Questo sistema delle 32 teste di serie dovrebbe essere abolito

Editoriali del Direttore

Questo sistema delle 32 teste di serie dovrebbe essere abolito

PARIGI – Tre giorni di programmazione debolissima. Ma ATP e WTA difficilmente volteranno pagina. Meno male che ci sono tanti azzurri. Oggi cinque. Derby italiani e sudamericani. Il buongiorno di Fognini. La gioia di Caruso e Gatto-Monticone

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Novak Djokovic - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Parigi, il nostro inviato

Finchè ATP e WTA insisteranno a proteggere i tennisti meglio classificati e pretenderanno dagli Slam il sistema delle 32 teste di serie, nei primi giorni dei Majors ci sarà quasi sempre – in genere e salvo rare eccezioni – abbastanza poco da divertirsi.

Il Roland Garros è l’unico Slam che apre i suoi cancelli per tre domeniche, Wimbledon è il solo che lo fa per una sola domenica perché nella Middle Sunday i Doherty Gates restano chiusi (tranne quando c’è da recuperare intere giornate rovinate dalla pioggia…ma io che giro in Vespa o MP3 vi assicuro che mi bagno sempre di più a Parigi piuttosto che a Wimbledon), Australian Open e US Open di domeniche con match del main draw ne hanno due, ma in compenso hanno le night session con le quali si rifanno abbondantemente per gli incassi.

 

I due Slam che per ora non hanno “night session”, Roland Garros e Wimbledon, sono quelli meno… equi, nel senso che favoriscono maggiormente i veri specialisti, della terra rossa come dell’erba. Il cemento, in questo senso, è la superficie più equa. Ciò comporta che in genere sul cemento ci siano complessivamente incontri più equilibrati, dove tutti i tennisti riescono a difendersi meglio di quanto non riesca a fare un “erbivoro puro” sulla terra rossa e un “terraiolo puro” sull’erba.

I primi turni sulla terra rossa e sull’erba, se si impedisce a una testa di serie di alto calibro – una top-seed – di affrontare avversari compresi fra i primi 32, sono nella maggior parte dei casi abbastanza prevedibili e a senso unico.

Se non fosse che noi giornalisti italiani nei primi giorni e almeno nei primi turni possiamo dedicare gran parte delle nostre attenzioni ai nostri giocatori – e qui all’avvio ne avevamo ben 9 nel tabellone maschile e 2 in quello femminile – avremmo altrimenti da arrampicarsi sugli specchi per trovare qualcosa davvero interessante da scrivere.

Domenica si sono giocati 36 incontri soltanto, ma c’era Roger Federer al ritorno dopo 4 anni a Parigi e già quello era un motivo di interesse non da poco. Poi c’erano 4 incontri con italiani in campo. E quindi ci siamo potuti sbizzarrire. Le sole teste di serie sconfitte domenica – su 15 scese in campo, 8 uomini e 7 donne – sono state la n.5 Kerber, uscita per mano di Potapova (ragazzina che seguo dacché l’ho vista quattordicenne al torneo junior pasquale di Firenze) e purtroppo il nostro Cecchinato n.16 che mi ha procurato una delusione fortissima, quasi come quella che deve aver provato lui. Chi avrebbe mai pensato che Marco potesse perdere dall’anziano Mahut, più doppista che singolarista?

Ma questo lunedì il programma, con solo due azzurri in campo, Salvatore Caruso e Giulia Gatto Monticone che praticamente non conoscevo – ora la conosco e come ragazza la trovo persona gentile, educata e deliziosa – era poverissimo nonostante fossero in lizza il n.1 e il n.2 del mondo. Ma quale incertezza poteva esserci per un Nadal-Hanfmann e per un Djokovic-Hurkacz (già meglio) che infatti si sono conclusi con la prevedibile mattanza, cinque game per il tedesco uscito dalle “quali” contro il maiorchino, 8 games per il polacco contro il serbo?

Rafael Nadal – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Poteva Hanfmann diventare il terzo giustiziere di sempre di Nadal? Certo che no! E Hurkacz far fuori un Djokovic in fiducia (certo non incrinata dal risultato di Roma: a massacrarlo, più di Nadal, erano stati i due match notturni con del Potro e con Schwartzman)? Certo che no.

Non tutti i favoriti hanno passeggiato come i primi due, ci mancherebbe. Medvedev n.12 ha perso in 5 set dal doppista Herbert (già, l’ex compagno di Mahut… che doppietta! La doppietta dei due doppisti. Tutti e due hanno rimontato due set di handicap. Trattandosi di francese come non esclamare: “Chapeau!”). Basilashvili n.15 si è arreso a Londero che troverà il redivivo Gasquet. Shapovalov (n.20) è di nuovo incappato nella bestia nera Struff, un altro ex Next-Gen, Tiafoe, n.32 ha lasciato le penne con Krajnovic. Mentre Edmund n.28 è 5 pari al quinto con Chardy (Nota: ha poi vinto). Fra le donne, con Kvitova n.6 stoppata da un dolore al polso, ci sono uscite di scena soltanto in 3 e non di primissima schiera: Wozniacki n.13 (Kudermetova ma più ancora l’artrite reumatoide che non le dà tregua e mi chiedo fino a quando insisterà a giocare…), Georges n.18 con Kanepi (non una grandissima sorpresa, la Kanepi in giornata può battere quasi chiunque), Buzarnescu n.30 con la Alexandrova, Sasnovich n.32 con Hercog (trovate qui il resoconto della giornata femminile)

Insomma mancano all’appello 4 uomini e 5 donne. Assenze non di primissimo piano. Serena Williams ha giocato per 33 minuti in modo disastroso, poi si è ripresa alla grande dopo aver cacciato un ruggito che ha spaventato tutti, in particolare Diatchenko che pure aveva dimostrato discreto coraggio e personalità quando lo scorso anno aveva eliminato Sharapova a Wimbledon. Dopo il ruggito le ha lasciato un solo game in 56 minuti a senso unico.

E se guardo il programma di questo martedì, beh, al di là dei cinque italiani in lizza, per il derby Fognini-Seppi, Travaglia con Mannarino, Bolelli con Pouille, e l’esordio in uno Slam della lucchese Jasmine Paolini con la Kasatkina, il programma mi pare assai poco eccitante: tant’è che sul centrale giocano Millman-Zverev (può essere complicato solo se Zverev continua a giocare maluccio) Osaka-Schmiedlova, Halep-Tomljianovic (per Halep si può ripetere in parte il discorso fatto per Zverev) e Daniel-Monfils.

Per me il match più interessante potrebbe essere il derby sudamericano del Potro-Jarry e in campo femminile il derby dell’ex blocco sovietico fra le lettone Ostapenko e la bielorussa Azarenka. Ma insomma, se ci fosse stato un bell’incontro fra un top 16 e un giocatore o giocatrice compresi fra il n.16 e il n.20 ci saremmo divertiti di sicuro di più… fin dalle aspettative.

Pazienza, dubito che ATP e WTA cambieranno mai idea. Anche perché, a loro scusante, è forse meglio sacrificare le prime giornate con un programma scarso, che veder uscire di scena qualche top player nei primi giorni (che sono solitamente quelli più a rischio, a detta dei grandi) per non averli poi protagonisti delle fasi finali quando tutti vorrebbero vedere i grandi a lottare per il titolo e ben pochi amano invece l’outsider che si infila nei buchi lasciati dai big…salvo che si chiami Cecchinato eh!

PACE ALL’ORIZZONTE? – Chiudo con una notizia che per me è sorprendente e per voi non so, e certo non è una gran notizia che meriterebbe un titolo… ma camminando nel boulevard d’Auteuil a un certo punto mi sono sentito dare un vigoroso “buongiorno!”.

Mi sono girato verso chi me lo aveva augurato e, sapete chi era? Non ci credereste, come lì per lì non ci ho creduto io. Fabio Fognini! Per un attimo ho pensato: “Si sarà sbagliato?” Però poi l’ho visto sorridente. E mi ha fatto piacere. Chissà che non sia un nuovo corso da lui già inaugurato: ho saputo solo ieri, raccontando l’episodio a Laura Guidobaldi, che dopo il trionfo di Montecarlo nel corso della conferenza stampa è stato proprio lui a rivolgersi alla nostra Laura per dirle: “Fammi pure una domanda anche te, anzi due…”.

Già, Laura, donna gentil ed educata come poche, non aveva più osato da tempo. Non c’erano eccezioni, per Ubiboys come per Ubigirls. Fognini a noi non rispondeva o se rispondeva… era meglio che non rispondesse. Tranquilli, io non mi azzarderò a far domande dopo il Fognini-Seppi odierno. Salvo che se interpellato, come è accaduto a Laura.

P.S. Ho finito di lavorare come al solito tardissimo, la mega sala-stampa è quasi deserta (ci sono un po’ di americani per via del fuso…) e chi della redazione doveva impaginare il mio pezzo sarà stato furibondo. Mi dispiace quindi qui non avere il tempo per scrivere altro che tanti, tantissimi complimenti all’indirizzo di Giulia Gatto-Monticone e Salvatore Caruso. Spero che avrò presto occasione di farmi perdonare.  E che la loro carriera, che ieri ha vissuto una giornata indimenticabile e bellissima (anche se Giulia ha perso, ma a 31 anni avere la soddisfazione di giocare nel tabellone principale di uno Slam la può capire solo chi l’ha sognata senza arrivarci), ne viva presto altre, Salvatore potrebbe già cominciare con Gilles Simon. Forte, esperto, tennista completo, ma sulla terra rossa forse più battibile che altrove.

Salvatore Caruso – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

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Nadal ha smentito chi gli pronosticava vita breve. Sorpasserà Federer?

PARIGI – Non era mai stato così vicino a Roger Federer: solo 2 Slam. E ha 5 anni di meno avendo saltato 8 Slam contro i 4 dello svizzero

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Rafael Nadal, trofeo - Roland Garros 2019 (via Twitter, @rolandgarros)

da Parigi, il direttore

Non c’era bisogno che Rafa Nadal vincesse per la dodicesima volta il Roland Garros per capire che è stato decisamente il più forte tennista sulla terra battuta della sua epoca.

È forse da sottolineare ancor più – come ha giustamente fatto Steve Flink nel nostro video in inglese – che Rafa ha vinto tutte le finali che ha giocato. Perché, come ha spiegato, quando giochi una finale anche il tuo avversario è in fiducia, l’ha raggiunta dopo aver vinto sei match di fila e magari contro avversari fortissimi (come è stato il caso di Thiem che ha battuto Djokovic n.1 del mondo e vincitore degli ultimi tre Slam).

 

Arrivi in finale, hai tanta pressione addosso, sei il favorito – nel caso di Nadal lo è sempre –  e di solito è quello l’incontro più difficile. Quando perdi in ottavi, come gli è accaduto con Soderling nel 2009, o nei quarti come gli è accaduto con Djokovic nel 2015 (e sono le sole due sconfitte in 95 match), beh è un po’ un’altra cosa. Anche se non significa che hai preso sottogamba l’avversario… figurarsi se Rafa poteva prendere sottogamba Djokovic nel 2015, in quel momento era meno forte e perse.

Tornando a sottolineare l’importanza di quel dato, 12 finali e 12 vittorie, sarà bene ricordare anche che Rafa non ha mai neppure avuto bisogno di arrivare al quinto. Cinque volte ha vinto in tre set, sette volte in quattro. E se scendiamo ancora più nei dettagli relativamente alle sette vittorie in 4 set, osservo che il quarto set è stato un 6-1 con Thiem quest’anno, un 6-1 con Federer nel 2011. Del resto in tutti i suoi 95 duelli parigini due sole volte Rafa è stato trascinato al quinto set. Nel 2011 da John Isner al primo turno e poi da Novak Djokovic quando lo batte’ in quel famoso duello dello smash sbagliato da Novak, direi fosse il 2013

Una supremazia altrettanto schiacciante la dimostrò Borg quando vinse alcuni dei suoi Roland Garros – nel ’78 mi pare che cedette zero set e 32 game, di cui 10 con Tanner, quindi con gli altri sei avversari una media di 3 game a set! – ma un conto è vincere 6 Roland Garros (su 8, ci sono le due sconfitte con Panatta) e un altro è vincerne il doppio.

Si innesta qui poi il discorso degli Slam. Rafa, che ha cominciato dopo a vincerli dopo Roger per motivi anagrafici ne ha concentrati 12 su 18 a Parigi. Da un lato questo è indubbiamente uno straordinario exploit perché negli Slam non l’aveva mai realizzato nessuno (Margaret Court ne aveva conquistati 11, ma in Australia e davanti a concorrenze ridotte) e nei tornei pro anche le 12 vittorie di Martina Navratilova a Chicago non mi paiono comparabile, a prescindere dalla solita diatriba fra valori del tennis maschile e del tennis femminile.

Dall’altro lato questo stesso dato ha un rovescio della medaglia: premia un super-specialista della terra battuta, ma sottolinea rispetto a Federer e soprattutto a Djokovic un CV meno completo; i due rivali hanno distribuito i propri trionfi in maniera più equilibrata fra erba, cemento e terra. Un CV meno completo, dicevo, però ci sono anche 8 finali perdute negli altri Slam oltre ai 6 Slam vinti fuor di terra. Insomma, piano a sostenere che Rafa non sia un tennista completo solo perché sulla terra rossa è di gran lunga il più forte di tutti.

Rafa Nadal – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A Djokovic e Federer Rafa ha lasciato solo briciole sulla terra. Uno Slam ciascuno. Ma anche loro non è che sulla terra rossa si siano dimostrati poco forti: Roger ci ha perso 4 finali, Nole 3. Federer sull’erba ha vinto 8 titoli, ma è stato un pochino più… generoso con i due grandi rivali, due Wimbledon ha vinto Rafa, quattro ne ha vinti Djokovic. E poi c’è stato pure Murray, due anche lui.

La novità che emerge da questo Roland Garros dominato oltre ogni dire da Rafa, nonostante un Thiem decisamente cresciuto e protagonista di due splendidi set prima del “piccolo calo” (così lo ha definito lui con un pizzico di generosità verso se stesso), è che Rafa non è mai stato così vicino a Roger nel conto degli Slam. La minima differenza era stata fin qui tre. Ma per il fatto che Roger ha vinto il suo ultimo Slam all’Australian Open 2018 e poi ci sono stati nel mezzo due Roland Garros vinti da Nadal e tre Slam vinti da Djokovic ecco che le distanze fra i due eterni duellanti si sono ravvicinate.

Superare Federer mi farebbe certo piacere, ma non è un’ossessione. Mi considero comunque fortunato per la carriera che ho avuto, certamente al di là delle mie speranze e aspettative. Non mi lamento mai e non ho mai pensato a… ora devo acchiappare Roger oppure no. Non sono preoccupato di queste cose, non puoi sentirti frustrato perché il tuo vicino ha una casa più grande della tua, una tv più grande o un miglior giardino. Questo non è il modo in cui io vedo la vita”.

In un altro momento della sua conferenza Rafa ha anche accennato a quanti Slam ha dovuto saltare per gli infortuni che hanno accompagnato la sua carriera, soprattutto alle ginocchia: io ne ho contati otto. A quelli si sono aggiunti almeno due ritiri, che io ricordi. Ne avrebbe vinto uno o magari anche due su quei 10? Nessuno può dirlo. Roger, dal canto suo, non ha giocato 4 Slam, tre dei quali però erano Roland Garros dove… quando c’è Nadal per tutti gli altri suona a morto. Roger ha saltato anche l’US open 2016 e lì un Federer in buone condizioni avrebbe anche potuto vincere anche se nel 2016 per la verità non brillò mai troppo.

Fra 20 giorni comincia Wimbledon. Lì Roger potrebbe allungare di nuovo a 3, ma anche no. Occorre, oltre che con coloro che non hanno vinto Slam, fare i conti con Djokovic e con lo stesso Nadal che da questo torneo – dopo una stagione rossa un po’ più zoppicante del solito (ha vinto solo Roma prima di Parigi) – potrebbe uscire con grandissima fiducia. “Non giocherò nessun torneo sull’erba – ha annunciato spiegando – due anni fa persi con Muller ma fu una gran partita e fui vicino ai quarti, lo scorso anno sono stato a un punto dalla finale…”.

Non si può dubitare che questo Rafa non sarà competitivo anche sull’erba. E allora entrano in ballo i cinque anni che Federer ha in più. Sì perché, anche se non si può davvero fare previsioni a lunga scadenza, la supremazia di Nadal su tutti gli attuali concorrenti sulla terra rossa sembra tale che – se la salute lo sorreggesse – lo si può immaginare ancora vincitore di un altro Roland Garros e forse anche di due (ok, spingendosi un po’ troppo in là).

Sono tutte supposizioni, come quelle avanzate anche dal sottoscritto quando mi sono sbilanciato su un Djokovic capace di fare anche il Grande Slam come di vincere 3 Slam su 4 in un anno. Ovvio che se Novak ci riuscisse a bissare Wimbledon e US Open, beh la corsa a chi avrà vinto più Slam potrebbe dare ragione a Mats Wilander che vede nel serbo – vedi intervista fatta il giorno del meeting con i testimonial di Eurosport – il recordman assoluto a fine corsa.

Quel che posso concludere adesso, senza avventurarmi in altre profezie impossibili, è che anni fa si sbagliarono in tanti. Erano coloro che avevano pronosticato una carriera breve a Rafa Nadal. Secondo loro Rafa avrebbe pagato i troppi sforzi del suo tennis violento, non fluido e senza sforzo come quello di Federer, avrebbe inevitabilmente patito l’usura e smesso di giocare, o quantomeno di vincere, molto presto. Addirittura prima dei 30 anni, sostenevano parecchi. Beh, chiedete ai sette avversari battuti da Rafa in questo Roland Garros (Hanfmann, Maden, Goffin, Londero, Nishikori, Federer, Thiem) se a loro sia parso di aver affrontato un trentatreenne usurato da troppe maratone.

Rafael Nadal, trofeo – Roland Garros 2019 (via Twitter, @rolandgarros)

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Il flop di Novak Djokovic

PARIGI – La sua semifinale perduta non è come quella di Roger Federer o quella che sarebbe stata se Thiem avesse perso. Perdere 7-5 al quinto non consola. Fa masticare più amaro

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Dominic Thiem, conferenza - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Parigi, il direttore

Ci sono due modi diversi di vivere una semifinale persa al Roland Garros. Per Roger Federer è stata quasi una festa, appena un po’ sciupata dal fatto che Rafa Nadal lo ha ribattuto per la sesta volta su sei e anche piuttosto nettamente, tre set a zero lasciandogli nove game, seppur non come quando (nel 2008) gliene lasciò solo quattro . Ma se a Roger Federer avessero detto che a quasi 38 anni, e dopo 3 anni di digiuno rosso, avrebbe raggiunto ancora una semifinale nello Slam per lui tradizionalmente più ostico – un solo trionfo su 20 e con tante grazie anche a Robin Soderling – sono quasi certo che ci avrebbe messo la firma. Ho messo quel “quasi” perché un campione con il suo orgoglio non firmerebbe mai a priori per una qualsiasi sconfitta prima di un successo. Ma i suoi tifosi, credo, l’avrebbero sottoscritta anche se fino all’ultimo hanno sognato il miracolo di una lezione a Nadal sul suo terreno preferito, nel suo Regno.

Non so se sarebbe stata quasi una festa per Dominic Thiem fermarsi in semifinale, perché un anno fa qui era giunto in finale ed è legittimo, soprattutto per un ragazzo di belle speranze e di ottimi mezzi, porsi l’obiettivo di fare sempre più strada, di non accontentarsi di quanto fatto l’anno prima.

 

Ma Dominic – pur avendo cambiato lo storico allenatore Bresnik per l’olimpionico cileno Massu che miracolosamente tre settimana dopo l’ingaggio lo ha guidato verso la prima importante vittoria sul cemento – il Masters 1000 di Indian Wells – è tornato in finale battendo il n.1 del mondo a caccia del quarto Slam consecutivo. E in finale affronta Nadal: di conseguenza qualunque cosa accada non potrà essere troppo deluso. Se anche riperdesse in tre set come lo scorso anno, beh avrebbe fior di alibi, perché mentre Rafa …che è Rafa – un tipaccio che ha vinto 11 Roland Garros e perso qui solo due volte, da Soderling nel 2009 e da Djokovic nel 2015 – ha giocato solo due match in 4 giorni, martedì e venerdì, e sono stati due match di 3 set ciascuno, lui invece in quattro giorni ha giocato tre volte, mercoledì (Khachanov), venerdi e sabato.

E che partita specie l’ultima! Non sono tanto le 4 ore e 13 minuti a poter pesare (1h e 28 m. venerdì, 2 h e 42 sabato) quanto lo stress di giocare una partita in 4 spezzoni, con le interruzioni, le riprese, la notte nel mezzo in cui non si prende facilmente sonno…magari pensando ( e provo a mettermi nei suoi panni)… ah chissà se non ci avessero interrotto sul 3-1 al terzo, quando c’era tutto il tempo per finire il match… a quest’ora magari sarei già in finale; uhm chissà se gli organizzatori non hanno voluto dare una mano a Novak che in quel momento era in difficoltà…

Magari lui non ci ha pensato proprio, magari ci ha pensato Kiki…si sa, le donne sono talvolta un tantino più malignette… (Ora chissà che mi scriveranno!)

Una fatica fisica e mentale non indifferente, per chi non è un Fab Four ma è certamente sulla terra battuta uno dei primi 4 tennisti del mondo, forse dei primi due a giudicare da quanto successo per due anni di fila qui, quindi sulle ruote di Nadal.

Chi invece non può avere accettato di buon grado la sconfitta in semifinale è Novak Djokovic. Il suo obiettivo, il secondo Grande Slam impuro, il Nole-Slam, non è stato centrato, sebbene Thiem tutto sommato pur avendo quasi sempre condotto nel punteggio, un set a zero, un set pari e 3-1, due set a uno, due set pari e 4-1, due set pari e 5 a 3, lo aveva rimesso in corsa mille volte, trasformando solo 9 palle break su 22, mangiandosi due match point sul 5-3 con due rovescini rattrappiti. Se fosse andati a sentire gli umori dei colleghi in tribuna stampa avreste colto che sull’inatteso 5 pari, la gran parte riteneva che ormai Djokovic l’avesse sfangata e che sarebbe stato lui – a dispetto di un paio di giornate certamente poco brillanti – ad affrontare Nadal in finale.

Tutti in errore. Ha vinto Thiem. E Djokovic ha cercato di fare buon viso a cattiva sorte, ha voluto soprattutto mostrarsi buon perdente – pur essendosi precipitato ancora tutto sudato in sala stampa 5 minuti dopo il dritto vincente finale di Thiem – sottolineando i meriti dell’austriaco, ma ho saputo che ha anche detto ai colleghi serbi (e non agli altri…) frasi abbastanza rivelatrici del suo umore: “Non ho voglia di parlare ancora su quanto è successo ieri…ho già ricevuto abbastanza commenti negativi. Lui ha vinto, è stato più bravo, bravo lui” e poi: “Il tennis è diventato un grande business, il Roland Garros voleva far finire il torneo di domenica a tutti i costi, noi giocatori dobbiamo adeguarci”.

Che è come dire, dopo aver detto in conferenza stampa ufficiale “Non avevo mai giocato con un vento così” (ma le prossime sono parole e pensieri miei che non posso attribuire a lui): “Con quel vento, quelle condizioni climatiche e quelle previsioni, venerdì non si sarebbe dovuti neppure scendere in campo”.

Novak Djokovic – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Insomma Novak aveva grandi e giustificate ambizioni. Come un qualsiasi n.1 del mondo che si rispetti. Con gli ultimi tre Slam in bacheca. Con tanti – anche al di fuori della Serbia – che lo consideravano il maggior antagonista di Nadal, se non l’unico in grado di giocarci ad armi pari e forse di batterlo.

Aver perso in quelle circostanze, dopo essersi illuso sul 5 pari di aver rimesso in sesto una baracca pericolante, deve essere stata una mazzata per lui. Avesse vinto con Thiem e magari battuto Nadal sulla terra rossa avrebbe voluto dire avvicinarlo nei titoli Slam, 16 contro 17, e minare il morale del re della terra rossa. Non dico mettere fine alla sua carriera, ma quasi, al di là di quella che sarebbe stata la vittoria n.29 contro 26 di Rafa.

Tutto “Gone with the wind”, via col vento degli ultimi due game da dimenticare ma tutt’altro che facili da dimenticare.

Sì, con tutta la comprensione che è giusto avere nei confronti di un grande campione del quale si sono celebrate tante vittorie ma di cui oggi si deve raccontare anche una pesante sconfitta, questo Roland Garros per Novak è purtroppo un flop, più o meno come lo era stato quello del 2015 quando, battuto Nadal, non c’era chi non lo considerasse grande favorito nella finale che invece fu vinta – e con merito – da uno straordinario Wawrinka. L’avere perso soltanto 75 al quinto non servirà da consolazione. Anzi. Gli farà masticare ancora più amaramente questa sconfitta.

IL VIDEO-COMMENTO DI UBALDO CON STEVE FLINK (in inglese)

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Editoriali del Direttore

Sicuri che al Roland Garros abbiano fatto scelte giuste?

PARIGI – WTA e Mauresmo hanno contestato la collocazione delle semifinali femminili. Ma non m’hanno convinto. E Djokovic che se ne sarebbe andato? Nadal con Federer, sempre la stessa storia

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Dominic Thiem - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da Barilla

Tanti anni fa in Arizona (Phoenix o Scottsdale) un’intera giornata di tennis fu sospesa perché il vento rendeva impossibile giocare. Non era più tennis. Anche a Flushing Meadows mi pare un anno, quando c’era vera e propria bufera. Ma non sono sicuro che durò tutto il giorno.

Beh, al Roland Garros il 39mo duello Nadal-Federer non sarebbe mai stato sospeso, visto il ritardo già accumulato e la contestata (da WTA e dal suo presidente Simon) collocazione delle due semifinali femminili sui campi Lenglen e Mathieu. Un affronto machista, è stato giudicato da Amelie Mauresmo e non solo.

 

È anche vero che se avessero cominciato sul centrale, anche a partire dalle 11 e giocato entrambe le semifinali lì (1h e 53m ha impiegato la Barty per battere la Anisimova che aveva recuperato da 0-5 e conduceva 3-0 nel secondo, 1h e 45m ci ha messo la Vondrousova per vincere due set che avrebbe potuto perdere con la Konta e per diventare la più giovane finalista qui dal 2007 e Ana Ivanovic: totale 3h e 37 m) Federer e Nadal non avrebbero potuto scendere in campo prima delle 15. E il loro match non si sarebbe concluso, mentre quello di Thiem e Djokovic non sarebbe neppur cominciato.

In conclusione secondo me gli organizzatori hanno fatto quel che ragionevolmente dovevano fare, anche perché sapete bene che le TV – ormai ovunque padrone dei tornei – mettono delle pesanti clausole se il torneo anziché concludersi alla domenica termina al lunedì. Che poi la cosa sia stata considerata una mancanza di rispetto nei confronti del tennis femminile è un altro paio di maniche. Non dimentichiamo che anche le donne, che ormai godono ovunque di pari montepremi negli Slam, possono garantirsi tutti quei soldi anche se oggettivamente fanno “meno cassetta e biglietti” degli uomini, perché TV e sponsor cacciano tutti quei soldi a fronte di certe garanzie.

Mi pare molto meno giustificabile e comprensibile invece la decisione di sospendere il match fra Thiem e Djokovic. Sul set pari e il 3-1 per Thiem, alle 17,42 e qui fa buio dopo le 21, c’è stata la seconda sospensione, ma si poteva tranquillamente aspettare per vedere se avrebbe smesso di piovere come il meteo sembrava assicurare per un tempo sufficiente a chiudere anche la seconda semifinale.

Novak Djokovic, pioggia – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Avrete letto – spero – l’articolo di Vanni Gibertini. Nel quale vengono riportate le indiscrezioni, poi smentite, secondo le quali Djokovic avrebbe avuto un ruolo attivo nella sospensione. Vero? Non vero? Credo che oggi lo verremo a sapere. Ce lo dirà Thiem… soprattutto se  – è un sospetto… a pensar male si fa peccato ma… – l’austriaco avesse finito per perdere un match che oggi lo vedeva in vantaggio.

Lui non aveva nessuna intenzione di mollare la partita a quel punto, anche perché lui in un’oretta avrebbe potuto portarla a casa più facilmente di Novak in termini di tempo. Nole avrebbe dovuto recuperare il break e o conquistarne un altro, oppure vincere un tie-break a fine terzo set. Poi vincere il quarto. Forse, facendo i calcoli sul tempo che il meteo pareva aver indicato, Djokovic ha sbattuto i piedi e detto “No, non ci sto, se non siamo sicuri di finire comunque io non continuo”.

Ammettiamo che le cose siano andate così, come dicono a Eurosport (Mats Wilander e Barbara Schett), io allora vi dico che in questo caso se ad adottare un atteggiamento del genere lo fa il n.100 del mondo gli danno partita persa. Lo fa il n.1, e per di più in una semifinale di uno Slam, e figurarsi se ciò accade. Aggiungo però, ad attenuare l’assunto che “la legge non è uguale per tutti”, che francamente anche a Djokovic non si può dar torto, perché vabbè che “the show must go on”, però il tempo era schifoso, faceva un freddo boia, pioviscolava qua e là, c’era un vento che per poco non venivano giù gli alberi, tutto si poteva vedere in quelle condizioni fuorché del bel tennis.

L’anno prossimo ci sarà il tetto, ha ricordato un collega a Federer e Roger, pur nella tristezza di una sconfitta piuttosto dura (ma certo preventivata), ha avuto la forza di sorridere e replicare: “Ma chissà se ci sarò io!” E poi: “Comunque questo è un torneo outdoor, se c’è solo il vento è giusto giocare fuori, a tetto scoperto”.

Sportivo in quest’asserzione Roger, dopo aver detto quanto sia stato duro giocare con quelle condizioni contro uno come Nadal (ok c’era vento anche per lui, ma il loro tennis è ben diverso; se a Federer entrano meno servizi veloci perché deve cercarsi la palla per aria le conseguenze sono diverse da quelle che toccano a Nadal che i punti li fa più nei palleggi prolungati che al servizio… tanto per dirne una sola e ce ne sarebbero di più), però io non sono poi così d’accordo. Anche se capisco che vanno tenute in conto anche le esigenze degli spettatori che hanno acquistato i biglietti. Quando c’è un vento terribile come ieri, beh si deve poter sospendere il match come se piovesse, o come quando in Australia ci sono temperature spaventose e rischiose per la salute dei giocatori.

Aggiungo per aver giocato con le lenti a contatto ai miei modesti livelli che quando c’è così tanto vento e pioggerellina pur fine, è un inferno. Attraverso il quale deve essere passato Nole che, appunto, gioca con le lenti, come ricorderanno coloro che lo videro una volta scorticarsi quasi un occhio per togliersi una lente che o era già uscita per conto suo, oppure non voleva sapere di uscire da sotto le palpebre perché Nole ne aveva sovrapposta un’altra (una delle tre…mica posso ricordare tutto!). Agli spettatori della seconda semifinale la decisione degli organizzatori ha significato l’immediata restituzione del biglietto. Ho visto fuori dalle uscite la Federtennis francese immediatamente restituire i soldi (perché per ogni semifinale oggi si pagava un biglietto diverso). Ogni commento con situazioni recenti… stavolta ve lo evito.

Per quanto riguarda il match vinto da Nadal ho già scritto un commento (messo in evidenza perché fatto un minuto dopo la conclusione della partita) sotto all’eccellente pezzo di cronaca di Agostino Nigro le cui sole righe finali meriterebbero applausi a scena aperta: “Roger se ne va, verso Londra, verso i prati di Wimbledon. Ma a Parigi no, Roger non vive più qui. Che strano è morire al Roland Garros. Si muore nella terra, si rinasce fili d’erba”. Credo di potervi serenamente consigliare di andare a leggere tutto il resto. Ci sono alcune perle che… gli invidio. Sarebbero piaciute anche a Gianni Clerici (che approfitto per salutare con affetto; sono due anni che non viene qui, ci manca davvero, come del resto Rino Tommasi).

Oggi vedendo Rafa raggiungere per l’ennesima volta la finale a Parigi – e in tutto il torneo ha ceduto un solo set a Goffin, dominandolo negli altri tre – mi è venuta in mente la celebre frase del calciatore inglese Gary Lineker sul calcio: “Il calcio è quello sport che si gioca in undici e poi vince sempre la Germania”. Beh, il torneo non è finito, magari chi vince fra Thiem e Djokovic vincerà questo torneo (28-26 il bilancio dei duelli Djokovic-Nadal, 8-4 Nadal Thiem ma con l’austriaco capace di batterlo 4 volte sulla terra rossa, uno ogni anno negli ultimi quattro – Rafa incroci le dita e tocchi ferro) ma quel lettore che ha scritto in un post “Il Roland Garros è quel torneo cui prendono parte 128 giocatori e 128 giocatrici, ma chi lo vince è sempre Rafa Nadal” mi ha ricordato Lineker e fatto sorridere.

Rafael Nadal – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

C’è poco da discutere: sulla terra rossa dopo sei vittorie consecutive di Rafa su Roger, a tutte le età, chi pensa ancora che Rafa non sia più forte – Quando a dirlo è lo stesso Federer che l’altro giorno aveva detto “Ci si prova sempre, potrebbe essere malato…”, beh che volete che vi dica di più? – non è una persona obiettiva. “Non ho rimpianti, ho avuto mini-occasioni, stasera non piango, tranquilli!” ha avuto la forza di sorridere Roger che esce comunque più che a testa alta da questo torneo. A quasi 38 anni non si può davvero giocare meglio di così.

Oggi il tempo dovrebbe essere clemente. E il tennis migliore, anche se poche volte ci si diverte, ci si stupisce, si lanciano ohhh di ammirazione come quando si vede battagliare Federer e Nadal, vinca chi vinca… cioè qui Nadal, cioè forse (vista la ottima forma palesata) Federer a Wimbledon. 

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