Coco Gauff batte Venus Williams a Wimbledon: "Voglio essere la più grande"

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Coco Gauff batte Venus Williams a Wimbledon: “Voglio essere la più grande”

A meno di quindici anni e mezzo, ‘Coco’ Gauff sorprende la campionessa di cinque Wimbledon, di 24 anni più anziana. Obiettivo? “Vincere il torneo”

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Cori Gauff - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Londra, il nostro inviato

Cori Gauff ha sconfitto in due set Venus Williams, ha vinto il match di giornata e conquistato il pubblico del Court 1 in una volta sola, in un crescendo di emozioni a dispetto del punteggio molto lineare (6-4, 6-4).

Nessuna delle due protagoniste è testa di serie, eppure sul Court 1 va in scena una partita attesissima. È il match dei record tra due giocatrici da record: Venus 39 anni, cinque Championships vinti e nessuna intenzione di smettere, visto che “il tennis continua a divertirmi”. Gauff 15 anni, la più giovane tennista dell’era Open ad avere raggiunto il tabellone principale di Wimbledon passando dalle qualificazioni. E 24 anni di differenza fra di loro.

 

Agli opposti per età eppure simili fisicamente, e nell’interpretazione del tennis: una somiglianza evidente a colpo d’occhio, a partire dal modo di camminare, con i piedi un po’ trascinati. Gauff si presenta per la prima volta nel tabellone principale di Wimbledon e lo fa con la scomoda etichetta di predestinata: è da almeno un paio d’anni che ha attratto l’interesse di tecnici e sponsor, e già firmato contratti milionari come quello recente con Barilla.

Difficile dire per chi parteggi il pubblico all’avvio. Certo, Venus è una leggenda, ma questo non significa che sia facile “tifare contro” una ragazzina così giovane. Dopo i game iniziali abbiamo la prima notizia: la partita è equilibrata e Cori non sembra soffrire di particolari timori reverenziali.

Fino al quinto game nessuno scossone. Poi, con Williams al servizio sul 30 pari, quattro corvi si affacciano sul campo, inseguendosi fra loro. Venus è obbligata a fermarsi e il tutto si trasforma in un segno premonitore, visto che perderà i due successivi quindici e di conseguenza anche il game: 3-2 Gauff e servizio. Che consolida sul 4-2, tenendo il proprio turno di battuta addirittura a zero. Cori ha preso il comando del punteggio e anche quello dell’applausometro: il Court 1 ha scelto di sostenere lei.

Prima di salire 5-3 Gauff riceve una piccola lezione di esperienza: la sua avversaria scivola durante uno scambio, e allora si limita ad appoggiare la palla di là, convinta di avere chiuso il punto. Invece Venus si rialza, recupera la palla e tiene vivo il palleggio. Occorrerà un altro colpo a Gauff per vincere il quindici: mai dare troppo presto per vinto qualsiasi punto.

Il set si chiude senza sorprese, visto che Gauff non trema al momento di chiudere il parziale: 6-4 in 33 minuti. La cosa più bella di Gauff? A mio parere il fantastico atletismo quando scende bassa di gambe per spingere con il rovescio: comunica un dinamismo straordinario. Sembra di vedere la Venus dei bei tempi…

Secondo set. Venus prova ad aumentare la pesantezza della sua palla, e qualche volta Gauff deve concedere campo. Ma anche da una posizione più arretrata riesce a controbattere senza farsi mettere sotto. Esattamente come nel primo set, al quinto gioco arriva il bresk: è un passaggio a vuoto di Williams, che sbaglia davvero troppo, suggellando il tutto con un doppio fallo. 2-3. Gauff consolida e sale 4-2.

Ma vincere a tennis non è mai facile, soprattutto se ci si ritrova per la prima volta a Wimbledon davanti a uno stadio di 12mila persone praticamente pieno. La piccola flessione di Cori arriva nell’ottavo gioco: comincia il game con un doppio fallo e lo conclude con un altro doppio fallo. Venus risale in parità sul 4-4.

Gli ultimi due game sono la parte più intensa del match. Due game prolungati ai vantaggi, con Venus che perde nuovamente la battuta malgrado l’aiuto di un nastro imprendibile sul 30-30. Il credito con la sorte di Gauff viene quasi subito ripagato da una risposta steccata che si trasforma in un vincente. Due volèe mal gestite da Venus procurano il break.

Sul 6-4, 5-4 va in scena il game più lungo del match: a Cori non bastano tre match point per chiudere; anzi concede una palla break, salvata con una soluzione al limite della follia: una seconda servita a 108 miglia orarie, non controllata da Venus. Il match point buono è il quarto, quando Venus conclude lo scambio con un dritto in rete. 6-4 in 46 minuti (79 minuti totali).

Cori Gauff e Venus Williams – Wimbledon 2019 (Roberto Dell’Olivo)

Naturalmente il tema che questo match ci propone è: dove può arrivare in futuro Cori Gauff? Abbiamo assistito alla nascita di una campionessa?

In queste occasioni è facile lanciarsi in previsioni mirabolanti, tanto poi è raro che qualcuno le ricordi in caso si rivelino sbagliate. E dopo una vittoria che ha scaldato 12 mila persone è ancora più difficile non farsi prendere dall’entusiasmo. Allora ricordo un paio di aspetti contrari. Primo: oggi Venus è scesa al numero 44 del ranking, e anche se sull’erba sicuramente vale una posizione più alta, non è più la miglior Venus. Per esempio quella dei tempi d’oro avrebbe coperto più rapidamente la rete, difficilmente sbagliando le due volèe che le sono costate punti decisivi per l’ultimo break.

Secondo aspetto: la maggior parte delle fuoriclasse sono state precoci, ma non tutte le giocatrici precoci si sono rivelate fuoriclasse. Insomma, solo più avanti scopriremo il valore di Gauff e allora sapremo se la stretta di mano a fine match con Williams è stato un semplice saluto o anche un passaggio di testimone.

In sala interviste si è presentata una raggiante Gauff: ” Per la mia prestazione di oggi mi darei il massimo dei voti. Sono super-scioccata di avere vinto, ma anche super-grata con gli organizzatori per avermi dato una wild card per le qualificazioni. Quali sono gli obiettivi nella mia mente? A breve termine vincere il torneo, a lungo termine diventare la più grande. Mio padre quando avevo 8 anni mi disse che avrei potuto farcela. Al momento della stretta di mano con Venus non mi sono scusata, l’ho ringraziata per tutto quanto ha fatto per il nostro sport. Serena dice che le ricordo sua sorella Venus? Lo so, è vero: siamo tutte e due alte, ci assomigliamo fisicamente e anche nel modo di giocare. Ma poi quando sono in campo sono solo me stessa”.

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Wimbledon 2021, tre opzioni al vaglio: porte aperte, porte chiuse o pubblico ridotto

Lo Slam londinese, che non si è disputato quest’anno, sta cercando la miglior soluzione possibile per il 2021

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I grounds di Wimbledon (foto AELTC/Chris Raphael)

Il sito ufficiale del torneo più antico del mondo, Wimbledon, ha iniziato a fornire degli aggiornamenti sullo stato attuale della prossima edizione in seguito alla cancellazione di quella del 2020. Stando al comunicato stampa dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, il circolo che organizza i Championships, la pianificazione per Wimbledon 2021 è in attiva fase di svolgimento; gli scenari considerati sono “molteplici”, ma ricadono “essenzialmente in tre categorie”, la cui attuabilità dipende da quali saranno le linee guida per la salute pubblica in vigore il prossimo luglio.

La prima opzione è quella consueta, vale a dire uno Wimbledon a pieno regime (nel 2019 si era toccata la cifra record di 500.397 biglietti venduti), con panna, fragole, Henman Hill o Murray Mount che dir si voglia, insomma tutti gli elementi che rendono quello londinese il torneo di tennis più riconoscibile al mondo.

La seconda è quella di un contingentamento del pubblico sulla falsariga del Roland Garros appena conclusosi. Va detto che attualmente il circolo ha una dimensione di circa 17 ettari contro i 12 di quello parigino, e quindi potrebbe esserci la possibilità di garantire le distanze a più spettatori. L’AELTC ha acquistato i terreni del Wimbledon Park Park Club nel 2018, una mossa che triplicherà le dimensioni del torneo (circa 48,5 ettari), consentendo di giocare le qualificazioni in situ invece che a Roehampton, ma solo a partire dal 2022, visto che fino al 31 dicembre 2021 il circolo continuerà ad essere attivo – è anzi probabile che l’espansione si finalizzi ancora più avanti, data l’enormità del lavoro.

 

Se la soluzione precedente è quella parigina, l’ultima è ovviamente quella newyorchese, vale a dire un torneo a porte chiuse. Questa via è certamente indigesta allo Slam londinese, che ha potuto annullare l’edizione 2020 grazie alla copertura assicurativa proprio per scongiurare le perdite monetarie che un evento senza pubblico né merchandising avrebbe causato. I circa 125-130 milioni di euro di rimborso per la pandemia erano però validi una sola volta, e quindi il torneo si dovrà svolgere anche qualora non fosse possibile accogliere gli appassionati.

Il comunicato sottolinea che la prima preoccupazione degli organizzatori rimane la salute di tutti gli interessati, dai giocatori allo staff agli astanti, e che si sta facendo di tutto per cooperare con il governo e con altre manifestazioni sportive per arrivare alla soluzione più appropriata.

Per rafforzare la comunicazione con l’ATP, la WTA e la ITF è stato coinvolto Jamie Baker, che supporterà la nuova direttrice del torneo, Sally Bolton, in veste di Head of Professional Tennis and Tournament Director. Baker, oltre che un ex-tennista (è stato anche N.2 del Regno Unito) è l’ex-responsabile delle Tennis Relations del circolo londinese, e avrà l’incarico di gestire tutte le questione legate al tennis giocato, collaborando fra gli altri anche con Tim Henman, presidente del Professional Tennis Committee.

In coda alle notizie sul futuro, il press release ha annunciato un prolungamento di contratto con Rolex, Jaguar e IBM (fra gli altri), oltre ad un nuovo accordo di sponsorizzazione con Sipsmith, il primo “Official Gin of The Championships”. Si è inoltre sottolineato il grande sforzo fatto dal torneo per sostenere i più bisognosi durante questi mesi, visto che la cucina del torneo ha fornito (e continuerà a fornire fino a Natale) 200 pasti caldi al giorno, mentre la Wimbledon Foundation sta valutando se donare altro denaro a varie associazioni benefiche locali, a rischio chiusura per colpa della pandemia, dopo aver già donato 1,2 milioni di sterline, 750.000 delle quali sono già state distribuite. Il torneo ha anche donato 30.000 asciugamani per il riutilizzo in campo medico e distribuito un prize money di 10 milioni ai 620 giocatori che sarebbero entrati in un tabellone (principale o di qualificazione) per meriti di classifica.

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Wimbledon, la nostalgia dei segni

L’ultima concessione alla nostalgia del Wimbledon 2020 che non c’è stato. E ora appuntamento al 2021

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

NOTA DELLA REDAZIONE – Sarebbe dovuto essere il lunedì dedicato al commento, dopo le due finali di Wimbledon. Invece nulla è stato e nulla sarà fino al prossimo luglio. Con questo breve pensiero, ci congediamo dalla nostalgia e diamo appuntamento al prossimo anno


Cala il sipario su un Wimbledon privo di vincitori e vinti mentre un percettibile ‘down’ reclama la sua parte di mestizia. L’indomani dei tornei è sempre un po’ così: poca realtà tanti ricordi! Sullo stesso tono, il lato etereo degli Championships si trascina ormai da un anno e un altro ancora dovrà attendere prima di tornare in sé. E in un clima ovattato, il lato onirico della faccenda rimanda ad applausi scroscianti ridotti a brusii appena percepiti e a palline gialle senza più rumore. Quindi evoca bianchi soggetti che tra le righe si muovono qua e là con fare felpato mentre tutt’intorno, visi attoniti esprimono stupore per via di un proprio linguaggio.

Un ‘oooh’ breve vale un fastidioso doppio fallo così come un ‘oooohhh’ esteso premia un passante andato a segno. Un ‘ooooooohhhhh‘ infinito rimanda, invece, a un gratuito madornale. Immagini che restituiscono all’immaginario collettivo dissolvenze opache e surreali cullate in un’improbabile nebbia londinese di metà luglio. Un Purgatorio dantesco in cui tutto è fermo ai maledetti match point di un anno prima, buttati alle ortiche da un Federer frettoloso contro un Djiokovic freddo e calcolatore.

Poi tutto si attarda sui fili d’erba! I miliardi del grande centrale offrono dimora a macchie color dell’ocra foriere di una loro verità circa l’evoluzione di questo sport. La più corposa si spande da destra a manca a ridosso di una polverosa baseline e dice che il taglio a 8mm ha spostato il gioco all’indietro favorendo la via dello scambio in luogo dell’attacco puro che, ai tempi, dilungava volentieri il coloraccio verso rete sulla scia di Edberg, Sampras e McEnroe.

Lungo gli out, poi, aloni ristretti rimandano a raccattapalle lesti e sempre all’erta mentre altri più lontani lasciano rimpiangere compassati giudici di linea per i quali ogni chiamata vale un pezzo d’amor proprio. Un viottolo giallastro dai contorni definiti rasenta rapido il giudice di sedia vagheggiando campioni ciondolanti verso una sospirata panca e solerti fisioterapisti al capezzale di eroi più malandati.

In un clima di amarcord degno del miglior Fellini, i Championships 2020 consumano così il loro pizzico di nostalgia, scevri da soverchie pandemie che vorrebbero privarli della guadagnata eternità. Qualcosa svanirà, altro rimarrà: il resto è già attesa! Questo Wimbledon va in archivio così, senza lo straccio di un rumore. Sssssst… tutto tace: luglio 2021 è ancora lontano.

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Focus

Fiabe a Wimbledon: chi sarà l’erede di Federer?

Federer tornerà a Wimbledon forse un’altra volta, per salutare il suo giardino. Nel frattempo è già partita la caccia all’erede

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

Nell’ideale collettivo, Wimbledon è il torneo temprato a tutto: pioggia, critiche e ogni sorta di imprevisto. Un appuntamento che incurante di tutto va dritto alla meta con il suo seeding prettamente erbivoro – anzi, non più: è stato appena eliminato – concepito talora in barba al ranking, quello vero. Preso in contropiede da un virus sferico malamente spelacchiato, anche il torneo più importante al mondo si è arreso a ragioni di salute pubblica cancellando l’ottimismo che per breve durata ha serpeggiato tra le stanze al dieci di Dowining Street. Senza rinunciare al solito aplomb, il comitato organizzatore ha sorvolato su possibili negoziati con ITF e ATP rimandando ogni cosa al 2021. Con grande eleganza, ha persino deciso di elargire un montepremi compensativo ai giocatori che avrebbero preso parte al torneo per classifica. 

Per quest’anno, dunque, non ci saranno che gli highlights erbivori di cui straripa il web, scegliendo, magari, quelli più evocativi degli abbondanti tre lustri ormai alle spalle. Per apprendere che, tolto qualche estemporaneo finalista, nello stesso periodo lo Slam londinese, più degli altri tre, ha espresso bene l’idea di dominio, quello ristretto al perimetro dei Fab Four. Come se il tennis degli ultimi anni non fosse stata che una questione da dipanare tra quattro anime o poco più. 

E se a giugno prossimo quelli appena oltre gli …enta saranno certamente ai nastri di partenza, l’unico sull’orlo degli …anta potrebbe incappare, invece, negli inconvenienti  dell’età. Si tratta di un re vestito di bianco vicino ad abdicare, seppure ancora felicemente regnante. Insensibile, ormai, a faccende di fredda classifica, Roger Federer sopravvive più arzillo che mai, per la gioia di un popolo sterminato che lo considera unico e irripetibile. Senza impedire, nondimeno, che a un anno dai prossimi Championships il quesito affiori di getto: tornerà col piglio di sempre o gli acciacchi avranno la meglio? Con i marcantoni in giro per il circuito non sarà facile tenere botta.

 

Dunque il pensiero del  ‘dopo’ prende corpo via, via che il tempo scorre impietoso. E anche se otto titoli e quattro finali restituiscono al mondo un fuoriclasse inarrivabile, l’idea della successione serpeggia furtiva insieme all’incognita di un gioco arduo da replicare. Oltre ai naturali successori, ben oltre la trentina, toccherà dunque a un moderno randellatore della Next Gen raccogliere lo scettro o sarà piuttosto un cesellatore a tutto campo, magari un po’ vintage? Dalla nuvola di supposizioni  piove anche qualche certezza: per accedere al cuore della gente, l’erede dovrà comunque avere grande dignità, talento da vendere e portamento regale. Qui non si tratta solo di scalare il ranking ma di bucare il video salvando il tennis dalla noia

Fosse stato Dickens a scrivere il seguito della fiaba, avrebbe fatto del successore un bel giovane dall’infanzia negata, chiamato a grandi privazioni  pur di guadagnare la via del successo. Dalla penna di Perrault, sarebbe, invece uscito il profilo di uno sfigato Pollicino che vive il tennis con tenera furbizia. Meglio avrebbero fatto i fratelli Grimm che, tagliando corto, sarebbero andati dritti a un principe volleatore che risveglia Biancaneve e tutto il resto.  

Di fronte a un tennis ricco di denari ma povero di creatività, gli scribi dell’era moderna ipotizzano pretendenti alla Thiem, Tsitsipas, Zverev. Figure di spicco, per carità, ma forse poco inclini alla nobile magia con cui il monarca ha disegnato traiettorie stellari facendo dei colpi una sfilza infinita di rime baciate. Non dimentichiamo, ad ogni modo, che il terzo giocatore più vincente del torneo in Era Open è ancora in attività e si chiama Novak Djokovic, che condivide il gradino più basso del podio con Bjorn Borg, entrambi a cinque successi. Non si può parlare però di Djokovic come un vero erede, prima di tutto perché il serbo ha vinto durante l’epoca di Federer, e poi perché, pur sei anni più giovane di Federer, è comunque nella fase finale della sua carriera.

Come ricordare, dunque, il passaggio storico di un re tanto amato? A molti basterebbe l’iscrizione in qualche albo d’oro o nella Hall of Fame. Un privilegio non da poco rispetto ai comuni mortali in fila al botteghino, ma poca cosa per quel sovrano che per tante volte ha deliziato l’anima dei 15.000, Windsor inclusi, stipati fianco a fianco nell’atmosfera unica del Centre Court

Non sappiamo come i neonati di oggi che, bontà loro, giocheranno un giorno a tennis, penseranno in futuro a quel re dai modi garbati e amante del bello. Molti ne sentiranno parlare da genitori  rigati da qualche luccicone, altri si getteranno in biografie ricche di minuzie mentre i più curiosi spulceranno filmati su YouTube. Per venire al corrente, che tra vittorie e finali, si narra anche della splendida vittoria del 2009 contro Andy Roddick finita 16-14 al quinto dopo che l’americano aveva fallito un set point d’oro su una facile volée alta di rovescio. O del match clou del 2008 perso con Nadal 9-7 al quinto, giudicato da tutti come il più bello di Wimbledon versione Open. E un po’ di amaro scorrerà per i maledetti 68 game dello scorso anno snocciolati contro un Djokovic irriducibile e finiti male per via di due match point gettati alle ortiche per questioni d’ansia. 

Ma bando alla mestizia, panta rei dice Eraclito, tutto scorre. E poiché le fiabe finiscono sempre per salvare capra e cavoli, l’epilogo migliore potrebbe essere che in futuro, accanto al vincitore in Church Road, troverà spazio il classico tormentone della nonna: ‘Eh, mio caro lei…. se ci fosse stato Lui!’. E quando anche quest’epopea sarà fuggita via, noi contemporanei ripenseremo al King Roger di questi anni come alle ninfee di Monet o ai girasoli di Van Gogh. 

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