WTA Rabat: primo titolo in carriera per Sakkari, super rimonta contro Konta

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WTA Rabat: primo titolo in carriera per Sakkari, super rimonta contro Konta

La greca vince la finale in Marocco recuperando uno svantaggio di un set e un break, poi dilaga nel terzo

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[6] M. Sakkari b. [7] J. Konta 2-6 6-4 6-1

Maria Sakkari ha appena vinto dopo uno spettacolare scambio il torneo di Rabat. Si lascia cadere sulla terra rossa del Marocco incredula e poi va ad abbracciare la sua avversaria Johanna Konta che ha più di un rimpianto in questo pomeriggio primaverile. Questa è l’ultima immagine, la più bella della finale del WTA International, l’unico che si gioca nel continente africano.

Un match rocambolesco in cui la britannica ha dominato per un set e mezzo portandosi avanti per 6-2 4-2 e già con una mano sul titolo. Da lì in poi il match cambia completamente: Maria lotta su ogni punto e conquista due break consecutivi al termine di due giochi infiniti per ribaltere il parziale e chiudere 6-4. Konta accusa il colpo e dopo aver tenuto il primo servizio del terzo set subisce un clamoroso parziale di 21 punti a 9 e cinque giochi consecutivi che chiudono il match. Dal 6-2 4-2 il parziale è stato dunque di 10 giochi a 1 per la greca che chiude dopo 1h57.

 

Per Sakkari si tratta del primo titolo della carriera alla seconda finale dopo quella persa la scorsa estate a San José. Ora si riporta a ridosso delle prime 40 del mondo e si lancia alla grande in vista dei grandi tornei sul rosso a Madrid, Roma e Parigi.

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Australian Open

Australian Open: avanzano Serena, Osaka e Barty, Gauff batte (di nuovo) Venus

Risultati diversi per le due sorelle Williams. Serena lascia tre giochi a Potapova. Venus ancora eliminata dal baby prodigio del tennis americano. Senza problemi Wozniacki e Kvitova, la numero 1 passa in rimonta

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Serena Williams - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

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Il torneo di singolare femminile degli Australian Open comincia tutto nel segno del tennis (afro)americano, quello del presente e quello del futuro. Quello del presente, a dispetto dei suoi 38 anni, porta il nome di Serena Williams, sempre alla caccia di quel 24esimo Slam che le permetterebbe di eguagliare il record di Margaret Court. Nel suo match di primo turno, Serena ha regolato in meno di un’ora con un pesantissimo 6-0 6-3 la promettente russa Anastasia Potapova, n.90 del ranking WTA, nata quando lei aveva già vinto il suo primo Slam. La leggenda statunitense ha realizzato più del doppio dei vincenti della sua avversaria (24 a 11) e commesso un errore in meno (16 a 17). Dopo la vittoria ad Auckland, la prima in un torneo WTA da mamma, la più giovane ma anche più vincente delle sorelle Williams ha confermato di essere in grande forma e determinata a conquistare il titolo. Al prossimo turno affronterà la slovena Tamara Zidansek, n,64 del mondo, che ha superato con un duplice 6-3 la wild card sudcoreana Na-Lae Han.

Con i suoi 15 anni, Cori “Coco” Gauff rappresenta invece il futuro del tennis americano e secondo molti l’erede naturale di Serena. Al suo esordio assoluto agli Australian Open, Gauff ha sconfitto con il punteggio di 7-6 6-3 la più grande delle sorelle Williams, Venus, come era già successo nel primo turno dell’ultima edizione di Wimbledon. Nel primo set, la giovanissima tennista di Atlanta non ha capitalizzato tre set point ma è riuscita a far la differenza nel momento decisivo del tiebreak, vinto per 7 punti a 5. Nel secondo parziale, Gauff è di nuovo partita meglio e questa volta Venus non è più riuscita a farsi sotto. Impressionate il suo rendimento al servizio: 77 per cento di punti con la prima e 61 per cento con la seconda. A dispetto della sua età e degli enormi margini di miglioramento, Coco ha dimostrato ancora una volta di più di essere già una giocatrice vera. Al secondo turno se la vedrà con la rumena Sorana Cirstea, che ha eliminato a sorpresa in due set (6-2 7-6) la ceca Barbora Strycova, testa di serie n.32 del tabellone. 

 

E poteva benissimo giocare per gli Stati Uniti, dove è cresciuta tennisticamente, anche Naomi Osaka, campionessa in carica e n.4 del mondo. Rispettando in pieno gli onori del pronostico, Osaka ha avuto vita piuttosto facile nel suo primo turno contro la ceca Marie Bouzkova, n.57 della classifica mondiale. 6-2 6-4 il punteggio finale in favore della nipponica. Dopo un primo set molto agevole, Osaka è andata sotto 4 a 2 nel secondo parziale. Le è servita una striscia di quattro giochi consecutivi per mettere a posto le cose. Al secondo turno, la due volte campionessa Slam affronterà la cinese Saisai Zheng, n.41 del ranking, che si è a sua volta imposta per 6-3 6-2 sulla qualificata russa Anna Kalinskaya. Tutto facile, anzi facilissimo, per l’altra protagonista della finale del 2019, ovvero Petra Kvitova. La testa di serie n.7 ha dominato il derby ceco contro Katerina Siniakova, n.58 del mondo per 6-1 6-0. Al prossimo turno la attende la spagnola Paula Badosa che con il medesimo punteggio ha fatto a fettina la svedese Johanna Larsson. 

Die another day, come un film di James Bond, potrebbe essere il titolo del match di Caroline Wozniacki, trionfatrice a Melbourne nel 2018, contro la statunitense Kristie Ahn. La danese ha cominciato quello che, come da lei stessa annunciato, sarà l’ultimo torneo della carriera, con una vittoria per 6-1 6-3. Insomma, non è ancora finita. 

Arrivata a Melbourne fresca (anche troppo per una top player) del titolo ad Adelaide, Ashleigh Barty impiega un set per ingranare – leggasi iniziare a giocare a tennis – e poi dilagare contro Lesia Tsurenko, n. 120 del ranking che l’aveva battuta a Brisbane due anni fa. “Mi piace avere il peso di una nazione” aveva detto Ash, forse più per convincere sé stessa, perché quel peso si percepisce tutto nel primo parziale quando sul 5 pari cede per la terza volta il servizio con il braccio ingessato dalla tensione. “Ho esagerato un po’ nel voler cercare troppo in fretta il punto” sarà la sua analisi a fine match. Prevedibilmente, la tensione si ingigantisce sull’ucraina nel game successivo, ma Lesia riesce comunque a far suo il set per l’assenza della numero 1 del mondo. Il match di Tsurenko finisce lì, regalando a piene mani fra dritti tremolanti e seconde di servizio che non riesce a far girare, mentre Ashleigh, ancora irriconoscibile, tiene almeno qualche palla in campo e tanto le basta per il 6-1. Con lo stesso punteggio chiude anche la partita finale, durante il quale Barty mostra finalmente qualche timido sprazzo della giocatrice che è e che deve necessariamente ritrovare se vuole arrivare in fondo al torneo.

ha collaborato Michelangelo Sottili

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Con l’Australian Open nel mirino: Barty vince il primo torneo di casa ad Adelaide

Ottavo titolo in carriera per Ashleigh, che legittima sempre più il suo status di numero 1 del mondo. Rimandato il primo trionfo di Yastremska a livello Premier

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Ashleigh Barty - Adelaide 2020 (via Twitter, @AdelaideTennis)

[1] A. Barty b. D. Yastremska 6-2 7-5

Forse non scalda ancora i cuori come altre numero uno e non ha quell’allure che a detta di qualcuno la capoclassifica dovrebbe acquisire contestualmente alla leadership, ma Ashleigh Barty continua a fare l’unica cosa che conta quando il computer ti ha decretato come la più forte del mondo: vincere. Domando – mai come questa volta il termine è appropriato – i cavalli di Dayana Yastremska, Ash vince il suo primo titolo in terra natìa, il Premier di Adelaide, dopo le delusioni delle finali di Sydney ’18 e ’19. Barty rinforza così in modo consistente la sua posizione in classifica, difesa adesso da un ‘fossato’ di ben 2000 punti che tiene a distanza la prima inseguitrice (Pliskova), e volge lo sguardo all’Australian Open forte di un dato statistico che, assieme a Simona Halep, la consacra come unica numero uno in grado di vincere tornei da quando è finito il regno di Serena. La statunitense era prima in classifica quando vinse Wimbledon nel 2016, e da quel momento si sono verificati 14 avvicendamenti in testa al ranking – tra sette giocatrici diverse – eppure appena 5 tornei sono stati vinti dalla capoclassifica. I tre di Halep nel 2018 – Shenzhen, Roland Garros, Montreal – e i due di Barty a cavallo tra 2019 e 2020, le Finals di Shenzhen e il Premier di Adelaide.

Insomma, Barty si comporta da n.1 anche se i palati fini della vuttìa continuano a storcere il naso sulla legittimità del suo status. Chi la vorrebbe più coinvolgente sul campo, chi crede che non sia un personaggio da copertina fuori dal campo, chi obietta che non è mai stata protagonista di uno di quei match da consegnare ai posteri (a loro risponde mirabilmente AGF: ‘Sono sicuro che se Ashleigh continuerà a giocare sui livelli attuali anche per lei arriveranno le imprese memorabili, e allora crescerà automaticamente nella considerazione di tutti‘) e chi si limita a guardarla con aria di superficialità per poi chiosare ‘eh, ma non è Serena‘. Come se ce ne potessero essere due, di Serena.

 

Barty ignora e ‘fattura’, come un milanese efficiente e produttivo replicherebbe a un milanese dedito soltanto ai salotti del sabato sera. Tra semifinale e finale ha battuto due clienti complessi per motivi assai diversi, Collins e Yastremska, rendendo evidente il più grande miglioramento compiuto negli ultimi dodici mesi: la capacità di leggere meglio le partite e addentarle al momento giusto. L’essere incudine quando c’è da esserlo e il trasformarsi in martello quando è necessario. Barty aveva sicuramente visto Yastremska sommergere di risposte aggressive il mica tenero servizio di Sabalenka e ha deciso subito che non era il caso di far colpire la 19enne ucraina alle sue condizioni. Tanto con il primo colpo dopo il servizio quanto con la risposta, l’australiana ha mirato subito a prendere un angolo – se non addirittura la rete – così da rendere evidente il divario nella varietà di soluzioni e nascondere invece quello relativo al peso di palla, specie sulla diagonale di rovescio. Quando la nuova allieva di Bajin tendeva a prendere troppo il sopravvento nel ritmo, ci ha pensato il back di rovescio mortifero a farla tornare nei ranghi.

Nel primo set Barty è andata subito in vantaggio nel terzo game grazie a un terribile dritto al volo fallito da Yastremska e non si è mai voltata indietro. Nel secondo l’ucraina ha invece recuperato il break subito in apertura giocando del tutto alla pari per una ventina di minuti, nella parte centrale del set, ed è qui che Barty ha dimostrato – prima di tutto mentalmente – di essere in grande condizione. Ha salvato due palle break nell’ottavo game ricorrendo a San Servizio per poi attendere, sorniona, nel territorio in cui si decidono le partite. Un ace ucraino le ha negato la prima occasione di riportarsi in vantaggio, guadagnata con uno splendido dritto in controtutto (-balzo e -piede), ma nel penultimo game un cruciale errore di parallasse nel tentativo di rovescio lungolinea ha spedito Yastremska a meditare sui suoi peccati di gioventù e Barty a servire per l’ottavo titolo, opera compiuta senza affanni.

Dayana Yastremska però è soltanto rimandata, non certo bocciata. Se due mesi di cura-Bajin sono stati sufficienti a farle giocare la prima finale in un Premier e migliorare di una posizione ulteriore il suo best ranking (da lunedì sarà n.21 del mondo), è verosimile attendersi che il tempo possa proiettarla verso traguardi ancora più grandi. A Melbourne, intanto, esordirà contro la slovena Kaja Juvan. Barty comincerà invece lo Slam di casa contro un’altra giocatrice ucraina, Lesia Tsurenko, e nella prima settimana – dobbiamo dare per scontato che la n.1 del mondo abbia in programma di giocare anche la seconda – dovrà stare attenta a non risentire delle scorie nascoste nel trofeo appena vinto. Non è facile ben figurare in un Major appena dopo aver vinto un altro torneo, tant’è che spesso le big decidono di dedicare la settimana precedente agli allenamenti. Ash non potrà provare la nuova superficie – quest’anno l’Aus Open passa dal Plexicushion al Greenset – prima di domenica e lunedì dovrà già esordire. Ma una numero uno sa come si fa.

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Adelaide: Yastremska e Barty all’ultimo ballo

Alla numero uno servono due ore per superare in una volata infuocata Danielle Collins. L’ucraina ancora perfetta con Sabalenka. A Hobart finale tra Zhang e Rybakina

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Ashleigh Barty - Adelaide 2020 (via Twitter, @AdelaideTennis)

La prima finale dell’anno è costata una lotta tumultuosa ad Ash Barty, la regina in carica del tennis al femminile. Pagherà con una cambiale di fatica, forse, poiché domani l’attenderà nella sfida per il titolo Dayana Yastremska e perché il suo tour ucraino proseguirà da settimana prossima nello Slam di casa, con le pressioni derivate dalle contingenze che tutti possono immaginare: a Melbourne l’attende un esordio per nulla banale, per colpa di un sorteggio poco condiscendente che le ha imposto Lesia Tsurenko.

Il gancio al mento subito da Jennifer Brady a venti minuti da casa la scorsa settimana a Brisbane non sembrava rappresentare un buon viatico per approcciare il delicatissimo periodo, così è probabile che la battaglia odierna con Danielle Rose Collins, benché asprissima, possa regalarle il quid di fiducia necessario a migliorare l’umore di un inizio di stagione complicato. A San Pietroburgo di Florida non erano propensi a un patto di desistenza, tuttavia, e la strada per Barty verso la finale si è rivelata molto accidentata. Ritrovati i pesanti colpi da fondo che le garantirono la scorsa semifinale a Melbourne, Collins, nel frattempo scesa a frequentare ambienti ITF per ritrovare la strada smarrita dopo tale famoso exploit, ha approfittato dell’unico passaggio a vuoto patito dalla numero uno al servizio nel secondo game dell’incontro, puntellando la strada verso la conquista del set con molti vincenti scenografici.

Decisa a raggiungere la finalissima e aiutata nell’impresa da una rivale ora un po’ fallosa e per giunta infastidita da evidenti problemi alla schiena, Barty ha velocemente assorbito il secondo set e proseguito la marcia nel terzo fino al break del quattro a tre, volando sulle ali di una giornata notevolissima in battuta (alla fine gli ace saranno quattordici e i punti vinti con la prima in campo sfioreranno l’80%). A meno di un centimetro dal baratro, quando il chiassoso e parecchio coinvolto pubblico del Memorial Drive già preparava le celebrazioni, Danielle con le spalle al muro ha però ricominciato a martellare e Barty è arretrata in difesa, arrangiandosi peraltro maluccio in tale disposizione tattica.

Rientrata a pieno titolo nell’incontro sul quattro pari, Collins, infervoratasi, ha lasciato libero sfogo al proprio intimo essere, svestendo i panni istituzionali e urlando un paio di platealissimi c’mon per sottolineare i due punti consecutivi che le hanno regalato il sei a cinque, comunque non sufficienti a evitarle il tie break e l’antipatia feroce di un pubblico già schierato dalla parte opposta. Guerriera fino al midollo se ce n’è una, l’ex star dell’Università della Virginia ha rifiutato finché ha potuto la sconfitta, rimontando dal due a quattro e annullando il primo di due consecutivi match point con un gran vincente di rovescio. Il rovescio successivo, stavolta in rete, ha però spedito un’indispettita Barty in finale, dove affronterà una Yastremska parsa discretamente a suo agio nelle condizioni di gioco di Adelaide.

Dayana anche oggi non pareva disposta a stare in campo più del dovuto, e Sabalenka è stata la quarta vittima consecutiva dell’ucraina incapace di vincere un solo set. La collaborazione con Sascha Bajin sembra poter essere interessante alquanto: “Stavo bene anche a Brisbane, la settimana scorsa, ma ho perso subito – ha dichiarato la quasi non più teenager ucraina nell’intervista in campo -, e non so perché i vari pezzi del puzzle si siano messi insieme proprio qui ad Adelaide. Sento di giocare sempre meglio e di avere ancora un buon margine“. Aggiungiamo che Dayana oggi è stata in campo quarantacinque minuti in meno e riposato otto ore in più di Barty. Sarà una bella finale.

Risultati:

D. Yastremska b. [6] A. Sabalenka 6-4 7-6(4)
[1] A. Barty b. D.R. Collins 3-6 6-1 7-6(5)

A HOBART – L’ultimo atto in Tasmania sarà invece interpretato da Shuai Zhang ed Elena Rybakina. La top 40 cinese ha avuto pochi problemi nello sbarazzarsi di una comunque sempre più solida Kudermetova, che attendiamo a risultati di rilievo quando le superfici saranno più rapide, mentre continua la striscia positiva della ventenne moscovita, già finalista la settimana passata a Shenzhen. Pur meno brillante di allora, afflitta da qualche acciacco che l’ha più volte indotta a chiamare il trainer e costretta per la seconda volta consecutiva nel torneo all’arrivo in volata, Rybakina ha piazzato il colpo di reni utile a superare Heather Watson, chi si rivede. Per la russa fanno quattro finali negli ultimi sei mesi e lunedì prossimo il ranking, intorno alla ventisei WTA, sarà di nuovo il migliore della carriera. Neanche male.

Risultati:

[4] S. Zhang b. [5] V. Kudermetova 6-3 6-4
[3] E. Rybakina b. [Q] H. Watson 6-3 4-6 6-4

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