’ex n.9 al mondo, che nel secondo gioco si vede strappare il servizio dopo varie palle per impattare sull’1-1: sfortunato per la deviazione del nastro sulla palla break, ma gioca praticamente da fermo provando a far correre solo il braccio, quasi con fretta di accorciare gli scambi, e questo permette a Kokkinakis, senza strafare, di andare avanti. Qualche timido segnale, finalmente, arriva ancora una volta nel settimo game, dove per la prima volta nel set Fognini arriva ai vantaggi in risposta: la fiamma è comunque molto flebile, dato che Kokkinakis non trema alla battuta, e Fabio troppo a intermittenza trova buone risposte o le sue famose verticalizzazioni, unico modo per stanare l’australiano, con la coperta che si fa sempre più corta. Alla fine chiude agevolmente 6-3 il secondo set e il match Thanasi, ancora contando molto su servizio e uno-due, sottolineando le precarie condizioni fisiche di Fabio, che getta via l’ultimo game, senza neanche provare più di tanto a rientrare. La speranza è che si rimetta in sesto per il Roland Garros, al via la prossima settimana. Bravo comunque Kokkinakis, solido e sempre costante, che al prossimo turno affronterà un vero specialista delle polveri rosse, l’argentino Federico Delbonis, tds n.7 e due volte semifinalista qui, l’ultima nel 2019.

 

GLI ALTRI MATCH – quella della sconfitta di Fognini è certamente una notizia sorprendente, ma non è l’unica emersa dalle partite giocate oggi in Svizzera. Infatti Albert Ramos-Vinolas, n.42 ATP e ottimo giocatore sulla terra(anche una finale 1000, a Montecarlo nel 2017) è stato battuto dall’australiano Christopher O’Connell. 7-6(5) 6-4 il finale a favore del n.124 al mondo, che non ha mai subito break e ha scavato la differenza proprio con il servizio: 11 ace e un incredibile 84% di punti vinti con la prima. Affronterà al prossimo turno il big server per eccellenza, attualmente, la tds n.4 Reilly Opelka. Ma i dispiaceri spagnoli non si esauriscono con Ramos, dato che è caduto anche Pablo Andujar, per quanto certamente meno a sorpresa. Il suo giustiziere è stato infatti Joao Sousa, portoghese, che ha avuto vita facile portando a casa il match con un rapido 6-1 6-4 in 1h e 17 minuti, dominando dall’inizio alla fine il match, tranne un passaggio a vuoto all’inizio del secondo, dove Andujar è andato avanti 3-0 e sembrava in controllo, salvo poi subire la rimonta dell’ex n.28 al mondo.

Il prossimo avversario di Sousa sarà una delle teste di serie del torneo, precisamente la numero 5, Nikoloz Basilashvili. Il georgiano ha giocato un solo set, vinto 6-4, e approfittando poi del ritiro di Facundo Bagnis. Parziale giocato in 4 game intensissimi, per poi scivolare in una sorta di lenta monotonia fino al break ottenuto nel nono game dal n.25 al mondo, che arriverà dunque più riposato al secondo turno. Ma se il match di Basilashvili è stato breve, altrettanto non si può dire del derby svizzero tra Leandro Riedi e Johan Nikles. La vittoria è stata di quest’ultimo, qualificato, per 5-7 7-6(3) 7-5, sull’avversario che era invece una wild card. Grande emozione per il n.317 al mondo, alla prima vittoria ATP in carriera, per di più in casa e dopo oltre 2h e 30 di match con un connazionale anche favorito. Per Nikles, dopo questa battaglia, ci sarà l’olandese Tallon Griekspoor, quindi potrebbe anche sognare un’altra impresa per proseguire in questo sogno.

Il tabellone completo dell’ATP 250 Ginevra

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L’ATP ha deciso (a metà): “Restano i punti per Queen’s e Eastbourne”. Ancora attesa per Wimbledon

I due tornei ATP da giocare sul suolo inglese verranno multati ma assegneranno punti per il ranking. Slitta la scelta su Wimbledon

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Grigor Dimitrov - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Dopo i tanti tuoni, il cielo torna a schiarirsi. Ma le previsioni restano incerte. Questo il riassunto della diatriba tra ATP, Federazione britannica (LTA) e Wimbledon fin qui. Tutto è iniziato il 21 aprile quando, come noto, l’All England Club ha annunciato che non avrebbe accettato le iscrizioni di giocatori russi e bielorussi. È seguita poi la scelta della LTA di uniformarsi a quanto deciso dal circolo di Wimbledon estendendo il ban a tutti i tornei in programma in Regno Unito. Così sono arrivati i tuoni, ossia le minacce più o meno velate da parte della ATP (e della WTA) di sanzionare pesantemente la Federazione e i tornei inglesi per la loro decisione “discriminatoria” e in grado di “creare un precedente dannoso per il gioco”. Oggi quei tuoni si sentono solo in lontananza.

L’ATP ha infatti informato che, per quanto riguarda i tornei del Queen’s e di Eastbourne, le sanzioni ci saranno ma tra queste non vi sarà la più pesante (escludendo un’improbabile revoca della licenza per l’organizzazione dei tornei), ovvero quella che avrebbe portato alla cancellazione dei punti in palio. Così recita il comunicato: “Dopo un’intensa comunicazione con il Player Council e il Tournament Council, il board dell’ATP ha confermato oggi che gli eventi di questa stagione al Queen’s (ATP 500, ndr) e a Eastbourne (ATP 250, ndr) procederanno normalmente, offrendo punti ATP nella loro pienezza”. Secondo le indiscrezioni riportate da Simon Briggs sul Telegraph, i dubbi su questa soluzione sarebbero stati portati avanti anche da Federer e Nadal. I due avrebbero sostenuto le istanze dei giocatori con una classifica bassa (100-150) ai quali l’eventuale sottrazione dei punti avrebbe impedito di guadagnare posizioni in classifica.

I più attenti avranno però notato che nelle righe del comunicato riportate non c’è alcun riferimento al Torneo, con la T maiuscola: quello di Wimbledon. Il suo nome appare solo alla fine: “La risposta dell’ATP circa le decisioni di Wimbledon rimane sotto revisione, con comunicazioni che saranno effettuate in corso d’opera”. Dunque, se i tornei direttamente affiliati al circuito ATP sono parzialmente già salvi, si dovrà ancora attendere per una scelta definitiva su Wimbledon. Tuttavia, è difficile immaginare che ci possa essere una disparità di trattamento tra i tornei minori inglesi e lo Slam: il precedente è stato creato. All’appello manca, inoltre, anche la decisione della WTA per il 500 di Eastbourne e i 250 di Birmingham e Nottingham.

 

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