Roland Garros: all’esame di maturità, esce il greco. Wawrinka avanti dopo una gran battaglia

Focus

Roland Garros: all’esame di maturità, esce il greco. Wawrinka avanti dopo una gran battaglia

Cinque set durissimi, fisicamente e mentalmente, restituiscono un Wawrinka tonico e rimandano le ambizioni di Tsitsipas. Derby svizzero nei quarti con Roger

Pubblicato

il

da Parigi, il nostro inviato

[24] S. Wawrinka b. [6] S. Tsitsipas 7-6(6) 5-7 6-4 3-6 8-6

Mentre in Italia l’estate è ancora in vacanza (“ma dove va l’estate, d’estate?” si chiede qualcuno) qui tra i viali e gli spalti di Port d’Auteuil è esplosa. Trenta gradi che fanno boccheggiare il pubblico, ben armato di banane e bottiglie d’acqua, e che indubbiamente si farà sentire in campo per i protagonisti odierni sul Suzanne Lenglen, Stefanos Tsitsipas e Stan Wawrinka.

 

Nessun precedente tra i due, nessuna diagonale di rovescio a una mano mai scambiata per portare a casa un punto o un match. Sembrerebbe normale quando si è separati da 13 anni di età e uno dei due ha in mezzo due interventi al ginocchio subiti a 32 anni. Il greco continua la sua ascesa verso l’ultimo piano che gli manca, magari quello altissimo  lasciato vuoto da Andy Murray, il Prometeo che riuscì a rubare il fuoco degli dei. Wawrinka invece continua il suo viaggio di ritorno ai livelli che lo videro trionfare qui nel 2015.

Si parte con Tsitsipas che sente di dover fare la partita partendo anche da una posizione in campo più avanzata rispetto a quella dello svizzero. Questo gli porta qualche errore in più ma anche una palla break subito annullata da Stan. Di altre occasioni per un po’ non si vede l’ombra, che per fortuna copre almeno la tribuna stampa del Suzanne Lenglen.

Il set inizia a farsi vecchio ed è Stan Wawrinka a prendere maggiormente il comando delle operazioni. Una volée da rivedere dello svizzero consente a Tsitsipas di giocare un gran passante di dritto in recupero. Persino il vento, che dovrebbe essere amico della pella madida, finisce per diventare un ghibli e cosparge i giocatori di terra battuta. Insomma si va al tie-break, specialità di casa Wawrinka in questo Roland Garros, il quarto di seguito che gioca Stan dopo i tre contro Dimitrov.

Lo svizzero di Losanna, pur partendo meglio col minibreak va fuori giri con il dritto e proietta il greco avanti. Ancora capovolgimento di fronte e Wawrinka rientra. Tsitsipas vince una sfide sulla diagonale rovescia e siamo 5-5. Il successivo estenuante scambio è greco e siamo al primo set point per Tsitsipas che attacca con coraggio ma viene passato dal rovescio di Wawrinka. “Svizzera 2” si guadagna un set point col servizio. Inopinatamente Tsitsipas commette doppio fallo e dopo 57 minuti siamo al dito indice puntato alla testa ed un set puntato verso il quarto con Federer.

Dopo un set senza break e con una sola occasione per Tsitsipas, il secondo set vede i giocatori meno solidi nei propri turni di battuta. La reazione di Tsitsipas non si fa attendere. Subito un break per andare a condurre 3 a 0, e palla per andare 4 a 0 con due break. Wawrinka tiene il servizio e nel successivo game pur sotto 40-0, infila cinque punti di fila, strappa la battuta a Stefanos e si riporta sul 3-3.

L’ottovolante di questo secondo set non è ancora finito. Improvvisamente il servizio diventa un handicap per i due e Tsitsipas strappa ancora il servizio al suo avversario con un dritto vincente. Quando poi si tratta di servire per il set, Tsitsipas sparisce ancora con la testa dal match, affonda una comoda volée in rete (non sarà l’ultima) e subisce un passante di rovescio di quelli che al solo sentirne il suono capisci che è di Stan Wawrinka.

Il match iniza ad assumere una fisionomia più matura. Tsitsipas regge meglio il caldo e gli scambi lunghi, Wawrinka prova a chiudere prima. Sul 5 pari lo scambio più divertente del match. Wawrinka spinge ed ottiene in cambio un pallonetto da Tsitsipas: lo smash va verso il greco che inizia a difendersi sempre più disperatamente con dei candelotti che Wawrinka si ostina a spedire verso il suo rovescio. Sono uno, due, tre dritti che Stanimal continua a schiacciare violentemente sempre contro il rovescio di Stefanos che si difende come nel ping pong quando l’avversario inizia a schiacciare. Infine Tsitsipas recupera posizione, lo scambio riprende, eterno, fino a quando con l’ultima stilla di fiato Wawrinka gioca un back che tocca il nastro e taglia fuori il greco. Chapeau del pubblico, che inizia ad accarezzare il biglietto caramente acquistato per il Lenglen, e lungo applauso che consente di riprendere fiato ai due.

A pagare il lungo scambio è però Wawrinka che crolla nel dodicesimo game sotto la pressione del dritto dell’ateniese. Stavolta la palla break è trasformata (la terza su 14 in questo set) e siamo un set pari.

La partita è bella ma non bellissima. Il caldo condiziona i giocatori. Il filo del match resta sempre più o meno quello, ma la difesa greca non è una falange. Sorprendentemente Stefanos cala di intensità come se l’adrenalina del secondo parziale lo avesse per un momento spossato. Stan annusa il sangue e ne approfitta per affacciarsi tre volte a palla break prima di cogliere la chance nel settimo gioco. Lo svizzero avrebbe anche due possibilità di chiudere il set sul 5-3 e servizio Tsitsipas, ma il greco le annulla entrambe con coraggiosi serve&volley. Con i colpi che non girano al meglio, Tsitsipas prova a buttarsi avanti più spesso, con alterni risultati. Wawrinka vince l’88% di punti con la prima palla in campo nel set, non concede alcuna chance e porta a casa il terzo set quando sono passate tre ore di gioco e il caldo non ne vuol sapere di spostarsi in Italia.

Il pendolo continua ad oscillare. Come quello di Foucault dimostrò che la terra è tonda, quello di Lenglen ci dice che lo sono anche le palline. Stan cala, Tsitsi sale e si rivede il refrain del secondo set.Subito break nel secondo gioco per Stefanos mentre Wawrinka non sfrutta due palle per rientrare in parità. I giocatori non conoscono continuità, mentre il pubblico inizia a prendersi a cuore più le sorti del campione 2015 che quelle del Next Gen. Dopo tre ore e mezza di forno ventilato, Tsitsipas riesce a trovare anche la forza di tirare un urlo dopo un rovescio in rete. Il greco ha il volto stravolto dalla fatica e dal sole, ma quel che appare, non è. La condizione fisica del ventenne è strepitosa e fa da contraltare a quella di Wawrinka, che appare meno mobile negli spostamenti laterali.

I game che si prolungano prima del cambio campo sono quelli di maggiore sofferenza per entrambi mentre il rovescio del greco continua a palesarsi di una spanna inferiore a quello svizzero. Un po’ di fortuna lo sostiene perché persino le stecche che escono dalla sua racchetta sembrano telecomandate, e cadono nel campo di Wawrinka dopo aver toccato in cielo una nube che non c’è. Ancora un palla break per Stanimal che si difende con un dritto in chop alto e morbido sul quale Tsitsipas però gioca una volée alta da film horror, lunga un metro.

Probabilmente Federer in quel momento guardava la scena dal ristorante, o con i bambini o a fare shopping. Forse in una spa con una tisana, a godersi il fresco e la sofferenza dei suoi futuri contendenti. Ovunque fosse, era comodo mentre il suo futuro avversario ardeva nel Lenglen.

Wawrinka appare ora quello dell’era pre Norman: dalla sua racchetta partono gran colpi, cui seguono però autentici momenti di amnesia tennistica. Tsitsipas deve solo continuare a crederci e il break torna a far visita alle casse del greco. La temperatura sugli spalti sembra ora più umana, del resto sono ormai le 18 quando Stan va a servire sotto 2-5 nel quarto soffrendo in maniera micidiale i cambi di direzione sui contropiedi dell’avversario. Tsitsipas ad ogni errore recita smoccoli incomprensibili per chi non abbia fatto il liceo classico ma intanto tiene il servizio con facilità, permettendosi di chiudere con una palla corta millimetrica la contesa del quarto set.

Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

QUINTO SET – Si innaffia il campo e già che si è là, anche i riconoscenti spettatori in prima fila. Wawrinka (come se ce ne fosse bisogno) scalda il pubblico invitandolo all’incoraggiamento, ma si trova subito sotto non riuscendo ad approfittare di due buone prime. Gli scappa via il rovescio e un’oscenità dalla bocca per cui si prende il warning. Due palle break per Tsitsipas che assomigliano a una sentenza. Stan annulla la prima al termine di uno scambio durissimo. La seconda gliela annulla da solo Tsitsipas. Sulla terza Wawrinka esplode un “c’mon” baritonale che accompagna la risposta fuori del greco. L’elvetico si mette sulla corsia di sorpasso con un ace esterno, doppiato da un ace centrale e c’è ancora vita sul pianeta Stan.

Ola” d’obbligo a questo punto, in senso orario. Il giudice di sedia chiede però di finirla per evitare che i due restino sul campo a cuocersi sotto al sole. Tsitsipas ha ancora le forze di spingere il dritto, Wawrinka non ha più quelle per inseguirlo. Wawrinka sembra oramai in equilibrio su di un filo. Tsitsipas ha solo da spingerlo, forse gli basterebbe soffiare per conquistarsi i quarti al Roland Garros e invece spreca preziose energie saltando e urlando per i propri errori­.

Je t’aime Staaaan!” grida un uomo dal pubblico, e malgrado sia noto che a Stan piacciono le femminucce, lo svizzero manda un plateale bacio al suo indirizzo. Ovazione del Lenglen. Evidentemente è giunto il momento dei “coming out” perché Tsitsipas deve rispondere anche lui a tono ad una dichiarazione d’amore “omo”.

Stan spazza le righe col dritto ma Tsitsipas è più continuo e il 2 pari sembra stare stretto all’allievo di Anastasios. Anche Tsitsipas inizia a non essere pronto con i piedi, del resto siamo a 4 ore e 18 minuti di gioco, ma sa di poter restare nello scambio più a lungo del suo avversario e si accontenta di giocare alto sulla rete e di rimessa quando Wawrinka accorcia esausto. Lo svizzero cerca di uscire prima dallo scambio esponendosi ad errori inevitabili. La tattica procura al greco una sanguinante palla break, la quarta del set, annullata da un attacco a rete dello svizzero da brivido. Tsitsipas in difesa è solido ed è ancora palla break. Sulla volée di Wawrinka applaude anche la tribuna stampa che oramai fa finta di lavorare. Viceversa su quella di Tsitsipas comoda e a campo semi aperto, si affaccia qualche fischio. Wawrinka ha oramai il pubblico dalla sua parte e quando esplode il dritto del 3-2 ha segnato il Paris Saint Germain.

Tsitsipas va molto più veloce nei suoi turni di servizio anche perché visti gli ultimi risultati, quando si affaccia a rete rinuncia alla volée classica e sceglie lo schiaffo al volo. In un amen Wawrinka torna a servire.

Il tie-break si profila all’orizzonte. Poi ci ricordiamo che qui non c’è, neanche sul 12 pari, e d’improvviso le sedie del Lenglen diventano scomode e dure. Non che non ci sia passione per il match, ma adesso il bel gioco latita.Tsitsipas è ancora brillante fisicamente, spendendo vane energie nel recupero di colpi di Wawrinka impossibili da prendere senza montare su uno scooter. Ma la volée bassa di dritto con cui concede il 40-15 è l’ennesimo tocco al volo approssimativo, che stavolta lo obbliga a servire per restare nel match. Tsitsipas non vuol saperne di tremare e siamo 5 pari.

Wawrinka non gioca più un match razionale e col dritto alle volte la va, alle volte la spacca. La spacca, però, un rovescio di Stan e siamo alla ennesima palla break che Tsitsipas attacca col dritto (saranno 5 su 27 quelle trasformate dal greco): Stan è in difficoltà ed accorcia. Sull’approccio a rete del greco, Wawrinka tira un primo passante che Tsitsipas addomestica con la volée, ma sul secondo non basta neanche un plastico tuffo per Stefanos, che sporca anche il lato sinistro della maglia. Il boato del pubblico deconcentra Wawrinka che commette doppio fallo e viene salvato da un dritto fuori del campione delle NextGen Finals. Iniziano a diventare troppe le occasioni mancate da Tsitsipas in questo set e ciò nonostante Wawrinka gliene offre un’altra con uno scarico rovescio in rete. Terza palla per servire per il match e ancora il dritto tradisce il greco, stavolta amoreggiando con un paio di sensuali millimetri.

Wawrinka si tira via dalla buca con la complicità di altri due brutti errori di dritto di Tsitsipas e siamo al cambio campo con Tsitsipas ancora a servire per restare nel match. Oramai Wawrinka ha un solo colpo in canna ad ogni scambio e se non gli riesce la prima accelerazione, Tsitsipas è sempre in grado di trovarlo fuori posizione prendendosi anche i complimenti dell’avversario quando infila il dritto nell’angolo sguarnito. Quando scocca la quinta ora di gioco Tsitsipas commette un doppio fallo, ma quello sarà l’unico punto di Stan nel game.

Wawrinka deve fare miracoli per portare punti a casa. Una piccola contestazione di Tsitsipas su di un servizio di Stan è pretesto per i “buuh” del pubblico che si scalda ancor di più quando nel successivo turno di servizio Greco, Stan si trova a due punti dal match. Tsitsipas ha completamente smarrito il dritto nel quinto set e porta Wawrinka a due match point.

Il primo va fuori in risposta. Il secondo è un thriller: Tsitsipas muove Wawrinka verso destra, poi lo attacca col dritto a uscire. Stan col rovescio può solo allungarsi a pronunciare una preghiera in back lungolinea. Ha santi in cielo Stan the Man perché il passante supera Tsitsipas e bacia con un soffio di labbra la linea. Tsitsipas ci prova a indicare il segno sbagliato, ma la faccia da mariuolo è poco credibile.

Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Il boato del Lenglen esplode dopo cinque ore e nove minuti, dopo un intero pomeriggio passato a chiedersi se il greco fosse pronto al definitivo salto di qualità, o se Wawrinka fosse redivivo. Troppe occasioni lasciate da Stefanos lungo la via. Troppi errori che forse non lo bocciano ma che di certo lo rimandano in questo continuo e stressante esame che è il tennis dell’epoca Federer-Nadal-Djokovic.

Al termine del match, a caldo (e non è un modo di dire) un esausto Wawrinka ha la forza di dire: “è incredibile! E ringrazio il pubblico che è stato eccezionale. Mi scuso per la durata del match con chi deve giocare dopo! Ma faccio anche i complimenti a Stefanos”. Le braccia sollevate al cielo d’auteuil. Chissà che fatica ha fatto Stan a quel punto anche solo per sollevarle. Chissà che fatica a tenerle basse troppo a lungo.

Stan Wawrinka – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Continua a leggere
Commenti

ATP

ATP Lione: Musetti di testa e di polso supera Auger-Aliassime

Il n. 88 del mondo elimina in tre set la testa di serie n. 7

Pubblicato

il

Lorenzo Musetti - ATP Madrid 2021 (ph. Ángel Martínez _ courtesy of MMOpen)

In attesa di fare il suo debutto nel tabellone principale del Roland Garros, Lorenzo Musetti per prendere familiarità con la terra francese ha scelto il torneo ATP 250 di Lione e al primo turno ha pescato Felix Auger-Aliassime. I due si erano affrontati recentemente a Barcellona e in quel caso il canadese aveva vinto in rimonta dando una bella batosta a Lorenzo, 6-0, nel terzo set (complice anche un problema alla schiena). Anche quest’oggi l’italiano è riuscito a vincere il primo set ma non ha ripetuto l’esito di quella sfida e con grande solidità mentale – frangente nel quale non è ancora impeccabile – ha vinto alla distanza 7-6(3) 3-6 7-5 in due ore e 45 minuti.

Il fisico più muscoloso e ben impostato di Aliassime è certamente adatto alle dure battaglie che può riservare la terra rossa, sua superficie preferita come ha ammesso in passato, mentre un Musetti per il momento più mingherlino può far leva sul suo grande talento. Dopo una partenza incerta per entrambi l’equilibrio nel primo set si è spezzato nel quarto game; la maggior varietà con la quale Musetti sa colpire la palla è evidente e il sul rovescio basso e tagliato, giocato a metà campo, è stata una buona arma per spezzare il ritmo al n. 21 del mondo il quale dunque si è ritrovato sotto di un break. Felix però non è certo un tipo arrendevole, e con caparbietà si è ripreso il controllo del gioco grazie a due fondamentali da fondo estremamente solidi. Il tennis di Musetti invece a tratti è stato disordinato – smorzate e discese a rete un po’ sconsiderate – e questo per poco non gli è costato caro.

I punteggio è giunto incerto fino al 6-6 e nel tiebreak tutta la confusione tennistica di Musetti è svanita. Anche il nastro si è schierato a favore dell’azzurro ed è filato tutto liscio per lui fino a chiudere il primo parziale 7-3. Da segnalare lo splendido serve&volley sulla seconda di servizio che lo ha portato a set point.

 

Nel secondo set Aliassime si è rimesso in corsa riducendo al minimo gli errori mentre Musetti ha continuato a faticare troppo alla battuta (alla fine saranno 12 le palle break concesse, di cui 8 salvate). Un solo break è bastato al canadese per vincere 6-3 ma, senza cadere in elogi patriottistici, va detto che il suo stile in linea con la maggior parte dei suoi coetanei non offre grande spettacolo. Musetti invece sa entusiasmare con i suoi colpi ed è solo questione di tempo prima che ciò venga certificato da risultati. Avere un tennis vario infatti inevitabilmente implica più risorse per centrare l’obiettivo e alla fine oggi Musetti c’è riuscito meritatamente.

La prima chance di chiudere l’ha avuta al servizio sopra 5-4 ma un po’ di tremarella si è fatta sentire e Aliassime ci ha messo del suo dando il tutto per tutto. Il canadese però ha finito lui per farsi fregare dalla pressione e ad un passo da un altro tiebreak ha servito come peggio non si poteva: con due doppi falli infatti ha concesso la vittoria a Musetti, cui va dato il merito di aver tenuto testa al suo avversario, non scoraggiandosi quando ha sprecato il vantaggio e salvandosi in tante occasioni.

Abbiamo giocato una partita molto intensa ed è un buon inizio. E’ stato un match abbastanza complicato ma mi sono sentito subito bene. Ho gioctao bene nei momenti giusti, questo ha fatto la differenza. Cosa è cambiato rispetto alla sconfitta di Barcellona (46 63 60) tre settimane fa? Là ebbi un problema alla schiena. Stavolta ho potuto lottare al meglio. Sono rimatso lì, ero 5-2, poi mi sono fatto recuperare, sinceramente è stato bravo lui che ha giocato bene, però non ho mai pensato di mollare e alla fine sono riuscito a portarla a casa. Spero di continuare così, mi sento molto bene, le condizioni mi piacciono, è il mio campo” ha detto il 19enne di Carrara a fine partita. Prossimo avversario per lui, il suo coetaneo Sebastian Korda: “Lo conosco bene anche se non ho giocato con lui neanche a livello junior, sarà una bella sfida.”

Il tabellone completo

Continua a leggere

Al femminile

Gli Internazionali di Iga Swiatek

Al ritorno sulla terra battuta più tradizionale è di nuovo emersa la stella della campionessa in carica del Roland Garros

Pubblicato

il

By

Iga Swiatek -WTA Roma 2021- via Twitter-@InteBNLdItalia
Iga Swiatek - WTA Roma 2021- via Twitter-@InteBNLdItalia

Dopo l’ottimo WTA 1000 di Madrid, gli Internazionali di Italia appena conclusi non sono stati all’altezza dell’evento spagnolo. A Roma la partite di qualità si sono diradate, e alcuni match hanno deluso. Parere personale, naturalmente. Le cause sono diverse, anche perché nel tennis sono tante le variabili imprevedibili: la forma delle giocatrici, gli incroci determinanti dal sorteggio, le condizioni del clima, gli infortuni, etc.

Innanzitutto al Foro Italico abbiamo avuto due ritiri importanti a torneo in corso: quello di Ashleigh Barty e quello di Simona Halep. Due mancanze notevoli, considerando il loro valore sulla terra battuta. Poi anche la pioggia non ha aiutato a rendere lineari le fasi conclusive del torneo. E a tutto questo si è aggiunto il caso dell’ultima partita, la più importante, terminata in appena 48 minuti.

Cominciamo proprio dalla finale, dal 6-0 6-0 tra Swiatek e Pliskova. Dato di fatto: da quando esiste la WTA non era mai accaduto un risultato del genere in un torneo di questa importanza. Considerare quindi questa partita come un riferimento per valutare lo stato del tennis femminile (come ho visto fare da alcuni post su Ubitennis) a mio avviso non denota grande acume. Occorrerebbe saper distinguere la normalità dalla eccezionalità; ma se invece l’eccezione diventa unità di misura, allora vale tutto.




 

Dunque gli organizzatori non hanno avuto una buona finale femminile. Sicuramente sfortuna, ma forse si tratta anche di una nemesi, visto che a Roma le giocatrici sono spesso trattate in modo opinabile. Basta dare una occhiata alla programmazione per capirlo. Un esempio: quella di mercoledì 12 maggio, un giorno che non prevedeva pubblico e quindi non c’erano nemmeno preferenze esterne che potessero condizionare le decisioni.

Ebbene, mercoledì sono state programmate sul campo 1 e 2, due plurivincitrici Slam e una plurifinalista Slam: tutte insieme appassionatamente. Perché questa è la condizione dei campi 1 e 2. E così abbiamo assistito a Muguruza, Kvitova e Zvonareva (che si affrontavano fra loro) affiancate nei loro impegni ufficiali come sui campi pratica, separate solo dalla recinzione di un metro, con i giudici di sedia che chiamavano il punteggio parlandosi uno sopra l’altro.

In quel momento c’erano in campo contemporaneamente 4 titoli e 5 finali Slam. Ecco il conteggio: 3 titoli di Wimbledon, 1 del Roland Garros, più 2 finali all’Australian Open, 2 a Wimbledon e 1 allo US Open. Questo mentre negli stadi principali veniva riservato lo spazio privilegiato ad altri match quali Zverev vs Dellien, Mager vs Sonego o Bautista vs Garin. E lo ripeto: senza pubblico.

Anche l’avere costretto a giocare Iga Swiatek quarto di finale e semifinale con un tempo di riposo minimo non mi è parsa la scelta ideale. Mi si dirà: ma al dunque Iga ha comunque vinto, anzi stravinto. Bene per lei, ma qui non si tratta di valutare solo i risultati, quanto l’atteggiamento complessivo di chi concepisce il programma.

Se si parte da queste situazioni, sorprende meno che, di fronte al terzo avanti-indietro dagli spogliatoi per pioggia, la numero 1 del mondo Ashleigh Barty abbia deciso di chiudere in quel momento la sua esperienza romana. Ashleigh si è ritirata dopo aver richiesto un Medical Time Out che si è risolto in un breve dialogo con la fisioterapista, senza nemmeno provare un trattamento.

Probabilmente Barty aveva in mente una gerarchia dell’importanza dei tornei, e ha trattato gli Internazionali come un qualsiasi impegno di preparazione in vista del Roland Garros. Anche se quest’anno lo Slam è stato posticipato di una settimana, e quindi avrebbe avuto sette giorni in più per il recupero.

La mia sensazione (magari sbaglio) è che per le tenniste di vertice la gerarchia degli eventi su terra battuta sia ormai questa. In ordine decrescente: Parigi, Madrid, Stoccarda, Roma. Già la vicinanza con Parigi non favorisce il torneo italiano, se poi aggiungiamo che, rispetto a Madrid e Stoccarda (che hanno il tetto), la pioggia può diventare una ulteriore fonte di problemi, si arriva a questa situazione.

In più anche il “back to back” di calendario Madrid-Roma non aiuta le protagoniste ad arrivare al meglio nei turni decisivi italiani. Il tennis attuale è uno sport molto esigente a livello atletico, e chi arriva in fondo a Madrid non ha molto tempo per ricaricare le pile. Insomma, il rischio è che a Roma aspetti logistici, extracampo, finiscano per influenzare la qualità complessiva delle partite, in campo.

Ricordo per esempio che lo scorso anno Pliskova si era ritirata in finale contro Halep, per un problema fisico accusato nelle fasi conclusive della semifinale vinta contro Vondrousova. Sulla carta Halep vs Pliskova era la migliore finale possibile, fra la testa di serie numero 1 e la numero 2, e invece anche quella volta si era risolta in una delusione per gli spettatori (6-0, 2-1 per Halep).

Sarebbe però un errore assimilare la finale del 2020 a quella del 2021. Intanto perché nel tennis le finali compromesse da ritiri sono relativamente frequenti, molto più di un doppio bagel a livello di WTA 1000 (come abbiamo visto). Lo scorso anno la partita non era stata in equilibrio perché Pliskova, generosamente, aveva provato a scendere in campo pur sapendo di non essere a posto. Quest’anno invece non sono stati fattori medici a incidere, ma un inatteso divario di rendimento. Inatteso, quanto meno, in queste proporzioni. Ma per questo moltissimi meriti vanno riconosciuti a Iga Swiatek.

a pagina 2: Iga Swiatek e il ranking

Continua a leggere

Flash

L’inarrestabile ascesa di Coco Gauffu00

Dall’exploit di Wimbledon 2019 alla top 30, anche se Coco Gauff diventerà maggiorenne solo tra un anno. I capitoli migliori sono da scrivere, ma è già tra le migliori al mondo

Pubblicato

il

Coco Gauff - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Tra tutte le ragazze che prenderanno parte al WTA 250 di Parma una delle più attese è sicuramente Coco Gauff, che farà il suo esordio contro Kaia Kanepi nella giornata di martedì. Certo, le wild card alle sorelle Williams hanno rimescolato un po’ le carte, ma l’interesse dei media per Coco rimane altissimo, da quel tardo pomeriggio del 1 luglio 2019 in cui sul campo centrale di Wimbledon avvenne il ‘fattaccio’. 

Qualsiasi detective degno del suo distintivo sa che la ricostruzione di un evento differisce, anche di molto, a seconda dei punti di vista di chi osserva. Ognuno di noi percepisce frammenti di realtà che non sempre è facile ricomporre. Saremmo allora curiosi di sapere cosa rimase negli occhi dei presenti. 

Il pubblico probabilmente avrà seguito con simpatia l’adolescente che schizzava rapidissima da una parte all’altra del campo a ribattere ogni colpo di Venus Williams. La veterana statunitense avrà guardato con ammirato stupore quell’impertinente ragazzina che, punto dopo punto, stava trasformando in un incubo quel tranquillo incontro di primo turno. Quelli che ne sanno, avranno osservato deliziati quel frenetico gioco di piedi alla ricerca della palla: prima di ogni colpo tre velocissimi passettini di avvicinamento, un vero spettacolo. Il quadro, una volta ricomposto, ci ha restituito una delle più grandi sorprese tennistiche degli ultimi anni: la 15enne venuta dal nulla aveva appena rifilato un comodo 6-4 6-4 alla grande Venus.

 

Insomma, non è che la ragazzina venisse proprio dal nulla, in fin dei conti nel 2017, a soli 13 anni, aveva raggiunto la finale degli US Open junior per poi vincere l’anno successivo il Roland Garros, sempre a livello giovanile. Però ce ne passa dall’essere una bimba prodigio a battere la cinque volte campionessa di Wimbledon.

Cori Gauff, in arte Coco, diventa a 15 anni e 122 giorni la più giovane tennista a vincere un match Slam dai tempi di Anna Kournikova, ma i suoi piedi, pur velocissimi, rimangono però saldamente piantati a terra. Facendo sfoggio di understatement, dice: Non scherziamo, non è corretto che le sorelle Williams vengano paragonate a una ragazza che ha appena iniziato. Loro rimangono i miei idoli“.

Sarà. Intanto supera altri due turni (Magdalena Rybarikova e Polona Hercog le vittime) e deve pensarci Simona Halep in persona, la futura campionessa, a fermare la sua corsa. Intanto sale al n.141 del ranking e si guadagna la paginata su Vogue. Michelle Obama le fa i complimenti e su Twitter i follower diventano in un attimo 375.000 (oggi sono 661.000).

Coco fa bella figura anche allo US Open. Supera due turni prima di essere sconfitta dalla campionessa in carica Naomi Osaka, che è talmente impressionata dalla ragazza che la prega di partecipare alla sua intervista post-partita, gesto inusuale e particolarmente significativo. 

Poi, quando le chiedono come spenderà i primi soldi guadagnati, mostra finalmente tutti i suoi 15 anni: Probabilmente mi comprerò un costume per Halloween“.

A questo punto facciamo un passo indietro. Da dove arriva questa ragazza prodigio? Da Atlanta, da una famiglia di sportivi. Mamma Candi era un’ostacolista e babbo Corey giocava a basket (entrambi a livello universitario). I genitori si accorgono presto che la bimba ha doti motorie e di coordinazione inusuali. A sette anni inizia a giocare a tennis ed è talmente brava che i genitori capiscono che Atlanta non è la città giusta per coltivare il suo talento. Si trasferiscono così in Florida, a Delray Beach, una delle città a più alto ‘tasso tennistico’ degli States. Abbandonano il lavoro per seguire a tempo pieno i sogni tennistici della figlia, accettando un rischio di fallimento altissimo, sia umano che professionale.

Tra parentesi, diciamo che adesso i problemi economici sono superati: il mezzo milione in banca e la procura firmata con Team 8 (la società di management creata da Federer e gestita dal suo agente Tony Godsick) mettono al sicuro la famiglia. 

Frequenti sono intanto le trasferte in Europa, dove la bimba inizia a frequentare anche l’Academy di Patrick Mouratoglou, cui dice, con la serena incoscienza dei suoi dieci anni: Io voglio diventare la numero uno del mondo!Inutile sottolineare che Mouratoglou rimane molto impressionato. Adesso non ha più dieci anni, ma lo stesso Mouratoglou, che ogni anno la ospita per qualche settimana, di lei dice: È molto più matura di tante ragazze che girano per il Tour e che di anni ne hanno venticinque“.

Talmente matura che nella triste vicenda di George Floyd che ha dato origine a ‘Black Lives Matter’, ha preso una posizione molto chiara e netta. Ho una voce e la uso nella speranza che le mie parole servano a stimolare in qualcuno una riflessione, soprattutto nelle persone a me vicine e in particolare nei miei amici bianchi. È molto triste che la protesta di oggi sia identica a quelle dei miei nonni cinquant’anni fa“. Niente male per un’adolescente che a casa sua può sì guidare la macchina, ma non ancora votare né bere alcolici. Parole forti che la ragazzina ha pronunciato poco prima che si andasse a votare per il quarantaseiesimo Presidente degli Stati Uniti. 

Ci viene ancora una volta in soccorso Mouratoglou: “Ha una tale fiducia in se stessa che le serve non solo nel tennis, ma le permette anche di fare un discorso come questo“.

Che Coco Gauff non sia una ragazza come tutte le altre lo dimostra anche quando ci racconta di come si sia trovata, troppo presto, davanti a un bivio fondamentale della sua vita: “Nel 2018, poco prima di Wimbledon, ho faticato molto a capire cosa volevo fare realmente nella mia vita futura. Per un anno almeno sono stata sull’orlo della depressione, faticavo a vedere il lato positivo delle cose, ero confusa, pensavo tanto e piangevo spesso“. Un adolescente non dovrebbe conoscere il significato della parola depressione, questo deve aver pensato Coco mentre osservava i suoi coetanei vivere le loro esperienze da liceali mentre lei si trovava già ingabbiata nei rigidi schemi connessi a una carriera sportiva di successo. “Spesso passo troppo tempo a paragonare la mia vita a quella dei miei coetanei che vanno a scuola e che vedo così felici nella loro normalità. Così mi veniva da pensare che fosse quello ciò che volevo, ma poi ho capito che nessuno nella vita reale è felice tanto quanto dimostra di esserlo sui social media“.

D’altra parte, non nascondiamocelo: chi tra i suoi coetanei avrebbe mai potuto vivere quel pomeriggio a Wimbledon?

In considerazione della sua giovane età, a causa della policy WTA, Gauff non può partecipare a molti tornei. Uno dei pochi è quello di Linz (ottobre 2019) nel quale viene sconfitta all’ultimo turno delle qualificazioni. Una disdetta, attraversare mezzo mondo e perdere in quel modo. Ma non si è predestinati per nulla; infatti viene ripescata come lucky loser e il vento inizia a soffiare forte nelle sue vele, fino a farle vincere il primo titolo nel circuito maggiore. Un percorso costellato di vittime illustri (Kiki Bertens e Jelena Ostapenko tra tutte) e premiato dal suo nuovo best ranking al n. 71 WTA.

Coco Gauff – Linz 2019 (foto via Twitter, @WTALinz)

Sports Illustrated ci mette la ciliegina, premiandola come “Breaktrough Athlete 2019”. E su Sports Illustrated mica ci sono solo tennisti; qui si fa sul serio, la concorrenza è multidisciplinare. 

All’Australian Open, l’ultimo torneo prima del Covid, batte di nuovo Venus e si vendica di Naomi Osaka, prima di essere fermata dalla futura campionessa Sofia Kenin. 

L’indimenticabile Martina Navratilova dice di lei: “Coco ha grandissime qualità, in campo e fuori e, nonostante l’età, è già attiva politicamente. Quando la vedo sorrido, ha già raggiunto molto e potrà togliersi tante altre soddisfazioni in futuro. Gauff è una di quelle persone che possono cambiare il mondo e sembra volerlo fare. Lo sport nel cambiamento sociale ha sempre avuto un ruolo importante e lo può avere ancora“. 

Ancora una volta sport e vita reale si intrecciano strettamente nel comporre il miracolo Coco Gauff. Su cui vigila attentamente babbo Corey, consapevole che spesso la vita presenta un conto salato ai baby fenomeni. Nessuno deve dimenticare la parabola di Jennifer Capriati che rubava nei negozi o di Andrea Jaeger che fuggì dal mondo ritirandosi in convento. 

Ma babbo non è il solo a vigilare. Durante il torneo di Charleston, la 16enne è rimasta bloccata da sola in ascensore e ha chiesto aiuto con Tik Tok (lei non suona l’allarme come noi umani!). In un attimo ha ricevuto mezzo milione di like: la ragazza è ormai mainstream. Speriamo che qualcuno abbia anche chiamato i soccorsi.

Il finale di 2020 di Coco Gauff, dopo la ripresa del circuito, non è stato eccellente con un record di sei vittorie e altrettante sconfitte in incontri di main draw (tra le più deludenti quella contro Martina Trevisan al Roland Garros). Le cose sono andate così così fino all’Australian Open – tre vittorie e tre sconfitte con l’uscita dalla top 50 – ma il cambio di marcia è stato evidente dal torneo di Adelaide, dove ha raggiunto la semifinale persa di un soffio contro Belinda Bencic. Dal torneo australiano agli Internazionali d’Italia, dove Coco si è spinta nuovamente fino al penultimo atto, fanno 13 vittorie (15 se consideriamo le qualificazioni) e 6 sconfitte. La classifica la vede adesso al trentesimo posto – best ranking – a distanza non certo siderale (600 punti) dalla top 20. Insomma, come non essere convinti che i capitoli migliori siano quelli ancora da scrivere? 

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement