Thiem all'ennesima potenza, è suo il titolo a Barcellona

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Thiem all’ennesima potenza, è suo il titolo a Barcellona

L’austriaco vince 12 degli ultimi 13 giochi contro Daniil Medvedev in una finale che delude le aspettative. Ma l’austriaco si propone come grande protagonista anche a maggio

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Dal nostro inviato a Barcellona, Federico Bertelli

[3] D. Thiem b. [7] D. Medvedev 6-4 6-0

Il tabellone completo del torneo

 

Le aspettative erano buone, ma purtroppo la finale è durata circa un quarto d’ora; dal 3-0 Medvedev del primo set, parziale di 12 giochi a 1 in favore di Thiem che porta a casa il match con tanto di bagel finale. Saranno solo 5 i punti per il russo nel secondo set, che per la seconda volta dopo Montecarlo, dove aveva subito un parziale di dieci giochi a zero da lajovic, prende un’imbarcata pazzesca. L’unica buona notizia oggi per il russo è che con i 300 punti della semifinale scavalca Kachanov e ritocca il suo best ranking salendo al 13° posto del ranking mondiale.

Dopo che gli ultimi due vincitori del torneo – Nadal e Nishikori – sono stati detronizzati in semifinale, oggi il torneo iscrive nell’albo d’oro un nuovo nome. Entrambi si affiancherebbero a connazionali illustri come Munster e Safin. La partita si preannunciava intrigante: da un lato uno dei migliori specialisti della superfice del circuito; dall’altro lato il tennista con il maggiore numero di vittorie incamerate in stagione, ad oggi 25. Il russo è alla sua prima partecipazione e fino ad oggi l’occasione era stato a Barcellona… solo per assistere alle nozze del suo compatriota e coetaneo Kachanov. Il russo sta trovando la stabilità emotiva che gli mancava – si pensi all’episodio di Wimbledon 2017, quando lascio cadere qualche moneta sotto il giudice di sedia o i battibecchi più recenti con Tsitsipas – al punto da apparire quasi una macchina sul campo da tennis, tanto è degna di nota la consistenza del suo gioco. Come contro Lajovic a Montecarlo, però, il meccanismo oggi si incepperà. Chissà se Daniil, che ha comunque giocato un gran tennis qui in Catalogna, avrebbe potuto immaginare di arrivare in finale al debutto.

L’unico precedente fra i due risale al 2018 a San Pietroburgo su veloce indoor; quel confronto se lo aggiudicò Thiem, un risultato tuttavia poco indicativo viste le condizioni così differenti rispetto a quelle odierne. In carriera le performance su terra del russo parlano invece di un bilancio di 10 partite vinte e 12 perse, statistica che però da quando è cominciata la collaborazione con Igoor Andreev è migliorata sensibilmente. Thiem invece vanta il quarto miglior record su terra con una percentuale di vittorie sulla superficie seconda solo a Nadal, Federer, e Djokovic. Per dare un’idea della qualità delle semifinali di Barcelona quest’anno, evidenziamo come fossero rimasti in gioco il primo, il quarto e il quinto (Nishikori) specialista della superficie per percentuale di partite vinte, e un Medvedev che quest’anno vantaa, prima della finale di oggi, un record di 9-1 sul mattone tritato.

LA PARTITA – Ma veniamo al match. In avvio Medvedev è più propositivo, cerca anche la via della rete e prende il controllo delle operazioni da fondo campo, soprattutto sulla diagonale di rovescio, sulla quale Thiem viene inzialmente dominato; si va così subito 3-0 per il russo. Thiem però è abile nel trovare i necessari aggiustamenti, in particolare con lo slice di rovescio, che dopo qualche minuto di riscaldamento per trovare la misura del colpo comincia a diventare un fattore importante. L’austriaco comincia a fare un uso massiccio della rotazione per congelare la diagonale di rovescio in attesa di trovare lo spunto giusto. Il russo dal canto suo no riesce a trovare contromisure a questa situazione di gioco, in quanto con il rovescio non è in grado di attaccare in maniera decisa le palle senza peso proposte dal suo rivale. La situazione si ribalta quindi con Thiem che trova un parziale di cinque giochi consecutivi e col servizio va a chiudere il primo parziale.

Medvedev cerca di trovare soluzioni alternative con attacchi in controtempo ma gli esiti sono altalenanti. Si arriva così al secondo parziale con il russo che inizia con due game di servizio orribili e regala subito il doppio break all’austriaco. Sul 5-4 Medvedev chiama il fisioterapista per un problema alla spalla; onestamente non si capisce quanto stia realmente influendo il fastidio e quanto invece sia la frustrazione di non trovare risposte adeguate alla trama tattica proposta dal suo rivale, che oggi sta accettando di impostare la partita più sulle difficoltà del rivale, a differenza di quanto fatto vedere ieri. Contro Nadal uno schema simile sarebbe stato suicida data l’abilità del maiorchino di girare intorno al rovescio e rilasciare il suo miglior colpo, il diritto a sventaglio. Oggi però, la soluzione paga dividendi enormi.

In un certo senso il Daniil di oggi ricorda il primo Murray, che proponeva senza troppa efficacia soluzioni col diritto anomalo. Il secondo set scivola via così senza storie e Thiem può così iscrivere il suo nome all’albo d’oro sulle note della famosa Barcelona di Freddy Mercury e Montserrat Caballe. Si chiude così anche questa tappa di avvicinamento al Roland Garros, un torneo che per la storia e per il quadro dei partecipanti si pone al vertice degli ATP 500, e che quest’anno ha ricevuto anche il media service award, riconoscimento effettivamente meritato vista il supporto di grande valore che offre ai giornalisti che scelgono di seguire il torneo sul posto.

Di seguito le dichiarazioni di Thiem a caldo rilasciate alla televisione spagnola: “All’inizio ero in difficoltà, lui non sbagliava niente. Però quando ho cominciato a giocare lo slice le cose sono cambiate, era l’unico modo per giocare contro il russo. Non è stato facile, dovevo poi cercare di mettere in gioco il diritto, e viste le condizioni di gioco non era facile chiudere il punto. È veramente un onore vincere qua e aggiungere il mio nome nell’albo d’oro accanto a quelli di Muster e Nadal”. 


LE PAROLE DI DOMINIC –Ho visto molti match di Daniil e ho ricordato che a San Pietroburgo lo slice gli aveva dato fastidio e ho provato a usarlo per farlo uscire dalla comfort zone. Vincere questo titolo significa parecchio per me, vista la tradizione che si porta dietro, sono il secondo austriaco dopo Muster che ha vinto qua due volte. Inoltre è il mio titolo più prestigioso sulla terra. Per i prossimi eventi, devo dire che vittorie come questa danno molta fiducia. Staremo a vedere, avrò bisogno di allenarmi e abituarmi alle condizioni. Parigi è ancora lontana, io sono contento. Qua a Barcelona c’è una tradizione per cui il vincitore si tuffa nella piscina del club e fortunatamente era riscaldata (ridendo, oggi faceva freddo, ndr) ed ero felicissimo di potermi tuffare, farlo era un sogno per me e si è realizzato. Dopo questo titolo non cambio la mia opinione per cui Rafa è sempre il favorito per ogni evento sulla terra. Per quanto mi riguarda ho giocato molto bene negli ultimi anni, ma adesso penso a Madrid dove ho giocato bene e raggiunto la finale lo scorso anno. Essere top 4 nel tabellone del Roland Garros sarebbe comodo per evitare i giocatori più forti“.

LE PAROLE DI DANIIL “La spalla è ok, sul 5-3 ha cominciato a fare male e poi dopo l’intervento del fisioterapista il problema è rientrato. Dominic ha cambiato modo di giocare a metà primo set e io non sono riuscito ad adattarmi e poi ho cominciato a sbagliare troppo. Tatticamente lui ha fatto tutto quello che doveva, con lo slice mi teneva a bada e poi è stato bravo a prendere il controllo del punto. È vero che ha cominciato a usare molto lo slice, io mi sentivo in fiducia con il rovescio ma non riuscivo a fargli male. Come giustamente suggerite – ed è la stessa cosa che mi ha detto Igor – forse era il caso di girare attorno al rovescio e usare il diritto anomalo. Per quanto riguarda la collaborazione con Igor è un tentativo. Non c’è una cosa in particolare, lui mi dice il suo punto di vista e io provo a metterlo in pratica. Comunque adesso mi sento a mio agio anche sulla terra battuta e penso di poter fare buoni risultati anche su questa superficie”.

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Cecchinato subito eliminato a Umago: uscirà dalla top 60. Sinner vola al secondo turno

UMAGO – Il campione in carica Marco Cecchinato gioca un’altra brutta partita: Bedene lo domina e adesso affronterà Sinner. Terza vittoria tra i pro per il 17enne

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Marco Cecchinato - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Umago, il nostro inviato

CECK ANCORA OUT – Tocca al campione uscente Marco Cecchinato inaugurare le ostilità del primo turno sul Centrale (per la precisione, Goran Ivanisevic Stadium). Sì, proprio come a Wimbledon. La differenza fra i due tornei resta tuttavia evidente anche a un occhio poco allenato e indiscutibilmente daltonico: la solita quantità industriale di terra che uno non sa se portare la racchetta oppure paletta e secchiello e la vicinanza del mare (questione di metri) rendono le condizioni di gioco umaghesi più lente rispetto a quelle dello Slam londinese. E, poi, qui non arrivano in fondo sempre i soliti. Ma di Cecchinato si parlava…

Marco gioca contro lo sloveno n. 87 ATP Aljaz Bedene che, con geografica coerenza, si è messo di traverso sulla strada croata dell’italiano. Un ostacolo non di poco conto, visto che il nostro ci ha perso complessivamente 6 volte su 6. Non va diversamente in questa circostanza: Bedene serve come un treno, sbaglia poco, tira vincenti, insomma, non sembra neanche lui; Marco, invece, dà l’impressione di perdere fiducia quasi all’improvviso in entrambi i parziali. Le sue accelerazioni non fanno male, sbaglia per primo e, spesso, anche i suoni dei suoi impatti non convincono. Aljaz va in vantaggio al quinto gioco e non deve neanche servire per chiudere perché arriva un secondo break dopo che Ceck scaglia una palla nella laguna. L’azzurro ha finalmente tre possibilità di strappare la battuta a Bedene, ma il servizio dell’altro è on fire e non riesce a giocarsele. Un paio di brutte scelte del palermitano al gioco successivo, il sesto, e il match praticamente finisce lì, con lo sloveno che mantiene un livello altissimo fino al termine. Sesta sconfitta consecutiva per Marco che uscirà dai primi 60 del ranking.

SINNER, SÌ! – Un plauso agli organizzatori del torneo per la wild card concessa al diciassettenne nato a San Candido con la conseguente possibilità per i tifosi italiani (e non solo) di vederlo dal vivo. In verità, per un set e mezzo non c’è stato molto da vedere; poi, Jannik Sinner si è sbloccato e ha preso in mano il match contro Pedro Sousa decidendone il destino a proprio favore. Il primo parziale se ne va in fretta, tra solidità portoghese ed errori italiani; Jannik soffre parecchio il dritto incrociato di Sousa e deve anche sentire la tensione se quel tentativo di contro-smorzata gli resta orribilmente sulle corde. La palla scagliata verso il parcheggio coincide con il set perso con un solo gioco a referto e anche la seconda partita inizia in salita.

Nonostante le difficoltà, Sinner non dà l’idea di mollare, rimane in scia e, complice un facile smash sbagliato da Sousa, riveste l’avversario di più abbordabili panni, iniziando a mostrare tutto ciò di cui è capace – e non è poco. Cinque giochi di fila gli valgono il secondo parziale, poi brekka al quinto gioco del terzo, ma un evidente quanto inopportuno rilassamento gli impedisce di consolidare il vantaggio da 40-15. Nessun problema, la palla continua a uscirgli dalle corde che è uno spettacolo e può anche permettersi di sprecare un’occasione per andare a servire per il match con un’ingenuità da… teenager perché la ricrea subito dopo, trasformandola. Con autorità (e una fucilata di dritto), Jannik passa al secondo turno dove troverà proprio Aljaz Bedene, un risultato che dovrebbe proiettarlo fra i primi 200 del mondo.

 
Jannik Sinner – Roma 2019 (foto Felice Calabrò)

QUALIFICAZIONI – Diventano sette gli italiani in gara a Umago: dalle “quali”, esce vittorioso Salvatore Caruso al termine di una battaglia di quasi tre ore con Tommy Robredo. In svantaggio 1-3 nel terzo, il ventiseienne di Avola infila 5 giochi consecutivi nonostante – o, forse, grazie anche a – una discussione con il supervisor, che Caruso fa chiamare dopo che l’arbitro lo ha sanzionato con un punto di penalità mentre si apprestava a giocarsi una palla break. Anzi, secondo il giudice di sedia, non si apprestava affatto, visto che la sanzione è arrivata per una violazione di tempo, evento molto raro (pressoché impossibile in caso di nome altisonante) quando si tratta del giocatore in ribattuta. A ogni modo, Robredo quasi scompare e Caruso entra nel main draw, impresa che gli riesce per la quinta volta consecutiva (tra cui anche Parigi e Wimbledon) e affronterà Corentin Moutet.

È però l’unico nostro rappresentante a farcela: dopo le eliminazioni all’esordio di Fabrizio Ornago e Filippo Baldi, all’ultimo turno è caduto Stefano Napolitano che si è aggiudicato il primo set al tie-break contro Marco Trungelliti, ma ha poi subito la rimonta argentina.

Risultati:

A. Bedene b. [5] M. Cecchinato 6-3 6-2
[WC] J. Sinner b. P. Sousa 1-6 6-3 6-4
J. Vesely b. C-M. Stebe 7-6(5) 3-6 7-6(2)

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Ranking ATP: Fognini numero 9. Djokovic e Nadal sono già a Londra

Fabio guadagna una posizione nonostante la sconfitta deludente contro Sandgren. Djokovic supera Nadal nella Race, entrambi sono già qualificati per le Finals

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

Commentare la classifica ATP all’indomani di una finale come quella disputata da Djokovic e Federer, è come descrivere la stappatura di una bottiglia di spumante un attimo dopo l’eruzione del Krakatoa: inadeguato. È forte il desiderio di mettere da parte freddi numeri e statistiche per lasciare che la memoria vaghi ancora indisturbata tra le emozioni, i dolori e le gioie che i due campioni hanno offerto domenica con la loro arte. Il dovere di cronaca, però, impone di recuperare il distacco necessario per descrivere gli effetti che Wimbledon ha avuto sul ranking maschile. Partiamo come di consueto dalla top 20:

CLASSIFICA GENERALE TOP 20

PosizioneNazioneGiocatorePuntiVariazione
1SerbiaN. Djokovic12415=
2SpagnaR. Nadal7945=
3SvizzeraFederer7460=
4AustriaThiem4595=
5GermaniaZverev4325=
6GreciaTsitsipas4045=
7GiapponeNishikori4040=
8RussiaKhachanov28901
9ItaliaFognini27851
10RussiaMedvedev26253
11Sud AfricaAnderson2500-3
12Argentinadel Potro2380-1
13SpagnaBautista Agut23209
14CroaziaCoric2195=
15USAIsner2040-3
16GeorgiaBasilashvili1995=
17CroaziaCilic19401
18BelgioGoffin18605
19FranciaMonfils1815-4
20ItaliaBerrettini1800=


Alcune osservazioni

  • Federer avvicina sensibilmente il secondo posto di Nadal
  • Khachanov e Fognini consolidano la loro presenza tra i primi dieci giocatori del mondo avanzando di una posizione
  • Medvedev per la prima volta raggiunge la top ten ai danni di Kevin Anderson che ne esce
  • La Russia è l’unica Nazione con due rappresentanti tra i migliori dieci del mondo
  • Bautista Agut eguaglia il suo best ranking
  • David Goffin riconquista la top 20
  • Raonic (21) e Wawrinka (22) scivolano alle spalle della ventesima piazza.

CASA ITALIA

Nonostante un ottimo torneo concluso agli ottavi di finale, Matteo Berrettini non fa progressi in classifica a differenza di Fabio Fognini che migliora ulteriormente il proprio best ranking. Roberto Marcora, grazie alla finale disputata nel Challenger di Recanati, riconquista la top 200.

 
ClassificaGiocatorePuntiVariazione
9Fognini27851
20Berrettini1800=
40Cecchinato10851
51Sonego954-5
75Seppi745-2
92Fabbiano614-3
105Travaglia543-3
114Lorenzi496-8
125Caruso441-2
130Giustino4232
135Mager4027
151Baldi370-2
163Giannessi332-3
171Gaio3173
178Napolitano298-1
189Marcora27826


NEXT GEN

I migliori under 21 al mondo hanno deluso a Wimbledon ad eccezione di Ugo Humbert. Il francese è stato l’unico tra loro ad arrivare agli ottavi di finale e questo risultato gli è valso diciotto posti nella classifica assoluta e l’ingresso tra i primi otto in quella avulsa:

Posizione ATPNazioneGiocatoreNato nelPunti
6GreciaTsitsipas19983040
23CanadaAuger-Aliassime20001493
29CanadaShapovalov1999805
41USATiafoe1998780
65NorvegiaRuud1998693
33Australiade Minaur1999640
66SerbiaKecmanovic1999617
48FranciaHumbert1999560


RACE TO LONDON

Djokovic supera Nadal e per il momento è primo anche nella classifica dei migliori del 2019. Dopo la qualificazione raggiunta dallo spagnolo nel corso del torneo, anche Djokovic si è già assicurato un posto a Londra. Quando siamo a metà luglio, dunque, ce ne sono soltanto sei disponibili. La semifinale londinese regala a Bautista Agut l’ingresso alla settima posizione. Fognini resiste alla nona.

Posizione ATPNazioneGiocatorePunti
1SerbiaDjokovic6725
2SpagnaNadal6225
3SvizzeraFederer5060
4AustriaThiem3315
6GreciaTsitsipas2995
7GiapponeNishikori2070
13SpagnaBautista Agut1980
10RussiaMedvedev1855
9ItaliaFognini1640
5GermaniaZverev1590


BEST RANKING

I complimenti per il raggiungimento del best ranking questa settimana sono dedicati ai seguenti giocatori:

ClassificaGiocatoreNazione
8KhachanovRussia
9FogniniItalia
10MedvedevRussia
30FritzUSA
96ThompsonAustralia
48HumbertFrancia
66KecmanovicSerbia
81MoutetFrancia
85HarrisSud Africa
91PopyrinAustralia
97SchnurCanada


Complimenti doppi per il canadese Brayden Schnur che entra in top 100 per la prima volta nella carriera.

GAMBERI E CANGURI – Gamberi e canguri non è un piatto della tradizione australiana ma uno spazio dedicato ai due tennisti che all’interno della top 100 hanno realizzato la migliore e la peggiore performance sotto il profilo numerico. Questa settimana il migliore è stato lo statunitense Sam Querrey (+26), mentre il peggiore il suo connazionale Mackenzie McDonald (-26).

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Djokovic alieno: annulla 2 match point a uno splendido Federer e vince il suo quinto Wimbledon

LONDRA – La finale più emozionante del decennio sui campi di Wimbledon finisce al tie-break decisivo. Federer commovente, Djokovic eguaglia Borg e vola a 16 Slam

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [2] R. Federer 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3) (da Londra, il nostro inviato)

Un tie-break al quinto set. Al primo tentativo. Questa finale di Wimbledon non poteva regalare più emozioni. Match point annullati, come non se n’erano visti da Parigi 2004 all’atto decisivo di uno Slam, Roger Federer che ancora una volta perde da Novak Djokovic con due match point a favore, come era accaduto già due volte nelle semifinali dello US Open.

Un match che Federer, il quale alla fine ha vinto 14 punti in più dell’avversario, sembrava avere in mano sul’8-7 del quinto set, quando ha servito per il set, ma invano. Ma anche prima di quell’episodio cruciale della partita c’erano stati momenti in cui avrebbe potuto ottenere il suo nono Wimbledon, come nel tie-break del primo set e nel set point avuto nel terzo. E invece è stata la giornata di Novak Djokovic, capace di vincere una partita incredibile, servendo in maniera altrettanto incredibile e dimostrandosi il più freddo nei momenti decisivi.

 

La contemporaneità quasi perfetta dell’inizio della finale del singolare maschile di Wimbledon e della partenza del Gran Premio di Formula 1 a Silverstone sembra sottolineare il “tafazzismo” imperante della Gran Bretagna contemporanea. Il tema tattico iniziale è quello largamente atteso: Federer cerca di muovere il gioco, Djokovic presidia il fondo e contrattacca. La prima chance break è per lo svizzero sul 2-1, e se ne va con un diritto sparacchiato fuori alla ricerca di un contropiede eccessivo. Subito dopo Federer recupera da 0-30 affidandosi alla prima di servizio.

Lo svizzero gioca sui cambi di ritmo e rotazione negli scambi, ma Djokovic non si fa ingannare e risponde colpo su colpo. Federer arriva a due punti dal set sul 5-4 con due eccellenti diritti in chop, arriva a 20 centimetri dal set-point, ma il n.1 del mondo esce dal passaggio pericoloso con grande autorità. Nel tie-break è Federer che ha l’iniziativa sulla racchetta, perde due punti sul servizio di Djokovic che avrebbe dovuto vincere con due errori di diritto (dopo 21 e 13 colpi), riesce comunque ad andare avanti per 5-3 con due splendidi vincenti da fondo, ma poi cede quattro punti consecutivi (tre gratuiti) per consegnare il primo set a Djokovic dopo 58 minuti (curiosamente due in più della finale femminile di sabato).

Ma il rush finale del tie-break costa caro al serbo, che inizia a commettere quegli errori da fondo che non erano affiorati fino a quel momento e concede due break consecutivi, lasciando scappare Federer sul 4-0. Con un terzo break sul 5-1, chiuso da due punti quasi buttati via da Djokovic, Federer pareggia i conti in 25 minuti con un set da 26 punti a 12. Novak è passato da 14 vincenti e 6 gratuiti nel primo set a 2 vincenti e 10 gratuiti nel secondo.

Federer aumenta il ritmo delle discese a rete a inizio terzo set, poi si ferma di più a palleggiare da fondo. L’inerzia del match sembra a suo favore dopo il “set horribilis” di Djokovic nel secondo, ma non riesce a concretizzare questa superiorità in punteggio. Lo svizzero si desta dall’apparente torpore e con una demi-volée di rovescio che fa esplodere il centrale conquista il set point, ma con la battuta lo svizzero rispedisce tutto al mittente. Il clima è quasi da Coppa Davis svizzera (almeno quella di una volta, chissà come sarà quella nuova), ma Djokovic non trema, e con il sapiente utilizzo del servizio al corpo arriva al tie-break che domina fino al 5-1, viene quasi ripreso sul 5-4, ma un errore di Federer sul punto successivo, dopo che il serbo aveva servito una seconda lentissima (80 miglia orarie) e in mezzo al rettangolo del servizio, decide la sorte del set.

In una situazione che ricorda un po’ a grandi linee la finale dello US Open 2015, dopo due ore e 16 minuti di gioco Federer si trova indietro per due set a uno senza aver fronteggiato l’ombra di una palla break e avendo avuto concrete chance di vincere entrambi i set perduti. A quinto game c’è un leggero calo al servizio di Djokovic, ma tanto basta: un doppio fallo, tre prime sbagliate e su una “steccata” di rovescio Federer ottiene il quarto break della giornata. Sul 4-2 Roger mette a segno una volée di rovescio smorzata che trasferisce la Davis svizzera in Sud America, tanta è la bolgia sul Centrale: serve per il set sul 5-2 ma perde il servizio per la prima volta nell’incontro. Due game più tardi è la volta buona e la finale va al quinto come era accaduto nel 2014.

Con Federer avanti di 15 nel computo totale dei punti si inizia il set decisivo. Sono un po’ saltati gli schemi, si diceva una volta nel calcio, Federer gioca più a briglia sciolta e anche Djokovic lo segue. È il serbo il primo ad avere palle break, sul 2-1: sono tre, che Federer annulla bene con il servizio. Le gambe dello svizzero però non sono più sotto i colpi come all’inizio del match, due rovesci scappano lunghi sul 2-3 e con un passante incrociato Djokovic guadagna l’importantissimo break di vantaggio. La posta in palio è altissima, nessuno è immune dalla tensione. Nole commette un doppio fallo sul 30-30 concedendo una palla del controbreak a Federer, che però sfuma con un diritto lungo. Ma il controbreak alla fine arriva, e alla soglia delle quattro ore di gioco la finale va ad oltranza.

Sul 5-5 Djokovic commette un doppio fallo, il nono, poi si salva con una volée in tuffo e tiene la battuta. Il gioco successivo Federer sbaglia uno schiaffo al volo sulla palla del 6-6, ma con un po’ più di fatica raggiunge comunque la parità. Sul 7-7 Djokovic va 30-0, subisce un diritto di Federer poi commette due errori gratuiti pesantissimi e sulla palla break non riesce a chiudere il diritto sotto rete e subisce il passante dello svizzero che va a servire per il match. Ma non deve finire così: Federer ha due match point, il primo lo sbaglia di diritto, sul secondo viene fulminato da un passante e poi arriva il controbreak. Sette punti consecutivi e si ritorna a giocare con le parità. 8-8, 9-9, 10-10, 11-11. Sul 40-0 Djokovic viene trascinato a palla break, con un “falco” molto controverso. Il passante di rovescio di Federer è fuori di un soffio. Su un secondo “falco” controverso sembra che abbia segnato l’Inghilterra quando sancisce la seconda palla break per Federer, ma con due colpi al volo tanto brutti quanto efficaci Nole annulla anche quella. Si arriva al tie-break, quello del 12-12, quello che mai si sarebbe pensato sarebbe servito in una finale.

Il minibreak decisivo arriva su un serve and volley di Federer al terzo punto, con la demi-volée che va in corridoio. Djokovic tiene i suoi servizi con grande freddezza, e una steccata di diritto chiude il match dopo 4 ore e 57 minuti consegnando il quinto Wimbledon a Novak Djokovic.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

IL TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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