ATP Queen's: Kyrgios fa ancora "lo scemo" ma Auger-Aliassime è bravo per davvero

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ATP Queen’s: Kyrgios fa ancora “lo scemo” ma Auger-Aliassime è bravo per davvero

LONDRA – La giornata parallela di Nick e Felix, finita con un incidente sfiorato e un futuro campione messo in ombra dalle pagliacciate dell’avversario

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Nick Kyrgios - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

dal nostro inviato a Londra

Per come funziona il mondo di oggi, purtroppo, spesso ci si ricorda di più di un minuto da asino che di una intera giornata da leone. E così l’ennesima bravata di Nick Kyrgios, arrivata alla fine di un giovedì pienissimo ai Fever-Tree Championships, ha finito per mettere in ombra il risultato del suo avversario, Felix Auger-Aliassime, uscito dallo stesso identico impegno da meritato vincitore e – quel che più conta – da professionista di tennis.

Ai quarti di finale contro Stefanos Tsitsipas, scampato per un soffio alla sconfitta contro Jeremy Chardy, ci va il canadese classe 2000, vincitore dello scontro diretto grazie a un finale più che controverso. I video che hanno già fatto il giro del mondo via Twitter però non celebrano lui, bensì Kyrgios che prima decide di perdere l’incontro, regalando letteralmente gli ultimi punti di una partita tiratissima; poi litiga col pubblico; quindi lancia una racchetta oltre gli spalti sfiorando i volontari dell’Info Point; e per finire si presenta in conferenza stampa bevendo da una lattina soltanto per polemizzare coi giornalisti, senza guardarli in faccia e tentando persino di istigare uno di loro a mimare gesti osceni.

 

Il lungo confronto tra Auger-Aliassime e Kyrgios era però cominciato molte ore prima, a distanza, sui campi secondari del Queen’s Club: ultimi a scendere in campo per disputare un primo turno rinviato per due giorni a causa della pioggia, i due avevano superato in due set rispettivamente Grigor Dimitrov e Roberto Carballes Baena. Guardando dall’alto le loro vittorie quasi contemporanee, divise unicamente dal telone blu che separava i court 1 e 2 del circolo, e ancor prima le loro sessioni di allenamento, ciò che più risultava evidente era come il talento fosse stato distribuito in quantità simili nel braccio di entrambi, ma il contenuto delle teste fosse quanto più differente possibile.

La preparazione mattutina di Kyrgios era consistita in un blando esercizio alla battuta, seguito da una ventina di minuti di relax sulla panchina mentre i due suoi accompagnatori palleggiavano tra di loro; Auger-Aliassime si era invece dedicato a un riscaldamento più ortodosso, fatto di stretching e serie di colpi. Atteggiamenti puntualmente tradotti in campo, con l’australiano che contro un lucky loser alternava un colpo da YouTube a una polemica con l’arbitro, e poi un altro a una lamentela con se stesso per aver “giocato a FIFA fino alle tre di mattina”, mentre il canadese batteva con un doppio 6-4 senza sbavature un ex top 10 e campione del torneo nel 2014. Nessuno dei due cedeva mai il servizio.

Richiamati a giocare qualche ora dopo per il secondo impegno della giornata, stavolta l’uno contro l’altro, Felix e Nick hanno mostrato il contrasto in maniera ancor più evidente. Un equilibrio paradossale è durato 37 game e mezzo, con il primo set vinto al tie-break da Kyrgios e il secondo pareggiato nello stesso modo da Auger-Aliassime, e poi a un passo da un terzo 7-6 è deflagrato nella ormai consueta maniera del ragazzo di Canberra di sbarazzarsi dei tornei che non ha più voglia di proseguire. L’attenuante della giovane età stavolta regge meno di qualunque altra: Felix ha addirittura cinque anni in meno di Nick, almeno sulla carta d’identità.

Felix Auger-Aliassime – Queen’s 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Per quanto possano divertire tweener frontali, colpi di volo no-look e dritti fulminanti di solo braccio, è difficile trovare un senso a tutto questo se ogni torneo finisce in anticipo, con un lancio di oggetti, i fischi dei presenti, una multa, una polemica, una fuga (e dalla prossima magari anche una denuncia, di quelle della vita vera, fuori dall’eterno perdono del tennis.) Forse un Kyrgios bene intenzionato avrebbe vinto, magari anche in due set. Però nelle stesse identiche condizioni lo ha fatto Auger-Aliassime in tre e venerdì giocherà lui, che non ha ancora perso il servizio. La sua conferenza però non c’è stata; a quella dello sconfitto invece non c’era una sedia libera.

Ad aver innervosito Kyrgios, si scopre, sono state soprattutto delle chiamate arbitrali errate. Lui si fa vanto di aver rimediato concedendo all’avversario un punto, e ricorda come l’avversario abbia fatto lo stesso. Quel che dimentica è la reazione esemplare di quest’ultimo allo stesso identico problema. Poi si è lamentato del fatto che lui deve rispondere delle sue azioni, mentre i giudici di linea che sbagliano non vengono multati. Ma quel che dimentica è nessuno lo multa se sbaglia un dritto o se commette un doppio fallo, cioè gli sbagli che fanno parte del suo mestiere. E magari non sa che anche i giudici hanno una sorta di ranking, che migliora o peggiora in base alla qualità del loro operato.

Se volesse potrebbe batterli tutti ogni giorno, è solo che non gli va si è sentito anche oggi tra gli spalti. Magari è vero, ma nel lungo periodo il tennis si ricorda soltanto di quelli a cui “gli va” tutti i giorni. Perché sono quelli che diventano campioni per davvero. Andando avanti così Felix Auger-Aliassime sarà uno di loro. Nick Kyrgios no, ma prima o poi potrebbe essere l’unico a pentirsene davvero.

Risultati:

Secondo turno
[1] S. Tsitsipas b. J. Chardy 4-6 7-6(0) 7-6(4)
[8] F. Auger-Aliassime b. N. Kyrgios 6-7(4) 7-6(3) 7-5
[WC] F. Lopez b. [3] J. M del Potro W/O
[6] M. Raonic b. [Q] A. Bedene 6-3 7-6(3) 
D. Schwartzman b. [5] M. Cilic 6-4 6-4
[4] D. Medvedev b. L. Pouille 7-6(9) 6-7(5) 6-4
[Q] N. Mahut b. [7] S. Wawrinka 3-6 7-5 7-6(2)
G. Simon b. [2] K. Anderson 6-1 4-6 6-4

Primo turno
[1] S. Tsitsipas b. K. Edmund 6-3 7-5
N. Kyrgios b. [LL] R. Carballes Baena 7-6(4) 6-3
[8] F. Auger-Aliassime b. G. Dimitrov 6-4 6-4

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ATP San Pietroburgo: Caruso vince il derby contro Fabbiano e va agli ottavi

Thomas vince il primo e sembra in controllo, ma la tensione lo affonda alla distanza. Sousa e Fucsovics facili su Kovalik e Vatutin. Kukushkin già al terzo turno

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Ha passato mesi complicati alquanto, Salvo Caruso, dopo l’entusiasmante Roland Garros disputato la scorsa primavera e nonostante la semifinale, prima in carriera in un evento maggiore, giocata a Umago d’estate. Era stata anzi l’esperienza in Istria a complicare i piani del ventiseienne da Avola, che dal penultimo atto ceduto a Dusan Lajovic era uscito infortunato a una coscia, causa peraltro della soffertissima rinuncia al tabellone principale del 500 di Amburgo, rabberciato fin che si vuole ma pur sempre un 500, anche in quel caso il primo in vita sua.

Cautamente ripartito dal circuito Challenger, Caruso ha riaperto la caccia all’obiettivo grosso, ossia la chiusura tra i primi cento al mondo quando l’anno di buona grazia 2019 chiuderà i battenti. Il rientro ai piani alti non è stato dei più simpatici, visto che il sorteggio a San Pietroburgo gli ha messo di fronte il collega connazionale Thomas Fabbiano, reduce da una stagione imprevedibile da par suo. Le condizioni dei campi indoor, tendenti al veloce, favorivano inoltre il ribattitore di Grottaglie, in effetti scattato molto meglio dai blocchi e capace di vincere il primo set per sei a due banchettando sulla tremebonda seconda di servizio di Salvo (appena il 33% di punti vinti in assenza della prima palla).

Salvo che si è però ridestato in tempo, grazie al decisivo aiuto di un Fabbiano via via più impreciso: nonostante qualche scialacquo di troppo – break di vantaggio restituito tanto all’inizio del secondo quanto al principio del terzo set – il tennista siciliano è riuscito a piazzare due parziali di tre giochi a zero in coda alle due partite conclusive, per guadagnarsi il secondo turno contro il vincente dell’interessante match verde tra Ruud e Bublik dopo quasi due ore di lotta. Fabbiano, aggrovigliato in un periodo non semplice dopo i fasti di Wimbledon, ha dato più volte segni di umore poco sereno, resi plastici dalle urla amplificate dai muri di una palestra vuota anche dopo gli errori commessi dal rivale. Abbiamo imparato a conoscerlo bene, tuttavia: si rasserenerà.

Caruso tornerà in campo già domani, giovedì, non prima delle 14 italiane sul Court 1; circa alla stessa ora, sul centrale, esordirà Matteo Berrettini contro Carballes Baena.

 

Risultati, primo turno:

J. Sousa b. [PR] J. Kovalik 6-2 6-3
M. Fucsovics b. [Q] A. Vatutin 7-5 6-1
S. Caruso b. T. Fabbiano 2-6 6-3 6-3
[8] C. Ruud vs A. Bublik

Secondo turno:

[6] M. Kukushkin b. [LL] D. Dzumhur 7-6(2) 6-2
[7] A. Mannarino vs [Q] E. Gerasimov

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Sonego parte bene a Metz, ora Pouille. Fuori Viola a San Pietroburgo

Il torinese ha vinto all’esordio contro il tedesco Otte, mentre l’avventura del 32enne veneto è durata poco più di un’ora

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Esordio facile per Lorenzo Sonego a Metz. Reduce dalla difesa del titolo a Genova, il torinese non ha pagato il cambio di superficie, superando rapidamente il qualificato tedesco Oscar Otte, N. 157 delle classifiche mondiali, con il punteggio di 6-2 7-6 (2) in un’ora e mezza.

IL MATCH DI LORENZO – Messo su un campo da Under 12, canestri da mini-basket da un lato, inspiegabili piante stile palme di Starbucks dall’altro, e parapetti probabilmente pensati per genitori urlanti (un livello appena sopra al farsi da raccattapalle da soli), Sonego ha subito salvato una palla break con una buona seconda in kick, l’unica del match, e ha mostrato una buona gamba con un punto pazzesco ad aprire il terzo game, correndo vasche plurime da fondo a rete con tanto di veronica e chiusura di contro-smorzata. Ha poi breakkato nel game successivo insistendo sul rovescio impacciato di Otte, limitato negli spostamenti dal suo metro e 96 a tanti colpi strappati, mentre l’azzurro ha impattato con disinvoltura il dritto in corsa, almeno inizialmente.  

Continuo con la prima e rapido a girare attorno alla palla per lo sventaglio, Sonego si è procurato 2 set point nell’ottavo game sempre insistendo verso sinistra, e ha conquistato il parziale dopo un altro non forzato del tedesco, autore di 5 ace ma incerto sulla seconda – 43% di punti fatti con il fondamentale nel set.

 

Nel secondo Sonego set è ulteriormente cresciuto al servizio, e si è procurato una palla break nel terzo gioco con una risposta profonda di dritto, ma Otte è stato bravo a salvarla con una stop-volley. Un bel rovescio lungolinea gliene ha data una seconda, neutralizzata da una combinazione fra kick e rovescio verticale, e una terza è stata vanificata da uno dei pochi scambi solidi del teutonico. Da lì il set è proseguito su rette parallele, senza grosse chance per ambo i giocatori, complice una maggior solidità del tedesco con la seconda e un rovescio meno limitato a back difensivi. Neanche aver fatto di Otte a rete un groviera (2 lob e un passante nell’ottavo game) è bastato ad andare oltre un semplice deuce, almeno fino al dodicesimo gioco, quando altre 2 incertezze a rete di Otte, punito da una gran corsa e da un passante di dritto, hanno dato un match point all’azzurro, salvato con una prima vincente.

Il tie-break, come da costume, ha però riportato a galla le incertezze del più fragile: 4 rovesci sbagliati hanno sancito il 5-1 Sonego (e l’unione fra la racchetta di Otte e il cemento francese), e una volée larga ha fruttato 5 match point. Il secondo è stato quello buono, un raro serve-and-volley a suggellare la ventesima vittoria stagionale del n.3 d’Italia in un main draw ATP.  

Il prossimo avversario (giovedì) sarà Lucas Pouille, che ha campato di rendimento sulla semifinale agli Australian Open (e ne ha ben donde) a cui ha fatto seguito una stagione disastrosa, se si eccettuano i recenti quarti di finale a Cincinnati. Sarebbe bello se la partita avesse luogo su un campo da tennis.

Lucas Pouille – Madrid 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

LA SCONFITTA DI MATTEO – In precedenza, l’esordio stagionale in un tabellone ATP per Matteo Viola si era conclusa con una rapida sconfitta per 6-2 6-1 in 65 minuti con Evgeny Donskoy, wildcard casalinga.

Assurto alle cronache 3 settimane fa per una clamorosa vittoria su Andy Murray al Rafa Nadal Open, Viola era stato ripescato nella ex-capitale zarista per il ritiro di Berdych, e il sorteggio gli aveva tutto sommato arriso: Donskoy ha finora vissuto una stagione negativa che l’ha visto scendere fino alla centocinquantesima piazza (ora è 118), ed è anche lui noto principalmente per un upset da film – vittoria con Federer a Dubai 2017 con tanto di match point contro.

Entrambi avevano mostrato una buona forma nei Challenger delle ultime settimane, Viola con la finale nel sopracitato torneo di Maiorca con Ruusuvuori (altro novello regicida) e Donskoy con la vittoria a Nur-Sultan in Kazakistan. Troppo leggero però Viola, incapace di smistare con intento e subito messo sulla difensiva dai colpi piatti del russo, che ha breakkato nel primo game grazie a un doppio fallo. La palla dell’azzurro non ha mai scalfito le certezze di Donskoy, che ha manovrato a piacimento dal centro e ha spesso potuto colpire in anticipo sulle traiettorie anodine del nostro, portandosi 3-0 e servizio dopo un game di quasi 7 minuti.

Un dritto steccato dall’avversario ha inizialmente salvato Viola dal 5-0 pesante, ma una smorzata del russo seguita da 2 non forzati l’hanno condannato. Un attimo di distrazione di Donskoy gli ha consentito di recuperare uno dei 3 break, e addirittura di avere una chance per accorciare ulteriormente il deficit, ma 3 vincenti consecutivi del moscovita hanno sancito il 6-2 in 39 minuti.

Il secondo parziale ha seguito il medesimo copione. Donskoy ha spinto da subito, salendo a palla break con un rovescio lungolinea chiuso con un dritto a uscire, e prendendo il comando in seguito a una brutta smorzata giocata da Viola per uscire dallo scambio. Il match non ha più avuto molto da dire, e si è chiuso mestamente con 2 doppi falli nel game conclusivo. Derby in vista per Donskoy con l’uomo del momento Daniil Medvedev, mentre per l’Italia restano in corsa Thomas Fabbiano e Salvatore Caruso, che si affronteranno domani attorno alle 15:30, oltre ovviamente a Matteo Berrettini, terzo favorito del torneo e ammesso direttamente al secondo turno, dove affronterà Roberto Carballes Baena nella giornata di giovedì.

Tommaso Villa

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ATP San Pietroburgo: fuori al primo turno Sinner e Travaglia

Nella prima giornata del main draw, l’altoatesino non ha sfruttato un set point contro Kukushkin. In precedenza sconfitta per Stefano Travaglia, eliminato da Adrien Mannarino

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Jannik Sinner - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Prima giornata sfortunata per i colori azzurri a San Pietroburgo, dove Jannik Sinner e Stefano Travaglia sono stati battuti da Mikhail Kukushkin e Adrian Mannarino, entrambi a casa sul cemento indoor, facendo della pulizia nel colpo e nell’appoggio sulla velocità della palla avversaria l’arma principale.

Fresco di wildcard per le NextGen ATP Finals di novembre, Jannik Sinner ha perso 6-3 7-6 (4) in 99 minuti con la testa di serie N. 6 Mikhail Kukushkin, “quasi” di casa a Stalingrado – russo di nascita, si è trasferito in Kazakistan a 21 anni – e vincitore qui dell’unico titolo della carriera, nel 2010. Centrato da subito il sudtirolese (wild card anche qui), che ha una palla già molto più pesante dell’avversario odierno (il contrasto, soprattutto sonoro, fra i rispettivi colpi era evidente), e si è portato immediatamente a tripla palla break, su cui Kukushkin si però è difeso con il servizio esterno.

Conscio della differenza balistica, il kazako, scaltro come pochi, ha quasi sempre colpito nello spazio aperto, senza indugiare sulle diagonali per far colpire l’avversario in corsa con i suoi colpi piatti e anticipati, mixando il tutto con numerosi slice. E infatti, Sinner si è incartato nel quarto game, quando le traiettorie basse e angolate del suo avversario hanno iniziato a eroderlo; un doppio fallo e uno smash sbagliato a campo aperto hanno fatto il resto, 3-1 Kukushkin.

 

Quello che colpisce di Sinner, però, è che non esca mai dalla partita. Si è portato nuovamente a tripla palla break nel settimo game, facendosi però ancora rimontare, mancando soprattutto sulla prima con un dritto lungo di metri. Una quarta chance è arrivata con un gran dritto stretto in corsa, ma Kukushkin l’ha mosso di nuovo con servizio esterno e rovescio lungolinea (il suo fondamentale bimane è talmente piatto da prendere uno spin verso l’esterno), e ha tenuto per il 5-2. Tre belle risposte fra i piedi gli hanno poi dato un set point, ma Sinner si è salvato con un dritto inside-in, obbligandolo a chiudere il parziale sul suo servizio, cosa che il kazako non ha avuto problemi a fare, tenendo a zero per il 6-3 in 40 minuti.

I 14 anni di differenza si sono palesati, perché l’impressione è che il kazako sapesse perfettamente dove titillare i difetti di Sinner – spostamenti laterali e piegamenti sulle ginocchia dove è ancora albatros di Baudelaire. QED, nel terzo game del secondo set, Kukushkin è salito a palla break con delle ottime risposte lungolinea e con una combinazione fra back sul rovescio e dritto dal centro, prendendosi il 2-1 con un’altra risposta bimane che Sinner non è riuscito a tenere in campo. Due attacchi profondi sul dritto del kazako seguiti da un rovescio in rete (per la prima volta molto scarico) gli hanno dato due palle del contro-break, su cui è finalmente riuscito a spezzare l’incantesimo dopo una strenua difesa che ha portato a un dritto in rete di Kukushkin, non avvezzo a spingere palle alte e lente.

Nel settimo game, però, Sinner ha deviato inspiegabilmente dal piano-partita, tentando il primo drop shot seguito dal primo serve-and-volley, e perdendo entrambi i punti. Un dritto inside-in l’ha salvato da una prima palla break, ma il nastro ha reso imparabile un rovescio del kazako, dandogli il 4-3. Partita finita? Neanche per idea, perché un altro dritto in rete ha dato il 15-40 al protetto di Riccardo Piatti, bravo ad impattare subito su un rovescio largo di Kukushkin. Emblematico quello che è successo subito dopo: 4-4, 30-30, time violation per Sinner, che risponde con due prime vincenti, mostrando un sangue freddo notevole. Con l’avversario sempre più falloso con il dritto, Sinner ha avuto un set point chiudendo al volo uno scambio vinto con il dritto in corsa seguito da una smorzata, ma Kukushkin si è difeso con il servizio e ha ribattuto le pallate a tutto braccio dell’azzurro.

Arrivati al tie-break, Sinner ha subito sotterrato un dritto in rete, dando il là al 3-0 Kukushkin. Un altro smash sbagliato ha consegnato il doppio mini-break al kazako che ha di fatto chiuso la partita, effettivamente terminata su una risposta lunga di Sinner. Peccato per l’azzurro, la sensazione è che la distanza fra i due non fosse troppa, come riconosciuto dall’avversario dopo la partita.

Subito prima, Stefano Travaglia era stato battuto 7-5 6-2 dalla settima testa di serie Adrian Mannarino in 79 minuti. Spettacolo (in)degno del sorteggio NextGen 2017 nel pre-partita e nelle pause, con modelle in tubini di paillettes ad incitare un pubblico quasi meno numeroso di loro – il battimani del cheerleading echeggiava stile appartamento smobiliato per la Sibur Arena. I due si erano incontrati a maggio al Roland Garros, dove Travaglia aveva lottato per 3 ore e 44, prima di cedere al quinto. Purtroppo per lui, la pugna non è stata altrettanto intensa oggi, nonostante un inizio confortante. Travaglia è partito con 8 punti in fila al servizio e ha breakkato nel quarto gioco, quando due slice hanno mandato fuori giri il francese.

Da lì è iniziata la partita del transalpino, però. Ha alzato l’aggressività, salendo a doppia palla break con una risposta vincente e un rovescio in diagonale, e si è riavvicinato con un lob, impattando poco dopo sul 4-4. Dapprima poco centrato, ha smesso di soffrire le diverse rotazioni offertegli, e anzi ha iniziato a prevalere sulla diagonale di sinistra, dove Travaglia si trovava spesso troppo frontale. Un passante di dritto sul nastro ha salvato l’azzurro nel’undicesimo gioco, ma due doppi falli hanno mandato Mannarino a servire per il primo set.

Il servizio è stato l’epitome del primo set di Travaglia: fino al decimo game la prima ha viaggiato mediamente a 202 km/h, ma appena la percentuale e soprattutto la precisione sono calate è sceso il buio, mentre Mannarino ha vinto il 94% dei punti sulla prima. Con l’andare del match Travaglia ha sofferto la saudade tipica di molti specialisti del rosso: con la scarsa abitudine a vedersi arrivare rapidamente la pallina aumentavano gli impacci nelle aperture e con esse gli errori, fomentati da un avversario uso a stare vicino al campo per togliere il tempo.

Il secondo parziale si è aperto sulla stessa china: Mannarino sempre più a suo agio sulle prime potenti ma erratiche di Travaglia, e azzurro sempre più falloso da fondo. Una prima palla break è sfumata con un passante largo di rovescio, ma due errori di dritto hanno dato il là al francese. Il nostro ha provato a riportare la partita sui canali da lui preferiti, offrendo palle lavorate con risposte bloccate e back che gli hanno dato due immediate palle del contro-break, vanificate però da due errori di dritto. Quel game, durato sette minuti, ha rappresentato le definitive sliding doors del match: Mannarino ha nuovamente breakkato per il 3-0 e servizio, e ha chiuso senza patemi.

Tommaso Villa

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