Cielo grigio, exploit azzurri. Sonego sul n.12 ATP, Cecchinato grande rimonta

Editoriali del Direttore

Cielo grigio, exploit azzurri. Sonego sul n.12 ATP, Cecchinato grande rimonta

L’ATP forgia il fisico dei giornalisti. Djokovic “prima” puntuale. Se Fognini battesse Simon avremmo per la prima volta 3 italiani in ottavi dal ’78

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Lorenzo Sonego - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Grazie all’ATP, che si preoccupa giustamente di preservare la condizione dei giocatori sempre a pezzi a fine stagione, a Montecarlo anche i giornalisti sono obbligati a fare un bel po’ di ginnastica, su e giù per le scalinate del Country Club. Dalla sala stampa alla sala conferenze ci sono un centinaio di scalini da fare – sono 98, li ha contati ansimando e soffiando come un mantice Chiara Gheza – e ogni giorno ci sono almeno 7 o 8 interviste da seguire… anche perché con le tv che mostrano tutto e di più dei match, sono i cosiddetti “parlati dagli spogliatoi” che consentono di dare ai lettori l’unico servizio che altrimenti non avrebbero con la stessa puntualità e precisione di chi li registra.

Via WhatsApp l’ATP segnala ai giornalisti gli orari delle interviste di ciascun giocatore. Il telefono trilla di continuo. Un incubo. Chi non ha il telefonino oggi è morto, può cambiare mestiere. E poi è tutto un correre. Anche se poi naturalmente c’è sempre chi arriva in ritardo. Parlo dei giocatori, ovviamente. Ma se per caso è il giornalista a essere in ritardo, anche perché oltre a farsi tutti quegli scalini c’è anche da fendere un brulichio di spettatori (e noi non abbiamo la scorta che proteggeva i tennisti ai quali si è voluto risparmiare una salita in ascensore ogni giorno o due perché sarebbe stata una sofferenza insopportabile…ma non dovrebbero essere loro i campioni giovani e aitanti anche nel fisico?), potete stare tranquilli che quella volta il giocatore sarà stato puntualissimo.

 

Avete presente quando ci si lamenta dei treni sempre in ritardo e quella maledetta volta che in ritardo è il passeggero ecco che il treno arriva e parte al minuto spaccato? È successo con Djokovic, famoso ritardatario cronico: conferenza stampa alle 19. Stavolta alle 19 e 2 minuti aveva già cominciato a parlare. Chi si è attardato di un minuto per seguire Wawrinka che sul centrale, il Ranier III, serviva per il 6-0 5-4 (dopo un avvio che lo aveva visto condurre 6-0 2-0!), beh… mal gliene incolse.

Djokovic aveva esordito – senza di me per i primi due minuti – parlando della strana partita vinta soffrendo con Kohlschreiber vendicando Indian Wells: “Patire quattro break consecutivi… non mi ricordo che mi sia successo spesso!”. E aggiunto – ma i dettagli li troverete nell’articolo di Ilvio Vidovich – “Essere stato in campo per 2 ore e 36 minuti mi avrà fatto comunque bene, dopo tutto questo tempo senza tennis agonistico sulla terra rossa”.

Poi invece ho ascoltato tutta una conferenza stampa che pareva l’intervista al presidente dei giocatori ATP, più che al tennista Djokovic. In estrema sintesi ha detto che “Non funziona proprio questa struttura dirigenziale con un board di sette persone, con tre giocatori a rappresentare i giocatori e tre direttori a rappresentare i tornei che sono costantemente di pareri opposti. Così il settimo, che è il presidente, deve continuamente cercare compromessi per non esprimere un voto altrimenti sempre decisivo. Non sarà facile ma va cambiata qualcosa”.

Ciò detto, mentre è stata una giornata da dimenticare per Tsonga, 34 anni mercoledì e ritiratosi con Fritz, e per Cilic che aveva raggiunto i quarti in 3 degli ultimi 4 anni nel Principato, invece si è trattata di una giornata memorabile per i tennisti italiani. Ne abbiamo due in ottavi, come 5 anni fa, ma qui c’è ancora Fognini che potrebbe diventare il terzo…e non è mai successo. Nel ’78 ne arrivarono cinque, ma all’epoca il torneo era di 32 giocatori e gli ottavi erano solo il secondo turno. Comunque onore al merito: i cinque erano Bertolucci, Zugarelli, Barazzutti, Ocleppo e Panatta.

Non erano attesi i nostri due eroi agli ottavi, se si pensa che Sonego è n.96 e Khachanov n.12, e che Cecchinato – sebbene n.16 vs lo svizzero n.36 – era però sotto 6-0 2-0 con Wawrinka qui campione nel 2014. E lo svizzero ha servito sul 5-4 nel secondo. E poi ci si sorprende quando qualcuno dice che il tennis è lo sport del diavolo! Non avevo mai fatto una simile rimonta!” ha detto Ceck.

Sonego è una piacevolissima conferma. Reduce dai quarti a Marrakech, dove aveva perso da Tsonga, era arrivato qua a giocare le quali e temeva di essere stanco. Invece le ha superate e ora si trova negli ottavi. Il suo miglior risultato era stato battere Djere n.32 ATP, ora ha battuto il n.12. È maturato tardi, ma ora sta riguadagnando tempo. Per la prima volta dopo anni di giocatori privi di servizio ne abbiamo finalmente uno che invece ce l’ha. Lorenzo batte benissimo. Non bastano i 191 cm d’altezza. Batte bene perché ha una tecnica sopraffina ma anche perché ha la freddezza necessaria per servire bene quando serve.

È miglioratissimo di rovescio – che era il suo punto debole – e infatti nel precedente duello con Khachanov il russo lo aveva martellato lì, e poi è molto intelligente tatticamente. Se così non fosse non avrebbe, al di là dei 5 aces che sono punti ottenuti gratis e senza fatica (non è mai successo ai vari Volandri, Furlan, Fabbiano, Fognini, Lorenzi…), fatto 15 attacchi tutti coronati da successo, non avrebbe fatto correre un giocatore pesante di grande stazza e che preferirebbe camminare, non lo avrebbe massacrato di palle corte giocate con grande scelta di tempo e intelligenza.

Aveva battuto un giocatore ben più esperto come Seppi senza concedere una palla break (7-6 6-4). Ha concesso il bis con l’identico punteggio contro il russo Khachanov,  testa di serie n.8. Khachanov è un anno più giovane di Sonego e lo scorso anno a novembre – lo dico per chi non lo ricordasse – aveva vinto il suo primo Masters 1000 a Parigi Bercy.

Battuto Seppi Lorenzo era raggiante per aver centrato l’obiettivo del tabellone principale al Roland Garros. Battuto Khachanov con un ottavo di finale alle viste non impossibile – Fucsovics n.37 o Norris n.56, giocano questo mercoledì – Lorenzo ha ormai più di un piede anche nel tabellone di Wimbledon. Dove con quel servizio che si ritrova, e quel dritto a uscire che gli ha procurato un sacco di punti, potrebbe anche fare una bella strada se il sorteggio lo aiuterà un poco. Intanto sa che lunedì, nel peggiore dei casi si sarà arrampicato fra i top 80. Non male.

Su Cecchinato sotto 6-0 e 2-0 non avrei scommesso un euro alla roulette di Montecarlo. Anche perché la puntata minima al Casinò è cinque euro. Invece è negli ottavi anche lui. In modo quasi altrettanto incredibile di come lunedì Fognini era riuscito a rimontare il russo Rublev da 6-4 4-1 e 5 palle break per il 5-1. Anche nel 2014 avemmo due italiani negli ottavi, ma lì poi Seppi perse contro Nadal, Fognini contro Tsonga. Questa volta potremmo addirittura sognare tre italiani negli ottavi se a Fognini riuscisse l’impresa tutt’altro che impossibile di superare Gilles Simon che ha battuto il giovane australiano Popyrin 7-5 6-1 ma non è un vero specialista della terra rossa, pur essendo giocatore completo.

L’ultimo azzurro nei quarti qui fu Fognini, nel 2013. Fabio raggiunse poi le semifinali dove fu sconfitto da Djokovic. Dei match di Djokovic con Kohlscreiber, di Cecchinato con Wawrinka, di Sonego con Khachanov, avrete letto le esaurienti cronache, corredate da interviste, di Vidovich (che si è esibito anche in domande in serbo con Nole), di Chiara Gheza, di Laura Guidobaldi.

Mentre il mio collega belga Yves Simon – non è parente di Gilles – seguiva entusiasta la folle cavalcata del suo connazionale Victor Campenaerts che batteva il record dell’ora, 55,0429 km, detronizzando l’inglese Bradley Wiggins che si era fermato – si fa per dire – a 54,526 km, ma non con una bici che costasse 15.000 euro. A ognuno le sue soddisfazioni. Mentre scrivo non so ancora se il torinista Lorenzo Sonego ne avrà avuta un’altra, dopo aver detto in conferenza stampa nell’immediata vigilia del match di Champions fra Juve e Aiax: “Io tiferò per l’Ajax!”.

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Editoriali del Direttore

Lorenzo Sonego… come se nei quarti ci fosse mio figlio

Lui e Matteo Berrettini sono, insieme ai giovanissimi Sinner, Musetti e Zeppieri, le nostre migliori speranze per il futuro del nostro tennis

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La gioia di Lorenzo Sonego - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il quasi incredibile exploit del ragazzo torinese che l’8 aprile era ancora n.103 del mondo e che oggi prima di affrontare il sorprendente Dusan Lajovic nei quarti del Masters 1000 di Montecarlo è già (da lunedì prossimo) n.65 dopo aver cominciato il torneo da n.96 mi ha fatto felice come un ragazzino. Anzi, come un papà. Sì perché Lorenzo, come anche Matteo Berrettini, è un ragazzo beneducato, semplice, serio, simpatico, di bei principi, un comportamento sempre corretto, con i piedi per terra e sono sicuro che resterà sempre tale anche se dovesse diventare famoso. Sono ragazzi che assomigliano, come genere di persona, a Paolo Lorenzi, un altro buon esempio di educazione.

Sarò anziano, ma sono valori che apprezzo, al di là del tennis. Perché sono valori che non tradiscono mai, sia che uno diventi un campione oppure no. Roger Federer è sempre stato una persona per bene, e così anche Rafa Nadal, Novak Djokovic, Andy Murray, seppure con sfumature magari diverse. Sarebbero stati dei grandi anche se avessero vinto di meno.

 

Gli exploit monegaschi ripetuti di Lorenzo, uno che ama ricordare quanto sia bello giocare a tennis, come si diverta, quanto sia eccitante essere incoraggiato dal pubblico, le emozioni di un campo centrale fanno piacere a tutto l’Italia più sana del tennis. “È stato bello già giocarci nel primo turno delle qualificazioni – ha detto Sonego dopo la partita – mi aiuterà contro il mio prossimo avversario chiunque esso sia [Lorenzo non poteva sapere in quel momento che Lajovic, n.48 del mondo avrebbe battuto dopo Goffin 63 64 anche Thiem n.5 63 63 dopo aver condotto addirittura per 5-0 nel primo] e con il sostegno del pubblico certamente darò il meglio di me stesso. Io stanco? Non si può essere stanchi quando si ha la fortuna di giocare il torneo di Montecarlo!

Le caratteristiche umane e tecniche, l’impegno a lavorare duro per progredire ancora ci sono tutte. Sonego serve benissimo, sui 200 km orari e con Berrettini è il tennista italiano che serve meglio in tutto l’ultimo ventennio. Ma più di Berrettini in questo momento sembra in grado di tenere il servizio anche sotto pressione. Lo scrivo anche se oggi sul 5-4 ha servito per il match è ha perso la battuta per la prima volta nel match. Nei turni precedenti non l’aveva mai persa con Seppi, e una sola volta con Khachanov.

Ha un gran dritto ed è miglioratissimo nella risposta e nel rovescio che sono ancora invece due punti deboli di Berrettini che comunque – non va dimenticato – gli sta ancora davanti in classifica (è n.55) ed ha la sua stessa età, anche se quest’anno sembra sentire più la pressione di vincere rispetto a un anno fa. Forse rispetto a Berrettini sembra migliore a rete, ma è difficile dirlo, perché a rete ci viene spesso a punto semi conquistato. Felice, anzi felicissimo per gli exploit di Lorenzo, sono dispiaciuto per la sfortuna di Cecchinato, febbricitante, quando avrebbe potuto battere altrimenti un Pella che comunque non sbaglia mai una palla e mai l’avevo visto così centrato.

Dispiace che abbia mancato un’opportunità importante per guadagnare punti pesanti in vista della cambiale del Roland Garros. Questa sfortuna mi ha ricordato l’episodio di Volandri al Roland Garros, quando contro Puerta mancò un’opportunità memorabile per infilarsi alle fasi finali del torneo perché limandosi qualche pellicina d’una mano con un rasoio si procurò delle vesciche che gli impedirono di difendersi come avrebbe potuto. Volandri non ebbe più occasioni del genere. Cecchinato, ne sono quasi certo, ne avrà ancora.

Infine mi scuso con i lettori se non scrivo neppure una riga sul match di Fognini con Zverev, che ho potuto seguire solo fino alla fine del primo est. Vi assicuro – e lo dico soprattutto ai miei lettori più maligni – che non è per partito preso, ma sono dovuto partire prima della fine del suo match.

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Editoriali del Direttore

Chissà se Nadal stava male! Tre italiani in ottavi: record? Il match migliore l’hanno visto in pochi

MONTECARLO – La fortuna di Fognini, le speranze di Cecchinato e Sonego con i quarti in vista. Un giovedì con tanti bei match. Spicca Nadal-Dimitrov

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Rafa Nadal e Carlos Moya - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Quando la partita del giorno è stata un 6-1 6-1 e la notizia del giorno è che ci sono tre italiani per la prima volta negli ottavi a Montecarlo, grazie al fatto che Fognini ha vinto per il ritiro del suo avversario, non si può dire che sia stata una giornata memorabile per il tennis, anche se erano in programma gli esordi di ben cinque top 10.

Era dal ’78 – ma il tabellone era di 32 giocatori, per arrivare agli ottavi bastava una sola vittoria e non due – che non avevamo tre azzurri in ottavi. Allora furono Panatta, Barazzutti, Bertolucci, Zugarelli e Ocleppo. Così oggi si può parlare quasi di record, anche se in altri tornei importanti è pure successo: a Roma ad esempio, l’ultima volta nel 1984, con Cancellotti, Ocleppo e Claudio Panatta, ma furono addirittura quattro nel 1979 (Ocleppo, Barazzutti, Panatta e Bertolucci). L’anno scorso anche a Pechino, ma era un torneo 500, raggiunsero gli ottavi Fognini, Cecchinato e Berrettini. Questo però è un Masters 1000.

 

Non c’è stata nemmeno una partita che si sia decisa al terzo set. E forse la migliore, quella Dimitrov e Struff l’hanno vista in pochi, perché come al solito la gente segue il campo centrale dove ci scendono i grandi nomi. Struff ha avuto tante occasioni per fare i break, ma i punti importanti li ha sempre giocati Dimitrov. Che quando è in vena può essere pericoloso per tanti.

Comunque sia, quando c’è Nadal, campione undici volte qui come a Parigi e a Montecarlo (dica 33…direbbe un medico), chi se lo perde? I ragazzini diventano matti, per conquistare un autografo sarebbero capaci di tutto.

Anche perché c’erano delle riserve sulla sua condizione fisica. Alimentate dal suo ritiro a Indian Wells, dalle sue stesse incertezze, dal nome dell’avversario, Bautista Agut, non un “terraiolo” puro e tuttavia uno degli uomini più in forma di questo inizio di stagione. Ebbene Rafa che era un vero Next Gen quando i Next Gen non erano ancora così promossi dalle campagne ATP – a 16 anni (e non a 20!) battè qui Albert Costa, uno che ha vinto il Roland Garros – ha dominato in 76 minuti il connazionale che il 14 aprile ha compiuto 31 anni: 61 61 e a casa.

Alla faccia della condizione incerta. È di un altro pianeta, se sta bene, quando si gioca sui campi rossi. Solo il miglior Djokovic può competere con lui, e forse il miglior Thiem. Ho scritto competere. Che non vuol dire battere. Anche se può succedere. Comunque Rafa non sembra sentirsi al riparo da qualche ricaduta. Troppe ne ha avute. E in conferenza stampa, fino al finale quando ha ironizzato sull’eccessivo strombazzamento per i Next Gen contemporanei, è apparso anche piuttosto corrucciato. Quasi preoccupato.

Quanto a Fognini beh, quando si dice come può cambiare la vita di un tennista (non solo di un tennista…) da un giorno all’altro. Era già quasi sotto la doccia nel match con Rublev (62 4-1 e 5 pallebreak per il 5-1) e aveva commentato “Che culo” e ora si ritrova agli ottavi senza colpo ferire perché Simon si è bloccato nel corso dell’allenamento mattutino – ci aveva perso 5 volte su 5 e quindi a Fabio è andata davvero di lusso – negli ottavi contro Zverev che quest’anno non ha fatto sfracelli anche se è pur sempre il numero 3 del mondo e lo ha battuto due volte su due, con un 63 63 e un 64 62, sei game a match lasciati al nostro.

Però chi si sente di escludere che Fognini trovi la grande giornata soprattutto quando nessuno se lo aspetta? Vero, peraltro, che lo si è visto allenarsi con un tutore al gomito. Non un buon segno. Anche perché mentre Nadal è uno che, abituato a sentire dolori di vario tipo, non si deconcentra mai se appena appena riesce a muoversi, invece a Fabio basta un nonnulla per crearsi un alibi. Lui per primo è consapevole del fatto che la testa, l’attenzione è sempre stata il suo grande problema, non certo il tennis, la tecnica. Il Fognini del primo set e mezzo contro Rublev non era neppure parente del Fognini che ha rimontato e soprattutto di quello che ha giocato il terzo set.

Fabio Fognini (allenamento) – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Certo non è favorito come lo sarà invece Cecchinato (altro miracolato dopo lo 06 02 con Wawrinka) con Pella, battuto due volte su due e senza perdere un set nella finale di Umago come a Buenos Aires in casa dell’argentino.

E dopo aver visto Sonego in questi giorni direi che il torinese ha almeno le stesse chance del suo coetaneo Norrie anche se in classifica ci sono 40 posti a favore del britannico nato in Sud Africa. Io penso anzi che Lorenzo possa vincere. Anche se Norrie pare non trovarsi a malpartito sulla terra rossa, se ha battuto uno come Fucsovics (dopo Mannarino). È fresco di best ranking dopo che per la prima volta quest’anno ha raggiunto una finale in un 250 (Auckland) e una semifinale in un 500 (Acapulco). Sembrerebbe uno da campi veloci, se non altro perché viene dal Paese di Wimbledon, ma sulla terra quel dritto che apre un po’ laboriosamente può forse penalizzarlo meno. Con grande umiltà ha tessuto le lodi di Sonego e ha detto di non considerarsi favorito. Quindi…è meglio diffidare.

Sarebbe un bel colpo avere due italiani nei quarti anche se Cecchinato andrebbe a sbattere proprio su Nadal e Sonego su Thiem. Ma credo che entrambi avrebbero firmato prima del torneo per arrivare a fare quel percorso.

A proposito di match deludenti… mi aspettavo qualcosina in più da Aliassime, ma a 18 anni come si può non essere indulgenti? Zverev che aveva giocato male a Marrakech ha giocato una partita tranquilla, senza strafare. Quando viene a rete è ancora un mezzo disastro. Incredibile pensando a quanto si sarà allenato e a come gioca suo fratello. Aliassime è stato più bravo fuori dal campo che in campo: in conferenza stampa non ha fatto una piega, ha parlato dei suoi due allenatori, mostrando educazione, maturità ed un approccio non drammatico dinanzi ad una sconfitta non scontata ma anche prevedibile. Né è sembrato preoccupato del livello del suo gioco, ben diverso da quello sfoggiato a Miami.

Giusto che gli organizzatori abbiano messo sul centrale in apertura alle 11 Medvedev e Tsitsipas, due che giocano in modo assai diverso, conservativo il russo, più estroso il greco (qui seguito da Mouratoglou). Tra i due c’è anche qualche vecchio screzio, che sembrerebbe risolto… ma chissà mai. Inevitabile che giocassero poi sul centrale i primi due tennisti del mondo, Djokovic contro Fritz e Nadal con Dimitrov (il match tecnicamente migliore). Chiuderà Fognini con Zverev. Invece sul campo dei principi aprono Pella e Cecchinato, seguiti da Sonego e Norrie.

Un appuntino qui per segnalare che il finalista dello scorso anno, Nishikori, è schizzato fuori per mano del francese Herbert. Ma, non so come dirlo, quando Nishikori perde io non mi stupisco mai troppo. È una sensazione curiosa che provo, nei confronti di un giocatore che ha fatto una finale di Slam, che è stato anche n.4 del mondo.

Kei Nishikori – Montecarlo 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Vi lascio con il bilancio dei confronti diretti degli ottvai in programma oggi:

  • Djokovic vs Fritz: nessun precedente (ci sono dieci anni di differenza tra i due. Fritz è n. 65)
  • Medvedev vs Tsitsipas: 3-0 (Tutti i match si sono disputati nel 2018 con un battibecco tra i due a Miami, quando a sentire Medvedev Tistsipas lo avrebbe offeso)
  • Thiem vs Lajovic: 5-0
  • Sonego vs Norrie: nessun precedente 
  • P.H. Herbert vs Coric: 0-1 (MS 1000 Madrid 2017)
  • A. Zverev vs Fognini: 2-0 (MS 1000 Roma 2017 e Pechino 2017)
  • Cecchinato vs Pella: 2-0 (Umago 2018 e Buenos Aires 2019)
  • Dimitrov vs Nadal: 1-11 (ultimo Monte Carlo 2018 – 4 a 0 Nadal su terra – unica vittoria Dimitrov Pechino 2016)

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Editoriali del Direttore

Tris italiano a Montecarlo. La pazza rimonta di Fognini, ma Cecchinato e Wawrinka giocheranno?

Meteo incerto al mattino. Sonego centra l’obiettivo Roland Garros ma ha Khachanov. Fognini potrebbe avere ancora…culo. Attesa per Djokovic che deve riscattare Indian Wells con Kohlschreiber

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Fabio Fognini - Montecarlo 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Tre modi più diversi per vincere i tennisti italiani non potevano proprio trovare. Chi ha fatto meno fatica di tutti è stato certamente Cecchinato. Quattro game e Dzumhur se ne è andato via dal campo, preda di dolori addominali. Contro Stan Wawrinka non sarà la stessa cosa. Ma sarà un bel test per il nostro che aveva battuto proprio Dzumhur, un giocatore che evidentemente gli porta bene, perché da lì nacque la sua ascesa fino al memorabile Roland Garros coronato dalla prima semifinale azzurra in uno Slam in 40 anni.

Wawrinka, per chi non lo ricordasse, ha vinto questo torneo battendo un certo Federer in finale (2014)) e qui ha dato due set a zero, 75 63, al francese Pouille che non è uno che si batta da solo, soprattutto con tutto il pubblico che lo incoraggiava.

 

Un italiano doveva vincere per forza nel derby Sonego-Seppi e per il torinese aver vinto senza concedere mai neppure una pallabreak è un bel viatico, oltre che il passaporto all’obiettivo dichiarato di quest’inizio stagione: l’ingresso assicurato nel tabellone del Roland Garros. Un bel colpo per lui. Per Seppi onestamente un successo sarebbe stato meno importante. Gli americani avrebbero chiamato Sonego un “late bloomer”, perché a 23 anni e spiccioli non può essere considerato un “next Generation”, ma come ha detto lui “L’importante è arrivare, come e prima o poi non conta”. La carriera di Paolo Lorenzi lo certifica.

Lorenzo Sonego – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Manco a dirlo il match che ha fatto divertire di più il pubblico, anche quello dei palati fini come il grande coach ed ex capitano di Coppa Davis francese Jean Paul Loth (poi diventato telecronista) nonché Francis Truchi che giocò in Davis contro l’Italia per il Principato prima di diventare qui direttore del torneo tanti anni fa, è stato quello vinto in modo rocambolesco da Fognini.

Lo ha vinto contro un giocatore imprevedibile e pazzerello quanto lui. Non ho potuto seguire le quote oscillanti delle scommesse, ma mi chiedo quale potesse essere la quota di Fognini sul 6-4 e 4-1 per Rublev, n.90 del mondo ma con un best ranking di 31 dopo aver raggiunto i quarti giovanissimo due anni fa all’US Open. Soprattutto quando Rublev ha conquistato ben cinque palle-game per il 5-1 nel secondo. Fognini che aveva anche chiesto un MTO per un problema al gomito (“Ce l’ho da Indian Wells, da un mesetto… ma non mi pare un malanno importante anche se non so da dove mi provenga esattamente il dolore, mi pare sia l’osso ma non so spiegarlo al fisio”) deve fare i conti soprattutto con la solita caviglia, e forse pure con la non meno solita testa. Quest’ultima nella seconda parte del match non era certo la stessa usata nella prima.

Nihil novi sub sole. Quando si è messo a giocare bene, contro il russo che dava in isterismi come ha sempre fatto, Fabio ha dato spettacolo. La gente si è divertita un mondo.

Ma non chiedetemi di fare previsioni riguardo al suo prossimo match contro il vincente di Simon-Popyrin. Godrà di un giorno di riposo in più e non è poco, soprattutto se dovesse essere il più vecchietto Simon il suo avversario. “Ci vuole un po’ di culo” ha detto Fabio in campo e poi anche in conferenza stampa. Forse non è finito.

Sono andato alla sua conferenza stampa, anche per evitare che possa dire – come ha fatto in Australia – che io vado alle sue conferenze solo quando perde. Non è naturalmente vero, ma in un giorno di partite e di conferenze ce ne sono talmente tante che non si può andare a tutte. Anche Francesca Schiavone ci mise un bel po’ a capirlo. Non è che non si va per fare un dispetto. Dipende dagli orari, dalle radio che ti chiamano, da tante cose. È poi vero che quando un giocatore perde parte… e allora si fa uno sforzo maggiore per sentirlo perché si sa che non se ne avrà più occasione fino al prossimo torneo (che magari non è dietro l’angolo). Nel caso di Fognini poi, e qui chiudo l’inciso, c’è anche il fatto che andare ad ascoltarlo senza domandargli nulla per evitare tensioni inutili o eventuali risposte strafottenti non ha troppo senso. Almeno fino a quando possono andare altri collaboratori di Ubitennis che potranno sempre riferirmi. La giornata di domani prevede anche il doppio Fognini-Berrettini contro Fucsovics-Pella, due giocatori che hanno passato il primo turno in singolare.

Le interviste degli italiani le avete, quindi è inutile che qui ripeta quel che hanno detto. Ma mi piace molto l’atteggiamento di Sonego, ragazzo serio come pochi. Per nulla presuntuoso e spocchioso. Un bell’esempio.

Per il resto del torneo, avrete visto le interviste di Djokovic e Nadal, commentate fra le righe da Valerio Vignoli e dal sottoscritto, avrete notato che c’è qualche traduzione in più del solito, e che sono apparsi in sezione video le interviste dei top-players. Un discreto progresso direi. Spero che lo apprezziate.

Grandi sorprese questo lunedì non ci sono state. Hanno perso solo tre teste di serie di retroguardia, la n.12 Basilashvili da Fucsovics, la n.15 Shapovalov da Struff, la n.17 Edmund da Schwartzman. In campo sono scese sette teste di serie, le altre hanno vinto. Non mi paiono grosse sorprese – Edmund n.23 che gioca con Schwartzman n.24 non può mai essere considerato vero favorito sulla terra rossa –  anche se può dispiacere aver perso per strada un sicuro talento come Shapovalov – che brutto compleanno per il canadese perché il ragazzino ha un tennis che piace, anche se talvolta dà la sensazione di essere più fumo che arrosto. Struff piace molto meno, ma è il classico tedesco solido che non molla. Negli ultimi due anni Struff è sempre arrivato al terzo turno qui. Sono sicuro che, a parti invertite, Struff non avrebbe perso il terzo set 6-1.

Denis Shapovalov

Curiosi gli scherzi del tabellone (come già sottolineato nei giorni scorsi). Novak Djokovic, n.1 del mondo e vittorioso nel primo Slam dell’anno (in Australia), ma poi battuto malamente a Indian Wells affronta proprio oggi quel Kohlschreiber che l’aveva battuto. Mentre Nadal domani troverà Bautista Agut, 31 anni compiuti domenica e n.9 nella race.

Le previsioni meteo non sono incoraggianti per il mattino. Fino alle 13 è prevista pioggia. Vedremo. Per noi il match più importante (QUI il programma completo) è certamente Cecchinato-Wawrinka, oltre che Sonego-Khachanov che è un bel test per il torinese. Il problema è che Ceck-Stan è programmato per quarto sul centrale e se dovesse piovere al mattino potrebbe non essere disputato, a meno che si finisca con i riflettori (per i quali credo ci voglia l’accordo dei giocatori).

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