K-Swiss pronta per il 2019 con l'aiuto di Dunlop

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K-Swiss pronta per il 2019 con l’aiuto di Dunlop

Dunlop distribuirà in Italia i prodotti del brand americano K-Swiss, che ha presentato la sua linea tennis 2019

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Dunlop è un marchio con oltre 130 anni di storia nello sport. Oggi è di proprietà di Sumitomo Rubber Industries, già leader mondiali nella produzioni di pneumatici, così come anche il marchio Srixon, una firma molto famosa nel golf e che nel tennis aveva in Kevin Anderson il suo testimonial. Dopo questa acquisizione è nata la linea di racchette Dunlop Srixon, il cui modello CX 200 è proprio quella usata dal tennista sudafricano. Dunlop ha aggiunto una nuova giocatrice nel suo Tour Team: Qiang Wang, tennista numero uno in Cina e attuale numero 18 del ranking WTA.

Dunlop ha raggiunto anche un accordo con il marchio americano K-Swiss per la distribuzione italiana. Il marchio americano contraddistinto dalle cinque band che tagliano lo stemma è stato fondato nel 1966 a Los Angeles dai fratelli svizzeri Art ed Ernie Brunner, con l’obiettivo di creare la prima scarpa da tennis in pelle. K-SWISS, le cui scarpe sono vendute oggi in 80 paesi, ha presentato di recente la sua nuova linea tennis 2019.

Le linee di abbigliamento sono denominate Hypercourt e Heritage, rispettivamente per gli amanti della modernità e dell’elengaza sul campo da tennis. A queste si aggiunge una vasta gamma di calzature, il prodotto per il quale K-Swiss è più famoso nel tennis. Oltre alla riproposizione migliorata della scarpa Hypercourt, cui si affiancano le linee Ultrashot 2, Bigshot e Aero Court, si segnala la novità Aero Knit, una scarpa tanto leggera quanto innovativa e moderna per gli innesti tecnologici.

 

Il brand statunitense, sin dalle origini, ha puntato sulla qualità di ogni singolo prodotto. La mission dell’alta qualità non è mai stata tradita e oggi, dopo ben cinquantadue anni dalla creazione, lo studio e la ricerca dietro ogni calzatura rivestono ancora un ruolo primario per l’intero processo di produzione. 


Aero Knit è la rivoluzionaria scarpa di K-Swiss, anche la più leggera del catalogo, combina design e performance nella forma migliore

Questa la nuova linea tennis 2019 di K-Swiss:

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Toalson S-Mach Pro, la scelta ibrida per potenza e controllo

Recensione e test della Toalson S-Mach pro in versione 310 e 295 grammi, un ibrido che soddisferà l’agonista alla ricerca di una valida alleata in campo

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Una racchetta da prendere in considerazione per l’agonista in cerca di un attrezzo di livello è sicuramente la Toalson S-Mach Pro 97. Questo marchio potrebbe sembrare non troppo famoso ma in realtà non è così: si tratta di un’azienda giapponese con oltre 60 anni di storia che produce telai e corde in Giappone, già questo dovrebbe dire parecchie cose in termini di qualità dei suoi prodotti. Toalson inoltre mette direttamente a disposizione, tramite il proprio sito, anche telai con piatto corde molto piccolo per allenamenti specifici, macchine incordatrici e altro.

La S-Mach Pro 310 grammi

A livello di racchette Toalson propone principalmente due linee di prodotto: la S-Mach Pro e la S-Mach Tour. Entrambe le serie hanno modelli in diverse opzioni di peso. La S-Mach Pro è l’oggetto di questo test, proposta in versione 310 grammi con bilanciamento a 31 centimetri e mezzo e in versione 295 grammi, con bilanciamento a 33 centimetri. Entrambe hanno un piatto corde ampio 97 pollici, il che specifica da subito che si tratta di racchette che si rivolgono a giocatori esigenti che cercano telai altrettanto performanti. Il profilo di questo telaio è variabile dai 23 millimetri del manico ai 21 degli steli passando per i 24 del cuore. Differenze cromatiche per i due pesi: il nero opaco domina il telaio, con l’aggiunta di piccole serigrafie e della scritta Toalson e S-Mach in blu elettrico per la versione 310 grammi e in verde per la versione 295 grammi. Il risultato finale, votato al minimalismo, è molto elegante, un fattore questo spesso apprezzato.

A livello di tecnologie impiegate su questa racchetta, costruita con un materiale proprietario dal nome Premium Carbon 30T, spicca il Flex Torque System, un sistema che ha nella struttura esagonale in zona cuore della racchetta la soluzione per prevenire perdita di potenza anche in occasione di colpi non centrati oltre alla riduzione di vibrazioni.

 

Caratteristiche tecniche

S-Mach Pro 310 grammi

Piatto corde 97 pollici quadrati
Peso 310 grammi
Schema corde 16×19
Bilanciamento 31,5 centimetri
Rigidità 68 RA
Profilo 23-21-24 mm
Lunghezza 68.6 cm

S-Mach Pro 295 grammi

Piatto corde 97 pollici quadrati
Peso 295 grammi
Schema corde 16×19
Bilanciamento 33 centimetri
Rigidità 68 RA
Profilo 23-21-24 mm
Lunghezza 68.6 cm

La S-Mach pro 295 grammi

In campo

Iniziamo con la 310 grammi: la rigidità dinamica è elevata, di fatto la sensazione di avere una racchetta tosta e reattiva si percepisce subito non appena si colpisce la palla con vigore. Il livello di flessione della racchetta è abbastanza basso in termini di localizzazione, e cioè in zona steli, ne consegue un impatto molto solido nello sweet pot. Lo schema di incordatura è un 16 x19 molto classico a livello di spaziature, una soluzione affidabile e senza fronzoli.

La versione pesante della Mach-S Pro è compatta negli impatti, che risultano pieni e molto solidi proprio grazie alla rigidità del telaio. Il livello di potenza “gratuita” è buono, per avere risultati maggiori bisogna lavorare di braccio, a questa potenza però si abbina in controllo di palla e la relativa precisione. Il taglio in back spin esce molto rapido e profondo. A livello di spin possiamo dire che il telaio non è progettato per essere una spin-machine, le rotazioni ci sono, funzionano bene su colpi con leggero effetto ma non è un telaio per gli amanti dello spin estremo.

Questo si ripercuote anche a livello di servizio: i migliori risultati si hanno quando si colpisce di piatto o in slice. Con leggero taglio insomma, questo telaio asseconda molto bene il gesto producendo ottimi risultati. Pur essendo una 97 pollici, con i limiti che ne conseguono a livello di impostazione di gioco, risulta più “gestibile” rispetto alle competitor, decisamente più esigenti.

La versione 295 grammi è invece diversa nell’impatto, che non risulta più pieno e compatto come con la 310 grammi. La mancanza di peso è ovviamente la causa di tutto ciò ma questo si traduce in una maggiore maneggevolezza e in una reattività nettamente maggiore. La 295 grammi è veloce, graffiante, delle due è quella maggiormente indicata per chi cerca maggiore spin. Potrebbe essere un’ottima soluzione per chi è in cerca di un telaio che non arrivi a pesare intorno ai 330 grammi, un attrezzo più difficile da gestire rispetto alla versione leggera che conserva le caratteristiche della serie ma in versione più aggressiva dal punto di vista della gestione, la Toalson ideale per i giocatori di attacco, per chi ama andare a rete e beneficiare di un attrezzo dal peso giusto per coniugare precisione da fondo campo, rotazioni e gestione della palla nel gioco di volo.

Entrambe le racchette comunque forniscono una sensazione di ibrido, la potenza e la facilità di uscita di palla tipica delle racchette profile con le caratteristiche di solidità di impatti e controllo delle classiche.

S-Mach Pro 295 grammi

Conclusione

Le due racchette coprono due tipi di giocatori differenti proponendo soluzioni leggermente diverse ma conservando il core delle qualità del prodotto: è come se fosse la stessa racchetta customizzata a livello di peso. Chi ama colpire in maniera pulita con leggera rotazione e che ha una buona tecnica di base troverà nella versione 310 grammi una fida alleata capace di rispecchiare in campo i gesti tecnici prodotti.

Chi invece ama giocate più arrotate e un gioco più veloce a livello di braccio potrà orientarsi verso la versione 295 grammi, specie gli amanti del gioco di rete (doppisti?) potranno beneficiare degli impatti solidi con una maneggevolezza superiore.

Si tratta di racchette comunque indirizzate entrambe ai giocatori attivi, non cioè ai controattaccanti da fondo campo soprattutto per via della dimensione del telaio, 97 pollici.

Racchetta testata con corde String Project Keen 1.18 (tensione 23/22) e String Project Armour 1.24  (23/22)

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La concretezza della Donnay Pro One 97 Hexacore Unibody

Il test della Pro One 97 Hexacore Unibody, l’ultima versione dell’ammiraglia di casa Donnay. 

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Rigidità bassa, massimo comfort di gioco e feeling con la palla: sono i comandamenti scritti sui post-it e affissi in bacheca degli ingegneri della Donnay quando devono creare una nuova racchetta, o almeno così li immaginiamo. Donnay ha rinnovato tutti i modelli del 2019 aggiornandoli con la nuova tecnologia Unibody, e cioè con un processo costruttivo che prevede la costruzione del telaio forgiandolo da un unico pezzo di gratite, compreso il manico quindi. Questo permette una flessione uniforme su ogni centimetro dell’attrezzo. Dal manico sono spariti i vecchi pallets. Lo slogan di Donnay per questa nuova tecnologia è “Unibody, unique feeling”, un corpo, un feeling unico. Già rinnovate e testate le racchette Allwood e Formula 100, adesso è il tempo dell’oggetto di punta, la Pro One 97 Hexacore Unibody.

Esteticamente, Donnay abbandona la verniciatura nera lucente della precedente versione scegliendo un nero opaco, preferiamo questa colorazione e anche la superficie che rimane piacevole toccare. Rimane la serigrafia storica del piatto corde, un rimando alle Donnay di legno sempre apprezzato. Donnay vuole rendere riconoscibili da subito le sue racchette: all’interno del piatto corde ora c’è scritto in bianco e in maniera vistosa “Pro One 97”.

Caratteristiche

Piatto corde 97 pollici
Peso 305grammi
Schema incordatura 16×19
Bilanciamento 31,5 centimetri
Swingweight 290 kgcmq
Rigidità 57 RA
Profilo 21 mm
Lunghezza 68.6 cm

 

Test in campo

Bastano pochi palleggi per confermare le sensazioni di gioco del modello precedente, la rigidità sotto i 60 punti mantiene quella sensazione di piacevolezza agli impatti, morbidi e molto soddisfacenti. Si ha proprio l’impressione di avere un “collegamento” con la palla dal momento dell’impatto all’uscita dal piatto corde. Detto del feeling, che dopo diverse ore di gioco cresce sempre di più in termini di piacere, i vantaggi riscontrati dalla tecnologia Unibody sono quelli di una rigidità dinamica, e cioè capace di variare la reazione agli impatti conferendo più potenza in uscita di palla conservando sempre il comfort dell’impatto. Più potenza a parità di caratteristiche col modello precedente è una delle prime sentenze di questo telaio, che però abbisogna sempre di un braccio fluido nello swing per essere apprezzato in tutte le sue qualità. Che sono molteplici, come la maneggevolezza che, grazie al bilanciamento a 31,5 mm, la rende estremamente manovrabile. A livello di spin ci si affida sempre alla tecnologia Xenecore, la Pro One consente le arrotate ma rispetto al modello precedente questa versione ci sembra prediligere ancora di più gli impatti piatti, è in questa fase, quando colpiamo con poco o zero spin, che abbiamo le sensazioni migliori di uscita dei colpi. Ma tagliare la palla in backspin produce sempre buone riuscite con estrema facilità. Serve tecnica, certamente, ma l’uscita di palla del backspin è estremamente precisa e pulita. A rete come nei colpi sopra la testa la soluzione migliore è sempre l’impatto piatto o con poco taglio, la manovrabilità si mantiene sui buoni livelli delle Pro One 97. Al servizio la soluzione in slice è la migliore, un po’ di taglio produce l’uscita di palla più efficace in battuta, superiore sia alle soluzioni kick che piatte.

Conclusioni

Questa Pro One 97 Unibody si presenta in forma più moderna rispetto alla versione Xenecore del 2019. Più pastosa agli impatti, più rigida in alcune circostanze, senza tralasciare il mantra del comfort e della flessibilità del telaio. Va capita, serve tempo, parliamo sempre del telaio più “difficile” in casa Donnay. A seconda del tipo di gioco, i giocatori possono trovarsi meglio anche con la versione precedente.

La racchetta è stata testata con corde String Project Armour Soft e String Project Keen, tensione 22/23 kg.

Distributore italiano: Donnay Tennis Italia

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String Project Magic di nome e di fatto: la corda che abbina il comfort del multi e le prestazioni di un mono

Comfort e prestazioni in una stessa corda? Magic di String Project prova la magia, il test in campo di una corda destinata agli amatori e agli agonisti di terza e quarta categoria

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Magic di String Project è l’ammiraglia del brand che cerca l’innovazione nel settore corde. Si tratta di un monofilamento morbido, elastico e quindi con una grande capacità di accelerazione. La particolarità di Magic è che ha una bassa percentuale di poliestere, circa il 30%, questo la rende una corda molto particolare perché permette avere il comfort del multifilamento, e quindi di farsi apprezzare da tutti quei giocatori in cerca di una corda morbida, ma anche le prestazione di un monofilamento, e cioè ottime capacità di resilienza abbinate alla facile generazione di rotazioni, le caratteristiche che gli agonisti di terza e quarta categoria cercano maggiormente in una corda.

Magic riesce quindi a “sdoppiarsi”, risultando molto confortevole e per nulla dannosa al braccio e, allo stesso tempo, risultare una corda capace di ottime prestazioni sotto il punto di vista del grip sulla palla e di facilità di uscita dei colpi. Lo snap back, e cioè la capacità di tornare in posizione iniziale dopo una sollecitazione, è di un livello superiore: proprio per questo l’azienda propone anche un calibro di 1,35 millimetri, proprio per conservare caratteristiche di controllo anche per chi sceglie di incordare a tensioni molto basse. Il range delle tensioni è infatti molto vario proprio in virtù della combinazione di materiali che compongono la corda, quindi se si sale di tensione si scende di calibro, la combinazione giusta consente di avere le ottime sensazioni di comfort abbinate alle prestazioni elevate. Non male, no?

In campo

La facilità di spinta con questa Magic è la prima caratteristica che riscontriamo dopo le prove in campo. La palla esce lunga, molto “robusta”, stiamo usando la versione da 1,26 millimetri di spessore su diverse racchette agonistiche, molto esigenti quindi in termini di inerzia e rigidità. Ma la Magic sembra rendere gli impatti con la pallina più facili, semplifica un po’ la gestione di questi telai complessi e adatti agli agonisti. Buona ma non eccezionale la generazione di spin (per chi fosse in cerca di una corda spin-monstre meglio orientarsi sulla sorella Hexa Pro). Se picchiamo duro la corda reagisce in maniera robusta, al contrario, quando colpiamo in maniera più dolce, Magic reagisce mostrando l’altra guancia, quella della morbidezza. E quindi risponde bene sia ai tagli in backspin che alle esecuzioni che cercano le rotazioni, ma rende bene anche al servizio se cerchiamo la botta piatta molto veloce. Però al servizio si lascia preferire quando si imprimono le rotazioni, sia kick che slice. A livello di durata la corda si attesta su un range di 9-11 ore circa, nella media diremmo.

 

Conclusioni

Un prodotto interessante, diverso dal solito e da tenere assolutamente in considerazione specie da parte di quei giocatori che cercano una corda che non crei problemi al braccio e che non li penalizzi troppo nelle prestazioni. Una magia? No, Magic di String Project.

Le corde sono state testate su:

  • Donnay Formula (16×19), calibro 1,26 – tensione 22/23Kg
  • Wilson Blade 98 v7 (16×19), calibro 1,26 – tensione 22/23Kg
  • Tenx Xcalibre (16×19), calibro 1,26 – tensione 21/21Kg

www.stringproject.com

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