Miami: Federer si salva. Infinito Ferrer, battuto Zverev

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Miami: Federer si salva. Infinito Ferrer, battuto Zverev

Roger, molto falloso, rischia grosso con Radu Albot. “Tiravo quando non dovevo, non tiravo quando dovevo”. David da non credere, superato anche Sascha

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[4] R. Federer b. [Q] R. Albot 4-6 7-5 6-3

da Miami, il nostro inviato

Il moldavo Radu Albot, 29 anni, è decisamente un bel giocatore, velocissimo, non alto (1.75), ottimi fondamentali da dietro, e onesto tocco a rete. Oltre a questo, è pure nel momento migliore della sua carriera, ha raggiunto il best ranking di 46 ATP tra Indian Wells e qui, qualificandosi in entrambi i tornei e arrivando al terzo turno in California. Roger Federer, all’esordio nel mastodontico Hard Rock Stadium di Miami, se ne accorge immediatamente, perdendo il servizio nel primo game, e subendo l’entusiasmo dell’avversario, che sembra carico come una molla. Radu conserva il vantaggio salendo fino al 5-4, in piena trance agonistica, aiutato anche da un servizio molto efficace e continuo, pur se non esplosivo. Roger appare un po’ imballato, sbaglia molto, non trasforma quattro palle dell’immediato controbreak nel secondo game (questa non è una novità per il fuoriclasse svizzero), ma pian piano sale di livello, ottenendo applausi finalmente convinti da parte di un pubblico che riempie le tribune come mai prima di questa sera. Un paio di palle corte, una finta a rete, una bella volée di rovescio segnalano che è entrato in partita anche lui. Ma non è sufficiente: il bravo Albot non esita, continua a picchiare il dritto appena può, e chiude 6-4 al primo set-point, niente da dire, meritatissimo. Federer può anche aver raccontato e ripetuto quanto bene si sentisse fisicamente dopo Indian Wells, ma la stanchezza mentale è ancora più importante, resettare la testa è sempre più difficile col passare degli anni. E non è un caso che praticamente tutti quelli che vanno in fondo al “1000” californiano arrivino spesso qui assai scarichi.

 

Nel secondo set, continua la bella prestazione di Radu, che non scende granchè di percentuali con la battuta, insistendo giustamente con le palle lavorate sul rovescio di Roger, e attaccando la rete al minimo spiraglio concesso dall’avversario. In generale, Federer sta anche giocando corto, farà bene a cambiare marcia in fretta perchè si sta mettendo in guai seri. Sul 3-3, Roger annulla attccando di dritto una palla break potenzialmente letale, nello stesso modo subito dopo Albot gli cancella la prima che aveva concesso dal secondo game. Onestamente, un Federer davvero sottotono, i colpi gli viaggiano poco e a intermittenza, mentre di là le gambe di Radu invece viaggiano come un treno. Una risposta di dritto facile, su palla alta, che sul 6-5 in suo favore, 30-30, avrebbe potuto mandarlo a set point, la spara lunga un metro, non ci siamo per nulla. Per sua fortuna, due punti dopo Albot commette forse il terzo errore del set, gli regala un’altra opportunità, e qui finalmente è bravo e convinto Roger a chiuderla a rete, 7-5 per lui, ma che fatica.
Le cose non cambiano granchè all’inizio del terzo set, il match è assolutamente alla pari, il che chiaramente non è una buona notizia per il grande favorito, che continua a sbagliare troppo. Radu combatte al suo massimo, sta facendo una grandissima partita dal punto di vista dell’attenzione tattica, certo che qualche risposta di rovescio un po’ più aggressiva Federer potrebbe e dovrebbe rischiarla. “A un certo punto mi sono anche dimenticato di quello che mi aveva detto il mio allenatore, mentre lui sembrava sapere molto bene quello che stava facendo“, ammetterà Roger alla fine. Il settimo game, 3-3 con lo svizzero al servizio, è lottatissimo, un doppio fallo al terzo vantaggio costa a Roger una palla break pericolosissima, cancellata da un ace. Altre due botte con la battuta negli angoli mandano Federer avanti 4-3, però i rischi continuano. Il DJ dello stadio spara “Thunderstruck” degli AC/DC a tutto volume al cambio campo, chissà che un po’ di sano hard rock (d’altronde, se non lo suonano in questo stadio…) non svegli e dia grinta al 20 volte campione Slam. Pare proprio che sia così, perchè un super-rovescio piantato lungolinea da Roger fa esplodere il pubblico, e un passantino in slice basso e stretto gli dà due palle break: la prima fallita dall’ennesima risposta semplice di dritto che vola larga, la seconda trasformata grazie all’errore gratuito di Albot, 5-3 Federer. All’attacco in modo convinto – meglio tardi che mai – Roger chiude senza altri patemi, bravissimo Radu che lo ha fatto soffrire per oltre due ore, Federer dovrà crescere e non poco se vorrà andare avanti nel torneo. Ora per lui Filip Krajinovic, che ha eliminato Stan Wawrinka, i precedento sono 2-0 per Roger.

[WC]D.Ferrer b. [2]A.Zverev 2-6 7-5 6-3

Ultimo torneo sul duro di una carriera infinita, dopo 19 anni di corse sui campi di tutto il mondo, il best ranking di 3 ATP quando davanti c’erano due tipi fuori dal mondo, tanto da guadagnarsi il titolo di “primo degli umani”, e che cosa non ti combina il commovente David Ferrer? A 37 anni (2 aprile) si toglie la soddisfazione di battere in rimonta Alexander Zverev, quello che numero 3 ATP lo è adesso, ha 15 anni meno di lui, ed è lanciato verso un futuro ai vertici del tennis. Roba da non credere ai propri occhi. La partita si racconta in due frasi, semplicemente Sascha dopo un buonissimo inizio, a martellare con la sua superiore potenza, si è pian piano lasciato sgretolare dalla mostruosa regolarità e dall’altissimo ritmo del gioco di David. Che oltre ai suoi proverbiali, pesantissimi sventagli di dritto, si è concesso anche diverse soluzioni vincenti con il lungolinea di rovescio, coprendo il campo in modo tatticamente perfetto, fino a farlo diventare piccolissimo per il malcapitato Zverev. Per uscire dalla ragnatela asfissiante del palleggio di Ferrer, Sascha ha provato ad attaccare, ed è stato infilato a ripetizione da passanti millimetrici, ha provato a spezzare gli schemi con la palla corta, e non ha ottenuto altro che di esaltare le capacità di recupero e gli scatti rapidissimi dello spagnolo. Il footwork di David, anche ora con l’appannamento di fine carriera, rimane una delle cose da vedere, rivedere e conservare per gli amanti della tecnica, come un rovescio di Djokovic, un dritto di Nadal, o una volée di Federer. Primo set, 6-2 Zverev, poi cambia la musica, e di brutto. Secondo parziale deciso nell’undicesimo game, con break di Ferrer che poi chiude 7-5. Nel terzo set, lo strappo avviene sul 2-2, quando David toglie la battuta a Sascha e non si fa più riprendere, anzi conclude la partita con un secondo break ai danni di un avversario ormai spaesato e quasi incredulo, come noi tutti in tribuna o davanti alla televisione. L’ovazione del centrale è da brividi, l’abbraccio pieno di rispetto da parte di Zverev lo è altrettanto, il sorriso di David chiude una serata memorabile. Gracias, Ferru. Un esempio da imitare, se ci si riesce. Ora per Ferrer un altro giovanotto rampante, Frances Tiafoe, non hanno mai giocato prima.

Risultati:

[6] K. Anderson b. J. Munar 6-4 3-6 6-3
J. Sousa b. [31] S. Johnson 7-6(6) 6-4
[24] G. Dimitrov b. F. Lopez 6-1 6-3
J. Thompson b. [10] K. Khachanov 6-2 6-3
[13] D. Medvedev b. A. Mannarino 6-2 6-1
[Q] R. Opelka b. [21] D. Schwartzman 6-4 3-6 6-4
F. Krajinovic b. [30] S. Wawrinka 5-7 6-2 7-6(5)
[4] R. Federer b. [Q] R. Albot 4-6 7-5 6-3
[8] S. Tsitsipas b. [LL] M. McDonald 7-6(4) 6-1
L. Mayer b. [26] G. Pella 6-2 6-4
[20] D. Shapovalov b. [LL] D. Evans 4-6 6-1 6-3
[Q] A. Rublev b. [9] M. Cilic 6-4 6-4
[14] M. Cecchinato b. D. Dzumhur W/O
[18] D. Goffin b. P. Andujar 6-4 6-1
[28] F. Tiafoe b. [WC] M. Kecmanovic 7-6(6) 7-6(5)
[WC] D. Ferrer b. [2] A. Zverev 2-6 7-5 6-3

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Anversa: Murray centra la prima semifinale da metà 2017

Andy fatica contro Copil ma vince ancora. Wawrinka batte Gilou dilagando nel terzo set e raggiunge Sinner in semi

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Andy Murray – ATP 250 Anversa (foto via Twitter @EuroTennisOpen)

ANDY LOTTA E VINCE – Dopo la prestazione opaca contro Kimmer Coppejans al primo turno e quella decisamente buona offerta di fronte a Pablo Cuevas, contro Marius Copil ci si attende un Andy Murray ormai centrato in questo torneo. A un primo parziale poco brillante, lo scozzese fa seguire una buona seconda partita ma si inceppa alla fine, salvo poi uscire vincitore dopo oltre due ore e mezza di battaglia. Il rendimento del dritto è salito nel corse dell’incontro, la “mano” non è in discussione e non c’è più timore nella corsa né nei cambi di direzione; poche le prime in campo (51%) e un rovescio che dovrebbe incidere di più. Intanto, il risultato gli vale un balzo di almeno sessanta posti in classifica, andando a piazzarsi attorno n. 180, in attesa della semifinale – la prima dal Roland Garros 2017 – contro il vincente fra Guido Pella e Ugo Humbert.

DUE SET, QUASI MATCH – L’inizio promettente dello scozzese si esaurisce in fretta e a Copil basta salire appena di livello per riprenderlo sul 2 pari. Il rumeno gioca un tennis elegante che predilige le condizioni indoor, ma non brilla certo per la rapidità negli spostamenti e la sua categoria rimane tra i Challenger e i primi turni ATP; la prossima settima, inoltre, gli usciranno i 320 punti della finale di Basilea, praticamente metà del suo bottino e, sempre che non riesca a riproporre le prestazioni di dodici mesi fa, il crollo in classifica sarà doloroso. Murray sbaglia con il dritto e, se nemmeno lui arriva al 50% di punti vinti sulla propria seconda battuta, il 3 su 13 di Marius è piuttosto indicativo delle sue difficoltà e degli altri due brek che gli costano il set.

La ripresa vede Andy aggiustare il dritto che si mette a funzionare bene in spinta ed è lì che fa la differenza, anche se sono i suoi tocchi dal lato destro, quando corre in avanti o lateralmente su palle lontanissime, a strappare gli applausi più fragorosi, insieme ai lob precisi. Copil capitola al quarto game, ma poi salva quattro palle dell’1-5 che gli permettono di rimanere in corsa, anche se nulla fa presagire un suo rientro. Invece, sarà che “Muzza” si mette a pensare di essere già a un passo dalla semifinale dopo aver ricominciato a giocare con un po’ di fiducia solo un mese fa, sarà che gli imprevisti capitano altrimenti non avrebbero coniato il termine, ma con due stecche e un doppio fallo Andy serve il contro-break. Bravo Copil al decimo gioco nel tenere il turno di servizio più difficile del match vincendo un gran primo punto che Murray aveva dirottato sui propri binari e dopo qualche minuto è tie-break. Il perfido nastro ferma la drop volley di Marius lanciando lo scozzese verso il traguardo, ma poi rimette più che generosamente le cose in parità. Copil annulla un match point, risponde profondo sulla seconda e allunga al terzo set.

SENZA RISCHI – Gioca bene adesso, il rumeno, ma l’ex numero uno del mondo non accenna a risentire della pressione di servire per secondo, anzi, la rispedisce al mittente tenendo con facilità i propri turni di battuta a dispetto della bassissima percentuale di prime. Ecco allora che Marius deve venire avanti a salvare una palla break al settimo game. Due giochi dopo, Andy sbaglia un paio di passanti di rovescio a ricordarci che non è ancora rientrato nei suoi panni più veri, ma la combinazione smorzata-rovescio al volo lo manda di nuovo a servire per chiudere: tre quarti d’ora dopo il primo match point, Murray non fallisce guadagnandosi una semifinale che è un altro piccolo grande traguardo.

 

APPREZZABILI SPRAZZI DI STAN – Ci sono anche momenti di stanca in mezzo a giocate di alto livello, ma è complessivamente un bel match quello che Stan Wawrinka fa suo in tre set contro Gilles Simon, il quale non si fa impressionare dall’inizio dell’avversario in modalità “The Man” e gli rimane attaccato ai pantaloncini, ma nulla può quando torna ad alzare il livello. L’avvio possente è appunto di Wawrinka, che fa valere il peso superiore di palla con entrambi i colpi al rimbalzo: il rovescio lungolinea è già pronto a incendiare l’aria, la risposta di dritto fa un buco per terra ed è break al primo gioco. Con Stan che non molla la presa, non ce n’è per Gilou che perde ancora il servizio alla fine del parziale.

Il trentaquattrenne di Nizza si mette pazientemente a disporre i mattoni della sua personale Maginot, le pietre del “go” e altre metafore, mentre calano spinta e precisione svizzere con la naturale conseguenza di un allungo francese. Simon ci mette del suo per cedere la battuta sul 5-4 con tre gratuiti fra cui un doppio fallo, ma il passante stretto di rovescio in corsa di Stan, quasi spalle alla rete sulla precisa volée francese di approccio, è da urlo. Infatti, Stan fa sentire la propria voce e, nel tie-break, arriva a match point con il servizio a disposizione. Uno scambio estenuante, Wawrinka costretto due volte a tirare il dritto con la continental, Simon che difende come il miglior sé stesso e arriva l’errore esausto del rovescio monomane.

Un altro paio di punti e i due si ritrovano seduti in attesa di un set decisivo che non promette bene per il tre volte campione Slam. Forse risentito per le considerazioni sul suo calo fisico che (giustamente) immagina, Stan riprende da dove aveva iniziato, anzi, anche meglio visto che si invola sul 4-1 pesante con una leggerezza degna del suo avversario, per poi chiudere 6-2 con il marchio di fabbrica, il rovescione lungolinea che tutti, avversario compreso, restano immobili ad osservare. Un Wawrinka a tratti devastante, con prevedibili pause di cui potrebbe approfittare Jannik Sinner in semifinale.

Risultati:

[4/WC] S. Wawrinka b. G. Simon 6-3 6-7(6) 6-2
A. Murray b. [Q] M. Copil 6-3 6-7(7) 6-4
U. Humbert b. [5] G. Pella 5-7 6-4 6-4

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Inarrestabile Sinner ad Anversa: in semi sarà rivincita con Wawrinka

Servono tre set, ma Jannik supera anche Tiafoe: è virtualmente in Top 100. “Spero di giocare con Wawrinka”, che lo accontenta

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Jannik Sinner - US Open 2019 (via Facebook, @PiattiTennisCenter)

[WC] J. Sinner b. F. Tiafoe 6-4 3-6 6-3

Avevamo lasciato Jannik Sinner al match contro un Gael Monfils a dir poco perplesso dai colpi filanti che lo hanno costretto alla resa con cinque soli giochi all’attivo. Pur non avendo dominato l’avversario com’era successo nei primi due turni, Sinner va a prendersi contro il n. 53 ATP Frances Tiafoe una vittoria in tre set che gli vale la prima semifinale della sua giovanissima carriera e forse l’ingresso, per ora solo virtuale, fra i cento migliori giocatori del mondo. Una vittoria che conta davvero tanto, proprio perché non arrivata liscia ma ottenuta soffrendo contro un avversario che sapeva cosa aspettarsi e ha tenuto benissimo il campo.

Tiafoe, infatti, inizia al servizio subito molto centrato, sarebbe davvero colpevole farsi sorprendere sottovalutando il rivale a questo punto. Jannik replica piazzando quattro prime vincenti, per poi avere l’opportunità di andare a doppia palla break con la volée di dritto, ma il suo gioco di volo – come si usa dire – ha grossi margini di miglioramento. Il punteggio segue i turni di battuta, nei pochi scambi tirati il dritto americano pare più solido ed efficace, come ci si aspetta nonostante quella roba inutile che fa “là dietro” la testa della sua racchetta.

È però proprio quel fondamentale a tradire Frances all’inizio del settimo game e a propiziare lo strappo azzurro che si fa poi valere sulla diagonale di rovescio e conclude con un bel passante. Sinner mantiene la concentrazione e consolida il vantaggio, mettendo anche in mostra un ottimo approccio lo slice lungolinea di rovescio. Qualche problema arriva, quasi prevedibilmente, quando si tratta di servire per chiudere: un errore di rovescio segue il doppio fallo, ma uno scambio comandato con sicurezza e la battuta (con la prima quasi esclusivamente piatta ma particolarmente precisa) lo mandano al riposo sul meritato 6-4.

 

Si ricomincia con il colpo di inizio gioco che continua a fare la differenza, mentre arrivano le 15, orario in cui era stato ottimisticamente programmato l’incontro di doppio del nostro in coppia con Paolo Lorenzi. Il rovescio di Tiafoe tiene il campo meglio di quanto si sia disposti ad ammettere; dopo un nastro fortunato, è proprio dal lato sinistro che, in difesa, la palla gli esce un po’ corta sorprendendo Jannik: un paio di errori con il dritto e arriva il break. Due giochi dopo, Sinner deve salvare un set point, ma il ventunenne del Maryland chiude con la battuta a disposizione, di nuovo con un pizzico di buona sorte su un passante steccato.

Frances non sta vivendo una stagione particolarmente brillante dopo i quarti di Melboune e Miami e ha perso 24 posizioni dal suo best ranking di febbraio, ma la prestazione odierna è di assoluto rispetto – certo aiutato da una gran quantità di prime in campo –, cercando l’aggressività per evitare di farsi prendere il tempo, senza tuttavia risultare precipitoso. Ecco, allora, perché è tutto merito di Jannik il break guadagnato al sesto gioco e si tratta solo di prepararsi a trattenere il fiato in vista del turno di battuta finale. Tiafoe resta presente, mentre il classe 2001 sente la tensione: due dritti volano via e, insieme a una volée tragica, concedono il 15-40. Con una personalità che travalica ampiamente i suoi anni, l’azzurro si affida al servizio, recupera e chiude.Posso solo ringraziare per la wild card” commenta Jannik a caldo. “Penso di aver giocato bene oggi, anche se alla fine non è stato facile e ho tremato un po’. Nei punti importanti però ho servito bene e in generale ho servito meglio nel terzo set, credo sia stata questa la chiave“.

Jannik si è poi spostato sul campo 1 dove ha centrato la semifinale anche in doppio, battendo Cuevas e Gonzalez in coppia con Lorenzi. Sul Centrale invece è andata in scena la sfida tra Stan Wawrinka e Gilles Simon, utile a designare il suo prossimo avversario in singolare. “Spero di poter giocare ancora contro Wawrinka, magari questa volta vincerò io” aveva detto Jannik a fine partita, e lo svizzero l’ha accontentato battendo Simon in tre set. La semifinale della parte alta del tabellone sarà dunque una riproposizione dell’esordio Slam di Sinner, che allo US Open aveva fatto un figurone togliendo a Stan persino un set.

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Altra rimonta vincente contro Khachanov, che Seppi a Mosca! È semifinale

Andreas per la terza volta in settimana perde male il primo set ma “ribalta” l’avversario nell’arrivo in volata. Per lui seconda semifinale del 2019

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Andreas Seppi - Sydney 2019 (via Twitter, @SydneyTennis)

Andreas Seppi ha deciso di offrire nella cara Mosca, teatro del trionfo nell’annata 2012, la settimana più intensa, emozionante e rocambolesca della sua stagione. Non pago delle vittorie in rimonta conquistate nei giorni scorsi contro Christian Garin e Roberto Carballes Baena, il maratoneta da Caldaro, che per inciso avrebbe quasi trentasei anni, ha calato il tris contro il temuto Karen Khachanov, il quale, tra le altre cose, faceva gli onori di casa da campione in carica, nientemeno.

Incurante dell’età che avanza e di tutte quelle fastidiose sciocchezze che i più pensano ne siano un’ineludibile conseguenza, Seppi è rimasto fedele allo stile con cui verrà tramandato ai posteri, ossia uscendo vincitore da una sfida al set decisivo di durata superiore alle due ore e mezza. Esattamente come avvenuto con El Tanque cileno e al cospetto di Carballes, egli ha perso molto male il primo set, apparendo arrendevole, stanco e sfiduciato, per poi alzare la testa all’improvviso fino a fare maramao all’avversario attonito sotto la linea del traguardo.

In particolare, sono molte le similitudini con il match vinto su Garin lunedì, anche se occorre dire che il classe 1996 da Santiago del Cile aveva offerto una resistenza soprattutto emotiva infinitamente superiore rispetto a quella esibita dal dimesso Khachanov odierno. Oggi come quattro giorni fa, Andreas è uscito rapidamente dal primo set con due break a sfavore sulle spalle e banchi di cattivi pensieri con cui fare i conti; eppure, sai che novità, la testa è tornata sgombra non appena la frazionaccia andata storta è finita, e il tennis dell’ex 18 ATP è tornato a macinare percentuale, matematico, mentre gli errori del tizio dall’altra parte si moltiplicavano.

 

Così è successo oggi in un match che anche gli allibratori, poco avvezzi a regalare denari, consideravano chiusissimo alla vigilia. Eppure: servizio rubato da Andreas nel terzo gioco del secondo, strenua difesa fino all’apice delle quattro palle del contro-break salvate nell’ottavo e rimonta nella rimonta nel set decisivo a lui tanto amico dopo un’altra partenza a handicap: subito sotto per zero a due, Seppi ha infilato un parzialone da cinque giochi a uno per chiudere il discorso e centrare la seconda semi del 2019 a dieci mesi di distanza da Sydney. Tra le righe, quella di oggi sarebbe anche la vittoria numero 204 in carriera al set decisivo: Adrian Mannarino, l’avversario in semifinale (quattro pari i precedenti, l’ultimo proprio a Mosca lo scorso anno) farà bene a sperare in un incontro di durata inferiore alle due ore di fatica.

Risultati, quarti di finale:

[7] A. Mannarino b. [4] D. Lajovic 7-6(3) 6-1
A. Seppi b. [2] K. Khachanov 3-6 6-3 6-3
[3] M. Cilic b. J. Chardy 6-4 4-6 7-6(2)
[6] A. Rublev b. [LL] N. Milojevic 6-2 6-3

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