Santopadre: "Il rovescio lungolinea? Berrettini ha dovuto proprio impararlo!"

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Santopadre: “Il rovescio lungolinea? Berrettini ha dovuto proprio impararlo!”

Intervista all’allenatore di Matteo Berrettini, fresco vincitore del torneo di Budapest. “La miglior partita? Contro Cuevas, lì ‘è stato giocatore’. Son buoni tutti a vincere quando va tutto bene!”

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Vincenzo Santopadre (foto Adelchi Fioriti)

Secondo una delle leggende più accattivanti sull’origine del tennis, questo affare di racchette sarebbe nato all’Inferno per rintuzzare un accesso di noia dei diavoli, che un giorno presero a tirarsi da una parte all’altro di un campo (appena ideato) le teste dei dannati, proprio come oggi si fa con le palline di feltro. Da qui l’epopea dello ‘sport del diavolo’, i cui sintomi da ossessione hanno portato sull’orlo della pazzia fior di talenti, passati e presenti. Il tennis troppo, il tennis troppo poco, il susseguirsi apparentemente illogico di colpi così simili eppure mai identici.

Checché se ne dica, perché tutti siamo affascinati dagli eccessi, c’è un solo modo per ‘domare’ davvero il tennis e si chiama equilibrio. Se non vi fidate, lasciamo che a raccontarvelo sia Vincenzo Santopadre, l’allenatore di quel Matteo Berrettini che vincendo il secondo titolo della sua carriera a Budapest, e raggiungendo a soli 23 anni la 37esima posizione in classifica, può già fregiarsi di essere diventato – relativamente ai best ranking – il 19esimo miglior tennista italiano della storia. Niente male, se consideriamo che Matteo ha fatto il suo ingresso in top 100 appena tredici mesi fa e in top 50 lo scorso febbraio, per uscirvi e farvi prepotente rientro con il titolo ungherese.

Raggiunto telefonicamente mentre era in aeroporto, pronto per partire alla volta di Monaco di Baviera – dove Berrettini giocherà il suo prossimo torneoVincenzo ci ha raccontato cosa l’ha spinto a cominciare a lavorare con Matteo, quando nel 2011, ancora quindicenne, il ragazzo si presentò munito di racchetta al Circolo Canottieri Aniene. “Quando dai un consiglio a un allievo, ti accorgi quando cerca davvero di farlo proprio, di memorizzarlo, di attuarlo. Matteo ha sempre avuto una determinazione e una volontà piuttosto spiccate, oltre a una buona dose di equilibrio che non guasta“.

Matteo“, completa il suo allenatore, “ha una forte capacità di applicazione, è molto ‘spugnoso’ nell’apprendimento. Queste sono le qualità che ho visto in lui, e per me sono fondamentali“. Ma come, verrebbe da pensare, possibile che non sia vera quella storia sul servizio e dritto che raccontano tutti, addetti ai lavori compresi? “Certo, lui deve ricordare che i suoi punti di forza sono il servizio e il dritto, ma fin da quando era ragazzo l’intenzione è stata quella di conferirgli un bagaglio tecnico-tattico utile a giocare in tutte le zone di campo e in tutte le situazioni, con più soluzioni possibili. Questa è una cosa che ha allenato“.

IL TITOLO IN UN MOMENTO DIFFICILE

Kukushkin, Bedene, Cuevas, Djere e Krajinovic: questi gli avversari battuti da Berrettini per sollevare il trofeo di Budapest. “Matteo veniva da un momento un po’ diverso dal solito, nelle settimane precedenti ha dovuto gestire delle situazioni per lui nuove. È stato un percorso molto faticoso rispetto ad altre situazioni in cui si era districato con più facilità. Ha dovuto metterci tanta forza, tanta determinazione. Ci sono state tante difficoltà e ce ne saranno tante altre, ma ben vengano; se ti poni in maniera costruttiva, sono proprio quelle che poi ti rafforzano“. Un torneo che ha una particolarità non troppo simpatica per il ragazzo di Roma: ogni anno prende una storta alla caviglia e rischia di farsi male, lo ha ricordato col sorriso anche durante la premiazione. Quest’anno gli è successo contro Cuevas, nel corso della partita più difficile del torneo, ma il piccolo incidente non l’ha fermato.

Dal punto di vista della tenuta mentale e della reazione, la partita più importante è stata proprio quella con Cuevas” assicura Vincenzo. “Non ha giocato benissimo a tennis però ‘è stato giocatore’, che è la cosa più importante di tutte. Pur avendo difficoltà di gioco e di punteggio è rimasto lì. Quando va tutto bene è facile vincere, son buoni tutti! Devi essere bravo quando sei in svantaggio, quando ti tocca annullare palle break, quando i colpi non funzionano come dovrebbero. Le partite nelle quali incontra difficoltà sono quelle che mi piacciono di più, perché ha modo di mettersi alla prova“.

Matteo Berrettini – Budapest 2019 (foto via Facebook, @huntennis)

MIGLIORAMENTI, OBIETTIVI… E UN ROVESCIO DA IMPARARE

La top 30, obiettivo del team Berrettini già a inizio stagione, adesso è distante appena 130 punti. Ma Santopadre non vuole esagerare con l’ambizione, da pompiere navigato. “Sono abbastanza allenato a cogliere sia i segnali positivi che quelli negativi. Matteo sta facendo un percorso e ogni giorno aggiunge qualcosa, un’esperienza che lo possa arricchire, anche in caso di sconfitta. Non parlo solo di ottenere risultati, il percorso deve essere visto a lunga scadenza. Anche se lui avesse perso al primo turno a Budapest il percorso sarebbe andato avanti allo stesso modo, non ci saremmo disperati per la sconfitta e allo stesso modo non ci esaltiamo troppo per questa vittoria. Sicuramente è motivo di fiducia e di convinzione, per fare ancora meglio di quello che sta già facendo“.

Ma in cosa consiste, esattamente, la strategia di Vincenzo Santopadre? “La priorità è sempre il modo di stare in campo, che sia un modo ‘pronto’. Tutto viene pensato affinché lui possa diventare un giocatore completo, in grado di giocare su tutte le superfici. A me piace così e credo che un tennista moderno debba fare assolutamente una scelta di questo tipo” spiega l’ex numero 100 del mondo, interrogato sulla possibilità che Berrettini possa far bene anche sull’erba, la superficie che in calendario succederà alla terra battuta.

Passando invece dal cemento alla terra, invece, su cosa ha fatto lavorare Matteo?Abbiamo insistito sulla gestione della palla, che è diversa, abbiamo continuato a lavorare sul servizio e sulla risposta. Ha ripulito un po’ il servizio che si era ‘sporcato’. Poi abbiamo aggiunto qualche soluzione sul lato sinistro, abbiamo messo su qualcosa di più frizzante lavorando sulla varietà“. Il rovescio in back, per esempio, che già a Marsiglia si era rivelato stato cruciale per battere Khachanov? “A proposito di quel colpo: ricordo che anni fa, quando ha avuto un problema al polso sinistro e non poteva giocare il rovescio a due mani, abbiamo lavorato tantissimo sul back di rovescio che secondo me è un colpo utilissimo, spesso sottovalutato, che gli può dare variazioni e tempi diversi“.

A volte, per Berrettini, utilizzare il taglio diventa un modo per evitare il pressing sul suo lato debole. Questa settimana, però, qualche miglioramento si è visto. Persino qualche vincente in lungolinea, in assoluto il colpo più complesso per un bimane. Anche qui c’è lo zampino di Santopadre? “Sì, hai colto nel segno. Anzi, sei stato fin troppo tenero! In realtà lui non aveva proprio questo colpo: non gli ho dovuto dire qualcosa, l’abbiamo proprio dovuto allenare. È stata una delle cose che abbiamo allenato di più nell’ultimo periodo. Avendo preso una certa confidenza con il colpo, anzi, per dirla in maniera un po’ più cruda, avendolo imparato, ora è in grado di eseguirlo. Gli mancavano delle capacità per giocarlo, poi lui è stato bravo perché riuscirci in partita è tutta un’altra cosa“.

Il futuro ci dirà se e quanto Berrettini potrà salire rispetto all’ottimo livello sul quale ha già dimostrato di potersi assestare. Una cosa appare certa: difficilmente avrebbe potuto scegliere un allenatore migliore.

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Zverev: “Ho vinto a tutti i livelli, tranne uno. Spero che l’anno prossimo sia quello buono”

Alexander Zverev dopo il successo alle ATP Finals di Torino: “Contro i migliori devo giocare al mio meglio. Oggi ci sono riuscito”

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Alexander Zverev - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto @atptour)

È naturalmente un Sascha Zverev felicissimo quello che si presenta di fronte ai microfoni dei giornalisti dopo il trionfo alle Nitto ATP Finals di Torino. La sua prestazione in finale contro Daniil Medvedev è stata impeccabile.

“Sono entrato nella partita sapendo che avrei affrontato uno dei due migliori giocatori al mondo – ha esordito il tedesco – Sapevo di dover giocare al meglio e ci sono riuscito oggi. Credo di aver giocato molto bene. Sono molto contento del livello che sono riuscito a esprimere. Contro di lui, se si entra nello scambio troppe volte diventa difficile perché da fondocampo è uno dei migliori del mondo. Bisogna prendere subito il controllo dei punti e oggi ci sono riuscito. Il risultato è stato molto positivo”.

Per lui questa è stata l’ultima partita della stagione, dato che non parteciperà alle Davis Cup Finals della prossima settimana. “Non potrebbe andare molto meglio, onestamente. Sono felice della mia stagione, sono felice del modo in cui è finita. Naturalmente è stato un grande anno e vincere il titolo qui è stato incredibile. Spero che [nel 2022] si possa tornare alla normalità a un certo punto. Le regole COVID, il prize money COVID, spero che queste cose possano finire. Credo che tutti lo sperino”.

 

In questa stagione Zverev ha vinto oltre alle Nitto ATP Finals anche la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo 2020, i due Masters 1000 di Madrid e Cincinnati e gli ATP 500 di Acapulco e Vienna. Ma ancora nessun successo nei tornei del Grande Slam, dove è stato fermato per due volte da Novak Djokovic, ma anche da Stefanos Tsitsipas e Felix Auger-Aliassime. “Sono riuscito ad ottenere il successo con il mio tennis a tutti i livelli, tranne uno. Spero che il prossimo anno possa essere l’anno buono.

Nel corso del discorso di ringraziamento sul campo, Sascha ha ringraziato tutto il suo team e in particolar modo l’unica persona che non era lì con lui a Torino, ovvero suo padre Alexander Sr. Già cagionevole di salute e colpito dal COVID nel corso di quest’anno, il padre del tennista ha preferito non effettuare il viaggio in Italia per proteggere la sua salute. “Spero che possa migliorare presto. Mi ha chiesto di non parlare della sua situazione, per cui non lo farò”.

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ATP Finals, Medvedev: “Non so perchè, ma contro Zverev non ho servito come sempre”

Le parole del russo numero due al mondo: “Il tennis continuerà anche dopo il ritiro di Novak, Roger e Rafa”

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Daniil Medvedev si presenta in conferenza stampa dopo la sconfitta contro Zverev in finale alle ATP Finals di Torino 2021 e analizza così quanto andato in scena al PalaAlpitour di Torino.

Oggi non hai servito come sei solito fare. Cosa non ha funzionato?

“Su questo campo il servizio è veramente importante. In semifinale ho servito meglio, oggi difficile dire cosa non sia girato per il verso giusto. Difficile dire quale sia stato problema, forse di tipo mentale. Ma qualcosa mancava. Non ho la risposta su cosa mancava, ma questo ha fatto la differenza. Sascha è un grande giocatore, ha avuto l’opportunità di brekkarmi per due volte e quando servi come lui poi vinci. La chiave è stata sicuramente il servizio”.

 

Vi siete incontrati per la seconda volta in questo torneo, la terza in questa settimana.

“Ovviamente ogni volta che ci incontriamo ci prepariamo differentemente, cerchiamo di fare qualcosa di diverso, ho sentito che lui provava a fare questo. E ci ho provato anche io, ma semplicemente non riuscivo a rispondere perché lui serviva troppo bene. Sul piano psicologico, per me non è così difficile ma anzi è interessante. Ogni volta sai che lui cercherà di fare qualcosa di diverso, e tu devi essere pronto, e lo stesso vale per lui”.

Il 2022 sarà l’anno della transizione definitiva tra l’era di Djokovic e Federer e quella della tua generazione?

“Difficile da dire. Penso però che quando finì l’era di Borg e McEnroe tutti pensavano che non sarebbero più arrivati giocatori così forti, e così quando Sampras e Agassi si ritirarono. Non è stato così, altri giocatori forti sono arrivati. Io non penso che il tennis non sarà più interessante quando Novak, Roger e Rafa non ci saranno più. Magari non vinceremo 20 Slam, ma del resto non lo fecero neppure Sampras e Agassi, quindi non sarà vergognoso non riuscirci. Posso parlare per me, dirò che cercherò di vincere quanti più titoli possibili”.

Sorpreso del fatto che Zverev non abbia ancora vinto uno Slam?

“Ci sono ancora tanti grandi giocatori che non hanno vinto uno Slam. Penso anche a Tsitsipas. Zverev ha servito per il match in finale allo US Open. Lui è capace di vincere contro chiunque, è certamente capace di vincere uno Slam. Ma non è l’unico. Quest’anno in semifinale ha perso per un soffio, magari in finale mi avrebbe battuto. Chissà, bisogna vincere sette partite per vincere uno Slam, e ogni torneo ha un suo scenario e sue dinamiche”.

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ATP Finals, il bilancio di Binaghi: “Soffriamo per chi non è entrato. Vogliamo lasciarvi a bocca aperta”

Il presidente federale svela: “Il giovedì prima del torneo ci siamo accorti che l’acqua piovana filtrava dal tetto: che fortuna avere evitato questa brutta figura”

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Angelo Binaghi, il presidente della Federazione Italiana Tennis, si presenta in conferenza stampa al PalaAlpitour di Torino per tracciare il suo bilancio a conclusione della prima, storica edizione delle ATP Finals italiane. Tantissimi i temi toccati dal numero uno del tennis italiano nel suo consuntivo finale, tra le problematiche affrontate e i buoni propositi per il futuro.

Binaghi: “Il giovedì sera prima del torneo e quei problemi con la pioggia sul campo”

Binaghi parte con un discorso introduttivo: “Siamo molto contenti di questa nostra prima volta a Torino. Permettetemi di ringraziare il nostro staff e quello di Sport e Salute, dalla nostra più giovane segretaria al direttore generale. E al direttore generale di Sport e Salute, Diego Nepi, devo i più grandi ringraziamenti. Tre manifestazioni di così grande rilevanza – le NextGen ATP Finals di Milano, le ATP Finals di Torino e l’imminente Coppa Davis, hanno sottoposto la nostra struttura a uno stress più che doppio rispetto allo standard a cui siamo abituati, relativamente agli Internazionali d’Italia. Siamo ancora sotto-dimensionati, ma il nostro staff ha fatto un lavoro egregio e siamo tutti gratificati dai giudizi lusinghieri che abbiamo letto. Primo tra tutti quello di Andrea Gaudenzi e dei membri del board ATP che mi ha fatto conoscere; poi quelli dei giocatori presenti, in primis Zverev e Djokovic, i quali hanno detto di preferire Torino rispetto a Londra. Anche i giocatori non presenti, come Federer, parlano in termini molto positivi di Torino e addirittura altri direttori di tornei che con noi non sono mai stati molto teneri, come Ion Tiriac, tessono le lodi di questa nuova avventura. Si parla quindi di gente che conosce l’argomento e sa cosa vuol dire organizzare una manifestazione di questa rilevanza e visibilità. Gente onesta intellettualmente, che capisce anche il clima di difficoltà nel quale abbiamo dovuto lavorare nell’ultimo anno-anno e mezzo. Il tennis italiano trarrà un’ulteriore grande spinta per la sua crescita da quello che è stato fatto questa settimana”.

Binaghi poi parla di ciò che ha proposto la competizione, con il focus ovviamente sui tennisti italiani, Sinner e Berrettini: “Dal punto di vista tecnico abbiamo assistito a un livello fantastico, bellissima la semifinale tra Djokovic e Zverev, ma anche i match di Sinner e il primo set di Berrettini e tanti altri incontri che sono stati combattutissimi, e credo abbiano reso onore al livello della manifestazione. Noi italiani siamo stati protagonisti in campo e fuori. Abbiamo avuto due giocatori alle Finals, qualcosa che nessuno di noi poteva sognare neanche nei momenti di maggior entusiasmo. Direi che i nostri due ragazzi sono stati sfortunati: Berrettini lo è stato già dal sorteggio, il che è confermato dal fatto che i due finalisti erano nel suo girone. Bisognava prendere il girone di Tsitsipas, che si sapeva non fosse al meglio, era più facile arrivare secondi. Credo che non avremmo rubato niente se insieme ai tre giocatori che oggi sono i più forti al mondo (Djokovic, Zverev e Medvedev) il quarto fosse stato un italiano. Anche Jannik ha perso con Medvedev con due match-point per qualche centimetro”.

 

Il presidente federale poi svela un retroscena relativo all’organizzazione. “Ma di fortuna ne abbiamo avuta molta, soprattutto il giovedì sera prima dell’inizio della manifestazione. Quando, dopo tanti mesi, ha piovuto a Torino e la notte abbiamo dovuto mettere delle bacinelle dentro al campo perchè pioveva dentro il palazzetto per problemi al tetto. Tra l’altro, sull’acqua che filtra dal tetto avevamo un precedente; a Napoli una volta in Fed Cup al PalaVesuvio abbiamo dovuto sospendere un Italia-Spagna. Se non avesse piovuto giovedì, avremmo rischiato di mandare questa bella cartolina in giro per il mondo da domenica, quando poi la pioggia è tornata durante il torneo. Chissà quante polemiche, chissà cosa avrebbero detto le Iene che ieri sera mi sono ritrovato in albergo a mezzanotte e mezza. C’è stato un pronto intervento della società che gestisce il palazzetto la quale ha ripristinato l’impermeabilizzazione del tetto affinché ci fosse la piena praticabilità”.

Binaghi continua, parlando del pubblico che ha frequentato il PalaAlpitour in questi giorni: “Siamo stati protagonisti anche fuori dal campo: tutti hanno espresso grandi opinioni sul pubblico che è stato esemplare per quantità e correttezza. Certo, abbiamo sofferto e soffriamo per chi non è potuto entrare. Credo di dover chiarire un concetto: abbiamo combattuto come dei leoni, e abbiamo perso, per ottenere quel famoso 3% per cento in più di capienza; e se lo avessimo ottenuto ci avrebbe procurato un danno di un milione e 450mila dollari. Sia chiaro che noi abbiamo tutto l’interesse a favorire l’accesso al tennis. L’obiettivo della federazione, oltre ai risultati dei giocatori professionisti, deve essere la massima diffusione del nostro sport nel nostro paese, e gli spettatori per noi sono fondamentali nel senso che è altamente probabile che se uno viene a vedere il tennis poi lo possa praticare. Ciononostante la festa continua. Domani abbiamo il Galà del Tennis, in cui premieremo tutti i nostri grandi exploit dei nostri giocatori in giro per il mondo. Poi abbiamo una settimana di Coppa Davis, con ospiti migliaia di bambini. Questa è la nostra nuova frontiera, credo che siamo già la federazione che più spende per investimenti con la scuola dell’obbligo. Ne discuterò con il Consiglio Federale ma credo che gli sforzi vadano moltiplicati. Andrea Gaudenzi, il presidente ATP, vuole che il tennis sia il secondo o terzo sport di ogni paese del mondo. E’ il leader che mancava al tennis mondiale. Noi in Italia però siamo già il secondo e puntiamo al primo posto, insieme al padel. Non possiamo avere obiettivi e ambizioni che siano inferiori rispetto a quelli che oggi hanno i nostri più forti giocatori”.

Binaghi: “Dal punto di vista economico il futuro delle ATP Finals è salvo”

Partono poi le domande dei giornalisti presenti. Che partono dagli spunti di miglioramento per il futuro: “Certo, miglioramenti da fare ce ne sono. La lista è lunghissima. Ma noi sappiamo migliorare in corso d’opera, come abbiamo dimostrato con gli Internazionali di Roma. I suggerimenti più interessanti negli anni li traevo proprio durante le conferenze stampa. Gli interventi dei giornalisti vecchia scuola, dell’altra generazione, erano sempre interessanti. Tante cose, che erano state dette in modo costruttivo, sono state prese e rese concrete. Guardiamo invece abbastanza divertiti a queste piccole polemiche lette sulla stampa locale, mi riferisco a tutte queste associazioni locali con un presidente che dice che, se lo coinvolgiamo, faremo fuoco e fiamme nei prossimi anni. A Roma però ho cercato collaborazione, per vent’anni, e non l’ho trovata. Adesso a Torino improvvisamente vogliono tutti dare un contributo… Che dire, noi dobbiamo essere bravi per cercare di trarre il meglio, insieme a Comune e Regione, da questa grande spinta che hanno i torinesi, che sono molto strani. Scherzi a parte, ho scoperto una città e una Regione con delle positività che ignoravo, ci sono declinazioni che non sono sempre così positive ma io credo che nell’interesse della federazione dobbiamo essere capaci di trarre tutti gli elementi positivi che possono arrivare anche dal territorio. Tornando a ciò che c’è da migliorare, è evidente che ci vuole una ristorazione di buon livello anche per il pubblico indistinto. Il corporate deve esser protetto in altro modo. Ho visto anche code troppo lunghe ai bagni. Però è troppo facile parlare adesso. Quando noi abbiamo creato il format definitivo di questa manifestazione, da aprile a giugno, la domanda più importante era: ci daranno il pubblico? E se sì, quanto? Abbiamo una serie di osservazioni a cui adempiere, magari dateci una settimana per riposare. Non riusciamo, tra l’altro, ad adeguare il nostro staff dal punto di vista numerico. Non ho ad esempio un responsabile della comunicazione. Ne approfitto per dire che lo cerchiamo. In ogni caso, eravamo molto preoccupati a causa della presenza di una fidejussione di 44milioni e mezzo di dollari che ora è salva. Da questa esperienza trarremo grandi energie per sviluppare il tennis in Italia. Abbiamo una base di grande successo e con tutte le persone di buona volontà vogliamo crescere fino a lasciarvi a bocca aperta”. Binaghi continua, parlando del piano economico delle Finals: “Abbiamo raccolto 11milioni e mezzo dalla biglietteria e, sommando i ricavi sul fronte corporate, si arriva a 15 milioni. Potenzialmente ci aspettiamo, in una edizione “normale”, di arrivare a 20 milioni. Vorrei spiegare una cosa ai torinesi: i dati ci dicono che ad essere mancato quest’anno è la parte di turisti di provenienza estera, a causa dell’incertezza sulla possibilità di fare viaggi. E comunque i commercianti, i tassisti, gli albergatori sono già contenti oggi. Bisogna che tutti si preparino alla prima edizione “normale” alla quale saranno invasi da chi arriva dall’estero. Faccio un esempio: il title sponsor Nitto, in pieno stile giapponese, era abituata a portare mille persone ogni anno a Londra, e sono mille persone high-spender. Quest’anno la Nitto ha ridimensionato la sua presenza, non ha portato praticamente nessuno dal Giappone. A proposito di Tokyo, vi ricorderete che noi abbiamo vinto il bando contro 40 nazioni. Credo che alla fine l’alternativa principale fosse proprio Tokyo. E allora dico che l’ATP è stata fortunata. Se questo torneo si fosse disputato in Giappone, avrebbe avuto il 60% di capienza? Anzi, si sarebbe disputato? L’ATP la ringrazio per averci fatto i complimenti ma anche loro un po’ fortunati sono stati, come è successo a noi con la vicenda del tetto”.

Caos biglietti ATP Finals, Binaghi: “Cosa avremmo dovuto fare? Decisione CTS irrazionale e tardiva”

A Binaghi viene chiesto se il caos biglietti sarebbe potuto essere gestito meglio. “Siamo veramente dispiaciuti, anche per il fatto c’è qualcuno che strumentalizza la questione in modo vigliacco. Mi chiedo e vi chiedo: cosa avrei dovuto fare? E cosa dovremmo fare da domani? Per gli Internazionali di Roma del prossimo maggio abbiamo già aperto la vendita dei biglietti, come Madrid e Montecarlo, i Masters 1000 sulla terra rossa, e abbiamo 2 milioni già incassati. Nessuno di noi, come Madrid e Montecarlo, ha la più pallida idea di cosa succederà a maggio con il virus e di che capienza ci potrà essere. Possiamo solo avvisare gli acquirenti del fatto che il posto lo si potrà avere con certezza solo tra qualche mese. Cosa dovremmo fare? Non vendere i biglietti a differenza di quello che si fa in tutto il mondo, facendo sì che un turista tedesco sia spinto a prenotare a Madrid o Montecarlo perché la biglietteria degli Internazionali la dovremmo aprire solo un giorno prima del torneo, quando il CTS ci dirà quando potremmo entrare? Non capisco, ho letto molto sull’argomento ma non riesco a trarre indicazioni che siano degne di essere prese in considerazione”. Binaghi ricostruisce gli eventi sull’argomento: “La decisione del CTS di rifiutare l’allargamento al 75% è arrivata il venerdì pomeriggio prima del torneo. Dopo questo sconvolgimento abbiamo cercato una ottimizzazione delle percentuali concesse. Abbiamo capito che sponsor, giornalisti, ecc. non erano compresi nella percentuale concessa, questo ci ha permesso di poter richiamare altre persone rispettando sempre il 60% di capienza. La seconda ottimizzazione è stata fatta nei giorni successivi; grazie a un attento monitoraggio dei numeri ci siamo resi conto che il ritorno degli spettatori che avevano un biglietto annullato ma poi di nuovo validato non era del 100% e questo ci ha permesso di fare entrare persone che venivano ai cancelli con biglietto non valido. Questo da un certo punto in poi non è stato possibile perché a seguito del passaparola si sono presentate troppe persone ai cancelli. Quindi abbiamo dovuto far restare fuori in molti. Ma non potevamo non rispettare ciò che aveva imposto il governo”.

Binaghi: “Il tennis italiano merita attenzione, non siamo più delle pippe”

In merito, Binaghi risponde così a una domanda del direttore Scanagatta sul fatto che in qualche occasione l’afflusso sugli spalti è sembrato superiore al 60% della capienza: “La decisione ahimè sciagurata del CTS è avvenuta un giorno e mezzo prima che il CTS potesse vedere il pubblico all’interno. Il 75% della capienza, che mi risulta fosse stato paventato anche dal CTS, è stato ridotto al 60% il venerdì pomeriggio. Si è trattato di una decisione irrazionale che può spingere a riflessioni sbagliate, perché non si è mantenuto lo stesso metro di giudizio con altri eventi sportivi. Tornando alla sua osservazione, il match a cui c’è stata affluenza apparentemente maggiore del 60% è quello di Berrettini con Zverev. Ciò è accaduto per due motivi: in primis, nel momento in cui le linee guida escludono dal conteggio gli addetti ai lavori e gli accreditati è evidente che la percentuale reale di persone presenti all’interno del palazzetto non è del 60%. Se gioca il giocatore italiano è difficile dire al cameriere di stare nel ristorante se non c’è nessuno o alla maschera che si affaccia per vedere cosa sta facendo Berrettini che non lo deve fare. Seconda questione: i seggiolini vuoti del centrale con la piena luce del giorno si vedono di più di quanto si possa percepire di notte, quando la gente può aver appoggiato il cappotto. Comunque abbiamo chiesto che ci fosse un conteggio esatto di tutte le persone che hanno varcato le soglie del palazzetto e ogni giorno siamo stati abbondantemente sotto alla soglia del 60% che ci ha imposto il governo”. Riguardo i rapporti con il CTS, Binaghi conferma le dichiarazioni infuocate degli scorsi giorni: “Hanno ricevuto il presidente del calcio e quello del basket, ma non me. Se il CTS si materializzasse e venisse a discutere con noi io sarei a disposizione in qualunque momento, perché credo di avere delle competenze e delle ragioni, e me lo ha riconosciuto anche l’ex ministro Spadafora – che credo abbia fatto un lavoro meritorio seppur contestato – il quale ci ha fatto i complimenti perché nella fase più acuta della pandemia, abbiamo fatto capire che il tennis fosse diverso dagli altri sport e che potesse trarre da questa disgrazia generale della pandemia un vantaggio. Il governo ci ha messo mesi, ha poi capito che il nostro sport, all’aperto e non di contatto, meritava delle differenziazioni. Il tennis esce dalla pandemia forte come non lo era stato mai nella sua storia. Siamo stati fortunati nella disgrazia, forse qualche cosa intelligente la abbiamo fatta. Il CTS viaggia però su un livello che non è quello dei comuni mortali. Se decidesse di degnarsi di scendere in mezzo a noi potremmo parlare e valutare delle peculiarità di questo sport, di impianti come questo, dei suoi volumi d’aria. Ma per parlarne ci vuole un confronto. Se poi le nostre teorie si rivelassero sbagliate ci ritireremmo in buon ordine. Ora noi rimborseremo i possessori dei biglietti e cercheremo di fare delle agevolazioni. Ma subire decisioni irragionevoli grida vendetta. Siamo un movimento grande, che è cresciuto in Italia e adesso fa grandi risultati e non siamo più delle pippe: meritiamo più attenzione”.

Binaghi: “Aperti a collaborazione con la nuova amministrazione di Torino”

Binaghi conclude parlando del rapporto col nuovo sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, entrato in carica pochi giorni prima delle Finals: “Il cambio di giunta è stato fatto in corsa. Ho conosciuto il sindaco e l’assessore Carretta al quale abbiamo chiesto di partecipare alla prima riunione subito dopo il parere negativo del CTS. Apprezzo il doveroso rispetto e la distanza con cui hanno assistito da lontano a questa prima faticosa esperienza. Io rappresento una grandissima federazione, una grandissima comunità, Lo Russo rappresenta a buon diritto una comunità ancora più grande e ancora più importante. Io credo che ci siano tutte le condizioni perché da domani, sin dalla programmazione della prossima edizione, insieme – come abbiamo fatto col vecchio Comune e la Regione che hanno pure colori politici differenti – si possa continuare con questa sinergia preziosissima. Siamo pronti e aperti alle loro idee. Noi vogliamo diffondere il tennis a Torino e nella regione, loro vogliono moltiplicare e favorire l’indotto. Noi ci siamo anche resi disponibili a creare campi pubblici in ogni campo della città, di tennis o di padel. Abbiamo coinvolto migliaia di bambini, con il tennis in piazza, per cercare di far penetrare questo sport anche nelle fasce sociali meno abbienti. Tutto questo in piena pandemia quando non eravamo ancora sicuri se questa manifestazione si potesse fare o no: qualcosa lo abbiamo già fatto, qualcosa lo faremo. Tutto quello che l’amministrazione locale vorrà proporci, in piena onestà intellettuale, abbiamo le braccia aperte per riceverlo”.

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