L'ottimismo intorno a Murray: il Queen's gli offre una wild card

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L’ottimismo intorno a Murray: il Queen’s gli offre una wild card

In attesa di capire le reali possibilità di rientro dello scozzese dopo l’operazione all’anca, arriva l’invito del torneo londinese dove ha vinto cinque volte. Potrà decidere anche in extremis. E WImbledon inizia due settimane più tardi

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Andy Murray - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Il sogno di rivedere Andy Murray a Wimbledon – magari in doppio, come accennato da mamma Judy – si nutre di indizi e suggestioni. Il campione scozzese ha fatto sapere di non sentire più dolore, ma allo stesso tempo risulta complicato immaginare come possa rimettersi in piedi in così breve tempo dopo l’operazione all’anca di gennaio. “Ho colpito alcune palle da fermo. Sono ancora molto lontano dal mettere seriamente alla prova l’anca giocando in movimento”, ha raccontato di recente l’ex numero uno, tenendo basso il fuoco dei facili entusiasmi.

Arriva però da Londra – sponda Queen’s, lì dove ha vinto ben cinque volte – una proposta di wild card che Andy potrà decidere se accettare fino all’immediata vigilia del torneo. Il Fever-Tree Championships partirà il prossimo 17 giugno, due settimane prima di Wimbledon. Tra le presenze annunciate al momento quella del detentore del trofeo Marin Cilic, insieme ad Anderson, del Potro, Kyrgios, Wawrinka e Raonic.

Per inquadrare il caso, va ricordato che non esistono precedenti di singolaristi rientrati nel circuito dopo l’installazione di una protesi all’anca. Le speranze di Murray e dei suoi tifosi poggiano sul brillante esito dell’operazione a cui si è sottoposto nello scorso anno Bob Bryan, tornato a giocare dopo appena cinque mesi in coppia con il fratello Mike. Il campione statunitense ha però beneficiato della minore complessità di un ritorno agonistico al doppio, dove le sollecitazioni e gli spostamenti sono minori.

 

Murray si è operato negli Stati Uniti subito dopo l’Australian Open, quando l’ipotesi di ritiro era diventata concreta visto che si ragionava soprattutto di recuperare una dignitosa qualità della vita prima di ogni prospettiva di tennis ad alto livello. Da quel momento in poi, una serie di inviti al cauto ottimismo. Il cui reale valore verrà chiarito nelle prossime settimane.

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La conferma: Djokovic, Federer e Nadal hanno un gruppo WhatsApp

Esiste una chat da 56 Slam, come confermato dal serbo a Dubai. “Quando siamo attivi rispondiamo un po’ tutti, tra noi c’è enorme rispetto personale e professionale”. Ne aveva già parlato Nadal in Kuwait

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Rafael Nadal l’aveva accennato, Novak Djokovic l’ha confermato, Roger Federer – che non si è espresso – non potrà smentire. Esiste un gruppo WhatsApp da 56 Slam, in cui i tre più grandi del tennis contemporaneo chiacchierano tra loro a fine giornata. “Quando siamo attivi rispondiamo un po’ tutti – ha raccontato il serbo da Dubai, dove è tornato in campo dopo l’Australian Open, andiamo molto d’accordo. C’è un enorme rispetto tra di noi, sia per quanto riguarda la vita privata che per gli aspetti professionali. Finché sarà così, ne trarremo beneficio reciproco. Ed è un bene anche per lo sport”. Se parlare di amicizia è probabilmente eccessivo, non può passare indifferente la profonda stima e confidenza condivisa tra campioni protagonisti della più sana rivalità sul campo. Quella tra chi sta scrivendo pagine di storia dello sport moderno.

Azzardando arditi paragoni, sarebbe difficilmente immaginabile qualcosa del genere tra Messi e Cristiano Ronaldo. Come anche tra Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. Probabilmente perché la questione GOAT nel tennis è diluita dal non essere questione per due e – soprattutto – dall’alto profilo che Djokovic, Federer e Nadal hanno sempre mantenuto all’interno e all’esterno del circuito. Non sbagliando mai una parola, provando anche a educare – di riflesso – i rispettivi tifosi quando vanno fuori strada nei loro accesi dibattiti, soprattutto sulle piazze virtuali. “Cerchiamo di aiutarci l’un l’altro, naturalmente. Più passano i giorni – racconta ancora Djokovic – migliore è la situazione. Vi posso assicurare che, anche quando ci saremo ritirati dal tennis, il nostro rapporto sarà sempre grandioso”.

Il primo a parlare di questa chat era stato Nadal dal Kuwait, dove all’inizio del mese ha inaugurato la sua Academy. “Ci troviamo spesso connessi alla fine della giornata, parliamo la stessa lingua e da tanti anni amiamo moltissimo ciò che facciamo. Abbiamo la responsabilità di promuovere nella maniera migliore il nostro sport in giro per il mondo. Se scherziamo sul record di Slam? No, non scherziamo molto su questa cosa. Ognuno sta facendo il suo percorso. Onestamente, è vero che mi piacerebbe finire con più Slam di chiunque altro, ma per me non è un’ossessione. Sono molto felice della mia carriera. Tra dieci anni, non credo che sarò più felice o meno felice se sarò il primo, il secondo o il terzo”.

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Indian Wells 2020, l’entry list delle qualificazioni maschili

Cinque gli azzurri al via: Caruso, Lorenzi, Gaio, Fabbiano e Sinner (al momento fuori di tre posti dal tabellone principale)

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Indian Wells 2019 (foto via Twitter, @BNPPARIBASOPEN)

Cinque italiani, guidati da Jannik Sinner, disputeranno le qualificazioni del Masters 1000 di Indian Wells con l’obiettivo di aggiungersi ai cinque già ammessi al main draw: Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Lorenzo Sonego, Stefano Travaglia e Marco Cecchinato (promosso dagli alternates dopo i primi forfait). In caso di ulteriori cancellazioni potrebbe entrare direttamente nel tabellone principale anche Jannik Sinner (al momento fuori di tre posti), mentre è più lontano il neo papà Andreas Seppi, che non è però iscritto alle qualificazioni. Gli altri azzurri che tenteranno l’accesso al torneo californiano passando per il tabellone cadetto sono Salvatore Caruso, Paolo Lorenzi, Federico Gaio e Thomas Fabbiano.

(clicca per ingrandire)

Le entry list aggiornate di Indian Wells

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Sinner spopola anche fuori dal campo: è il nuovo global ambassador di Rolex

Dopo i contratti con Nike e Lavazza, un terzo sponsor importante si aggiunge ai guadagni del 18enne italiano

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dal profilo Instagram di Jannik Sinner

Il brand Jannik Sinner, che sul campo continua a foraggiare i sogni di grandeur dei tifosi italiani, è sempre più forte anche fuori dal campo. Il 18enne altoatesino ci ha messo appena tre mesi a convincere Nike che fosse il caso di investire su di lui, i tre mesi trascorsi dal trionfo di Bergamo all’annuncio della partnership divulgato a maggio, e sul calare della stagione 2019 è entrato anche a far parte della famiglia Lavazza in qualità di global ambassador.

Stupisce quindi relativamente che il numero 75 del mondo, il più alto in classifica tra i tennisti nati nel 2001, sia stato messo sotto contratto anche dal noto marchio di orologi di lusso Rolex, che come Lavazza gli ha cucito addosso il ruolo di global ambassador. Sinner andrà ad aggiungersi a una lista di tennisti dal pedigree piuttosto ingombrante: oltre a Federer, da anni uomo di punta di Rolex, ci sono Tsitsipas, Raonic, Edmund, Tsonga, del Potro, Dimitrov e Thiem. Tutti hanno raggiunto almeno una semifinale Slam, quattro di loro sono arrivati anche in finale. Al femminile, le ambasciatrici di Rolex sono Kerber, Muguruza, Andreescu e Wozniacki, che ha appena lasciato il tennis professionistico.

Rolex è anche il timekeeper ufficiale di tutti e quattro gli Slam e di tutti e nove i Masters 1000, oltre ad essere il title sponsor dei tornei di Montecarlo, Shanghai e Bercy (questo di acquisizione più recente: nel 2017 è stato firmato un accordo decennale).

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