Chissà se Nadal stava male! Tre italiani in ottavi: record? Il match migliore l’hanno visto in pochi

Editoriali del Direttore

Chissà se Nadal stava male! Tre italiani in ottavi: record? Il match migliore l’hanno visto in pochi

MONTECARLO – La fortuna di Fognini, le speranze di Cecchinato e Sonego con i quarti in vista. Un giovedì con tanti bei match. Spicca Nadal-Dimitrov

Pubblicato

il

Rafa Nadal e Carlos Moya - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Quando la partita del giorno è stata un 6-1 6-1 e la notizia del giorno è che ci sono tre italiani per la prima volta negli ottavi a Montecarlo, grazie al fatto che Fognini ha vinto per il ritiro del suo avversario, non si può dire che sia stata una giornata memorabile per il tennis, anche se erano in programma gli esordi di ben cinque top 10.

Era dal ’78 – ma il tabellone era di 32 giocatori, per arrivare agli ottavi bastava una sola vittoria e non due – che non avevamo tre azzurri in ottavi. Allora furono Panatta, Barazzutti, Bertolucci, Zugarelli e Ocleppo. Così oggi si può parlare quasi di record, anche se in altri tornei importanti è pure successo: a Roma ad esempio, l’ultima volta nel 1984, con Cancellotti, Ocleppo e Claudio Panatta, ma furono addirittura quattro nel 1979 (Ocleppo, Barazzutti, Panatta e Bertolucci). L’anno scorso anche a Pechino, ma era un torneo 500, raggiunsero gli ottavi Fognini, Cecchinato e Berrettini. Questo però è un Masters 1000.

 

Non c’è stata nemmeno una partita che si sia decisa al terzo set. E forse la migliore, quella Dimitrov e Struff l’hanno vista in pochi, perché come al solito la gente segue il campo centrale dove ci scendono i grandi nomi. Struff ha avuto tante occasioni per fare i break, ma i punti importanti li ha sempre giocati Dimitrov. Che quando è in vena può essere pericoloso per tanti.

Comunque sia, quando c’è Nadal, campione undici volte qui come a Parigi e a Montecarlo (dica 33…direbbe un medico), chi se lo perde? I ragazzini diventano matti, per conquistare un autografo sarebbero capaci di tutto.

Anche perché c’erano delle riserve sulla sua condizione fisica. Alimentate dal suo ritiro a Indian Wells, dalle sue stesse incertezze, dal nome dell’avversario, Bautista Agut, non un “terraiolo” puro e tuttavia uno degli uomini più in forma di questo inizio di stagione. Ebbene Rafa che era un vero Next Gen quando i Next Gen non erano ancora così promossi dalle campagne ATP – a 16 anni (e non a 20!) battè qui Albert Costa, uno che ha vinto il Roland Garros – ha dominato in 76 minuti il connazionale che il 14 aprile ha compiuto 31 anni: 61 61 e a casa.

Alla faccia della condizione incerta. È di un altro pianeta, se sta bene, quando si gioca sui campi rossi. Solo il miglior Djokovic può competere con lui, e forse il miglior Thiem. Ho scritto competere. Che non vuol dire battere. Anche se può succedere. Comunque Rafa non sembra sentirsi al riparo da qualche ricaduta. Troppe ne ha avute. E in conferenza stampa, fino al finale quando ha ironizzato sull’eccessivo strombazzamento per i Next Gen contemporanei, è apparso anche piuttosto corrucciato. Quasi preoccupato.

Quanto a Fognini beh, quando si dice come può cambiare la vita di un tennista (non solo di un tennista…) da un giorno all’altro. Era già quasi sotto la doccia nel match con Rublev (62 4-1 e 5 pallebreak per il 5-1) e aveva commentato “Che culo” e ora si ritrova agli ottavi senza colpo ferire perché Simon si è bloccato nel corso dell’allenamento mattutino – ci aveva perso 5 volte su 5 e quindi a Fabio è andata davvero di lusso – negli ottavi contro Zverev che quest’anno non ha fatto sfracelli anche se è pur sempre il numero 3 del mondo e lo ha battuto due volte su due, con un 63 63 e un 64 62, sei game a match lasciati al nostro.

Però chi si sente di escludere che Fognini trovi la grande giornata soprattutto quando nessuno se lo aspetta? Vero, peraltro, che lo si è visto allenarsi con un tutore al gomito. Non un buon segno. Anche perché mentre Nadal è uno che, abituato a sentire dolori di vario tipo, non si deconcentra mai se appena appena riesce a muoversi, invece a Fabio basta un nonnulla per crearsi un alibi. Lui per primo è consapevole del fatto che la testa, l’attenzione è sempre stata il suo grande problema, non certo il tennis, la tecnica. Il Fognini del primo set e mezzo contro Rublev non era neppure parente del Fognini che ha rimontato e soprattutto di quello che ha giocato il terzo set.

Fabio Fognini (allenamento) – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Certo non è favorito come lo sarà invece Cecchinato (altro miracolato dopo lo 06 02 con Wawrinka) con Pella, battuto due volte su due e senza perdere un set nella finale di Umago come a Buenos Aires in casa dell’argentino.

E dopo aver visto Sonego in questi giorni direi che il torinese ha almeno le stesse chance del suo coetaneo Norrie anche se in classifica ci sono 40 posti a favore del britannico nato in Sud Africa. Io penso anzi che Lorenzo possa vincere. Anche se Norrie pare non trovarsi a malpartito sulla terra rossa, se ha battuto uno come Fucsovics (dopo Mannarino). È fresco di best ranking dopo che per la prima volta quest’anno ha raggiunto una finale in un 250 (Auckland) e una semifinale in un 500 (Acapulco). Sembrerebbe uno da campi veloci, se non altro perché viene dal Paese di Wimbledon, ma sulla terra quel dritto che apre un po’ laboriosamente può forse penalizzarlo meno. Con grande umiltà ha tessuto le lodi di Sonego e ha detto di non considerarsi favorito. Quindi…è meglio diffidare.

Sarebbe un bel colpo avere due italiani nei quarti anche se Cecchinato andrebbe a sbattere proprio su Nadal e Sonego su Thiem. Ma credo che entrambi avrebbero firmato prima del torneo per arrivare a fare quel percorso.

A proposito di match deludenti… mi aspettavo qualcosina in più da Aliassime, ma a 18 anni come si può non essere indulgenti? Zverev che aveva giocato male a Marrakech ha giocato una partita tranquilla, senza strafare. Quando viene a rete è ancora un mezzo disastro. Incredibile pensando a quanto si sarà allenato e a come gioca suo fratello. Aliassime è stato più bravo fuori dal campo che in campo: in conferenza stampa non ha fatto una piega, ha parlato dei suoi due allenatori, mostrando educazione, maturità ed un approccio non drammatico dinanzi ad una sconfitta non scontata ma anche prevedibile. Né è sembrato preoccupato del livello del suo gioco, ben diverso da quello sfoggiato a Miami.

Giusto che gli organizzatori abbiano messo sul centrale in apertura alle 11 Medvedev e Tsitsipas, due che giocano in modo assai diverso, conservativo il russo, più estroso il greco (qui seguito da Mouratoglou). Tra i due c’è anche qualche vecchio screzio, che sembrerebbe risolto… ma chissà mai. Inevitabile che giocassero poi sul centrale i primi due tennisti del mondo, Djokovic contro Fritz e Nadal con Dimitrov (il match tecnicamente migliore). Chiuderà Fognini con Zverev. Invece sul campo dei principi aprono Pella e Cecchinato, seguiti da Sonego e Norrie.

Un appuntino qui per segnalare che il finalista dello scorso anno, Nishikori, è schizzato fuori per mano del francese Herbert. Ma, non so come dirlo, quando Nishikori perde io non mi stupisco mai troppo. È una sensazione curiosa che provo, nei confronti di un giocatore che ha fatto una finale di Slam, che è stato anche n.4 del mondo.

Kei Nishikori – Montecarlo 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Vi lascio con il bilancio dei confronti diretti degli ottvai in programma oggi:

  • Djokovic vs Fritz: nessun precedente (ci sono dieci anni di differenza tra i due. Fritz è n. 65)
  • Medvedev vs Tsitsipas: 3-0 (Tutti i match si sono disputati nel 2018 con un battibecco tra i due a Miami, quando a sentire Medvedev Tistsipas lo avrebbe offeso)
  • Thiem vs Lajovic: 5-0
  • Sonego vs Norrie: nessun precedente 
  • P.H. Herbert vs Coric: 0-1 (MS 1000 Madrid 2017)
  • A. Zverev vs Fognini: 2-0 (MS 1000 Roma 2017 e Pechino 2017)
  • Cecchinato vs Pella: 2-0 (Umago 2018 e Buenos Aires 2019)
  • Dimitrov vs Nadal: 1-11 (ultimo Monte Carlo 2018 – 4 a 0 Nadal su terra – unica vittoria Dimitrov Pechino 2016)

Continua a leggere
Commenti

Editoriali del Direttore

Djokovic non era lui, Nadal era quasi lui. Il direttore di Ubitennis è un criminale?

La finale ha detto poco. L’incredibile esperienza di Scanagatta: da libero cittadino acquista il biglietto, ma viene pedinato tutto il giorno da 3-4 agenti. Il suo legale diffida la FIT

Pubblicato

il

Rafa Nadal - Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

ROMA – Sono state giornate pesanti, non solo per Djokovic che ha vissuto due maratone incredibili contro i due argentini del Potro e Schwartzman, dopo l’intenso giovedì con due match in un giorno, e le ha pagate pesantemente nella finale con Nadal.

Lo sono state anche per chi scrive, per i motivi che alcuni di voi forse pensano di poter immaginare dopo aver letto Ubitennis nei giorni scorsi e le penose vicende del “sequestro del mio accredito stampa”, tant’è che ora mentre mi accingo a scrivere questo pezzullo alle 1,30 del mattino mi riprometto di fare torto alla mia naturale e incorreggibile prolissità per scrivere stavolta poco. Ma chissà mai se riuscirò a… contenermi. Di solito non accade.

 

Sono combattuto se tornare a parlare delle vicende che riguardano più me e Ubitennis che il torneo. Temo di stufare da una parte, di peccare di egocentrismo da un’altra parte – e tanti lo penseranno, anche fra amici e collaboratori – ma mi sembrerebbe giusto anche informare i lettori, e in particolare quelli che sono stati così gentili da manifestarmi qui la loro apprezzata solidarietà, di spiegare quali siano stati gli sviluppi… anche se forse ciò sa più di blog… intimistico, che di giornale on line, e magari non dovrei farlo. Ma lo faccio.

Il timore di abusare della vostra pazienza c’è, ma almeno su come io sia stato pedinato per quasi due giorni interi da un gruppo di “agenti della sicurezza” al Foro Italico, né più meno che se fossi un criminale pronto a far esplodere un ordigno al passaggio di un Binaghi qualsiasi, o altro dirigente FIT, davvero non posso fare a meno di non raccontarlo perché è così inverosimile che per persuadere mia moglie che è accaduto davvero ci ho messo un quarto d’ora. Credeva fosse uno scherzo di cattivo gusto.

Vediamo se riesco a essere breve. Intanto vi preannuncio che in fondo a questo articolo leggerete la diffida che il mio amico avvocato Massimo Rossi ha inviato alla FIT, preannunciando una possibile azione legale per i danni provocatimi impedendomi di lavorare come avrei dovuto e procurandomi anche un tale stress le cui risultanze dovrò accertare al più presto. Non è il caso di entrare in dettagli qui. Prevedibilmente la lettera dell’avvocato Rossi non ha fin qui ricevuto alcuna risposta né mi è giunta la revoca richiesta del blocco del mio accredito stampa. La mail è stata inviata al presidente FIT, al direttore della comunicazione Valesio al presunto regista dell’”operazione blocco” Baccini.

Qualcuno ricorderà forse il nome di Baccini non solo per aver capeggiato un gruppo di contestatori contrari alla trasferta azzurra di Coppa Davis in Cile – era fra coloro che gridava “No, no volèe con il regime di Pinochet” in viale Tiziano davanti alla sede FIT di allora – ma anche per avere qualche anno fa scritto pessimi apprezzamenti – dei quali spero si sia poi arrossito e pentito – nei confronti e di Rino Tommasi e di Gianni Clerici quando pubblicava una sua rubrica sulla rivista federale; se li ritrovo nel mio archivio voglio che li leggiate, perché sono… istruttivi.

Se tal soggetto si è comportato così con i miei due grandi Maestri – con la M maiuscola – mi onoro oggi, quindi, di ritrovarlo anche sulla mia strada quale perenne bastone-ostacolo alla mia attività giornalistica con il beneplacito del presidente FIT, che lo ha voluto in consiglio federale dopo che da responsabile della comunicazione era riuscito a litigare con tutti quelli con cui avrebbe dovuto cercare invece di relazionarsi e istituire buoni rapporti. I nomi? Non solo uno o due: Tommasi, Clerici, Azzolini, Martucci, Scanagatta, Semeraro, Cazzaniga, Bisti, Panatta, Marchese, Piccioli, Ferrero, Fumarola, Francia, sono i primi che mi vengono a mente, ma certo ce ne saranno stati altri. So quello che dico e lo sanno tutti. Eravamo praticamente tutti quelli che facevano informazione tennistica in radio, tv, giornali. Se Binaghi non ha mai goduto di buona stampa, fin dall’inizio, oltre che i suoi stessi difetti dovrebbe sapere chi ringraziare.

La diffida del mio legale è stata inviata per conoscenza anche al presidente del Coni Giovanni Malagò che era stato messo al corrente dal sottoscritto di quanto accaduto e aveva – invano – parlato con Baccini. Fino a qualche tempo fa le parole di Malagò avrebbero probabilmente avuto un altro peso. Chi ha letto Ubitennis in questi giorni sa che cosa è successo. Non lo ripeterò. Chi non lo sa potrà sempre leggere ora. Attraverso questo link.

Sabato sera, dopo ore e ore di piantonamento davanti alla porta d’ingresso attraverso cui si accede alla stampa, mentre il direttore della comunicazione Valesio che aveva firmato la revoca del mio accredito, si era dileguato almeno per chiunque lo cercasse – non solo per me, che l’ho atteso invano per 4 o 5 ore sulla porta dabbasso in attesa che si degnasse di spiegarmi con quale spirito si fosse prestato a firmare quel foglio (che io non credo abbia ideato lui), ma anche alcuni colleghi che volevano parlargli pur sapendo che non avrebbero cavato un ragno dal buco (e qui non sto a spiegarvi il perché) – si era finalmente materializzata la presenza di un dirigente FIT: Giancarlo Baccini, cui avevano telefonato diverse persone, incluso il direttore marketing dell’ex Coni Servizi Diego Nepi Molineris. Fra parentesi su Repubblica di oggi . nelle pagine della cronaca di Roma si legge in un articolo a firma di Maurilio Rigo dal titolo “Record al Foro e accuse al CONI :”Il tetto non c’è” Si tratta diun pesantissimo attacco del presidente Binaghi a proposito del tetto che non c’è nei confronti del Presidente del Coni Giovanni Malagò e della Coni Servizi di cui lo stesso Diego Nepi Molineris è stato uno dei massimi responsabili fino all’altro giorno. Insomma volano gli stracci fra coloro che erano fino a pochissimo tempo fa sodali (prima dell’avvento di Lega e 5 Stelle al Governo, della crisi del PD, del ridimensionamento del CONI stesso a favore del nuovo organismo “Sport e Salute” con la delega allo sport per il sottosegretario della Lega Giancarlo Giorgetti). Giovanni Malagò adesso è in difficoltà e chi fino a ieri faceva l’amicone, adesso sta muovendosi in tutto altro modo. Che tristezza.  Penso proprio che Malagò oggi si sia pentito di non aver fatto quel che a suo tempo avrebbe potuto e dovuto fare. 

Il suddetto Baccini propose, accompagnato da un avvocato FIT, (Marra di cognome), di addivenire, soi disant, a un “ragionevole compromesso”. Se io avessi firmato una esplicita dichiarazione di colpevolezza per aver infranto la regola che avrebbe legittimamente autorizzato la FIT a stopparmi l’accredito – regoletta di una riga non so da quanti anni inserita fra le tante; ma lo scoprirò giusto per mia curiosità – secondo cui chi era accreditato per una testata non poteva scrivere per un’altra (regola ridicola e assurda che svuoterebbe qualsiasi sala stampa; difatti la stessa FIT non ha preteso di farla rispettare altro che per me) e avessi accettato di scrivere solo per La Nazione e non per Ubitennis, allora l’accredito mi sarebbe stato restituito. Voi avreste firmato? Io no.

Lo ha capito subito un secondo avvocato consulente FIT, cognome Proto e piuttosto conosciuto in Sardegna. Questi mi ha infatti proposto allora di togliere alcune righe. Lì per lì, e avrei sbagliato, avevo pensato di dire di sì. Ma quando il taglio proposto dal suo avvocato è stato poi portato all’attenzione di Baccini e questi ha detto che non era d’accordo con il suo avvocato! Meno male.

Quindi non se ne è fatto di nulla. Io ero ormai in sala stampa e ci sono rimasto, ma senza accredito non potevo andare da nessuna parte salvo che restare al mio desk. Off limits la tribuna stampa, la sala interviste. Raggio di azione? Pochi metri quadrati. Da due a quattro persone, che presumo agenti della sicurezza, si sono avvicendate agli ingressi, guardandomi alle spalle mentre scrivevo al computer, telefonandosi fra loro se appena mi alzavo, se facevo due metri qua o là . Uno di loro mi ha seguito fino alla vicina toilette. E meno male che ho scoperto che quella toilette accanto al mini-bar era per l’appunto proprio vicinissima; nel corridoio al di là del mini-bar immediatamente confinante non avrei potuto passare.

Giuro che ho pensato dopo ore e ore di incredibile vigilanza, prima di scorgere nella stanza del bar quella toilette, di svuotare una bottiglietta di acqua minerale per un’eventuale urgenza urinaria da espletare di nascosto! Pensavo anche: è davvero roba da matti, da non credersi. Ho diversi testimoni, in quella sezione molto decentrata della sala stampa, che possono serenamente confermare quanto vi sto raccontando, a proprio rischio e pericolo.

E tuttavia non avrei ancora immaginato quanto sarebbe successo l’indomani, domenica, il giorno delle finali, dopo che nel mattino avevo parlato con il presidente della FNSI (federazione nazionale stampa) Beppe Giulietti, con il segretario dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Guido D’Ubaldo, con il Presidente dell’USSI (Unione Stampa Sportiva) Luigi Ferrajolo cui ho mandato le varie lettere FIT, proposte compromissorie inaccettabili comprese, inclusa quella in cui alla consegna dell’accredito fra un putiferio di regole e regolette c’è anche quella che ha costituito il pretesto per il ritiro dell’accredito.

Di domenica i tre dirigenti appena succitati sono stati perfino troppo disponibili e comprensivi a dedicarmi tempo e attenzione. Ma il solo che è riuscito a parlare con Baccini, purtroppo senza apprezzabile risultato, è stato il presidente dell’USSI. Baccini gli ha raccontato – a quanto il collega Ferrajolo mi ha riferito – che io ero anche reo di aver fatto video in zone non consentite. Balla cinese! Figurarsi se io sono così fesso da fornire un pretesto del genere a chi so che non avrebbe aspettato altro pur di farmi qualsiasi sgambetto. E comunque anche fosse stato vero (e ribadisco che non lo è) cosa avrebbe avuto a che fare con la motivazione firmata da Valesio? Arrampicate sugli specchi?

Naturalmente Baccini, che è quello che è ma non è stupido, negava -mostrandosi perfino indignato all’idea – che l’azione FIT potesse integrare il sospetto di una mera ritorsione per i miei articoli critici. La tesi espressa l’avevo sentito anche il giorno prima: “Se avessi dovuto impedire l’accesso di Scanagatta per le sue critiche lo avremmo già fatto da anni”. Ma sulle strane e casuali coincidenze del ritiro dell’accredito avvenuto a torneo inoltrato e dopo anni di accrediti identici per La Nazione, quando ho sempre scritto anche per Ubitennis, che pubblicano nei due sensi gli articoli delle due testate partner dello stesso network– in un senso e nell’altro, in perfetta sintonia e concomitanza con l’uscita dell’articolo su Federer, Djokovic, naturalmente Baccini ha preferito sorvolare. Silenzio assoluto.

Vabbè (vedete che mi sto allungando? Uffa!). Nel primo pomeriggio decido di comprarmi un biglietto ground (10 euro devoluti alla FIT, un modesto contributo personale…) per incontrare fuori dalla porta che dà accesso all’area media, quei colleghi che mi avevano cortesemente chiesto di conoscere gli sviluppi della vicenda. Dovrei ringraziarli qui pubblicamente ma non lo faccio. Lo farò privatamente perché so che invece di far loro un piacere in taluni casi li metterei in difficoltà con la FIT che, come avrete intuito, ha i suoi modi per rapportarsi con chi… non si comporta come si deve. Ho a quel punto inviato una mail a un gruppo più allargato di colleghi, rispetto a quella decina di amici apertamente solidali, scrivendo che sarei stato fuori dalla porta d’accesso, ove avessero avuto piacere di parlarmi con due opzioni: o prima dell’inizio della finale maschile, 14:50, o al termine.

Fra i destinatari ci sarà stato qualcuno più infido, più realista del re. Una spia. Del KGB? Fatto sta che, sebbene a quel punto io fossi un libero cittadino che si era acquistato un ground, come sono arrivato nei pressi della zona stampa, mi sono accorto di essere seguito ovunque. Da due, tre “agenti” con tanto di accredito – non ho chiesto la loro qualifica, quindi non so per quale società, compagnia o corpo lavorassero – e nel tardo pomeriggio dopo che la finale era stata vinta da Nadal 6-1 al terzo, anche da quattro “agenti”. Non credo fossero armati. Non mi pareva il caso di filmarle con il cellulare, ma una foto a riprova di quel che sto scrivendo ce l’ho. Così come tre testimoni.

Stavo facendo qualcosa di male, di sospetto? Certo che no. La finale me la sono vista, prima seduto, poi quasi sdraiato, sul camminatoio di cemento davanti agli studi di Supertennis, sul mega schermo. E due ”agenti”, uno a destra e uno a sinistra (meno assiduo… ogni tanto si faceva una passeggiatina) che se ne stavano a un paio di metri da me. Per tutta la durata della finale! Eppure non sembravano minimamente appassionati. Roba da non credere. Alla fine del match sono tornato verso la porta dell’ingresso stampa, e questi dietro. Ho incontrato amici vari, fatto una foto con alcuni colleghi italiani e stranieri, più d’una con la bellissima Daniela Hantuchova, una mia passione l’ex campionessa slovacca che parla anche discretamente l’italiano (l’ho pure portata sulla mia Vespa a Wimbledon per un tragitto ahimè troppo breve anni fa).

Intorno alle 20 stavano ormai sbaraccando, lì accanto all’accesso alla sala stampa, la sala VIP. Non c’erano più che i camerieri, alle prese con casse, piatti, bicchieri e cose da spostare. E c’era anche una signora cui ho osato chiedere se avrei creato un problema a usare la toilette per pochi secondi. ”Ma certo, ci mancherebbe!” mi ha risposto lei super gentile. Passano neppure cinque secondi e cinque metri e mi arriva alle spalle uno degli agenti: “Lei ha l’accredito? Qui non si può entrare senza!”. “Nemmeno per fare pipì quando non c’è più nessuno?” replico evidentemente disorientandolo. Incredibilmente comprensivo mi ha scortato al bagno e mi ha lasciato chiudere la porta. Ouf.

Seguo gli Internazionali da 47 anni e sono sempre stato fiero di esprimere liberamente le mie opinioni. Sabato 18 maggio mi è stato impedito di esercitare liberamente il diritto di un giornalista – garantito dallo Costituzione – con motivazioni miserevoli. Una postilla sulla conferenza stampa di domenica 19 maggio tenuta dal presidente Binaghi sull’argomento delle lamentele espresse da diversi tennisti (Djokovic, Federer, Thiem, Goffin, Fognini, Cecchinato etcetera) ha detto che a lamentarsi sono sempre i giocatori che perdono. Non è vero: Djokovic non aveva fatto perso quando si è lamentato della condizione dei campi, difatti è arrivato in finale. Non è vero neanche nel caso di Federer che nel corso del match CHE HA VINTO con Coric chiedeva più volte all’arbitro Carlos Bernardes di fare asciugare dai raccattapalle le righe bagnate e pericolosamente scivolose dopo l’innaffiatura del campo a fine primo set, senza essere ascoltato. L’innaffiatura del campo non la decide l’arbitro e la gestione della tenuta dei campi spetta all’organizzazione. Neppure a farlo apposta Federer è poi scivolato proprio su una riga e purtroppo – pur avendo vinto la partita – l’indomani è stato costretto ad abbandonare il torneo per un problema fisico alla gamba così infortunata.

Basta così. Capisco che questa cronaca per un appassionato di tennis che vuol sapere vita morte e miracoli di Nadal e Djokovic e se ne frega giustamente dei guai di Scanagatta e dei dispetti della FIT (che per tante ore il sabato e tante ore la domenica hanno comportato smuovere KGB, Mossad, CIA e FBI per tener d’occhio un pericolosissimo criminale quale il sottoscritto) è noiosissima. Ma, cercate di capirmi e perdonarmi, non è per egocentrismo che ho scritto tutto questo. Ma perché è esperienza vera, vissuta e per me assolutamente inimmaginabile, molto più – francamente – della stanchezza di Novak Djokovic e dei progressi di Rafa Nadal.

Quando un giocatore non più giovanissimo – nemmeno Djokovic lo è più, anche se resta un atleta straordinario – affronta due lotte spasmodiche e fino a tarda notte come ha fatto lui, e dopo altre due partite giocate nello stesso giovedì, non può essere fresco come una rosa a meno di 24 di distanza. E si soffre più nel primo set, quando tutte le tossine si devono ancora liberare che dopo. Lui era come ingrippato all’inizio – e ha rimediato il suo primo 6-0 da Rafa in 54 match – si è un po’ sciolto nel secondo, nonostante abbia sbagliato due smash raccapriccianti (quel colpo proprio non fa parte del suo repertorio: se il punto è importante, il pallonetto è alto e lui è in sofferenza, lo sbaglia. E non di poco; lo sotterra proprio).

Ha comunque vinto il secondo, illudendosi per poco, perché la spia della benzina era rossa. Non c’è più stata partita, Nadal è tornato al successo, il primo sulla terra rossa quest’anno, il Masters 1000 numero 34, uno più di Nole.

Affronterà il Roland Garros con molta più fiducia nei propri mezzi. E Djokovic sa di non dover fare troppo caso alla propria prestazione deludente. Ha più d’un alibi. E anche di che ringraziare il cielo: se del Potro non si fosse mangiato il dritto più facile che gli poteva capitare sul primo dei due matchpoint, Novak sarebbe già andato a casa. Ora i confronti diretti dicono che Novak è avanti per 28 duelli a 26 (e Rafa per 34 Masters 1000 a 33), ma alla fin fine sono numeri che contano poco e nulla ai fini di future previsioni per eventuali prossimi head to head fra il n.1 e il n.2 del mondo. Forse sulla terra rossa il n.2 è il n.1, e viceversa, ma di fatto tutto dipende da come i due arrivano ad affrontarsi. Stanchi, non stanchi, sani, non sani, motivati, non motivati (vale per altri tornei eh, non per Parigi!), in fiducia, in sfiducia. Ad maiora.

E qui sotto di seguito, come anticipato, la lettera scritta dall’avvocato Massimo Rossi alla FIT.

In nome e per conto del dottor Ubaldo Scanagatta, che me ne ha conferito mandato, sono con la presente a significarVi quanto segue.
Ubaldo Scanagatta è giornalista professionista da sempre specificamente e particolarmente impegnato nell’attività di commentatore dello Sport del tennis.
In tale veste da più di quarant’anni egli segue gli Internazionali d’Italia anche dalla Sala Stampa del torneo, cui è sempre stato ammesso a seguito di accredito richiesto dal quotidiano La Nazione di Firenze e regolarmente concesso.
Oltre che per la sua collaborazione con il quotidiano La Nazione, Ubaldo Scanagatta è universalmente noto al mondo del Tennis, e quindi anche a tutti i destinatari della presente, quale fondatore e direttore responsabile della testata on-line denominata “Ubitennis”.
In occasione di tutte le ultime dieci edizioni degli Internazionali d’Italia Ubaldo Scanagatta ha esercitato la sua professione di giornalista scrivendo commenti sia sul giornale La Nazione, che sul Resto del Carlino, che su Il Giorno – tutti appartenenti al medesimo gruppo editoriale – sia sulla testata “Ubitennis”, peraltro partner dello stesso “Network”.
Anche l’edizione in corso non ha fatto eccezione, tanto è vero che fin dal primo giorno di gare Ubaldo Scanagatta ha scritto i suoi pezzi pubblicati dalle testate sopra richiamate. In particolare, va forse sottolineato, nella giornata di ieri “Ubitennis” ha pubblicato, a firma del suo Direttore, alcuni articoli aventi riguardo ai ritiri dalla competizione di Roger Federer e della numero 1 del tennis femminile – la giapponese Osaka – nonché riguardo alle dichiarazioni critiche e in parte polemiche espresse dai giocatori Fognini, Federer, Djokovich, Thiem e Goffin sia con riferimento alle pessime condizioni dei campi, sia con riferimento alla organizzazione del torneo, con particolare riguardo agli orari di gioco.
Questa mattina il direttore della comunicazione degli Internazionali d’Italia, Piero Valesio, ha contestato per iscritto a Ubaldo Scanagatta la pretesa violazione da parte sua dell’ obbligo “di non svolgere attività giornalistica per media diversi da quello che hanno (sic n.d.r.) richiesto l’accredito di cui è in possesso”.
Contestualmente e conseguentemente è stato revocato a Ubaldo Scanagatta il “pass” di accesso.
La Vostra iniziativa è del tutto illegittima e viola gravemente i diritti del mio assistito.
Non può al proposito non rilevarsi come l’articolo 21 della nostra Costituzione tutela espressamente il “diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Il medesimo articolo afferma che “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure”.
Aggiungasi che l’esercizio di libera stampa comprende il diritto di accesso alle informazioni e alla loro raccolta senza limitazioni.
Appare dunque evidente la grave violazione di diritti costituzionalmente garantiti da Voi posta in essere a danno non solo del mio assistito ma anche e soprattutto del pubblico dei lettori.
La Vostra censura è inaccettabile e sarà pertanto oggetto di adeguata reazione nella competente sede giudiziaria, anche ai fini risarcitori in relazione ai gravi danni subiti dal mio assistito e dalle testate da lui rappresentate.
Vi diffido in ogni caso dal proseguire nelle Vostre illegittime condotte, invitandoVi alla immediata restituzione del Pass al giornalista Ubaldo Scanagatta.
Distinti saluti.
Massimo Rossi

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Chi farà 34 fra Rafa Nadal e Nole Djokovic? Lo spagnolo è più fresco, il serbo forse più cattivo

Non so se vedrò il match fra i due vincitori di 33 Masters 1000 al Foro, in tribuna stampa o con un biglietto. In tv? La difficoltà di un pronostico che 53 duelli non hanno saputo indirizzare

Pubblicato

il

Rafa Nadal - Roma 2019 (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

Spazio sponsorizzato da FedEx

Ho potuto vedere pochissimo delle quattro semifinali di ieri, e non con il miglior stato d’animo per quanto incredibilmente successomi con il ritiro dell’accredito da parte della FIT per motivi che non possono essere chiaramente quelli dichiarati.

 

Prima di addentrarmi nei risultati che hanno portato alla finale maschile fra il n.1 del mondo Djokovic e il n.2 Nadal che disputeranno la novantanovesima (!) finale di un Masters 1000 avendone vinte ben 66 (33 Rafa e 33 Nole, spettacolo!), nonché a quella femminile fra la n.7 Pliskova e la n.42 Konta, con la ceca che ha un bilancio di 4 vittorie e una sconfitta negli head to head, voglio davvero ringraziare con tutto il cuore tutti quei lettori – davvero un numero impressionate – che hanno subito sentito di volermi manifestare la loro solidarietà avendo capito l’assoluta pretestuosità del provvedimento federale.

Esso – mi corre l’obbligo di spiegare proprio per il rispetto che nutro per voi lettori – si fonda sull’assunto che avendo il direttore de La Nazione fatto richiesta di accredito stampa per me per quella testata – sulla form on line non si poteva inserirne che una – io non avrei potuto collaborare per altre testate in ossequio a una strana ed incomprensibile regola che fra una trentina di regolette scritte come quelle delle assicurazioni è stata fatta firmare a tutti i giornalisti al momento del ritiro dell’accredito, al loro arrivo cioè, da qualunque parte del mondo arrivassero. O la firmavi o non ti davano l’accredito. L’hanno firmata tutti, ovviamente e inevitabilmente, anche se sono tanti i colleghi italiani e stranieri che lavorano per più testate, radio, giornali, podcast, siti e ai quali non è stato detto assolutamente nulla.

Io avevo meno motivo di tutti questi colleghi di preoccuparmi, dopo 40 anni di accrediti sempre per La Nazione e da 10 anche per Ubitennis.

Infatti alla testata de La Nazione sono collegate da sempre altre testate dello stesso gruppo editoriale e network, e cioè Il Resto del Carlino, Il Giorno e Ubitennis. Gli articoli che un qualunque “accreditato” da La Nazione scrive su La Nazione escono anche su Il Resto del Carlino, su Il Giorno e su Ubitennis (sebbene i rispettivi direttori restino liberi di pubblicarne uno, tutti, alcuni). Così anche gli articoli di Ubitennis, testata che dirigo da 10 anni, escono regolarmente sui siti del QN, Quotidiano Nazionale, de La Nazione, de Il Resto del Carlino, de Il Giorno. Sostenere che se scrivo per una di quelle testate io non possa o non debba scrivere per le altre è una tale assurdità – assurda quanto la regola improvvisamente impugnata ad oggi solo per il sottoscritto… sarà mica discriminazione personale? – che non sarà difficile argomentare nelle sedi più opportune.

Chiudo questa noiosa pappardella scusandomene con tutti voi e ringraziando ancora tutti. E in particolar modo chi – volendo darmi anche nei prossimi giorni il suo apprezzato appoggio qui su Ubitennis (meglio evitare Facebook…) – lo farà nella maniera più civile ed educata, evitando parole ed apprezzamenti che mi possano procurare conseguenze legali se rivolte al presidente federale Binaghi, al dirigente FIT Baccini incaricato quest’anno del discorso accrediti e apparentemente  – a quanto si è potuto constatare con vari colleghi amici presenti ieri al Foro e per telefono anche con l’incredulo Presidente del Coni Malagò – il regista dell’operazione ritiro accredito…, al direttore della comunicazione Valesio (non Vanesio, era un refuso) che sembrerebbe avere soltanto firmato il ritiro del mio accredito per poi rendersi irreperibile, per me come per quei colleghi che lo hanno invano cercato.

Un mio legale, l’avvocato Massimo Rossi, ha provveduto a inviare una diffida alla FIT invocando la pronta restituzione dell’accredito. Terrò informati coloro che fossero interessati sui prossimi sviluppi e… mi dispiace moltissimo aver tediato tutti gli altri su questa vicenda che mi amareggia moltissimo, che non avrei mai immaginato potesse capitarmi, che dipinge in maniera palese il modus vivendi et agendi di alcuni personaggi.  

Inutile dire che sono orgoglioso di essere un uomo libero. Ho sempre scritto quel che sapevo, che pensavo e che avevo sentito con le mie orecchie da Federer, da Djokovic, Thiem, Goffin, Fognini (anche se poi ha fatto retromarcia), Cecchinato e tanti altri giocatori, tanti colleghi, tanti spettatori. Se il mio articolo, l’ultimo uscito ieri mattina, oppure i precedenti, non sono piaciuti ai federales… me ne farò una ragione. Ma non cambio certo idea né modo di informarvi. Nessuno è obbligato a consultare un sito che non gli piaccia.

Tornando a ciò che giustamente interessa di più, confesso di non avere – sarà la stanchezza di una giornata di 14 ore certamente pesanti – spunti originalissimi da sottolineare. Come al solito proverò ad esprimere le mie opinioni… liberi tutti di… non condividerle.

Nadal ha mostrato di essere in crescendo di forma e condizione. Forse anche di fiducia. L’aver raggiunto la prima finale sul “rosso” quest’anno l’avrà rafforzata. Anche per il modo in cui l’ha fatto. Sei game persi nei primi tre match, Chardy, Basilashvili, Verdasco (reduce da un successo su un top-ten e su un top-twenty), sette con Tsitsipas che non si può dire che abbia giocato male. Solo che il campo di Madrid era più veloce, un po’ per l’altitudine là, un po’ per l’umidita tiberina qua. E la pioggia di questi giorni, anche di ieri mattina, non ha certo contribuito a velocizzare la superficie al Foro. Non è un caso che a Madrid Nadal abbia in genere avuto qualche problemino in più rispetto a Parigi, Montecarlo e pure Roma, torneo vinto otto volte in 11 finali, non una… e nemmeno SOLO (!) quattro come Djokovic.

In questi giorni Rafa non ha fatto che ripetere che torneo dopo torneo, match dopo match, si sentiva sempre meglio. Pretattica? Non credo. A me è parso sincero, credibile, persuaso di quanto ci ha detto via via. Mi ha colpito l’altro giorno quando ha dichiarato, forse proprio rispondendo a me che gli dicevo se non aveva subito contraccolpi psicologici per non essersi qualificato per neppure una finale nei precedenti tornei sulla terra battuta: “Nel 2015 quando un torneo l’avevo vinto sono arrivato a Parigi che giocavo sicuramente peggio di ora”.

È favorito allora Rafa con Djokovic nel duello n.54 della loro straordinaria rivalità? Con Nole che ha vinto 28 sfide e Rafa 25, con Rafa che ne ha vinte 4 a Roma e Djoker 3? Come si fa a dirlo? Lo so che è banale ma ogni partita fra loro due può fare storia a sé. Non dico che dipenda da quale parte del letto scendono, però mentre di certo si può ritenere che Rafa sia piuttosto fresco e fiducioso, solo Nole può sapere se è molto stanco o no per i sei durissimi set combattuti con i due argentini, quello lungo e quello corto, Delpo e il Peque.

Nadal ha avuto qualche ora in più per il recupero, Djokovic è reduce da due maratone giocate quasi in piena notte, fino alle una e dieci contro del Potro – il match migliore del torneo – fino alle 23 con Schwartzman. Partite in cui ha dovuto rincorrere tantissimo, pedalando soprattutto con Juan Martin del Potro che sparava i soliti missili di dritto negli angoli facendogli fare il tergicristallo. Nessuno è più atleta del formidabile Djoker, ma certi sforzi si possono anche pagare. Contro Schwartzman a un certo punto mi è parso stanco, però Nole ha una solidità mentale oggi ben diversa da quel periodo di crisi attraversato nel 2017. E ha una capacità guerriera non inferiore a quella di Nadal.

Come è riuscito a rimettere in piedi la partita quasi persa con Delpo, che lo stava prendendo a pallate, è stato pazzesco. Certo Delpo ha sbagliato sul primo matchpoint un dritto che grida vendetta, o meglio… urla “BRACCINOOO!” proprio nel momento decisivo. Però Novak, anche per recuperare 3 palle break per il 3-1 nel terzo era stato fenomenale.

Se uno ha vinto 28 volte e l’altro 25, è chiaro che – fatti salvi i periodi di chiara maggior vena dell’uno o dell’altro – a decidere chi vinca sono fattori imponderabili dall’esterno. Uno pensa che Rafa Nadal è il più forte tennista dell’epoca sulla terra rossa perché lo dice il suo record pazzesco. Ma un altro può osservare a pieno diritto che sebbene Rafa sia molto migliorato di rovescio, nel confronto fra i fondamentali… Djokovic ha due colpi, dritto e rovescio, quasi ugualmente efficaci, mentre in Rafa il divario fra il dritto e il rovescio è sempre notevole.

A parità di freschezza per me il miglior Djokovic è più completo se si giocasse su cemento, erba e indoor. Ma il miglior Nadal sulla terra conserva forse qualche atout in più. Forse Djokovic è più cattivo, più determinato. Lo vedrei capace di vincere anche in rimonta. Rafa meno. Quest’anno certe volte mi ha dato l’impressione di essere più incline di un tempo alla rassegnazione se le cose non si mettevano bene per lui fin dall’inizio. Ma ciò detto a filo di sensazione la palla di vetro per immaginare se oggi si vedrà il miglior Djokovic e il miglior Nadal proprio non ce l’ho. Magari Nole accusa la stanchezza dopo un po’ e Rafa gli monta sopra. Di sicuro vincerà chi riuscirà a tenere maggiormente l’iniziativa. Perché a nessuno dei due piace subirla, guerrieri orgogliosi e di razza. E il pubblico? In buona parte delle città neutrali ci sarebbe più tifo per Nadal. Ma a Roma per Nole stravedono. Vedremo, o vedrete voi, chi vincerà all’applausometro.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Il forfait di Roger Federer poteva essere evitato da una maggiore professionalità

Un Roger, sempre sfortunato qui, ha sottolineato senza peli sulla lingua, un ripetuto errore dell’organizzazione del torneo. L’elenco dei rimproveri di troppi giocatori. Cinque le maggiori magagne

Pubblicato

il

Roger Federer - Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da BARILLA

Chi ha detto torneo bagnato torneo fortunato? Questi Internazionali d’Italia di fortuna ne hanno avuta ben poca, almeno fin qui. Il forfait di Federer dispiace a tutti e costa molto caro…anche se Binaghi non decidesse di ridurre del 50% il costo del biglietto per venire incontro ai suoi tifosi della prima ora. Sembrava che Federer se lo sentisse, ancor prima che scivolasse e si fosse messo paura. Lo ha fatto presente con grande chiarezza, a più riprese e… se leggete più in basso saprete tutto e capirete meglio.

 

A PROPOSITO DI EDIZIONE FIN QUI SFORTUNATA

Si è cominciato con i ritiri di tre campionesse di Slam, Serena Williams, Caroline Wozniacki, Jelena Ostapenko, poi c’è stata la prima giornata cancellata interamente dalla pioggia in mezzo secolo che ha costretto per la prima volta nella storia del terzo millennio tutti i sopravvissuti Fab 3 – Murray è in fuorigioco – a giocare due match nello stesso giorno. Per l’appunto hanno tutti coloro che si sono qualificati per i quarti hanno dovuto giocare e vincere due partite. Per l’appunto – ancora – cinque di quegli otto vincitori, erano già stati contemporaneamente nei quarti esattamente dieci anni fa, anno del Signore 2009. Quando non ci si preoccupava ancora delle condizioni atletiche dei top-player, né tantomeno si ipotizzavano infortuni o pensionamenti alle viste.

UNA PIOGGIA DI CRITICHE E CINQUE ACCUSE PIÙ SERIE

Nel frattempo sull’organizzazione del torneo romano si è abbattuta – quasi fosse la congiura di Catilina – una pioggia mai vista di critiche e accuse pesantissime proveniente da una folta moltitudine di giocatori.

Molti sconfitti – che in quanto tali potevano far pensare si trattasse di rosiconi in cerca di alibi (Thiem, Goffin, Cecchinato, Fognini) – ma anche alcuni vincitori (Djokovic e Federer di cui più sotto pubblico le critiche davvero pesanti e supergiustificate… anche alla luce del ritiro di cui è stato vittima) si sono uniti al coro dei primi rendendo le proteste generali più credibili quantomeno per questi cinque ordini d’argomentazione:

a) l’inutile attesa di una sessantina di giocatori di mercoledì (non si potevano liberare e mandare a casa oltre la metà di quelli anziché farli stare a vegetare nella players lounge?)
b) la programmazione di giovedì che ha reso anche il pubblico particolarmente insofferente dal momento che in gran parte non riusciva a vedere ciò che il biglietto avrebbe dovuto garantirgli
c) le condizioni insufficienti di troppi campi (il velocissimo 2 per la pochissima terra rossa, il Grand Stand per la scarsa compattezza del terreno, il 5… Lleyton Hewitt confinato in periferia fino a tarda notte giurò che non sarebbe mai più tornato e non l’ha mai più fatto)
d) l’idea di innaffiare i campi, anche il centrale, a fine set senza preoccuparsi elementarmente di asciugare le righe che restavano bagnate e scivolose…come ha potuto suo malgrado scoprire Federer che aveva anche avvertito l’arbitro della loro pericolosità
e) troppe volte negli anni gli orari sono risultati sbagliati, con match finiti a notte fonda in un ambiente spaventosamente umido e foriero di infortuni per qualunque atleta

NON È DAVVERO IL QUINTO SLAM. ANZI. SE NE DISCUTE LO STATUS DI MASTERS 1000

Credetemi: l’opinione generale di gran parte dei giocatori, e dei colleghi stranieri, è che quello di Roma – ferma restando l’indiscutibile incomparabile bellezza della città, del Pietrangeli davvero unico, della location angusta e tuttavia spettacolare – sia un Masters 1000 non all’altezza degli altri della stessa categoria, altro che quinto Slam. Troppi pochi campi (per questioni insuperabili di spazio) e (invece superabili) troppo mal tenuti. “Your groundsmen are bad” è stato il commento di un professionista che citava invece la grandezza di Eddie Seaward, il groundsman di Wimbledon scomparso una settimana fa.

LO METTONO IN DUBBIO ANCHE GLI SPETTATORI. PERCHÉ?

Poi, a prescindere dalle considerazioni critiche dei grandi protagonisti dello show tennistico, anche gli spettatori hanno rimproverato all’organizzazione un eccesso di cinismo davvero poco giustificabile, anche in tempi in cui la logica del massimo profitto viene abbastanza compresa ed accettata.

Ma il rincaro progressivo dei biglietti – siano esso stato ante o post arrivo di Federer –  i puerili tentativi di giustificazioni, le programmazioni certamente indecorose (tipo quella dell’ultima ora di mercoledì sera, nel tentativo di evitare qualsiasi rimborso ai possessori dei biglietti ground e Grand Stand) nei confronti di appassionati che  avevano compiuto sacrifici economici e logistici per ritrovarsi ore e ore sotto la pioggia, con ripari scarsi e di fortuna e toilette in pessimo stato, il raddoppio degli ingressi nella giornata di giovedì che ha finito per suscitare preoccupazione perfino nei vigili del fuoco per gli ordinari motivi di sicurezza legati ad un eccesso di folla incontrollabile (come far uscire i possessori dei ground che si erano asserragliati sul Pietrangeli?) – non potevano passare sotto silenzio (almeno per una stampa non complice).

UNA FEDERAZIONE TROPPO CINICA, POCA RISPETTOSA DEL PUBBLICO

Ho ribadito più volte lo stesso concetto. Una federazione che istituzionalmente deve preoccuparsi di promuovere soprattutto il tennis e di gratificare i propri appassionati, non deve puntare cinicamente a penalizzarli ulteriormente dopo una giornata persa e già certamente deludente di per se stessa. Quegli spettatori delusi sono quelli che vanno tenuti buoni per l’anno prossimo, per quelli a venire. Qualunque modesto imprenditore lo capirebbe. E non li spingerebbe a recarsi invece a Montecarlo, a Madrid, al Roland Garros.

I TANTI FORFAIT SONO LEGATI ANCHE ALLA VICINANZA CON IL ROLAND GARROS?

A tutte le disavventure citate si sono aggiunte questo venerdì i forfait di Naomi Osaka, la n.1 del mondo, non una tennista qualsiasi (dopo che anche la n.2 Kvitova e la n.3 Halep erano uscite di scena per andare a far compagnia alla regina delle ultime due edizioni Svitolina e alle ritirate dei primissimi giorni) e poi di Roger Federer, il tennista più amato ed atteso, quello che sembrava poter compensare da solo con la sua presenza alle fasi finali del torneo la fuoriuscita contemporanea dei 4 italiani che fino a giovedì mattina erano ancora in gara e suscitavano tante speranze.

IL RITIRO DI FEDERER NON È FRUTTO DEL CASO MA DI UN ERRORE. LO SPIEGA LUI

“No Roger no party!” ha subito scritto qualcuno che era rimasto più impressionato dal record dei ritiri e dei millimetri di pioggia caduti in un mercoledì di metà maggio che da quelli legati agli incassi e ai biglietti ripetutamente annunciati dalla FIT. Ma, esaurita, questa lunga premessa veniamo al ritiro di Federer. Che ieri sera doveva avere avuto qualche premonizione dopo la brutta scivolata che subito gli aveva fatto temere il peggio.

Riporto qui in inglese quanto aveva detto a proposito della sua discussione con l’arbitro. E che mette di nuovo nel mirino – e non meno pesantemente di altri – l’organizzazione del torneo.

What was the debate with the umpire about the court? You felt it was slippery or something? (Qual era la discussione con l’arbitro sul campo? Hai avvertito che era scivoloso?)
ROGER FEDERER: I don’t quite understand how players just go with it. They water the court, call time, players kind of check the lines. They’re like, Okay, I guess we can play. (Non capisco proprio come i giocatori possano accettare questo stato di cose… Bagnano i campi, chiamano il ‘time’, i giocatori controllano le righe e dicono ok…).

The lines are wet. Wet lines means you slide. When I slid, caught myself, I did hurt my toe for like two games. My leg also was hurting a little bit. I don’t know. I just don’t understand! They don’t make us play because Carlos told me, You don’t have to play. I told him, Why did you call time? You make us stand there and feel the pressure from 10,000 people and live audience. (Ma le righe sono bagnate, e quando sono bagnate ci scivoli sopra. Quando sono scivolato mi sono fatto male all’alluce per due game. Anche la mia gamba mi faceva un po’ male. Non capisco! Carlos mi ha detto: “Non devi giocare…” e allora io gli ho detto, ma allora perché chiami il “time”? Ci obblighi a stare in piedi lì, a sentire la pressione di 10.000 persone e l’audience televisiva live…”).

The player will always cave at the end, say, I guess I have to play. Can’t wait. It’s going to take five minutes basically. That’s what it’s going to take until the lines are dry. (Il tennista alla fine cede, si sente in dovere di giocare. Non può aspettare… Dovrebbe aspettare 5 minuti, cioè quanto ci vuole perché le righe siano asciutte).

I don’t think we should play with wet lines. Nobody wants an injured player because of something silly like this just to keep the match going. That’s why I thought it was great what the ball kids did, to dry the lines. It’s quickly done. I know it’s a bit of a pain to do it. It’s for safety of the players. (Non credo che si dovrebbe giocare con le righe bagnate. Nessuno dovrebbe desiderare un giocatore infortunato perché un qualcosa di sciocco ti obbliga ad andare avanti. Ecco perché pensavo che era ottimo che i raccattapalle stavano facendo (in quel momento): asciugavano le righe. Ci vuole poco. Capisco che sia un poco fastidioso (doloroso…) aspettare. Ma è per la sicurezza dei giocatori).

That’s just what I was referring to. How about just we sit here and then you call us rather than calling us and I have to make the call? I’ll just keep playing because that’s what you do by looking at the line for the fifth time, still seeing that it’s wet. I don’t know. I can’t go sit down again. The show must go on. (Questo è quello cui mi riferivo. Perché non possiamo stare seduti e tu chiami noi ma non pubblicamente (con il time…) e sono io che devo dirti cosa fare. Mi trovo a continuare a giocare, a guardare la riga ancora bagnata per cinque volte, constatando che è ancora bagnata. E non posso a quel punto tornare a sedermi perché…lo show must go on!)

That’s really what it was about. I’m amazed how the players are, Okay, we’ll play with wet lines. It’s been going on like this for years. I’ve always thought it’s dangerous with wet lines.

Questo è quel di cui sto parlando. Mi stupisce che i giocatori accettino, che dicano, ok si continua a giocare con le righe bagnate. Questa cosa va avanti da anni. Io ho sempre pensato che è pericoloso…”.

ERRORI NON GIUSTIFICABILI. INACCETTABILI

Beh, ragazzi, di cosa stiamo parlando allora? Avete capito perché ho fatto quel titolo che vi può sembrare provocatorio, o – ai miei abituali detrattori -. può apparire frutto di un pregiudizio anti-FIT? Errori di questo tipo, in un torneo professionistico che dovrebbe essere fra i primi 9 dopo i 4 Slam, non sono accettabili né giustificabili. Così come non è accettabile che i campi non siano perfetti (Djokovic lo va ripetendo da anni). Questo non è un torneo junior (e io riprendo uno spunto di Fognini che proprio questo ha sottolineato in un suo GIF). Già un torneo combined di queste dimensioni non è facile da gestire perché il Foro è bello ma troppo piccolo. Troppi pochi campi. Basta che succeda quel che è successo mercoledi ed è un casino. Pagato in gran parte dagli spettatori, ma anche da parecchi giocatori.

UN RITIRO PRECAUZIONALE. ROGER HA RAGGIUNTO IL SUO OBIETTIVO

Data a Federer quel che è di Federer dico che a mio avviso il suo ritiro è stato soprattutto precauzionale. Se non ci fosse stato il Roland Garros dietro l’angolo avrebbe giocato anche contro Tsitsipas. E, chissà se non sarebbe sceso in campo anche…nel caso avesse avuto di fronte un avversario più abbordabile del greco in questo momento (ma quest’ultima è un’illazione più forte della precedente, lo ammetto: nessuna delle due è suffragata da vere certezze). Se hai un minimo dolorino in qualsiasi parte del corpo, ci vuole pochissimo a che per motivi di postura esso si trasformi in uno stiramentino o anche peggio. In fondo Roger venendo a Roma dopo la sconfitta nei quarti a Madrid ha ottenuto quel che voleva: ha giocato altre due partite (Sousa e Coric) in eccellente preparazione per Parigi su campi meno diversi di quelli madrileni. Le due partite in più che avrebbe preferito giocare a Madrid. È venuto a Roma cinque giorni, s’è allenato con un po’ di colleghi (tra cui il giovane Sinner…).

Affrontare uno dopo l’altro Tsitsipas e nel migliore dei casi poi Nadal e poi pure Djokovic in soli tre giorni non avrebbe avuto molto senso. Avrebbe rischiato di incrinare un equilibrio fisico già precario a 37 anni e mezzo e di farsi male e …in caso di vittoria gli avrebbe procurato solo maggior pressione al Roland Garros mentre in caso di sconfitta un inevitabile calo di fiducia nelle proprie chances parigine. Se con quelli ci perdi due set su tre, come li batte tre su cinque?

LE 11 PRESENZE SFORTUNATE DI FEDERER A ROMA

Di sicuro a Roma non fa bene l’eccessiva vicinanza con il Roland Garros. I tanti, troppi ritiri, si spiegano anche così. Fossi dirigente FIT una mia priorità sarebbe certamente battermi per allontanarsene di una settimana. Di sicuro Federer a Roma, quattro finali perse: non è davvero fortunato. Qui ringrazio caldamente il lettore che ha ricapitolato le sue disavventure romane e cui propongo immediata assunzione a patto che non sia così preparato soltanto su Federer. Copio e incollo il suo CV romano:

-2003: finale persa contro Mantilla
-2006: finale persa contro Nadal dopo aver avuto due matchpoint sul 6-5 15-40 quinto set ed essere poi stato in vantaggio 5-3 nel tb
-2007: sconfitto agli ottavi da Volandri (partia giocata malissimo; era però reduce da un infortunio)
-2008: sconfitta ai quarti contro Stepanek in due tb (conduceva 3-1 servizio nel primo tb, 5-2 nel secondo)
-2009: sconfitta contro Djokovic in semifinale, conduceva 3-1 nel terzo set
– 2010: sconfitta contro Gulbis al secondo turno in tre set dopo aver vinto il primo 6-2
-2011: sconfitta contro Gasquet agli ottavi in tre set. dopo aver vinto il primo perde 2 tb
-2013: sconfitta in finale contro Nadal, 6-1, 6-3, minor numero di game racimolati contro lo spagnolo insieme alla finale RG 2008
-2014: sconfitta ai sedicesimi contro Chardy in tre set. Chardy annulla il matchpoint a Federer sul 6-5 tb terzo set con un disperato dritto incrociato in corsa 
-2016: sconfitta agli ottavi contri Thiem, partecipazione al torneo dubbia fino all’ultimo per problemi alla schiena
-2019: torna a giocare il torneo dopo tre anni, gioca due match in un giorno e il giorno dopo si ritira per infortunio…

INVECE RAFA NADAL…

Invece per Rafael Nadal le cose funzionano diversamente, al di là dei sette trionfi già celebrati. Deve affrontare Tsitsipas che intanto è già sicuro di salire a n.6 ma arriva al duello-rivincita della semifinale di Madrid avendo perso 6 games in 6 set. Uno a set di media fra Chardy, Basilashvili e Verdasco, quest’ultimo irresistibile solo per tre game.

DJOKOVIC E DEL POTRO, UN MATCH FANTASTICO

Mentre il match vinto da Schwartzman sul deludente Nishikori non ha entusiasmato – era difficile che potesse farlo – Djokovic e del Potro hanno dato grande spettacolo, decisamente la migliore partita del torneo insieme a quella di Federer vs Coric e con un andamento tutto sommato abbastanza simile per il fatto che il vincitore, Djokovic, ha annullato due match point all’argentino che li ha avuti sul 6-4 nel tiebreak del secondo set. I due match point di Coric contro Federer erano invece arrivati nel terzo set. Nel duello fra il n.1 del mondo e il n.9 i due match point per “la Torre di Tandil” – ribadisco – ci sono stati nel tiebreak del secondo set dopo che Delpo aveva vinto il primo per 6-4.

Nel primo di quei due match point Delpo, che aveva servito, ha sbagliato un dritto assai comodo, facile per lui, certo per la tensione. Un errore pagato caro. Nel terzo set Delpo ha avuto tre palle break per il 3-1, e anche lì ne ha mancato una con un dritto che non avrebbe mai dovuto sbagliare. Djokovic è stato il solito incredibile e irriducibile difensore, capace di incredibili recuperi sui micidiali missili di dritto di Delpo. Sfumate quelle tre opportunità, come spesso accade, è stato il serbo a conquistare il break nel game successivo sebbene Delpo si fosse portato avanti 40-30 con una straordinaria demivolee giocata in ginocchio e con un tocco pazzesco. Di fronte al quale Djokovic non ha saputo trattenersi: è andato sotto rete e ha voluto dare il cinque a Delpo. Un momento bellissimo. Ma da quel momento in poi Nole ha infilato una serie di sette punti consecutivi. E riuscendo a tenere poi gli ultimi suoi servizi senza rischiare il break.

La partita è finita alle una e dieci del mattino, dopo 3 ore e 8 minuti di incredibile, splendida battaglia. Tanto per cambiare, in più d’una occasione, Djokovic ha rimproverato a un campo imperfetto qualche cattivo rimbalzo. Incluso quello che gli ha annullato beffardamente una palla break per il 5 pari nel primo set. Set che ha perso 64. Poi però Nole ha vinto il secondo annullando i due match point e il terzo.

LA NOTIZIA PIÙ BELLA: AVER RITROVATO IL VERO DEL POTRO (PERFINO DI ROVESCIO)

La notizia più bella, però, è che Del Potro sembra proprio davvero recuperato. Non ha giocato bene solo di dritto, ma anche col rovescio ha fatto diversi vincenti, soprattutto in lungolinea. Soprattutto lo ha tirato forte anche in palleggi prolungati contro un Djokovic che spingeva forte anche lui. Non lo avevo più visto così da tempo, e soprattutto sulla terra rossa, quasi che avesse dimenticato tutte le operazioni patite al polso. Alla luce di quanto visto contro Djokovic il tennis ha ritrovato un suo grande protagonista.

Per quanto riguarda Djokovic non credo che ne risentirà più di tanto nella semifinale serale contro l’altro argentino Schwartzman (28 cm più basso…) che ha dominato Nishikori nei quarti. Nole ha battuto “El Peque”, il piccoletto, due volte su due, sempre in Slam: all’US Open nel 2014 e al Roland Garros nel 2017 (in cinque set però).

E oggi per le semifinali maschili e femminili cosa aspettarsi? Ne parlo in un altro editoriale che uscirà fra qualche ora, e nel quale sottolineo una curiosità di tipo… giornalistico. Qualunque risultato andrà bene. Quel che non si potrebbe sopportare sarebbe un altro piovasco con dei rinvii a domani. Il tempo si preannuncia dispettoso, ma domani domenica ahinoi ancor di più. Eppure questo torneo ha già sofferto abbastanza.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement