Roland Garros: la solidità di Zverev spegne l'estro di Fognini

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Roland Garros: la solidità di Zverev spegne l’estro di Fognini

PARIGI – Fognini parte benissimo ma Zverev è di acciaio. “Dovevo avere più coraggio nel quarto set”. Fabio entrerà comunque nei top 10 se Wawrinka non vince il torneo

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da Parigi, il nostro inviato

[5] A. Zverev b. [9] F. Fognini 3-6 6-2 6-2 7-6(5)

Avremmo voluto fortemente Fabio Fognini nei quarti di finale. Lo avremmo voluto anche per poter dire che finalmente, dopo 40 anni, c’era un italiano tra i primi 10 della classifica. L’ultimo a riuscirci, Corrado Barazzutti nel 1979, sedeva oggi in tribuna nel Lenglen. Malgrado il risultato di Fabio, con la sconfitta di Del Potro contro Kachanov, l’obiettivo sembra comunque raggiunto a meno che Stan Wawrinka non vinca il torneo (il che può voler dire battere Federer, Nadal e Djokovic in sequenza). Per un obiettivo che pare raggiunto, però, un altro certamente tramonta. Ai quarti ci va Zverev, meritatamente. O forse  “demeritatamente” perché sono anche gli errori di Fabio a spedircelo. Tanti, troppi errori. Lo avremmo voluto perché l’unica volta in cui il nostro ci era riuscito nel 2011, non poté disputare il suo match contro Djokovic, distrutto dalla maratona contro Montanes. Il destino ci portava ancora tra le braccia del serbo, e ci saremmo sentiti tutti noi otto anni più giovani o otto anni più anziani.

 

Del resto nei match che contano, quelli ad eliminazione diretta, la Germania non è mai riuscita a battere l’Italia. Ai mondiali di Messico ‘70 ci provarono a lungo. A quelli di Spagna ‘82 non ci credevano poi tanto. A quelli giocati in casa nel 2006, ci credevano e come, e per questo fu ancora più bello. Certo, abbiamo negli occhi i rigori del 2014, la patetica rincorsa di Zaza e la sbruffonata di Pellé. Ma al 90° e al 120°, eravamo ancora là. Invicti. Il precedente di Montecarlo ci rincuorava, anche perché lo Zverev degli ultimi giorni non sembrava diverso da quello fiacco visto in costa azzurra. Ma la ragione portava ad essere prudenti e lo sguardo di ghiaccio di Sasha, incrociato l’altro ieri in conferenza stampa, era quello di chi non mentiva quando diceva di stare meglio, di stare bene.

Non a caso si partiva con Fabio in difficoltà sul suo servizio. Tre palle break di marca germanica, con un “bonjour” dato al pubblico del Lenglen col fallo di piede. Il ligure comincia a giocare con un minuto di ritardo e le cancella quasi con indolenza. Sul successivo turno di servizio è Zverev ad esibirsi nel tentativo di rimonta dallo 0-40. Ma gli riesce molto peggio con due doppi falli che mandano avanti 2 a 0 Fognini. La superficie del Lenglen (che Federer aveva definito “a little more slippery”) unita alla pioggia che va asciugandosi sulle linee, fa scivolare un paio di volte il nostro sui suoi repentini cambi di direzione. Poco conta, perché si va 3 a 0. Non può essere così facile, ma è bello farsi illusioni. Illusioni, perché Zverev inizia a far pesare i 20 cm di differenza al servizio.

Una brutta volée di Fognini e un dritto fuori in manovra riportano tre palle break in casa tedesca. Un doppio fallo del nostro a dir poco chilometrico e il servizio è ceduto con annesse prime lamentele verso il proprio box. Fognini sceglie di rispondere distante alle prime di servizio di Zverev, il quale se ne accorge e apre gli angoli in battuta. In campo però gioca molto più avanti del tedesco, comandando lo scambio e capovolgendo l’ordine dei fattori, con quello alto che corre e quello piccolo che picchia. Si fa politica dagli spalti, con un francese che grida inneggiando al “genio italiano” contro “l’austerità tedesca”. La Merkel non apprezza e commissiona a Zverev una risposta vincente di dritto.

Fabio tiene il servizio del 4-3 e va al cambio campo iniziando la sua faida contro qualcuno negli spalti dal lato tribuna stampa. Le parole di Fabio non le cogliamo bene: c’è chi pensa che abbia detto “è reato!”, e chi  pensa abbia detto qualcosa in esperanto. Il clima italiano ispira Zverev ad imitare l’atleta di casa nostra che più ammira, iniziando a servire come Errani e realizzando ancora due doppi falli in fila. A questi si aggiunge un stecca di dritto ed arriva ancora un break che manda Fabio a servire per il set. Il tedesco è furente e grida contro il mondo in lingua russa, di certo non per citare Torguenev o Tolstoj. A Fognini basta tenere l’iniziativa nel successivo game e Paolo Rossi segna il primo gol nella finale dell’82.

In tribuna stampa assieme agli odori del fast-food incorporato nello stadio, inizia a diffondersi un cauto ottimismo tra gli italiani, mentre il sole fa capolino asciugando l’aria e il campo, fatto che avvantaggia indubbiamente Zverev. Fabio vince una faticosa diagonale di dritto, Zverev gioca ancora col telaio e siamo un gioco pari. Dopo 40 minuti il tedesco già schiuma di rabbia berciando improperi in russo. Fabio modifica posizione in risposta, avanza di più, ma soffre a contenere le bordate perennemente sopra i 200 all’ora del Maestro 2018. Così, pian piano, si allontana in risposta. Forse non lo sa ancora, ma questa scelta gli si ritorcerà contro.

Fognini si impigrisce e offre un’opportunità a Zverev. Sulla timida seconda di Fabio, Zverev decide di non giocare e manda fuori di un metro la risposta. Altri due errori tedeschi e gioco per noi. I trenta gradi di ieri sono solo un ricordo. Il vento è freddo ma almeno tiene lontane le nuvole.

Il lunghissimo quinto gioco del secondo set si rivela un crocevia decisivo per le sorti del match. Zverev fa e disfa con la battuta, ma arriva a concedere una palla break  con un errore madornale di rovescio. I due si scambiano cortesie per la parità e per una nuova palla break per Fabio. Ace per annullarla e ancora doppio fallo, perché di servire con continuità a Sacha proprio non gliene viene. La terza opportunità se ne va con un bellissimo passante di dritto di marca tedesca. Da lì Zverev inizia ad essere più lucido accorgendosi di un Fognini in posizione troppo arretrata e facendo uso dello schema servizio e volée. Fabio non digerisce l’affronto e pennella una palla break perfetta continuando a fissare con aria di sfida l’avversario che sbuffa per l’impossibile recupero. I punti giocati aumentano e Zverev si esibisce nel miglior colpo di giornata, il doppio fallo (siamo a sette). Poi arrivano gli ace (5 e 6) e di vedere un po’ di tennis giocato non se ne parla. Ancora serve and volley di Zverev ma Fognini se ne accorge e la volée amburghese è da dimenticare.

Il ventesimo punto del game è un dropshot chiuso a rete da Fabio che viene però sorpreso dal serve and volley sulla seconda del tedesco (o forse dal fatto che la sua seconda entri in campo). 22 punti, quattro palle break, eppure game Germania. Gol mancato, gol subito, perché Sasha tiene ora maggiormente l’iniziativa e si procura due palle break. Un colpo fortunato di Zverev obbliga Fabio ad un ricamo di dritto che pochi, davvero pochi, saprebbero fare. Ma il secondo errore di rovescio in lungolinea cede il break. Sembra ci si possa mettere una toppa nel game successivo perché Fabio va avanti 0-30 con un passante incrociato di dritto di bellezza abbacinante. Senza fare i conti con l’efficienza tedesca, che porta Zverev di nuovo avanti. Giusto il tempo di una esibizione da man di cemento del 21enne di Amburgo, il quale rimedia però il game con l’ennesimo rovescio in rete del nostro e con un suo tocco sbagliato.

L’inerzia è ora tutta del biondo numero 5 del mondo. Fabio ha perso il registro del rovescio e il filo del gioco. Gli errori sono troppi e lo sfogo verso il pubblico che lo disturba alle sue spalle è dei peggiori (“fa come gli struzzi quello lì… ma gli dici qualcosa tu o glielo dico io? co@#*&ne…”). Non serve neanche questo. Zverev trova una gran risposta e la Germania pareggia col 6-2.

La posizione in campo del nostro appare il suo tallone d’Achille. In difesa è troppo distante e Zverev ne approfitta attaccando la rete. In attacco gioca sulla linea di fondo, non riuscendo però a spingere adeguatamente, ed esponendosi spesso all’errore. Zverev dal canto suo appare aver risolto i suoi problemi al servizio. Ne risolve anche uno a Fabio graziandolo in uno scambio ravvicinato a rete. Un vincente di dritto ritrovato da Fabio interrompe la striscia di cinque giochi a zero del tedesco.

Zverev a tratti sembra David Ferrer sportivamente reincarnato, correndo su tutto e ributtando tutto di là. Fabio gioca estemporaneo perché la difesa di Zverev è a dir poco frustrante. Un litigio con l’avversario per interposto giudice di sedia precede un errore ed un grido “Muoviti!” rivolto a se stesso e alle sue gambe. Alle parole non seguono i fatti, Fabio resta immobile dopo il servizio e sbaglia un dritto. Sulla palla break è bravissimo Zverev e siamo sotto anche nel terzo.

Fabio dal lato della tribuna stampa ha un avversario in più. Nel pubblico qualcuno continua a dargli fastidio ed in francese Fognini gliene dice un paio. Capiremo in conferenza stampa che le parole erano rivolte al fisioterapista di Zverev, e che il resto è arrivato negli spogliatoi. Oramai il soliloquio fa passare quasi inosservato un meraviglioso pallonetto del nostro ed una orribile volée del tedesco. Zverev però macina ancora servizi e punti e quando concede l’occasione, Fabio sbaglia la risposta ma scaglia bene la racchetta a terra. I nervi sono oramai saltati e saltano per aria anche le racchette in panca. Arrivano nell’ordine un warning ed il fisioterapista per Fabio che le prova tutte per far perdere ritmo e convinzione all’avversario. Una nuova fasciatura al polpaccio e si torna in campo giusto per vedere un erroraccio di Zverev al volo e un bel dritto incrociato di Fognini. Finalmente una risposta fuori di Sascha ed un game di servizio chiuso con una delicata palla corta.

Nono ace e nono doppio fallo per il tedesco. Fabio continua a non cercare la palla con i piedi ed a giocare a qualsiasi altezza da terra senza portarsi avanti o indietro per trovarla all’altezza del busto. L’atteggiamento è così evidente che il ligure si becca consigli tattici persino dalle tribune. Arrivano ora due errori di marca tedesca, ma la palla break viene cancellata da un ace ed il 5-2 è di Zverev ancora col servizio. Zverev si muove bene lateralmente, ma fatica a recuperare i tocchi corti di Fabio. Il nostro esplode un bellissimo dritto in corsa ma è ancora col rovescio che non trova il campo. I piedi restano ancora fermi al palo, mentre di controbalzo inizia a scentrare anche il dritto. Palla break che è set point: arriva un doppio fallo che seppellirebbe chiunque, tranne Zverev che incamera il 6-2 e si solleva due set a uno.

Il tedesco del primo set è un lontano ricordo. Quello che si vede ora sul Lenglen è un regolare picchiatore, opportuno nelle scelte tattiche e con la mente sgombra da sovrappensieri. Zverev sa bene che non deve fare altro che mandarla di là, cercando il rovescio di Fabio e coprendo l’incrociato. Perché il lungolinea di rovescio, Fabio, non lo trova neanche in palleggio. Due palle break annullate dal signor Pennetta e altro game fiume in cui tre buone discese a rete issano il nostro sull’1-1.

I doppi falli di Zverev ci fanno compagnia, ma il tedesco oggi gioca tutto il resto ad altissima percentuale. Quando poi prende due righe su seconda di servizio e dritto, le blasfemie di Fabio un po’ le condividiamo. La lezione di palla corta per l’allievo di Lendl non è finita, ma quella di rovescio non è finita per Fabio. Se qualcuno poi si rendesse disponibile per una lezione di seconda di servizio per Zverev, il tedesco eviterebbe l’undicesimo doppio fallo. Altra riga crucca e al cambio campo Fabio lancia la racchetta a terra, dosando magistralmente la forza: quanto basta per sfogarsi, quanto basta per evitare che si rompa ed arrivi il penalty point.

In ogni caso Fabio è tornato in partita. Un turno di servizio tenuto a zero, con due palle corte vincenti. Qui Zverev compie il suo capolavoro tattico, intuendo che non può più limitarsi a rimetterla e decidendo di cambiare registro. E lo fa bene. Arrivano vincenti, il serve and volley ed un game tenuto a zero. Gli alti e bassi visti contro Lajovic sono rimasti sul campo Simonne Mathieu due giorni fa. Il diciottesimo errore non forzato di dritto di Fabio è seguito dal diciassettesimo di rovescio. Fa impressione notare sulla grafica del tabellone che Zverev ne ha rispettivamente 6 e 8. Ma Fabio continua ad esserci, manovra offensivamente e affonda il dritto incrociato.

La diagonale buona oggi è sicuramente quella dritto contro dritto per Fabio: ce ne accorgiamo noi, se ne accorge Zverev che di dritto cerca spesso il lungolinea, mentre Fognini non ne pare persuaso. Sarebbe stato un vantaggio servire per primi almeno in questo quarto set, ora che Zverev è avanti 4-3 ed a due soli game dal match. Sascha, di là, sembra un muro. Più novello Lendl che suo discepolo. Fabio riesce ad acciuffarlo ancora per il 4-4, con due palle corte che fanno l’occhiolino all’arte.

Nei suoi turni di servizio Zverev prende campo e spesso la rete, alternando pregevoli volée ad errori piuttosto marchiani. Il dropshot è un colpo da bottega artigianale, non da industria pesante e quando Sasha lo esegue i risultati lasciano a desiderare. Un servizio e volée di rovescio non proprio degni di Edberg concedono a Fognini una palla break che il nostro gioca passivamente e che il rovescio del tedesco cancella. Ancora la prima seguita dal rovescio per il vantaggio interno. Parità su un colpo steccato di Fabio che finisce sulla riga della buona sorte. Ma è il servizio di Sasha che oramai fa la differenza, e che fa accomodare Fognini al cambio campo con la consapevolezza di dover servire per stare nel match. Nessun problema, Fabio sfrutta anche le palle nuove e tiene il servizio a 15.

Se può scegliere Fognini continua ad andare sul rovescio del suo avversario, ma spesso gli dice male. Un rovescio lungolinea (assa fa’…) destabilizza Zverev. Sul 30-30 arriva, opportuno come il caffè, il dodicesimo doppio fallo, ma Fabio gioca la palla break esattamente come quella sul 3-3, lasciando campo alla sua destra e consentendo l’affondo di rovescio del rivale. Fabio serve sotto 6-5 ma tiene a zero, entrando nel tie break con una palla corta con su scritto: “Forse la vinci, ma questa non la sai fare”.

Ed è tie break dopo due ore e 48 minuti: passante fuori di Fabio su Zverev ancora a rete, poi stecca di Zverev e bel punto italiano con la volée acrobatica di Fognini. Zverev insiste nel cercare la rete e anche stavolta lo fa bene costringendo all’errore il ligure. Il deficitario rovescio lungolinea di Fabio continua a causargli danni e col doppio fallo da sinistra, siamo sotto di un mini break. Bella profondità col dritto di Fabio e si resta attaccati con le unghie e con i denti al 3-4. Poi errore (orrore) con il rovescio lungolinea giocato talmente male da arrivare a malapena alla rete. Zverev non deve fare null’altro che metterla di là ed attendere l’errore di Fabio che va sotto di tre match points. Il primo lo annulla col servizio. Il secondo col dritto. Il terzo andrebbe bene annullarlo anche col manico. La prima di Zverev non entra: cosa daremmo ora per uno di quei bellissimi doppi falli, made in Germany, che tanto abbiamo a cuore? Zverev lo sa e gioca la seconda a 130 all’ora, insegue qualche colpo di Fabio a destra e a manca lasciando all’errore di Fabio il compito di regalargli il match. Dritto fuori di un metro e non resta che andare a stringere la mano.

L’intervista di Fognini in italiano (dopo la parte iniziale inglese)

Zverev si dichiara soddisfatto del suo gioco e felice di aver sconfitto uno dei migliori sulla terra battuta. “Ginevra è il punto da cui dove sono partito per avere queste nove vittorie di fila. Senza la fiducia che mi ha dato non avrei giocato così”. Quanto ai numerosi serve and volley ci risponde dicendo: “Sì, Fabio è uno che risponde dietro, e che questo era parte del mio piano tattico“. Chiedere a Fabio in conferenza stampa quale fosse il suo non era poi così importante. Ci ha detto che doveva essere più aggressivo sulle palle break del nono e undicesimo gioco del quarto set, che magari le avrebbe sbagliate come ha sbagliato il match point, ma che dovevo portarla al quinto, mi meritavo di farlo… poi magari perdevo lo stesso ma me la giocavo“. E gli crediamo, perché lo abbiamo avuto sotto agli occhi senza però capire quale fosse la strategia usata per scardinare Sascha il macigno.

Fabio ha giocato da artista, come del resto sa fare e sa fare innamorare. I suoi colpi, tutti i più belli del match, sembravano arrivare in campo direttamente da una mansarda del Quartier Latin. Zverev ha giocato solido, lo ha detto anche in conferenza stampa, ma noi vorremmo pensare che sono solidi gli edifici, le automobili e gli amori, non il tennis. Chiedere a Kant se l’estetica è anche morale. Anzi no, evitiamo: Kant è tedesco, per oggi lasciamolo stare.

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Gli auguri del mondo del tennis a Rino Tommasi

Da Steve Flink a Federico Ferrero, passando per Richard Evans e tanti altri. Pubblichiamo i messaggi d’auguri per Rino Tommasi ricevuti dal direttore Scanagatta

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Ieri, 23 febbraio, Rino Tommasi ha compiuto 87 anni e gli abbiamo reso omaggio in questo articolo. Nelle ultime ore, però, il direttore ha ricevuto tanti messaggi di auguri rivolti a Rino e abbiamo deciso di raccogliere i migliori e pubblicarli.


Andrea Gaudenzi 

Caro Rino,

Tanti auguri per il tuo ottantasettesimo compleanno! Una vera icona del giornalismo tennistico italiano, sei sempre stato in prima fila nell’uso delle statistiche e dei dati nel nostro sport, una cosa che ho sempre rispettato e ammirato nel corso della mia carriera di giocatore. Sebbene tu non sia più presente nel circuito, il tuo contributo al nostro sport non è certamente stato dimenticato.
Buon compleanno, ti auguro il meglio,

 

Andrea

Steve Flink 

Rino,

Ubaldo mi ha detto che oggi compi 87 anni, difficile crederlo! Gli anni passano così veloci. Nella mia testa ti ricordo a 45 o 50 anni, ma 87? Impossibile! Ho così tanti ricordi di noi durante gli anni. Ne condividerò giusto alcuni. Eravamo a Palm Springs nel 1978. Una mattina, prima delle partite, abbiamo giocato un po’ a tennis sui campi in cemento. Mi davi un vantaggio di 30-0 in ogni game. Ho subito capito perché lo facevi: perché eri molto più forte di me!

Gli scambi erano lunghi, ma mi hai battuto 6-1 6-2. Ero un po’ in imbarazzo, ma tu mi hai detto: “Steve, hai giocato molto meglio di quanto pensassi!” Abbiamo riso entrambi e poi hai detto una cosa che mi avresti ripetuto molte volte durante gli anni. Mi hai detto: “Non ho intenzione di essere modesto, perché non ho motivo di esserlo”. E poi sei scoppiato a ridere, con quella risata che è solo tua. Nessuno ride come te. Nessuno.

Ora sto pensando ad un momento veramente divertente nella sala stampa di Wimbledon nel 2009. Eri seduto al tuo solito posto, uno o due sedie distante da Ubaldo. Mi sono avvicinato e ho detto: “È così bello vedere lo scrittore italiano migliore di sempre”.

E tu hai sorriso, Rino, credendo stessi parlando di te ed eri già pronto a ringraziarmi. Poi mi sono girato verso Ubaldo, gli ho dato una pacca sulla spalla e ho detto “Sto parlando, naturalmente, del grande Ubaldo Scanagatta”. Ubaldo e io abbiamo riso di gusto. Tu hai fatto una smorfia, Rino. Ma poi hai sorriso, scosso la testa e ci hai guardato come se fossimo due pazzi senza speranza – e probabilmente lo eravamo. Allora hai messo le braccia intorno a me e a Ubaldo e hai detto: “Entrambi avete così tanto da imparare e così tanta strada da fare, ma vi accompagno io”.

Ubaldo Scanagatta premiato agli US Open 2018. Con lui l’Hall of Famer Steve Flink (foto Roberto Dell’Olivo)

Quindi una volta ancora ci hai mostrato la tua superiorità. Non sapevamo se dire “Game, set and match, Rino” o “Scacco matto!” Ho così tanti ricordi, ma ti lascio con quest’ultimo. Sampras e Rafter stavano giocando la finale di Wimbledon nel 2000 e io facevo avanti e indietro tra la sala dei media e il campo centrale, perché ero reporter del match per CBS Radio. Stavo salendo quei gradini nella sezione stampa del campo centrale con Rafter avanti 6-5 e servizio nel secondo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Mi hai visto stare in piedi con un’espressione seria e mi hai detto “Steve, non essere così depresso”.

Sapevi che speravo che Sampras vincesse il suo tredicesimo Major per superare Roy Emerson, cosa che ovviamente fece in 4 set. Quando mi hai detto di non essere depresso, l’hai fatto con sensibilità e non sarcasmo. Mi è sempre piaciuto di te che sapevi quando essere sarcastico e quando essere comprensivo con i sentimenti dei tuoi amici. E questo tratto del tuo carattere ti distingue da tanti.

Una volta mi hai dato anche un consiglio sulla mia scrittura e l’hai fatto in modo candido, come al tuo solito. Mi hai detto, “Steve, dovresti scrivere di più come parli”. E io ho preso a cuore il tuo consiglio.

Quindi Rino, brindo a te adesso per celebrare il tuo compleanno! Io ho delle buone ragioni per essere modesto, perciò dirò semplicemente che nessuno di noi potrebbe mai lontanamente essere alla tua altezza. Buon compleanno amico mio! Ti auguro il meglio.


Doris Henkel

Caro Rino,

Tanti auguri di buon compleanno. Devo ammetterlo, ho avuto bisogno del dizionario per questa frase :-))

Ricordo chiaramente i momenti con te in sala stampa, anche se ne è passato di tempo. Ti mando i miei migliori auguri e i miei saluti dal nord della Germania, e spero che passerai una bella primavera, che sembra stia arrivando.

Cordialmente, Doris


Marco Keller

Rino è unico nel suo genere, semplicemente un grande! Ho parlato con lui solo un paio di volte, ma ho letto in questi anni tanti suoi articoli su “La Gazzetta dello Sport” e mi sono piaciuti un sacco i suoi commenti da esperto di calcio a “La domenica sportiva”. Tanti auguri dalla Svizzera, Signor Tommasi!


Simon Cambers

Ciao Ubaldo,

non conosco Rino così bene, ma so di lui e di quanto è apprezzato da quelli che lo conoscono. Ho letto i suoi articoli su “La Gazzetta” durante questi anni. Fagli gli auguri da parte mia e digli che i suoi articoli mi hanno aiutato ad imparare l’italiano in questi anni! Grazie mille, Simon


Mike Dickson

Non ho storie su Rino, perché non l’ho mai conosciuto bene, ma per favore manda a lui e a Gianni i miei migliori auguri. Sono grandi e unici.


George Homsi

Amico Rino! Ti auguro un fantastico ottantasettesimo compleanno e ancora tanti a venire! Conservo vecchi ricordi dei nostri incontri e dei nostri dibattiti nelle sale stampa. Mi mancano la tua amichevole presenza e le tue opinioni da esperto. Mantieniti forte, come so che sei! Spero di poterti rivedere qualche volta e magari condividere anche un piatto di spaghetti! Al dentissimo naturalmente.


Guillermo Salatino

Ubaldo,
Grazie per avermi permesso di inviare i miei migliori auguri a Rino, augurandogli di restare forte com’è sempre stato. È stato uno dei miei grandi amici, uno di quelli con cui ho più parlato di tennis e ho molto discusso. Ovviamente è stato lo stesso con G. Clerici. Le mie origini italiane mi fanno avere uno speciale affetto per loro. Ricordo un aneddoto con Rino e approfitto del suo compleanno per condividerlo: Sabatini doveva giocare la semifinale dello US Open del 1990 contro M J Fernandez. Dissi a Rino, che era accanto a me, che non credevo alle statistiche. Mary Joe secondo i numeri era favorita, ma secondo me ogni partita era una storia a sé e che per questo motivo pensavo che le statistiche erano relative. Rino mi guardò e mi disse: “Ti ho ascoltato e sono arrivato alla conclusione di aver sprecato la mia vita dietro alle statistiche”. Ci guardammo e ridemmo. Rino faceva i pronostici ufficiali del torneo e dava come favorita Mary Joe. Io gli dissi che avrebbe sbagliato e così fu.

Con Rino siamo stati anche compagni di doppio a Roma e abbiamo vinto contro Gianni e Bud Collins. Quanti ricordi. Tanti anni. Più di 40. Tu ti sei ritirato, e io farò lo stesso. Probabilmente sarà il mio ultimo anno, se il Covid lo permette. Mi manca il tuo sorriso, il tuo tono di voce tanto particolare. Le tue fughe di un giorno nel “Concord” a Las Vegas per commentare un incontro di Leonard o Ali. Ti mando un forte abbraccio e voglio che tu sappia che fai parte dei grandi amici che porto con me dai miei 45 anni nel circuito.


Richard Evans

I migliori auguri a Rino per un felice compleanno! I miei primi ricordi risalgono al Foro Italico negli anni ’60 e sono legati alla sua gentilezza nei miei confronti, unita all’invito a scrivere articoli per la sua eccellente rivista “Tennis Club”. Come giustamente ricordi, Ubaldo, Rino è stato un’enorme presenza per i decenni seguenti e il migliore con le statistiche! Ha dato ai primi giorni della tecnologia nel tennis un volto umano – qualcosa che dobbiamo ricordarci di non perdere.

I miei migliori auguri, Richard


René Stauffer

Un buon compleanno a Rino, digli che anche il suo vecchio amico svizzero sente la sua mancanza. Ho tanti ricordi di Rino. Il primo risale a quando ci siamo conosciuti a Dallas nel 1982. Mentre visitavamo Southfolk Ranch mi disse: “Potresti essere mio figlio”. Giovane e spontaneo com’ero, risposi: “Saresti orgoglioso di avere un figlio come me…”Salutami anche Gianni. Mi manca anche lui. I migliori auguri anche all’Italia.


Eduardo Puppo

Un forte abbraccio a Rino, che leggo da quando iniziai con il giornalismo tennistico nelle riviste italiane. Una vita intera legata alle sue statistiche, consultate da tutti quelli che seguono questo sport e che hanno segnato un’epoca in cui i numeri hanno iniziato a governare. Rino è stato in gran parte colui che ha guidato questa parte tanto importante per la storia del tennis. Eduardo Puppo.

Sandra Harwitt

Caro Rino

Felicissimo ottantasettesimo compleanno! Ti ho incontrato agli inizi della mia carriera e sei sempre stato non solo un collega amichevole, ma anche un pozzo di informazioni preziose sul tennis.

Ti auguro una magnifica giornata.

Tom Tebbutt

Bingo Bingo Bongo – Rino, tu e Gianni avete portato nelle sale stampa un divertimento impertinente che nessun duo di altri Paesi avrebbe mai potuto eguagliare. La tua incredibile conoscenza del tennis e delle sue statistiche è leggendaria ed era la normalità prima che i programmatori iniziarono ad inserire i numeri nelle macchine (cioè i computer). E le tue divertenti previsioni durante lo US Open erano un must da leggere ogni giorno.

Gli italiani hanno sempre portato un tratto distintivo alla divulgazione del tennis e alle sale stampa, con te e Gianni a capo della classe. Ci manchi e ti ringraziamo per tutti questi anni. Alla tua salute e buon compleanno,
Tom T.

P.S. E dall’aldilà Bud Collins grida a gran voce “Rhino”.


Serge Fayat

Ciao Rino, Sei sempre il numero uno del ranking, lo sai. Al tuo cospetto, le 310 settimane di Federer e quelle che saranno presto le 311, 312 e 313 di Djokovic non sono niente!

Stammi bene.


Paolo Bertolucci

Mille auguri al più grande, al n.1! Enorme rispetto anche se non sempre vedevamo lo stesso mondo come quando affermava “Non esiste ristorante che valga il prezzo di una corsa in taxi”


Andrea Scanzi

Rino Tommasi è un gigante. Ha inventato un giornalismo profondamente suo, fatto di statistiche onniscienti, apparente “burberismo” e mitologici “circoletti rossi”. Un finto freddo, mai tifoso e sempre appassionato, con una voce unica e una sostanziale onniscienza in fatto (anzitutto) di tennis e boxe.
Le sue telecronache con Gianni Clerici hanno cresciuto, cullato e appassionato milioni di italiani. Di fatto sono state l’imprinting perfetto per tanti ragazzi. Ne ho un ricordo vivido. Coincidono, almeno per me, con gli anni d’oro del tennis. E lo dico da edberghiano fervente, divenuto tale anche per merito suo.
Quelli come me gli devono tantissimo.
Un maestro autentico, ma anche un prezioso compagno di viaggio.
Buon compleanno, Rino
.


Marco Gilardelli

Auguri Rino, amico di una vita, che come giocatore mi hai battuto, e come giornalista sei riuscito a parlare bene di me. Sei stato il mio mito come telecronista e da quando manca il tuo circoletto rosso, le telecronache hanno perso il senso del bello.

Un abbraccio affettuoso
Marco


Bill Scott

Ciao Rino, ti auguro un buon compleanno… grazie per essere il computer e il custode dei record… e senza un computer, solo quel grande taccuino. il tuo posto vicino al finestrino nella sala stampa di montecarlo sarà sempre disponibile.


Federico Ferrero

Accolgo volentieri l’invito di Ubaldo anche se, come ho avuto modo di dirgli, non credo di essere la persona giusta per celebrare la vita di Rino e il suo cammino, temo non ripetibile, nel giornalismo.

Quello che posso dire è che Rino è stato – inconsapevolmente – uno dei miei motivatori. Se mi sono appassionato al tennis, è anche grazie a lui. Se ho pensato che fare il giornalista, e magari di tennis, fosse la cosa più bella che potessi ottenere nel lavoro, è stato anche per merito suo. Purtroppo sono arrivato tardi e non ho mai potuto lavorare con lui. La prima volta che lo incontrai, nel 1994, ero un liceale in uscita, neanche tanto libera, al torneo di Monte Carlo. Lo fermai per chiedergli di aiutarmi a trovare Gianni Clerici. Lui non tirò dritto, non disse di arrangiarmi, ma mi scortò in sala stampa. Da imbucato, la prima voce che sentii fu quella di Ubaldo, in collegamento con una radio. In fondo alla sala, c’era Gianni. Col quale improvvisai una ridicola intervista: gli chiesi di fare “Il punto della situazione” e lui mi rispose “Sì, ma di quale situazione?” Il solo fatto di trovarmi seduto lì, in mezzo a loro due, era quanto di meglio potessi chiedere.

A un certo punto, Rino mi chiese di dove fossi. “Ah, Cuneo… Il maestro Montevecchi!” Gianni gli fece eco: “Ma Rino, quale Montevecchi… Fenoglio! Questo ragazzo qui è di Alba, deve leggere Fenoglio!” “Gianni – ribatté – ognuno fa i riferimenti che può. In ogni caso, sappi che per molti anni sono stato l’unico lettore dei miei articoli. Quindi non ti scoraggiare”.

Non mi scoraggiai. Ci incrociammo qualche volta in sala stampa, ovviamente non poteva ricordare l’episodio del ‘94. Fu molto carino con me. Sapendo che non era persona da smancerie gratuite, ciò che mi disse ce l’ho nel cuore.

Finii a cena un paio di volte con lui, una durante la Davis a Marrakech, un’altra a Londra, in un ristorante italiano. Ricordo in particolare una sera, c’era anche Martucci della Gazzetta. Decidemmo di accompagnarlo a piedi in albergo, “tanto sono due passi”, gli disse Vincenzo. Rino gli rispose qualcosa come: “No, sono trecentoventidue dalla scala mobile della metropolitana”. Di fronte al nostro sconcerto, precisò: “Li ho contati. Trecentoventidue. In realtà, il dato è interpolato perché gli ultimi ottanta li ho fatti quando un gruppo di ragazzi mi ha riconosciuto per strada e, mentre contavo, stavamo parlando”.

Di Rino ho sempre apprezzato, tra le altre cose, il fatto che dicesse ciò che pensava, per quanto sgradevole potesse essere. O, ma solo per chi calcola ogni parola e basa i rapporti personali sulla convenienza, inopportuno. Quando sento dire che sì, è vero, ma lui se lo poteva permettere, rispondo che se ci si vuole creare una corazza che permetta di esprimersi liberamente, è meglio farlo con la propria credibilità. Se Rino sapeva di poter parlare a ruota libera senza subirne conseguenze, il merito era tutto suo. Perché nessuno avrebbe mai cacciato Rino Tommasi. La gente lo trattava alla stregua di un campione del tennis, gli chiedeva gli autografi e si faceva fotografare con lui, ed era giusto così.


Sebastian Fest

Better late than never!
Caro Rino, con un po’ di ritardo approfitto della grande proposta di Ubaldo per farti gli auguri di buon compleanno. Mi occupo di tennis da qualche anno, più di quanto avrei potuto immaginare, e questo mi ha permesso di incontrare persone come te, Gianni o Bud, persone dalle quali ho imparato molto. Spero che stiate bene e che vi godiate questo strano momento tennistico a distanza.
Abbracci

Craig Gabriel

Carissimo Rino,
I miei migliori auguri per il tuo ottantasettesimo compleanno, te ne mancano solo 13 (un numero fortunato) per arrivare a un secolo. Spero che sia stata una splendida giornata per te e per la tua famiglia. Ti penso spesso, sei unico.


Kaoru Takeda

Quando andai per la prima volta al Roland Garros nel 1985, mi ricordo che Rino era lì. Ogni volta che il compianto Eiichi Kawatei [giornalista e dirigente che ha contribuito a popolarizzare il tennis in Giappone, nonché uno dei promotori del ritorno del gioco alle Olimpiadi, ndr] mi raccontava del tennis dei suoi tempi, il nome di Rino veniva sempre menzionato assieme a quelli di JP, Bud Collins, Richard Evans e Russ Adams. Eiichi era anche un buon amico di Ken Rosewall, ed era quasi coetaneo di Rino (era nato nel dicembre del 1933).

“Non rovinare una bella storia con la verità” è un detto che lui usava spesso. La capacità di raccontare una storia è l’essenza della gioia della nostra professione, e credo che questo elemento abbia contribuito all’ascesa di tanti giovani tennisti italiani di talento. Auguro un buon compleanno a lui e alla sua famiglia, e spero di vederlo in futuro.

PS: il 23 era anche il compleanno dell’imperatore, e quindi qui in Giappone era festa nazionale.

Traduzione degli auguri in inglese e spagnolo a cura di Claudia Marchese

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ATP

ATP Montpellier: Sonego doma Korda, Bedene (e la schiena malconcia) eliminano Sinner

Sinner si arrende al tie-break del terzo set, anche per problemi alla schiena. Sonego alza il livello del suo tennis e supera l’insidia del talento statunitense

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Una delle migliori versioni della carriera sul cemento di Aljaz Bedene supera a sorpresa, dopo due ore e quaranta di battaglia, la testa di serie numero 5 del torneo – il nostro Jannik Sinner – al primo turno (3-6 6-2 7-6).

Le premesse sembravano ben diverse. Sinner è autoritario al servizio e in tutto il primo set lascia le briciole a Bedene nei suoi turni di battuta. Lo sloveno riuscirà a vincere solamente tre punti in risposta in tutto il primo set. L’aggressività di Sinner si sente anche in ribattuta e una seconda leggera condanna Bedene a subire il break nel quarto game. Da quel momento Sinner alza ulteriormente le marce e non si guarda più indietro.

La musica cambia nel secondo set, sia per colpa del calo di Sinner che per un Bedene oggi extralusso nei colpi offensivi. Il numero 34 del mondo cala di quantità e qualità di prime e i suoi turni di battuta ne risentono. Il nativo di Lubiana nota il calo di livello dell’avversario e prende fiducia al servizio e nel gioco da fondo. Il break è una naturale conseguenza: il tennista sloveno sfrutta gli errori di Sinner e guadagna tre palle break. L’azzurro è bravo a rimontare lo 0-40, ma Bedene non fallisce la quarta palla break e passa avanti per la prima volta nel match. Ora Sinner è in confusione e al momento di servire per restare nel set paga l’ennesimo passaggio a vuoto che chiude il secondo set. 6-2 Bedene.

 

Il terzo set si apre all’insegna dell’equilibrio. Entrambi hanno l’opportunità di breakkare ma i servizi reggono e si arriva al tie-break. Il parziale decisivo arriva e Sinner va subito avanti di un mini-break. L’inizio sembra promettente ma per il tennista italiano arrivano subito i guai. Già dopo il secondo punto Sinner comincia a toccarsi la schiena e dopo tre dritti consecutivi steccati è costretto a chiamare il medical time-out per dolori lombari. Dopo il trattamento la situazione non migliora e Bedene chiude senza problemi il tie-break per 7-3. Sinner perse al primo turno del torneo di Montpellier anche lo scorso anno, quella volta contro Mikael Ymer. Sarà direttamente nel tabellone di Rotterdam senza wild card, a causa del forfait di Matteo Berrettini. Andrà però valutata la gravità dell’infortunio alla schiena che lo ha limitato al momento decisivo.

A cura di di Giorgio Di Maio


SONEGO VA

La versione francese di Lorenzo Sonego si conferma più convincente di quella australiana. Il torinese si è guadagnato in sicurezza i quarti di finale del 250 di Montpellier, onorando la settima testa di serie del tabellone. A differenza di quanto accaduto all’esordio, stavolta gli sono bastati due set per risolvere l’insidioso incrocio con Sebastian Korda (6-3 6-2).

La stellina statunitense, ormai in top 100, arrivava da soli sei ko negli ultimi 31 match. Pratica rischiosa. Il numero quattro d’Italia è però cresciuto in sicurezza rispetto a quanto mostrato all’esordio contro Gaston, quando comunque, nel parziale decisivo, non c’è stata storia.

Per battere il figlio d’arte, gli è servita appena un’ora e un quarto. Trovando la chiave per far girare a proprio favore ciascuno dei due set. In quello d’apertura, ha sofferto nel corso del terzo turno di servizio in cui si è fatto riprendere da 40-0, trovandosi costretto ad annullare due palle break. Ostacolo però superato, con il break risolutivo piazzato nel game successivo. Frizzante ma discontinuo il tennis con cui Korda ha approcciato la partita: efficace il rovescio, meno brillante in generale la lettura delle situazioni. Facendo base sulla solidità del suo servizio, Lorenzo ha chiuso 6-3 vincendo 11 degli ultimi 13 punti in battuta.

Il secondo set inizia con lo statunitense più ordinato, attento a limitare gli svolazzi per non regalare punti al numero 36 del mondo. Ma il quinto game, quello del break che ha sostanzialmente chiuso i conti, Sonego se l’è preso anche d’esperienza. Bravo a non deconcentrarsi su una palla di Korda chiaramente fuori sulla quale, però, si è continuato a giocare. Doppia palla break, la seconda capitalizzata punendo con un passante chirurgico una delle non impeccabili discese a rete del giovane Sebastian. Il 4-2, che ha spaccato definitivamente la partita, si è concretizzato nel game successivo quando il servizio (più efficaci sia le prime, sia le seconde) l’ha fatto risalire agevolmente da 0-30.

Arriva così il quarantesimo successo a livello ATP e il quarto di finale numero quattro in carriera. Dopodomani, la sfida al vincente tra Benjamin Bonzi e un David Goffin che di questi tempi non pare invulnerabile. “Non è stato semplice – ha commentato a caldo l’azzurro, 36 ATP – ho giocato meglio rispetto alla prima partita. Il mio servizio mi aiuta, sto lavorando per completare il mio tennis anche in risposta“. Per diventare sempre più universale. Sul veloce indoor, dalla super settimana di Vienna a ottobre, sembra sia scattata la magia.

A cura di Pietro Scognamiglio

Il tabellone completo di Montpellier

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ATP

Cecchinato sorride a Cordoba: “Sto tornando a esprimere un buon tennis”. Marcora supera Gulbis a Singapore

Il siciliano batte Dellien e se la vedrà con Schwartzman. Mager si fa sorprendere dal fratello meno promettente della famiglia Cerundolo. Marcora non concede nulla a Gulbis

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Marco Cecchinato - Cordoba 2021 (via Twitter, @CordobaOpen)

ATP 250 Cordoba – terra rossa (montepremi $393.935)

Il torneo argentino giunto alla sua seconda edizione ha visto scendere in campo tra ieri e oggi due tennisti italiani: Marco Cecchinato e Gianluca Mager. Solo il primo è riuscito ad ottenere una vittoria superando al terzo set il boliviano Hugo Dellien per 6-2 4-6 6-1 in poco meno di due ore. Il rovescio è il colpo che in questo match ha funzionato di più per il siciliano, il quale ha sì avuto un passaggio a vuoto che gli è costato il secondo set (break subìto nel nono game) ma ha dominato sin da subito nel parziale decisivo. Adesso per Cecchinato c’è l’impegnativa sfida contro la testa di serie n. 1 Diego Schwartzman, tennista che ha battuto una sola volta in carriera, nella finale dell’ATP 250 di Buenos Aires del 2019.

“Sembrava un match in controllo e poi si è un po’ complicato” ha affermato Cecchinato nella conferenza post-partita svoltasi prima in italiano e poi in spagnolo. “Ho perso un set un po’ strano però sono molto contento perché sono rimasto lì. A inizio terzo set ho avuto tante palle break e una volta conquistato ho iniziato a esprimere un buon tennis“. Mentre sul suo prossimo avversario ha detto: Dopo tanto tempo sono molto contento di giocare nuovamente contro un top 10, uno dei migliori al mondo. Io sto tornando a giocare bene e ad allenarmi bene quindi non ho nulla da perdere”. 

La scorsa estate Marco è diventato padre e ovviamente, come sottolineato da tanti altri giocatori in passato, la cosa influisce sulla carriera: “Mi ha cambiato la vita perché è stata la più grande emozione della mia vita. Un cambiamento in positivo perché ora ho imparato ad avere maggior pazienza in campo e ho priorità diverse“. E una delle priorità di quest’anno è “giocare tante partite, come 70, 80 match in stagione, pensando sempre al gioco e allenandomi bene”. E non c’è modo migliore per farlo che vincendo come fatto oggi.

 

Un po’ inaspettatamente invece è incappato in una sconfitta Gianluca Mager. Il n. 99 del mondo si è fatto sorprendere da Francisco Cerundolo, n. 135 del ranking e beneficiario di una wild card. Il 26enne di Sanremo sembrava nel primo set aver trovato le contromisure giusto da opporre al giocatore argentino, tanto da essersi portato avanti 5-2; Cerundolo è invece riuscito a risalire salvo poi cedere 7 punti a 3 nel tie-break. Il secondo parziale è stato dominato da Cerundolo per 6-1 grazie a due break e all’evidente stanchezza accumulata da Mager per portare a casa il primo set. Nel terzo poi si è tornati ad avere molto equilibrio soprattutto nella parte centrale dove una serie di break lunghi e lottati ha visto emergere in testa l’argentino, quasi sempre in controllo degli scambi, che ha poi chiuso 6-4 in 2 ore e 3 minuti.

Piccola curiosità: oltre al 22enne Francisco, nel tabellone principale a Cordoba è presente anche suo fratello 19enne Juan Manuel Cerundolo, mancino e dotato di maggior tocco. Superate le qualificazioni da n. 335 ha battuto egregiamente Thiago Seyboth Wild e ora agli ottavi se la vedrà con Miomir Kecmanovic.

Risultati:

M. Cecchinato b. H. Dellien 6-2 4-6 6-1
R. Carballes Baena b. J. Sousa 6-3 6-1
F. Coria b. [6] D. Koepfer 6-1 6-4
[Q] J. Cerundolo b. T. Seyboth Wild 7-5 7-6(3)
F. Bagnis b. N. Kicker 6-1 6-4
[Q] T. Etcheverry b. A. Martin 6-3 7-6(4)
[5] A. Ramos b. J. Londero 4-6 6-2 6-2
[WC] F. Cerundolo b. G. Mager 6-7(3) 6-1 6-4
[8] F. Delbonis b. P. Sousa 6-4 6-4
[7] T. Monteiro b. [LL] J. Menezes 6-3 6-3

Il tabellone aggiornato

ATP 250 Singapore – cemento (montepremi $361.800)

La prima edizione del torneo di Singapore sorride al tennis azzurro e in particolare a Roberto Marcora. Il 31enne attuale n. 191 del mondo infatti è tornato a vincere un match nel tabellone di un torneo ATP dopo oltre un anno (quando nel 2020 a Pune raggiunse i quarti di finale da qualificato) battendo niente meno che Ernests Gulbis. La partita è stata dominata dal servizio (tanto che Marcora ha chiuso con l’85% di punti vinti con la prima e Gulbis con il 79%, cifra elevatissima per uno sconfitto) e fatali per il lettone sono state due sole palle break concesse. Quella che ha deciso il primo set è arrivata sul 5-5 che ha permesso a Marcora di chiudere 7-5. Mentre il secondo set si è aperto con un altro break a favore del 31enne, che non ha concesso letteralmente nulla al suo avversario e ha chiuso 6-4. Ora per lui ci sarà la sfida contro la t.d.s. numero 1 Adrian Mannarino. Da segnalare anche la fitta preparazione del n. 81 del mondo Soonwoo Kwon, che tre giorni fa batteva Musetti nella finale del Challenger di Biella e poi è volato a oltre 10.000 km di distanza, trovando un’altra vittoria al primo turno contro lo statunitense Thai Son Kwiatkowski.

Risultati:

[8] K. Soonwoo b. [Q] T. Kwiatkowski 4-6 6-3 6-4
R. Marcora b. E. Gulbis 7-5 6-4
[WC] M. Ebden b. [PR] Y. Bhambri 6-3 7-6(3)
[3] M. Cilic vs T. Daniel
M. Cressy vs [5] Y. Nishioka
[4] A. Bublik vs A. Celiklilek
A. Popyrin vs A. Andreev

Il tabellone aggiornato

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