Pagelle: la ola di Nole e Roma che tifa Federer

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Pagelle: la ola di Nole e Roma che tifa Federer

Madrid vede il ritorno alla vittoria di Djokovic e l’exploit di Bertens. Delirio al Foro per Sinner, Federer di nuovo Re di Roma. I dubbi di Nadal, le fatiche di Tsitsipas

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Roger Federer - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Che ce frega de Madrid, noi c’avemo er quinto slam! Sì, sì, Novak Djokovic (9,5) è tornato a vincere e lo ha fatto quasi in punta di piedi, giusto per ricordare a tutti che l’obiettivo importante è quello che si giocherà a Porte d’Auteuil tra un paio di settimane. Scaltro anche nel suggerire l’alimentazione corretta a Cilic, intossicato e costretto al ritiro.

Non sarà d’accordo Rafa Nadal (6) che, a dire il vero migliora, ma arriva a Roma senza nessun titolo in bacheca e senza nemmeno una finale, il che un po’ preoccupa. Che Rafa in vecchiaia stia imparando a preservarsi per il grande appuntamento? Certo se Fognini (7) fu un fulmine a ciel sereno e Thiem (7,5) una conferma, ora la scoppola con Stefanos fa ancora più male. Il povero Tsitsipas (9) ebbro della vittoria su Rafa è arrivato un po’ cotto al cospetto del numero 1. Però…peró…la conferenza della semifinale finita alle 01.30 del sabato non aiuta, giocare pure il doppio fino a notte fonda nemmeno. Ma só ragazzi e si faranno. 

A proposito di Tsitsipas… chi si troverà di fronte all’esordio in quel di Roma? Jannik Sinner (8), nuovo imperatore di Roma e emblema della rinascita del tennis italico. Uscito ammaccato e sfiancato dall’epopea onirica delle pre-quali (che hanno avuto lo spettacolare risultato di portare otto azzurri nel tabellone di qualificazione, tutti ovviamente eliminati con 2 vittorie in 10 partite), Jannik è stato subito piazzato sul Centrale, giusto per non dargli più alcuna pressione. Il tempo di beccare un 6-1 nel primo, di risalire da 2-5 nel terzo, annullare un match point e la prima vittoria di in classe 2001 in un 1000 è cosa fatta.

 

Che tutto ciò lo faccia un ragazzo italiano è semplicemente fantastico, la speranza è che si ponga un freno al delirio non tanto dei tifosi (ci sta, soprattutto dopo i decenni passati) ma degli addetti ai lavori che annunciano il fenomeno ed il messia con enfasi spropositata. Ecco, detto tutto il bene possibile di Jannik, sarebbe opportuno segnalare che Johnson era forse il migliore sorteggio possibile in tabellone e che l’americano sulla terra non vince una partita, e dall’inizio dell’anno i successi si contano su una sola mano. 

A farne le spese di questa attesa messianica è stato il povero Hurkacz, la cui sconfitta a Madrid ha evitato a Sinner le forche caudine delle quali. In verità, nel tentativo di trovare un buco in tabellone al nostro alfiere – “colpevole” di aver perso la finale delle prequali con Basso (“Come hai potuto, Basso, farci questo!”) erano partite febbrili telefonate a Roger Federer, ancora incerto sulla sua presenza a Roma. “Ahó Ruggè, ce fai sapè? Che dovemo piazzà er ragazzino, tanto noi se tifa Rafa”. 

E invece Federer (7,5) ha detto sì, e Roma è ritornata subito casa sua. D’altra parte, dove c’è Ruggero, c’è casa. Il Presidentissimo Binaghi non ci ha pensato su due volte: “Mercoledì, per l’esordio di Federer, abbiamo raddoppiato i prezzi dei biglietti ancora invenduti. È un modo per premiare gli appassionati che si sono assicurati prima il posto, e l’hanno pagato molto di meno”. Cuore di Presidente. Mancava che aggiungesse: “Nadal chi? In fondo io ho sempre tifato Federer” e il gioco era fatto.

Insomma, la Federazione è una grande famiglia e ai suoi piccoli figlioli sono concessi sconti e ingressi agevolati, ma guai a dare troppa confidenza ai giornalisti. L’Angelo Nazionale ha annunciato con entusiasmo di aver respinto 140 domande di accredito di testate giornalistiche italiane e mondiali. Il che suona paradossale, perché un torneo che aspira ad essere tra i primi al mondo, dovrebbe essere felice che ci sia chi ne scriva e ne parli. Magari si teme che se ne parli poco bene…

E va bene, dovevamo parlare di Madrid e siamo finiti a parlare di Roma. Kiki Bertens (10) intanto ha sbarrato la strada ad Halep (8) e si candida al ruolo di possibile vincitrice del Roland Garros: con le altre 45 è in buona compagnia…

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Pagelle Wimbledon: il tennis è finito, viva il tennis

Un fine settimana epico tra Nadal, Federer e Djokovic e la sensazione che nulla sarà come prima. La resa di Serena e l’estasi di Halep. Le bombe di Fognini e la battuta di Berrettini

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Sul trofeo di Wimbledon si incide il nome del campione 2019: Novak Djokovic (foto via Twitter, @wimbledon)

da Londra, il nostro inviato

Ma dite sul serio? Le pagelle? Le pagelle volete? Ma cosa dovremmo scrivere ancora. Voti, numeri, ironia, commenti. Su, per favore, per una volta siamo seri. Il tennis è finito. Era già moribondo venerdì dopo quell’assurda semifinale ma domenica è stata posta la lapide. Tutto finito amici, trovatevi un’altra passione, tipo il cricket (alle 22 di ieri un boato ha squassato la sala stampa, maledetti inglesi e il cricket appunto, una bomba ci vorrebbe…), da oggi il tennis è ufficialmente finito. Sì, per carità, il carrozzone andrà avanti, ci racconteranno della Laver Cup, della ATP Cup, la nuova Davis e poi certo, questi tre andranno ancora avanti per un po’ ma dopo quella cosa lì chiamata per l’appunto finale, è tutto concluso.

Voi vorrete parlare di tennis, ma sarà che eravamo lì, su quel campo, e abbiamo visto cose mai viste prima e che mai più rivedremo, e allora a noi sembra più sensato dire che questo sport è stato meraviglioso ma è giunto il momento di dire basta. Ok, insistete, volete le pagelle. Eccole qui, ma sappiate che sono scritte da chi è fermamente convinto che il tennis sia morto e sepolto.

Novak Djokovic 10
Diavolo di un serbo. Per trovare linfa vitale deve calarsi nei panni dell’uomo solo contro tutti. Si è vestito da Gladiatore nei campi di grano (ma non era glutee-free?) e addirittura ha immaginato che il Centre Court cantasse “let’s go Roger!” quando chiaramente era tutto per lui. Puoi avere uno, due match point, puoi essere il Dio del tennis, puoi fare quello che vuoi. Ma se non sei Cecchinato, Nole non lo batti.

 

Roger Federer 10 – –
Quei due meno per i due match point, giocati proprio male. La fretta, ah la fretta. Ma lui guarda avanti, pensa ai prossimi tornei, mica è umano, mica è come noi? Deluso, certo, ma che partite ha giocato tra venerdì e domenica a quasi 38 anni. L’altro è un alieno ma lui cos’è? Cara Mirka, non temere, non è ancora il tempo di doverlo sopportare in ciabatte in casa davanti alla tv. Altro giro, altra corsa Roger. Chi si ferma è perduto, come un match point.

Nicolás Mahut 10
“Povera stella” direbbe Clerici. Non gli è bastato perdere 70-68 con Isner. Il suo compagno storico Herbert lo ha tradito per Murray. Finale del doppio contro Cabal/Farah (10): pallata in un occhio nel primo set, pallata al collo nel quarto, pallata nelle p… al quinto. Cinque ore di partita. E ovviamente ha perso. Il suo compagno Roger-Vasselin: “L’anno prossimo ho da fare…”.

Simona Halep 10
Potrà venire a Wimbledon anche solo per mangiare, tirare due colpi e farsi due risate. Purtroppo dovrà vincere 24 Slam per evitare le domande e i commenti sul suo intervento chirurgico. Non capiva l’erba poi dopo la vittoria a Parigi ha preso una lunga vacanza e ha realizzato il sogno che aveva da bambina.

La serenità di Kyrgios e Feliciano Lopez 8
Uno a bere birra e a tirare tardi la sera prima del match con Nadal, l’altro ogni mattina a fare colazione allo stesso posto fino a mezzogiorno. Nick che prega Roger di battere Nole. E che tira addosso a Rafa senza scusarsi. Hanno capito tutta della vita, leggerezza, leggerezza. Ci pensassero quei tre ad ammazzarsi per vincere i tornei.

Bernard Tomic 2
“Vado, faccio finta di giocare un’oretta, mi prendo i miei 45.000 pounds e mi scolo 6-7 birre. Una pacchia, ragazzi”. Ciccio, restituire tutto grazie. È andata male Berni, ritenta e sarai più fortunato.

La fila cui sono costretti i cronisti 1
Per accedere al Centre Court dalle semifinali in poi è un delirio. Gente appostata 3 ore prima, tende, sacchi a pelo, bivacchi, falò. Neanche la Queue. Il peggio per la finale. In piedi in sala stampa senza un senso fino alla fine del terzo set, con un tizio che faceva l’appello senza un criterio ogni quarto d’ora. “Maledetti inglesi, una bomba ci vuole su questo circolo”.

Roberto Bautista Agut 9
L’uomo che sussurrava ai cavalli è arrivato in semifinale a Wimbledon a giocarcela con i tre fenomeni. Primo degli uomini, oscar della perseveranza e del coraggio. Aveva battuto 2 volte Nole nel 2019 ma per i miracoli non è ancora attrezzato. Gli Slam, sono riserva di caccia, caro Roberto.

Serena Williams 8
Dica 23. Dica 23. Sembra una maledizione, eppure tre finali perse consecutivamente pesano come un macigno. Mai in partita in finale, sembrava aver recuperato un po’ di condizione fisica ma l’ha smarrita sul più bello. Sorridente e tranquilla anche dopo la sconfitta, gentile e prodiga di complimenti con la sua avversaria, affabile con i giornalisti e i tifosi. Insomma per una volta l’ha presa bene. Non si capisce francamente chi abbia sfasciato lo spogliatoio, la camera d’albergo, il taxi, il ristorante e l’aereo.

Marcos Baghdatis 10
Se non lo avessero fermato avrebbe regalato al pubblico anche le mutande. Un grande. Di sicuro ha regalato a tutti il suo immenso cuore.

Rafael Nadal 8
Hanno cominciato a farlo innervosire da subito con quel “ecco a voi la testa di serie numero 3 del torneo…”, poi gli hanno piazzato il suo caro amico Kyrgios sulla strada che ha provato a fucilarlo da distanza ravvicinata. Quando pensava di essersela cavata, si è ritrovato davanti l’attempato svizzerotto ringalluzzito dai prati. Se vanno 5-5 al quarto magari poi finisce come nel 2008 ma, caro Rafa, ti diciamo grazie due volte: per come hai lottato su quei 5 match point e per aver perso. Altrimenti non avremmo mai avuto quella finale…

Fabio Fognini 5
Il terzo turno a Wimbledon è pur sempre il suo miglior risultato eguagliato, ma certo Sandgren era da battere. Ma lui è una sex-bomb ragazzi, ha bombardato tutti con il suo tennis ed il suo fascino latino. Ma poi, questi inglesi, che devono capire? Lo sanno cos’è una bomba? Quel dolce ripieno di crema e nutella, altro che fragole e panna. Il povero Fabio quello voleva dire! Ma come si fa a multarlo per una cosa così? Per una critica alla cucina britannica! Bombe bigusto su Wimbledon, non fragole! Tutta colpa della stampa, lì altro che una bomba, un kalashnikov ci vorrebbe!

Stefanos Tsitsipas e tutti i Next Gen 4
Il pensiero di Stefanos prima e dopo la finale esplicato su twitter: “Sto passando ad Android” e “immaginate un mondo senza gelati”. Ecco, bravi ragazzi. Mangiate gelati, caramelle, patatine e popcorn. Giocate col cellulare, Twitter, Facebook e Instagram. Fate con calma eh, tanto non c’è trippa per gatti.

Il tic di Marcell Granollers 8
Ad ogni santissimo punto vinto, tocca l’incrocio delle righe con la racchetta. Altro che Rafa. Maniaco.

“Roger, quant’è per la lezione?” 10
La frase del torneo è di Matteo Berrettini (8), dissoltosi davanti a Sua Maestà ma capace di trovare il modo di sdrammatizzare. Gran torneo comunque il suo, primi ottavi Slam, top 20, partita miracolosa contro Schwartzman. E tutto il futuro davanti.

Thomas Fabbiano 8
Annichilito il fenomeno annunciato Tsitsipas, ribaltato il gigante Karlovic, Thomas si è arreso solo a Verdasco. Pollicino contro i giganti, Davide contro Golia e luoghi comuni a go-go. È arrivato un po’ tardi al grande tennis ma ha dimostrato di meritare di starci alla grande.

Barbora Strycova e Karolina Muchova 8
Quando le ceche attese deludono, ce ne sono altre due che stupiscono. Semifinale Slam in tarda età per Barbora, buttando fuori Bertens, Mertens e la padrona di casa Konta. Con un tennis all’antica, tagli e discese a rete. E il trionfo in doppio. Karolina ha battuto l’altra Karolina con un gran tennis. Chapeau

Elina Svitolina 7,5
Per carità, semifinale a Wimbledon, gran risultato. Ma un altro Slam se ne va e la sensazione che l’appellativo di nuova Radwanska le calzi a pennello si fa sempre più forte.

Lorenzo Sonego 5
Tornato nella notte tra sabato e domenica dalla Turchia, subito in campo lunedì, non ne aveva. Wimbledon non è Antalya e il ragazzo si farà, anche perché non ha le spalle strette.

Andreas Seppi 5,5
Forse all’ultimo giro di giostra da queste parti, visto dove è arrivato Pella, che Andreas aveva in pugno, restano tanti rimpianti.

Cori Gauff 8
Ha due anni meno della campionessa juniores. E ha raggiunto gli ottavi, eliminando peraltro Venus Williams. È già Coco-mania in una WTA alla disperata ricerca di personaggi, ma forse non è il caso di correre troppo. Centre Court, prime pagine, interviste: sembra che abbia 25 anni, ma ne ha 10 di meno. Prima o poi se ne renderà conto.

Giulia Gatto-Monticone 7,5
Main draw a Wimbledon dopo il Roland Garros e l’emozione del Centre Court contro Serenona. E se l’è anche giocata! Selfie, orgoglio e tanti applausi. E obiettivo top-100 da raggiungere.

Gli altri

  • Sam Querrey 8
  • David Goffin 7
  • Kei Nishikori 7
  • Johanna Konta 6,5
  • Petra Kvitova 6
  • Angelique Kerber 4,5
  • Garbine Muguruza 3
  • Maria Sharapova 3
  • Alison Riske 8
  • Ashleigh Barty 5,5
  • Alexander Zverev 3
  • Guido Pella 8,5
  • Denis Shapivalov 3
  • Dominic Thiem 4
  • Marin Cilic 3
  • Camila Giorgi S.V.

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Pagelle: Halle fine è Roger sempreverde, Barty regina

Federer centra la doppia cifra nel giardino di casa, Ashleigh numero uno con merito. I deliri di Kyrgios, l’ascesa di Berrettini. La maledizione di Delpo, il doppio ritorno di Murray

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Roger Federer - Halle 2019 (foto NOVENTI OPEN_KET)

Ci hanno provato anche gli organizzatori a mettergli i bastoni tra le ruote. Hanno chiamato il torneo di Halle No-Venti Open, ma alla fine il signor Venti Slam se n’è infischiato e ha portato a casa il decimo trionfo.

L’erba di Roger Federer (9) è sempre rigogliosa e anche se la campagna di Wimbledon si intravede lastricata di nemici agguerriti, il nostro giovane virgulto ci arriva come meglio non poteva. Roger poi si è confermato amico della nostra cara Patria: dopo aver aiutato Fognini a sbarcare in top-10, ha agevolato l’ingresso di Matteo Berrettini (8) in top-20. Il nostro alfiere – arresosi fisiologicamente al redivivo David Goffin (8,5) ha poi ricevuto anche la benedizione di Zio Ruggero e forte delle otto vittorie di fila sui prati si candida a recitare un ruolo da protagonista dalle parti di Church Road.

Che l’erba faccia bene agli anziani poi lo si è capito anche in quel del Queen’s dove un altro ragazzaccio classe 1981, Feliciano Lopez (9) è diventato il primo giocatore-organizzatore a vincere un torneo, mentre se neanche l’atmosfera ricca di pace e tradizione del torneo londinese è riuscita a placare i bollenti spiriti del clown del circuito Nick Kyrgios (1), evidentemente oramai c’è ben poco da fare.

 

Se le condizioni di Zverev (5) paiono preoccupanti, quelle di Cilic (3) sembrano ormai irreversibili, mentre Felix Auger-Aliassime (7,5) pare aver giocato sull’erba da sempre, pur se l’ha appena scoperta. 

Ashleigh Barty (10) è la nuova numero uno del mondo, e non è un caso che lo diventi dopo aver vinto un torneo su erba, dopo il grande successo sul cemento di Miami e il trionfo sulla terra del Roland Garros: applausi a scena aperta. Il suo regno durerà? Difficile dirlo in un circuito femminile in cui allo stato attuale l’imprevedibilità è forse la nota più divertente (l’unica?). Belinda Bencic (6,5) è invece riuscita a perdere una finale vinta, ma Kenin (8,5) è davvero un osso duro.

Detto che non ci sono più parole per la malasorte di Juan Martín del Potro (10), la bella notizia della settimana è il ritorno in doppio di Andy Murray (10), addirittura vincente in coppia con Deliciano, il cocco di mamma Judy. Ora verso Wimbledon raddoppia, in quello maschile giocherà con Herbert, mentre è ancora alla ricerca della compagna per il misto.

Da Sharapova, a Flipkens a Billy Jean King non sono mancate le proposte. Un suggerimento: sai che spettacolo se Andy si presentasse in campo con la sua ex allenatrice e campionessa dei Championships Ameliè Mauresmo?

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Italiani

Pagelle: Berrettini verde, pronto per la rossa

Matteo Berrettini campione in casa Mercedes. A Kyrgios non sta bene la terra ma nemmeno l’erba. Aliassime predestinato, Errani riparte dal basso

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Matteo Berrettini - ATP Stoccarda 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

E all’improvviso arrivarono i prati, le discese a rete e le risalite, ed il mondo del tennis tornò a dividersi nelle due fazioni: da una parte quelli che “finalmente è terminato il tempo di quelle noiosissime maratone tra pallettarri sporchi di fango” e dall’altra quelli che “per fortuna questa robetta da fugherei snob dura un mese e poi si torna alle cose serie”.

E però dai sempre ostici prati stavolta è spuntato un eroe azzurro, avremmo potuto titolare parlando di Matteo verde, ma di questi tempi di Matteo di colore verde sono piene le pagine di politica e quindi è meglio lasciare perdere. Il grande Matteo Berrettini (9) ha però centrato un risultato notevole, vista la nostra storica avversione all’erba, portando a casa il trofeo in casa Mercedes e così vendicando schiere di nostalgici ferraristi: vuoi vedere che dalle parti di Maranello facciano un pensierino a Berrettini per sostituire Vettel? 

Il nostro Matteo ha messo in fila tutti i suoi rivali, da fenomeni da baraccone (Kyrgios 4) ai quali il Roland Garros fa schifo – ma visti i risultati pure l’erba – a fenomeni veri come Felix Auger-Aliassime (8). Il tutto senza mai perdere il servizio e senza nemmeno perdere un set. 

 

Ovviamente nelle more è partita la gara alla scoperta del fenomeno Berrettini, tra chi lo ha visto palleggiare a due anni e chi gli manteneva il biberon nella culla. Di certo sono evidenti i meriti di coach Santopadre (9) che sta aggiungendo dei tasselli ogni torneo: un back di rovescio così efficace non si era mai visto nel braccio di Matteo e alcuni passanti a due mani sono stati sbalorditivi. Insomma c’è tutto per sperare ad un’ulteriore fioritura negli imminenti e più prestigiosi prati che ci accingiamo ad incontrare.

Un po’ fuori stagione è sbucciato… ehm sbocciato Mannarino (8), ma almeno ha scelto la terra d’Orange per rimanere in tema quantomeno per tonalità cromatica, mentre Tsitsipas (5) e Zverev (5) devono affrettarsi a cambiare le gomme se non vogliono deragliare in fretta nei prossimi appuntamenti. A Nottingham in verità si è giocato più sul cemento che sull’erba, roba da chiamare lo Sceriffo, anche se alla fine ha vinto la… tenente Garcia (8). Kiki Bertens pensava di poter essere profeta in patria dopo il bagel del primo set, ma non aveva fatto i conti con Riske (8).

Da Roma infine arriva la notizia che Sara Errani (7) ha trionfato al Tiro al Volo: no, non è come qualche malizioso sta pensando, Sara non ha cambiato sport, ma ha deciso di non mollare nonostante le difficoltà e ripartire dal basso per una difficilissima risalita. In bocca al lupo.

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