Wimbledon, Coco Gauff suona la seconda: Rybarikova KO

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Wimbledon, Coco Gauff suona la seconda: Rybarikova KO

LONDRA – La slovacca: “Diventerà numero 1 del mondo e vincerà Slam”. Per Gauff solo 18 gratuiti in due match. Avanti Halep e Pliskova

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Cori Gauff - Wimbledon 2019 (photo Art Seitz c2019)

da Londra, il nostro inviato

Coco Gauff continua a stupire. Dopo Venus Williams batte anche Magdalena Rybarikova e approda al terzo turno di Wimbledon, con un bilancio di quattro set vinti, zero persi e un livello di tennis in crescendo. Contro una ottima Rybarikova questa volta Gauff ha sfoderato una prestazione impressionante, in cui è riuscita a spingere costantemente la palla ad alte velocità sbagliando comunque quasi nulla.

La partita inizialmente programmata come ultima sul Court 2, è spostata in extremis sul ben più grande Court 1 (lo stesso del confronto Gauff – Venus). E a sorpresa si inizia con il tetto già chiuso e le luci accese: è a tutti gli effetti un match indoor.

 

Se nel primo turno Coco si confrontava con un’avversaria come Venus, molto simile a lei nella impostazione di gioco, questa volta si misura contro una giocatrice differente, che ricorre spesso alle variazioni sulla verticale e che durante lo scambio modula la velocità di palla. Coco ha dalla sua l’entusiasmo e l’incoscienza dei quindici anni, Rybarikova l’esperienza dei trenta (è nata il 4 ottobre 1988) e una profonda conoscenza dei campi di Wimbledon, dove è stata semifinalista nel 2017.

Si parte subito a tutta, senza il minimo rodaggio: Gauff spinge, Rybarikova replica, a volte ricorrendo allo slice. Ma ciò che è davvero impressionante è la profondità di palla di entrambe, sempre negli ultimi due metri di campo. La sensazione è che Magdalena prima di ricorrere alle sue variazioni voglia capire quanto è consistente la giovane avversaria. Che dimostra di essere solidissima, soprattutto quando Rybarikova ha un passaggio a vuoto nel sesto game: un paio di errori evitabili, la pressione che sale, un serve&volley non riuscito e Coco le strappa il servizio addirittura a zero.L’equilibrio si è rotto, e improvvisamante tutto gira a favore di Gauff, grazie a un parziale di 8 punti a 1, che significano un vantaggio di 5-2.

Gli ultimi due game servono solo a definire il punteggio del primo set: 6-3 per Coco in 28 minuti. Forse il miglior set che ho potuto seguire in questi primi tre giorni di Wimbledon. Impressionante la solidità al servizio di Gauff: non solo non ha concesso palle break, ma addirittura la sua avversaria non è mai andata oltre i due quindici a game.

Cori Gauff – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Secondo set: la sensazione è che Gauff stia prendendo le misure al servizio della avversaria: la prima di Rybarikova non incide più come nei game iniziali, e quando si entra nello scambio è Coco a prevalere.
più spesso Il break che subisce Rybarikova è la inevitabile conseguenza. Gauff poi consolida sul 3-1. Magdalena rischia il colpo del KO nel game successivo, ma salva due pericolosissime palle break prendendo la rete e poi affidandosi al servizio. Più la partita si sviluppa e più cresce il rammarico di dover perdere già al secondo turno una delle due protagoniste, vista la qualità del tennis che propongono.

Gauff solidissima, concede praticamente nulla con il rovescio; tutt’al più qualche rarissimo gratuito di dritto. Rybarikova ha ormai rinunciato a confrontarsi sul ritmo e decide di dare fondo a tutto il suo repertorio di variazioni, rendendo la partita ancora più ricca e spettacolare. Il break del sesto gioco continua a fare la differenza. Magdalena si presenta a servire sul 3-5, per rimanere nel match; sembra riuscire a gestire la pressione, arriva anche ad avere la palla del 4-5 ma un doppio fallo la spinge sull’orlo del burrone. E al primo match point deve lasciare spazio alla più giovane rivale. 6-3 in 41 minuti, 69 complessivi.

Un 6-3 6-3 che sulla carta non appare nulla di straordinario, ma che invece manda agli archivi una partita davvero notevole per il tennis espresso. Gauff a mio avviso ha giocato ancora meglio che contro Venus risultando contemporaneamente aggressiva e solidissima. Palle break concesse in tutto il match: zero. Saldo vincenti/errori non forzati: Rybarikova –9 (15/24) Gauff +8 (18/10). Per Gauff, sommati agli otto errori del match contro Venus, fanno 18 gratuiti in due partite. Numeri straordinari.

Al prossimo turno Gauff si misurerà con il dritto pesante e i servizi in kick della slovena Polona Hercog, che ha sconfitto a sorpresa Madison Keys.

Ecco cosa ha detto Coco Gauff in sala stampa: “Dopo la vittoria contro Venus mentirei se dicessi che mi sentivo normale. Ma ho fatto del mio meglio per resettare la situazione. Sui social persone famose hanno parlato di me, non me lo aspettavo. Comunque non ho intenzione di allontanarmi dai social, non mi danno fastidio, anzi mi rilassano. Solo 18 errori non forzati in due match? Non sono sicura di come ho giocato. Forse oggi un po’ meglio. Penso di non aver mai perso la battuta” (in realtà non ha neanche concesso palle break).

“Nell’intervista a caldo post-match mi avevano detto che affronterò Caroline Wozniacki, ma il mio manager mi ha detto che non era vero. Polona Hercog? Non so molto su di lei. In generale non guardo mai tutto il tabellone, ma solo chi sarà l’avversaria del turno successivo. Non mi preoccupo molto del ranking, anche perché tanto me lo dicono comunque nelle interviste. Non credo che la mia crescita di quest’ultimo periodo dipenda dal numero di palline colpite in allenamento. Penso sia invece una crescita mentale. Sono cresciuta mentalmente e di conseguenza il mio tennis è cambiato“.

“Non so come sia possibile far sembrare irrilevante l’esperienza di due tenniste come Venus e Rybarikova. Ma l’aver giocato in passato il torneo junior mi è stato di aiuto per quest’anno”.

Molto interessanti le parole della sconfitta, Magdalena Rybarikova:
“Penso che abbiamo offerto un buon match, ricco di scambi di qualità. E anche se ho perso 6-3 6-3 non credo di aver giocato male, anzi. Con il livello di gioco che ho espresso oggi penso che avrei battuto molte giocatrici. Forse sarebbe stata dura contro una top 5 o una top 10, ma con le altre me la sarei davvero giocata”.

“Gauff serve benissimo, con una costanza impressionante attorno ai 190 orari. È molto forte anche con la seconda e non commette doppi falli. E poi nello scambio spinge ma sbaglia pochissimo. Le ho provate veramente tutte: giocando di ritmo, affidandomi agli slice, cercando le discese a rete. Ma lei aveva sempre la soluzione per qualsiasi problema. Forse io potevo evitare un paio di errori, ma li ho fatti anche perché lei copre benissimo il campo e ti spinge a forzare il gioco”.

“Gauff sui punti importanti ha sempre servito in modo incredibile. Mai vista una quindicenne reagire in questo modo in quelle situazioni. Rimpianti? No. Chissà, forse con il tetto aperto, con il sole o con il vento. Ma lo dico come pura ipotesi perché il dato di fatto è che nelle situazione che abbiamo trovato lei è stata ingiocabile”.

Con questo livello di tennis Gauff può diventare numero 1 del mondo e vincere Slam”

“Dove può arrivare in questo Wimbledon? Se continua così molto, molto avanti. A meno che non trovi un tipo di avversaria differente da me, visto che io non sono riuscita a batterla. Ma è anche vero che Venus non gioca come me e il risultato è stato lo stesso. Ma soprattutto se continua a servire in questo modo è difficilissimo rispondere per chiunque”.

GLI ALTRI INCONTRI – Prova maiuscola di Coco a parte, ci sono stati appena un paio di colpi di scena tra i secondi turni femminili della terza giornata dei Championships. Sul campo 3 si è consumato il dramma, sportivo e non solo, di Margarita Gasparyan che è uscita dal campo infortunata dopo essere stata a due punti dalla vittoria. La russa sfidava la numero sei del seeding Elina Svitolina e conduceva 7-5 5-4 con l’apporto dei 42 colpi vincenti messi a segno. Dopo che Svitolina ha tenuto il servizio e ha impattato 5-5, sullo 0-15 Gasparyan è ricaduta male sull’erba di SW19 dopo un servizio e ha sentito un fortissimo dolore alla gamba seguito dai crampi. Nonostante l’aiuto dell’ucraina che è corsa subito a offrirle dell’acqua, Margarita non si è ripresa e ha dovuto abbandonare il campo senza poter nemmeno terminare il secondo set. Svitolina, che col terzo round ha eguagliato il suo miglior risultato a Wimbledon, sfiderà la greca Sakkari venerdì.

Margarita Gasparyan, dolorante sull’erba di Wimbledon

Di teste di serie, ne sono cadute tre. La più alta è la n.12 Sevastova, rimontata da Collins. Poi la 17 Keys, mestamente sconfitta da Polona Hercog in due rapidi set; infine Kenin, che non partiva poi così tanto favorita contro la rampante Yastremska (primo terzo turno per lei a Wimbledon). Poche sorprese tra i nomi grossi rimasti in gioco. Nel primo incontro sul Centre Court una Karolina Pliskova in forma smagliante ha demolito Monica Puig. In sessanta minuti la campionessa di Eastbourne si è imposta 6-0 6-4 scagliando 23 vincenti. Al prossimo round proverà a non farsi imbrigliare dalla cinese di Taipei Su-Wei Hsieh. Avanza ai trentaduesimi anche Simona Halep (t.d.s. 7) seppur con qualche incertezza in più rispetto a Karolina. Simona, impegnata nel derby rumeno con Mihaela Buzarnescu sul Campo 2, ha vinto in tre set dopo un’ora e 51 minuti.

Dopo un buon primo set in cui ha preso le misure a una Buzarnescu imprecisa e molto nervosa nel finale, Halep non ha ucciso la partita al servizio sul 2-0 del secondo set. La sua connazionale ha infilato quattro game consecutivi minando le certezze della campionessa del Roland Garros 2018, che ha ceduto il set. Ma come nei primi due parziali, un break in apertura ha scacciato la paura dal lato di Simona, tornata la solita macchina sparapalle nel finale di match. Al prossimo round giocherà un match da non perdere contro Victoria Azarenka. La bielorussa ha concesso pochissimo alle due avversarie affrontate, l’ultima delle quali, Alja Tomljanovic, ha raccolto solo due game.

con la collaborazione di Antonio Ortu

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Wimbledon, appuntamento al 2020. Con una serie di citazioni

Prima di sciogliere definitivamente l’abbraccio con Wimbledon, le più belle citazioni sul (e dal) torneo inglese. Qual è la vostra preferita?

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Mancano soltanto 342 giorni all’inizio di Wimbledon 2020. Ne sono trascorsi invece già nove dall’epica finale dell’edizione 2019, che pure sembra si sia giocata ieri; ma non solo il tennis non è finito, come qualcuno temeva dopo la stretta di mano di domenica 14 luglio, ma addirittura ci sono già stati altri tornei, altri vincitori, e altri ce ne saranno.

La fine di uno Slam però, se per certi versi è un sollievo, per altri è molto simile a un dolore. Per superare il quale ci si affida alle solite cinque fasi. Siamo persuasi di essere finalmente arrivati all’ultima, quella dell’accettazione. Per tagliare definitivamente il cordone, e darci appuntamento al 2020, ecco una carrellata di citazioni illustri (raccolte dalla nostra collaboratrice Beatrice Di Loreto) che hanno Wimbledon come minimo comune denominatore.

Bye bye, Wimbledon. E grazie di tutto, come al solito.

“Puoi scoprire tutto quello che vuoi sapere su una persona facendola giocare sul Centre Court di Wimbledon”

John Newcombe

“Se dici qualcosa durante una partita di tennis, lo fanno sembrare come se avessi commesso un omicidio o qualcosa del genere”

 
John McEnroe

“Non avevo mai realizzato quale fosse il significato di tutto il resto. Niente, e intendo proprio niente, si può paragonare a vincere Wimbledon”

Andre Agassi

“Finché vinco, o muoio”


Ivan Lendl, su quanto a lungo avrebbe provato a vincere Wimbledon

“Puoi arrivare a Londra essendo il N. 1 del mondo, ma nessuno pensa che tu sia qualcuno finché non hai vinto Wimbledon. Si comportano come se avessero il più grande torneo del mondo. E hanno ragione, ce l’hanno. È proprio questo” 

Pete Sampras

“Il modo più semplice per diventare soci qui è vincere il torneo”

Anonimo, sull’All-England Tennis Club

“Non giocherò a Wimbledon perché sono allergico all’erba”

Ivan Lendl

“Amo il Campo Centrale. Vorrei poterlo abbracciare qualche volta”

Billie Jean King

“Restituirei tutto il mio prize money pur di vincere Wimbledon”


Andy Murray

“Scendevo a rete attaccando il suo dritto e mi passava; scendevo a rete attaccando il suo rovescio e mi passava. Restavo a fondocampo e anche lì mi passava”

Andy Roddick, dopo aver perso la finale di Wimbledon 2005 contro Roger Federer

“I newyorkesi amano vederti sputare l’anima là fuori; sputa l’anima a Wimbledon e ti fanno fermare e pulire” 


Jimmy Connors

“Se non dovessi vincere più una partita non mi importa. Qualsiasi cosa farò nella mia vita, ovunque andrò, sarò sempre un campione di Wimbledon”

Goran Ivanisevic

“Quando la folla gridava ‘Roger’ io sentivo ‘Novak’. Sembra sciocco, ma è così”

Novak Djokovic

(per i cultori del ‘tutto in lingua originale’: alla pagina successiva trovate le citazioni in inglese)

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Focus

Il vero eroe di Wimbledon

Sul podio: Ostapenko che colpisce tutti, Woody Harrelson ubriaco sugli spalti e soprattutto il vero eroe del Fedal: il ragazzino appassionato di vichingi

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E cosa altro vorresti raccontare. Quello lì, quello che c’ha un sacco di anni e continua a fare così incredibili, ha battuto in semifinale quell’altro che l’aveva appena battuto – meglio, dominato – a Parigi. Poi, in finale, non è stato capace di convertire match point, per la 22esima volta in carriera, contro quel terzo signore che più non lo amano e più lui vince, vince, vince. Ha vinto più di chiunque altro in questo decennio, e chissà nel prossimo.

Il primo, quello lì, ha sublimato il concetto di sconfitta: non in senso alchimistico e neanche spirituale, ma proprio per quanto attiene al suo significato in psicologia. Quello che è accaduto dal mancato 9-7 all’effettivo 12-13 è già letteratura, già in grado di esercitare una fascinazione collettiva persino superiore a una vittoria.

Sono state quarantotto ore fuori da ogni logica, o magari perfettamente in linea con la nuova logica applicata al tennis – meglio: imposta – da Federer, Nadal e Djokovic. Ne ha fatto mirabile sinossi Matteo Codignola su Rivistaundici, chiudendo così un articolo che vi consiglio caldamente di leggere.

Si tratta di giocare ancora un match, e un altro, per allontanare il più possibile quello che ormai  tutti quanti, a cominciare da Roger, Rafa e Nole – temiamo succeda: che al primo ritiro di uno dei tre, di colpo, il tennis come lo abbiamo conosciuto smetta di esistere. Sembra l’ultima scena di un episodio neanche troppo riuscito di Al di là della realtà, d’accordo. Ma francamente a cos’altro abbiamo assistito, sul Centre Court, fra il 12 e il 14 luglio 2019?

Il torneo femminile lo ha vinto Simona Halep, mamma che brava. Le è toccato fare la parte della guastafeste agli ottavi contro la bimba prodigio Cori Gauff, ma dopo aver lottato per un set contro Zhang ai quarti ha sostanzialmente triturato il resto della concorrenza: non l’ha vista Svitolina in semifinale, l’ha vista se possibile ancora meno Serena in finale. Ora è socia dell’All England Club e potrà venirci anche solo per mangiare a sbafo a ‘spese’ della duchessa di Cambridge, Kate Middleton, che da tre anni può vantare il patrocinio di questo modesto circoletto londinese (un gradito regalo della regina Elisabetta).

 
L’eleganza sconvolgente di Kate, l’inchino doveroso di Nole (AELTC/Florian Eisele)

C’è stato però un altro Wimbledon, un Wimbledon di faccende meno altisonanti ma non per questo meno degne d’essere raccontate. Il vero Wimbledon, insomma.

Per assonanza con l’ambito patro-cinio di Kate viene in mente il sacrosanto don’t patro-nize me‘ di Johanna Konta al gionalista del Daily Express che pretendeva di parlarle come si fa ad una figlia quindicenne che non ha rispettato il coprifuoco. Brava Johanna, al 6,5 del nostro Garofalo mi sento di aggiungere almeno un paio di voti.

C’è stato il ritorno di Murray in doppio, che doveva essere un ritorno un po’ in sordina ma la scelta di affiancarsi a Serena Williams per il doppio misto l’ha trasformato in una delle storyline più seguite dell’intero torneo. Due vittorie, poi la sconfitta agli ottavi contro i favoriti Melichar/Soares. L’anca di Andy sembra limitarlo ancora parecchio nei movimenti e per New York si vedrà, ma intanto un pieno di affetto e sostegno dei tifosi che non fa mai male.

Sapete chi altro, ben lontana dal mettersi in luce in singolare (pur giocando regolarmente, a differenza di Murray), ha fatto parlare di sé in queste due settimane? Jelena Ostapenko, la cui vittoria al Roland Garros sembra lontana 150 anni e invece risale appena al 2017. La lettone ha giocato una partita in singolare (sconfitta subito da Hsieh), una in doppio femminile (in coppia con Kudermetova, subito fuori contro Cornet/Martic) ma ben sei in doppio misto: in coppia con lo svedese Robert Lindstedt ha raggiunto la finale, poi persa contro Chan/Dodig.

Eppure, povera Jelena, mica ha fatto parlare di sé per qualche stop volley prelibata. Proprio non le riusciva di smettere di colpire avversari e partner!

Nel primo episodio è riuscita a fare punto tirando un servizio nel quadrato sbagliato… ma direttamente addosso all’inviperita Cornet;

soltanto i riflessi felini di Gauff hanno impedito che si concretizzasse subito un secondo episodio, al primo turno del torneo di misto. Eppure il meglio doveva ancora venire…

secondo e terzo turno, episodi tre e quattro. Jelena bombarda due volte la schiena del malcapitato Lindstedt, che nonostante i tentativi di sabotaggio rimane stoicamente in piedi.

MEDAGLIA D’ARGENTO E D’ORO – A proposito di colpi proibiti. Come dimenticare il missile di Kyrgios che ha colpito Nadal nei pressi della rete, durante l’unico match che c’abbia davvero fatto battere il cuore prima delle semifinali (a parte quell’ dell’addio di Marcos, di cui non parliamo per evitare di versare altre lacrime)? Non un gesto proibito, sembrava lì per lì, se non che Nick s’è divertito a raccontare in conferenza che proprio al petto voleva colpirlo. Nadal, ben tronfio dopo la vittoria, ha risposto smontando tutti i ‘se’ che accompagnano i progetti di grandeur del ragazzone di Canberra.

Si sale di tono, eccome se si sale di tono, verso i primi due gradini del podio. Interessano fino a un certo punto le rimostranze di Fognini nei confronti della corona britannica, rea d’averlo spedito su un campetto infame a combattere col discusso Sandgren. C’è invece il solito buco della serratura da cui noi profani guardiamo gli abitanti dei seggiolini più prestigiosi del campo centrale, dove s’avvicendano ogni anno fior di divi, dalla musica al cinema, passando per sport e politica. Nel Royal Box ha trovato spazio il golfista Francesco Molinari che proprio in questi giorni difenderà, primo italiano di sempre a tentare un’impresa del genere in un Major, il titolo conquistato l’anno scorso al British Open.

Il primo sabato del torneo s’è persino vista sugli spalti Theresa May, la grande sconfitta dell’epopea Brexit ancora lungi dal trovare un compimento. Ma si diceva di attori: Benedict Cumberbatch e Tom Hiddleston, l’habitué Hugh Grent (lei e Anne Vintour, mente di Vogue, davvero non mancano mai), ma in questa sede si vorrebbe parlare di Woody Harrelson. L’attore texano è riuscito a dare persino più spettacolo della partita cui stava assistendo, la finale del doppio maschile vinta da Cabal/Farah contro Mahut/Roger-Vasselin dopo cinque ore di grandi emozioni.

Emozioni ne ha regalate anche l’alticcio Woody, che deve aver abusato dei privilegi a lui concessi da quel posto sul Centre Court. La performance dell’attore è diventata prima un thread virale, anzi viralissimo su Twitter, per poi conquistare anche l’informazione generalista. Il Washington Post ha scritto, letteralmente, ‘Woody Harrelson diventa un meme a Wimbledon‘. È andata esattamente così.

Però, però, il primo posto emotivo di questo Wimbledon 2019 spetta di diritto al coraggiosissimo ragazzino che ha emulato, ed evidentemente perfezionato, le imprese di un altro temerario fanciullo beccato a leggere avidamente ‘Le avventure di Tintin‘ durante il secondo turno tra Muguruza e Kontaveit del Roland Garros 2017. Fu certo un’impresa ragguardevole, con tanto di cappellino del PSG e sguardo veramente assorto, ma cosa direste di un altro che, ipoteticamente, decidesse di aprire un libro nelle fasi cruciali del primo set della semifinale tra Federer e Nadal?

Perché è successo, è successo davvero, sul 5-4 15-30 in favore di Federer (servizio Nadal): il centrale avvolto in un’atmosfera da brividi, quei due in campo che avrebbero rinunciato a un paio di Masters 1000 pur di portarsi in vantaggio, e lui a leggere “Viking Myths and Sagas: Retold from Ancient Norse Texts“.! Come se la storia non gli stesse scorrendo davanti, come se guardare Federer e Nadal sfidarsi per un posto in finale a Wimbledon non fosse tra gli eventi sportivi più esclusivi del pianeta, nell’anno di grazia 2019.

Quanto si deve essere deliziosamente superiori alle convenzioni per preferire l’accattivante prosa di Rosalind Kerven a un passante in corsa di Nadal, specie quando siedi a venti metri scarsi dalle schermaglie tra i due tennisti più rappresentativi di questa epoca e non su un divanetto del reparto ‘letteratura norrena’ di Barnes&Noble?

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ATP

Djokovic alieno: annulla 2 match point a uno splendido Federer e vince il suo quinto Wimbledon

LONDRA – La finale più emozionante del decennio sui campi di Wimbledon finisce al tie-break decisivo. Federer commovente, Djokovic eguaglia Borg e vola a 16 Slam

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [2] R. Federer 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3) (da Londra, il nostro inviato)

Un tie-break al quinto set. Al primo tentativo. Questa finale di Wimbledon non poteva regalare più emozioni. Match point annullati, come non se n’erano visti da Parigi 2004 all’atto decisivo di uno Slam, Roger Federer che ancora una volta perde da Novak Djokovic con due match point a favore, come era accaduto già due volte nelle semifinali dello US Open.

Un match che Federer, il quale alla fine ha vinto 14 punti in più dell’avversario, sembrava avere in mano sul’8-7 del quinto set, quando ha servito per il set, ma invano. Ma anche prima di quell’episodio cruciale della partita c’erano stati momenti in cui avrebbe potuto ottenere il suo nono Wimbledon, come nel tie-break del primo set e nel set point avuto nel terzo. E invece è stata la giornata di Novak Djokovic, capace di vincere una partita incredibile, servendo in maniera altrettanto incredibile e dimostrandosi il più freddo nei momenti decisivi.

 

La contemporaneità quasi perfetta dell’inizio della finale del singolare maschile di Wimbledon e della partenza del Gran Premio di Formula 1 a Silverstone sembra sottolineare il “tafazzismo” imperante della Gran Bretagna contemporanea. Il tema tattico iniziale è quello largamente atteso: Federer cerca di muovere il gioco, Djokovic presidia il fondo e contrattacca. La prima chance break è per lo svizzero sul 2-1, e se ne va con un diritto sparacchiato fuori alla ricerca di un contropiede eccessivo. Subito dopo Federer recupera da 0-30 affidandosi alla prima di servizio.

Lo svizzero gioca sui cambi di ritmo e rotazione negli scambi, ma Djokovic non si fa ingannare e risponde colpo su colpo. Federer arriva a due punti dal set sul 5-4 con due eccellenti diritti in chop, arriva a 20 centimetri dal set-point, ma il n.1 del mondo esce dal passaggio pericoloso con grande autorità. Nel tie-break è Federer che ha l’iniziativa sulla racchetta, perde due punti sul servizio di Djokovic che avrebbe dovuto vincere con due errori di diritto (dopo 21 e 13 colpi), riesce comunque ad andare avanti per 5-3 con due splendidi vincenti da fondo, ma poi cede quattro punti consecutivi (tre gratuiti) per consegnare il primo set a Djokovic dopo 58 minuti (curiosamente due in più della finale femminile di sabato).

Ma il rush finale del tie-break costa caro al serbo, che inizia a commettere quegli errori da fondo che non erano affiorati fino a quel momento e concede due break consecutivi, lasciando scappare Federer sul 4-0. Con un terzo break sul 5-1, chiuso da due punti quasi buttati via da Djokovic, Federer pareggia i conti in 25 minuti con un set da 26 punti a 12. Novak è passato da 14 vincenti e 6 gratuiti nel primo set a 2 vincenti e 10 gratuiti nel secondo.

Federer aumenta il ritmo delle discese a rete a inizio terzo set, poi si ferma di più a palleggiare da fondo. L’inerzia del match sembra a suo favore dopo il “set horribilis” di Djokovic nel secondo, ma non riesce a concretizzare questa superiorità in punteggio. Lo svizzero si desta dall’apparente torpore e con una demi-volée di rovescio che fa esplodere il centrale conquista il set point, ma con la battuta lo svizzero rispedisce tutto al mittente. Il clima è quasi da Coppa Davis svizzera (almeno quella di una volta, chissà come sarà quella nuova), ma Djokovic non trema, e con il sapiente utilizzo del servizio al corpo arriva al tie-break che domina fino al 5-1, viene quasi ripreso sul 5-4, ma un errore di Federer sul punto successivo, dopo che il serbo aveva servito una seconda lentissima (80 miglia orarie) e in mezzo al rettangolo del servizio, decide la sorte del set.

In una situazione che ricorda un po’ a grandi linee la finale dello US Open 2015, dopo due ore e 16 minuti di gioco Federer si trova indietro per due set a uno senza aver fronteggiato l’ombra di una palla break e avendo avuto concrete chance di vincere entrambi i set perduti. A quinto game c’è un leggero calo al servizio di Djokovic, ma tanto basta: un doppio fallo, tre prime sbagliate e su una “steccata” di rovescio Federer ottiene il quarto break della giornata. Sul 4-2 Roger mette a segno una volée di rovescio smorzata che trasferisce la Davis svizzera in Sud America, tanta è la bolgia sul Centrale: serve per il set sul 5-2 ma perde il servizio per la prima volta nell’incontro. Due game più tardi è la volta buona e la finale va al quinto come era accaduto nel 2014.

Con Federer avanti di 15 nel computo totale dei punti si inizia il set decisivo. Sono un po’ saltati gli schemi, si diceva una volta nel calcio, Federer gioca più a briglia sciolta e anche Djokovic lo segue. È il serbo il primo ad avere palle break, sul 2-1: sono tre, che Federer annulla bene con il servizio. Le gambe dello svizzero però non sono più sotto i colpi come all’inizio del match, due rovesci scappano lunghi sul 2-3 e con un passante incrociato Djokovic guadagna l’importantissimo break di vantaggio. La posta in palio è altissima, nessuno è immune dalla tensione. Nole commette un doppio fallo sul 30-30 concedendo una palla del controbreak a Federer, che però sfuma con un diritto lungo. Ma il controbreak alla fine arriva, e alla soglia delle quattro ore di gioco la finale va ad oltranza.

Sul 5-5 Djokovic commette un doppio fallo, il nono, poi si salva con una volée in tuffo e tiene la battuta. Il gioco successivo Federer sbaglia uno schiaffo al volo sulla palla del 6-6, ma con un po’ più di fatica raggiunge comunque la parità. Sul 7-7 Djokovic va 30-0, subisce un diritto di Federer poi commette due errori gratuiti pesantissimi e sulla palla break non riesce a chiudere il diritto sotto rete e subisce il passante dello svizzero che va a servire per il match. Ma non deve finire così: Federer ha due match point, il primo lo sbaglia di diritto, sul secondo viene fulminato da un passante e poi arriva il controbreak. Sette punti consecutivi e si ritorna a giocare con le parità. 8-8, 9-9, 10-10, 11-11. Sul 40-0 Djokovic viene trascinato a palla break, con un “falco” molto controverso. Il passante di rovescio di Federer è fuori di un soffio. Su un secondo “falco” controverso sembra che abbia segnato l’Inghilterra quando sancisce la seconda palla break per Federer, ma con due colpi al volo tanto brutti quanto efficaci Nole annulla anche quella. Si arriva al tie-break, quello del 12-12, quello che mai si sarebbe pensato sarebbe servito in una finale.

Il minibreak decisivo arriva su un serve and volley di Federer al terzo punto, con la demi-volée che va in corridoio. Djokovic tiene i suoi servizi con grande freddezza, e una steccata di diritto chiude il match dopo 4 ore e 57 minuti consegnando il quinto Wimbledon a Novak Djokovic.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

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