Lajovic: "Quante cose positive questa settimana. Non vedo l'ora di giocare di nuovo"

Interviste

Lajovic: “Quante cose positive questa settimana. Non vedo l’ora di giocare di nuovo”

MONTECARLO – Sconfitto da Fognini (“È stato il giocatore migliore“) nella sua prima finale ATP, Lajovic pensa al futuro (“Con questa fiducia, posso crescere ancora”)

Pubblicato

il

 
 

da Montecarlo, il nostro inviato

È un Dusan Lajovic sereno quello che si presenta in sala stampa. Certo non può essere felice, dopo aver perso la sua prima finale ATP, ma sereno indubbiamente sì. “Anche se non posso essere allegro come nei giorni scorsi, non c’è motivo di essere triste. Tra un paio d’ore, passata la naturale delusione per la finale persa, penserò a tutte le cose positive di questa settimana. Come al fatto che questa è stata un’esperienza del tutto nuova per me, che è il mio miglior risultato e che spero di ripetermi in futuro”.

Analizza la partita Dusan, e non è soddisfatto di come l’ha interpretata. “Lui era solido da entrambi i lati, si muoveva bene. Quando alzavo il livello ed ero aggressivo, riuscivo a mettergli pressione. Ma per diversi tratti del match non ce l’ho fatta. Ho commesso tanti errori non forzati. Una causa è stata il vento, un’altra era la pressione per la finale, per la situazione”. Ma riconosce i meriti di Fognini. “È stato un giocatore migliore oggi, lui sa come giocatore in queste condizioni ventose. Ha una grande mano, si muove bene. Penso che quando è concentrato e gioca bene, sulla terra è uno dei giocatori più difficili da incontrare. Oggi ci sono stati momenti in cui sentivo di non avere soluzioni per fare il punto”.

 

Un rammarico è quello di non aver sfruttato i momenti in cui la partita avrebbe potuto prendere un’altra direzione, come nelle due occasioni avute per portarsi sul 3-1 nel primo set. E poi all’inizio del secondo parziale. “Sì, ho avuto un paio di palle del game ed ho sbagliato due dritti. Credo sarebbe andata diversamente in quel caso. E anche nel secondo set, dopo che lo avevo controbrekkato. In quei momenti, dal punto di vista mentale, c’era molto equilibrio, eravamo molto vicini. Ma lui ha saputo gestire le emozioni e le situazioni meglio di me”. Le congratulazioni finali a Fabio sono anche, implicitamente, un incitamento a se stesso. “Ha tre anni più di me e sta giocando ora il suo miglior tennis. Mi dimostra che non è mai troppo tardi”.

Fognini e Lajovic – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Ma nel grande carrozzone sempre in movimento del tennis professionistico la finale di Montecarlo è già il passato e si deve pensare al domani. Un domani che per Lajovic si presenta ora con prospettive diverse, in primis in termini di obiettivi. “Per la stagione sulla terra l’obiettivo era quello di difendere un po’ di punti, come quelli di Madrid (era arrivato ai quarti, ndr) e degli altri tornei (semifinale a Lione e quarti ad Umago, ndr). Qui ne ho conquistati molto di più e quindi l’obiettivo ora è quello di continuare con questo ritmo, di rimanere sano e di fare una programmazione che mi permetta di essere pronto nei tornei più grandi, come questo”.

Sicuramente adesso ci sarà da gestire anche il passaggio ad una nuova dimensione, quella di top 25 (n. 24 per l’esattezza), e tutto quello che comporta. Come l’essere testa di serie nei tornei ATP, ad esempio. “Sì, le cose cambiano, in meglio, e il mio team ha molta esperienza da questo punto di vista, sia per quanto riguarda la programmazione che per tutto il resto. Spero che questo abbia un impatto positivo su di me. Essere testa di serie nei tornei presenta indubbiamente diversi aspetti positivi. Con la fiducia acquisita questa settimana, posso far bene nei prossimi tornei sulla terra e credo di poter migliorare ancora. Sarà magari per l’adrenalina della partita appena giocata, ma dopo una settimana come questa, con tutte le emozioni positive che ho provato, non vedo l’ora di scendere di nuovo in campo e affrontare il prossimo match”.

Il 28enne tennista serbo è carico e fiducioso, ma obiettivo nel valutare i suoi margini di miglioramento. “Ci sono ancora alcuni aspetti tecnici che si posso sistemare, ma quello che ritengo di poter migliorare molto è in quella capacità di concentrazione che hanno i top player. Loro al massimo possono regalare un punto a game, quando io in alcuni momenti del match ne concedo un paio, talvolta anche tre. Sono troppi. Questo è il prossimo passo che devo fare, che aiuterà molto il mio gioco: essere costante, far sì che ogni punto il mio avversario se lo debba conquistare. Non regalare nulla.”

L’ultima risposta è ad una nostra domanda che dal futuro lo rimanda per un momento al passato. A cosa direbbe al piccolo “Dule” (il soprannome con cui viene chiamato in Serbia, diminutivo di Dusan) che voleva giocare a calcio ma invece iniziò a giocare a tennis perché nella cittadina natale di Stara Pazova non c’erano altri corsi di avviamento allo sport. “Oggi gli direi che ha fatto bene, forse una settimana fa gli avrei detto il contrario! Comunque sia, ho riflettuto molte volte sul fatto che il tennis è la mia professione. E sul fatto che molte persone hanno un lavoro che sono obbligati a fare, ma che non gli piace. Io invece sono nella situazione di poter fare quello che volevo fare da ragazzino. E posso dire che è una gran cosa poterlo fare: non credo che in molti da piccoli volevano fare i contabili o cose del genere. Perciò è una bella cosa che il tennis possa essere il tuo lavoro. Devo essere grato per questo. E per tutto quello che il tennis mi ha dato.”

Continua a leggere
Commenti

Challenger

L’indimenticabile estate di Mattia Bellucci [ESCLUSIVA]

Il 21enne di Busto Arsizio, al 5° titolo in stagione, sembra che ormai sappia solo vincere. Lo abbiamo intervistato dopo la sua vittoria a Klosters, in attesa di vederlo “giocare con più continuità anche a livello Challenger”

Pubblicato

il

Mattia Bellucci (nella foto con coach Fabio Chiappini della MXP Tennis Academy) vince anche il Future M25 di Klosters (Svizzera, Canton Grigioni) e solleva il suo quinto trofeo in stagione (tre volte Monastir e Poitiers i precedenti) su sette finali disputate. L’azzurro è stato un vero rullo compressore e non ha lasciato per strada un solo set in tutto il torneo, soffrendo veramente solo nel secondo turno contro Michael Vrbensky quando è stato costretto a un doppio tie-break. Nella finale contro l’austriaco Lukas Neumayer (n.439 ATP) è rimasto sempre in controllo, a parte una breve amnesia sul 4-0 del primo set quando si è fatto recuperare fino a 4-3, salvo poi rimettere subito le cose a posto per finire a braccia alzate col punteggio di 6-3 6-2. Con questa vittoria il 21enne Mattia migliora ulteriormente il proprio best ranking al n.312 ATP, dimostrandosi ormai abbondantemente pronto per il livello superiore. Gli abbiamo telefonato per avere un suo commento.

Tutto facile contro Lukas Neumayer?

‘In realtà non proprio perché mi sentivo molto teso, visto che la settimana precedente avevo perso la mia prima finale M25 (a Grasse contro Pol Martin Tiffon) e avere subito l’occasione per rifarmi mi metteva un po’ in agitazione. Così da fondo ho fatto un po’ di fatica, sia sul diritto, su cui stiamo lavorando tanto, che sul rovescio che è invece il mio colpo più naturale’.

 

Non mi sembra però che l’austriaco abbia avuto molte chance.

‘Fortunatamente sono riuscito a giocare bene nei momenti importanti e ho servito molto bene in tutto il match. Direi che questa è stata la chiave. Oltre al fatto che il mio avversario era piuttosto stanco perché il giorno prima, tra singolo e doppio, aveva giocato tre partite’.

La tua prima vittoria in un 25.000$.

‘Vero, e oltretutto sulla terra battuta che non è sicuramente la mia superficie preferita. Tra l’altro in questa stagione avevo giocato soprattutto sul veloce’.

Hai battuto, per l’ennesima volta, il tuo best ranking che adesso dice n.312 ATP.

‘Siamo molto felici che il ranking stia migliorando e questo mi permetterà di giocare con più continuità anche a livello Challenger. Questa settimana riposo anche perché durante il torneo ho avuto un fastidio alla gamba che mi ha costretto a ripetute sedute di fisioterapia. Poi sarò al Challenger di Todi (dal 4 luglio, ndr) e dopo in tutti i Challenger italiani per avere l’opportunità di crescere, sia come livello di gioco che come classifica’.

@massimogaiba

Continua a leggere

Flash

Wimbledon, Murray: “Molti coach non mi hanno voluto, devo ringraziare Lendl”. Sir Andy donerà i suoi guadagni all’Ucraina

Anche Andy Murray, durante la conferenza di vigilia, si dice perplesso sulla decisione dell’ATP di non assegnare punti: “Non vedo come possa essere d’aiuto”

Pubblicato

il

Andy Murray - Wimbledon 2021 (via Twitter, @wimbledon)

Nella domenica che precede l’inizio del torneo, come da tradizione, i giocatori si sono intrattenuti con la stampa nella loro conferenza di vigilia. Tra questi c’è anche Andy Murray, padrone di casa indiscusso e campione a Wimbledon nel 2013 e nel 2016, attualmente al numero 51 del ranking. Lo scozzese, inoltre, ha deciso di donare all’UNICEF tutti i suoi guadagni da questa edizione dei Championships. A beneficiarne saranno le famiglie delle vittime della guerra in Ucraina. Una motivazione in più, dunque, per spingersi più avanti possibile nel torneo. Seguono le sue dichiarazioni più interessanti in conferenza stampa.

D: Che cosa si prova a tornare a Wimbledon?

Andy Murray: È fantastico, specialmente dopo gli ultimi anni in cui si è giocato in circostanze diverse dal solito, tra la bolla e tutto il resto. È bello tornare a giocare Wimbledon in condizioni normali“.

 

D: Lunedì hai detto di non riuscire ancora a colpire al meglio e non eri ancora del tutto certo della tua partecipazione al torneo. Come sono cambiate le cose da allora? Come ti senti?

Andy Murray: Va tutto bene. Sono riuscito a progredire gradualmente durante gli allenamenti in questa settimana e ho giocato qualche set e molti punti. Gli ultimi giorni sono stati confortanti”.

D: Ieri ti sei allenato con Evans sul Campo 1 e sembrava che ti stessi divertendo. Vedere Ivan (Lendl, allenatore di Murray) lì rafforza la tua convinzione che tu possa ancora esprimerti ai massimi livelli, magari anche questo quindici giorni?

Andy Murray: “Penso di aver mostrato solo un paio di settimane fa che posso ancora esprimere del buon tennis. Prima dell’infortunio ho battuto un top5 e ho lottato punto a punto contro Berrettini, che è uno dei migliori giocatori su erba del circuito. Ho giocato bene anche contro Kyrgios. Avere Ivan Lendl nel mio team senza dubbio aiuta: abbiamo avuto grande successo in passato, ci conosciamo bene. Lui crede ancora in me e sicuramente questo mi aiuta, anche perché non ci sono molti allenatori che l’hanno fatto in quest’ultimo periodo“.

D: Quest’anno sarai fisicamente molto vicino a Wimbledon, visto che hai affittato un appartamento. Qual è il motivo di questa scelta? E chi si occuperà di cucinare?

Andy Murray: “Ho affittato un appartamento, è vero, e lì starà mio padre, ma c’è una stanza in più. Ho fatto questa scelta perché è molto vicino al luogo del torneo, così potrò stare lì in caso finissi tardi o dovessi giocare presto. È difficile ultimamente gestire il traffico, non voglio trovarmi in una situazione in cui posso impiegare un’ora e mezza per arrivare qui un’altra ora e mezza per tornare a casa. Mio padre comunque è un cuoco piuttosto bravo!”

D: Che cosa pensi del tuo prossimo avversario, James Duckworth? Hai giocato contro di lui un paio di volte e anche lui ha avuto problemi all’anca. Avete mai parlato di questo?

Andy Murray: “In realtà no, non ne abbiamo mai discusso. So che ha subìto un’operazione dopo l’Australian Open quest’anno, ma non so esattamente quali fossero i suoi problemi. Ci vuole un po’ di tempo per tornare, a seconda della gravità dell’operazione. Lui ne ha già dovuta fare qualcuna nel corso degli anni, ma è un gran lavoratore e si è ripreso, raggiungendo credo il suo best ranking l’anno scorso. Ovviamente gli auguro il meglio dopo l’operazione e sono sicuro che faremo una bella partita lunedì”.

D: Che cosa ne pensi della decisione di Wimbledon di escludere i giocatori russi e bielorussi, quindi della risposta dell’ATP di non assegnare punti in classifica?

Andy Murray: “Ne ho già parlato abbastanza alcune volte, capisco perché la decisione sia stata presa. Io conosco anche parecchi giocatori russi e bielorussi, mi trovo bene con loro e mi dispiace. Capisco la loro frustrazione. Per quel che riguarda la risposta dell’ATP, non sono d’accordo: non so a che cosa possa servire o chi possa aiutare non assegnare punti. Tutti i giocatori si sono comunque presentati per giocare qui, quindi non vedo come questa scelta possa mettere l’ATP in una posizione più forte.

D: Hai detto che Ivan Lendl è stata una delle poche persone a credere in te, credo che tu parlassi di allenatori. Ti ha fatto male vedere che alcuni non credevano in te?

Andy Murray: “In realtà no, anzi, per certi versi è stata come una motivazione. Ho parlato con po’ di allenatori, ma non aveva funzionato, molti non mi hanno voluto (sorride). Ovviamente è stato difficile affrontare questa situazione: anche per questo sono grato che Ivan abbia deciso di tornare a lavorare con me“.

D: Hai parlato con Emma Raducanu della difficoltà di essere sempre sotto esame?

Andy Murray: Non ho dato consigli a Emma né a nessun altro dei giocatori britannici su come affrontare queste situazioni. Sarei più che felice di farlo, ma nessuno me l’ha chiesto, quindi non posso nemmeno chiamare una persona e dirgli come deve comportarsi o quale sia la strada giusta da percorrere. Ognuno è diverso, sente le cose in modo diverso e le gestirà in modo diverso. Io stesso non ho gestito tutto al meglio durante il periodo di Wimbledon, ma ci sono molte emozioni e stress in ballo”.

D: In uno sport così fisico saresti a favore di maggiori controlli del sangue, magari durante gli Slam o altri tornei? Dalle statistiche dell’ITF nel 2021 sono stati fatti solamente due controlli durante le competizioni.

Andy Murray: Più test si fanno meglio è. Chiaramente devono essere quanto più possibile casuali, porterebbero più benefici. Avvisare prima i giocatori non credo sia la scelta migliore“.

Continua a leggere

Flash

Wimbledon, Kyrgios: “So di poter battere chiunque. Sbagliato impedire a russi e bielorussi di giocare”

Così Nick Kyrgios prima dell’inizio del torneo di Wimbledon, con un parere anche sul doppio: “Giocare al meglio dei 5 set è la cosa più stupida che ci sia”

Pubblicato

il

Dopo aver saltato praticamente tutta la stagione sulla terra battuta, Nick Kyrgios è tornato in campo per la stagione su erba, un periodo dell’anno che certamente non gli dispiace. Nei tornei in preparazione a Wimbledon ha raggiunto due semifinali, a Stoccarda (sconfitto da Andy Murray) e ad Halle (eliminato da Hurkacz all’ultimo respiro). La scorsa settimana si è recato a Maiorca, dove ha prevalso su Laslo Djere nel suo match di primo turno – vinto al tiebreak del terzo – salvo poi ritirarsi agli ottavi contro Bautista Agut. Nella domenica di vigilia dei Championships, come da tradizione i giocatori hanno parlato alla stampa. Seguono i suoi interventi più rilevanti.

D: Nick, come ti senti a essere tornato a giocare a Wimbledon davanti ad un pubblico al completo?

Nick Kyrgios: “Sono molto contento, sto giocando davvero un buon tennis sull’erba. Ho buone sensazioni, mi sento mentalmente pronto. Sono semplicemente molto felice di essere qui. È un altro Grande Slam, non lo darò mai per scontato. Quando ero giovane non avrei mai pensato di giocare oltre 30 Major, sono orgoglioso di essere ancora qui”.

 

D: Ti sei ritirato da Maiorca, come ti senti ora? Credi che le nove partite che hai giocato sull’erba siano sufficienti?

Nick Kyrgios: “Senz’altro, ho giocato molte partite, non credo nessuno se lo aspettasse. Ho battuto alcuni giocatori davvero bravi, sono contento del mio livello. Penso di aver avuto probabilmente una delle migliori preparazioni di sempre per la stagione sull’erba. A Maiorca mi sono ritirato perché ho sentito che il mio corpo iniziava a diventare po’ stanco. Anche se questa settimana non ci sono punti in palio per la classifica, voglio comunque far bene”.

D: Se le persone impazziscono per un servizio dal basso, come potrebbero reagire nel caso in cui vincessi uno Slam?

Nick Kyrgios: Troverebbero comunque qualcosa di negativo (ride)! Non lo so, non voglio pensarci. Tento solo di focalizzarmi su me stesso giorno dopo giorno, cercando di essere positivo“.

D: Voglio chiederti una cosa strettamente legata a Wimbledon, in particolare riguardo la tradizione del vestirsi interamente di bianco. Che cosa ne pensi?

Nick Kyrgios: “Io ovviamente voglio sempre vestirsi di nero (sorride). Ma sinceramente non credo che questa tradizione cambierà. Penso che, ad esempio, potrebbe essere un’idea carina quella di permettere di indossare una fascia o un polsino nero, sarebbe bello. Ma chiaramente a Wimbledon non importa che cosa può essere bello, credo che questa situazione non cambierà mai”.

D: Che cosa ne pensi della decisione di Wimbledon di escludere i giocatori russi e bielorussi, quindi la risposta dell’ATP di non assegnare punti in classifica?

Nick Kyrgios: “Secondo me non è stata una buona idea impedire ai giocatori russi e bielorussi di giocare. Credo che Medvedev, in questo momento, sia il miglior giocatore su cui può contare il nostro sport. Ma non è l’unico, basta guardare a Rublev o Khachanov ad esempio, che sono giovani importanti perché il tennis continui a crescere. Da giocatore, io sono uno che vuole sempre giocare contro di loro, mi dispiace che non siano qui. È strano non vedere Medvedev, tutti sappiamo di che cosa è capace. Per quanto riguarda i punti in classifica, non saprei che cosa dire, lo trovo solo strano. Io non sono uno che gioca per la classifica, quindi probabilmente lo state chiedendo alla persona sbagliata. Quando da bambino guardavo Wimbledon volevo semplicemente giocarci, sicuramente non stavo pensando ai punti che avrebbe dato alla mia classifica. Ci sono giocatori che hanno scelto di giocare i challenger al posto di Wimbledon, ma quando sarà seduto davanti ai miei figli in futuro non sarò orgoglioso di dire loro che ho saltato Wimbledon per giocare un challenger. Se potessi, sceglierei di giocare a Wimbledon tutti i giorni della settimana“.

D: Credi di poter battere davvero chiunque se sei in giornata? Quale sarebbe la chiave per estendere determinate prestazioni sui sette match di uno Slam?

Nick Kyrgios: “Sì, penso di poter davvero battere chiunque. Per quanto riguarda la seconda domanda, ritengo che una delle soluzioni principali sia il buon riposo. Io so che se servo e gioco bene posso battere chiunque. Ho più o meno già battuto tutti quelli sul mio percorso: ovviamente è difficile, ma ci spero. Non sono mai a corto di fiducia, ho già fatto alcune belle cavalcate qui a Wimbledon e all’Australian Open ad esempio. Credo che la migliore possibilità che io abbia mai avuto per vincere uno slam fu nel 2015, quando sono arrivato qui ai quarti di finale. Ero contro Raonic ed avevo un set e un break di vantaggio. Prima di tutto devo concentrarmi sui primi round. Non sto assolutamente pensando di poter vincere, ma ho un altro un paio di giorni per allenarmi e sentirmi bene, poi vedremo che cosa succederà”.

D: Quanto conosci il tuo primo avversario Paul Jubb?

Nick Kyrgios: Sento di potermi mettere davvero nei suoi panni. Una volta ero io il ragazzo a cui era stata assegnata una wild card per l’Australian Open. Mi sentivo veramente bene soltanto per il fatto di vivere certe emozioni e respirare quell’aria, i media, i fan. So come si sentirà, giocherà senz’altro liberamente perché non avrà niente da perdere. Guardando i miei risultati nelle ultime due settimane sulla carta dovrei vincere abbastanza comodamente, ma so che non sarà così. Dovrò essere piuttosto concentrato”.

D: Qui a Wimbledon hai sempre avuto delle esperienze straordinarie, dalla vittoria contro Nadal al doppio misto a fianco di Venus Williams. Come mai non hai mai giocato il doppio maschile qui prima d’ora?

Nick Kyrgios: “Ad essere totalmente onesto, non è che io sia proprio così impaziente di giocare un doppio al meglio dei cinque set, credo sia la cosa più stupida di sempre. Nessuno vuole giocare un doppio al meglio di cinque set, nessuno vuole guardare un doppio al meglio di cinque set. Ovviamente sono contento, ma penso anche che quando sarò un sey pari potrebbero rimanermi altri tre set da giocare. È per questo non l’ho mai giocato prima, non ha senso. Sono sempre andato abbastanza bene qui in singolare e nel mio mio giorno libero potrei potenzialmente giocare cinque set di doppio. Tutte le mie attenzioni sono sul singolare ora: io e Thanasi (Kokkinakis, il compagno di doppio di Kyrgios, ndr) sicuramente ci divertiremo, ma al momento non sono concentrato sul doppio.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement