Le prospettive degli italiani: Sonego si sente un guerriero, Fognini stringe i denti

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Le prospettive degli italiani: Sonego si sente un guerriero, Fognini stringe i denti

Tre italiani agli ottavi di Montecarlo, non succedeva da 41 anni. E le possibilità di vederne un paio ai quarti non sono basse. Tre sembra difficile, ma Fognini ci proverà

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Sapevo chi avevo di fronte, ma non pensavo di vincere. Invece mi sono accorto dai primi scambi che il suo gioco non mi dava fastidio. Riuscivo a rispondere ad ogni suo colpo e ho capito che il risultato non era scontato“. Con queste parole, ai microfoni del Corriere Torino, Lorenzo Sonego è tornato sulla bella vittoria ai danni di Karen Khachanov. Una parentesi felice della sua settimana monegasca alla quale il torinese, uno dei tre italiani rimasti in gioco, ha dovuto presto smettere di rivolgere attenzioni per l’approssimarsi della sfida di ottavi di finale, la prima a livello Masters 1000. Una partita, contro Cameron Norrie, nella quale Sonego può assolutamente giocarsi le sue possibilità. “Non l’ho mai affrontato ma ci siamo visti spesso in giro per tornei. È mancino, per questo io e Gipo (Gianpiero Arbino, il suo coach, ndr) ci siamo concentrati soprattutto su questo in allenamento“.

Il britannico precede l’italiano in classifica di 40 posizioni, che probabilmente si ridurranno con il prossimo aggiornamento, ma la tigna di Lorenzo sembra la leva ideale per sovvertire il pronostico. Sia contro Seppi che contro Khachanov, il 23enne ha stupito per la capacità di giocare ogni punto come se fosse l’ultimo della partita. A vittoria ottenuta, ancora invaso dall’adrenalina, ha scritto un eloquente ‘Vikings‘ sulla telecamera: “È una serie TV che mi piace tantissimo, mi gasa. La guardo sempre; mi fa sentire un guerriero“. Un ragazzo pacato, quasi sorprendente per educazione e dedizione, che però in campo si trasforma in un vero fighter. Proprio per questa il suo cammino nel principato può continuare.

CECK – Possibilità ancora maggiori sembrano esserci per Marco Cecchinato, in campo già alle 11 contro Guido Pella, specie dopo l’incredibile rimonta ai danni di Wawrinka. Se la posizione numero 16 che occupa in classifica può ingannare rispetto al suo rendimento sui campi veloci, ancora largamente migliorabile, è verosimile credere che l’italiano sia assolutamente tra i primi venti giocatori del mondo sulla terra battuta. Quale modo migliore per confermarlo se non battendo un buon giocatore da rosso, già nettamente sconfitto a Buenos Aires sul cammino verso il terzo titolo in carriera? Tanto più che la vittoria gli regalerebbe, con ogni probabilità, un posto d’onore sul campo centrale per affrontare ai quarti il dominatore Nadal. Tra i due sarebbe una prima volta, sebbene il palermitano sia arrivato a una sola partita dall’affrontarlo lo scorso anno al Roland Garros. Il torneo che gli ha cambiato la vita.

FOGNINI – Il compito di Fabio è certamente il più difficile, poiché dovrà affrontare quel Sascha Zverev al quale in due occasioni non è riuscito a strappare più di quattro game in quattro set disputati. Il modo in cui ha saputo rovesciare l’inerzia della partita contro Rublev fa ben sperare, ma sull’altro piatto della bilancia ci sono le condizioni fisiche imperfette: il gomito, che ha iniziato a dare problemi a Indian Wells, e la caviglia con il cui dolore invece conviva da ormai due anni. Sembrerebbe addirittura esistere lo spettro di una pausa dalle competizioni, per un piccolo intervento chirurgico o semplicemente per affidarsi al riposo come cura per i malanni, ma fino a Parigi il ligure proverà a stringere i denti. Cominciando già oggi contro il tedesco (quarto match sul centrale, inizio attorno alle 17), che – per sua stessa ammissione – sulla terra si esprime meglio che altrove. E quando ingrana, soprattutto nei Masters 1000, è veramente difficile da contrastare.

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Djokovic alieno: annulla 2 match point a uno splendido Federer e vince il suo quinto Wimbledon

LONDRA – La finale più emozionante del decennio sui campi di Wimbledon finisce al tie-break decisivo. Federer commovente, Djokovic eguaglia Borg e vola a 16 Slam

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [2] R. Federer 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3) (da Londra, il nostro inviato)

Un tie-break al quinto set. Al primo tentativo. Questa finale di Wimbledon non poteva regalare più emozioni. Match point annullati, come non se n’erano visti da Parigi 2004 all’atto decisivo di uno Slam, Roger Federer che ancora una volta perde da Novak Djokovic con due match point a favore, come era accaduto già due volte nelle semifinali dello US Open.

Un match che Federer, il quale alla fine ha vinto 14 punti in più dell’avversario, sembrava avere in mano sul’8-7 del quinto set, quando ha servito per il set, ma invano. Ma anche prima di quell’episodio cruciale della partita c’erano stati momenti in cui avrebbe potuto ottenere il suo nono Wimbledon, come nel tie-break del primo set e nel set point avuto nel terzo. E invece è stata la giornata di Novak Djokovic, capace di vincere una partita incredibile, servendo in maniera altrettanto incredibile e dimostrandosi il più freddo nei momenti decisivi.

 

La contemporaneità quasi perfetta dell’inizio della finale del singolare maschile di Wimbledon e della partenza del Gran Premio di Formula 1 a Silverstone sembra sottolineare il “tafazzismo” imperante della Gran Bretagna contemporanea. Il tema tattico iniziale è quello largamente atteso: Federer cerca di muovere il gioco, Djokovic presidia il fondo e contrattacca. La prima chance break è per lo svizzero sul 2-1, e se ne va con un diritto sparacchiato fuori alla ricerca di un contropiede eccessivo. Subito dopo Federer recupera da 0-30 affidandosi alla prima di servizio.

Lo svizzero gioca sui cambi di ritmo e rotazione negli scambi, ma Djokovic non si fa ingannare e risponde colpo su colpo. Federer arriva a due punti dal set sul 5-4 con due eccellenti diritti in chop, arriva a 20 centimetri dal set-point, ma il n.1 del mondo esce dal passaggio pericoloso con grande autorità. Nel tie-break è Federer che ha l’iniziativa sulla racchetta, perde due punti sul servizio di Djokovic che avrebbe dovuto vincere con due errori di diritto (dopo 21 e 13 colpi), riesce comunque ad andare avanti per 5-3 con due splendidi vincenti da fondo, ma poi cede quattro punti consecutivi (tre gratuiti) per consegnare il primo set a Djokovic dopo 58 minuti (curiosamente due in più della finale femminile di sabato).

Ma il rush finale del tie-break costa caro al serbo, che inizia a commettere quegli errori da fondo che non erano affiorati fino a quel momento e concede due break consecutivi, lasciando scappare Federer sul 4-0. Con un terzo break sul 5-1, chiuso da due punti quasi buttati via da Djokovic, Federer pareggia i conti in 25 minuti con un set da 26 punti a 12. Novak è passato da 14 vincenti e 6 gratuiti nel primo set a 2 vincenti e 10 gratuiti nel secondo.

Federer aumenta il ritmo delle discese a rete a inizio terzo set, poi si ferma di più a palleggiare da fondo. L’inerzia del match sembra a suo favore dopo il “set horribilis” di Djokovic nel secondo, ma non riesce a concretizzare questa superiorità in punteggio. Lo svizzero si desta dall’apparente torpore e con una demi-volée di rovescio che fa esplodere il centrale conquista il set point, ma con la battuta lo svizzero rispedisce tutto al mittente. Il clima è quasi da Coppa Davis svizzera (almeno quella di una volta, chissà come sarà quella nuova), ma Djokovic non trema, e con il sapiente utilizzo del servizio al corpo arriva al tie-break che domina fino al 5-1, viene quasi ripreso sul 5-4, ma un errore di Federer sul punto successivo, dopo che il serbo aveva servito una seconda lentissima (80 miglia orarie) e in mezzo al rettangolo del servizio, decide la sorte del set.

In una situazione che ricorda un po’ a grandi linee la finale dello US Open 2015, dopo due ore e 16 minuti di gioco Federer si trova indietro per due set a uno senza aver fronteggiato l’ombra di una palla break e avendo avuto concrete chance di vincere entrambi i set perduti. A quinto game c’è un leggero calo al servizio di Djokovic, ma tanto basta: un doppio fallo, tre prime sbagliate e su una “steccata” di rovescio Federer ottiene il quarto break della giornata. Sul 4-2 Roger mette a segno una volée di rovescio smorzata che trasferisce la Davis svizzera in Sud America, tanta è la bolgia sul Centrale: serve per il set sul 5-2 ma perde il servizio per la prima volta nell’incontro. Due game più tardi è la volta buona e la finale va al quinto come era accaduto nel 2014.

Con Federer avanti di 15 nel computo totale dei punti si inizia il set decisivo. Sono un po’ saltati gli schemi, si diceva una volta nel calcio, Federer gioca più a briglia sciolta e anche Djokovic lo segue. È il serbo il primo ad avere palle break, sul 2-1: sono tre, che Federer annulla bene con il servizio. Le gambe dello svizzero però non sono più sotto i colpi come all’inizio del match, due rovesci scappano lunghi sul 2-3 e con un passante incrociato Djokovic guadagna l’importantissimo break di vantaggio. La posta in palio è altissima, nessuno è immune dalla tensione. Nole commette un doppio fallo sul 30-30 concedendo una palla del controbreak a Federer, che però sfuma con un diritto lungo. Ma il controbreak alla fine arriva, e alla soglia delle quattro ore di gioco la finale va ad oltranza.

Sul 5-5 Djokovic commette un doppio fallo, il nono, poi si salva con una volée in tuffo e tiene la battuta. Il gioco successivo Federer sbaglia uno schiaffo al volo sulla palla del 6-6, ma con un po’ più di fatica raggiunge comunque la parità. Sul 7-7 Djokovic va 30-0, subisce un diritto di Federer poi commette due errori gratuiti pesantissimi e sulla palla break non riesce a chiudere il diritto sotto rete e subisce il passante dello svizzero che va a servire per il match. Ma non deve finire così: Federer ha due match point, il primo lo sbaglia di diritto, sul secondo viene fulminato da un passante e poi arriva il controbreak. Sette punti consecutivi e si ritorna a giocare con le parità. 8-8, 9-9, 10-10, 11-11. Sul 40-0 Djokovic viene trascinato a palla break, con un “falco” molto controverso. Il passante di rovescio di Federer è fuori di un soffio. Su un secondo “falco” controverso sembra che abbia segnato l’Inghilterra quando sancisce la seconda palla break per Federer, ma con due colpi al volo tanto brutti quanto efficaci Nole annulla anche quella. Si arriva al tie-break, quello del 12-12, quello che mai si sarebbe pensato sarebbe servito in una finale.

Il minibreak decisivo arriva su un serve and volley di Federer al terzo punto, con la demi-volée che va in corridoio. Djokovic tiene i suoi servizi con grande freddezza, e una steccata di diritto chiude il match dopo 4 ore e 57 minuti consegnando il quinto Wimbledon a Novak Djokovic.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

IL TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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Federer: “Similitudini con il 2008? La delusione. Niente Montreal, torno a Cincinnati”

Wimbledon, lo svizzero dopo la sconfitta più amara della carriera: “Un punto ha cambiato tutto, decidete voi quale dei due”. E salta l’Open del Canada

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Roger Federer- Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Roger Federer è ancora incredulo quando si presenta in sala stampa dopo l’incredibile finale di Wimbledon persa al tie-break del quinto set sul 12-12 contro Novak Djokovic, probabilmente la più dolorosa sconfitta della carriera: “Certo mi sento triste, forse anche arrabbiato. Non riesco a credere di aver mancato una possibilità così grande”.

Nonostante la delusione tremenda si sforza di trovare dei lati positivi. “Ero sotto un break e l’ho rimontata nel quinto poi un punto ha cambiato tutto, decidete voi quale dei due match-point, è stata dura avere quelle possibilità e sprecarle. Certo, lui ha sempre gestito bene il mio slice, si abbassa molto bene e sbaglia poco. Devi sempre essere aggressivo con lui. E non importa se ho fatto molti punti in più, io so quanto ci sono arrivato vicino, e devo essere contento della mia prestazione. Sappiamo tutti quanto forte sia Novak, quanto lo sia stato per tanti anni, ogni vittoria in più aumenta la sua grandezza. Trovo motivazione in tante differenti situazioni, non sono diventato un giocatore di tennis solo per conquistare record“.

Si sforza poi di guardare già avanti, forse cercando di distogliere il pensiero dalla delusione: “Per riprendermi da una sconfitta così, beh, è come quando sei un break avanti, servi per il match, non va, ma prosegui lo stesso. Non si può rimanere depressi dopo un match così, bisogna avere la mentalità di andare avanti ed essere contenti del proprio livello.
Io lo sono. Penso che giocare sulla terra mi abbia fatto bene, ho avuto un buon ritmo partita, anche a Halle prima di qui”.

Non è dato sapere se la scelta dipende anche dal fatto di aver allungato la stagione disputando anche i tornei di Madrid, Roma e Parigi, ma Roger annuncia che tornerà in campo soltanto per il secondo dei ‘1000’ sul cemento nordamericano. “Guardando avanti, salterò Montreal, per darmi tempo di prepararmi bene per Cincinnati e gli US Open“.

 

Qualche collega gli chiede infine un paragone con la finale persa contro Nadal 11 anni fa e lui trova il modo di sorridere: “Ci sono stati grandi punti oggi, grandi emozioni. Rispetto al 2008? Mah, questa è stata una partita più regolare forse, senza interruzioni, senza il buio alla fine. La similitudine con quella partita, direi che è la delusione che sento“.

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Wimbledon lo Slam migliore? Dipende…

L’atmosfera esclusiva e un po’ snob dell’All England Club non è per tutti i gusti. Qualcuno preferisce qualcosa di diverso

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I grounds di Wimbledon (foto AELTC/Chris Raphael)

Dal nostro inviato a Londra

Verso la fine di un torneo dello Slam i risvegli mattutini si fanno solitamente più difficoltosi, perché la stanchezza si fa sentire. Questo sabato mattina, però, ho avuto un’insolita iniezione di energia leggendo la copia in anteprima dell’editoriale di Ubaldo (ebbene sì, noi possiamo leggere in anteprima il pensiero di Ubaldo: saremo ben fortunati!). Un passaggio mi ha fatto sobbalzare dal letto:

Hai voglia a negarlo, a sostenere che Wimbledon è un torneo anacronistico perché è l’unico torneo che davvero conta sull’erba in una stagione che dura un mese, ma l’atmosfera che si vive qui non la si vive da nessun altra parte e giustifica le code, l’irreperibilità dei biglietti, i prezzi esosi di quelli e del resto. Chi è stato a Wimbledon lo sa, lo ha percepito, non farebbe a cambio con nessun biglietto di nessun altro torneo. Vi sfido a trovare chi sostenga il contrario.

 

Ho mandato subito una mail a tutta la redazione dicendo “Eccomi qua. Io faccio cambio. E lo dico da tifoso che è andato a tutti gli Slam pagando il biglietto”. E così mi ritrovo a scrivere per spiegare il punto di vista di quello che cambia i biglietti di Wimbledon con quelli di un altro Slam.

Ok, ma quale Slam?

Innanzitutto è doveroso premettere che io parto da una prospettiva privilegiata: come ho detto, sono andato a tutti i tornei dello Slam da semplice tifoso, al contrario del Direttore Scanagatta che però ha un grosso svantaggio anagrafico da questo punto di vista. Lui ha iniziato a coprire giornalisticamente il tennis nel 1974, e prima di allora i costi dei viaggi intercontinentali (e non solo) erano fuori dalla portata di molti, per cui non è onesto “rimproverargli” di non essere andato in Australia da giovane appassionato come invece è tutt’altro che impossibile fare oggi. In ogni modo, posso confrontare i quattro tornei dal punto di vista dello spettatore.

Credo sia impossibile dire quale è più bello, quale ha più “atmosfera” e quale ne ha meno. Si tratta di concetti molto soggettivi, ognuno di noi dà importanza ad aspetti diversi di una stessa esperienza. E l’esperienza che si vive è differente in ognuno dei quattro tornei maggiori.

Personalmente mi trovo più in linea con il tennis da parco pubblico dello US Open o dell’Australian Open. Si tratta di due eventi che, in termini di spettatori, totalizzano quasi il 50% di presenze in più rispetto ai loro “pari grado” europei, soprattutto grazie alla presenza delle sessioni serali, e proprio per questo danno decisamente la sensazione di essere dei grandi festival del tennis. Come ho già accennato diverse volte nei video registrati da Parigi, che sembra voler essere un “Wimbledon rosso”, gli Slam europei stanno a quelli extraeuropei come le boutique di Via Condotti o Rue Saint-Honoré stanno agli outlet mall: più piccoli ed eleganti, meno spazio, ambiente più chic. Per i prezzi… siamo lì, nessuno regala nulla!

Si può dire che ognuno dei quattro Slam incorpora l’essenza del Paese e della città che lo ospita. A Melbourne c’è la sublimazione delle vacanze estive australiane: festa, musica, barbecue, un caldo atroce. Tutti possono venire e tutti sono benvenuti. Il Roland Garros cattura l’essenza chic di Parigi in uno spazio ridotto e incredibilmente curato in ogni dettaglio. A Wimbledon tutto è splendidamente “verde e viola”, e trasuda di esclusività elitarista: tutti quelli che sono lì hanno dovuto attraversare procedure complicatissime, file, chiedere favori o pagare cifre importanti. New York invece è la città dell’inclusione e degli eccessi: c’è spazio per tutti, dai ground proletari per chi si arrostisce sotto il sole impietoso alle presenze VIP delle suite con aria condizionata e buffet a base di gamberoni.

Durante il match di venerdì tra Federer e Nadal, per esempio, a parte lo straordinario spettacolo in campo, era evidente che la folla sugli spalti apparteneva ad un’elite ultra-selezionata. D’altronde però la divisione in classi è uno dei pilastri della società inglese: due coetanei che crescono in un paesino di poche migliaia di anime in Italia finirebbero inevitabilmente per conoscersi e comunque frequentare almeno in parte gli stessi ambienti (scuola, forse chiesa, bar, discoteche). In Inghilterra è tranquillamente possibile che le strade di questi due coetanei non si incrocino mai, e a causa della differente classe sociale i due frequentino diverse scuole, diverse compagnie, abbiano diversi luoghi d’incontro e di divertimento. A Wimbledon ci vanno solo “certe” persone, gli “altri” guardano in TV. A New York e Melbourne invece non accade, ed è per questo che personalmente preferisco l’esperienza Slam negli USA o in Australia ad una qui.

Ciò non significa che tutti debbano pensarla allo stesso modo: per fortuna non tutti i gusti sono alla vaniglia, soleva spesso dire il grande Gianni Clerici. Però quanto a dire “vi sfido a trovare chi sostenga il contrario”, beh… Direttore riprova un’altra volta, sarai più fortunato.

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