Un Nadal opaco elimina Auger-Aliassime all'esordio a Madrid

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Un Nadal opaco elimina Auger-Aliassime all’esordio a Madrid

Rafa si prende la 50esima vittoria nella capitale, ma non brilla contro la wildcard canadese. Sfiderà Tiafoe in ottavi

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Rafa Nadal - Madrid 2019 (foto via Twitter, @MutuaMadridOpen)

Inizia con il piede giusto il Masters 1000 di Madrid di Rafa Nadal. Il numero due del mondo ha battuto con un doppio 6-3 Felix Auger-Aliassime in un’ora e 37 minuti e si è guadagnato gli ottavi di finale. È la 50esima vittoria a Madrid per lo spagnolo, che ha ora raggiunto questo traguardo in otto tornei diversi (cinque dei quali su terra battuta). C’erano molti interrogativi sulle sue condizioni fisiche prima che iniziasse il match, dal momento che nei giorni scorsi è stato debilitato da un virus gastrointestinale che non gli ha consentito di preparare al meglio il debutto nel torneo. Tuttavia il malessere dei giorni scorsi non ha condizionato apparentemente il campione spagnolo, che non ha però dato quell’impressione di totale controllo a cui ci ha abituato in questi anni nei match sul rosso. Forse le sconfitte di Montecarlo e Barcellona e lo zero nella casella dei trofei per il 2019 non sono fattori che aiutano Rafa a sciogliere il braccio.

L’insicurezza si è notata sia all’inizio, sia in chiusura dell’incontro. La partenza di Aliassime è grintosa, anche se nei turni di servizio di Nadal non riesce mai a imporsi. Ma nel primo set fanno da contraltare ai game comandati alla battuta, dei punti in risposta giocati male da Rafa, che non riesce nella prima mezz’ora a trovare il campo con continuità. Il momento di svolta arriva nell’ottavo game. Il canadese si scompone troppo di fronte a qualche difesa tipica del maiorchino, commette cinque gratuiti con il dritto e consegna il break decisivo per l’assegnazione del primo set.

Nel secondo parziale i guai arrivano subito per Aliassime. Nadal trova un altro break nel primo gioco e pur non esprimendo un gioco brillante e potente guadagna fiducia col passare dei minuti e strappa una seconda volta il servizio al ragazzo classe 2000 il match sembra ormai finito. Sul 5-2 Rafa però commette un doppio fallo sulla palla break, concedendo un’altra piccola opportunità ad Aliassime. Il canadese in un primo momento non ne approfitta, va sotto 0-40 ma poi gioca a cuor leggero e annulla con autorità i match point. Deve attendere la sesta occasione Nadal per chiudere una partita che ha allungato troppo nella fase conclusiva.

 

Nadal incrocerà la racchetta con Frances Tiafoe, la seconda sfida tra i due dopo i quarti di finale all’Australian Open 2019. Tiafoe ha vinto la seconda partita consecutiva al terzo set, stavolta con Philipp Kohlschreiber. Si è delineato anche un altro ottavo di finale di alto livello, quello tra Kei Nishikori e Stan Wawrinka. Al contrario di quanto si poteva imagginare alla viglia, mentre lo svizzero ha giocato un’ottima partita e non ha avuto problemi a sbarazzarsi di Guido Pella, è stato Nishikori ad avere difficoltà. Il finalista dell’edizione 2014 ha condotto in entrambi i set contro il qualificato boliviano Hugo Dellien (109 ATP), si è perso mentre serviva per chiudere sul 5-4 salvo poi conquistare un altro break nell’undicesimo game e chiudere con un doppio 7-5 in due ore di gioco. Sul campo Arantxa Sanchez ha vinto anche Stefanos Tsitsipas (t.d.s. 8), due set a zero in scioltezza ad Adrian Mannarino per continuare la striscia positiva aperta con il titolo a Estoril.

Oltre agli incontri della parte bassa del tabellone, erano in programma diversi match della parte alta, presieduta da Novak Djokovic e Roger Federer. I numero uno e tre del mondo hanno conosciuto i loro prossimi avversari. Nole affronterà Jeremy Chardy che ha fatto un sol boccone di Diego Schwartzman (6-2 6-1 in un’ora di gioco). Anche Roger se la vedrà con un francese, il secondo in fila dopo l’esordio convincente contro Richard Gasquet. Si incrocerà con Gael Monfils, vittorioso in rimonta su Marton Fucsovics. La Monf vanta due vittorie in carriera su Federer (delle quattro totali) su terra battuta, una nella finale di Davis del 2014 e l’altra negli ottavi di finale di Montecarlo 2015.

Risultati:

[2] R. Nadal b. [WC] F. Auger-Aliassime 6-3 6-3
[6] K. Nishikori b. [Q] H. Dellien 7-5 7-5
L. Djere b. [7] J.M. del Potro 6-3 2-6 7-5
[8] S. Tsitsipas b. [LL] A. Mannarino 6-3 7-5
[Q] H. Hurkacz b. L. Pouille 7-5 6-1
S. Wawrinka b. G. Pella 6-3 6-4
F. Tiafoe b. P. Kohlschreiber 6-4 3-6 6-3
[15] G. Monfils b. M. Fucsovics 1-6 6-4 6-2
[10] F. Fognini b. J. Millman 6-2 6-2
J. Chardy b. D. Schwartzman 6-1 6-2
F. Verdasco b. [11] K. Khachanov 6-7(4) 6-1 7-5
[3] A. Zverev b. [WC] D. Ferrer 6-4 6-1

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Cecchinato subito eliminato a Umago: uscirà dalla top 60. Sinner vola al secondo turno

UMAGO – Il campione in carica Marco Cecchinato gioca un’altra brutta partita: Bedene lo domina e adesso affronterà Sinner. Terza vittoria tra i pro per il 17enne

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Marco Cecchinato - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Umago, il nostro inviato

CECK ANCORA OUT – Tocca al campione uscente Marco Cecchinato inaugurare le ostilità del primo turno sul Centrale (per la precisione, Goran Ivanisevic Stadium). Sì, proprio come a Wimbledon. La differenza fra i due tornei resta tuttavia evidente anche a un occhio poco allenato e indiscutibilmente daltonico: la solita quantità industriale di terra che uno non sa se portare la racchetta oppure paletta e secchiello e la vicinanza del mare (questione di metri) rendono le condizioni di gioco umaghesi più lente rispetto a quelle dello Slam londinese. E, poi, qui non arrivano in fondo sempre i soliti. Ma di Cecchinato si parlava…

Marco gioca contro lo sloveno n. 87 ATP Aljaz Bedene che, con geografica coerenza, si è messo di traverso sulla strada croata dell’italiano. Un ostacolo non di poco conto, visto che il nostro ci ha perso complessivamente 6 volte su 6. Non va diversamente in questa circostanza: Bedene serve come un treno, sbaglia poco, tira vincenti, insomma, non sembra neanche lui; Marco, invece, dà l’impressione di perdere fiducia quasi all’improvviso in entrambi i parziali. Le sue accelerazioni non fanno male, sbaglia per primo e, spesso, anche i suoni dei suoi impatti non convincono. Aljaz va in vantaggio al quinto gioco e non deve neanche servire per chiudere perché arriva un secondo break dopo che Ceck scaglia una palla nella laguna. L’azzurro ha finalmente tre possibilità di strappare la battuta a Bedene, ma il servizio dell’altro è on fire e non riesce a giocarsele. Un paio di brutte scelte del palermitano al gioco successivo, il sesto, e il match praticamente finisce lì, con lo sloveno che mantiene un livello altissimo fino al termine. Sesta sconfitta consecutiva per Marco che uscirà dai primi 60 del ranking.

SINNER, SÌ! – Un plauso agli organizzatori del torneo per la wild card concessa al diciassettenne nato a San Candido con la conseguente possibilità per i tifosi italiani (e non solo) di vederlo dal vivo. In verità, per un set e mezzo non c’è stato molto da vedere; poi, Jannik Sinner si è sbloccato e ha preso in mano il match contro Pedro Sousa decidendone il destino a proprio favore. Il primo parziale se ne va in fretta, tra solidità portoghese ed errori italiani; Jannik soffre parecchio il dritto incrociato di Sousa e deve anche sentire la tensione se quel tentativo di contro-smorzata gli resta orribilmente sulle corde. La palla scagliata verso il parcheggio coincide con il set perso con un solo gioco a referto e anche la seconda partita inizia in salita.

Nonostante le difficoltà, Sinner non dà l’idea di mollare, rimane in scia e, complice un facile smash sbagliato da Sousa, riveste l’avversario di più abbordabili panni, iniziando a mostrare tutto ciò di cui è capace – e non è poco. Cinque giochi di fila gli valgono il secondo parziale, poi brekka al quinto gioco del terzo, ma un evidente quanto inopportuno rilassamento gli impedisce di consolidare il vantaggio da 40-15. Nessun problema, la palla continua a uscirgli dalle corde che è uno spettacolo e può anche permettersi di sprecare un’occasione per andare a servire per il match con un’ingenuità da… teenager perché la ricrea subito dopo, trasformandola. Con autorità (e una fucilata di dritto), Jannik passa al secondo turno dove troverà proprio Aljaz Bedene, un risultato che dovrebbe proiettarlo fra i primi 200 del mondo.

 
Jannik Sinner – Roma 2019 (foto Felice Calabrò)

QUALIFICAZIONI – Diventano sette gli italiani in gara a Umago: dalle “quali”, esce vittorioso Salvatore Caruso al termine di una battaglia di quasi tre ore con Tommy Robredo. In svantaggio 1-3 nel terzo, il ventiseienne di Avola infila 5 giochi consecutivi nonostante – o, forse, grazie anche a – una discussione con il supervisor, che Caruso fa chiamare dopo che l’arbitro lo ha sanzionato con un punto di penalità mentre si apprestava a giocarsi una palla break. Anzi, secondo il giudice di sedia, non si apprestava affatto, visto che la sanzione è arrivata per una violazione di tempo, evento molto raro (pressoché impossibile in caso di nome altisonante) quando si tratta del giocatore in ribattuta. A ogni modo, Robredo quasi scompare e Caruso entra nel main draw, impresa che gli riesce per la quinta volta consecutiva (tra cui anche Parigi e Wimbledon) e affronterà Corentin Moutet.

È però l’unico nostro rappresentante a farcela: dopo le eliminazioni all’esordio di Fabrizio Ornago e Filippo Baldi, all’ultimo turno è caduto Stefano Napolitano che si è aggiudicato il primo set al tie-break contro Marco Trungelliti, ma ha poi subito la rimonta argentina.

Risultati:

A. Bedene b. [5] M. Cecchinato 6-3 6-2
[WC] J. Sinner b. P. Sousa 1-6 6-3 6-4
J. Vesely b. C-M. Stebe 7-6(5) 3-6 7-6(2)

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Ranking ATP: Fognini numero 9. Djokovic e Nadal sono già a Londra

Fabio guadagna una posizione nonostante la sconfitta deludente contro Sandgren. Djokovic supera Nadal nella Race, entrambi sono già qualificati per le Finals

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

Commentare la classifica ATP all’indomani di una finale come quella disputata da Djokovic e Federer, è come descrivere la stappatura di una bottiglia di spumante un attimo dopo l’eruzione del Krakatoa: inadeguato. È forte il desiderio di mettere da parte freddi numeri e statistiche per lasciare che la memoria vaghi ancora indisturbata tra le emozioni, i dolori e le gioie che i due campioni hanno offerto domenica con la loro arte. Il dovere di cronaca, però, impone di recuperare il distacco necessario per descrivere gli effetti che Wimbledon ha avuto sul ranking maschile. Partiamo come di consueto dalla top 20:

CLASSIFICA GENERALE TOP 20

PosizioneNazioneGiocatorePuntiVariazione
1SerbiaN. Djokovic12415=
2SpagnaR. Nadal7945=
3SvizzeraFederer7460=
4AustriaThiem4595=
5GermaniaZverev4325=
6GreciaTsitsipas4045=
7GiapponeNishikori4040=
8RussiaKhachanov28901
9ItaliaFognini27851
10RussiaMedvedev26253
11Sud AfricaAnderson2500-3
12Argentinadel Potro2380-1
13SpagnaBautista Agut23209
14CroaziaCoric2195=
15USAIsner2040-3
16GeorgiaBasilashvili1995=
17CroaziaCilic19401
18BelgioGoffin18605
19FranciaMonfils1815-4
20ItaliaBerrettini1800=


Alcune osservazioni

  • Federer avvicina sensibilmente il secondo posto di Nadal
  • Khachanov e Fognini consolidano la loro presenza tra i primi dieci giocatori del mondo avanzando di una posizione
  • Medvedev per la prima volta raggiunge la top ten ai danni di Kevin Anderson che ne esce
  • La Russia è l’unica Nazione con due rappresentanti tra i migliori dieci del mondo
  • Bautista Agut eguaglia il suo best ranking
  • David Goffin riconquista la top 20
  • Raonic (21) e Wawrinka (22) scivolano alle spalle della ventesima piazza.

CASA ITALIA

Nonostante un ottimo torneo concluso agli ottavi di finale, Matteo Berrettini non fa progressi in classifica a differenza di Fabio Fognini che migliora ulteriormente il proprio best ranking. Roberto Marcora, grazie alla finale disputata nel Challenger di Recanati, riconquista la top 200.

 
ClassificaGiocatorePuntiVariazione
9Fognini27851
20Berrettini1800=
40Cecchinato10851
51Sonego954-5
75Seppi745-2
92Fabbiano614-3
105Travaglia543-3
114Lorenzi496-8
125Caruso441-2
130Giustino4232
135Mager4027
151Baldi370-2
163Giannessi332-3
171Gaio3173
178Napolitano298-1
189Marcora27826


NEXT GEN

I migliori under 21 al mondo hanno deluso a Wimbledon ad eccezione di Ugo Humbert. Il francese è stato l’unico tra loro ad arrivare agli ottavi di finale e questo risultato gli è valso diciotto posti nella classifica assoluta e l’ingresso tra i primi otto in quella avulsa:

Posizione ATPNazioneGiocatoreNato nelPunti
6GreciaTsitsipas19983040
23CanadaAuger-Aliassime20001493
29CanadaShapovalov1999805
41USATiafoe1998780
65NorvegiaRuud1998693
33Australiade Minaur1999640
66SerbiaKecmanovic1999617
48FranciaHumbert1999560


RACE TO LONDON

Djokovic supera Nadal e per il momento è primo anche nella classifica dei migliori del 2019. Dopo la qualificazione raggiunta dallo spagnolo nel corso del torneo, anche Djokovic si è già assicurato un posto a Londra. Quando siamo a metà luglio, dunque, ce ne sono soltanto sei disponibili. La semifinale londinese regala a Bautista Agut l’ingresso alla settima posizione. Fognini resiste alla nona.

Posizione ATPNazioneGiocatorePunti
1SerbiaDjokovic6725
2SpagnaNadal6225
3SvizzeraFederer5060
4AustriaThiem3315
6GreciaTsitsipas2995
7GiapponeNishikori2070
13SpagnaBautista Agut1980
10RussiaMedvedev1855
9ItaliaFognini1640
5GermaniaZverev1590


BEST RANKING

I complimenti per il raggiungimento del best ranking questa settimana sono dedicati ai seguenti giocatori:

ClassificaGiocatoreNazione
8KhachanovRussia
9FogniniItalia
10MedvedevRussia
30FritzUSA
96ThompsonAustralia
48HumbertFrancia
66KecmanovicSerbia
81MoutetFrancia
85HarrisSud Africa
91PopyrinAustralia
97SchnurCanada


Complimenti doppi per il canadese Brayden Schnur che entra in top 100 per la prima volta nella carriera.

GAMBERI E CANGURI – Gamberi e canguri non è un piatto della tradizione australiana ma uno spazio dedicato ai due tennisti che all’interno della top 100 hanno realizzato la migliore e la peggiore performance sotto il profilo numerico. Questa settimana il migliore è stato lo statunitense Sam Querrey (+26), mentre il peggiore il suo connazionale Mackenzie McDonald (-26).

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Djokovic alieno: annulla 2 match point a uno splendido Federer e vince il suo quinto Wimbledon

LONDRA – La finale più emozionante del decennio sui campi di Wimbledon finisce al tie-break decisivo. Federer commovente, Djokovic eguaglia Borg e vola a 16 Slam

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [2] R. Federer 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3) (da Londra, il nostro inviato)

Un tie-break al quinto set. Al primo tentativo. Questa finale di Wimbledon non poteva regalare più emozioni. Match point annullati, come non se n’erano visti da Parigi 2004 all’atto decisivo di uno Slam, Roger Federer che ancora una volta perde da Novak Djokovic con due match point a favore, come era accaduto già due volte nelle semifinali dello US Open.

Un match che Federer, il quale alla fine ha vinto 14 punti in più dell’avversario, sembrava avere in mano sul’8-7 del quinto set, quando ha servito per il set, ma invano. Ma anche prima di quell’episodio cruciale della partita c’erano stati momenti in cui avrebbe potuto ottenere il suo nono Wimbledon, come nel tie-break del primo set e nel set point avuto nel terzo. E invece è stata la giornata di Novak Djokovic, capace di vincere una partita incredibile, servendo in maniera altrettanto incredibile e dimostrandosi il più freddo nei momenti decisivi.

 

La contemporaneità quasi perfetta dell’inizio della finale del singolare maschile di Wimbledon e della partenza del Gran Premio di Formula 1 a Silverstone sembra sottolineare il “tafazzismo” imperante della Gran Bretagna contemporanea. Il tema tattico iniziale è quello largamente atteso: Federer cerca di muovere il gioco, Djokovic presidia il fondo e contrattacca. La prima chance break è per lo svizzero sul 2-1, e se ne va con un diritto sparacchiato fuori alla ricerca di un contropiede eccessivo. Subito dopo Federer recupera da 0-30 affidandosi alla prima di servizio.

Lo svizzero gioca sui cambi di ritmo e rotazione negli scambi, ma Djokovic non si fa ingannare e risponde colpo su colpo. Federer arriva a due punti dal set sul 5-4 con due eccellenti diritti in chop, arriva a 20 centimetri dal set-point, ma il n.1 del mondo esce dal passaggio pericoloso con grande autorità. Nel tie-break è Federer che ha l’iniziativa sulla racchetta, perde due punti sul servizio di Djokovic che avrebbe dovuto vincere con due errori di diritto (dopo 21 e 13 colpi), riesce comunque ad andare avanti per 5-3 con due splendidi vincenti da fondo, ma poi cede quattro punti consecutivi (tre gratuiti) per consegnare il primo set a Djokovic dopo 58 minuti (curiosamente due in più della finale femminile di sabato).

Ma il rush finale del tie-break costa caro al serbo, che inizia a commettere quegli errori da fondo che non erano affiorati fino a quel momento e concede due break consecutivi, lasciando scappare Federer sul 4-0. Con un terzo break sul 5-1, chiuso da due punti quasi buttati via da Djokovic, Federer pareggia i conti in 25 minuti con un set da 26 punti a 12. Novak è passato da 14 vincenti e 6 gratuiti nel primo set a 2 vincenti e 10 gratuiti nel secondo.

Federer aumenta il ritmo delle discese a rete a inizio terzo set, poi si ferma di più a palleggiare da fondo. L’inerzia del match sembra a suo favore dopo il “set horribilis” di Djokovic nel secondo, ma non riesce a concretizzare questa superiorità in punteggio. Lo svizzero si desta dall’apparente torpore e con una demi-volée di rovescio che fa esplodere il centrale conquista il set point, ma con la battuta lo svizzero rispedisce tutto al mittente. Il clima è quasi da Coppa Davis svizzera (almeno quella di una volta, chissà come sarà quella nuova), ma Djokovic non trema, e con il sapiente utilizzo del servizio al corpo arriva al tie-break che domina fino al 5-1, viene quasi ripreso sul 5-4, ma un errore di Federer sul punto successivo, dopo che il serbo aveva servito una seconda lentissima (80 miglia orarie) e in mezzo al rettangolo del servizio, decide la sorte del set.

In una situazione che ricorda un po’ a grandi linee la finale dello US Open 2015, dopo due ore e 16 minuti di gioco Federer si trova indietro per due set a uno senza aver fronteggiato l’ombra di una palla break e avendo avuto concrete chance di vincere entrambi i set perduti. A quinto game c’è un leggero calo al servizio di Djokovic, ma tanto basta: un doppio fallo, tre prime sbagliate e su una “steccata” di rovescio Federer ottiene il quarto break della giornata. Sul 4-2 Roger mette a segno una volée di rovescio smorzata che trasferisce la Davis svizzera in Sud America, tanta è la bolgia sul Centrale: serve per il set sul 5-2 ma perde il servizio per la prima volta nell’incontro. Due game più tardi è la volta buona e la finale va al quinto come era accaduto nel 2014.

Con Federer avanti di 15 nel computo totale dei punti si inizia il set decisivo. Sono un po’ saltati gli schemi, si diceva una volta nel calcio, Federer gioca più a briglia sciolta e anche Djokovic lo segue. È il serbo il primo ad avere palle break, sul 2-1: sono tre, che Federer annulla bene con il servizio. Le gambe dello svizzero però non sono più sotto i colpi come all’inizio del match, due rovesci scappano lunghi sul 2-3 e con un passante incrociato Djokovic guadagna l’importantissimo break di vantaggio. La posta in palio è altissima, nessuno è immune dalla tensione. Nole commette un doppio fallo sul 30-30 concedendo una palla del controbreak a Federer, che però sfuma con un diritto lungo. Ma il controbreak alla fine arriva, e alla soglia delle quattro ore di gioco la finale va ad oltranza.

Sul 5-5 Djokovic commette un doppio fallo, il nono, poi si salva con una volée in tuffo e tiene la battuta. Il gioco successivo Federer sbaglia uno schiaffo al volo sulla palla del 6-6, ma con un po’ più di fatica raggiunge comunque la parità. Sul 7-7 Djokovic va 30-0, subisce un diritto di Federer poi commette due errori gratuiti pesantissimi e sulla palla break non riesce a chiudere il diritto sotto rete e subisce il passante dello svizzero che va a servire per il match. Ma non deve finire così: Federer ha due match point, il primo lo sbaglia di diritto, sul secondo viene fulminato da un passante e poi arriva il controbreak. Sette punti consecutivi e si ritorna a giocare con le parità. 8-8, 9-9, 10-10, 11-11. Sul 40-0 Djokovic viene trascinato a palla break, con un “falco” molto controverso. Il passante di rovescio di Federer è fuori di un soffio. Su un secondo “falco” controverso sembra che abbia segnato l’Inghilterra quando sancisce la seconda palla break per Federer, ma con due colpi al volo tanto brutti quanto efficaci Nole annulla anche quella. Si arriva al tie-break, quello del 12-12, quello che mai si sarebbe pensato sarebbe servito in una finale.

Il minibreak decisivo arriva su un serve and volley di Federer al terzo punto, con la demi-volée che va in corridoio. Djokovic tiene i suoi servizi con grande freddezza, e una steccata di diritto chiude il match dopo 4 ore e 57 minuti consegnando il quinto Wimbledon a Novak Djokovic.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

IL TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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