Numeri: impresa di Fabio, la crisi delle ragazze

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Numeri: impresa di Fabio, la crisi delle ragazze

Fognini in una settimana dalla stalle alle stelle. Il Cilic perduto, l’inciampo di Rafa. La Serie C in Fed Cup. Questo e altro nei numeri della settimana

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Fabio Fognini - Montecarlo 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

1 – la sola vittoria ottenuta nelle ultime sette partite giocate da Fabio Fognini, quando una decina di giorni fa è arrivato a Monte Carlo a giocare, da n°97 della Race ATP, per l’undicesima volta il torneo monegasco. Per trovare un momento peggiore nella carriera del ligure bisognava tornare al periodo tra fine 2012 e inizio 2013, quando addirittura Fabio incappò in sette sconfitte consecutive tra la finale di San Pietroburgo e il primo turno di Sydney. Ma quello era un altro Fognini: non aveva ancora vinto un torneo, né era mai stato nei primi 40 e solo una volta aveva battuto un top 10.

Fabio aveva iniziato anche il torneo monegasco nel peggiore dei modi, sotto di un set e con quattro palle del 5-1 a favore di Rublev, 90 ATP: vedendo gli ultimi mesi e quel punteggio così vicino alla sconfitta, neanche un bravissimo indovino avrebbe previsto quel che invece sarebbe successo. Il tennis è infatti uno sport straordinario anche per le metafore che sa regalare a chi lo ama: sull’orlo di quello che sarebbe stato un vero e proprio precipizio tennistico, Fognini non solo non è caduto, riuscendo a rimontare e superare il giovane russo, ma si è rimesso in piedi e poi rigenerato, sino a riuscire a vivere i giorni più belli (sin qui) della sua carriera di quasi 32enne professionista. Una settimana magica, coronata dal raggiungimento della vittoria del Masters 1000, traguardo mai raggiunto da un tennista italiano da quando è nata questa categoria di tornei, con la riforma del calendario iniziata nel 1990.

Un italiano non vinceva nel Principato dal 1958 (quando vi riuscì Nicola Pietrangeli) e non raggiungeva la finale dal 1978, quando vi arrivò Barrazutti. Che Fognini lo abbia fatto, sconfiggendo nell’ordine in cui li ha incontrati, il numero 3 del mondo, Zverev (7-6 6-1); il 13, Coric (1-6 6-3 6-2) e il 2 (e migliore di sempre sulla terra battuta), Nadal (6-4 6-2) nobilita ancor di più la sua impresa. In finale, nonostante la difficoltà psicologica di essere il grande favorito nella partita più importante della carriera, non ha tradito vincendo con carattere e esperienza su Lajovic (6-3 6-4). Una meravigliosa avventura sportiva arricchita da una gustosa ciliegina sulla torta: contro il tennista più forte di tutti i tempi sulla terra (e tra i più grandi in assoluto) Fabio ha vinto quattro volte e si è arreso in altre tre solo al set decisivo. 

 

Che non tutti i suoi avversari fossero in gran condizioni di forma e che il ligure si sia avvalso del ritiro di Simon, tennista capace di sconfiggerlo tutte le cinque volte che lo aveva incontrato, poco importa: lo sport è pieno di grandi risultati raccolti con l’indispensabile aiuto di una dose di fortuna, che da sempre, in qualunque attività, è una qualità, non una colpa. Soprattutto se l’aiutino della sorte lo si è guadagnato con più di dieci anni ad alto livello in un mondo difficilissimo per gli sforzi richiesti e l’elvata competività, come è il tennis maschile. Del resto, già da tempo non è in discussione che Fognini sia il miglior tennista italiano degli ultimi quattro decenni, oltre a essere, più in generale un ottimo tennista.

Fabio da settembre 2012 è ininterrottamente nella top 50 e già è a più di centotrenta settimane complessive nella top 20 – ma quanti altri italiani in sport con analoga concorrenza ci sono stati negli ultimi anni per così tanto tempo?- ha vinto otto tornei e fatto altre dieci finali, sconfitto tredici volte top ten. Il tutto condito da altre due semifinali nei Masters 1000 e un quarto di finale negli Slam. Per l’attuale numero 12 del mondo, proprio un ottimo piazzamento negli Slam e il raggiungimento della top 10 restano gli obiettivi, tutt’altro che impossibili, da raggiungere in questa fase matura della carriera, nella quale davvero non ha da dimostrare tennisticamente più nulla.

6 – gli incontri giocati e tutti vinti da Ashleigh Barty nell’edizione 2019 della Fed Cup. La ventitreenne australiana, vincitrice del Mandatory di Miami e unica top ten in entrambe le classifiche di singolare e doppio è stata l’autentica trascinatrice della sua rappresentativa, sia nel primo turno di febbraio in trasferta contro gli USA (superando Keys e Kenin e, nel match di doppio, Collins e Melichar) sia nello scorso week-end a Brisbane. Contro una squadra bielorussa molto forte, concessasi di lasciare in panchina Sasnovich, la numero 9 del mondo ha sconfitto senza perdere un set sia Azarenka che Sabalenka. Barty non si è fermata a queste due vittorie: da vera e propria leader, ha vinto assieme a Stosur al terzo set contro le due tenniste che aveva già battuto in singolare. Per l’Australia, vincitrice della Fed Cup sette volte, sebbene l’ultimo trionfo risalga al 1974, si è così concretizzato un ritorno in finale atteso ventisei anni.

Gli Aussie a novembre avranno dalla loro il vantaggio del fattore campo e, soprattutto, la consapevolezza di poter contare su una tennista sempre più dominante, capace di dare il meglio di sè con la propria rappresentativa (sinora in Fed Cup ha un bilancio di nove vittorie e una sconfitta in singolare e di 6-1 in doppio). Barty e compagne dovranno vedersela contro la Francia di Mladenovic e Garcia. Quest’ultima, tornata a giocare in Fed Cup dopo tre anni, è stata decisiva vincendo il doppio sul 2-2, nella collaudata coppia con Mladenovic (vinsero il Roland Garros 2016  e furono numero 2 del ranking di specialità) contro la Romania di Halep, arresasi in coppia con Niculescu, dopo aver vinto inutilmente i suoi due singolari.

16 – le partite vinte a livello ATP nel 2019 da Guido Pella. Una cifra importante di partite vinte per l’attuale 28 ATP (best career ranking): sino al 2017 rappresentavano per lui il numero massimo di partite vinte in un intero anno nel circuito maggiore, nonostante avesse già raggiunto due finali (a Rio nel 2016 e a Monaco di Baviera nel 2017). Il campione del Bonfiglio 2008 (sconfiggendo in finale Goffin) e semifinalista del Roland Garros Juniores nello stesso anno, ha avuto grandi difficoltà nel passaggio al professionismo, riuscendo solo a quasi ventitre anni a vincere la prima partita a livello ATP (San Paolo 2013, vittorioso su Fognini). Lo scorso anno è stato per lui quello della svolta in carriera: non solo è arrivata la finale persa a Umago contro Cecchinato, ma anche l’accesso, mai avvenuto in precedenza, a due terzi turni negli Slam (a Wimbledon e agli US Open), senza dimenticare la seconda semifinale sul cemento (a Doha).

Risultati che mostrano l’evoluzione del mancino argentino, capaci di consentirgli di chiudere il 2018 per la prima volta nella top 60. Pella si esprime comunque al meglio delle sue possibilità sul rosso, come ha mostrato l’ottima prima parte di questo 2019 (è 13°nella Race): dopo aver perso la quarta finale della carriera a Cordoba e aver fatto semi a Buenos Aires, a San Paolo ha vinto il primo titolo della carriera. Un risultato che è stato trampolino di lancio anche a Monte Carlo: nei Masters 100o non era mai nemmeno arrivato agli ottavi e invece nel Principato è arrivato ai quarti, sconfitto da Nadal. In precedenza aveva sconfitto, dopo tre battaglie di più di due ore ciascuna, Djere (6-7 6-2 6-4) e due top 20 come Cilic (6-3 5-7 6-1) e Cecchinato (6-4 4-6 6-4). Nei tornei sul rosso, meglio non incontrarlo.

21 – le partite vinte da Marin Cilic nei sedici tornei giocati da Wimbledon 2018 in poi. Una crisi netta quanto improvvisa di risultati: agli ultimi Championships il croato era arrivato con le credenziali di possibile vincitore, dopo la seconda vittoria del torneo del Queens, in finale su Djokovic (che sino a gennaio sarebbe divenuto quasi imbattibile) e quella persa sul mitico Centrale di Church Road contro Federer nel 2017. Proprio a Wimbledon, Cilic sorprendeva il mondo del tennis perdendo malamente da due set di vantaggio al secondo turno contro Pella, tennista di certo non avvezzo al tennis su erba. Una discreta campagna estiva sul cemento nordamericano (quarti a New York e Toronto, semifinale a Cincinnati) aveva fatto pensare che quello di Londra fosse un incidente di percorso, ma, nei cinque tornei di fine stagione, solo a Bercy vinceva due partite di seguito.

Il 2019, se possibile, è andato ancora peggio: a Melbourne non ha difeso la finale del 2018 fermandosi agli ottavi e perdendo, di lì in poi, al primo turno in tre dei quattro tornei successivi (l’ultimo dei quali a Monte Carlo, fermato da Pella in tre set). Si sta chiudendo il quarto mese del 2019 e Cilic addirittura non è nemmeno nella attuale top 80 della ATP Race: una partenza costatagli l’uscita, dopo due anni e mezzo, dai primi dieci del mondo. Vedremo come reagirà a questa inerzia negativa colui che giusto un anno fa era 3 del mondo, anche perchè, nelle prossime settimane, Cilic ha più di 700 punti da difendere tra le semi di Roma e i quarti al Roland Garros.

37 – le sconfitte di Rafael Nadal sulla terra battuta a livello di circuito maggiore, distribuite in ben diciotto stagioni. Il campionissimo maiorchino, ha terminato il torneo di Monte Carlo con alle spalle appena diciassette partite giocate nel 2019: mai, da quando quindici anni fa è diventato il re della terra battuta, era arrivato a Barcellona avendo giocato un numero minore di partite. L’unica eccezione è rappresentata dall’anno scorso, quando però Nadal era quantomeno reduce da un autunno 2017 molto intenso, estremamente differente da quello 2018, nel quale, a causa dell’infortunio rimediato agli US Open, non aveva mai giocato.

A poco più di un mese dal compimento dei trentatre anni, il maiorchino ha iniziato la parte della stagione per lui più importante da un lato più riposato, ma dall’altro poco abituato all’impegno agonistico (ha iniziato Monte Carlo avendo giocato, appena quattordici partite negli ultimi otto mesi). Il primo riscontro sul suo stato di forma sulla terra battuta non è stato per nulla positivo: dopo aver iniziato molto bene contro Bautista Agut (duplice 6-1) e Dimitrov (6-4 6-1), aveva mostrato qualche problema contro Pella (7-6 6-3), prima di subire contro Fognini la sconfitta più pesante in termini di punteggio dal 2005 in poi (ad eccezione della finale di Madrid 2015, nella quale Murray gli lasciò cinque giochi).

Contro il numero 1 azzurro – alla terza vittoria contro il maiorchino sulla terra battuta, come riuscito in questi quasi vent’anni solo a Gaudio e Thiem, e dietro esclusivamente alle sette di Djokovic– Nadal ha interrotto una serie aperta di dodici partite senza perdere un set, rinunciando al tentativo di vincere il dodicesimo titolo in uno dei suoi tornei preferiti. Dove però Rafa sogna di centrare il “12” è a Parigi: tra quaranta giorni possono ancora cambiare tante cose e il campione maiorchino, soprattutto sulla distanza dei cinque set, resta il grande favorito alla vittoria del Roland Garros 2019.

144 – la posizione occupata nella ATP Race della scorsa settimana da Dusan Lajovic. Colpa di un 2019 iniziato in maniera molto negativa, nel quale aveva vinto appena cinque partite, rimediando altrettante eliminazioni al primo turno negli otto tornei a cui aveva partecipato. Prima di Monte Carlo, si era intravista per Dusan però la luce fuori dal tunnel: a Miami il 28enne serbo era arrivato al terzo turno sconfiggendo Nishikori, terzo top 10 superato complessivamente in carriera, dopo i successi datati 2018 contro Del Potro e Dimitrov.

Jose Perlas, ex coach di Fognini e di campioni (tra gli altri) come Moya e Albert Costa, era stato bravo a fine 2016 nel credere in un progetto di vertice con lui che, a 26 anni e mezzo, aveva raggiunto appena tre semifinali a livello ATP, non era mai stato nei primi sessanta del mondo, nè aveva mai vinto contro un top 10. Il serbo dall’elegante rovescio a una mano, arrivato tardi nel grande tennis (solo a ventun anni aveva ottenuto la prima vittoria a livello ATP e appena a ventiquattro aveva chiuso l’ anno tra i primi 100), era famoso al grande pubblico soprattutto per aver giocato e perso contro Stepanek sul 2-2 la finale di Coppa Davis 2013. Il 2017, iniziato da 95 ATP, primo anno della collaborazione con Perlas, non era stato eccellente, sebbene Dusan lo avesse chiuso in crescendo, tra i primi 75 del mondo. La scorsa stagione era invece stata la migliore della carriera Lajovic: l’esplosione era arrivata al Masters 1000 di Madrid, con il raggiungimento dei quarti di finale dopo essersi qualificato e aver sconfitto Khachanov, Gasquet e Del Potro.

Un piazzamento poi confermato in altre tre circostanze in tornei della categoria ATP 250 e suggellato dalla prima semifinale della carriera nel circuito maggiore, a Lione. A Monte Carlo Lajovic ha finalmente raccolto il duro lavoro compiuto negli ultimi anni. Vincendo cinque partite senza perdere un set è arrivato alla prima finale della carriera e raggiunto l’ingresso tra i primi venticinque del ranking , nonostante un percorso che gli aveva riservato almeno un paio di ostacoli di primissimo livello. Nell’ordine Lajovic ha infatti avuto la meglio su Jaziri(duplice 6-4), Goffin(6-3 6-4), Thiem(doppio 6-3), Sonego (6-4 7-5)e Medvedev(7-5 6-1). Meglio esplodere tardi che mai.

252,6 – la media della classifica delle cinque tenniste italiane (Camila Giorgi, Martina Trevisan, Jasmine Paolini, Sara Errani e Elisabetta Cocciaretto) convocate dal capitano Garbin per lo spareggio di Mosca contro la Russia per non retrocedere al Group I (la Serie C) di Fed Cup. Era difficile sperare concretamente nel passaggio del turno contro una nazionale russa che aveva, oltre al fattore campo, una squadra di ben altra qualità (Kasatkina, 22 WTA, era la migliore delle dieci giocatrici presenti) e “profondità” (Pavlyuchenkova, 34 WTA; la diciottenne Potapova, 74 WTA e Gasparyan, 72 WTA ). Il 4-0 finale con cui si è conclusa la sfida non sorprende, nè qualcuno è responsabile di questo risultato.

Ma se la Fed Cup, così come la Davis, non è lo specchio del movimento tennistico nazionale, sono appunto la classifica e i grandi tornei a certificare inesorabilmente una profonda crisi del settore femminile italiano. Non rispetto al recente passato di Schiavone, Pennetta, Vinci e Errani e delle loro relative vittorie, finali Slam e permanenze nella top 10. E nemmeno in confronto a un settore maschile capace di avere in queste settimane più di ogni altra nazione -ben 20- tennisti nella top 200 del ranking e, dopo un 2019 iniziato in maniera negativa, piazzare anche un grandissimo acuto come quello di Fognini a Monte Carlo.

Quando siamo quasi al giro di boa dell’anno tennistico (le donne chiudono la stagione a fine ottobre) addirittura nemmeno un’azzurra è nella top 100 della Race e, per quanto siano ammirevoli gli sforzi per emergere nel grande tennis della nostra numero 2 Martina Trevisan (classe 93) e quelli di tornarvici dopo le varie vicissitudini di Sara Errani, il momento attuale è davvero pessimo. Il dato più illuminante sul presente e futuro del nostro settore femminile è dato dalle classifica della nostra miglior under 23 Federica Pieri, 304 WTA, e della prima under 20, Federica Bilardo, 606 WTA.

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Identikit statistici: Dominic Thiem

Quali colpi potranno riportare ai vertici l’austriaco dopo un difficile 2021?

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Dominic Thiem
2020 US Open - Campione Singolare Maschile - Dominic Thiem (Photo by Darren Carroll/USTA)

Dopo Medvedev, in questo nuovo articolo per la rubrica “Identikit statistici” ci occupiamo di Dominic Thiem. Classe 1993, il tennista austriaco appartiene a una generazione, a dire il vero, piuttosto sfortunata, dato che è molto difficile sfuggire al cono d’ombra proiettato da tre giganti come Federer, Nadal e Djokovic (detentori di venti titoli del Grande Slam ciascuno).

Tuttavia, un passo alla volta, con grande regolarità, Thiem ha saputo conquistare il suo spazio (in particolare sulla terra e sul cemento) fino ad aggiudicarsi, nel 2020, il suo primo titolo Slam a Flushing Meadows. Cercheremo di capire quali caratteristiche gli abbiano permesso di raggiungere tali risultati e quali ulteriori miglioramenti possano condurlo ancora più lontano quando rientrerà dall’infortunio che lo ha costretto a concludere anticipatamente, e senza grandi risultati, la stagione 2021.

PALMARÈS

Già a livello juniores, Thiem fa parlare di sé, in particolare raggiungendo la finale del Roland Garros nel 2011. Lo stesso anno fa il suo esordio nel circuito ATP, nei tornei di Kitzbühel, Bangkok e Vienna; in quest’ultimo elimina il connazionale Thomas Muster (all’epoca quarantatreenne) in un vero e proprio passaggio di consegne. Nel 2014, vince in Australia la sua prima partita in uno Slam, battendo João Sousa. A Madrid, sconfigge l’allora numero tre del mondo Stan Wawrinka in tre set. A Kitzbühel, raggiunge la sua prima finale a livello ATP, perdendo da David Goffin dopo essere stato avanti di un set. A fine anno, è il più giovane giocatore tra i primi 50 del mondo.

 

Nel 2015 si aggiudica tre titoli ATP (Nizza, Umag e Gstaad) ed entra in Top 20. L’anno successivo, forte anche della sua prima semifinale Slam, centrata a Parigi, fa il suo ingresso in Top 10, venendo ripescato per le Finals di fine anno in virtù del forfait di Rafa Nadal. Nel 2017, continuando il suo regolare e piuttosto impressionante processo di crescita, Thiem si qualifica per la prima volta per la finale di un torneo Masters 1000, a Madrid. Viene sconfitto da Nadal, ma, a sorpresa, sconfigge il maiorchino sulla terra di Roma nei quarti di finale prima di arrendersi a Djokovic in semifinale. Raggiunge nuovamente la semifinale all’Open di Francia e finisce la stagione alla quinta posizione del ranking mondiale, certificando il proprio status di top player.

A questo punto, inizia la caccia al primo titolo Slam: nel 2018 raggiunge la finale a Parigi e viene sconfitto nettamente da Nadal. A testimonianza di una grande solidità tecnica e mentale, raggiunge i quarti di finale dello US Open e, trovandosi ancora di fronte Nadal, lo impegna in una maratona di quasi cinque ore, che lo spagnolo si aggiudicherà sì, ma all’ultimo respiro. Chiude la stagione in leggera flessione, ma sempre in Top 10 (per la precisione, come numero otto).

Il 2019 è un’ottima annata per Thiem: vince il suo primo titolo 1000 sul cemento di Indian Wells, sconfiggendo Sua Maestà Roger Federer in finale. Non solo: bissa la finale al Roland Garros superando Djokovic in una semifinale che rappresenta sicuramente uno dei match migliori della sua carriera. Cede ancora in finale all’eterno Nadal, ma sembra avvicinarsi giocando alla pari per due set prima di crollare. Come ciliegina sulla torta, raggiunge per la prima volta la finale del Master di fine anno, sconfitto da Tsitsipas.

È nel 2020 però che la tenace rincorsa di Thiem allo Slam viene premiata: dopo essere stato ad un set dal titolo a Melbourne, si qualifica per la finale dello US Open e si trova di fronte il grande amico Alexander Zverev. Sascha si porta avanti due set a zero, ma Thiem riesce a rimontare e trova definitivamente il suo posto tra i grandi del tennis. A fine anno raggiunge per la seconda volta la finale delle ATP Finals, sconfiggendo Djokovic in semifinale e cedendo soltanto ad un Medvedev in forma strepitosa.

Nel 2021, qualcosa sembra incrinarsi. Dopo gli ottavi in Australia, un infortunio al ginocchio e, dopo essere rientrato, alcune prestazioni non degne della sua qualità, come ad esempio la sconfitta al primo turno del Roland Garros per mano di Andujar dopo essere stato avanti di due set. Purtroppo, Thiem subisce anche un infortunio al polso (sull’erba di Maiorca) che lo costringe a terminare anticipatamente la stagione. Annuncia di voler tornare in campo in Australia nel 2022, più carico che mai. Su quali armi potrà contare per ritrovare il suo posto tra i pretendenti ai titoli più ambiti?

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Thiem con una serie di statistiche i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Dominic Thiem, match di singolare in tornei del Grande Slam

Possiamo osservare un saldo medio positivo tra vincenti ed errori non forzati su tutte le superfici. Colpisce come la differenza a favore dei vincenti sia massima sull’erba di Wimbledon, lo Slam più avaro di soddisfazioni per l’austriaco (ottavi di finale nel 2017, sconfitte al secondo turno nel 2015 e nel 2016, sconfitta al primo turno nel 2014, 2018 e 2019). Troviamo un primo spunto di risposta al nostro dubbio in altre due statistiche: le palle break ottenute da Thiem e il numero delle discese a rete. Sull’erba, Thiem sembra faticare di più a procurarsi delle occasioni sul servizio dell’avversario, e si presenta a rete in misura molto maggiore rispetto al suo stile abituale. Forse l’efficacia di Thiem nei pressi della rete, specie se verticalizza il proprio gioco in modo un po’ forzato, alla ricerca di variazioni, non è sufficientemente elevata per giustificare una modifica così marcata nel suo stile di gioco?

Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa da questo punto di vista:

Figura 2. Ulteriori statistiche medie di gioco per Dominic Thiem, match di singolare in tornei del Grande Slam

Osserviamo che, in effetti, l’efficacia di Thiem sotto rete è buona ma non eccezionale e diminuisce sull’erba, scendendo sotto il 70%. Oltre a ciò, osserviamo che, sempre sull’erba, calano le percentuali di palle break realizzate e salvate. Nonostante un buon contributo del servizio (soprattutto della prima palla), l’austriaco, numeri alla mano, mostra di trovarsi in maggiore difficoltà nei punti importanti.

Forse, cercando di interpretare le statistiche in una chiave tecnica, il fatto che non soltanto Thiem giochi il rovescio a una mano, ma lo faccia in modo piuttosto “sbracciato”, con un movimento molto efficace ma piuttosto ampio, lo mette in difficoltà nel preparare il colpo su una superficie veloce e imprevedibile come l’erba. Tale fattore strutturale potrebbe spiegare un maggiore nervosismo del numero uno d’Austria che, trovando uno dei suoi colpi più efficaci tramutato in una potenziale debolezza, fatica a mantenere il consueto equilibrio, e si trova a forzare il proprio gioco, con risultati modesti.

Questa, perlomeno, può essere la nostra prima impressione. Fino a questo momento però, ci siamo concentrati sul gioco di Thiem esaminando un aspetto alla volta: proviamo ora invece, con l’aiuto della tecnologia, a considerare più aspetti contemporaneamente, ovvero a sviluppare un’analisi multivariata, verificando in modo più approfondito e robusto la validità delle nostre ipotesi.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI THIEM

In particolare, ci chiederemo quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, faremo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole, che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Thiem alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Thiem totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima superiore di almeno il 5.1% rispetto all’avversario e si aggiudica una percentuale di punti sulla seconda anche peggiore rispetto al suo avversario, ma con uno scarto inferiore al 9% , allora si aggiudica la partita”. Il pattern è piuttosto generale, ed estremamente preciso: si è verificato in 47 casi e, in tutti e 47, Thiem ha vinto il match.
  2. “Se Thiem totalizza una percentuale di punti vinti sulla seconda superiore di almeno il 6.5% rispetto all’avversario e si procura almeno 6 palle break, allora vince il match”. Il pattern ha simile generalità e precisione rispetto al primo: si verifica in poco più di due terzi dei match vinti da Thiem in tornei del Grande Slam (ovvero in 48 partite) e in nessuna delle sue 30 sconfitte.
  3. “Se Thiem ha un rendimento sulla seconda palla di servizio inferiore all’avversario di oltre il 9% e non si aggiudica più del 77% di punti quando mette la prima in campo, viene sconfitto”. La regola si è verificata, fino a oggi, 14 volte. In tutti e 14 i casi Thiem è stato sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione austriaco. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Thiem. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Come possiamo osservare in Figura 3, buona parte della partita di Thiem si gioca sull’efficacia dei suoi game al servizio, in particolare quando è costretto a servire la seconda palla. Se riesce comunque a imporre il proprio gioco, ha probabilità decisamente maggiori di portare a casa il match.

Le due feature più correlate con la vittoria di Thiem infatti, sia da sole che in combinazione con altre, sono la differenza nella percentuale di punti vinti sulla seconda e sulla prima rispetto all’avversario. In terza posizione troviamo la superficie di gioco: l’osservazione sulla base delle prime statistiche descrittive, che ci portava a individuare una certa avversione di Thiem per l’erba, trova conferma. In Figura 4 (visibile di seguito) infatti osserviamo in che modo la superficie di gioco è correlata con la vittoria dell’austriaco: positivamente soltanto in caso si giochi su terra o cemento.

In quarta posizione troviamo un dato all’apparenza controintuitivo: la probabilità di vittoria è inversamente correlata (per quanto debolmente) con il numero di vincenti. Leggendo in controluce questo dato però, ci troviamo a riflettere sul fatto che Thiem, se è in controllo della partita, può sfruttare al meglio la propria razionalità e solidità mentale, correndo pochi rischi e guadagnando il punto in progressione. Se mette a segno molti vincenti, più del solito, può significare che è in gran forma, ma anche (a quanto ci dicono i dati, leggermente più spesso) che sta forzando il proprio gioco rischiando di pagarne le conseguenze. In conclusione, la quinta feature più correlata (in questo caso direttamente) con la vittoria è la percentuale di punti vinti con la prima: la prima palla di Thiem è piuttosto pesante e, naturalmente, assicurarsi punti facili riduce anche la pressione sugli altri colpi, facilitandogli il compito.

Figura 4. Value ranking relativo alla superficie di gioco, associato ai match di Grande Slam di Thiem. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Cercando di sintetizzare, Thiem si presenta come un giocatore di grande solidità e affidabilità nelle occasioni in cui riesce a controllare l’andamento del gioco. Se riesce a portare l’avversario a giocare la sua partita diventa un cliente difficilissimo per chiunque, come dimostra il fatto che abbia saputo battere almeno una volta sia Federer che Djokovic che Nadal. In tutte quelle occasioni invece in cui l’avversario, o la superficie, lo portano su terreni meno esplorati e meno congeniali al suo stile di gioco, in tutte quelle circostanze in cui cioè si sente in dovere di stringere i tempi, e di affrettare la giocata, va in maggiore difficoltà.

Se ne potrebbe dedurre quindi che il recupero dovrà essere psicologico, oltre che fisico: una volta ritrovata la forma fisica, Thiem andrà nuovamente alla ricerca delle proprie certezze e della propria calma. Riguadagnato questo equilibrio, anche i dati dimostrano che l’austriaco potrà tornare a essere un cliente difficile per chiunque e un serio pretendente a nuove, prestigiose vittorie.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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ATP

ATP Vienna, il tabellone: torneo di gran livello, cinque azzurri nel main draw

Berrettini in rotta di collisione con Hurkacz nei quarti e Zverev in semifinale. Sinner si gioca molto: possibile scontro diretto per le ATP Finals contro Ruud nei quarti. Al via anche Musetti, Fognini e Sonego

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Matteo Berrettini - Laver Cup 2021 (foto Twitter @LaverCup)

È un tabellone di alto livello quello dell’Erste Bank Open 2021, torneo ATP 500 (cemento indoor, 1.837.190 di montepremi) che prenderà il via a Vienna da lunedì. L’appuntamento austriaco è ormai diventato un classico di fine stagione e anche quest’anno rappresenta uno dei fulcri della corsa alle ATP Finals.

Sono cinque gli italiani nel tabellone principale: Berrettini, che nell’ultima apparizione alla Wiener Stadthalle (2019) raggiunse la semifinale perdendo dall’idolo di casa Thiem, affronterà un qualificato al primo turno. La rotta prevede un quarto di finale potenziale contro Hurkacz e una semifinale contro Zverev, numero due del seeding. Il romano è l’unico azzurro nella seconda metà del tabellone; nella prima ci sono quattro alfieri del tricolore. La testa di serie numero 7, Sinner, proverà ad aumentare le sue chances di qualificazione per Torino sfidando al primo turno Opelka. La marcia ipotetica dell’altoatesino prevede un quarto di finale con l’altro contendente per le Finals Ruud e una semifinale con la prima testa di serie, Tsitsipas.

Sonego, che a Vienna l’anno scorso si tolse la soddisfazione di battere Djokovic, esordirà al primo turno contro Garin per poi affrontare al secondo turno uno tra Ruud e Harris. Fognini se la vedrà con la testa di serie numero 8 Schwartzman; potrebbe esserci un derby al secondo turno se Musetti, in tabellone grazie ad una wild card, superasse Monfils. Il tabellone da 32 giocatori fa sì che il taglio per l’ammissione nel draw sia stato bassissimo (l’ultimo entrato direttamente è Fucsovics, 41 ATP). Motivo per il quale ci si attende spettacolo già dai primi turni: match di cartello sono ad esempio Tsitsipas-Dimitrov e Hurkacz-Murray. Infine, l’auspicio è che la truppa degli italiani possa essere infoltita da Mager, impegnato nelle qualificazioni.

 

Il tabellone aggiornato

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ATP

ATP Mosca: Khachanov e Karatsev si giocano un posto in finale

Aslan torna a giocare una semifinale ATP dopo 6 mesi. Non ha mai vinto contro Khachanov. Cilic sfida Berankis nell’altra ‘semi’

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Nonostante il numero 1 del tabellone Andrey Rublev sia uscito prematuramente dall’ATP 250 di Mosca, il torneo avrà comunque un finalista russo. Sarà uno tra Karen Khachanov e Aslan Karatsev, rispettivamente numero 2 e numero 3 del tabellone. Entrambi hanno superato l’ostacolo dei quarti di finale senza perdere set. Khachanov ha avuto difficoltà ad avere la meglio di John Millman, che l’ha tenuto in campo per quasi 2 ore e mezza. L’australiano ha anche avuto quattro set point in risposta sul finire del secondo set. Khachanov (che ha vinto questo torneo nel 2018) ha però evitato il terzo set vincendo il tie-break.

Karatsev invece ha impiegato un’ora in meno per battere Gilles Simon nell’ultimo match di giornata. Il russo ha vinto 6-4 6-3, recuperando uno svantaggio iniziale di 0-2 nel secondo, e tornerà a giocare una semifinale ATP sei mesi dopo l’ultima (batté Djokovic a Belgrado in una partita memorabile). I precedenti dicono 2-0 Khachanov. L’ultima sfida l’hanno giocata in Canada un paio di mesi fa (2 set a 0 per KK), mentre l’altra si è disputata sui campi di San Pietroburgo, quando lo stesso Khachanov vinse in rimonta.

Dall’altra parte del quadro si sfideranno Marin Cilic e il lucky loser Ricardas Berankis. Una prova eccellente al servizio ha garantito al croato l’accesso alla sua quarta semifinale della stagione. 15 aces e e soli cinque punti persi con la prima in campo, niente da fare per Pedro Martinez, sconfitto in un’ora di gioco 6-1 6-2. Cilic ha vinto questo torneo due volte, nei suoi anni migliori, 2014 e 2015, mentre il suo avversario vanta comunque un secondo posto ottenuto nel 2017. Berankis è stato ripescato e come se non bastasse ha avuto un tabellone abbastanza agevole: i suoi avversari sono stati Donskoy, Coria e Mannarino, con quest’ultimo che non ha confermato la prestazione con cui è riuscito a battere Rublev negli ottavi. Il lituano – ancora alla ricerca del suo primo trionfo ATP – ha vinto 6-2 7-6 e giocherà la prima ‘semi’ del suo 2021.

 


ATP 250 Mosca, i quarti di finale:
(LL) Berankis b. Mannarino 6-2 7-6
[6] Cilic b. Martinez 6-1 6-2
[3] Khachanov b. Millman 7-5 7-6
[2] Karatsev b. Simon 6-4 6-3

Il tabellone dell’ATP di Mosca

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