Roland Garros: la solidità di Zverev spegne l'estro di Fognini

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Roland Garros: la solidità di Zverev spegne l’estro di Fognini

PARIGI – Fognini parte benissimo ma Zverev è di acciaio. “Dovevo avere più coraggio nel quarto set”. Fabio entrerà comunque nei top 10 se Wawrinka non vince il torneo

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da Parigi, il nostro inviato

[5] A. Zverev b. [9] F. Fognini 3-6 6-2 6-2 7-6(5)

Avremmo voluto fortemente Fabio Fognini nei quarti di finale. Lo avremmo voluto anche per poter dire che finalmente, dopo 40 anni, c’era un italiano tra i primi 10 della classifica. L’ultimo a riuscirci, Corrado Barazzutti nel 1979, sedeva oggi in tribuna nel Lenglen. Malgrado il risultato di Fabio, con la sconfitta di Del Potro contro Kachanov, l’obiettivo sembra comunque raggiunto a meno che Stan Wawrinka non vinca il torneo (il che può voler dire battere Federer, Nadal e Djokovic in sequenza). Per un obiettivo che pare raggiunto, però, un altro certamente tramonta. Ai quarti ci va Zverev, meritatamente. O forse  “demeritatamente” perché sono anche gli errori di Fabio a spedircelo. Tanti, troppi errori. Lo avremmo voluto perché l’unica volta in cui il nostro ci era riuscito nel 2011, non poté disputare il suo match contro Djokovic, distrutto dalla maratona contro Montanes. Il destino ci portava ancora tra le braccia del serbo, e ci saremmo sentiti tutti noi otto anni più giovani o otto anni più anziani.

 

Del resto nei match che contano, quelli ad eliminazione diretta, la Germania non è mai riuscita a battere l’Italia. Ai mondiali di Messico ‘70 ci provarono a lungo. A quelli di Spagna ‘82 non ci credevano poi tanto. A quelli giocati in casa nel 2006, ci credevano e come, e per questo fu ancora più bello. Certo, abbiamo negli occhi i rigori del 2014, la patetica rincorsa di Zaza e la sbruffonata di Pellé. Ma al 90° e al 120°, eravamo ancora là. Invicti. Il precedente di Montecarlo ci rincuorava, anche perché lo Zverev degli ultimi giorni non sembrava diverso da quello fiacco visto in costa azzurra. Ma la ragione portava ad essere prudenti e lo sguardo di ghiaccio di Sasha, incrociato l’altro ieri in conferenza stampa, era quello di chi non mentiva quando diceva di stare meglio, di stare bene.

Non a caso si partiva con Fabio in difficoltà sul suo servizio. Tre palle break di marca germanica, con un “bonjour” dato al pubblico del Lenglen col fallo di piede. Il ligure comincia a giocare con un minuto di ritardo e le cancella quasi con indolenza. Sul successivo turno di servizio è Zverev ad esibirsi nel tentativo di rimonta dallo 0-40. Ma gli riesce molto peggio con due doppi falli che mandano avanti 2 a 0 Fognini. La superficie del Lenglen (che Federer aveva definito “a little more slippery”) unita alla pioggia che va asciugandosi sulle linee, fa scivolare un paio di volte il nostro sui suoi repentini cambi di direzione. Poco conta, perché si va 3 a 0. Non può essere così facile, ma è bello farsi illusioni. Illusioni, perché Zverev inizia a far pesare i 20 cm di differenza al servizio.

Una brutta volée di Fognini e un dritto fuori in manovra riportano tre palle break in casa tedesca. Un doppio fallo del nostro a dir poco chilometrico e il servizio è ceduto con annesse prime lamentele verso il proprio box. Fognini sceglie di rispondere distante alle prime di servizio di Zverev, il quale se ne accorge e apre gli angoli in battuta. In campo però gioca molto più avanti del tedesco, comandando lo scambio e capovolgendo l’ordine dei fattori, con quello alto che corre e quello piccolo che picchia. Si fa politica dagli spalti, con un francese che grida inneggiando al “genio italiano” contro “l’austerità tedesca”. La Merkel non apprezza e commissiona a Zverev una risposta vincente di dritto.

Fabio tiene il servizio del 4-3 e va al cambio campo iniziando la sua faida contro qualcuno negli spalti dal lato tribuna stampa. Le parole di Fabio non le cogliamo bene: c’è chi pensa che abbia detto “è reato!”, e chi  pensa abbia detto qualcosa in esperanto. Il clima italiano ispira Zverev ad imitare l’atleta di casa nostra che più ammira, iniziando a servire come Errani e realizzando ancora due doppi falli in fila. A questi si aggiunge un stecca di dritto ed arriva ancora un break che manda Fabio a servire per il set. Il tedesco è furente e grida contro il mondo in lingua russa, di certo non per citare Torguenev o Tolstoj. A Fognini basta tenere l’iniziativa nel successivo game e Paolo Rossi segna il primo gol nella finale dell’82.

In tribuna stampa assieme agli odori del fast-food incorporato nello stadio, inizia a diffondersi un cauto ottimismo tra gli italiani, mentre il sole fa capolino asciugando l’aria e il campo, fatto che avvantaggia indubbiamente Zverev. Fabio vince una faticosa diagonale di dritto, Zverev gioca ancora col telaio e siamo un gioco pari. Dopo 40 minuti il tedesco già schiuma di rabbia berciando improperi in russo. Fabio modifica posizione in risposta, avanza di più, ma soffre a contenere le bordate perennemente sopra i 200 all’ora del Maestro 2018. Così, pian piano, si allontana in risposta. Forse non lo sa ancora, ma questa scelta gli si ritorcerà contro.

Fognini si impigrisce e offre un’opportunità a Zverev. Sulla timida seconda di Fabio, Zverev decide di non giocare e manda fuori di un metro la risposta. Altri due errori tedeschi e gioco per noi. I trenta gradi di ieri sono solo un ricordo. Il vento è freddo ma almeno tiene lontane le nuvole.

Il lunghissimo quinto gioco del secondo set si rivela un crocevia decisivo per le sorti del match. Zverev fa e disfa con la battuta, ma arriva a concedere una palla break  con un errore madornale di rovescio. I due si scambiano cortesie per la parità e per una nuova palla break per Fabio. Ace per annullarla e ancora doppio fallo, perché di servire con continuità a Sacha proprio non gliene viene. La terza opportunità se ne va con un bellissimo passante di dritto di marca tedesca. Da lì Zverev inizia ad essere più lucido accorgendosi di un Fognini in posizione troppo arretrata e facendo uso dello schema servizio e volée. Fabio non digerisce l’affronto e pennella una palla break perfetta continuando a fissare con aria di sfida l’avversario che sbuffa per l’impossibile recupero. I punti giocati aumentano e Zverev si esibisce nel miglior colpo di giornata, il doppio fallo (siamo a sette). Poi arrivano gli ace (5 e 6) e di vedere un po’ di tennis giocato non se ne parla. Ancora serve and volley di Zverev ma Fognini se ne accorge e la volée amburghese è da dimenticare.

Il ventesimo punto del game è un dropshot chiuso a rete da Fabio che viene però sorpreso dal serve and volley sulla seconda del tedesco (o forse dal fatto che la sua seconda entri in campo). 22 punti, quattro palle break, eppure game Germania. Gol mancato, gol subito, perché Sasha tiene ora maggiormente l’iniziativa e si procura due palle break. Un colpo fortunato di Zverev obbliga Fabio ad un ricamo di dritto che pochi, davvero pochi, saprebbero fare. Ma il secondo errore di rovescio in lungolinea cede il break. Sembra ci si possa mettere una toppa nel game successivo perché Fabio va avanti 0-30 con un passante incrociato di dritto di bellezza abbacinante. Senza fare i conti con l’efficienza tedesca, che porta Zverev di nuovo avanti. Giusto il tempo di una esibizione da man di cemento del 21enne di Amburgo, il quale rimedia però il game con l’ennesimo rovescio in rete del nostro e con un suo tocco sbagliato.

L’inerzia è ora tutta del biondo numero 5 del mondo. Fabio ha perso il registro del rovescio e il filo del gioco. Gli errori sono troppi e lo sfogo verso il pubblico che lo disturba alle sue spalle è dei peggiori (“fa come gli struzzi quello lì… ma gli dici qualcosa tu o glielo dico io? co@#*&ne…”). Non serve neanche questo. Zverev trova una gran risposta e la Germania pareggia col 6-2.

La posizione in campo del nostro appare il suo tallone d’Achille. In difesa è troppo distante e Zverev ne approfitta attaccando la rete. In attacco gioca sulla linea di fondo, non riuscendo però a spingere adeguatamente, ed esponendosi spesso all’errore. Zverev dal canto suo appare aver risolto i suoi problemi al servizio. Ne risolve anche uno a Fabio graziandolo in uno scambio ravvicinato a rete. Un vincente di dritto ritrovato da Fabio interrompe la striscia di cinque giochi a zero del tedesco.

Zverev a tratti sembra David Ferrer sportivamente reincarnato, correndo su tutto e ributtando tutto di là. Fabio gioca estemporaneo perché la difesa di Zverev è a dir poco frustrante. Un litigio con l’avversario per interposto giudice di sedia precede un errore ed un grido “Muoviti!” rivolto a se stesso e alle sue gambe. Alle parole non seguono i fatti, Fabio resta immobile dopo il servizio e sbaglia un dritto. Sulla palla break è bravissimo Zverev e siamo sotto anche nel terzo.

Fabio dal lato della tribuna stampa ha un avversario in più. Nel pubblico qualcuno continua a dargli fastidio ed in francese Fognini gliene dice un paio. Capiremo in conferenza stampa che le parole erano rivolte al fisioterapista di Zverev, e che il resto è arrivato negli spogliatoi. Oramai il soliloquio fa passare quasi inosservato un meraviglioso pallonetto del nostro ed una orribile volée del tedesco. Zverev però macina ancora servizi e punti e quando concede l’occasione, Fabio sbaglia la risposta ma scaglia bene la racchetta a terra. I nervi sono oramai saltati e saltano per aria anche le racchette in panca. Arrivano nell’ordine un warning ed il fisioterapista per Fabio che le prova tutte per far perdere ritmo e convinzione all’avversario. Una nuova fasciatura al polpaccio e si torna in campo giusto per vedere un erroraccio di Zverev al volo e un bel dritto incrociato di Fognini. Finalmente una risposta fuori di Sascha ed un game di servizio chiuso con una delicata palla corta.

Nono ace e nono doppio fallo per il tedesco. Fabio continua a non cercare la palla con i piedi ed a giocare a qualsiasi altezza da terra senza portarsi avanti o indietro per trovarla all’altezza del busto. L’atteggiamento è così evidente che il ligure si becca consigli tattici persino dalle tribune. Arrivano ora due errori di marca tedesca, ma la palla break viene cancellata da un ace ed il 5-2 è di Zverev ancora col servizio. Zverev si muove bene lateralmente, ma fatica a recuperare i tocchi corti di Fabio. Il nostro esplode un bellissimo dritto in corsa ma è ancora col rovescio che non trova il campo. I piedi restano ancora fermi al palo, mentre di controbalzo inizia a scentrare anche il dritto. Palla break che è set point: arriva un doppio fallo che seppellirebbe chiunque, tranne Zverev che incamera il 6-2 e si solleva due set a uno.

Il tedesco del primo set è un lontano ricordo. Quello che si vede ora sul Lenglen è un regolare picchiatore, opportuno nelle scelte tattiche e con la mente sgombra da sovrappensieri. Zverev sa bene che non deve fare altro che mandarla di là, cercando il rovescio di Fabio e coprendo l’incrociato. Perché il lungolinea di rovescio, Fabio, non lo trova neanche in palleggio. Due palle break annullate dal signor Pennetta e altro game fiume in cui tre buone discese a rete issano il nostro sull’1-1.

I doppi falli di Zverev ci fanno compagnia, ma il tedesco oggi gioca tutto il resto ad altissima percentuale. Quando poi prende due righe su seconda di servizio e dritto, le blasfemie di Fabio un po’ le condividiamo. La lezione di palla corta per l’allievo di Lendl non è finita, ma quella di rovescio non è finita per Fabio. Se qualcuno poi si rendesse disponibile per una lezione di seconda di servizio per Zverev, il tedesco eviterebbe l’undicesimo doppio fallo. Altra riga crucca e al cambio campo Fabio lancia la racchetta a terra, dosando magistralmente la forza: quanto basta per sfogarsi, quanto basta per evitare che si rompa ed arrivi il penalty point.

In ogni caso Fabio è tornato in partita. Un turno di servizio tenuto a zero, con due palle corte vincenti. Qui Zverev compie il suo capolavoro tattico, intuendo che non può più limitarsi a rimetterla e decidendo di cambiare registro. E lo fa bene. Arrivano vincenti, il serve and volley ed un game tenuto a zero. Gli alti e bassi visti contro Lajovic sono rimasti sul campo Simonne Mathieu due giorni fa. Il diciottesimo errore non forzato di dritto di Fabio è seguito dal diciassettesimo di rovescio. Fa impressione notare sulla grafica del tabellone che Zverev ne ha rispettivamente 6 e 8. Ma Fabio continua ad esserci, manovra offensivamente e affonda il dritto incrociato.

La diagonale buona oggi è sicuramente quella dritto contro dritto per Fabio: ce ne accorgiamo noi, se ne accorge Zverev che di dritto cerca spesso il lungolinea, mentre Fognini non ne pare persuaso. Sarebbe stato un vantaggio servire per primi almeno in questo quarto set, ora che Zverev è avanti 4-3 ed a due soli game dal match. Sascha, di là, sembra un muro. Più novello Lendl che suo discepolo. Fabio riesce ad acciuffarlo ancora per il 4-4, con due palle corte che fanno l’occhiolino all’arte.

Nei suoi turni di servizio Zverev prende campo e spesso la rete, alternando pregevoli volée ad errori piuttosto marchiani. Il dropshot è un colpo da bottega artigianale, non da industria pesante e quando Sasha lo esegue i risultati lasciano a desiderare. Un servizio e volée di rovescio non proprio degni di Edberg concedono a Fognini una palla break che il nostro gioca passivamente e che il rovescio del tedesco cancella. Ancora la prima seguita dal rovescio per il vantaggio interno. Parità su un colpo steccato di Fabio che finisce sulla riga della buona sorte. Ma è il servizio di Sasha che oramai fa la differenza, e che fa accomodare Fognini al cambio campo con la consapevolezza di dover servire per stare nel match. Nessun problema, Fabio sfrutta anche le palle nuove e tiene il servizio a 15.

Se può scegliere Fognini continua ad andare sul rovescio del suo avversario, ma spesso gli dice male. Un rovescio lungolinea (assa fa’…) destabilizza Zverev. Sul 30-30 arriva, opportuno come il caffè, il dodicesimo doppio fallo, ma Fabio gioca la palla break esattamente come quella sul 3-3, lasciando campo alla sua destra e consentendo l’affondo di rovescio del rivale. Fabio serve sotto 6-5 ma tiene a zero, entrando nel tie break con una palla corta con su scritto: “Forse la vinci, ma questa non la sai fare”.

Ed è tie break dopo due ore e 48 minuti: passante fuori di Fabio su Zverev ancora a rete, poi stecca di Zverev e bel punto italiano con la volée acrobatica di Fognini. Zverev insiste nel cercare la rete e anche stavolta lo fa bene costringendo all’errore il ligure. Il deficitario rovescio lungolinea di Fabio continua a causargli danni e col doppio fallo da sinistra, siamo sotto di un mini break. Bella profondità col dritto di Fabio e si resta attaccati con le unghie e con i denti al 3-4. Poi errore (orrore) con il rovescio lungolinea giocato talmente male da arrivare a malapena alla rete. Zverev non deve fare null’altro che metterla di là ed attendere l’errore di Fabio che va sotto di tre match points. Il primo lo annulla col servizio. Il secondo col dritto. Il terzo andrebbe bene annullarlo anche col manico. La prima di Zverev non entra: cosa daremmo ora per uno di quei bellissimi doppi falli, made in Germany, che tanto abbiamo a cuore? Zverev lo sa e gioca la seconda a 130 all’ora, insegue qualche colpo di Fabio a destra e a manca lasciando all’errore di Fabio il compito di regalargli il match. Dritto fuori di un metro e non resta che andare a stringere la mano.

L’intervista di Fognini in italiano (dopo la parte iniziale inglese)

Zverev si dichiara soddisfatto del suo gioco e felice di aver sconfitto uno dei migliori sulla terra battuta. “Ginevra è il punto da cui dove sono partito per avere queste nove vittorie di fila. Senza la fiducia che mi ha dato non avrei giocato così”. Quanto ai numerosi serve and volley ci risponde dicendo: “Sì, Fabio è uno che risponde dietro, e che questo era parte del mio piano tattico“. Chiedere a Fabio in conferenza stampa quale fosse il suo non era poi così importante. Ci ha detto che doveva essere più aggressivo sulle palle break del nono e undicesimo gioco del quarto set, che magari le avrebbe sbagliate come ha sbagliato il match point, ma che dovevo portarla al quinto, mi meritavo di farlo… poi magari perdevo lo stesso ma me la giocavo“. E gli crediamo, perché lo abbiamo avuto sotto agli occhi senza però capire quale fosse la strategia usata per scardinare Sascha il macigno.

Fabio ha giocato da artista, come del resto sa fare e sa fare innamorare. I suoi colpi, tutti i più belli del match, sembravano arrivare in campo direttamente da una mansarda del Quartier Latin. Zverev ha giocato solido, lo ha detto anche in conferenza stampa, ma noi vorremmo pensare che sono solidi gli edifici, le automobili e gli amori, non il tennis. Chiedere a Kant se l’estetica è anche morale. Anzi no, evitiamo: Kant è tedesco, per oggi lasciamolo stare.

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ATP

ATP Roma, per la decima volta vige la legge Nadal: battuto ancora Djokovic [VIDEO COMMENTO]

Quasi tre ore per superare un ottimo e combattivo Nole. Decimo successo agli Internazionali per Nadal, 88° titolo e 36° Masters 1000 (raggiunto proprio Djokovic)

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Rafael Nadal - ATP Roma 2021 (via Twitter, @atptour)

[2] R. Nadal b. [1] N. Djokovic 7-5 1-6 6-3

Rafael Nadal vince per la decima volta il Masters 1000 di Roma e lo fa superando in tre set il numero uno del mondo Novak Djokovic, dopo due ore e quarantanove minuti di battaglia. La partita è stato il solito match di grande intensità, non dissimile dalla grande maggioranza dei precedenti (29-28 in favore di Djokovic il bilancio aggiornato). Il maiorchino ha giocato complessivamente meglio, accusando un brutto calo nel secondo set, perso 6-1, ma riprendendosi alla grande nel terzo. Proprio nel parziale decisivo le ben note doti da combattente di Rafa hanno fatto la differenza con lo spagnolo che dopo aver annullato due palle break è riuscito a mettere a segno lo strappo decisivo, alzando la coppa a sedici anni dalla prima volta.

Ma diamo un’occhiata ai numeri aggiornati dello spagnolo, che impressionano non poco: titolo numero 88 in carriera, 62 esimo sulla terra (su 70 finali) e 36esimo Masters 1000 (agganciato proprio Djokovic). Con questo successo inoltre Nadal solleva per la settima volta in carriera un trofeo dopo aver salvato match point nel corso del suo percorso (due contro Denis Shapovalov) e ottiene la 22° vittoria contro un numero uno del mondo.

 

Pallottoliere a parte, Nadal sarà ancora una volta l’uomo da battere sui campi del Roland Garros (ma questo a prescindere dal successo odierno), ma il Djokovic visto questa settimana è apparso in buona forma e sembra avviato sulla buona strada per poter essere decisamente pericoloso.

IL MATCH – Nole parte forte e, dopo aver tenuto la battuta, mette in difficoltà Rafa con la risposta. Prima parte con ampio anticipo su un dritto in chiusura di Nadal trovando addirittura il vincente al volo, poi risponde profondissimo e si procura una palla break, che Rafa annulla con una smorzata millimetrica in uscita dal servizio. Djokovic, quasi punto sul vivo, replica a sua volta con due palle corte, annullando una palla dell’1-1 e tornando a palla break. Nadal si salva ancora con una prima vincente, ma alla terza chance si arrende alla pressione dell’avversario. Il vantaggio dura però poco perché lo spagnolo si rifà immediatamente sotto, chiudendo Nole in un angolo col dritto e impattando sul 2-2.

Sul 3-3, Rafa riesce a procurarsi palla break con uno strepitoso dritto in corsa, nonostante una caduta che fa preoccupare il pubblico e anche lo stesso spagnolo. La reazione al punto vinto è una via di mezzo tra un’esultanza e un urlo di rabbia per essersi piantato sulla riga, rischiando seriamente di farsi male. È incredibile. Finiremo per ammazzarci è il commento a caldo, prima che un raccattapalle venga chiamato a martellare la riga, evidentemente rialzata e mal sistemata. Non proprio una bella scena da vedere nella finale di un Masters 1000, tanto più se si considera che non è la prima volta che i giocatori si lamentano delle condizioni dei campi di Roma, sia quest’anno che nelle edizioni passate.

Djokovic annulla la palla break con un doppio rovescio lungolinea dei suoi e riesce poi a tenere il servizio. Sa bene come infastidire Nadal sulla terra – d’altronde lo ha battuto sette volte, impresa a cui gli altri non si sono nemmeno avvicinati – e domina gli scambi sopra i nove colpi (8 vinti e uno solo perso a questo punto della partita), ma per ora sta subendo l’aggressività dell’avversario nei primissimi colpi e col dritto non incide abbastanza. Lo spagnolo viaggia poi sopra l’80% di prime palle, il che gli permette di incanalare si da subito gli scambi su binari favorevoli. Djokovic invece litiga un po’ con la seconda, commettendo un doppio fallo sulla palla del 6-5 e subendo poi la risposta profonda di Nadal, che trova il break e va a servire per il set. Ai vantaggi, rimontando da 0-30, ma il maiorchino riesce infine a far suo il parziale dopo ben un’ora e quindici minuti di gioco.

Nole è palesemente nervoso e continua a subire l’iniziativa di Rafa nei primi giochi. Dopo aver salvato una palla break nel terzo game però, riesce finalmente ad aprirsi il campo col rovescio e un po’ a sorpresa è lui a effettuare il primo strappo, sfruttando anche due brutte smorzate di Nadal e salendo 4-1. Il break revitalizza Djokovic e viceversa mina un po’ le certezze dello spagnolo, che rimane invischiato in un altro turno di battuta complicato e finisce per trovarsi sotto 5-1. Rafa annulla due set point alla sua maniera, ma al terzo capitola: dopo due ore siamo un set pari.

Molto interessante la scelta di piazzamento del dritto da parte del serbo in questo secondo set: il 72% lo ha giocato incrociato (ovvero sul rovescio di Nadal) contro il 54% del primo parziale.

Nadal – ma la cosa non stupisce – non accusa il colpo dei tanti errori e del set appena perso in maniera così netta, anzi riparte con piglio decisamente bellicoso. Djokovic non è da meno e assorbe l’urto della rinnovata aggressività dell’avversario. L’intensità della partita ora è alle stelle, gli scambi sono quasi tutti da spellarsi le mani e i vincenti tornano a farsi consistenti. Il serbo si procura due palle break sul 2-2: sulla prima è lui a sbagliare, sulla seconda viene infilato da un rovescio lungolinea vincente di Rafa. Break mancato, break subito. Nole si ritrova sotto 0-40 con due errori, un nastro che accomoda la palla a Nadal e poi subisce un gran passante del maiorchino, cedendo a zero la battuta. Sotto 5-2, Djokovic si lascia prendere dalla fretta e deve fronteggiare un match point, sul quale Rafa stecca la risposta, prima di difendere il turno di servizio. L’inevitabile è solo rimandato perché nel game successivo, lo spagnolo può festeggiare la “decima” a Roma.

Il tabellone finale del torneo con tutti i risultati

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WTA

WTA Roma: Swiatek tramortisce Pliskova in finale con un doppio 6-0 ed entra in top 10

La finale femminile degli Internazionali d’Italia 2021 dura solo 46 minuti: Swiatek lascia tredici punti a una Pliskova spaesata e vince il suo terzo titolo. Da lunedì sarà in top 10, e a Parigi tra le favorite

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Iga Swiatek - WTA Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

[15] I. Swiatek b. [9] Ka. Pliskova 6-0 6-0

Il quindicesimo e il sedicesimo bagel nella storia delle finali femminili degli Internazionali d’Italia si manifestano insieme, per grossi meriti di Iga Swiatek e cospicui demeriti di Karolina Pliskova, che perde la seconda finale di fila al Foro Italico senza alcuna possibilità di contendere il trofeo all’avversaria. Nel 2020 era stata la coscia sinistra, già fasciata a inizio partita, a costringerla al ritiro sotto 6-0 2-1 contro Simona Halep; quest’anno il fisico era (apparentemente) integro ma è mancato tutto il resto, primariamente la capacità di tenere la palla in campo.

Iga Swiatek ha dominato col doppio 6-0 una non-finale che si è conclusa in soli quarantasei minuti con lo scoraggiante score di 51 punti a 13 in favore della giocatrice polacca, al terzo titolo in carriera dopo il Roland Garros 2020 e Adelaide 2021. Grazie a questo successo, che in un certo senso ci si aspettava in virtù della sua maggior attitudine alla superficie ma che era certamente impossibile prevedere nelle proporzioni, Iga Swiatek farà il suo esordio in top 10 (e salirà al quinto posto nella Race). Quanto mai meritato, dopo le ultra-fatiche di sabato (giorno in cui ha dovuto superare sia i quarti che le semifinali, contro Svitolina e Gauff) e la prestazione impeccabile di questa domenica.

 

Sul match non c’è molto da dire, e poco da dire ha avuto anche Karolina Pliskova in fase di premiazione: “Purtroppo non è stata la mia miglior giornata. Ma devo fare i miei complimenti a Iga, che ha giocato davvero una grande partita. Ho giocato delle belle partite qui, cercherò solo di dimenticare quella di oggi!“.

Come detto non era andata granché bene nemmeno lo scorso anno; Karolina deve così ad archiviare un misero game vinto nelle ultime due finali giocate a Roma, dopo aver vinto quella del 2019 contro Konta. Subisce inoltre l’undicesimo e il dodicesimo bagel della carriera nel circuito maggiore, ma c’è un precedente piuttosto bizzarro che risale alla sua carriera a livello ITF; nel marzo 2009, pochi giorni dopo aver compiuto 17 anni, aveva subito un doppio 6-0 (l’unico della sua carriera prima di oggi) nei quarti dell’ITF giocato a Latina presso il Tennis Club Nascosa, meno di novanta chilometri di distanza dal Foro Italico. Speriamo solo abbia voglia di tornare a giocare a tennis nel Lazio, verrebbe da pensare.

Appare però doveroso concentrarsi sul tennis offerto da Iga Swiatek. Se non c’è mai stata partita, al netto dei sei doppi falli commessi dalla giocatrice ceca e del suo senso di generale impotenza, è principalmente per merito di una Swiatek che ha perso solo tre punti al servizio e interpretato l’incontro alla perfezione, trovando profondità e spin immediatamente con il primo colpo dopo il servizio (o direttamente in risposta) per impedire a Pliskova di colpire alle sue condizioni. Se infatti Karolina è una colpitrice di rara pulizia ed efficacia quando ha il tempo di trovare gli appoggi, quando deve colpire in corsa o è costretta a indietreggiare per trovare la giusta distanza, entra facilmente in confusione e inizia a sbagliare.

Oggi è successo questo, e dall’altra parte ha trovato una giocatrice che ha chiuso praticamente tutti i punti che voleva col vincente. E che ha dimostrato di avere una straordinaria facilità nei movimenti sulla terra battuta, sfruttando alla perfezione l’arte dello scivolamento per raggiungere la palla nel modo migliore e scoccare un vincente.

Con questo biglietto da visita, che è anche il primo 6-0 6-0 nella storia delle finali degli Internazionali d’Italia (ambosessi), Iga Swiatek si presenterà a Parigi con tutte le credenziali per difendere il trofeo sollevato lo scorso ottobre. Non sarà una passeggiata, ma se esisteva un modo ideale per arrivarci, beh, era esattamente questo.

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Editoriali del Direttore

Ancora i soliti due, Nadal e Djokovic. Rischiano, ma alla fine sono i più forti [VIDEO-COMMENTO]

ROMA – Sonego che batte il n.15 Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e lotta alla pari con il n.1 Djokovic è la storia più bella che poteva capitare al tennis italiano, già protagonista in tutti i Masters 1000 dell’anno. Il Connors de noantri

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Rafa Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

da Roma, il direttore

I soliti due. Dov’è la notizia? Non c’è dubbio che la notizia più clamorosa sarebbe stata quella di un Sonego in finale, come lo fu per l’ultima volta qui al Foro Adriano Panatta nel ’78 battuto da Bjorn Borg al quinto set nel famoso match in cui un calabrone ingaggiò un duello con la Donnay di Borg che dovette schivare anche qualche monetina lanciata da qualche italopiteco che fu rimbrottato perfino da Adriano Panatta, quando lo svedese disse: “Se me ne tirate un’altra me ne vado!”.

Mi pare giusto ricordare, a questo punto, che anche l’anno prima un italiano aveva raggiunto la finale, e cioè Tonino Zugarelli che perse in quattro set contro Vitas Gerulaitis, così come in quattro set nel ’76 era stato Panatta ad avere la meglio su Guillermo Vilas.

 

Non è andato in finale, rimpiangerà forse le tre palle break iniziali del terzo set (“La partita avrebbe potuto prendere un’altra piega, comunque Sonego ha dimostrato perché aveva raggiunto le semifinali” gli ha subito riconosciuto Novak Djokovic), ma comunque così come nessuno ha dimenticato che Filippo Volandri raggiunse le semifinali qui nel 2007, nessuno dimenticherà che l’eroe azzurro di questa edizione è stato Lorenzo Sonego, un ragazzo capace di straordinari progressi che peraltro il suo coach Gipo Arbino mi aveva garantito di aver constatato già quando ci parlai a gennaio.

Lorenzo ha battuto in un solo torneo il n.15 del mondo Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e ha giocato per oltre due ore alla pari contro il n.1 del mondo, uno che ha vinto questo torneo cinque volte e che aveva fatto vedere contro Tsitsipas, al termine di un match bellissimo, la sua straordinaria bravura e irriducibilità.

Lorenzo Sonego – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Lorenzo è stato alla sua altezza, all’altezza di un supercampione come Djokovic, assolutamente, dimostrando un coraggio, una personalità e doti tecniche che un anno fa forse solo Gipo Arbino, il suo mentore, aveva intravisto.

Mi è piaciuto da morire anche, conoscendo la sua timidezza e umiltà fuori del campo, la sua grande educazione, quel suo modo di incitare la folla perché a sua volta lo incitasse, lo caricasse ancor più di adrenalina, quasi come se avesse bisogno di ancor più garra. Come se altrimenti potesse rischiare di mollare. Ma quando mai!

Lorenzo, e potrò venire accusato di blasfemia perché ovviamente in termini di risultati il paragone non regge, ma con quel suo modo di caricare la folla mi ha ricordato quel che faceva allo US Open nientemeno che Jimmy Connors. Bellissimo, trascinante. Uno vero, che non si nasconde dietro il politically correct perché corretto, correttissimo è in campo… tant’è che ha subito senza fiatare anche due errori arbitrali di cui si sono resi conto soltanto gli spettatori davanti alla TV.  Immagino la soddisfazione dei suoi sponsor, uno dei quali, Reale Mutua non poteva davvero immaginarsi un simile exploit del suo “ambassador” (ormai si dice così…, chissà perchè il sostantivo testimonial è passato di moda) proprio nel torneo di Roma di cui è sponsor. Giocando sul core business dell’antica società torinese d’assicurazione – sarà mica intervenuta nel mondo tennis perchè proprio a Torino ci saranno le finali ATP per i prossimi 5 anni? – si può dire che essa si è “assicurata” un tennista dal grande presente e da un probabilissimo grande futuro, al di là di ogni più rosea aspettativa: di certo al momento in cui hanno firmato …la polizza, i riflessi mediatici e televisivi di quella sponsorship non erano onestamente prevedibili. A volte nel firmare un contratto con un atleta non sai davvero dove puoi cadere. Ti può andare bene bene perchè quello improvvisamente comincia a vincere match su match o anche male, molto male. Pensate, giusto per accennare ad un paio di “immortali”: Barilla e Uniqlo hanno investito una fortuna su Federer e lo svizzero negli ultimi due anni non ha quasi giocato. Mi direte che a “prendere” un giocatore di 38 anni ci sta che scivoli nella vasca da bagno mentre fa il bagnetto a un gemellino e si rovini un ginocchio, così come ci sta che una prima operazione non basti, ma avete idea degli investimenti, anche se Federer è e resta icona mondiale anche quando non gioca a tennis e gira uno spot in cucina con un Master Chef. Idem il primo anno, disastroso, di Djokovic con Lacoste. Un 2011, un 2015 e i primi 6 mesi del 2016 da Mille e Una Notte, poi un pessimo secondo semestre del 2016, tanto che pure avendo un margini di punti pazzesco nei confronti di Murray, finì proprio con le finali ATP di Londra per perdere la leadership.

Chiusa qui la parentesi sponsor – e non ho accennato al discorso pandemia, ai 6 mesi di stop dovuti al virus, chi poteva immaginarli? E quelli che avevano firmato un contratto di un anno soltanto per il 2020? – avremo certo modo di riparlare degli incredibili progressi mostrati da Lorenzo Sonego, ora che è 12° nella Race è la possibilità che ci sia anche lui fra i tre italiani che lotteranno per arrivare a disputare le finali ATP di Torino alla luce di quanto si è visto in questi primi quattro mesi dell’anno, c’è, è reale, non è pura utopia, un sogno impossibile. Per carità, che ce la facciano tutti e tre, Berrettini, Sinner e Sonego è quasi impossibile, siamo onesti. Però quel quasi uno ce lo può mettere, e io ce lo metto, senza passare da illuso sciovinista. Ragazzi, quando si batte tre top 15 in un torneo, ci sta tutto. Quando si fanno due finali di un Mille con due giocatori e una semifinale con un terzo, sognare è lecito e non è detto che si debba cascare dal letto.

Sonego e Djokovic – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

VERSO LA FINALE – Pur con tutto il rispetto e l’ammirazione per lo straordinario torneo di Sonego, devo passare ai due sfidanti della finale maschile. Ancora loro, i duellanti degli ultimi tre lustri che si sono sfidati fino a oggi la bellezza di 56 volte e giocheranno per la sesta volta per il titolo degli Internazionali d’Italia. Snocciolo subito altri numeri, così me li levo tutti di torno. Djokovic ha vinto in 29 occasioni, Nadal in 27. Nelle nove finali di Slam Nadal conduce 5-4, negli incontri giocati in toto negli Slam (16) Nadal è avanti 10-6. Nelle finali dei Masters 1000 invece è avanti, anche lui di misura, Djokovic, 7-6. Nei Masters 1000, fra finali e non, i due si sono incontrati 28 volte e Djokovic è avanti 16 a 12.

Infine eccoci a Roma, dove Nadal ha trionfato nove volte (2005-2006-2007-2009-2010-2012-2013-2018-2019) ed è a caccia della “Decima”. Djokovic si è imposto 5 volte (2008-2011-2014-2015-2020) e cerca le “Sesta”. In totale, sono arrivati in finale rispettivamente 12 e 11 volte (compresa questa) e il Masters 1000 di Roma vanta una particolarità: dopo il 2004, quando Moya batté Nalbandian, in finale c’è sempre stato uno dei due. In cinque occasioni ci sono arrivati entrambi e Nadal conduce 3-2 avendo vinto l’ultima finale nel 2019, 6-0 4-6 6-1. Come dicevo all’inizio di questa sfilza di dati, si contenderanno per la sesta volta il trofeo dei nostri Internazionali.

In totale a Roma però si sono affrontati otto volte e il bilancio è di cinque vittorie per Nadal e tre per Djokovic. Quale anno, quale turno e quale duello fra loro, quale vincitore, quale risultato?

Ecco qua:

  • 2007, quarti, duello n.4, Nadal 6-2 6-3; 
  • 2009, finale, duello n.17, Nadal 7-6 6-2; 
  • 2011, finale, duello n.27, Djokovic 6-4 6-4; 
  • 2012, finale, duello n.32, Nadal 7-5 6-3;
  • 2014, finale, duello n.41, Djokovic 4-6 6-3 6-3; 
  • 2016, quarti, duello n.49, Djokovic 7-5 7-6; 
  • 2018, semifinale, duello n.51, Nadal 7-6(4)6-3; 
  • 2019, finale, duello n.54, Nadal 6-0 4-6 6-1.

Sei loro duelli si sono conclusi in due set, mentre soltanto due sfide – curiosamente – sono andate al terzo. E a Roma le loro non sono sempre state grandi partite. Speriamo che lo sia quella odierna. Anche se Djokovic ci arriva dopo due notevoli battaglie, mentre Nadal, che aveva annullato due match point nei quarti, ieri ha avuto una giornata decisamente più leggera.

A mio avviso nessuno dei due è al massimo, però. Nonostante questo, in fondo sono arrivati ancora una volta loro.

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