Montecarlo al via. Cecchinato e Fognini cercano riscatto (Corriere della Sera). Fognini, Ceck e Seppi in campo a Montecarlo (Il Secolo XIX)

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Montecarlo al via. Cecchinato e Fognini cercano riscatto (Corriere della Sera). Fognini, Ceck e Seppi in campo a Montecarlo (Il Secolo XIX)

La rassegna stampa di lunedì 15 aprile 2019

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Montecarlo al via. Cecchinato e Fognini cercano riscatto. Berrettini subito k.o (Corriere della Sera)

Non parte bene il Master 1000 di Montecarlo, terzo stagionale e primo sulla terra battuta, per i colori azzurri: ieri all’esordio Matteo Berrettini è stato battuto dal bulgaro Gregor Dimitrov per 7-5, 6-4. In tabellone altri quattro italiani: Marco Cecchinato […] scende in campo contro il bosniaco Dzumhur; Fabio Fognini (n.18) cerca con il russo Rublev un po’ di sollievo in una stagione che si sta rivelando molto amara e Andreas Seppi (n.47) sarà impegnato nel derby con Lorenzo Sonego (n.103), uscito dalle qualificazioni (dove invece si sono fermati Fabbiano e Ocleppo junior). Con sei top-10 al via (assente Federer) la finale più attesa è quella tra il n.1 Novak Djokovic, vincitore 2013 e 2015, […] e il n.2 Rafa Nadal, che sul centrale del Montecarlo Country Club ha sollevato undici trofei (record assoluto). Alexander Zverev (n.3), Dominic Thiem (n.5), Kei Nishikori (n.6), Stefanos Tsitsipas (n. 8), Marin Cilic (n.11) e Karen Khachanov (n.12) completano la top 10 in tabellone: le prime otto teste di serie entreranno in gara direttamente al secondo turno.

Fognini, Ceck e Seppi in campo a Montecarlo (Il Secolo XIX)

 

Entra nel vivo il torneo di Montecarlo. Djokovic e Nadal grandi favoriti, la voglia di riscatto di Fognini e la voglia di conferme di Cecchinato sono alcuni dei temi in scena sulla terra rossa. Ieri ha esordito il primo italiano, Matteo Berrettini, numero 54 Atp, sfortunato nel sorteggio che lo ha opposto al bulgaro Dimitrov numero 29. Il giovane romano si è battuto bene, annullando anche quattro set point nella prima frazione, ma alla fine ha ceduto 7-5 6-4 dopo avere avuto la palla del 5-4 nel secondo.

[…].

Si sono intanto concluse le qualificazioni, di altissimo livello. Dei tre tennisti azzurri impegnati solo Lorenzo Sonego, numero 103, è riuscito ad approdare al tabellone principale approfittando del ritiro dell’argentino Trungelliti. Niente da fare invece per Julian Ocleppo, 21 anni, battuto 6-3 6-1 dall’altro argentino Guido Andreozzi, e per Thomas Fabbiano, numero 94 che ha ceduto 6-4 6-1 a un altro argentino, Juan Ignacio Londero. Le speranze del tennis italiano sono legate ora a Marco Cecchinato, numero 16 del ranking mondiale, che deve fare punti in vista del Roland Garros dove pagherà la cambiale della semifinale 2018; affronta all’ora di pranzo il bosniaco Damir Dzumhur, numero 53. Fabio Fognini, numero 18, reduce da un inizio stagione piuttosto negativo, proverà a rifarsi sull’amata terra rossa europea; nel pomeriggio avrà il russo Andrey Rublev, numero 92. Derby tricolore, nel tardo pomeriggio, fra Andreas Seppi, numero 47, e Sonego.

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Mio fratello Berrettini (Crivelli). L’italian job. Wimbledon veste azzurro (Azzolini)

La rassegna stampa di giovedì 20 giugno 2019

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Mio fratello Berrettini (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

[…] A casa Berrettini, invece, è accaduto il contrario: a tennis ha iniziato a giocare Jacopo, classe 1998, oggi numero 410 del mondo, e solo dopo, sulle sue orme, vi si è avvicinato anche Matteo, maggiore di due anni. Quante sfide nei campi dei circoli, e perfino contro il muro di casa: Matteo ora è alle soglie della top 20 e ha la possibilità di raggiungere i quarti anche a Halle nella sfida odierna con Seppi. Ma nessuno meglio di un fratello può spiegare cosa stia succedendo all’altro. Jacopo, è vero che se oggi Matteo è numero 22 del mondo lo dobbiamo un po’ anche a lei? «Diciamo che ho avuto un ruolo quando a dieci anni mio fratello voleva smettere con il tennis per dedicarsi al basket o al judo. Non vedeva un futuro, ma io gli dissi che se avesse lasciato, lo avrei fatto anch’io. Per fortuna mi ha dato retta». Del resto, siete una coppia di fratelli insolita: il maggiore che inizia a giocare a tennis per imitare il minore e che anche oggi lo ringrazia per gli esempi che gli dà. «Sono orgoglioso che Matteo parli di me in quei termini. È vero, rispetto a lui sono sempre stato più riflessivo e meno impetuoso e mi fa piacere che lo stia diventando anche lui, perché in campo gli permette di stare più concentrato sulle cose importanti. Siamo legatissimi, credo faccia bene a entrambi. E siamo molto fortunati a avere dei genitori che ci hanno sempre sostenuto e protetto». Con Matteo vi sentite tutti i giorni quando siete lontani? «Dipende dagli impegni, ma sicuramente ci sentiamo spesso, soprattutto in videochiamata. Non parliamo solo di tennis: siamo uno il confidente dell’altro». Quando si è reso conto che Matteo aveva fatto il salto di qualità? «Allenandomi insieme a lui ho avuto la fortuna di fare da sparring, a Roma, a fenomeni come Nadal e Djokovic e quello che ti colpisce è la pesantezza e la velocità della loro palla. Ecco, mi sono accorto che Matteo ormai era vicino a quei livelli. Si trattava solo di dargli un po’ di tempo». Però fino ad aprile ha fatto fatica. «Doveva semplicemente adeguarsi alla nuova dimensione di giocatore di alto livello. A dire la verità, non mi aspettavo potesse crescere così in fretta, il progetto di coach Santopadre è partito da lontano e prevedeva passi graduali. Matteo secondo me è già andato oltre quell’orizzonte e la cosa bella è che deve ancora maturare fino in fondo». Cosa l’ha colpita di più delle ultime vittorie di Matteo? «I progressi tecnici sono sotto gli occhi di tutti, e poi e migliorato anche negli spostamenti. Ma il vero segreto è la forza mentale: vincere un torneo senza mai perdere il servizio e alzando il livello di gioco nei momenti decisivi significa che ha raggiunto un equilibrio psicofisico perfetto». Come si convive con la pressione di avere in famiglia il numero 22 del mondo? «Nessuna pressione, ma solo grande soddisfazione. Per me è solo uno stimolo a fare sempre meglio. Certo, quando eravamo piccoli abbiano fatto una scommessa su chi sarebbe arrivato più in alto in classifica: adesso credo che quasi sicuramente la perderò io». Ora che è un top player, quale grande torneo Matteo vorrebbe vincere per primo? «Sicuramente Roma, perché è casa nostra […]

L’italian job. Wimbledon veste azzurro (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Anche i Championships si sono accorti degli italiani, e di Berrettini in particolare. Il “grande uomo di Roma”, in un articolo che da qualche giorno raccoglie visite numerose sul sito ufficiale di Wimbledon, a firma Alix Ramsay, viene descritto come “il killer di questa estate del tennis”, un tipo a suo agio su tutte le superfici, ancora imbattuto sull’erba quest’anno, che ha tenuto a bada Khachanov e “smantellato” (proprio cosi, “dismantling”) un tipo da trattare con le pinze come Kyrgios. Potrebbe piacere (e molto) Berrettini agli inglesi. Ha la forza dei nervi distesi, il sorriso sincero, gli stessi riccioli che mostrano i volti delle statue della Roma guerriera. Un combattente che sa essere rispettoso verso le sue vittime. Ma per una volta il nostro tennis potrebbe sorprenderli ancora di più, gli appassionati british, con la solidità di un contingente che da queste parti, nel tennis maschile, non si era mai visto. Saranno in sei a trovare posto per vie dirette in tabellone, due le teste di serie, sedici a darci dentro nelle qualificazioni. Mancheranno le ragazze, ed è un peccato […] Ora è trascorso qualche tempo in più, ventuno anni dall’ultimo approdo di un italiano fra gli ultimi otto del torneo, ma potrebbe ugualmente essere l’anno giusto, c’è un entusiasmo che prima non si avvertiva, e potrebbe essere contagioso. Anzi, la speranza è che lo sia davvero. Agli inglesi, magari a quelli che il tennis lo vivono fra la “queue” e il grande schermo di Henman Hill, la parte più verace e popolare del tifo dei Championships, un ritorno degli italiani nei quadri alti del torneo potrebbe non dispiacere. Panatta piaceva moltissimo, e anche il pubblico che lo accompagnò nello “stupido” quarto di finale con DuPre fu apprezzato dai tifosi della Collina. Meno, magari, da quelli sul Centrale… Un quotidiano arrivò a definirlo un pubblico di camerieri, riferendosi al mestiere più comune dei ragazzi italiani a Londra in quegli anni, che venivano per imparare la lingua e cercavano con qualche lavoretto di alleviare i costi del soggiorno. Era una definizione cattivella, e sbagliata. Il pubblico “italiano” al seguito di Panatta era composto per la gran parte da studenti in gita scolastica, e le esagerazioni, i cori, furono il frutto di una partecipazione giovanile, magari un po’ troppo spensierata. Piacque anche Davide Sanguinetti, però. Perché aveva un tennis sotto traccia, nascosto e un po’ misterioso nelle scelte che lo avrebbero contraddistinto, e ancora di più per i lunghi monologhi cui il nostro dava vita nel corso delle sue partite, in tutto simili a sceneggiate. Si dava dei grandi cazzotti in testa a volte, mentre altre parlava a voce alta con se stesso, maltrattandosi con accanita partecipazione […]

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Berrettini avanza. Derby con Seppi con vista top-20 (Marianantoni). Berrettini non si ferma (Guerrini). Federer da padrone di casa. Sharapova, rientro ok (Semeraro)

La rassegna stampa di mercoledì 19 giugno 2019

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Berrettini avanza. Derby con Seppi con vista top-20 (Luca Marianantoni, La Gazzetta dello Sport)

Chi non prova invidia per l’erba del vicino è Matteo Berrettini che, dopo la cavalcata vittoriosa di Stoccarda, continua la striscia battendo, al debutto di Halle, il georgiano Nikoloz Basilashvili con un doppio 6-4 maturato in 70′ e per la sesta partita di fila senza perdere la battuta. Una prova ulteriore dell’eccellente stato di forma del romano, che ora si trova virtualmente a soli 25 punti dal 20° posto del ranking mondiale, traguardo che Matteo si era prefissato di raggiungere non prima del 2020. Anche la prova di ieri di Berrettini è stata perfetta: ingiocabile al servizio, Matteo ha concesso al rivale appena 6 punti nei 5 turni di battuta del 1° set e 7 nel 2°. A questo ritmo, e spazzolando dal fondo con dritto e rovescio. per Berrettini è stato semplice prendere il largo e cancellare, nel secondo gioco del 2° set, le uniche 2 palle break concesse. Per Matteo c’è ora il derby con Andreas Seppi che con tanto mestiere e pazienza ha superato il tedesco Mats Moraing, anche lui qualificato, come l’altoastesino, ma numero 223 del ranking Atp. Un solo precedente tra Metteo e Andreas, giocato proprio ad Halle nel 2018 quando la vittoria premiò Seppi. «C’è un po’ di stanchezza – racconta Berrettini – ma sto bene. Le palle qui rimbalzano più alte rispetto a Stoccarda che aveva campi nettamente più veloci. Non è stato facile contro Basilashvili perchè lui risponde bene e tira forte, ma sono stato concentrato dall’inizio alla fine. Arrivare nei top 20 è un sogno, come lo sarebbe giocare da protagonista Wimbledon. Sono felice, sto facendo tutto al meglio con un team perfetto». E’ iniziata bene anche l’avventura di Roger Federer che cerca ad Halle il 10° trionfo. Primo turno superato contro quel John Millman che l’aveva eliminato all’ultimo US Open. Primo set equilibrato, ma tie-break dominato da Federer 7-1. E 2° set deciso dall’unico break del match che lo svizzero ha fatto nel 6° game per 7-6, 6-3 finale. Domani agli ottavi Federer è atteso da Tsonga. E l’erba sorride anche a Maria Sharapova che, dopo 4 mesi e mezzo torna al successo superando a Palma di Maiorca la slovacca Viktoria Kuzmova. Non si è giocato neppure un quindici invece al Queen’s, il classico appuntamento londinese in preparazione a Wimbledon.

Berrettini non si ferma (Piero Guerrini, Tuttosport)

 

Forse il motivo è che Matteo Berrettini si trasforma come un supereroe quando vede verde. Adesso Matteo è un cobra, che appena mostri un angolo di pelle ti morde veloce. Come veloce è il suo braccio. Siamo a sei partite tra Stoccarda e Halle, cioè 12 set annessi e zero persi, senza cedere nemmeno una volta la battuta. Al cospetto di Nitroloz Basilashvili – che sarebbe numero 17 del mondo – il romano ha concesso sì due palle break nel secondo gioco del secondo set, ma soltanto per aver cambiato idea su un colpo a rete. Stava per picchiare, ha deciso per una maldestra carezza. Ma con quel servizio ha subito recuperato. E con la risposta ha conquistato il break al nono gioco, imponendo poi la battuta con due ace e due prime palle tonanti: 6-4 6-4 in un’ora e dieci minuti e appuntamento sulla strada che porta ai quarti con Andreas Seppi, unico altro italiano ad aver vinto un torneo sui prati, nel lontano 2011 a Eastbourne. Matteo è un cobra. Perché in fondo Basilashvili gli ha concesso due opportunità e due volte è stato morso, diciamolo, dalla solidità e tenuta mentale del ragazzone allenato da Vincenzo Santopadre. Certo, sui campi veloci il suo servizio è un’arma impropria. Anche ieri almeno 10 ace, il 71% di prime palle. E con la prima in campo oltre otto volte su dieci ha fatto punto. Adesso Andres Seppi. Sarà una rivincita perché Matteo un anno fa aveva perso il derby di primo turno proprio ad Halle 6-3 7-5. Ma è chiaro, era un altro Matteo, un embrione di cobra. Quello attuale contro Basilashvili che batteva bene e picchiava con il dritto, ha mostrato tutte le soluzioni possibili sul verde, variazioni di ritmo, rotazioni e tagli, recuperi sorprendenti. Mancava soltanto il pubblico (fiondatosi da Federer) per rendere ancora più grande la vittoria. La certezza è che anche questa settimana ci sarà un italiano nei quarti di finale Atp Tour. Buona notizia verso Wimbledon, cui Matteo arriverà molto rodato perché non si fermerà nemmeno la prossima settimana, quando giocherà ad Eastbourne, dove ci sarà anche Marco Cecchinato che ieri non è riuscito a giocare al Queen’s di Londra, come nessun altro, causa pioggia. […]

Federer da padrone di casa. Sharapova, rientro ok (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Ieri, contro John Millman, ha giocato da sette, alla fine forse sette più. Ma il suo obiettivo è arrivare a 10. Non solo in pagella – cosa che sull’erba negli ultimi anni gli è riuscito abbastanza spesso – ma come cifra tonda di successi tondi ad Halle, il torneo tedesco dove Roger Federer ha alzato più coppe in tutta la sua carriera: 9, come a Basilea, una in più che a Wimbledon. In ballo c’è la testa di serie numero 2 a Wimbledon (in caso di decimo trionfo) e la (solita) rivalità con Nadal, che a Parigi è ormai a quota 12, ma che ha vinto 11 volte anche a Barcellona e Montecarlo. «E’ vero, sono qui solo per vincere», ha confessato il numero tre del mondo alla vigilia di un torneo a cui lo legano un ricco contratto e un affetto quasi familiare, e che gioca per la 17esima volta in carriera (lo ha saltato solo nel 2007, 2009 e 2011). Se Wimbledon è il suo giardino, Halle è il suo tinello. «Non ho mai conquistato un torneo dieci volte, sono pieno di energia e mi sento bene» , spiega, «Ma la pressione la sento anch’io: sull’erba basta un attimo di distrazione e puoi perdere un set» . Ad Halle l’anno scorso perse in finale da Coric, che fermò a 20 una delle tante strisce vincenti del Genio. «Dopo tanti anni il rapporto con il pubblico qui è speciale, e quando inizia la stagione sull’erba sono sempre molto felice. Questa volta ho avuto meno tempo di prepararla rispetto agli ultimi due anni nei quali avevo saltato la terra battuta. A Parigi ho perso contro Nadal, che è il più forte di tutti su quella superficie, e comunque il mio rendimento sul rosso non condiziona quello sull’erba. Qui ho più opzioni, più tattiche da usare a seconda dell’avversario. E questo mi comete di stare più facilmente lontano dai guai e vincere più partite». Contro Millman, n.57 Atp, con il quale aveva il dente avvelenato dallo scorso Us Open, visto che fu proprio l’australiano a sorprenderlo al quarto turno, non ha rischiato molto, guadagnandosi in due set (7-6 6-3) la 64^ vittoria ad Halle e una vendetta tutto sommato low cost. Al prossimo turno gli tocca una vecchia conoscenza, Jo-Wilfred Tsonga, che era stato runico a rimontargli due set sull’erba (nel 2011) prima di Kevin Anderson l’anno scorso a Wimbledon, e probabilmente stavolta gli toccherà giocare almeno da 8. Ieri è rientrata con successo anche un’altra vecchia conoscenza dei prati, Maria Sharapova, che a Maiorca si è sbarazzata in 89 minuti e due set (7-6 6-0) della ceca Viktoria Kuzmova. La ex numero 1 del mondo, campionessa a Wumbledon giusto 15 anni fa, non giocava da gennaio, quando si era dovuta ritirare dal torneo di San Pietroburgo per colpa della solita spalla, ed è entrata in tabellone sul verde spagnolo grazie ad una wild card. «E’ la prima vittoria in parecchi mesi, quindi molto importante per me». A che punto sono la sua stagione e la sua carriera, lo capiremo meglio al prossimo turno, quando dovrà vedersela con Angelique Kerber.

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La vittoria di Berrettini a Stoccarda sulla stampa italiana (Crivelli, Semeraro, Azzolini)

La rassegna stampa di lunedì 17 giugno 2019

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Magico Berrettini. Il secondo italiano verde di gioia (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

U n grande prato verde dove nascono speranze. Di un futuro da superstar, di una carriera di fuochi artificiali qualunque superficie si ritroverà a calpestare. Non che il presente, peraltro, gli riservi carbone: da ieri Berrettini è il secondo italiano dell’Era Open a aver vinto un torneo sull’erba dopo il Seppi di Eastbourne 2011 e il più giovane azzurro di sempre con almeno tre titoli già nella vetrina nobile del salotto di casa. Applausi, ancor più fragorosi per quel numerino che da stamattina accompagnerà il suo nome nel ranking: 22. Più che speranze, sono certezze.

(…). tanto per cominciare non perde mai il servizio in 50 game. Per non scomodare paragoni ingombranti, nella stagione 2018 gli unici immacolati alla battuta in un torneo poi conquistato sono stati Zverev a Madrid e Djokovic a Shanghai. Le cifre di Matteo a Stoccarda impressionano: anche nell’epilogo contro il baby prodigio Auger-Aliassime concede appena 3 punti con la prima (41 su 44) e la percentuale nelle cinque partite è superiore all’89% complessivo.

 

(…). Ancora una volta, il rovescio di Berretto è un’arma e non una debolezza, con lo slice usato intelligentemente per non dare campo al diciottenne di Montreal e passanti lungolinea brucianti. Poi, nel tie break allo spasimo del secondo set, ci aggiunge anche cuore e coraggio: cinque set point per l’altro annullati (sull’ultimo, una chiamata corretta dall’arbitro oggettivamente svantaggia Felix) e due match point favorevoli svaniti, prima della risposta di dritto vincente dell’apoteosi, al 24′ punto. Parole e musica da campione: «Un torneo fantastico, dove ho giocato sempre bene e contro avversari forti. Ancora non riesco a credere a quello che ho fatto. Faccio i complimenti al mio avversario, perché so esattamente cosa prova in questo momento e bisogna ricordarsi di quanto sia giovane. Sono davvero contento, non ho mai perso il servizio, ma sono stati match tutti molto combattuti: sono davvero orgoglioso della forza mentale che ho dimostrato». È lì che coach Santopadre ha sempre lavorato in profondità fin da quando lo prese tredicenne, obbligandolo a giocare due tornei su tre sul veloce da junior per farlo uscire dalla comfort zone della terra rossa e poi iscrivendolo un anno fa ai tornei sull’erba, certamente non amata, anziché rifugiarsi in Challenger dai punti facili. Dodici mesi dopo, l’allievo doma i prati sconfiggendo tra gli altri l’erbivoro Kyrgios, il numero 9 del mondo Khachanov e il predestinato Aliassime.

(…) «Finalmente affronto le partite con leggerezza, seguendo l’esempio di mio fratello Jacopo, che è bravissimo a lasciarsi scivolare addosso le avversità, e i suggerimenti di Flavio Cipolla (già 70 del mondo e suo compagno di allenamenti all’Aniene, n.d.r.): lamentarsi di un colpo sbagliato in campo è inutile, tanto il punto indietro non ti torna». Da adolescente lo chiamavano Radio perché parlava e parlava tra uno scambio e l’altro: avanti di questo passo diventerà Cinema. Solo prestazioni da Oscar.

Berrettini, spaventoso e senza confini (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Adesso che Matteo Benettini si è preso il suo terzo torneo in undici mesi – neanche Adriano Panatta ci era riuscito alla sua età, 23 anni compiuti ad aprile – adesso che abbiamo un vice-Fognini; da oggi numero 22 del mondo, capace di vincere non solo sulla terra (Gstaad 2018 e Budapest 2019) e sul cemento (il super Challenger di Phoenix nello scorso febbraio) ma anche – udite, udite – sull’erba, beh, ragazzi, adesso possiamo pensare a divertirci sul serio. Era dal 2011 che un italiano non alzava una coppa sul verde, Andreas Seppi, primo e unico nell’era Open, ci era riuscito a Eastbourne. In tutto il torneo non ha ceduto un set, nè un turno alla battuta (…).

Nell’Atp 250 di Stoccarda, dove un anno fa aveva vinto Federer, Matteo ha messo in fila Nick Kyrgios, Karen Khachanov, Jan Lennard Struff e ieri, in finale (6-4 7-6) anche Felix Auger-Aliassime, 18enne-meraviglia canadese destinato a grandi cose, forse al numero 1, che oggi lo precede di un posto in classifica ma che ieri si è dovuto arrendere alle botte di servizio di Matteo. Alle sue risposte aggressive, alle martellate di diritto, alle rasoiate di rovescio, alle volée accarezzate e ai passanti millimetrici. E soprattutto alla personalità, alla serenità, alla determinazione del “Beretta”. Il primo set il romano lo ha chiuso con il solito break chirurgico; il secondo se l’è dovuto sudare al tie-break, annullando cinque setpoint (anche con fortuna: vedi l’overrule di Carlos Bemardes che sul 7-6 per Felix ha smentito una chiamata che avrebbe mandato la partita al terzo set), e chiudendo 13-11 al terzo match-point.

(…) I numeri al servizio della sua settimana nel Baden Wurttenberg fanno paura: 0 set ceduti in tutta la settimana, 0 game persi su 50 turni alla battuta, appena 2 palle break concesse, in semifinale a Struff. L’89% di punti portati a casa con la prima. Non è un erbivoro classico, tutto serve&volley, ma ha imparato a leggere gli schemi vegetali.

(…) La chiave della trasformazione di Matteo da terraiolo a campione universale – quest’anno è arrivato fra i primi quattro anche indoor a Sofia, ed è l’unico nel 2019 ad aver raggiunto tre semifinali su tre superfici diverse – sta soprattutto li, nella “capoccia”. Il Berrettini ante-2018 si “tafazzava” spesso e volentieri, sprecando energie preziose; quello di oggi sa essere concentrato, ma anche “leggero” quando serve. «Soprattutto sull’erba, dove non si può pensare troppo, ma bisogna seguire un istinto tattico particolare», aggiunge il tecnico Santopadre (…). “II segreto della crescita di Matteo sta nella sua umiltà, nella disposizione a imparare. E’ una spugna, e si è fidato di me quando gli ho chiesto di seguire un progetto di crescita. A 19 anni impostare la programmazione per due terzi sul veloce poteva sembrare follia, ma il risultato è che Matteo oggi è un giocatore moderno e universale, che sa adattarsi a tutte le superfici. Sull’erba è cresciuto alla risposta, certo; ma la vera differenza adesso la fa il modo in cui sa stare in campo». Aliassime, con cui si era allenato a Stoccarda nei giorni scorsi, gli ha fatto i complimenti (sentiti) anche per la simpatia e l’umanità, e il dettaglio non guasta. Dopo Halle potrebbe giocare a Eastbourne, con la Top 20 nel mirino, poi c’è Wimbledon. Piedi per terra – anzi, sul prato – ma da questo Berrettini ci si può aspettare ancora molto.

Dopo Federer? Matteo. Berrettini vince sull’erba di Stoccarda  (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Dopo Federer, c’è Berrettini. Tranquilli, non è un annuncio, e nemmeno una profezia da spalmare sul futuro prossimo del tennis. Però, chissà… L’albo d’oro del torneo di Stoccarda dice questo, e noi chi siamo per contraddirlo? Il successo sul diciottenne canadese di origini africane, Felix Auger-Aliassime, è il terzo su quattro finali per Matteo, il secondo quest’anno (…).

Da oggi, Matteo sarà al numero 22, a un passo dall’ingresso nella Top Twenty, dove solo i migliori trovano posto. Una settimana da percorso netto. A più riprese l’erba tedesca ha sottolineato i molti meriti del giocatore italiano, che sta guidando ad alta velocità lungo le strade che portano al tennis, quello che conta, quello d’alto bordo.

(…) Non ha mai perso il proprio servizio, ha concesso solo due palle break (a Struff), ha sempre vinto in due set, e ha preferito procedere per le vie spicce concedendosi a due-tre scambi al massimo su ogni “quindici” giocato. Il tennis dei pochi scambi era antico, tutto impostato sulle discese a rete, come vi giungono oggi è invece il frutto delle convinzioni più moderne. Fra i registri dello stesso Matteo non c’è ancora l’attacco spregiudicato in funzione serve and volley… Sono il servizio, il dritto e la smorzata a regolare POSIZIONE che oggi Berrettini avrà nel ranking mondiale, diventando il secondo italiano la lunghezza degli scambi. E sono i suoi colpi migliori, come ha dimostrato anche ieri, nel corso di una finale che ha dominato per un set e mezzo e ha rischiato di farla scivolare, senza colpe, in una pericolosa terza frazione. Perso il primo per via di un break al terzo gioco, Felix Auger-Aliassime è uscito indenne per miracolo dai suoi primi tre servizi iniziali del secondo set, dove ha concesso cinque palle break e ha rimontato in un’occasione da uno scomodo 15-30.

(…). Ha un servizio violento ed efficace, si muove benissimo su tutte le superfici (era la prima volta che giocava sull’erba), sa difendersi e non si perde d’animo, e nelle gambe ha la stessa potenza del giovane Nadal. Se commette qualche imprudenza, è perché l’insieme delle esperienze che sta conducendo va ancora dipanato e immagazzinato negli schemi di gioco che gli sono propri. Ma è facile prevedere che sarà presto fra i primi cinque del mondo, a battersi per il comando, non appena i favolosi tre concederanno uno zinzino di spazio. Felix al fianco di Tsitsipas, di Zverev, forse di Shapovalov, certo di Thiem. E chissà se in questo quadro non ci sarà un posto anche per Berrettini. Nel concitato finale del tie break, quando lo scontro si è fatto duro, Matteo ha avuto in sorte una chiamata sfortunata per Aliassime, sul terzo dei quattro set point avuti a disposizione dal canadese, ma ha reagito sempre con grande veemenza a tutti i momenti più negativi, ribaltando il tie break e concedendosi tre matchpoint. Felix ha risposto di ace sui primi due, ma nel terzo si è fatto cogliere a mezza via su una rispostona vergata con il dritto da Berrettini.

(…). «Sei davvero un giocatore di grandi qualità» è stato il saluto di Felix, ripresosi dopo un lungo momento di sconforto (sono tre le finali che ha smarrito nel corso di questi mesi: Rio, Lione, Stoccarda). «Un onore giocare con un tennista che, ne sono certo, arriverà molto in alto» la replica di Matteo, che poi ha ringraziato in italiano coach Santopadre e quelli del suo team. «Mi state aiutando a diventare uomo e giocatore. Vi debbo moltissimo».

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