Buio, lento e rumoroso: il nuovo centrale di Miami secondo Djokovic e Federer

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Buio, lento e rumoroso: il nuovo centrale di Miami secondo Djokovic e Federer

Non è facile adattare un enorme stadio da football americano a campo da tennis. “Sembra di giocare indoor” dicono i due campioni

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Novak Djokovic, Serena Williams e Roger Federer - Hard Rock Stadium, Miami 2019 (photo Art Seitz c2019)

La grande novità del Miami Open di quest’anno era la sede della competizione. Dopo tanti anni, per ragioni di mancanza di spazio, ci si è spostati dal caratteristico Crandon Park, sull’isola di Key Biscane, al ben più asettico ma confortevole Hard Rock Stadium e all’area che lo circonda. Il campo centrale è stato proprio costruito all’interno dell’enorme impianto da oltre 64mila posta a sedere di solito utilizzato per le partite interne della squadra locale di football americano, i Miami Dolphins. Dopo ormai diversi giorni di partite, si possono cominciare a trarre le prime impressioni su questa arena di gioco assai peculiare. E a farlo sono stati Novak Djokovic e Roger Federer, i due tennisti più attesi nel torneo. 

“Il vento era sempre un fattore a Key Biscane. Era molto forte. E là c’era tanta umidità e caldo. Qui poiché siamo all’interno di uno stadio da football, sembra di giocare indoor. Non senti il vento”, ha commentato Nole al termine della sofferta vittoria in tre set contro il qualificato argentino Federico Delbonis. “Oggi c’era un po’ di brezza in realtà ma è completamente diverso per quanto riguarda il sole e il vento. Non c’è luce nel campo dopo le 13. È perfetto per giocare a tennis. Ma l’assenza di sole e vento rendono le condizioni un po’ più lente. Non è facile sfondare con un solo colpo. Bisogna avere più pazienza e faticare per ottenere il punto”. Tali condizioni sulla carta dovrebbero favorire il fenomeno serbo che predilige i lunghi scambi in cui può imporre il suo forsennato ritmo da fondocampo e far valere le sue eccezionali doti atletiche.

Meno contento invece dovrebbe essere sulla carta Federer, il quale, in virtù di un tennis offensivo e di un’età ormai avanzata, cerca di abbreviare gli scambi. Più che altro però il campione elvetico si è soffermato su un piccolo ronzio che si sente in campo, non troppo diverso da quello dei campi indoor. C’è un po’ di rumore nello stadio. Penso sia a causa della grandezza e dell’impianto di ventilazione. È un po’ strano per il tennis. Ma a volte si sente nei campi indoor”, ha detto a riguardo dopo aver sconfitto anche lui con fin troppi patemi il caldissimo moldavo Radu Albot. “Non è qualcosa quindi di completamente nuovo. Mi è già capitato e mi sono adattato rapidamente”.

 

Le grandi ombre, che incombono sul campo per chi gioca nei primi match e rendono le immagini televisive non proprio nitidissime, non danno molto fastidio a Federer. “Le ombre non sono un problema. La luce dura veramente poco” ha affermato. Per il resto è un posto molto grande. Gli spalti sono enormi. È insolito per noi. Pensavo che avrebbero sistemato il campo nell’angolo dello stadio invece che sul lato lungo. Ma è una bella atmosfera”. 

Insomma, nonostante qualche piccolo inconveniente, l’Hard Rock Stadium ha l’approvazione dei due protagonisti più attesi del torneo maschile. Vedremo chi riuscirà a sfruttare meglio le nuove condizioni. 

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I 18 anni di Sinner a confronto con Federer, Nadal, Djokovic e… Nargiso

Nadal entrò in top 100 a 16 anni e 9 mesi, Djokovic e Federer a 18 anni. Il record italiano è quello di Nargiso, tra i primi 100 a 18 anni e 5 mesi. Jannik potrebbe diventare il più giovane italiano di sempre in top 100

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Jannik Sinner - Lexington 2019 (via Twitter, @ATPchallenger)

Con Fognini subito fuori a Stoccolma e Berrettini a riposo, questa settimana il pubblico azzurro ha concentrato le sue attenzioni su Jannik Sinner, 18enne altoatesimo attuale numero 119 del mondo. Il giovane tennista ha ripagato le attese raggiungendo la prima semifinale ATP della carriera con due vittorie di spessore, prima contro Monfils e poi contro Tiafoe, a cui ha fatto seguito la sconfitta contro Wawrinka. Questo risultato, neanche troppo inaspettato, gli ha dato una forte spinta verso la top 100. Intanto Jannik è stato virtualmente numero 100 del mondo per un giorno, superato però questa mattina dal giapponese Uchiyama grazie alla finale raggiunta nel Challenger di Ningbo.

Lunedì prossimo dunque Sinner sarà al n. 101, a un solo passo da quel traguardo che rappresenta un’importantissima pietra miliare per ogni tennista. Verosimilmente il suo ingresso in top 100 è stato ritardato solo di qualche giorno – o al massimo settimana – e già la wild card nel tabellone principale di Vienna potrebbe costituire l’occasione decisiva.

CONFRONTO CON I BIG – Seppur al momento ogni confronto non può che essere azzardato, è interessante vedere come se la passavano i Big Three alla sua età.

Il più precoce di tutti è stato ovviamente Rafael Nadal. Il maiorchino all’età di Sinner aveva già infranto la barriera della top 50 e dunque frequentava piani molto più alti rispetto alla top 100, nella quale entrò il 21 aprile 2003 ad appena 16 anni e 9 mesi. La bacheca però non era molto diversa da quella di Jannik: da minorenne Rafa conquistò due titoli Challenger, come il tennista italiano, e a 18 anni e 2 mesi arrivò il primo titolo ATP, a Sopot nel 2004. Se Jannik dovesse imporsi ad Anversa riuscirebbe addirittura ad essere più precoce di Nadal di una decina di giorni.

 

Djokovic e Federer invece fecero il loro ingresso in top 100 in modo meno dirompente ed entrambi avevano 18 anni e un mese. Il serbo si piazzò alla posizione n. 94 (era il 4 luglio 2005) e lo svizzero, il 20 settembre 1999, si trovava una posizione più in basso. A livello di finali ATP, Roger conquistò la prima a Marsiglia nel 2000 mentre Novak la raggiunse nel 2006 ad Amersfoort, entrambi a 19 anni. Per quel che riguarda i titoli Challenger invece il primato spetta a Djokovic, il quale prima di diventare maggiorenne aveva già tre titoli in bacheca.

Tornando infine nei confini italici, aggiungiamo a questo confronto generazionale anche Diego Nargiso. L’ex tennista napoletano è attualmente, con i suoi 17 anni e 9 mesi, il tennista italiano più giovane ad aver disputato una partita a livello Slam e il suo ingresso in top 100 è arrivato nell’agosto del 1988 quando aveva 18 anni e 5 mesi, grazie a una semifinale raggiunta a Rye Brook. Purtroppo la sua carriera non si è spinta molto oltre e il suo best ranking è rimasto fermo alla posizione n. 67, ma potrebbe diventare stimolo per Sinner il quale, a 18 anni e 2 mesi, ha l’occasione di diventare il più giovane giocatore italiano ad entrare in top 100.

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WTA Lussemburgo: Goerges e Ostapenko in finale

Goerges prova il bis in Lussemburgo. Sarà il primo incontro ufficiale tra le due protagoniste

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Jelena Ostapenko al Lussemburgo Open 2019 (foto Twitter @WTAluxembourg)

Prosegue la difesa del titolo da parte di Julia Goerges (n. 26 WTA) al BGL BNP Paribas Luxembourg Open nel Granducato di Lussemburgo. La tedesca, testa di serie n. 2, ha superato in semifinale la kazaka Elena Rybakina per 6-3, 6-4 in 1 ora e 28 minuti.

Decisamente più semplice il suo compito in questa occasione rispetto ai turni precedenti, nei quali ha sempre dovuto ricorrere al terzo set: perfetta la percentuale di conversione delle palle break da parte di Goerges (3 su 3), mentre Rybakina ha trasformato solo una delle sei chance avute per strappare la battuta all’avversaria.

L’ultimo ostacolo per la tedesca sarà la lettone Jelena Ostapenko, alla sua seconda finale consecutiva dopo quella perduta a Linz domenica scorsa contro Coco Gauff. Ostapenko ha superato in semifinale la testa di serie n. 8 Anna Blinkova per 2-6, 6-3, 6-2.

 

Nessun precedente incontro tra le due, con Goerges che oltre ad essere alla ricerca del suo secondo titolo consecutivo in Lussemburgo proverà a siglare la seconda affermazione della stagione, dopo il trionfo ad Auckland del gennaio scorso.

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ATP Stoccolma: finale Shapovalov-Krajinovic per un nuovo campione

Chi si aggiudicherà la finale sarà campione ATP per la prima volta.

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Denis Shapovalov - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Saranno il serbo Filip Krajinovic (n. 60 ATP) e la testa di serie n. 4 Denis Shapovalov a contendersi domenica alla Kungliga Tennishallen di Stoccolma il titolo dell’Intrum Stockholm Open.

Nella prima semifinale Krajinovic ha rimontato un set di svantaggio allo spagnolo Pablo Carreno Busta (n. 35 ATP) per imporsi 4-6, 6-3, 6-3 in due ore e 10 minuti. Dopo aver ceduto il primo set il serbo è partito velocissimo nella seconda frazione portandosi subito sul 4-0 con un parziale di 16 punti a quattro. Carreno Busta sicuramente ha da recriminare sulle tre palle break avute nei primi tre game del set decisivo, in particolar modo sulle prime due sulle quali ha commesso un errore gratuito di rovescio e poi ha messo in rete un passante, sempre di rovescio, a campo quasi aperto. L’allungo decisivo per Krajinovic è arrivato sul 4-3, quando con due rovesci vincenti è riuscito a strappare la battuta a zero al suo avversario, chiudendo poi il match nel gioco seguente alla prima occasione.

È stato più semplice il compito per Denis Shapovalov, che dopo aver disintegrato la sua racchetta per aver subito il break del 2-4 contro il lucky loser Yuichi Sugita (n. 129 ATP), è riuscito a resettare il suo gioco e ad approfittare della stanchezza del suo avversario, che nei quarti di finale aveva dovuto faticare per 2 ore e 12 minuti contro Tipsarevic, vincendo 10 dei successivi 12 giochi chiudendo la partita per 7-5, 6-2 in un’ora e 18 minuti.

 

Si tratterà della prima sfida tra Krajinovic e Shapovalov che proveranno entrambi a vincere il loro primo titolo ATP in carriera, diventando quindi il quindicesimo giocatore nel 2019 a conquistare il suo primo trofeo. Per il ventenne canadese si tratta anche della prima finale ATP, mentre per Krajinovic sarà la terza volta in un match conclusivo, dopo la sconfitta a Parigi-Bercy nel 2017 contro Jack Sock e quella contro il nostro Matteo Berrettini lo scorso aprile a Budapest.

Il tabellone completo

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