Djokovic: "Complimenti a Thiem. Le ragioni della sospensione? Non so"

Interviste

Djokovic: “Complimenti a Thiem. Le ragioni della sospensione? Non so”

PARIGI – Il serbo riconosce i meriti di Dominic Thiem al Roland Garros ma rivendica le difficoltà di gioco della giornata di ieri. “Quante chance avrei avuto in finale contro Nadal? Non lo so, perché ho perso”

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Parigi, il nostro inviato

Novak Djokovic entra in sala stampa dieci minuti dopo la fine del suo match contro Dominic Thiem. Lo speaker che ci racconta gli orari in cui i giocatori verranno, non ha il tempo di darci appuntamento. “Novak Djokovic is on his way to the main interview room”. La transumanza dei cronisti si compie in un istante.

 “Chiudiamola presto questa agonia”, avrà pensato il serbo. Dopo viene la parte migliore, in particolare se prima c’è stata una sconfitta. Doccia e massaggi, un pasto senza glutine, un abbraccio dei familiari: perché dedicarsi prima a queste cose, perderne il sapore per ripiombare nella sconfitta davanti ai giornalisti? Prima domanda: la più attesa.

 

Puoi darci la tua versione su quanto accaduto ieri ? A che ora sei andato via? Novak se l’aspettava.
Non so a che ora me ne sia andato… quando hanno annunciato l’annullamento degli incontri nella giornata.

Sconfitta dura per te.
Complimenti a Dominic. Ha giocato in modo formidabile, in particolare nei momenti importanti. Ha giocato degli slice eccellenti, ottimi passanti. È riuscito a rimettere sempre una palla di più in campo e sul finale ha giocato dei dritti molto potenti dal lato del vento. È stato più facile giocare quando siamo rientrati, c’era meno vento, ma dava sempre molto vantaggio giocando da un lato. Complimenti a lui. Gioca un tennis superbo. Ha dimostrato perché è uno dei migliori. Gli auguro il meglio per la finale.

Sappiamo perché eri qui in questo torneo…
C’è sempre qualcosa di più grande in gioco. Quando sei uno dei migliori al mondo, in un grande torneo… in questo caso non è stato differente dalle altre volte.

La tua concentrazione era diversa che in passato? Prima del break, c’era sorpresa tra gli spettatori per il fatto che tu non stessi giocando al meglio. Stavi rientrando nel match.
È stata una sfortuna. Ero 30-0, ho fatto doppio fallo. L’ho fatto rientrare in gioco, è stato un momento cruciale. E anche nell’ultimo gioco ero 30-15. Lui se lo merita, ha giocato buoni colpi. Mi ha messo in una posizione poco confortevole, ha potuto aprire il campo e piazzare un dritto vincente. Non penso di avere fatto dei grossi errori nel torneo. Il match era difficile. È un grande giocatore sulla terra battuta. E sì, le interruzioni mi hanno un po’ deconcentrato.

Le lenti a contatto nella giornata di ieri ti hanno infastidito con tutto quel vento e la pioggia ? Non so se eri al tuo miglior livello…
Quando si gioca in un uragano, è difficile essere al meglio. Occorre tentare di sopravvivere a queste condizioni, cercare di difendere il servizio e tentare di giocare una palla in più dell’avversario. Era la sensazione che avevo ieri. Ho giocato un tennis super in tutta la stagione sulla terra battuta. Non ho perso un set prima della semifinale. Giocando contro Dominic non potevo aspettarmi di fare qualcosa di sensazionale, puoi solo sperare di vincere in tre set… Non cerco scuse o particolari ragioni per questa sconfitta. Se l’è preso, lo ha voluto.

Puoi confrontare le condizioni di ieri a quelle di oggi?
Ieri è stata una delle peggiori condizioni in cui abbia mai giocato. Non posso dire altro… oggi meglio, gli ultimi 5 o 6 game quando siamo rientrati.

Hai condiviso la decisione di sospendere il match ieri? Che ragioni ti hanno dato gli organizzatori?
Non lo so. Bisogna chiederlo a loro. (davvero lapidaria la risposta del serbo, ndr).

C’era troppo vento? Occorrerebbe una regola in questi casi?
Non ce ne sono. Quando ho chiesto al supervisor nel primo set, ha risposto che se non ci sono oggetti volanti per il campo va bene. Non sapevo che l’ombrello non fosse considerato tale. È la loro decisione. Conoscono il tennis meglio di noi.

Se avessi vinto quali sarebbero state le tue chance dopo questi 5 set in finale contro Nadal?
Non lo so, perché ho perso.

Giocherai un torneo prima di Wimbledon?
Non lo so, davvero non lo so.

Continua a leggere
Commenti

Interviste

Vagnozzi da Cecchinato a Travaglia sognando… Piatti

L’ex coach di Marco Cecchinato, salito con lui da n.180 a n.16, punta a un posto fisso tra i top-100 per Stefano Travaglia. Intanto da lunedì il best ranking: n.103

Pubblicato

il

Non riuscivamo a darci più stimoli l’un l’altro, Marco e io ci siamo separati consensualmente, ci siamo abbracciati alla fine perché abbiamo fatto insieme un bellissimo percorso!”. Basterebbero queste parole di Simone Vagnozzi, a corollario del divorzio avvenuto con Marco Cecchinato, per spiegare il tutto.

Magari c’è anche qualcosina d’altro, perché Cecchinato non ha un carattere facile e sempre accomodante – e lo sa chi ha seguito a volte i suoi incontri e certi conciliaboli piuttosto caldi dal campo alla panchina (ma tanti giocatori sono così… non è che fra Fognini e il suo clan fossero sempre rose e fiori ai tempi di Perlas) – ma Simone Vagnozzi non ne accenna: “Siamo stati insieme, dopo un primo periodo di prova, da fine 2016 a pochi giorni fa e insieme abbiamo raggiunto obiettivi perfino al di là delle iniziali aspettative. Siamo partiti da n.180 e siamo arrivati a n.16… E lo abbiamo fatto togliendoci, insieme a Umberto Ferrara e a tutto il team che comprendeva anche Uros Vico, grandi soddisfazioni, come la semifinale del Roland Garros ma anche tre titoli ATP, Budapest, Umago, Buenos Aires…”.

Magari gli ultimi risultati sono stati meno brillanti e vi hanno dato la spinta decisiva verso la separazione…
“Beh, anche il 2019 era partito tutt’altro che male… semifinale a Doha, successo a Buenos Aires, ottavi a Montecarlo, semifinale a Monaco di Baviera… insomma avevamo messo un discreto bottino di punti da parte e avrebbe dovuto consentirci di giocare tranquilli prima del Roland Garros quando c’era quella famosa cambiale di punti da pagare di cui si è parlato per un anno intero…”.

Già sarebbe bastato magari anche solo fare uno o due turni in più all’Australian Open (quando Marco perse al quinto set da Krajinovic dopo essere stato due set avanti…) per non rischiare neppure di fare un balzo di 20 posti indietro, da n.19 a n.39, a seguito della sconfitta al primo turno del Roland Garros…
“Eh certo che sì, poi purtroppo sono arrivate le due battute d’arresto premature a Roma con Kohlschreiber e a Parigi con Mahut e quel passo indietro lo abbiamo fatto… comunque Marco è un giocatore di qualità, ha fatto molto progressi anche per il tennis sul cemento sebbene certamente la terra rossa resti il suo ambito più naturale, e sono convinto che con il potenziale che ha e con Uros che lo conosce bene (Simone ha parlato con me quando ancora Marco non aveva comunicato ufficialmente la sua scelta di affidarsi a Vico fino alla fine dell’anno; n.di UBS), si esprimerà a livelli sempre migliori e tornerà di nuovo lassù. Ha solo 26 anni…”.

 

Beh, auguriamoglielo, ci mancherebbe. E a Simone Vagnozzi cosa auguriamo, che cosa farai?
“Beh intendo occuparmi al meglio delle mie possibilità di Stefano Travaglia. Oggi (qualche giorno fa, in realtà, prima della finale in Kazakhstan che lo ha issato a n.103, best ranking; n.d.UBS) Stefano è n.112 ATP, il suo best ranking è stato 108, ma ha tutti i mezzi per raggiungere un posto tra i primi 100 entro fine anno, è questo il nostro obiettivo stagionale… anche se speriamo di centrarlo già in tempo per entrare in tabellone all’US Open. Non c’è dubbio che per un tennista professionista riuscire ad entrare fisso nei tabelloni degli Slam è un passo importante, spesso decisivo per lo sviluppo di una carriera…”.

Anche Travaglia sembra in progresso, no?
“Beh sì, ha superato le qualificazioni dei primi due Slam, e in Australia anche il primo turno quando ha battuto Andreozzi – sia con Basilashvili al secondo turno a Melbourne, che a Parigi al primo con Mannarino Travaglia era stato avanti due set a uno prima di perdere al quinto… – poi ha fatto semifinale nel challenger di Cherbourg, ha vinto Francavilla, quarti a Ostrava, semifinale a Heilbron, finale a Shymkent in Kazakhstan (i cui punti non sono stati ancora registrati, ma come scritto qualche riga più su dovrebbero garantirgli il best ranking di n.103). Insomma c’è fiducia sul fatto che ce la farà”.

Questa settimana giocherà a Parma il challenger di categoria 80 con prize money di 46.600 euro. Lì è testa di serie n.4 (n.1 è Dellien, n.2 Lorenzi, n.3 Daniel, n.4 appunto Travaglia, n.5 Giannessi, n.6 Gaio, n.7 Arnaboldi, n.8 Robredo, n.9 Quinzi, n.10 Banes, n.11 Gimeno Traves, n.12 Peliwo, n.13 Robert, n.14 Clezar, n.15 Petrovic, n.16 Grigelis.

E per Simone Vagnozzi l’obiettivo qual è?
“Continuare a fare questo mestiere di coach, accumulando sempre nuove esperienze. Mi è piaciuto tantissimo quella fatta con Cecchinato, ora darò tutto me stesso con Travaglia… e già ci conosciamo bene, abbiamo già lavorato insieme, e poi… beh il sogno è quello di imparare a fare la strada di Riccardo Piatti. Lui ha dimostrato di essere bravo occupandosi di tanti giocatori diversi… dai tempi di Furlan, Caratti, passando poi per Ljubicic, Gasquet, Raonic, Coric… Se sei bravo con più di un giocatore vuol dire che ci sai fare, spero di riuscirci anch’io. Di sicuro mi impegnerò al massimo per farcela”.

Continua a leggere

Interviste

Samsonova: “Non tornerò a gareggiare per l’Italia”

Dopo le numerose difficoltà burocratiche, la russa torna a parlare della questione cittadinanza. L’abbiamo incontrata in esclusiva a Parigi. “Adoro l’Italia, ma non mi sento a casa. Ho una mentalità diversa”

Pubblicato

il

Ludmilla Samsonova - Roland Garros 2019 (foto di Roberto Dell'Olivo)

È una ragazza solare ed estroversa Liudmila Samsonova, russa, ma quasi italiana. L’abbiamo incontrata in esclusiva al Roland Garros dopo il match disputato e perso contro Donna Vekic, più fresca non avendo dovuto affrontare le qualificazioni come invece è stato per Liudmila. La sconfitta non le ha fatto però perdere il sorriso e la voglia di scherzare. “Guarda che mi sembra che non stia registrando eh!“, ci avvisa dopo che avevamo erroneamente creduto di aver fatto partire la registrazione al momento dell’intervista.

Due parole sul match appena concluso sono d’obbligo per Samsonova, stanca ma non delusa dalla sua esperienza parigina. “Se rigiocassi questa partita un altro giorno, potrei fare meglio. Ovviamente tanto merito va alla mia avversaria, però, sinceramente, oggi penso di non aver avuto sufficienti energie per fare di più. Secondo me ho dato il massimo e le tre partite di qualificazioni sono state tanto belle, quanto davvero tanto stressanti dal punto di vista mentale. Venivo da un periodo molto difficile, quattro primi turni di fila e ho dato veramente tanto nelle qualificazioni. Oggi mi è mancato qualcosa per poter giocare al meglio“.

Samsonova, nata in Russia (a Olenegorsk) l’11 novembre 1998, vive da sempre in Italia. Da tempo si parla della questione delle sue difficoltà nell’ottenere la cittadinanza italiana. Se la pratica fosse andata a buon fine, avrebbe potuto gareggiare definitivamente per l’Italia, lei che già aveva giocato per la squadra azzurra da junior. Purtroppo, pare che alla fine la Federazione non si sia dimostrata molto interessata al suo caso e le cose procedano a rilento. “Ho appena ricevuto la notizia da mia mamma – perché si occupa lei di queste cose – che finalmente posso fare la richiesta. Quindi, secondo me, tempo un anno, probabilmente avrò il passaporto“. La delusione per come è stata gestita l’intera faccenda si è fatta più forte, al punto che Liudmila non ha più intenzione di vestire la casacca azzurra, anche in caso di ottenimento della cittadinanza. “Non ho intenzione di gareggiare di nuovo per l’Italia, devo essere onesta“.

Ma Liudmila ci tiene a dire che l’Italia è una parte importantissima della sua vita, anche se non rappresenta per lei una vera e propria “casa”. Lo dimostra la mancanza di legami particolari con colleghe e colleghi azzurri, oltre alla forte influenza della cultura russa nel suo processo di crescita. “A dire la verità, non ho amici veri nel tennis, però io mi trovo molto bene in Italia e mi piace l’Italia. Però, essendo cresciuta in una famiglia russa, ho una mentalità comunque diversa. Tutti mi chiedono come sia possibile questo, essendo vissuta in Italia e avendo frequentato le scuole italiane. Però, anche durante il periodo scolastico, quando tornavo a casa, la mentalità era diversa ed è per questo che, anche se mi trovo molto bene, non mi sento a casa in Italia. Mi ci trovo benissimo ma non riesco a definirla ‘casa'”.

Archiviate probabilmente in maniera definitiva le questioni burocratiche, quali sono i programmi per il prossimo futuro? “Eh, adesso che ho cominciato a giocare bene sulla terra vado sull’erba!” (ride, ndr). Sul verde comunque sembra che per lei ci siano buone possibilità di fare bene. Al primo tentativo a Nottingham ha passato le qualificazioni, perdendo poi da Golubic in tre set. Ci riproverà la prossima settimana, con la testa solo sul tennis giocato.

Continua a leggere

Interviste

L’odore dell’erba, De Minaur si sente a casa

L’australiano sta ritrovando a ‘s-Hertogenbosch buone sensazioni. Lo abbiamo incontrato a Parigi, e ci ha raccontato del mentore Hewitt, delle sue origini e della nuova Davis: “Hanno distrutto 106 anni di storia”

Pubblicato

il

Alex De Minaur - Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Calpestare di nuovo i prati gli ha restituito le sensazioni che sembravano perse. Alex De Minaur a ‘s-Hertogenbosch sembra rigenerato, con tutte le intenzioni di dare la svolta a una stagione fino a questo momento altalenante. Il successo su Andreas Seppi gli ha regalato il pass per i quarti e un incrocio teoricamente alla portata nel derby Aussie contro Jordan Thompson. Non arrivava da settimane semplici. Per infortunio ha dovuto saltare Miami e gli appuntamenti su terra di Montecarlo e Barcellona.

L’approccio alla terra poi è stato timido: fuori al primo turno a Madrid e Roma, segnali di ripresa a Parigi dove almeno ha vinto al debutto contro Bradley Klahn, prima di cedere il passo allo specialista Carreno Busta: Aver passato anche solo il primo turno al Roland Garros mi ha reso felice, anche perché ho giocato poco sulla terra, ero infortunato”, ci ha raccontato Alex in esclusiva (lo abbiamo incontrato a Parigi, ndr). La prospettiva è aperta adesso sugli amati prati di Wimbledon, dove nel 2016 perse da Denis Shapovalov la finale junior e un anno fa finì schiantato al terzo turno da Nadal. “Giocare sul Centrale è straordinario – dichiarò dopo quella sconfitta -, è qui che voglio essere, su campi importanti contro grandi avversari. Ma devo lavorare ancora di più. Sono sicuro che la prossima volta andrà meglio”.

In che modo i grandi campioni come Federer, Nadal e Djokovic sono fonte di ispirazione? “Per me la cosa importante è migliorarsi ogni giorno, come hanno fatto loro. Per riuscire a giocare contro di loro o raggiungere il loro livello, è importante giocare settimana dopo settimana, crederci sempre e credere nelle proprie possibilità“, ha risposto l’australiano che trascorre gran parte del tempo in Europa, in Spagna, dove si allena. Mia madre è spagnola e mio padre è uruguaiano. Ho vissuto molto in Spagna. Mi piace il contrasto tra i due paesi. In Australia si lavora moltissimo e le giornate sono molto lunghe mentre in Spagna si tende ad essere un po’ più rilassati”.

Rafa Nadal e Alex De Minaur – Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Oltre ai suoi genitori, c’è un’altra persona molto importante per Alex, l’ex n. 1 del mondo Lleyton Hewitt. “Mi aiuta molto, ho imparato tantissimo da lui. È il mio mentore, assiste molto spesso ai miei match e mi dice sempre che devo credere in me stesso, cosa importantissima per un ragazzo giovane. È fondamentale esserne convinti per poter competere con i migliori del circuito“. Anche Alex è un grande fighter, proprio come Lleyton. “È un onore per me essere paragonato a lui, cerco di seguire il suo esempio e di ripetere quello che ha fatto lui. Quando scendo in campo voglio dare tutto fino alla fine. Voglio essere ricordato per questo“.

Il netto schierarsi di Hewitt contro la riforma della Coppa Davis è un tema che coinvolge anche un giovane come De Minaur, non timoroso di prendere una posizione ben precisa. “In Australia lo spirito di squadra è importantissimo: ci alleniamo insieme, ognuno di noi vuole il meglio per gli altri compagni di squadra ed è per questo che il movimento del tennis è cresciuto tanto. Anch’io sono cresciuto imparando molto dalla Coppa Davis. Non sono d’accordo con i cambiamenti di cui è stata oggetto, l’ho detto molte volte. Si distrugge un torneo che esiste da 106 anni. Hanno eliminato la possibilità di giocare di fronte al proprio pubblico e fuori casa. La Coppa Davis mi ha insegnato tantissimo“.

Dall’Olanda parte con le migliori intenzioni la sua campagna d’Inghilterra, con l’obiettivo di rilanciare un’annata che era iniziata nel migliore dei modi, conquistando il titolo a Sydney proprio in finale contro Seppi. “Mi piacerebbe che si giocasse di più sull’erba. È una gioia tornarci ogni volta“, ha dichiarato al sito ATP il numero 24 del mondo. L’amore sembra già corrisposto.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement