Coach Massu: "Thiem può essere imprevedibile. E posso ancora palleggiare con lui!"

Interviste

Coach Massu: “Thiem può essere imprevedibile. E posso ancora palleggiare con lui!”

BARCELLONA – Abbiamo intervistato l’allenatore di Dominic Thiem, che in pochissimo tempo è riuscito a portarlo al trionfo di Indian Wells. “Dominic è una persona vera. Io ho giocato con parecchi del tour attuale, vedo come arriva la palla e posso dare un aiuto concreto”

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Nicolas Massu all'angolo di Dominic Thiem - Indian Wells 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

da Barcellona, il nostro inviato Federico Bertelli

Giornataccia di vento e freddo martedì a Barcelona, la primavera mediterranea nessuno l’ha vista; per fortuna ad allietare una giornata di freddo e vento ci ha pensato la disponibilità di Nicolas Massu, “el vampiro”, il nuovo allenatore di Dominic Thiem, che da due mesi ha preso il talento austriaco sotto le sue cure e al termine della sessione di allenamento ci ha rilasciato un’intervista.

Dell’ex giocatore cileno ha stupito la rapidità con la quale è riuscito a entrare in sintonia con Thiem, e dalle sue parole trapela una conoscenza profonda del gioco e una buona capacità di applicarla alle dinamiche maestro-allievo. Perché sapere le cose non è sufficiente; se si è deputati a insegnarle, a dare consigli, bisogna avere delle qualità particolari. Che Nicolas sembra avere.

Buongiorno Nicolas, innanzitutto grazie per la disponibilità. Volevamo chiederti innanzitutto quali sono le condizioni psicofisiche di Dominic.
Dominic sta molto bene, vincere a Indian Wells è stata una bella iniezione di fiducia. La preparazione fisica è importante in questo momento. Da quando sono arrivato abbiamo aggiunto un nuovo preparatore fisico, Douglas Cordero, il cubano che mi ha seguito negli ultimi due anni di carriera e che è anche lo stesso preparatore fisico di Fognini. Dominic veniva da alcuni problemi e siamo arrivati a Indian Wells con due settimane di anticipo: abbiamo fatto una sorta di mini preparazione sul posto sia fisica che tecnica, con molte ore di lavoro per poter recuperare la forma. E i risultati si sono visti: ha vinto una finale su una superficie veloce contro il migliore giocatore della storia, arrivandoci superando giocatori come Raonic e Karlovic che su quei campi sono complicati da affrontare.

 

A Indian Wells la sensazione è che Dominic stesse giocando molto più vicino del solito alla riga di fondo: ce lo può confermare?
Ogni giocatore dell’età di Dominic (25 anni, ndr) ha un suo schema di gioco consolidato, una sua routine. Quello che può fare un allenatore è cercare di proporre alcuni piccoli aggiustamenti che gli permettano di sentirsi comunque a suo agio. Credo che Dominic abbia il talento per giocare sia dentro il campo che un paio di metri dalla linea di fondo. Allo stesso modo può sia rispondere aggressivo, sia posizionarsi indietro per darsi più tempo in risposta, in quanto ha molta forza. Lo ha dimostrato a Indian Wells. È un giocatore completo e può farlo. Stiamo cercando farlo diventare un giocatore a tutto tondo, che possa avvalersi di tutte le varianti utili al suo gioco. Se deve giocare dietro lo può fare, se deve attaccare lo può fare. Se guardiamo alla finale di Indian Wells, il break decisivo del terzo set contro Federer lo ha conseguito grazie a una risposta aggressiva e un dritto d’attacco a seguire. Molti punti importanti li ha giocati in avanzamento riuscendo ad essere aggressivo e togliendo l’iniziativa a Federer. Quello che serve non è andare a destabilizzare la base del suo gioco, ma costruire appunto queste varianti che possano dare un valore aggiunto. Gli avversari devono sapere che Dominic può rispondere in entrambi i modi, in modo da essere imprevedibile. È questo il segreto di Federer oggi, che è imprevedibile. È questo fa si che il suo avversario debba stare costantemente all’erta e pensare a cosa possa fare adesso lo svizzero. E anche Dominic può farlo.

Impressiona il fatto che state lavorando da solo due mesi, e Dominic è a tutti gli effetti un top player: come è riuscito a conquistare così rapidamente la fiducia del giocatore?
La cosa più importante è conoscere la persona. Quando ci siamo visti a Buenos Aires (i due si erano incontrati casualmente in precedenza in Austria. Massu era capitano di Davis Cup e si giocava Cile-Austria: sebbene Thiem fosse infortunato e non avesse preso parte a quel match, i due si erano potuti incontrare e avevano concordato di vedersi successivamente al torneo di Buenos Aires, quasi a casa di Massu, ndr). Lo conoscevo solo come tennista. Con il passare dei giorni però mi rendevo conto che Dominic era una persona vera, rispettosa e professionale, con la quale si poteva lavorare. È impressionante la qualità dei suoi allenamenti. In questi due mesi ha sempre dato il 100%. E per me è “muy lindo” lavorare con qualcuno che ha questa predisposizione. Quello che posso fare è condividere la mia esperienza, come mi sentivo in campo. Sono ancora perfettamente in grado di poter palleggiare con lui, e il fatto di sentire la palla e soprattutto di aver affrontato giocatori che sono ancora nel circuito mi aiuta a dargli indicazioni utili. Io ho giocato con parecchi giocatori che sono ancora nel tour. Vedo come arriva la palla, gli effetti, e posso dare un aiuto concreto e la cosa mi motiva.

Quali sono le chiavi per aiutare a supportare i giocatori che allena? La statistica? La psicologia?
Sono tutte cose che aiutano, ogni allenatore ha il suo stile. Io cerco di informarmi, di capire, lo facevo già quando ero giocatore. Il mio scopo è quello di acquisire più informazioni possibili. Questo è uno sport duro, nel quale serve stare al 100% tutti i giorni e tutte le settimane, anche se questo non sempre è possibile. Quello che cerco di fare, sia come allenatore che come capitano di Davis, è dare tutto il mio appoggio e trasmettere messaggi positivi. Faccio tutto il possibile per aiutare psicologicamente chi sta in campo.

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Piatti: “Sinner si è allenato con Medvedev, Shapo, Aliassime. Vince quasi sempre lui”

L’allenatore di Jannik, intervistato dal Corriere, interviene anche in trasmissione su Supertennis. “La terra sarà dura per lui, ma anche formativa. Mi interessano di più le partite che perde”

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Riccardo Piatti (foto Gabriele Lupo)

Già a Marsiglia con Jannik Sinner per preparare l’esordio – contro un qualificato, verosimilmente martedì – l’allenatore Riccardo Piatti è tornato a parlare del suo allievo. Lo ha fatto prima al Corriere dello Sport, intervistato da Stefano Semeraro, e poi intervenendo brevemente nella mattinata di domenica per un collegamento telefonico con Supertennis.

Le partite che a me interessano di più sono quelle che perde o quelle in cui gioca male“, ha detto Piatti al Corriere. “Dopo aver perso contro Ymer a Montpellier era fuori dalla grazia di Dio per aver perso, gli bruciava da matti. Ho dovuto dirgli ‘l’anno scorso a febbraio eri numero 570 del mondo, quindi non mi rompere le scatole…'”. Pur insistendo sul fatto che gli serva più giocare che vincere, al momento – ‘150 partite ad alto livello, vinte o perse non importa‘ – Piatti si lascia sfuggire aneddoti e considerazioni che possono accendere la fantasia dei tifosi italiani: “Questa settimana si è allenato con tutti: Auger-Aliassime, Medvedev, Shapovalov, e vince quasi sempre lui. Ma deve imparare a gestire le partite. Se avesse saputo gestire meglio alcune situazioni con Carreno, avrebbe vinto in due set“.

A Supertennis ha invece parlato principalmente della stagione sul rosso molto fitta che Jannik ha in programma di disputare quest’anno. “Lui gioca bene sulla terra, ha più tempo per organizzare il suo gioco. Se gioca tanto in America forse salteremo Marrakech e avremo la possibilità di allenarci a Montecarlo, dove ci sono tutti. La terra gli serve molto perché troverà molte partite come quella contro Carreno nelle quali deve imparare a organizzare il suo gioco, giocare con il punteggio, scegliere i vari servizi in modo diverso“. Anche sulla terra, il team alle spalle di Jannik sarà lo stesso: “Ci saremo io, il preparatore atletico Dalibor Sirola e il fisioterapista Claudio Zimaglia. Quando non ci sarò io, mi sostituirà Andrea Volpini. Per Jannik i tornei sono anche momenti di allenamento, a volte si allena più sul posto che quando torna a casa. Quindi la terra sarà dura per lui, ma anche molto formativa. Speriamo che giochi tanti match difficili e che ne vinca qualcuno“.

 

Sull’assunto condiviso un po’ da tutti che il punto di forza di Sinner sia la tenuta mentale, Piatti non ha alcun dubbio. “A livello mentale ha la fortuna di venire da un altro sport, lo sci. Per lui la testa è la cosa più importante di tutto il gioco, ha già una capacità di analisi molto buona: il momento di paura o di rischio lo sente poco e lo sa controllare molto bene. Io sto lavorando molto per fargli acquisire l’idea di giocare con il punteggio, conoscere il punteggio della partita per non giocare tutti i punti allo stesso modo“.

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Fabio Fognini: “Quando sono fuori i figli mi mancano tanto”

Fabio è stato intervistato dagli olandesi di NRC e da ‘La Nuova Sardegna’. Alle prese con un problema alla gamba, salterà Marsiglia per giocare Dubai e la Davis

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Fabio Fognini - Australian Open 2020

Il percorso di Fabio Fognini all’ATP 500 di Rotterdam si è fermato sul nascere, complice anche un fastidio alla polpaccio sinistro che sta alla base anche della rinuncia al torneo di Marsiglia che avrebbe dovuto giocare la prossima settimana.

La stagione è appena cominciata, gli ottavi all’Open d’Australia sono motivo d’orgoglio e Fabio avrà diverse opportunità di esprimersi al meglio, senza difficoltà fisiche, si spera. Prima di scendere in campo a Rotterdam, domenica 9 febbraio, ha concesso un’intervista al quotidiano olandese NRC, invitando il giornalista a fare in fretta perché di lì a poco sarebbe cominciato il derby di Milano (poi vinto in rimonta dalla sua Inter): “Devo ancora organizzare tutto nella mia camera d’albergo per vedere la partita. Chiamo il servizio in camera e poi chiudo tutto”.

L’autore dell’intervista, Steven Verseput, ha fatto due chiacchiere con il direttore Scanagatta per preparare al meglio le sue domande. Le intemperanze sul campo da un lato, la straordinaria qualità del suo gioco dall’altro. Sono questi i due elementi in perpetua opposizione che occupano la stragrande maggioranza delle interviste in cui Fognini è protagonista.

Una linea seguita anche da Verseput, che chiede al numero due italiano quale sia stato l’impatto della famiglia sulla sua carriera: Adesso se vinco, vinco anche per loro. Se perdo è diverso: posso distrarmi assieme ai miei figli, prima passavo giorni a ripensare a quel punto, a quella palla. Ora provo a dimenticare più in fretta possibile. Sono una persona diversa sul campo, mi arrabbio quando gioco, ma rimango sempre me stesso, al 110% Fabio Fognini. Al di fuori cerco di godermi amici e famiglia perché si vive una volta sola. Certamente però avrei dovuto fare certe cose in modo diverso nella mia carriera“.

Hanno fatto discutere alcune frasi riportate nell’articolo e attribuite a Fabio: A volte sono pigro e questo non mi ha aiutato in passato, avrei potuto ottenere risultati migliori. Per pigro intendo preferire il divano al campo d’allenamento o alla preparazione di un torneo”. L’azzurro ha però precisato in una storia su Instagram come il giornalista abbia modificato le sue parole traducendo dall’inglese all’olandese: È uscita un’intervista che riporta parole che non ho mai pronunciato. Sono un tennista professionista e non passo le giornate sul divano, ma sul campo da tennis. Ci tenevo a precisare che quelle parole sono state tradotte e modificate dal giornalista. Era presente anche un delegato dell’ATP durante l’intervista” ha scritto Fognini.

La storia Instagram pubblicata da Fognini

Al di là delle incomprensioni, Fognini ha parlato anche della sfida con i Big Three che continuano a dominare il circuito: Quando Roger e Novak sono al meglio è davvero difficile, giocano molto veloce e non ti danno spazio. Con Rafa è diverso, ha un gioco più fisico, ti distrugge nello scambio e nella mente. Ma puoi giocare contro di lui, puoi correre”.

Chi ormai è uscito dal gotha del tennis mondiale è Andy Murray, contro il quale Fognini ha giocato una delle partite più belle in carriera sulla terra rossa di Napoli, in Coppa Davis. Sono proprio queste le occasioni dove si può ammirare il miglior Fognini. Con l’augurio di vederlo al massimo della sua forma fisica, Fabio sarà presente al TC Cagliari per il tie di qualificazione alle Davis Cup Finals contro la Corea del Sud (6-7 marzo). “Si vince sempre, in Sardegna” ha detto in un’intervista pubblicata venerdì su ‘La Nuova Sardegna’. “Ho già giocato a Cagliari contro la Slovacchia e ad Arzachena contro la Slovenia. Ricordi splendidi, compreso l’ultimo, la mia recente vacanza al Forte Village con Flavia e i bambini. Avevamo da sempre questo sogno, mettere su famiglia, e quando lei ha smesso di giocare… Adesso lei ha la fortuna di vivere i nostri figli da vicino mentre io passo tanto tempo fuori casa, e mi mancano. Tanto. È bello il mio lavoro, ma sotto questo aspetto è una fatica“.

Nel capoluogo sardo è atteso il tutto esaurito per spingere gli azzurri verso Madrid: Tutti pensano che sarà una vittoria facile, ma nel tennis niente è facile. Chiedo al pubblico di sostenerci, come sempre. In nazionale ne abbiamo bisogno, qualunque sia l’avversario. Ci aiuterà anche la superficie, la terra è il fondo preferito un po’ da tutti anche se non è il massimo perché poi andremo a giocare sul cemento in America. Giocare per la nazionale è sempre speciale, è il desiderio che qualsiasi bimbo che fa sport vuole esaudire”. Ci sarà spazio anche per il calcio nel weekend cagliaritano di Fognini: Sono molto amico di Nainggolan, ci siamo appena sentiti. Ci incontreremo di sicuro perché nel weekend che precede la partita noi saremo già in Sardegna e andremo a vedere la partita del Cagliari contro la Roma. Sono anche amico di Pavoletti, so che si è rotto di nuovo il crociato… coraggio amico!”.

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Sinner: “Ora prevale la delusione. Sulla top 30 a fine anno dico che…”

ROTTERDAM – Dopo l’amara sconfitta contro Carreno Busta, Jannik ha parlato ai giornalisti (in tre lingue). “Devo migliorare in tutto. Mi servono tante partite così per crescere”

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

da Rotterdam, il nostro inviato

Nel viso e nella voce si riconosce ancora la forte delusione per aver offerto una bella prova e aver solo sfiorato la vittoria. Ad ascoltare Jannik Sinner ci sono il doppio dei giornalisti che resteranno a interrogare Carreno Busta, il quale alla nostra domanda sul futuro di Jannik ha risposto così: “Si vede che ha tanto talento, diverrà un gran giocatore, nei prossimi anni si parlerà tanto di lui. Non mi sorprenderei se finisse la stagione tra i primi 20, massimo 30!“.

Come una star già affermata del tennis, Sinner risponde alle domande nella sala stampa della Ahoy Rotterdam in tre lingue: si parte in inglese, si chiuderà in tedesco.

 

Quale sono le tue sensazioni?
Sono abbastanza dispiaciuto, ad ogni modo credo che entrambi abbiamo giocato un grande match, con molti scambi divertenti. Purtroppo pochi punti l’hanno deciso e mi è andata male. Ho provato a stare sempre mentalmente in partita, sicuramente potevo giocare meglio il game del 5-5.  Ora so solo che è stato un match duro, sto cercando di non pensare in modo negativo. Cerco di guardare alle cose positive e sarò pronto per il prossimo torneo.

Come ti trovi a giocare a Rotterdam?
Il pubblico è stato fantastico, mi sono divertito a giocare qui, anche ieri c’era una bellissima atmosfera. Mi piace il centrale e spero di tornare l’anno prossimo a Rotterdam.

Quali sono le cose positive che porti a casa da questa partita?
Le cose positive sono tante, ora però non sono abbastanza lucido e devo parlare ancora col mio coach per analizzare il match e cercare di rispondere a questa domanda. Non posso nemmeno rimproverarmi molto sui punti decisivi: ho cercato di stare bene in campo, di stare coi piedi vicino alle righe e lui su un match point ha fatto per la prima volta il serve e volley nell’incontro. Per me questo è stato un bel torneo e una bella esperienza, per i giovani giocare questi tornei prestigiosi è importante. Inoltre mi piace giocare indoor e su questi campi penso di poter fare bene.

Eri un bravo sciatore, ci sono dei punti di contatto tra tennis e scii. In cosa sciare ti ha aiutato nel tuo sport? Inoltre perché hai scelto la racchetta?
Forse tra le somiglianze dei due sport c’è un po’ lo scivolare, ma sono molto differenti. Nello sci sei da solo, non vedi gli avversari. Ho scelto il tennis perché sei più protagonista anche mentalmente, hai più consapevolezza. Sciando scendi un minuto un minuto e mezzo, durante i quali non sai se sei avanti o dietro nella gara, se devi andare veloce o va bene già la velocità che stai avendo. Mi piace tanto giocare a tennis e ho scelto per questo sport.

Cosa hai pensato quando hai annullato i tre match point consecutivi?
Io ho provato a stare concentrato, prima avevo sbagliato dei punti facili. In quei momenti devi essere sicuro di quel che vuoi fare e non avere dubbi per riuscire ad avere il controllo del punto. Sono situazioni che a questi livelli ancora non ho vissuto molte volte e posso imparare ancora. Non sempre ho fatto le cose giuste, ma per migliorare ho il coach che può spiegarmi come vivere meglio queste situazioni.

Quale è il tuo obiettivo per il 2020?
Il mio obiettivo è giocare 60-65 match, al momento sono un po’ indietro rispetto al programma perché a gennaio e febbraio ho giocato poco, ma questo è il nostro obiettivo e solo nei prossimi due o tre anni passerò a guardare il ranking.

Successivamente, Sinner ha risposto in italiano alle nostre domande.

In questo momento è maggiore l’orgoglio per la buonissima prova o la delusione per la sconfitta?
Attualmente è maggiore la delusione, la partita stava girando a mio favore dopo essermi trovato molto in difficoltà. C’erano molti scambi lunghi ed ero stanco, ma potevo farcela. Alla fine perdere così fa male, quando hai match point e non li sfrutti non è facile da digerire. Stasera sicuramente non dormirò tanto bene, perché penserò a cosa potevo far meglio, ma ormai è andata e devo pensare al prossimo torneo.

C’è un punto della partita che giocheresti in maniera diversa?
Non ci ho pensato ancora, al momento penso più al match point che ad altre situazioni. Se si parla di un game, magari è quello del 5 pari, però alla fine ho risposto lungo due volte, ho tirato due dritti lunghi di poco, erano scelte giuste. Il problema è che mi servono ancora tante partite così per crescere.

In cosa devi ancora migliorare secondo te?
Devo ancora migliorare in tutto, non funziona che se un giorno va bene il rovescio o il servizio non devo più cercare di migliorarli. Non è così che voglio impostare mia carriera. Devo mantenere questa mentalità finché farò il tennista, altrimenti si regredisce.

Cosa farai nelle prossime settimane?
Gioco a Marsiglia, faccio una settimana di riposo, poi Challenger Indian wells, Masters 1000 di Indian wells, Challenger di Phoenix, Miami e poi torniamo a casa.

Firmeresti per chiudere il 2020 tra i primi 30 del mondo?
Non rispondo a questa domanda.

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