Rafa Nadal: “Mio zio Toni mi ha chiesto scusa. Quando si parla troppo…”

Editoriali del Direttore

Rafa Nadal: “Mio zio Toni mi ha chiesto scusa. Quando si parla troppo…”

Dal suo ginocchio, a Roger Federer (“Con il talento che ha…”) e alla resurrezione di Tiger Woods. “Nessuna frustrazione per gli infortuni. Non posso che considerarmi fortunato”

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Rafa Nadal - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dopo che ieri Novak Djokovic aveva detto (qui il link all’intervista di Nole) che battere Rafa al Roland Garros è una delle sfide più grandi che puoi vincere in questo sport. Sarebbe il match dell’anno per me. Un po’ come battere Roger a Wimbledon. Mi è riuscito ed è una sensazione speciale. Perché loro sono stati così dominanti su queste superfici…”, invece Rafa Nadal, undici volte campione nel Principato, non mi ha dato la stessa soddisfazione quando gli ho chiesto dove e contro chi avrebbe voluto sognare il match della vita: “Io non sono uno che sogna molto… (e mi verrebbe da dire, beh peccato Rafa, è così bello sognare!). Vivo giorno per giorno, capisco la tua domanda, ma il mio sogno è continuare a giocare a tennis e cercare di divertirmi a competere quotidianamente. Non penso a battere Djokovic all’US Open o battere Federer a Wimbledon di nuovo. Ora il mio sogno è quello… di essere competitivo per mercoledì e giocare bene qui”.

Lo scorso anno Rafa ha perso un solo match sulla terra rossa, ma – come dice lui – l’ultimo anno e mezzo è stato duro per me. Ho vissuto troppi stop per poter dire come mi sento sulla terra rossa: non sono riuscito a giocare tre settimane di fila senza avere dei problemi! Quindi è normale che quando succedono queste cose anche l’aspetto mentale sale e scende su e giù. È un lavoro quotidiano, piccoli progressi dopo ogni allenamento, mi sono fermato dopo Indian Wells e dopo ho potuto ricominciare solo piano piano. Già il primo turno qui sarà duro (contro Bautista Agut)”.

 

Rafa ha ricominciato a giocare solo due settimane fa ed è arrivato qui venerdì. Un po’ di cautela è più che comprensibile. “È lo stesso problema che hai avuto al ginocchio negli States?”. E lui sorridendo: “Un centimetro più a sinistra, uno più a destra…”. Ma non vuole sentirsi dire che è una vittima, non vuole sentir parlare di frustrazione… La vita e il tennis mi hanno dato tanto, non mi pare sia il caso di lamentarsi, no? Ogni volta che ho giocato ero nella posizione di chi poteva vincere il torneo…certo d’altra parte è anche dura avere un problema dopo l’altro. Fa parte della mia carriera, anche se talvolta può essere difficile da accettare. Parlarne non serve. Occorre semmai restare forti mentalmente, mantenere la passione di sempre, perché se non ci riesci sei nei guai. Ma ogni volta che ho ripreso sono stato sempre molto competitivo. Cominciare bene la stagione sulla terra rossa è ovviamente molto importante per me”.

A proposito di ritorni e resurrezioni, come non chiedere a Rafa del suo idolo Tiger Woods (che andò a vedere giocare alle Bahamas), di nuovo re ad Augusta, undici anni dopo il suo ultimo Slam? Stupefacente! Sono un grande fan, forse è il mio campione prediletto, come ho detto centinaia di volte. Da sempre. Non potrei essere più felice per la sua vittoria. Se pensi a tutto quel che ha patito, il duro lavoro… e poi vincere proprio ad Augusta, forse il suo Slam preferito!”.

Ma come gli chiedono se il ritorno di Tiger sia per lui una fonte d’ispirazione, Rafa risponde un po’ come alla mia domanda sul sogno del match della vita. Non sogna e non si ispira! “Per essere onesto non ho mai avuto bisogno di ispirazione. Sono sempre riuscito a riprendermi e non c’è niente di nuovo per me, no? Sono tornato più volte di quando avrei amato di voler tornare… ma Tiger certo è un buon esempio di passione per lo sport. Disciplina… in termini di duro lavoro. E amore per il gioco”. È stata una brevissima pausa quella che ha fatto Rafa prima di aggiungere in termini di duro lavoro. Chissà se ha riflettuto in un nano secondo che Tiger è stato disciplinato sul campo quanto indisciplinato fuori del campo. “Però quella celebrazione con la sua famiglia dopo la vittoria… non la dimenticherò”.

Rafa Nadal e Carlos Moya – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Sulle previsioni per la stagione sul rosso Rafa non si sbilancia: “Non si può predire il futuro, spero che sarò fra i favoriti. C’è una nuova generazione che sta arrivando: Auger-Aliassime, Shapovalov, Tsitsipas giocano bene e a loro piace molto anche giocare sulla terra rossa. Naturalmente Thiem è uno dei candidati per tutto, soprattutto dopo aver vinto Indian Wells. E Roger anche è sempre un candidato. Vediamo se saprà adattare il suo gioco di nuovo alla terra rossa dopo questo tempo lontano… ma non credo che sarà un grosso problema per via del talento che ha. Aspettiamo qualche settimana e ne sapremo di più su tutto”.

Poi un collega gli ricorda una frase eccessivamente drammatica scappata dalle labbra di Toni Nadal: “Rafa non è un giocatore di tennis, è un atleta infortunato che gioca a tennis!”.Chiaro che a Rafa quella dichiarazione non poteva essere piaciuta. È o non è il n.2 del mondo? Ma la sua risposta è stata tranchant. Ha esordito dicendo: Mi ha chiesto scusa! Mi ha detto che era dispiaciuto. Lo voleva dire in modo positivo, per sottolineare che avevo avuto troppi infortuni e dire che nonostante quelli stavo facendo bene. Ma sapete… Toni ha conferenze ogni settimana. Così quando parli molto si fanno degli errori. È normale. Io faccio errori, tutti li fanno. E lui ha sbagliato. È venuto da me e ha detto che gli dispiaceva d’essere stato un po’ troppo drammatico. Naturalmente ho più problemi che i miei avversari, ma sono stato capace di gestirli durante tutta la mia vita.

Rivedremo Rafa contro Bautista Agut, uno dei pochi spagnoli che gioca meglio sul duro che sulla terra rossa. Ma chi oggi si trova ad affrontare Rafa ha forse minor timor reverenziale di un tempo.

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Lorenzo Sonego… come se nei quarti ci fosse mio figlio

Lui e Matteo Berrettini sono, insieme ai giovanissimi Sinner, Musetti e Zeppieri, le nostre migliori speranze per il futuro del nostro tennis

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La gioia di Lorenzo Sonego - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il quasi incredibile exploit del ragazzo torinese che l’8 aprile era ancora n.103 del mondo e che oggi prima di affrontare il sorprendente Dusan Lajovic nei quarti del Masters 1000 di Montecarlo è già (da lunedì prossimo) n.65 dopo aver cominciato il torneo da n.96 mi ha fatto felice come un ragazzino. Anzi, come un papà. Sì perché Lorenzo, come anche Matteo Berrettini, è un ragazzo beneducato, semplice, serio, simpatico, di bei principi, un comportamento sempre corretto, con i piedi per terra e sono sicuro che resterà sempre tale anche se dovesse diventare famoso. Sono ragazzi che assomigliano, come genere di persona, a Paolo Lorenzi, un altro buon esempio di educazione.

Sarò anziano, ma sono valori che apprezzo, al di là del tennis. Perché sono valori che non tradiscono mai, sia che uno diventi un campione oppure no. Roger Federer è sempre stato una persona per bene, e così anche Rafa Nadal, Novak Djokovic, Andy Murray, seppure con sfumature magari diverse. Sarebbero stati dei grandi anche se avessero vinto di meno.

 

Gli exploit monegaschi ripetuti di Lorenzo, uno che ama ricordare quanto sia bello giocare a tennis, come si diverta, quanto sia eccitante essere incoraggiato dal pubblico, le emozioni di un campo centrale fanno piacere a tutto l’Italia più sana del tennis. “È stato bello già giocarci nel primo turno delle qualificazioni – ha detto Sonego dopo la partita – mi aiuterà contro il mio prossimo avversario chiunque esso sia [Lorenzo non poteva sapere in quel momento che Lajovic, n.48 del mondo avrebbe battuto dopo Goffin 63 64 anche Thiem n.5 63 63 dopo aver condotto addirittura per 5-0 nel primo] e con il sostegno del pubblico certamente darò il meglio di me stesso. Io stanco? Non si può essere stanchi quando si ha la fortuna di giocare il torneo di Montecarlo!

Le caratteristiche umane e tecniche, l’impegno a lavorare duro per progredire ancora ci sono tutte. Sonego serve benissimo, sui 200 km orari e con Berrettini è il tennista italiano che serve meglio in tutto l’ultimo ventennio. Ma più di Berrettini in questo momento sembra in grado di tenere il servizio anche sotto pressione. Lo scrivo anche se oggi sul 5-4 ha servito per il match è ha perso la battuta per la prima volta nel match. Nei turni precedenti non l’aveva mai persa con Seppi, e una sola volta con Khachanov.

Ha un gran dritto ed è miglioratissimo nella risposta e nel rovescio che sono ancora invece due punti deboli di Berrettini che comunque – non va dimenticato – gli sta ancora davanti in classifica (è n.55) ed ha la sua stessa età, anche se quest’anno sembra sentire più la pressione di vincere rispetto a un anno fa. Forse rispetto a Berrettini sembra migliore a rete, ma è difficile dirlo, perché a rete ci viene spesso a punto semi conquistato. Felice, anzi felicissimo per gli exploit di Lorenzo, sono dispiaciuto per la sfortuna di Cecchinato, febbricitante, quando avrebbe potuto battere altrimenti un Pella che comunque non sbaglia mai una palla e mai l’avevo visto così centrato.

Dispiace che abbia mancato un’opportunità importante per guadagnare punti pesanti in vista della cambiale del Roland Garros. Questa sfortuna mi ha ricordato l’episodio di Volandri al Roland Garros, quando contro Puerta mancò un’opportunità memorabile per infilarsi alle fasi finali del torneo perché limandosi qualche pellicina d’una mano con un rasoio si procurò delle vesciche che gli impedirono di difendersi come avrebbe potuto. Volandri non ebbe più occasioni del genere. Cecchinato, ne sono quasi certo, ne avrà ancora.

Infine mi scuso con i lettori se non scrivo neppure una riga sul match di Fognini con Zverev, che ho potuto seguire solo fino alla fine del primo est. Vi assicuro – e lo dico soprattutto ai miei lettori più maligni – che non è per partito preso, ma sono dovuto partire prima della fine del suo match.

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Editoriali del Direttore

Chissà se Nadal stava male! Tre italiani in ottavi: record? Il match migliore l’hanno visto in pochi

MONTECARLO – La fortuna di Fognini, le speranze di Cecchinato e Sonego con i quarti in vista. Un giovedì con tanti bei match. Spicca Nadal-Dimitrov

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Rafa Nadal e Carlos Moya - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Quando la partita del giorno è stata un 6-1 6-1 e la notizia del giorno è che ci sono tre italiani per la prima volta negli ottavi a Montecarlo, grazie al fatto che Fognini ha vinto per il ritiro del suo avversario, non si può dire che sia stata una giornata memorabile per il tennis, anche se erano in programma gli esordi di ben cinque top 10.

Era dal ’78 – ma il tabellone era di 32 giocatori, per arrivare agli ottavi bastava una sola vittoria e non due – che non avevamo tre azzurri in ottavi. Allora furono Panatta, Barazzutti, Bertolucci, Zugarelli e Ocleppo. Così oggi si può parlare quasi di record, anche se in altri tornei importanti è pure successo: a Roma ad esempio, l’ultima volta nel 1984, con Cancellotti, Ocleppo e Claudio Panatta, ma furono addirittura quattro nel 1979 (Ocleppo, Barazzutti, Panatta e Bertolucci). L’anno scorso anche a Pechino, ma era un torneo 500, raggiunsero gli ottavi Fognini, Cecchinato e Berrettini. Questo però è un Masters 1000.

 

Non c’è stata nemmeno una partita che si sia decisa al terzo set. E forse la migliore, quella Dimitrov e Struff l’hanno vista in pochi, perché come al solito la gente segue il campo centrale dove ci scendono i grandi nomi. Struff ha avuto tante occasioni per fare i break, ma i punti importanti li ha sempre giocati Dimitrov. Che quando è in vena può essere pericoloso per tanti.

Comunque sia, quando c’è Nadal, campione undici volte qui come a Parigi e a Montecarlo (dica 33…direbbe un medico), chi se lo perde? I ragazzini diventano matti, per conquistare un autografo sarebbero capaci di tutto.

Anche perché c’erano delle riserve sulla sua condizione fisica. Alimentate dal suo ritiro a Indian Wells, dalle sue stesse incertezze, dal nome dell’avversario, Bautista Agut, non un “terraiolo” puro e tuttavia uno degli uomini più in forma di questo inizio di stagione. Ebbene Rafa che era un vero Next Gen quando i Next Gen non erano ancora così promossi dalle campagne ATP – a 16 anni (e non a 20!) battè qui Albert Costa, uno che ha vinto il Roland Garros – ha dominato in 76 minuti il connazionale che il 14 aprile ha compiuto 31 anni: 61 61 e a casa.

Alla faccia della condizione incerta. È di un altro pianeta, se sta bene, quando si gioca sui campi rossi. Solo il miglior Djokovic può competere con lui, e forse il miglior Thiem. Ho scritto competere. Che non vuol dire battere. Anche se può succedere. Comunque Rafa non sembra sentirsi al riparo da qualche ricaduta. Troppe ne ha avute. E in conferenza stampa, fino al finale quando ha ironizzato sull’eccessivo strombazzamento per i Next Gen contemporanei, è apparso anche piuttosto corrucciato. Quasi preoccupato.

Quanto a Fognini beh, quando si dice come può cambiare la vita di un tennista (non solo di un tennista…) da un giorno all’altro. Era già quasi sotto la doccia nel match con Rublev (62 4-1 e 5 pallebreak per il 5-1) e aveva commentato “Che culo” e ora si ritrova agli ottavi senza colpo ferire perché Simon si è bloccato nel corso dell’allenamento mattutino – ci aveva perso 5 volte su 5 e quindi a Fabio è andata davvero di lusso – negli ottavi contro Zverev che quest’anno non ha fatto sfracelli anche se è pur sempre il numero 3 del mondo e lo ha battuto due volte su due, con un 63 63 e un 64 62, sei game a match lasciati al nostro.

Però chi si sente di escludere che Fognini trovi la grande giornata soprattutto quando nessuno se lo aspetta? Vero, peraltro, che lo si è visto allenarsi con un tutore al gomito. Non un buon segno. Anche perché mentre Nadal è uno che, abituato a sentire dolori di vario tipo, non si deconcentra mai se appena appena riesce a muoversi, invece a Fabio basta un nonnulla per crearsi un alibi. Lui per primo è consapevole del fatto che la testa, l’attenzione è sempre stata il suo grande problema, non certo il tennis, la tecnica. Il Fognini del primo set e mezzo contro Rublev non era neppure parente del Fognini che ha rimontato e soprattutto di quello che ha giocato il terzo set.

Fabio Fognini (allenamento) – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Certo non è favorito come lo sarà invece Cecchinato (altro miracolato dopo lo 06 02 con Wawrinka) con Pella, battuto due volte su due e senza perdere un set nella finale di Umago come a Buenos Aires in casa dell’argentino.

E dopo aver visto Sonego in questi giorni direi che il torinese ha almeno le stesse chance del suo coetaneo Norrie anche se in classifica ci sono 40 posti a favore del britannico nato in Sud Africa. Io penso anzi che Lorenzo possa vincere. Anche se Norrie pare non trovarsi a malpartito sulla terra rossa, se ha battuto uno come Fucsovics (dopo Mannarino). È fresco di best ranking dopo che per la prima volta quest’anno ha raggiunto una finale in un 250 (Auckland) e una semifinale in un 500 (Acapulco). Sembrerebbe uno da campi veloci, se non altro perché viene dal Paese di Wimbledon, ma sulla terra quel dritto che apre un po’ laboriosamente può forse penalizzarlo meno. Con grande umiltà ha tessuto le lodi di Sonego e ha detto di non considerarsi favorito. Quindi…è meglio diffidare.

Sarebbe un bel colpo avere due italiani nei quarti anche se Cecchinato andrebbe a sbattere proprio su Nadal e Sonego su Thiem. Ma credo che entrambi avrebbero firmato prima del torneo per arrivare a fare quel percorso.

A proposito di match deludenti… mi aspettavo qualcosina in più da Aliassime, ma a 18 anni come si può non essere indulgenti? Zverev che aveva giocato male a Marrakech ha giocato una partita tranquilla, senza strafare. Quando viene a rete è ancora un mezzo disastro. Incredibile pensando a quanto si sarà allenato e a come gioca suo fratello. Aliassime è stato più bravo fuori dal campo che in campo: in conferenza stampa non ha fatto una piega, ha parlato dei suoi due allenatori, mostrando educazione, maturità ed un approccio non drammatico dinanzi ad una sconfitta non scontata ma anche prevedibile. Né è sembrato preoccupato del livello del suo gioco, ben diverso da quello sfoggiato a Miami.

Giusto che gli organizzatori abbiano messo sul centrale in apertura alle 11 Medvedev e Tsitsipas, due che giocano in modo assai diverso, conservativo il russo, più estroso il greco (qui seguito da Mouratoglou). Tra i due c’è anche qualche vecchio screzio, che sembrerebbe risolto… ma chissà mai. Inevitabile che giocassero poi sul centrale i primi due tennisti del mondo, Djokovic contro Fritz e Nadal con Dimitrov (il match tecnicamente migliore). Chiuderà Fognini con Zverev. Invece sul campo dei principi aprono Pella e Cecchinato, seguiti da Sonego e Norrie.

Un appuntino qui per segnalare che il finalista dello scorso anno, Nishikori, è schizzato fuori per mano del francese Herbert. Ma, non so come dirlo, quando Nishikori perde io non mi stupisco mai troppo. È una sensazione curiosa che provo, nei confronti di un giocatore che ha fatto una finale di Slam, che è stato anche n.4 del mondo.

Kei Nishikori – Montecarlo 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Vi lascio con il bilancio dei confronti diretti degli ottvai in programma oggi:

  • Djokovic vs Fritz: nessun precedente (ci sono dieci anni di differenza tra i due. Fritz è n. 65)
  • Medvedev vs Tsitsipas: 3-0 (Tutti i match si sono disputati nel 2018 con un battibecco tra i due a Miami, quando a sentire Medvedev Tistsipas lo avrebbe offeso)
  • Thiem vs Lajovic: 5-0
  • Sonego vs Norrie: nessun precedente 
  • P.H. Herbert vs Coric: 0-1 (MS 1000 Madrid 2017)
  • A. Zverev vs Fognini: 2-0 (MS 1000 Roma 2017 e Pechino 2017)
  • Cecchinato vs Pella: 2-0 (Umago 2018 e Buenos Aires 2019)
  • Dimitrov vs Nadal: 1-11 (ultimo Monte Carlo 2018 – 4 a 0 Nadal su terra – unica vittoria Dimitrov Pechino 2016)

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Editoriali del Direttore

Cielo grigio, exploit azzurri. Sonego sul n.12 ATP, Cecchinato grande rimonta

L’ATP forgia il fisico dei giornalisti. Djokovic “prima” puntuale. Se Fognini battesse Simon avremmo per la prima volta 3 italiani in ottavi dal ’78

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Lorenzo Sonego - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Grazie all’ATP, che si preoccupa giustamente di preservare la condizione dei giocatori sempre a pezzi a fine stagione, a Montecarlo anche i giornalisti sono obbligati a fare un bel po’ di ginnastica, su e giù per le scalinate del Country Club. Dalla sala stampa alla sala conferenze ci sono un centinaio di scalini da fare – sono 98, li ha contati ansimando e soffiando come un mantice Chiara Gheza – e ogni giorno ci sono almeno 7 o 8 interviste da seguire… anche perché con le tv che mostrano tutto e di più dei match, sono i cosiddetti “parlati dagli spogliatoi” che consentono di dare ai lettori l’unico servizio che altrimenti non avrebbero con la stessa puntualità e precisione di chi li registra.

Via WhatsApp l’ATP segnala ai giornalisti gli orari delle interviste di ciascun giocatore. Il telefono trilla di continuo. Un incubo. Chi non ha il telefonino oggi è morto, può cambiare mestiere. E poi è tutto un correre. Anche se poi naturalmente c’è sempre chi arriva in ritardo. Parlo dei giocatori, ovviamente. Ma se per caso è il giornalista a essere in ritardo, anche perché oltre a farsi tutti quegli scalini c’è anche da fendere un brulichio di spettatori (e noi non abbiamo la scorta che proteggeva i tennisti ai quali si è voluto risparmiare una salita in ascensore ogni giorno o due perché sarebbe stata una sofferenza insopportabile…ma non dovrebbero essere loro i campioni giovani e aitanti anche nel fisico?), potete stare tranquilli che quella volta il giocatore sarà stato puntualissimo.

 

Avete presente quando ci si lamenta dei treni sempre in ritardo e quella maledetta volta che in ritardo è il passeggero ecco che il treno arriva e parte al minuto spaccato? È successo con Djokovic, famoso ritardatario cronico: conferenza stampa alle 19. Stavolta alle 19 e 2 minuti aveva già cominciato a parlare. Chi si è attardato di un minuto per seguire Wawrinka che sul centrale, il Ranier III, serviva per il 6-0 5-4 (dopo un avvio che lo aveva visto condurre 6-0 2-0!), beh… mal gliene incolse.

Djokovic aveva esordito – senza di me per i primi due minuti – parlando della strana partita vinta soffrendo con Kohlschreiber vendicando Indian Wells: “Patire quattro break consecutivi… non mi ricordo che mi sia successo spesso!”. E aggiunto – ma i dettagli li troverete nell’articolo di Ilvio Vidovich – “Essere stato in campo per 2 ore e 36 minuti mi avrà fatto comunque bene, dopo tutto questo tempo senza tennis agonistico sulla terra rossa”.

Poi invece ho ascoltato tutta una conferenza stampa che pareva l’intervista al presidente dei giocatori ATP, più che al tennista Djokovic. In estrema sintesi ha detto che “Non funziona proprio questa struttura dirigenziale con un board di sette persone, con tre giocatori a rappresentare i giocatori e tre direttori a rappresentare i tornei che sono costantemente di pareri opposti. Così il settimo, che è il presidente, deve continuamente cercare compromessi per non esprimere un voto altrimenti sempre decisivo. Non sarà facile ma va cambiata qualcosa”.

Ciò detto, mentre è stata una giornata da dimenticare per Tsonga, 34 anni mercoledì e ritiratosi con Fritz, e per Cilic che aveva raggiunto i quarti in 3 degli ultimi 4 anni nel Principato, invece si è trattata di una giornata memorabile per i tennisti italiani. Ne abbiamo due in ottavi, come 5 anni fa, ma qui c’è ancora Fognini che potrebbe diventare il terzo…e non è mai successo. Nel ’78 ne arrivarono cinque, ma all’epoca il torneo era di 32 giocatori e gli ottavi erano solo il secondo turno. Comunque onore al merito: i cinque erano Bertolucci, Zugarelli, Barazzutti, Ocleppo e Panatta.

Non erano attesi i nostri due eroi agli ottavi, se si pensa che Sonego è n.96 e Khachanov n.12, e che Cecchinato – sebbene n.16 vs lo svizzero n.36 – era però sotto 6-0 2-0 con Wawrinka qui campione nel 2014. E lo svizzero ha servito sul 5-4 nel secondo. E poi ci si sorprende quando qualcuno dice che il tennis è lo sport del diavolo! Non avevo mai fatto una simile rimonta!” ha detto Ceck.

Sonego è una piacevolissima conferma. Reduce dai quarti a Marrakech, dove aveva perso da Tsonga, era arrivato qua a giocare le quali e temeva di essere stanco. Invece le ha superate e ora si trova negli ottavi. Il suo miglior risultato era stato battere Djere n.32 ATP, ora ha battuto il n.12. È maturato tardi, ma ora sta riguadagnando tempo. Per la prima volta dopo anni di giocatori privi di servizio ne abbiamo finalmente uno che invece ce l’ha. Lorenzo batte benissimo. Non bastano i 191 cm d’altezza. Batte bene perché ha una tecnica sopraffina ma anche perché ha la freddezza necessaria per servire bene quando serve.

È miglioratissimo di rovescio – che era il suo punto debole – e infatti nel precedente duello con Khachanov il russo lo aveva martellato lì, e poi è molto intelligente tatticamente. Se così non fosse non avrebbe, al di là dei 5 aces che sono punti ottenuti gratis e senza fatica (non è mai successo ai vari Volandri, Furlan, Fabbiano, Fognini, Lorenzi…), fatto 15 attacchi tutti coronati da successo, non avrebbe fatto correre un giocatore pesante di grande stazza e che preferirebbe camminare, non lo avrebbe massacrato di palle corte giocate con grande scelta di tempo e intelligenza.

Aveva battuto un giocatore ben più esperto come Seppi senza concedere una palla break (7-6 6-4). Ha concesso il bis con l’identico punteggio contro il russo Khachanov,  testa di serie n.8. Khachanov è un anno più giovane di Sonego e lo scorso anno a novembre – lo dico per chi non lo ricordasse – aveva vinto il suo primo Masters 1000 a Parigi Bercy.

Battuto Seppi Lorenzo era raggiante per aver centrato l’obiettivo del tabellone principale al Roland Garros. Battuto Khachanov con un ottavo di finale alle viste non impossibile – Fucsovics n.37 o Norris n.56, giocano questo mercoledì – Lorenzo ha ormai più di un piede anche nel tabellone di Wimbledon. Dove con quel servizio che si ritrova, e quel dritto a uscire che gli ha procurato un sacco di punti, potrebbe anche fare una bella strada se il sorteggio lo aiuterà un poco. Intanto sa che lunedì, nel peggiore dei casi si sarà arrampicato fra i top 80. Non male.

Su Cecchinato sotto 6-0 e 2-0 non avrei scommesso un euro alla roulette di Montecarlo. Anche perché la puntata minima al Casinò è cinque euro. Invece è negli ottavi anche lui. In modo quasi altrettanto incredibile di come lunedì Fognini era riuscito a rimontare il russo Rublev da 6-4 4-1 e 5 palle break per il 5-1. Anche nel 2014 avemmo due italiani negli ottavi, ma lì poi Seppi perse contro Nadal, Fognini contro Tsonga. Questa volta potremmo addirittura sognare tre italiani negli ottavi se a Fognini riuscisse l’impresa tutt’altro che impossibile di superare Gilles Simon che ha battuto il giovane australiano Popyrin 7-5 6-1 ma non è un vero specialista della terra rossa, pur essendo giocatore completo.

L’ultimo azzurro nei quarti qui fu Fognini, nel 2013. Fabio raggiunse poi le semifinali dove fu sconfitto da Djokovic. Dei match di Djokovic con Kohlscreiber, di Cecchinato con Wawrinka, di Sonego con Khachanov, avrete letto le esaurienti cronache, corredate da interviste, di Vidovich (che si è esibito anche in domande in serbo con Nole), di Chiara Gheza, di Laura Guidobaldi.

Mentre il mio collega belga Yves Simon – non è parente di Gilles – seguiva entusiasta la folle cavalcata del suo connazionale Victor Campenaerts che batteva il record dell’ora, 55,0429 km, detronizzando l’inglese Bradley Wiggins che si era fermato – si fa per dire – a 54,526 km, ma non con una bici che costasse 15.000 euro. A ognuno le sue soddisfazioni. Mentre scrivo non so ancora se il torinista Lorenzo Sonego ne avrà avuta un’altra, dopo aver detto in conferenza stampa nell’immediata vigilia del match di Champions fra Juve e Aiax: “Io tiferò per l’Ajax!”.

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