Roland Garros: la solidità di Zverev spegne l'estro di Fognini

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Roland Garros: la solidità di Zverev spegne l’estro di Fognini

PARIGI – Fognini parte benissimo ma Zverev è di acciaio. “Dovevo avere più coraggio nel quarto set”. Fabio entrerà comunque nei top 10 se Wawrinka non vince il torneo

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da Parigi, il nostro inviato

[5] A. Zverev b. [9] F. Fognini 3-6 6-2 6-2 7-6(5)

Avremmo voluto fortemente Fabio Fognini nei quarti di finale. Lo avremmo voluto anche per poter dire che finalmente, dopo 40 anni, c’era un italiano tra i primi 10 della classifica. L’ultimo a riuscirci, Corrado Barazzutti nel 1979, sedeva oggi in tribuna nel Lenglen. Malgrado il risultato di Fabio, con la sconfitta di Del Potro contro Kachanov, l’obiettivo sembra comunque raggiunto a meno che Stan Wawrinka non vinca il torneo (il che può voler dire battere Federer, Nadal e Djokovic in sequenza). Per un obiettivo che pare raggiunto, però, un altro certamente tramonta. Ai quarti ci va Zverev, meritatamente. O forse  “demeritatamente” perché sono anche gli errori di Fabio a spedircelo. Tanti, troppi errori. Lo avremmo voluto perché l’unica volta in cui il nostro ci era riuscito nel 2011, non poté disputare il suo match contro Djokovic, distrutto dalla maratona contro Montanes. Il destino ci portava ancora tra le braccia del serbo, e ci saremmo sentiti tutti noi otto anni più giovani o otto anni più anziani.

 

Del resto nei match che contano, quelli ad eliminazione diretta, la Germania non è mai riuscita a battere l’Italia. Ai mondiali di Messico ‘70 ci provarono a lungo. A quelli di Spagna ‘82 non ci credevano poi tanto. A quelli giocati in casa nel 2006, ci credevano e come, e per questo fu ancora più bello. Certo, abbiamo negli occhi i rigori del 2014, la patetica rincorsa di Zaza e la sbruffonata di Pellé. Ma al 90° e al 120°, eravamo ancora là. Invicti. Il precedente di Montecarlo ci rincuorava, anche perché lo Zverev degli ultimi giorni non sembrava diverso da quello fiacco visto in costa azzurra. Ma la ragione portava ad essere prudenti e lo sguardo di ghiaccio di Sasha, incrociato l’altro ieri in conferenza stampa, era quello di chi non mentiva quando diceva di stare meglio, di stare bene.

Non a caso si partiva con Fabio in difficoltà sul suo servizio. Tre palle break di marca germanica, con un “bonjour” dato al pubblico del Lenglen col fallo di piede. Il ligure comincia a giocare con un minuto di ritardo e le cancella quasi con indolenza. Sul successivo turno di servizio è Zverev ad esibirsi nel tentativo di rimonta dallo 0-40. Ma gli riesce molto peggio con due doppi falli che mandano avanti 2 a 0 Fognini. La superficie del Lenglen (che Federer aveva definito “a little more slippery”) unita alla pioggia che va asciugandosi sulle linee, fa scivolare un paio di volte il nostro sui suoi repentini cambi di direzione. Poco conta, perché si va 3 a 0. Non può essere così facile, ma è bello farsi illusioni. Illusioni, perché Zverev inizia a far pesare i 20 cm di differenza al servizio.

Una brutta volée di Fognini e un dritto fuori in manovra riportano tre palle break in casa tedesca. Un doppio fallo del nostro a dir poco chilometrico e il servizio è ceduto con annesse prime lamentele verso il proprio box. Fognini sceglie di rispondere distante alle prime di servizio di Zverev, il quale se ne accorge e apre gli angoli in battuta. In campo però gioca molto più avanti del tedesco, comandando lo scambio e capovolgendo l’ordine dei fattori, con quello alto che corre e quello piccolo che picchia. Si fa politica dagli spalti, con un francese che grida inneggiando al “genio italiano” contro “l’austerità tedesca”. La Merkel non apprezza e commissiona a Zverev una risposta vincente di dritto.

Fabio tiene il servizio del 4-3 e va al cambio campo iniziando la sua faida contro qualcuno negli spalti dal lato tribuna stampa. Le parole di Fabio non le cogliamo bene: c’è chi pensa che abbia detto “è reato!”, e chi  pensa abbia detto qualcosa in esperanto. Il clima italiano ispira Zverev ad imitare l’atleta di casa nostra che più ammira, iniziando a servire come Errani e realizzando ancora due doppi falli in fila. A questi si aggiunge un stecca di dritto ed arriva ancora un break che manda Fabio a servire per il set. Il tedesco è furente e grida contro il mondo in lingua russa, di certo non per citare Torguenev o Tolstoj. A Fognini basta tenere l’iniziativa nel successivo game e Paolo Rossi segna il primo gol nella finale dell’82.

In tribuna stampa assieme agli odori del fast-food incorporato nello stadio, inizia a diffondersi un cauto ottimismo tra gli italiani, mentre il sole fa capolino asciugando l’aria e il campo, fatto che avvantaggia indubbiamente Zverev. Fabio vince una faticosa diagonale di dritto, Zverev gioca ancora col telaio e siamo un gioco pari. Dopo 40 minuti il tedesco già schiuma di rabbia berciando improperi in russo. Fabio modifica posizione in risposta, avanza di più, ma soffre a contenere le bordate perennemente sopra i 200 all’ora del Maestro 2018. Così, pian piano, si allontana in risposta. Forse non lo sa ancora, ma questa scelta gli si ritorcerà contro.

Fognini si impigrisce e offre un’opportunità a Zverev. Sulla timida seconda di Fabio, Zverev decide di non giocare e manda fuori di un metro la risposta. Altri due errori tedeschi e gioco per noi. I trenta gradi di ieri sono solo un ricordo. Il vento è freddo ma almeno tiene lontane le nuvole.

Il lunghissimo quinto gioco del secondo set si rivela un crocevia decisivo per le sorti del match. Zverev fa e disfa con la battuta, ma arriva a concedere una palla break  con un errore madornale di rovescio. I due si scambiano cortesie per la parità e per una nuova palla break per Fabio. Ace per annullarla e ancora doppio fallo, perché di servire con continuità a Sacha proprio non gliene viene. La terza opportunità se ne va con un bellissimo passante di dritto di marca tedesca. Da lì Zverev inizia ad essere più lucido accorgendosi di un Fognini in posizione troppo arretrata e facendo uso dello schema servizio e volée. Fabio non digerisce l’affronto e pennella una palla break perfetta continuando a fissare con aria di sfida l’avversario che sbuffa per l’impossibile recupero. I punti giocati aumentano e Zverev si esibisce nel miglior colpo di giornata, il doppio fallo (siamo a sette). Poi arrivano gli ace (5 e 6) e di vedere un po’ di tennis giocato non se ne parla. Ancora serve and volley di Zverev ma Fognini se ne accorge e la volée amburghese è da dimenticare.

Il ventesimo punto del game è un dropshot chiuso a rete da Fabio che viene però sorpreso dal serve and volley sulla seconda del tedesco (o forse dal fatto che la sua seconda entri in campo). 22 punti, quattro palle break, eppure game Germania. Gol mancato, gol subito, perché Sasha tiene ora maggiormente l’iniziativa e si procura due palle break. Un colpo fortunato di Zverev obbliga Fabio ad un ricamo di dritto che pochi, davvero pochi, saprebbero fare. Ma il secondo errore di rovescio in lungolinea cede il break. Sembra ci si possa mettere una toppa nel game successivo perché Fabio va avanti 0-30 con un passante incrociato di dritto di bellezza abbacinante. Senza fare i conti con l’efficienza tedesca, che porta Zverev di nuovo avanti. Giusto il tempo di una esibizione da man di cemento del 21enne di Amburgo, il quale rimedia però il game con l’ennesimo rovescio in rete del nostro e con un suo tocco sbagliato.

L’inerzia è ora tutta del biondo numero 5 del mondo. Fabio ha perso il registro del rovescio e il filo del gioco. Gli errori sono troppi e lo sfogo verso il pubblico che lo disturba alle sue spalle è dei peggiori (“fa come gli struzzi quello lì… ma gli dici qualcosa tu o glielo dico io? co@#*&ne…”). Non serve neanche questo. Zverev trova una gran risposta e la Germania pareggia col 6-2.

La posizione in campo del nostro appare il suo tallone d’Achille. In difesa è troppo distante e Zverev ne approfitta attaccando la rete. In attacco gioca sulla linea di fondo, non riuscendo però a spingere adeguatamente, ed esponendosi spesso all’errore. Zverev dal canto suo appare aver risolto i suoi problemi al servizio. Ne risolve anche uno a Fabio graziandolo in uno scambio ravvicinato a rete. Un vincente di dritto ritrovato da Fabio interrompe la striscia di cinque giochi a zero del tedesco.

Zverev a tratti sembra David Ferrer sportivamente reincarnato, correndo su tutto e ributtando tutto di là. Fabio gioca estemporaneo perché la difesa di Zverev è a dir poco frustrante. Un litigio con l’avversario per interposto giudice di sedia precede un errore ed un grido “Muoviti!” rivolto a se stesso e alle sue gambe. Alle parole non seguono i fatti, Fabio resta immobile dopo il servizio e sbaglia un dritto. Sulla palla break è bravissimo Zverev e siamo sotto anche nel terzo.

Fabio dal lato della tribuna stampa ha un avversario in più. Nel pubblico qualcuno continua a dargli fastidio ed in francese Fognini gliene dice un paio. Capiremo in conferenza stampa che le parole erano rivolte al fisioterapista di Zverev, e che il resto è arrivato negli spogliatoi. Oramai il soliloquio fa passare quasi inosservato un meraviglioso pallonetto del nostro ed una orribile volée del tedesco. Zverev però macina ancora servizi e punti e quando concede l’occasione, Fabio sbaglia la risposta ma scaglia bene la racchetta a terra. I nervi sono oramai saltati e saltano per aria anche le racchette in panca. Arrivano nell’ordine un warning ed il fisioterapista per Fabio che le prova tutte per far perdere ritmo e convinzione all’avversario. Una nuova fasciatura al polpaccio e si torna in campo giusto per vedere un erroraccio di Zverev al volo e un bel dritto incrociato di Fognini. Finalmente una risposta fuori di Sascha ed un game di servizio chiuso con una delicata palla corta.

Nono ace e nono doppio fallo per il tedesco. Fabio continua a non cercare la palla con i piedi ed a giocare a qualsiasi altezza da terra senza portarsi avanti o indietro per trovarla all’altezza del busto. L’atteggiamento è così evidente che il ligure si becca consigli tattici persino dalle tribune. Arrivano ora due errori di marca tedesca, ma la palla break viene cancellata da un ace ed il 5-2 è di Zverev ancora col servizio. Zverev si muove bene lateralmente, ma fatica a recuperare i tocchi corti di Fabio. Il nostro esplode un bellissimo dritto in corsa ma è ancora col rovescio che non trova il campo. I piedi restano ancora fermi al palo, mentre di controbalzo inizia a scentrare anche il dritto. Palla break che è set point: arriva un doppio fallo che seppellirebbe chiunque, tranne Zverev che incamera il 6-2 e si solleva due set a uno.

Il tedesco del primo set è un lontano ricordo. Quello che si vede ora sul Lenglen è un regolare picchiatore, opportuno nelle scelte tattiche e con la mente sgombra da sovrappensieri. Zverev sa bene che non deve fare altro che mandarla di là, cercando il rovescio di Fabio e coprendo l’incrociato. Perché il lungolinea di rovescio, Fabio, non lo trova neanche in palleggio. Due palle break annullate dal signor Pennetta e altro game fiume in cui tre buone discese a rete issano il nostro sull’1-1.

I doppi falli di Zverev ci fanno compagnia, ma il tedesco oggi gioca tutto il resto ad altissima percentuale. Quando poi prende due righe su seconda di servizio e dritto, le blasfemie di Fabio un po’ le condividiamo. La lezione di palla corta per l’allievo di Lendl non è finita, ma quella di rovescio non è finita per Fabio. Se qualcuno poi si rendesse disponibile per una lezione di seconda di servizio per Zverev, il tedesco eviterebbe l’undicesimo doppio fallo. Altra riga crucca e al cambio campo Fabio lancia la racchetta a terra, dosando magistralmente la forza: quanto basta per sfogarsi, quanto basta per evitare che si rompa ed arrivi il penalty point.

In ogni caso Fabio è tornato in partita. Un turno di servizio tenuto a zero, con due palle corte vincenti. Qui Zverev compie il suo capolavoro tattico, intuendo che non può più limitarsi a rimetterla e decidendo di cambiare registro. E lo fa bene. Arrivano vincenti, il serve and volley ed un game tenuto a zero. Gli alti e bassi visti contro Lajovic sono rimasti sul campo Simonne Mathieu due giorni fa. Il diciottesimo errore non forzato di dritto di Fabio è seguito dal diciassettesimo di rovescio. Fa impressione notare sulla grafica del tabellone che Zverev ne ha rispettivamente 6 e 8. Ma Fabio continua ad esserci, manovra offensivamente e affonda il dritto incrociato.

La diagonale buona oggi è sicuramente quella dritto contro dritto per Fabio: ce ne accorgiamo noi, se ne accorge Zverev che di dritto cerca spesso il lungolinea, mentre Fognini non ne pare persuaso. Sarebbe stato un vantaggio servire per primi almeno in questo quarto set, ora che Zverev è avanti 4-3 ed a due soli game dal match. Sascha, di là, sembra un muro. Più novello Lendl che suo discepolo. Fabio riesce ad acciuffarlo ancora per il 4-4, con due palle corte che fanno l’occhiolino all’arte.

Nei suoi turni di servizio Zverev prende campo e spesso la rete, alternando pregevoli volée ad errori piuttosto marchiani. Il dropshot è un colpo da bottega artigianale, non da industria pesante e quando Sasha lo esegue i risultati lasciano a desiderare. Un servizio e volée di rovescio non proprio degni di Edberg concedono a Fognini una palla break che il nostro gioca passivamente e che il rovescio del tedesco cancella. Ancora la prima seguita dal rovescio per il vantaggio interno. Parità su un colpo steccato di Fabio che finisce sulla riga della buona sorte. Ma è il servizio di Sasha che oramai fa la differenza, e che fa accomodare Fognini al cambio campo con la consapevolezza di dover servire per stare nel match. Nessun problema, Fabio sfrutta anche le palle nuove e tiene il servizio a 15.

Se può scegliere Fognini continua ad andare sul rovescio del suo avversario, ma spesso gli dice male. Un rovescio lungolinea (assa fa’…) destabilizza Zverev. Sul 30-30 arriva, opportuno come il caffè, il dodicesimo doppio fallo, ma Fabio gioca la palla break esattamente come quella sul 3-3, lasciando campo alla sua destra e consentendo l’affondo di rovescio del rivale. Fabio serve sotto 6-5 ma tiene a zero, entrando nel tie break con una palla corta con su scritto: “Forse la vinci, ma questa non la sai fare”.

Ed è tie break dopo due ore e 48 minuti: passante fuori di Fabio su Zverev ancora a rete, poi stecca di Zverev e bel punto italiano con la volée acrobatica di Fognini. Zverev insiste nel cercare la rete e anche stavolta lo fa bene costringendo all’errore il ligure. Il deficitario rovescio lungolinea di Fabio continua a causargli danni e col doppio fallo da sinistra, siamo sotto di un mini break. Bella profondità col dritto di Fabio e si resta attaccati con le unghie e con i denti al 3-4. Poi errore (orrore) con il rovescio lungolinea giocato talmente male da arrivare a malapena alla rete. Zverev non deve fare null’altro che metterla di là ed attendere l’errore di Fabio che va sotto di tre match points. Il primo lo annulla col servizio. Il secondo col dritto. Il terzo andrebbe bene annullarlo anche col manico. La prima di Zverev non entra: cosa daremmo ora per uno di quei bellissimi doppi falli, made in Germany, che tanto abbiamo a cuore? Zverev lo sa e gioca la seconda a 130 all’ora, insegue qualche colpo di Fabio a destra e a manca lasciando all’errore di Fabio il compito di regalargli il match. Dritto fuori di un metro e non resta che andare a stringere la mano.

L’intervista di Fognini in italiano (dopo la parte iniziale inglese)

Zverev si dichiara soddisfatto del suo gioco e felice di aver sconfitto uno dei migliori sulla terra battuta. “Ginevra è il punto da cui dove sono partito per avere queste nove vittorie di fila. Senza la fiducia che mi ha dato non avrei giocato così”. Quanto ai numerosi serve and volley ci risponde dicendo: “Sì, Fabio è uno che risponde dietro, e che questo era parte del mio piano tattico“. Chiedere a Fabio in conferenza stampa quale fosse il suo non era poi così importante. Ci ha detto che doveva essere più aggressivo sulle palle break del nono e undicesimo gioco del quarto set, che magari le avrebbe sbagliate come ha sbagliato il match point, ma che dovevo portarla al quinto, mi meritavo di farlo… poi magari perdevo lo stesso ma me la giocavo“. E gli crediamo, perché lo abbiamo avuto sotto agli occhi senza però capire quale fosse la strategia usata per scardinare Sascha il macigno.

Fabio ha giocato da artista, come del resto sa fare e sa fare innamorare. I suoi colpi, tutti i più belli del match, sembravano arrivare in campo direttamente da una mansarda del Quartier Latin. Zverev ha giocato solido, lo ha detto anche in conferenza stampa, ma noi vorremmo pensare che sono solidi gli edifici, le automobili e gli amori, non il tennis. Chiedere a Kant se l’estetica è anche morale. Anzi no, evitiamo: Kant è tedesco, per oggi lasciamolo stare.

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Australian Open

Australian Open: Giorgi a corrente alternata, fuori al terzo con Kerber

Fa e disfa tutto Camila Giorgi. Alla fine la spunta Angelique Kerber con la continuità e la difesa. “Ma credo di aver fatto una bellissima partita”

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Camila Giorgi - Australian Open 2020

[17] A. Kerber b. C. Giorgi 6-2 6-7(4) 6-3(da Melbourne, il nostro inviato)

La Margaret Court Arena, in questo bel sabato mattina, è abbastanza affollata, come il resto dell’impianto di Melbourne Park. Il week-end dell’Australia Day, la festa nazionale che celebra la “scoperta” del continente, invoglia la gente a uscire. Tra gli spettatori che assistono insieme a noi alla prestazione di Camila Giorgi, nella prima parte della partita quella che ha il posto migliore è Angelique Kerber, e l’impressione è che lo svolgimento della vicenda non le dispiaccia affatto. Camila, come sempre, imposta il suo gioco fatto di accelerazioni anticipate entro i primissimi colpi dello scambio. Il problema è che oggi le percentuali tanto positive viste contro Kuznetsova sono scese in modo drammatico, almeno all’inizio.

Il primo set si risolve in 25 minuti
, non ho modo di descriverlo tecnicamente, mi affido quindi ai numeri: per l’azzurra, 8 vincenti e 20 errori (Angie 4/1), un ace e 8 doppi falli, fondamentalmente fa tutto Giorgi. Kerber come detto fa la spettatrice privilegiata limitandosi a respingere le pallate di Camila (quelle che stanno dentro le righe, almeno), e incassa il 6-2 senza che sia necessario spingersi oltre un onesto palleggio difensivo. Da bordocampo, le cosa più evidente è la differenza di “net clearance” tra le due: i colpi di Angie passano un metro sopra il nastro, quelli di Giorgi una spanna. La cosa positiva è che nel momento in cui è l’azzurra a gestire il gioco (nel bene e nel male), basterebbe che le percentuali salissero e potrebbe cambiare tutto. Speriamo.

Il secondo set, infatti, vede un netto miglioramento delle statistiche per l’italiana, il che si traduce immediatamente in un punteggio che procede spalla a spalla, con le ragazze che tengono i servizi senza concedersi nessuna palla break a vicenda fino al 4-4. In questi 8 game, Camila sta a 14 vincenti e 16 errori, 3 ace e altrettanti doppi falli, una bella differenza. Nel gioco, il confronto di stili è chiaro, dal punto di vista tattico Giorgi deve stare attenta alle scelte di traiettoria per le sue accelerazioni. Tende infatti a spingere aprendo il gioco specialmente in lungolinea, e per una semplice ragione geometrica, in quei casi o fai punto o poi ti tocca correre, perchè il campo lo hai lasciato vuoto dal lato della diagonale. Tre vincenti di bella qualità portano Camila in vantaggio 5-4, ora Kerber se vuole salvare il set dovrà fare qualcosa in più che respingere la pressione dell’avversaria attendendo l’errore. Ed è brava a farlo.

Tecnicamente, è da apprezzare la capacità della tedesca di non arretrare davanti al bombardamento di Giorgi, è fenomenale nell’impattare palle che le arrivano nelle caviglie andando letteralmente accovacciata con le ginocchia per terra, spesso in controbalzo, rifiutandosi di cedere metri di campo. Lo faceva alla grandissima la mai abbastanza rimpianta Agnieszka Radwanska, quanto ci manca “Aga la Maga”.

Nel frattempo, finalmente continua nel suo gioco di aggressività totale, Camila sale 6-5, Angie senza tremare pareggia 6-6, e giustamente questo equilibratissimo parziale si risolverà al tie-break. E’ trascorsa esattamente un’ora e un quarto. Un passante da standing ovation manda la tedesca avanti 3-1, tre drittacci imprendibili di Giorgi rimediano e siamo 4-3 con mini-break per l’italiana. Poco dopo, un rovescio lungo di Kerber regala il 6-4 e due set point a Camila, un grandissimo scambio chiuso di dritto decreta il 7-4, ce la giochiamo al terzo set.

“Non ho notato se lei ha rallentato il servizio alla fine, ma credo stesse bene, sennò non corri su ogni palla, non stai giù. Io mi sento bene, il polso è a posto. Il servizio mio lo sentivo bene, andava a 180, 190, non si può dire nulla di quello. Il prossimo impegno sarà la Fed Cup”

 

Due palle break fallite con altrettanti errori per Giorgi nel terzo game del parziale decisivo fanno mettere le mani nei capelli (anzi, nella zazzera) a papà Sergio nel box giocatori. Effettivamente l’occasione era ghiotta, in questa fase la tedesca sembra piuttosto frastornata, e soprattutto ha abbastanza arretrato la sua posizione rispetto al campo. Altra palla break stavolta cancellata da un super-dritto e Angie si salva, 2-1 per lei. Nel game succesivo, una brutta sequenza di gratuiti di Camila le costa una palla break (stava 40-15), il dritto che le vola lungo consegna break e vantaggio di 3-1 all’avversaria, non ci voleva. Rinfrancata dall’omaggio, Kerber tiene il servizio con autorità, 4-1, si fa dura adesso purtroppo. In questi 5 game, i numeri dell’italiana sono ritornati deficitari, con 7 vincenti e 14 errori, a fronte del 4/3 di Angie.

“Ho fatto il mio gioco, sono stata aggressiva per tutta la partita, ho rischiato io, cercando sempre di andare avanti. Se stai a fondo e stai lì ad aspettare l’errore dell’avversaria è diverso, più facile. Io penso a me stessa, credo di aver fatto una bellissima partita”

Rendendosi conto di essere nei guai, Giorgi è bravissima a reagire immediatamente, con una striscia di 8 punti a 1, e contro-break annesso, siamo 4-3. Uno scatto di reni in un momento fondamentale come questo potrebbe essere una chiave decisiva del match, grande Camila. Purtroppo, però, forse pagando lo sforzo di un paio di scambi durissimi, l’azzurra stecca una palla nel game successivo, si trova sotto 15-40, e con un gratuito di rovescio cede ancora la battuta, 5-3 Kerber. Accidenti (e mi limito). Al servizio per chiudere, Angie difende a denti stretti le rabbiose pallate di Camila, va 40-15, e il 65esimo errore dell’italiana (a fronte di 49 vincenti) le dà la vittoria e gli ottavi di finale, dove attende Anastasia Pavlyuchenkova (precedenti 7-6 per Kerber), che ha eliminato Karolina Pliskova. Peccato per Giorgi, quell’ottavo game del set decisivo è stato pagato carissimo.

Soddisfatta Kerber a fine partita: “Ho cercato di muovermi meglio che potevo, e di tenere duro, lei tira fortissimo, è splendido essere agli ottavi qui. Grazie per tutto il sostegno ragazzi, l’Australian Open sarà sempre un torneo speciale per me. Ora devo prepararmi alla prossima battaglia, cercherò di godermi il tempo passato sia in campo che fuori dal campo! Nel primo set lei ha sbagliato tanto, poi però è venuta fuori bene, alla fine del secondo ha preso la partita in mano. Io sono stata un po’ troppo passiva, lei ha rischiato e si è presa il set. Nel terzo, è girato tutto su uno, due punti. All’inizio lei ha avuto le palle break, poi io ho servito bene per salire 4-1, poi lei è rientrata. E alla fine ho solo cercato di lottare e giocare punto a punto. Il suo gioco? Veloce, molto veloce, la avevo già affrontata, non è facile con lei, non sai mai cosa aspettarti. Devi stare attenta fino all’ultimo punto, perché lei continua sempre a giocare pesante e profondo”.

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

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ATP

Super tie-break di nuovo decisivo: Kyrgios piega Khachanov e trova Nadal

Un altro thriller eccezionale stavolta sulla Melbourne Arena. Dopo 4h26 minuti l’australiano batte il russo al termine di un match elettrizzante. Ora l’attesissima sfida col N.1

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Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

[23] N. Kyrgios vs [17] K. Khachanov 6-2 7-6(5) 6-7(8) 6-7(9) 7-6(8)

Melbourne Arena piena in ogni ordine di posti per il beniamino locale, Nick Kyrgios, opposto al picchiatore russo Karen Khachanov. Match potenzialmente interessante, per confronto di personalità più che di stili. Nick in Australia è sempre un bello spettacolo da vedere, tutto il pubblico lo tifa in modo rumoroso e pittoresco, lui – noto per le bizze agonistiche – a casa sua ci mette sempre quel pizzico di concentrazione e convinzione in più, e quando un braccio al fulmicotone del genere si impegna seriamente, il livello diventa altissimo.

Nel primo set le prevedibili pallate da parte di entrambi, al seguito di pesantissimi servizi, portano al 3-2, quando Kyrgios arriva a palla break e concretizza grazie a un recupero largo di Karen su una palla corta nemmeno irresistibile. Ottenuto il break, alla battuta sul 4-2, l’australiano, dopo uno scambio lottato risolto da Khachanov con un gran dritto, si ferma e inizia a toccarsi la parte alta del flessore della coscia sinistra, con una smorfia poco rassicurante. Speriamo che non sia nulla di grave. Un bel tocco sottorete consegna all’australiano il 5-2, ma al cambio di campo Nick esce dal campo con il fisioterapista: medical time-out, vediamo un po’ che succede. Al rientro, Kyrgios non sembra granché sofferente, tanto che brekka ancora l’avversario e chiude 6-2. Sono passati 34 minuti.

Il gioco si mantiene divertente e spettacolare, come sempre quando uno dei protagonisti è Nick in versione “ma sì, giocare a tennis non mi fa poi tanto schifo”. Accelerazioni spaventose, tocchi fintati con rotazione all’indietro, tutto il repertorio. Dall’altra parte, Karen fa il suo, mette in campo tanta solidità e spinta, ma il “gap” di varietà e di soluzioni è troppo evidente. Se vogliamo (ed esagero per amor di paradosso, ma spero di rendere l’idea), Khachanov, col suo gran servizio e il drittone pesante, è come fosse una versione “base” di Kyrgios, stesse armi “standard”, ma senza optional, ovvero senza il talento nei tagli, nel gioco al volo, nei ricami smorzati. Nel confronto diretto, la differenza a tratti è impietosa.

Sul 3-2 del secondo set per Nick, Karen salva una palla break (il russo ne aveva fallita una sull’1-1). C’è equilibrio, l’impressione però è che in qualsiasi momento Kyrgios possa inventarsi qualcosa di decisivo per le sorti del match, nel bene ma anche nel male. Qualche palla corta deliziosa dell’australiano provoca gli “oooh” ammirati del pubblico di casa, ma alla fine, dopo 14 punti, Khachanov tiene e pareggia 3-3. Lodevole per sportività Nick quando rimprovera il pubblico colpevole di aver esultato in anticipo su una palla buona dell’avversario, che pareva destinata a uscire. Sale 4-3 Kyrgios, e si consulta ancora con il fisioterapista, senza però farsi trattare né prendendo medicinali. Sotto lo sguardo attento di Marat Safin in tribuna, Karen pareggia 4-4; in pochi secondi però Nick è di nuovo avanti 5-4.

La velocità media dei turni di servizio dell’australiano è incredibile, non credo esista una statistica apposita, ma scommetterei che più rapido di lui non c’è nessuno. Pur continuando a giocare bene, Kyrgios in qualche momento si tocca ancora il muscolo indolenzito. Nel frattempo, siamo 5-5, fase decisiva sia del secondo set che probabilmente della partita. In meno di un minuto e mezzo, Nick sale 6-5, notevole un tocco di dritto piatto sottorete dietro a una legnata centrale col servizio. Poco dopo, ecco il tie-break. Sul 5-5, un grandissimo scambio a tutto braccio porta un set-point a Kyrgios, che col servizio non perdona e chiude, 2 set a zero per lui.

LA RIMONTA DI KAREN – Nel terzo parziale, con il pubblico intorno alla tribuna stampa che intona cori a ogni pausa del gioco, Nick si fa minaccioso per la battuta avversaria nel terzo game (da parte sua, Kyrgios ha concesso una sola palla break in tutta la partita, sull’1-1 del secondo set), ma Khachanov è bravo a recuperare da 0-30. Due game dopo, però, arrivano tre palle break consecutive: il doppio fallo del russo sulla terza decreta uno strappo forse definitivo. 3-2 e servizio per Nick, se non fa il matto, per come ha giocato finora, la può perdere solo lui. In questo momento siamo a 42 vincenti e 21 errori dell’australiano (28/27 Karen), la qualità del gioco è ben testimoniata da quel “+21”, mica male. In vantaggio 4-2, Kyrgios si concede uno dei suoi tweener frontali, praticamente è il primo momento “ludico” della sua serata. Nel momento decisivo, bravissimo Khachanov a prendersi tutti i rischi, spingendo col rovescio, e nell’ottavo game per la prima volta riesce a brekkare Nick, 4-4.

Ottimo sussulto del russo, quasi inaspettato, poco dopo siamo 5-4 per lui. Si procede senza rischi per chi è alla battuta, il gioco si fa essenziale (leggi, servizio-dritto per entrambi), a parte qualche drop shot di Kyrgios, ma ce l’ha nel DNA, per lui è normale come spingere un top-spin diagonale qualsiasi. Un suo serve&volley sontuoso, da australiano vecchia scuola, realizzato nel dodicesimo game, è il preludio al secondo tie-break. Subito 2-0 per Karen, poi 3-1, ma una “rispostona” di dritto di Nick riequilibra i mini-break, in un attimo è 3-3. Bravo in attacco Khachanov (bellissimo rovescio lungolinea), sale 5-3, ma si fa riprendere. Arriva un match-point per Kyrgios sul 6-5, fallito con la risposta di dritto, due punti dopo è 7-6 e set-point per il russo: un drittaccio largo di Nick gli consegna il terzo set, si è salvato veramente per un pelo Karen, ora può succedere di tutto.

Nick Kyrgios e Karen Khachanov – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Nel quarto set il canovaccio della partita non cambia con l’andamento che segue i servizi abbastanza tranquillamente fino al settimo gioco, quando Kyrgios annulla due delicatissime palle break sul 3-3. Si arriva poi all’ennesimo tie-break (non sarà l’ultimo della serata). E ancora una volta, al contrario di quanto la logica potesse far intendere, dal 2 pari parte una serie infinita di mini-break (6 consecutivi) e ci si ritrova 5 pari. Kyrgios annulla bene il primo set point, ha a disposizione un secondo match point sul 7-6 ma finisce per cedere 9 punti a 7.

 

IL SET DECISIVO – Il quinto set vola via abbastanza rapidamente, zero break e zero palle break concesse e l’epilogo non può essere che il super tie-break decisivo ancora con un australiano in campo come era accaduto ieri sera per John Millman. Anche stavolta i mini-break fioccano ma si arriva in pieno equilibrio fino al 7 pari. La stretta finale è da cardiopalma: Khachanov sfrutta un errore di Kyrgios e si porta avanti 8-7 con due servizi per chiudere. Non riesce a tenerne neanche uno. Sul primo punto Kyrgios si inventa un clamoroso rovescio lungolinea vincente su cui il russo non può fare nulla. Poi Nick si difende con le unghie costringendo Khachanov all’errore. Ribaltato completamente il punteggio sul 9-8, Kyrgios va in piazzola e porta a casa il punto che fa esplodere la Melbourne Arena, gettandosi a terra dopo quattro ore e ventisei minuti.

La super sfida con Nadal, molto probabilmente lunedì sera sulla Rod Laver Arena, è servita. Precedenti 4-3 per lo spagnolo ma 2-1 Kyrgios sul cemento all’aperto, l’ultimo dei quali ad Acapulco vinto al tie-break decisivo. Poi Nadal si prese la rivincita sull’erba di Wimbledon ma stavolta si gioca a casa di Nick. Sarà abbastanza pronto per fare l’impresa? Di sicuro siamo ansiosi di scoprirlo.

ha collaborato Luca De Gaspari

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ATP

Australian Open: Medvedev raggiunge Wawrinka agli ottavi. Sfida Thiem-Monfils

Il russo domina contro un Popyrin a mezzo servizio. Wawrinka approfitta del ritiro di Isner dopo un set e mezzo. Nel quarto di Nadal, super sfida tra Monfils e Thiem

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Daniil Medvedev - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

MEDVEDEV SUL VELLUTO – Nessun problema per Daniil Medvedev contro il beniamino di casa Alexei Popyrin. Il russo è sempre apparso in controllo del match e da metà secondo set in poi il suo lavoro è stato agevolato da alcuni problemi fisici del giovane australiano. Perso il primo set 6-4, Popyrin si è trovato nuovamente sotto di un break e ha chiamato il fisioterapista sotto 3-2 nel punteggio. Il giocatore australiano si è fatto massaggiare la coscia sinistra che sembrava procurargli molto fastidio. La partita di fatto si è chiusa qui con Popyrin molto limitato nei movimenti e in completa balia del palleggio sostenuto di Medvedev. 6-4 6-3 6-2 il punteggio dopo un’ora e tre quarti di gioco. Agli ottavi di finale il russo affronterà Stan Wawrinka, già battuto nei quarti degli ultimi US Open, in quello che sarà un test sicuramente più probante (al netto delle condizioni fisiche dello svizzero).

ISNER ALZA BANDIERA BIANCA – Dura solo un set e mezzo la sfida tra Stan Wawrinka e John Isner. Lo statunitense, sul 6-4 4-1 per Stan, è costretto a dare forfait per un malessere o forse per un dolore al piede, quello stesso piede infortunatosi in finale a Miami l’anno scorso contro Federer. A inizio match, Stan gli infligge il break sul 2-2, trasformando la quinta palla game sul servizio Isner. Si tratta del primo servizio perso da “Big John” nel torneo. Da questo momento, l’atteggiamento e la resa in campo dello statunitense vanno spegnendosi progressivamente. Dopo aver consultato il trainer, Isner interrompe l’incontro sul 6-4 4-1 per Stan. Oro colato per lo svizzero, che doveva smaltire i cinque set giocati contro Seppi durante i quali era stato costretto addirittura a lasciare il campo due volte per problemi gastro-intestinali.

Stan Wawrinka – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

LA MONF VA – Continua la corsa di Gaël Monfils, unico francese rimasto in tabellone. Il parigino interrompe la bella avventura del “redivivo” Ernests Gulbis al terzo turno. Il lettone, scivolato al n. 256 in classifica, dopo aver superato le qualificazioni, aveva sorpreso tutti battendo al primo round la stellina canadese Félix Auger-Aliassime in quattro set, per poi vincere ancora contro Bedene. Ma Gaël non si lascia impressionare e infligge all’ex n. 10 del mondo una sconfitta in tre set. Monfils non nasconde, dopo il match, le sue ambizioni di vittoria e la grande fiducia nelle proprie possibilità: “Quali sono gli obiettivi che mi fanno continuare a giocare? Amo giocare, lo sai, amo il tennis. Mi piace alzarmi ogni mattina con l’obiettivo di vincere per la prima volta uno Slam. Adoro disputare grandi partite. Penso sia questo ad alimentare la passione dentro di me. Inoltre, credo fortemente nelle mie possibilità. Sì, penso di poter vincere uno Slam. Il prossimo avversario di Monfils sarà il n. 5 del mondo Dominic Thiem, vittorioso in quattro set contro Taylor Fritz.

 

DOM AGLI OTTAVI – Non è stata una vittoria del tutto agevole quella di Dominic, che dopo aver battuto Taylor Fritz ha parlato così del suo prossimo avversario. Gaël? È sempre divertente giocare contro di lui. È un grande atleta e un grande sportivo. In passato abbiamo disputato grandi partite, molto divertenti. Mi aspetto la stessa cosa nel prossimo match. Penso ci sarà una bella atmosfera, lui sa fare colpi spettacolari e grandi scambi. L’anno scorso è entrato in Top 10 e sta giocando bene anche ora, a inizio stagione. Ma la seconda settimana di uno Slam è sempre speciale, ogni avversario gioca ad un altissimo livello. Sarà un incontro difficile”. Come sono le condizioni di gioco quest’anno in Australia? “Mi trovo bene e mi sento bene, anche se quest’anno le condizioni variano molto a causa della situazione meteorologica instabile. Il gioco è totalmente diverso quando ci sono 35 gradi e quando la temperatura scende a 20 gradi, è uno dei tornei in cui è fondamentale imparare ad adattarsi ai cambiamenti. Ma la velocità del campo e le palle sono ottime per me.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

a cura di Laura Guidobaldi e Lorenzo Colle

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