Roland Garros: all’esame di maturità, esce il greco. Wawrinka avanti dopo una gran battaglia

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Roland Garros: all’esame di maturità, esce il greco. Wawrinka avanti dopo una gran battaglia

Cinque set durissimi, fisicamente e mentalmente, restituiscono un Wawrinka tonico e rimandano le ambizioni di Tsitsipas. Derby svizzero nei quarti con Roger

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da Parigi, il nostro inviato

[24] S. Wawrinka b. [6] S. Tsitsipas 7-6(6) 5-7 6-4 3-6 8-6

Mentre in Italia l’estate è ancora in vacanza (“ma dove va l’estate, d’estate?” si chiede qualcuno) qui tra i viali e gli spalti di Port d’Auteuil è esplosa. Trenta gradi che fanno boccheggiare il pubblico, ben armato di banane e bottiglie d’acqua, e che indubbiamente si farà sentire in campo per i protagonisti odierni sul Suzanne Lenglen, Stefanos Tsitsipas e Stan Wawrinka.

 

Nessun precedente tra i due, nessuna diagonale di rovescio a una mano mai scambiata per portare a casa un punto o un match. Sembrerebbe normale quando si è separati da 13 anni di età e uno dei due ha in mezzo due interventi al ginocchio subiti a 32 anni. Il greco continua la sua ascesa verso l’ultimo piano che gli manca, magari quello altissimo  lasciato vuoto da Andy Murray, il Prometeo che riuscì a rubare il fuoco degli dei. Wawrinka invece continua il suo viaggio di ritorno ai livelli che lo videro trionfare qui nel 2015.

Si parte con Tsitsipas che sente di dover fare la partita partendo anche da una posizione in campo più avanzata rispetto a quella dello svizzero. Questo gli porta qualche errore in più ma anche una palla break subito annullata da Stan. Di altre occasioni per un po’ non si vede l’ombra, che per fortuna copre almeno la tribuna stampa del Suzanne Lenglen.

Il set inizia a farsi vecchio ed è Stan Wawrinka a prendere maggiormente il comando delle operazioni. Una volée da rivedere dello svizzero consente a Tsitsipas di giocare un gran passante di dritto in recupero. Persino il vento, che dovrebbe essere amico della pella madida, finisce per diventare un ghibli e cosparge i giocatori di terra battuta. Insomma si va al tie-break, specialità di casa Wawrinka in questo Roland Garros, il quarto di seguito che gioca Stan dopo i tre contro Dimitrov.

Lo svizzero di Losanna, pur partendo meglio col minibreak va fuori giri con il dritto e proietta il greco avanti. Ancora capovolgimento di fronte e Wawrinka rientra. Tsitsipas vince una sfide sulla diagonale rovescia e siamo 5-5. Il successivo estenuante scambio è greco e siamo al primo set point per Tsitsipas che attacca con coraggio ma viene passato dal rovescio di Wawrinka. “Svizzera 2” si guadagna un set point col servizio. Inopinatamente Tsitsipas commette doppio fallo e dopo 57 minuti siamo al dito indice puntato alla testa ed un set puntato verso il quarto con Federer.

Dopo un set senza break e con una sola occasione per Tsitsipas, il secondo set vede i giocatori meno solidi nei propri turni di battuta. La reazione di Tsitsipas non si fa attendere. Subito un break per andare a condurre 3 a 0, e palla per andare 4 a 0 con due break. Wawrinka tiene il servizio e nel successivo game pur sotto 40-0, infila cinque punti di fila, strappa la battuta a Stefanos e si riporta sul 3-3.

L’ottovolante di questo secondo set non è ancora finito. Improvvisamente il servizio diventa un handicap per i due e Tsitsipas strappa ancora il servizio al suo avversario con un dritto vincente. Quando poi si tratta di servire per il set, Tsitsipas sparisce ancora con la testa dal match, affonda una comoda volée in rete (non sarà l’ultima) e subisce un passante di rovescio di quelli che al solo sentirne il suono capisci che è di Stan Wawrinka.

Il match iniza ad assumere una fisionomia più matura. Tsitsipas regge meglio il caldo e gli scambi lunghi, Wawrinka prova a chiudere prima. Sul 5 pari lo scambio più divertente del match. Wawrinka spinge ed ottiene in cambio un pallonetto da Tsitsipas: lo smash va verso il greco che inizia a difendersi sempre più disperatamente con dei candelotti che Wawrinka si ostina a spedire verso il suo rovescio. Sono uno, due, tre dritti che Stanimal continua a schiacciare violentemente sempre contro il rovescio di Stefanos che si difende come nel ping pong quando l’avversario inizia a schiacciare. Infine Tsitsipas recupera posizione, lo scambio riprende, eterno, fino a quando con l’ultima stilla di fiato Wawrinka gioca un back che tocca il nastro e taglia fuori il greco. Chapeau del pubblico, che inizia ad accarezzare il biglietto caramente acquistato per il Lenglen, e lungo applauso che consente di riprendere fiato ai due.

A pagare il lungo scambio è però Wawrinka che crolla nel dodicesimo game sotto la pressione del dritto dell’ateniese. Stavolta la palla break è trasformata (la terza su 14 in questo set) e siamo un set pari.

La partita è bella ma non bellissima. Il caldo condiziona i giocatori. Il filo del match resta sempre più o meno quello, ma la difesa greca non è una falange. Sorprendentemente Stefanos cala di intensità come se l’adrenalina del secondo parziale lo avesse per un momento spossato. Stan annusa il sangue e ne approfitta per affacciarsi tre volte a palla break prima di cogliere la chance nel settimo gioco. Lo svizzero avrebbe anche due possibilità di chiudere il set sul 5-3 e servizio Tsitsipas, ma il greco le annulla entrambe con coraggiosi serve&volley. Con i colpi che non girano al meglio, Tsitsipas prova a buttarsi avanti più spesso, con alterni risultati. Wawrinka vince l’88% di punti con la prima palla in campo nel set, non concede alcuna chance e porta a casa il terzo set quando sono passate tre ore di gioco e il caldo non ne vuol sapere di spostarsi in Italia.

Il pendolo continua ad oscillare. Come quello di Foucault dimostrò che la terra è tonda, quello di Lenglen ci dice che lo sono anche le palline. Stan cala, Tsitsi sale e si rivede il refrain del secondo set.Subito break nel secondo gioco per Stefanos mentre Wawrinka non sfrutta due palle per rientrare in parità. I giocatori non conoscono continuità, mentre il pubblico inizia a prendersi a cuore più le sorti del campione 2015 che quelle del Next Gen. Dopo tre ore e mezza di forno ventilato, Tsitsipas riesce a trovare anche la forza di tirare un urlo dopo un rovescio in rete. Il greco ha il volto stravolto dalla fatica e dal sole, ma quel che appare, non è. La condizione fisica del ventenne è strepitosa e fa da contraltare a quella di Wawrinka, che appare meno mobile negli spostamenti laterali.

I game che si prolungano prima del cambio campo sono quelli di maggiore sofferenza per entrambi mentre il rovescio del greco continua a palesarsi di una spanna inferiore a quello svizzero. Un po’ di fortuna lo sostiene perché persino le stecche che escono dalla sua racchetta sembrano telecomandate, e cadono nel campo di Wawrinka dopo aver toccato in cielo una nube che non c’è. Ancora un palla break per Stanimal che si difende con un dritto in chop alto e morbido sul quale Tsitsipas però gioca una volée alta da film horror, lunga un metro.

Probabilmente Federer in quel momento guardava la scena dal ristorante, o con i bambini o a fare shopping. Forse in una spa con una tisana, a godersi il fresco e la sofferenza dei suoi futuri contendenti. Ovunque fosse, era comodo mentre il suo futuro avversario ardeva nel Lenglen.

Wawrinka appare ora quello dell’era pre Norman: dalla sua racchetta partono gran colpi, cui seguono però autentici momenti di amnesia tennistica. Tsitsipas deve solo continuare a crederci e il break torna a far visita alle casse del greco. La temperatura sugli spalti sembra ora più umana, del resto sono ormai le 18 quando Stan va a servire sotto 2-5 nel quarto soffrendo in maniera micidiale i cambi di direzione sui contropiedi dell’avversario. Tsitsipas ad ogni errore recita smoccoli incomprensibili per chi non abbia fatto il liceo classico ma intanto tiene il servizio con facilità, permettendosi di chiudere con una palla corta millimetrica la contesa del quarto set.

Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

QUINTO SET – Si innaffia il campo e già che si è là, anche i riconoscenti spettatori in prima fila. Wawrinka (come se ce ne fosse bisogno) scalda il pubblico invitandolo all’incoraggiamento, ma si trova subito sotto non riuscendo ad approfittare di due buone prime. Gli scappa via il rovescio e un’oscenità dalla bocca per cui si prende il warning. Due palle break per Tsitsipas che assomigliano a una sentenza. Stan annulla la prima al termine di uno scambio durissimo. La seconda gliela annulla da solo Tsitsipas. Sulla terza Wawrinka esplode un “c’mon” baritonale che accompagna la risposta fuori del greco. L’elvetico si mette sulla corsia di sorpasso con un ace esterno, doppiato da un ace centrale e c’è ancora vita sul pianeta Stan.

Ola” d’obbligo a questo punto, in senso orario. Il giudice di sedia chiede però di finirla per evitare che i due restino sul campo a cuocersi sotto al sole. Tsitsipas ha ancora le forze di spingere il dritto, Wawrinka non ha più quelle per inseguirlo. Wawrinka sembra oramai in equilibrio su di un filo. Tsitsipas ha solo da spingerlo, forse gli basterebbe soffiare per conquistarsi i quarti al Roland Garros e invece spreca preziose energie saltando e urlando per i propri errori­.

Je t’aime Staaaan!” grida un uomo dal pubblico, e malgrado sia noto che a Stan piacciono le femminucce, lo svizzero manda un plateale bacio al suo indirizzo. Ovazione del Lenglen. Evidentemente è giunto il momento dei “coming out” perché Tsitsipas deve rispondere anche lui a tono ad una dichiarazione d’amore “omo”.

Stan spazza le righe col dritto ma Tsitsipas è più continuo e il 2 pari sembra stare stretto all’allievo di Anastasios. Anche Tsitsipas inizia a non essere pronto con i piedi, del resto siamo a 4 ore e 18 minuti di gioco, ma sa di poter restare nello scambio più a lungo del suo avversario e si accontenta di giocare alto sulla rete e di rimessa quando Wawrinka accorcia esausto. Lo svizzero cerca di uscire prima dallo scambio esponendosi ad errori inevitabili. La tattica procura al greco una sanguinante palla break, la quarta del set, annullata da un attacco a rete dello svizzero da brivido. Tsitsipas in difesa è solido ed è ancora palla break. Sulla volée di Wawrinka applaude anche la tribuna stampa che oramai fa finta di lavorare. Viceversa su quella di Tsitsipas comoda e a campo semi aperto, si affaccia qualche fischio. Wawrinka ha oramai il pubblico dalla sua parte e quando esplode il dritto del 3-2 ha segnato il Paris Saint Germain.

Tsitsipas va molto più veloce nei suoi turni di servizio anche perché visti gli ultimi risultati, quando si affaccia a rete rinuncia alla volée classica e sceglie lo schiaffo al volo. In un amen Wawrinka torna a servire.

Il tie-break si profila all’orizzonte. Poi ci ricordiamo che qui non c’è, neanche sul 12 pari, e d’improvviso le sedie del Lenglen diventano scomode e dure. Non che non ci sia passione per il match, ma adesso il bel gioco latita.Tsitsipas è ancora brillante fisicamente, spendendo vane energie nel recupero di colpi di Wawrinka impossibili da prendere senza montare su uno scooter. Ma la volée bassa di dritto con cui concede il 40-15 è l’ennesimo tocco al volo approssimativo, che stavolta lo obbliga a servire per restare nel match. Tsitsipas non vuol saperne di tremare e siamo 5 pari.

Wawrinka non gioca più un match razionale e col dritto alle volte la va, alle volte la spacca. La spacca, però, un rovescio di Stan e siamo alla ennesima palla break che Tsitsipas attacca col dritto (saranno 5 su 27 quelle trasformate dal greco): Stan è in difficoltà ed accorcia. Sull’approccio a rete del greco, Wawrinka tira un primo passante che Tsitsipas addomestica con la volée, ma sul secondo non basta neanche un plastico tuffo per Stefanos, che sporca anche il lato sinistro della maglia. Il boato del pubblico deconcentra Wawrinka che commette doppio fallo e viene salvato da un dritto fuori del campione delle NextGen Finals. Iniziano a diventare troppe le occasioni mancate da Tsitsipas in questo set e ciò nonostante Wawrinka gliene offre un’altra con uno scarico rovescio in rete. Terza palla per servire per il match e ancora il dritto tradisce il greco, stavolta amoreggiando con un paio di sensuali millimetri.

Wawrinka si tira via dalla buca con la complicità di altri due brutti errori di dritto di Tsitsipas e siamo al cambio campo con Tsitsipas ancora a servire per restare nel match. Oramai Wawrinka ha un solo colpo in canna ad ogni scambio e se non gli riesce la prima accelerazione, Tsitsipas è sempre in grado di trovarlo fuori posizione prendendosi anche i complimenti dell’avversario quando infila il dritto nell’angolo sguarnito. Quando scocca la quinta ora di gioco Tsitsipas commette un doppio fallo, ma quello sarà l’unico punto di Stan nel game.

Wawrinka deve fare miracoli per portare punti a casa. Una piccola contestazione di Tsitsipas su di un servizio di Stan è pretesto per i “buuh” del pubblico che si scalda ancor di più quando nel successivo turno di servizio Greco, Stan si trova a due punti dal match. Tsitsipas ha completamente smarrito il dritto nel quinto set e porta Wawrinka a due match point.

Il primo va fuori in risposta. Il secondo è un thriller: Tsitsipas muove Wawrinka verso destra, poi lo attacca col dritto a uscire. Stan col rovescio può solo allungarsi a pronunciare una preghiera in back lungolinea. Ha santi in cielo Stan the Man perché il passante supera Tsitsipas e bacia con un soffio di labbra la linea. Tsitsipas ci prova a indicare il segno sbagliato, ma la faccia da mariuolo è poco credibile.

Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Il boato del Lenglen esplode dopo cinque ore e nove minuti, dopo un intero pomeriggio passato a chiedersi se il greco fosse pronto al definitivo salto di qualità, o se Wawrinka fosse redivivo. Troppe occasioni lasciate da Stefanos lungo la via. Troppi errori che forse non lo bocciano ma che di certo lo rimandano in questo continuo e stressante esame che è il tennis dell’epoca Federer-Nadal-Djokovic.

Al termine del match, a caldo (e non è un modo di dire) un esausto Wawrinka ha la forza di dire: “è incredibile! E ringrazio il pubblico che è stato eccezionale. Mi scuso per la durata del match con chi deve giocare dopo! Ma faccio anche i complimenti a Stefanos”. Le braccia sollevate al cielo d’auteuil. Chissà che fatica ha fatto Stan a quel punto anche solo per sollevarle. Chissà che fatica a tenerle basse troppo a lungo.

Stan Wawrinka – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

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WTA

Psicodramma Svitolina a Doha: Azarenka infortunata la beffa in due set. Semifinale con Muguruza

Vika entra in campo con evidenti problemi alla schiena, ma riesce a portare a casa il match grazie anche alla complicità della propria avversaria. Kvitova supera Kontaveit in tre set, Pegula rulla Pliskova

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La giornata dei quarti di finale al WTA 500 di Doha è stata davvero interessante e ricca di sorprese. Il primo incontro, quello tra Petra Kvitova e Anett Kontaveit, è stato sicuramente il più bello dal punto di vista della qualità di gioco. Entrambe le giocatrici si sono infatti scambiate legnate da fondo e vincenti (più di 30 per tutte e due le giocatrici) per tre set e quasi due ore. Alla fine è stata Kvitova a spuntarla, ma l’estone ha giocato davvero bene. I primi due set hanno avuto andamento simile e identico punteggio: nel primo Kvitova ha preso subito il sopravvento, salendo 5-1 e chiudendo 6-3; nel secondo è stata Kontaveit a guidare fin dall’inizio. Nel terzo parziale ci si aspettava grande equilibrio, ma la ceca è partita con una marcia in più e in un battibaleno si è trovata avanti 3-0 con un doppio break di vantaggio.

A questo punto Kontaveit ha trovato la forza e il tennis per reagire, strappando il servizio all’avversaria e inaugurando una serie di quattro break consecutivi (cinque considerando anche quello che ha dato il 3-0 a Kvitova). Sul 5-2 però Petra non ha esitato e alla prima occasione ha posto fine ad una partita davvero divertente e di buonissimo livello. La sua avversaria in semifinale sarà Jessica Pegula che, a sorpresa (ma non troppo), ha dominato la partita contro Karolina Pliskova. La statunitense, recentemente giunta ai quarti di finale dell’Australian Open, ha impiegato appena un’ora per sbarazzarsi di una Pliskova troppo brutta per essere vera, con il punteggio di 6-3 6-1.

Il quarto di finale teoricamente più stuzzicante alla vigilia, ovvero quello che vedeva opposte Elina Svitolina e Vika Azarenka, è stato molto deludente sotto il profilo del gioco, ma ricco di pathos. Nonostante quello che il 6-2 6-4 potrebbe lasciare intendere, per Vika vincere questa partita è stata tutt’altro che una passeggiata, anzi è stato un mezzo miracolo, incoraggiato dalla prestazione davvero da dimenticare della sua avversaria. La bielorussa si è presentata in campo in evidenti difficoltà fisiche: sin dal palleggio e dai servizi di riscaldamento si potevano notare plateali smorfie di dolore, legate probabilmente a qualche problema alla schiena o al fianco. I primi punti hanno confermato il sospetto, con Vika che dopo ogni colpo appariva corrucciata e dolorante. Nonostante questo, Svitolina le ha regalato un immediato break in apertura, prontamente recuperato nel game successivo, durante il quale Azarenka si è fermata per farsi trattare la parte bassa della schiena.

 

Giocare contro un’avversaria infortunata non è mai facile, ma Svitolina è sembrata completamente in balìa della situazione, schiacciata dai troppi pensieri. L’ucraina non è riuscita a far muovere a sufficienza Vika, permettendole anzi di colpire da posizioni piuttosto comode. Colpendo quasi da ferma, la bielorussa si è costruita un piccolo tesoretto di quattro game consecutivi che l’hanno proiettata sul 5-1, permettendole poi di chiudere sul 6-2. Nel secondo set la musica non è cambiata molto: Svitolina, sempre molto frustrata e incapace di venire a patti con la situazione, ha tenuto botta fino al 2-2 prima di perdere tre giochi di fila. Sotto 5-2, Elina ha prima recuperato uno dei due break di svantaggio e poi si è portata sul 5-4 al termine di un game fiume da diciotto punti nel corso del quale ha annullato anche due match point. Chiamata a servire una seconda volta per chiudere la partita, Azarenka è riuscita finalmente a vincere al terzo match point, avviandosi poi a rete a testa bassa, senza neanche la forza di esultare.

A sfidare Vika nelle semifinali sarà Garbine Muguruza, che ha impiegato 68 minuti a sbarazzarsi di Maria Sakkari nell’ultimo match in programma. Una prova brillante della giocatrice spagnola, capace di approfittare delle difficoltà al servizio di Sakkari. Il primo set è rimasto relativamente in equilibrio fino al 3-3, momento in cui Garbine ha cambiato marcia e ha infilato tre giochi consecutivi per portarsi avanti. Dominio assoluto invece nel secondo parziale. La greca ha provato a scuotersi e a restare in partita nonostante l’immediato tentativo di break della sua avversaria, ma a suon di colpi vincenti Muguruza le ha rifilato un 6-1 e ha centrato la semifinale. 2-2 i precedenti, l’ultimo vinto dalla spagnola sulla terra di Roma nel 2020.

Il tabellone completo di Doha

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ATP

Tsitsipas supera Hurkacz al terzo e raggiunge i quarti a Rotterdam. Chardy elimina Goffin

Il greco (nei quarti anche in doppio) ha la meglio su una buona versione di Hurkacz, che si perde sul più bello. Terza volta in quarti nel 2021 per Chardy

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Dopo le sconfitte al primo round di Daniil Medvedev e Sascha Zverev (primo e terzo favorito sulla carta) il torneo di Rotterdam non perde la sua seconda testa di serie, Stefanos Tsitsipas. Il greco ha raggiunto i quarti di finale superando 7-5 al terzo Hubert Hurkacz. Tsitsipas è nei quarti di finale sia in singolo che in doppio questa settimana. Infatti mercoledì è sceso in campo con il fratello Petros, vincendo 6-2 6-3 contro i campioni dell’ATP 250 di Singapore Gille e Vliegen. È la prima vittoria della coppia nel Tour maggiore, appena la seconda in 18 incontri per Stefanos. I due hanno anche annunciato un’iniziativa benefica: doneranno 3000 euro all’associazione ‘Together for Children” per ogni match che vinceranno assieme in doppio, aiutando i bambini con disabilità e le loro famiglie.

Stefanos e Petros Tsitsipas – ATP Rotterdam 2021 (foto via Twitter @abnamrowtt)

Nel match contro Hurkacz non ha trovato grandi risposte dal suo tennis, ma è comunque riuscito a strappare una preziosa vittoria. Il che conta più di tutto, soprattutto quando i suoi principali avversari per vincere il torneo sono tutti eliminati. Tsitsipas si è preso un equilibrato primo set, dove l’unico a concedere palle break è stato il polacco. A dire il vero ne è bastata una a Stefanos per chiudere il set. Si è portato sullo 0-40 nel decimo game e ha chiuso il primo parziale alla prima occasione utile, 6-4. A partire dai primi game del secondo set, il suo servizio ha perso in efficacia (nonostante il buon 67% di prime in campo) e dall’altro lato Hurkacz ha giocato con più coraggio.

Il campione del torneo di Delray Beach in gennaio ha preso il sopravvento una volta conquistato il break di vantaggio sul 3-3 con un rovescio vincente (sull’unico break point concesso da Tsitsi). Hubert si trova bene su questa superficie e se aggiungiamo le difficoltà di Tstisipas nel secondo parziale (troppo lontano dal campo e riluttante nel prendere in mano lo scambio) il set non può che finire nelle sue mani, 6-4. È stato ancora il servizio però a dare una mano a Tsitsipas all’inizio del terzo set per non concedere ulteriori occasioni al polacco, che ha comunque continuato a piazzare vincenti con una certa naturalezza e a vincere scambi di una certa importanza psicologica.

 

Tuttavia per ben due volte ha commesso un doppio fallo con Tsitsipas a due punti dal match: prima sul 4-5, ma si è salvato con la complicità del greco (volée facile affossata in rete sulla parità). Poi sul 5-6 ha cancellato il match point con un servizio vincente. Poco dopo Tsitsipas ha infilato un passante perfetto col rovescio in lungolinea e sul terzo match point il tentativo di replica di un convincente Hurkacz (42 vincenti in tutto il match) è finito in corridoio, chiudendo così l’incontro.

“Vincere un match senza troppi sforzi è buono perché conservi più energie, ma riuscire a vincere una partita difficile ti dà tutta un’altra fiducia e questo fa bene al tuo giocoha detto Tsitsipas nell’intervista a caldo dopo la vittoria. “Adoro trovarmi in situazioni di questo tipo, quando devo dimostrare di essere ‘presente’ sul campo”. Nel prossimo turno servirà un’altra prova solida contro Karen Khachanov, che ha eliminato Norrie al secondo round.

Jeremy Chardy – ATP Rotterdam 2021 (foto via Twitter @abnamrowtt)

Non sono mancate le sorprese anche in questa giornata. David Goffin, campione la scorsa settimana sul cemento di Montpellier, ha ceduto in due tie-break a Jeremy Chardy. Il francese, in silenzio, sta conquistando risultati di tutto rispetto nel 2021. Sarà infatti il suo terzo quarto di finale della stagione: nei primi due, al Murray River Open di Melbourne e ad Antalya, è riuscito a vincere, fermandosi però in semifinale. Avrà un ostacolo molto difficile da superare stavolta, perché si troverà di fronte Andrey Rublev. In mattinata ha vinto anche Tommy Paul, in rimonta sul finalista di Singapore Bublik che non è riuscito a confermarsi dopo la vittoria su Zverev all’esordio.

Risultati:

[2] S.Tsitsipas b. H. Hurkacz 6-4 4-6 7-5
J. Chardy b. [6] D. Goffin 7-6(3) 7-6(5)
T. Paul b. A. Bublik 6-7(5) 6-3 6-1
D. Lajovic vs B. Coric
[Q] M. Fucsovics vs A. Davidovich-Fokina

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Personaggi

Arriva Clara Tauson. “Non sono una giocatrice di squadra”

La diciottenne danese a Lione ha battuto la seconda Top 50 della carriera. “Mi piacerebbe somigliare a Petra Kvitova”. Con la benedizione di Justine Henin

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Clara Tauson - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Attesa, chiacchierata, indicata come possibile stella del tennis mondiale almeno da quando, appena sedicenne, vinse il titolo under 18 all’Open d’Australia 2019 battendo in finale l’altra campioncina Leylah Fernandez. Sin da allora la sua ascesa al tennis che conta ha avuto pochi eguali tra le coetanee, e la prova del fuoco con il professionismo non la sta scottando più del necessario. Clara Tauson, danesina di Copenaghen data alla luce pochi giorni prima del Natale 2002, sta iniziando a confermare le attese tra le grandi: lo scorso settembre, nel primo turno dell’inedito Roland Garros autunnale, ha subito eliminato Jennifer Brady, che pochi mesi dopo si sarebbe spinta sino alla finale di Melbourne. Ieri l’altro, dopo aver ancora una volta superato le qualificazioni, ha fatto fuori al primo round di Lione la prima testa di serie in gara, quell’Ekaterina Alexandrova che a partire dal 2018 vanta il numero più alto di vittorie conquistate sottotetto.

Non sapevo avesse ottenuto quei risultati indoor – ha detto candidamente Clara nella bella intervista rilasciata al sito ufficiale della WTA -, l’ho saputo da mio padre, che ho chiamato subito dopo il match e ho trovato incredulo ed entusiasta. Ma sapete una cosa? Speravo di essere sorteggiata contro Alexandrova o contro Fiona Ferro (prima e seconda testa di serie a Lione, NdR), perché sono due ottime giocatrici e da match simili si impara in fretta“. Numero centotrentanove del mondo, nove titoli ITF in carriera di cui due conquistati nel 2021 (a Fujairah e Altenkirchen), Tauson già a questo punto dell’anno avrebbe potuto godere di un ranking decisamente migliore, ma la pandemia le ha ingarbugliato i piani, riducendo il numero dei tornei e di conseguenza rendendole più ostica la chance di accedere ai tabelloni, vista la posizione non ancora solida in classifica.

Il resto l’ha fatto la politica del ranking congelato, che per sua stessa natura respinge i tentativi di scalata. Poco male, c’è tempo. “Ho comunque giocato molti tornei da 25.000 dollari – ha ricordato la teenager -. Lì non si guadagnano molti punti, nemmeno se vinci il trofeo, ma sto ancora sviluppando il mio gioco e sono giovane, quindi ogni esperienza in campo è benaccetta. Certo, affrontare tenniste abituate a giocare ad alti livelli rappresenta una grande opportunità. Anche se Alexandrova mi avesse battuto nettamente sarei stata felice, avrei imparato molto in ogni caso“.

L’apprendimento, sinora, sembra aver prodotto risultati non comuni. In pagella luccicano le vittorie su due colleghe da molto tempo a proprio agio con incombenze di primo livello, e si ha l’impressione che gli sgambetti inflitti a Brady e Alexandrova non rimarranno isolati ancora per molto tempo. Ma il livello, Claretta nostra, è dunque già quello? “E chi lo sa, non ho accumulato dati sufficienti. Due ne ho giocate, due ne ho vinte. Per ora è andata bene, ma serve continuità nel lungo periodo per capire a quale categoria di tennisti appartieni. Di certo, almeno per ora, contro le più forti posso giocare libera di testa, ed esprimere il mio tennis migliore“.

 

Ne passeranno di avversarie sotto i ponti nei prossimi tre lustri. Considerando le campionesse sulla cresta dell’onda nell’anno 2021 quali sono quelle con cui vorrebbe incrociare la racchetta? “Mi viene subito in mente Simona Halep, è una persona incredibile, dà sempre il cento per cento, ovunque si trovi, qualunque sia il punteggio. E poi Petra Kvitova, vorrei capire cosa si prova vedendosi arrivare quelle bordate. Petra è una grande fonte d’ispirazione, un giorno vorrei giocare come lei“. Che tirasse forte già lo si era capito; che il progetto, una volta completato, includesse la possibilità di non far toccare palla all’avversaria, anche. “Mi piace avere il comando delle operazioni, essere aggressiva e venire avanti a prendermi il punto non appena se ne presenta l’opportunità. A livelli più alti è più difficile, me ne rendo conto, ma stiamo lavorando proprio su questo“.

Comandare il gioco, avere il controllo del campo, tenere in pugno, per quanto possibile, le sorti della tizia dall’altra parte del net. Concetti che tornano continuamente nel pensiero di Clara Tauson, la quale sintetizza in maniera lapidaria. “Le giocatrici forti ti propongono rebus difficili, impongono decisioni rapide e possibilmente giuste. Ma mi piace pensare di poter imporre gli scambi, indirizzare la partita. Ciò che amo del tennis è proprio questo: scelgo io cosa fare, quale soluzione adottare, dove tirare i colpi. Io e solo io. Non sono certo una giocatrice di squadra, e infatti non ho mai praticato altro sport in vita mia“.

Detto che fuori dal campo i passatempo sono i soliti sospetti – “videochiamate con gli amici in Danimarca, serie TV su Netflix, con predilezione per quelle a sfondo criminale come The Blacklist” – ed evasa l’ineludibile domanda sull’eroina della pallina di casa Caro Wozniacki – “ci ho parlato un paio di volte ma vive negli Stati Uniti, dunque le occasioni di contatto sono poche, siamo giocatrici di due epoche diverse” – lo spazio finale della chiacchierata è inevitabilmente dedicato a obiettivi e aspettative. “Quando abbiamo ripreso dopo il lockdown il mio scopo era entrare tra le prime 150 e ci sono riuscita giocando solo nove tornei. Adesso non mi cruccio sul ranking, voglio giocare il maggior numero possibile di incontri WTA e vedere come vanno le cose. Il peso delle aspettative? La pressione? Quando Jennifer Brady è andata in finale all’Open d’Australia tutti i miei amici mi hanno tempestata di messaggi, ricordandomi che avevo battuto una finalista Slam, quindi automaticamente dovrei raggiungere quel risultato anch’io. Non mi aspetto una cosa del genere nel breve periodo, innanzitutto occorre lavorare per essere solidi lungo le due settimane come ha fatto Jennifer“.

Orizzonti aperti, dunque, specie se in cabina di regia siede una donna che un po’ di argenteria in bacheca l’ha messa. “Justine Henin guarda tutti gli allenamenti di chiunque, alla sua accademia (dove Clara Tauson lavora insieme a coach Olivier Jeunehomme, NdR). Lei è una leggenda, ma è anche semplice e simpatica, è molto confortevole parlarci“. Tauson si è ripetuta poco fa da favorita contro Timea Babos con un netto 6-2 6-3 al secondo turno dell’Open 6ème Sens Métropole: un altro passo nel percorso verso un luogo che conosciamo bene. Facile capire dove in molti l’aspettino.

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