Berrettini senza limiti: salva tre match-point, poi va agli ottavi di Wimbledon

ATP

Berrettini senza limiti: salva tre match-point, poi va agli ottavi di Wimbledon

LONDRA – L’immenso coraggio di Matteo Berrettini lo porta alla seconda settimana di Wimbledon. Schwartzman cede dopo più di 4 ore di battaglia. Sfiderà Federer negli ottavi di finale

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Londra, il nostro inviato

[17] M. Berrettini b. [24] D. Schwartzman 6-7(5) 7-6(2) 4-6 7-6(5) 6-3

La partita che è chiamato ad affrontare Matteo Berrettini sul campo 18 di Wimbledon, come facevo notare in sede di preview tecnico-tattica stamattina, non è affatto semplice. “El Peque”, al secolo Diego Schwartzman, 1.70 per 64 chili di grinta, velocità, senso dell’anticipo e cattiveria agonistica è un cliente a dir poco rognoso. Già a Roma quest’anno, nell’unico precedente, dopo la gran vittoria su Alex Zverev Matteo aveva subito un doloroso stop nel torneo di casa a opera di Diego, vediamo oggi sull’erba come andrà.

Per quasi tutto il primo set, i servizi la fanno da padrone, non si vede l’ombra di una palla break fino al 5-5, la cosa preoccupante è che quello a cedere più punti alla battuta è Matteo (9 contro 4). Quando nell’undicesimo game Berrettini piazza il break quasi a sorpresa le cose sembrano mettersi bene per l’azzurro, che è anche fortunato con il nastro a favore. Purtroppo, però, Matteo subisce la reazione di Schwartzman, che approfitta di un paio di incertezze del nostro giocatore, gli strappa a sua volta il servizio, e acchiappa il tie-break. Qui l’argentino sale subito fino al 4-1 e poi al 6-3, chiudendo al terzo set point grazie a un dritto fallito da Berrettini, che rispetto al solito appare un po’ nervoso, forse sente l’importanza della partita. Peccato, l’occasione persa è stata grossa.

Matteo spinge, Diego “rema”, da fondocampo il livello è pari, la bravura del “Peque” sta nel riuscire a limitare molto – come le statistiche analizzate prima del match suggerivano – i punti diretti concessi al servizio di Berrettini, che non va oltre i 4 ace e sta al 30% di “unreturned serves“, nonostante i consueti missili sopra i 200 kmh scagliati con il 57% di prime in campo, non esaltante ma nemmeno un disastro. Bravo Schwartzman, poco da fare.

Nel secondo set, un primo momento significativo avviene sul 4-3 Berrettini, con Diego alla battuta che va sotto 0-30 (bel pallonetto dell’italiano), ma riesce a salvarsi grazie anche agli errori di Matteo, che sta sbagliando un po’ troppo (in questo momento, per lui 26 vincenti e 30 gratuiti, 9-8 per l’argentino). Ancora Schwartzman con l’acqua alla gola sul 5-4, quando si trova ad affrontare due palle break non consecutive che sono anche set point. Bravo lui ad annullarle, sulla prima un pallonetto da sotto la rete, al termine di uno scambio in cui è stato l’argentino a spingere, scappa via lungo a Berrettini, sulla seconda la sua pressione costringe all’errore l’italiano.

Davvero un osso duro Diego, molto intelligente tatticamente, sa quando forzare e prendersi i rischi, e quando tenere per poi contrattaccare. Visto da vicino e di fianco sull’erba la sua velocità di piedi è impressionante, con quel fisico minuto non si arriva alle soglie della top-10 (best ranking 11 ATP) senza qualità straordinarie al di fuori della potenza e dell’esplosività. Si arriva nuovamente al tie-break, e qui Matteo riesce a salire di livello, forza bene, trova qualche errore di Diego, e chiude 7-2 con l’undicesimo ace della partita. Bene così. Oltre al punteggio anche le statistiche dell’azzurro si sono equilibrate, siamo a 38 vincenti, 38 errori (14-16 Schwartzman).

Il tifo del pubblico, tra cui come sempre gli italiani abbondano, è ben più rumoroso in favore di Berrettini, i “vai Matteo!” si sprecano, ma anche qualche “vamos Diego!” si fa sentire. Nell’ottavo game del terzo set, che stava andando via liscio seguendo i turni di battuta, momento di pericolo per l’italiano, che affronta una palla break, ma la annulla alla grande con un bel dritto a uscire. Simpaticissimo Diego che seduto al cambio campo fa i complimenti ad arbitro e giudici di linea, dicendo “they don’t miss a ball, so many close calls, bravo, what can I say?” (“non sbagliano una palla, così tante chiamate al limite, bravi, che devo dire?”) con un sorrisone, dopo che due punti prima il “challenge” gli aveva dato torto.

E qui si capisce perché Schwartzman è considerato uno dei giocatori più gradevoli dal punto di vista umano, in spogliatoio gli vogliono bene tutti, un po’ come era per Marcos Baghdatis. Essere un ragazzo adorabile, comunque, non impedisce all’argentino di arrivare a palla break, e quindi set-point, nel decimo game, sul 5-4. Ottimo Matteo con la legnata di servizio a cancellare il pericolo, ma due punti dopo una bella risposta lungolinea lo rimette con le spalle al muro, ancora set-point contro. Stavolta una seconda coraggiosa, sulla riga, seguita dal dritto diagonale lo salvano, ma poi arriva un doppio fallo, e la terza opportunità che un bell’attacco di Diego trasforma nel 6-4 e conseguente vantaggio di due set a uno. Peccato, ma bisogna ammettere che l’argentino sta meritando. Siamo a 49 vincenti e 52 errori per Matteo, 17-22 per Schwartzman, gli “unreturned serves” rimangono bassi per l’italiano, il 36%, si gioca lo scambio due volte su tre anche quando batte lui, è questo il dato che spiega le sue difficoltà, e di cui si era parlato anche alla vigilia.

 

Quando uno ti fa giocare tanto sulla tua battuta, poi sei anche più stanco nei game in cui rispondi, è questo il meccanismo che si innesca. La partita più difficile della mia vita come sensazioni, e difficoltà nello stare in campo

Il quarto set conferma le difficoltà di Matteo, che sta giocando bene, ci mette grinta, ed è bravissino a stare attaccato all’avversario, annullando due palle break nel quarto game, per poi fallirne a sua volta due nel nono, quando è bravo Diego a salvarsi e salire 5-4. Nel decimo game arriva un match point, Berrettini tira il dritto con gran coraggio e lo annulla, due game dopo, sul 5-6, è ancora 15-40, altri due match point, e qui il servizio esterno prima, e un passante che esce di poco poi, salvano Matteo, che arriva al terzo tie-break di questa partita. Schwartzman risponde spesso, e sullo scambio è insidiosissimo, ci vuole il massimo rischio per Berrettini per conquistare punti, è davvero dura.

Bravo Matteo a rete e in risposta adesso, si prende un prezioso minibreak che lo porta a servire avanti 5-4, ma lo spreca subito con un doppio fallo doloroso, con palla malamente affossata. Ottimo mentalmente, l’azzurro non si scompone, attacca ancora, e va 6-5, set point per lui: il passante sotto il nastro di Diego gli consegna il set, si va al quinto, che lotta entusiasmante, sono passate tre ore e 40. Statistiche a questo punto, Matteo 65-67 vincenti/errori, Diego 32-35, è la fotografia esatta della partita, regolarissimi entrambi nelle percentuali, con uno che spinge e rischia, essendo ovviamente costretto a farlo, circa il doppio dell’altro.

Durissima, lui è uno che mi infastidisce come gioco, non mi fa stare bene in campo. Mi sono voluto male in campo a un certo momento. Ho dovuto lavorare tanto per fargli i punti

Berrettini serve per primo, annulla palla break (buon attacco più volée di rovescio) e tiene, nel secondo game ne arrivano due per lui: la seconda è quella buona, con il rovescio in rete di Schwartzman, 2-0 Berrettini, in tribuna stampa scappa un accenno di applauso anche se non si dovrebbe, capiteci. I due sembrano un minimo stanchi ora, anche nel terzo game l’azzurro si salva da un vantaggio esterno, ma il servizio lo cava d’impaccio, ed è 3-0. Quello che pare aver accusato maggiormente la rocambolesca conclusione del quarto set, comprensibilmente, è Diego, la delusione dei tre match point mancati (anche se senza grandi colpe, anzi) gli pesa, lo vediamo scuotere la testa spesso e tenere le spalle basse, lui che di solito è una piccola molla umana.

Sale 4-1 senza rischi Berrettini, il traguardo è in vista, bisogna tener duro e difendere il servizio a tutti i costi. Sul 4-2, Matteo va sotto 15-40, ed è eccezionale a mettere tre bombe di servizio vincenti consecutive e una seconda ben piazzata, siamo 5-2, il bravissimo Diego è sotto un treno ora. Due game dopo, scoccano le 4 ore e 19 minuti, Berrettini vede sfilare largo il rovescio di Schwartzman che gli dà il 6-3 finale, gli ottavi di Wimbledon, e un appuntamento con Roger Federer, speriamo sul centrale, per lunedì.

Facevo il tifo per Federer, il migliore di tutti. Ho dovuto smettere il giorno in cui per la prima volta ho letto il mio nome e il suo nello stesso tabellone

Matteo Berrettini – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Splendido soprattutto mentalmente oggi Matteo, a prescindere dai match point annullati, stare spalla a spalla con un diavoletto come Diego senza perdere mai la concentrazione è dote non banale. Chissà cosa succederà dopodomani, intanto godiamoci questo momento da favola.

“Contro Roger, sul centrale magari, voglio permettere a me stesso di farmi travolgere dalle emozioni, ma in modo positivo. Se non mi emozionasse una cosa del genere non sarei umano, ci sarebbe da preoccuparsi. Voglio vivermela

Prima di Berrettini nell’Era Open avevano raggiunto gli ottavi a Wimbledon altri quattro tennisti italiani: Adriano Panatta (quarti nel 1979), Davide Sanguinetti (quarti nel 1998), Gianluca Pozzi (ottavi nel 2000) e Andreas Seppi (ottavi nel 2013). In tempi ben più lontani gli 8 azzurri in ottavi erano stati: Uberto de Morpurgo nel 1928 (quarti), Giorgio de Stefani nel 1933 (ottavi), Rolando del Bello nel 1949 (ottavi), Gianni Cucelli nel 1949 (ottavi), Fausto Gardini nel 1951 (ottavi), Beppe Merlo nel 1955 (ottavi), Orlando Sirola nel 1959 e 1962 (sempre ottavi) e per cinque volte Nicola Pietrangeli: quarti nel 1955, ottavi nel 1956 e 1958, semifinali nel 1960 e ottavi nel 1965.

Adesso Matteo dovrebbe, mal che vada, ritrovarsi a n.18 nel ranking mondiale, a meno che Goffin, Bautista Agut e Raonic facciano risultati straordinari e lo scavalchino.

Ubitennis

IL TABELLONE COMPLETO (con tutti i risultati)

Continua a leggere
Commenti

ATP

Sinner brillantissimo, ad Anversa arriva la quarta vittoria nel tour. OK Murray

La rivincita su Majchrzak vale a Jannik il secondo turno contro Monfils. Murray non brilla ma vince

Pubblicato

il

Jannik Sinner - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

CHE SINNER! – In finale al Challenger di Ostrava il 5 maggio scorso, Kamil Majchrzak lo aveva annichilito. In quell’occasione autore di un match perfetto, al primo turno di Anversa il qualificato polacco non ritrova però lo stesso avversario un po’ a corto di energie, bensì la versione migliore di Jannik Sinner che onora la wild card superandolo in due set. Il sipario si apre su un Sinner davvero centrato e reattivo che comanda lo scambio, nel palleggio a ritmo sostenuto si dimostra più solido e capace di muovere il gioco, oltre che di chiudere con accelerazioni puntuali. Majchrzak, nei primi 100 dallo scorso luglio, è stordito da una partenza tanto aggressiva e muove finalmente il punteggio tenendo la battuta al quinto game.

Jannik concede qualche errore con il dritto, ma i suoi piedi sono sempre vicinissimi al campo e si guadagna un set point in risposta sul 5-1. Kamil però lo annulla, prende fiducia e brekka al gioco successivo approfittando di un paio di imprecisioni a rete del giovane azzurro che, viceversa, si irrigidisce un po’ e regala qualche errore di troppo. Di nuovo con la battuta a disposizione, al quarto set point Sinner riesce mettere al sicuro un parziale che si stava complicando.

L’essere arrivato così vicino a girare una partita dalla quale non vedeva via d’uscita fa perdere un po’ di grinta a Majchrzak, quanto basta perché praticamente regali il turno di battuta in apertura a uno Jannik che ritrova invece la tranquillità necessaria e delle percentuali con il servizio migliori rispetto a quelle del primo set. Con una splendida chiusura lungolinea di rovescio, Sinner si prende un altro break al settimo game e, stavolta senza affanni, vola al secondo turno dove lo attende la prima testa di serie, Gael Monfils. Dopo la semifinale Challenger della scorsa settimana, arriva la quarta vittoria nel circuito maggiore per Jannik che ha dominato l’incontro, con solo una piccola flessione nella seconda parte del primo parziale in cui era peraltro ampiamente in vantaggio. Una vittoria che, almeno virtualmente, gli vale un altro piccolo passo verso la top 100 (per ora, sarebbe n. 114) e al cut off dell’Australian Open.

MURRAY SENZA LODE – Rispetto alle ultime incoraggianti apparizioni, è una versione di Andy Murray decisamente sottotono quella che supera 6-4 7-6 la wild card Kimmer Coppejans. Andy arriva ad Anversa forte di una condizione in costante crescita e, per batterlo, ormai c’è bisogno di mettere in campo una prestazione di alto livello, come hanno recentemente dovuto fare Dominic Thiem e Fabio Fognini. Ecco, allora, che la sfida inedita contro il n. 158 ATP rischia di diventare quasi un allenamento per l’ex numero uno del mondo. Un rischio che sembra concretizzarsi dopo il 3-0 iniziale, ma tre doppi falli scozzesi rimettono subito in corsa l’avversario e diventa chiaro in fretta che non assisteremo a un incontro entusiasmante.

Coppejans mette in campo oltre l’80% di prime battute su cui però perde quasi la metà dei punti, il contrario di quello che avviene sul servizio di Andy, prefetto con la prima tranne la parte in cui ne mette dentro una ogni cinque minuti (sarà il 44% alla fine del primo set, per essere più precisi). Concede anche qualche errore di troppo nel palleggio con il dritto, ma resta comunque il più solido e, senza particolari emozioni, incamera il parziale brekkando al decimo gioco.

 

Il secondo set si apre con Kimmer che inizia a fare punti rispondendo al primo servizio e piazza vincenti tra dritto, rovescio e drop shot; insomma, non ci sono più certezze e arriva anche il doppio fallo di Murray sulla palla break. Il venticinquenne di Ostenda rientra in fretta nell’uniforme da Challenger cedendo subito il vantaggio; Andy non sa approfittarne per portare definitivamente l’inerzia dalla propria parte e, anzi, subendo nove punti di fila, deve ricorrere al servizio per evitare di finire sotto un 1-4 pesante. Tanti errori da parte di entrambi, pochi scambi tesi e qualche bella smorzata a catturare temporaneamente l’attenzione.

Il belga non ha le armi per fare davvero male e il suo gioco mal si sposa con quello di Murray che, in una serata tutt’altro che brillante, riesce ad alzare il livello quanto basta per arrivare al tie-break. Lì, un bel punto per uno e il resto sono errori, compreso lo smash finale di Coppejans su una difesa di Andy degna del suo nome. In ogni caso, per l’uomo dall’anca artificialmente rivestita si trattava come sempre di mettere nelle gambe un altro match e guadagnarsi l’opportunità di giocare ancora: missione compiuta. Un giorno di riposo e giovedì gli toccherà il vincente fra Pablo Cuevas e Hugo Dellien, non due assidui frequentatori del duro indoor.

GLI ALTRI MATCH – Passo falso di Richard Gasquet che si fa rimontare il 6-1 iniziale da Soonwoo Kwon, n. 88 ATP in rapida ascesa (era fuori dai 200 a febbraio). L’esperienza non mette Richard al riparo dalla classica reazione di inizio secondo set, ma il francese recupera sul 2 pari. Il ventunenne coreano ha però trovato il tempo sulla risposta e il suo rovescio bimane, piuttosto compatto, è solido ed efficace, come in occasione della palla break che gli permette poi di chiudere con il servizio. Gasquet perde la battuta all’inizio della partita decisiva aprendo con un doppio fallo – come se l’altro non fosse già abbastanza in fiducia – e Kwon mantiene senza problemi il vantaggio fino alla stretta di mano.

Feliciano Lopez torna in campo dopo il match teso con Daniil Medvedev allo US Open. Il trentottenne di Toledo salva tutte le sei palle break concesse e supera 7-6 6-4 Cameron Norrie, pareggiando così il risultato della sfida a Los Cabos dello scorsa anno. Al prossimo turno, se la vedrà con Stan Wawrinka, anch’egli al rientro dopo la sconfitta newyorchese patita dal russo del momento. Dopo quattro sconfitte consecutive, torna alla vittoria Jan-Lennard Struff; a pagare la voglia di riscatto tedesca è il qualificato Gregoire Barrere che raccoglie tre giochi.

Risultati:

[WC] J. Sinner b. [Q] K. Majchrzak 6-4 6-2
[7] J.L. Struff b. [Q] G. Barrere 6-2 6-1
F. Lopez b. C. NOrrie 7-6(2) 6-4
G. Simon b. S. Darcis 6-1 6-2
A. Murray b. [WC] K. Copejans 6-4 7-6(4)
[Q] M. Copil b. F. Delbonis 6-4 7-6(3)
S. Kwon b. R. Gasquet 1-6 6-3 6-4
U. Humbert b. J. Kovalik 6-4 7-5

Il tabellone di Anversa completo e aggiornato

Continua a leggere

ATP

Classifica ATP, Berrettini nuovo numero 1 d’Italia: è a un passo dai primi 10

La semifinale di Shanghai regala a Matteo l’ottavo posto nella Race e l’undicesimo nel Ranking (superato Fabio Fognini). Nadal prepara il sorpasso su Djokovic e si avvicina al numero 1 di fine anno

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Shanghai 2019 (foto via Twitter, @atptour)

Settimana sontuosa per chi si dedica al commento della classifica ATP, soprattutto se di nazionalità italiana. Il tennis è sport meno di altri incline a sentimenti filo-patriottici, tranne quando si gioca (o giocava) la Coppa Davis; indipendentemente da questa considerazione, è però bello vedere i propri connazionali vestire i panni dei protagonisti.

Il Masters 1000 di Shanghai ha portato in dote a Matteo Berrettini svariate novità positive, a cominciare dalla posizione in classifica più alta che abbia mai raggiunto in carriera – l’undicesima – a soli 30 punti di distanza dalla decima occupata da Bautista Agut. In questo finale di stagione Berrettini non ha però punti in scadenza a differenza dell’iberico e ha quindi concrete chance di diventare il quarto tennista italiano a raggiungere la top ten da quando nel 1973 venne istituita la classifica come oggi la conosciamo. Prima di lui ci sono riusciti Adriano Panatta (4), Corrado Barazzutti (7) e Fabio Fognini (9).

L’allievo di Santopadre ha poi portato a compimento un’impresa che era nell’aria già da qualche settimana: diventare il capofila del nostro movimento maschile. Un’impresa difficile da prevedere a inizio stagione e che nel corso del 2019 era già brevemente riuscita a Marco Cecchinato. Il futuro ci dirà se Matteo saprà emulare – o superare – Fabio Fognini e Filippo Volandri, che nel corso di questo millennio sono i due giocatori rimasti complessivamente più a lungo al comando del tennis italiano.

 

RACE TO LONDON

La semifinale di Shanghai ha regalato infine a Berrettini l’ottavo posto nella classifica dei migliori giocatori dell’anno:

Posizione Nazione Giocatore Punti
1 Spagna Nadal 9225
2 Serbia Djokovic 7945
3 Russia Medvedev 5875
4 Svizzera Federer 5690
5 Austria Thiem 4525
6 Grecia Tsitsipas 3730
7 Germania Zverev 2855
8 Italia Berrettini 2525
9 Spagna Bautista Agut 2485
10 Belgio Goffin 2325


Fabio Fognini, pur perdendo la leadership italiana, ha comunque brillantemente tenuto vive le sue chance di prendere parte al torneo che chiude la stagione: nella Race è undicesimo con 2235 punti, seguito da Nishikori con 2180 e Monfils con 2170. Rallenta la rincorsa di Djokovic al primato stagionale di Nadal, mentre Daniil Medvedev supera Federer grazie al trionfo cinese.

Questo straordinario atleta, che ricorda vagamente un Buster Keaton allampanato, sta vivendo una seconda parte di stagione eccezionale: finale a Washington, Montreal, US Open e vittoria a Cincinnati, San Pietroburgo e Shanghai. Not too bad per un giocatore sino a pochi mesi era poco considerato dalla maggioranza degli appassionati in considerazione del suo stile di gioco poco ortodosso. A quanto si legge nei commenti alle sue vittorie però, gli italiani – sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori come constatava Ennio Flaiano – hanno quasi unanimamente cambiato idea sulle “magnifiche sorti e progressive” del giovane moscovita residente a Montecarlo. Torniamo alla battaglia per Londra.

Con la semifinale di Shanghai Stefanos Tsitsipas si è matematicamente conquistato il diritto di partecipare per la prima volta in carriera al torneo che a Londra chiude la stagione. Restano quindi ancora quattro posti da assegnare: i due effettivi più le due riserve. Questa settimana tre dei contendenti saranno impegnati in due tornei 250: Fognini a Stoccolma, Goffin e Monfils ad Anversa.

CLASSIFICA NEXT GENERATION

La partecipazione di Tsitsipas al torneo londinese inevitabilmente priverà quello milanese del trionfatore della scorsa edizione ma allo stesso modo rende più interessante la lotta per accedervi. Attualmente ai primi otto posti della classifica troviamo:

Posizione ATP Nazione Giocatore Nato nel Punti
6 Grecia Tsitsipas 1998 3820
17 Canada Auger-Aliassime 2000 1681
26 Australia de Minaur 1999 1430
34 Canada Shapovalov 1999 1255
53 USA Tiafoe 1998 970
59 Norvegia Ruud 1998 931
49 Serbia Kecmanovic 1999 893
70 Francia Humbert 1998 778


Auger-Aliassime, de Minaur e Shapovalov sono già matematicamente qualificati. Ad essi si unirà Jannik Sinner grazie a una wild card. In lizza per i quattro posti ancora disponibili oltre a Tiafoe, Ruud, Kecmanovic e Humbert c’è lo svedese Mikael Ymer, che si è portato a soli 27 punti di distanza da Humbert grazie alla vittoria ottenuta al Challenger 100 di Mouilleron-le-Captif.

CASA ITALIA

Nelle prime 200 posizioni mondiali troviamo ancora 16 italiani:

Classifica Giocatore Variazione
11 Berrettini 2
12 Fognini =
56 Sonego -1
72 Seppi =
73 Cecchinato -4
83 Travaglia 2
89 Fabbiano 2
95 Caruso 3
117 Lorenzi 1
119 Sinner 8
124 Mager -1
145 Giustino -3
147 Giannessi 4
149 Gaio 2
162 Baldi -9
186 Marcora 1


Oltre a Berrettini, anche Salvatore Caruso e Jannik Sinner – semifinalista al Challenger vinto da Ymer – hanno migliorato il proprio best ranking. Questa settimana sullo scacchiere europeo si esibiranno Fognini e Travaglia a Stoccolma, Sonego e Sinner ad Anversa, Fabbiano e Seppi a Mosca. Al momento sono ancora impegnati nell’ultimo turno del torneo di qualificazione Paolo Lorenzi a Anversa e Gianluca Mager a Stoccolma, mentre Caruso ha fallito quella di Anversa.

PRIMI DELLA CLASSE

Una sola variazione rispetto a sette giorni fa tra le prime dieci posizioni: Karen Khachanov ha rimpiazzato Nishikori all’ottavo posto. Il giapponese dovrebbe rientrare a Vienna, fisico permettendo. Più importante è però ciò che si sta profilando all’orizzonte e del quale abbiamo già dato ampio risalto: il sorpasso di Nadal ai danni di Djokovic al termine del Masters 1000 di Parigi-Bercy.

Un po’ più di movimento lo troviamo tra l’undicesima e la ventesima posizione dove, oltre a Berrettini, avanzano Diego Schwartzman, John Isner, Felix Auger-Aliassime, Stan Wawrinka, Lucas Pouille e Guido Pella. Perde invece due posizioni Gael Monfils. Kevin Anderson e Borna Coric escono dalla top 20. La sintesi grafica:

Posizione Nazione Giocatore Punti Variazione
1 Serbia Djokovic 9545 =
2 Spagna Nadal 9225 =
3 Svizzera Federer 6950 =
4 Russia Medvedev 5920 =
5 Austria Thiem 5085 =
6 Germania Zverev 4425 =
7 Grecia Tsitsipas 3900 =
8 Russia Khachanov 2990 1
9 Giappone Nishikori 2860 -1
10 Spagna Bautista Agut 2575 =
11 Italia Berrettini 2545 2
12 Italia Fognini 2415 =
13 Francia Monfils 2410 -2
14 Belgio Goffin 2280  =
15 Argentina Schwartzman 1995 1
16 USA Isner 1985 1
17 Canada Auger-Aliassime 1681 2
18 Svizzera Wawrinka 1670 2
19 Francia Pouille 1645 3
20 Argentina Pella 1620 1


BEST RANKING PER…

Classifica Giocatore Nazione
11 Berrettini Italia
17 Auger-Aliassime Canada
33 Hurkacz Polonia
37 Opelka USA
48 Bublik Khazakistan
51 Londero Argentina
75 M. Ymer Svezia
95 Caruso Italia


Volete sapere che posizione occupavano in classifica questi otto giocatori a inizio 2019? Ecco la risposta:

  • Berrettini: n. 52 (+41 posti)
  • Auger-Aliassime: n. 106 (+ 89)
  • Hurkacz: n. 88 (+ 55)
  • Opelka: n. 102 (+ 65)
  • Bublik: n. 165 ( + 117)
  • Londero: n. 117 ( + 66)
  • M. Ymer: n. 196 (+ 121)
  • Caruso: n. 156 (+ 61)

Complimenti.

Continua a leggere

ATP

Seppi maratoneta a Mosca, colpo di Travaglia a Stoccolma

Andreas annulla due match point e batte Garin dopo quasi tre ore di lotta. “Steto” sopravvive ai trenta ace del temuto bombardiere USA Opelka. Niente da fare per Sonego con Tsonga

Pubblicato

il

Andreas Seppi -Zhuhai 2019 (via Twitter, @ZhuhaiChampions)

Una buona giornata per il tennis di casa nostra, il lunedì indoor sparpagliato tra Anversa, Mosca e Stoccolma. Non era scontato, date le grige premesse emerse dai turni di qualificazione, già avari di buone novelle nei giorni passati e anche oggi non particolarmente confortanti. Tra la tarda mattinata e l’immediato dopo pranzo è arrivato il disco rosso per Gianluca Mager a Stoccolma e per Paolino Lorenzi ad Anversa, rispettivamente fermati da Dennis Novak e da Gregoire Barrere. Fortuna che Andreas Seppi e Stefano Travaglia hanno iniziato la settimana di luna buona.

SEPPI DI TIGNA E CORAGGIO – Bene, anzi benissimo Andreas Seppi, il quale ha aggiunto un nuovo pezzo alla proprio prestigiosa, ed estesissima, collezione di vittorie in rimonta in match di durata superiore alle due ore e mezza. Stavolta, a Mosca, luogo del cuore di Andreas in quanto sede del trionfo andato in archivio nell’annata 2012, ce ne sono volute quasi tre per superare El Tanque Garin in una partita ondivaga, altalenante e sinceramente tesa: non quanto di solito ci si aspetta da un primo turno in un 250 nel sottotetto europeo.

Presumibile highlitght della settimana benché sia appena lunedì, l’incontro è finito nelle mani di Seppi in un modo che in molti riterranno inaspettato, vista la fiacca versione del maratoneta di Caldaro andata in scena nel primo set; primo set chiuso con due break a sfavore sul groppone e tante cattive sensazioni. All’improvviso, Andreas si è messo a macinare tennis matematico all’inizio della seconda partita, scappando avanti sul quattro a due e non riuscendo tuttavia a chiudere con il servizio a disposizione sul cinque a quattro, quando ha riammesso il cileno nel set dopo aver anche sciupato due palle per il terzo.

 

Di nuovo incupitosi, Seppi è stato costretto ad aggrapparsi all’ultimo lembo di match disponibile quando Garin per due volte ha avuto la palla per chiudere nel dodicesimo gioco, ma, salvatosi, ha disputato un gran tie break che gli è valso l’iscrizione alla volata nel set decisivo. Un set iniziato maluccio, a dir la verità, ma tenuto in piedi anche grazie alla stampella offerta dal carrarmato di Santiago del Cile, che ha dapprima restituito nell’ottavo game il break precedentemente conquistato, poi ha sprecato nel nono due palle per staccarsi ancora.

Costretto a servire per rimanere in vita, Garin si è salvato in un dodicesimo game da ventotto punti in cui ha dovuto cancellare a Seppi quattro match point, manifestando con urlacci ad altissimo voltaggio di decibel il proprio grande nervosismo. Nel nuovo tie break, tuttavia, egli ha proseguito nel suo pomeriggio eccessivamente prodigo, sprecando per due volte un minibreak di vantaggio e consegnando quello che obiettivamente è stato un gran match a Seppi, il quale, al prossimo turno, incrocerà la racchetta con il vincente della sfida tra Carballes Baena e Berankis.

VAI STETO – L’ottimo voto che merita Seppi va esteso anche a Stefano Travaglia, emerso vincitore dalla durissima sfida di primo turno contro il pivot USA Reilly Opelka, la cui impropria arma d’inizio scambio era ancora più temuta considerata la superficie, notoriamente piuttosto veloce, della Kungliha Tennishallen. Non lasciandosi troppo impressionare dai trenta, dicasi trenta, ace messi giù dall’avversario, Travaglia ha addirittura riscosso maggiori dividendi al servizio, con cui ha concesso appena due punti nella prima frazione vinta grazie al decisivo break ottenuto nell’undicesimo gioco.

Quando improvvisamente, e per l’unica volta nell’incontro, il 2.11 dal Michigan è riuscito a far breccia nel turno di battuta di Travaglia, portando dalla propria parte la seconda partita con l’incursione nel servizio italiano del decimo game, si è avuta l’ennesima conferma dello straordinario carattere di cui è dotato il tennista di Ascoli. Senza fare una piega, Stetone nel terzo set è tornato a essere l’unico tra i due contendenti insidioso in ribattuta, e il break decisivo, conquistato addirittura a zero nel nono gioco, gli ha consegnato la terza vittoria in carriera contro un top 50 e un secondo turno appetitoso contro il vincente del match tra la wild card Elias Ymer e il lucky loser Yuichi Sugita.

TSONGA TROPPO PER SONEGO – Ad Anversa nel match clou della prima giornata Jo-Wilfried Tsonga ha superato in 1h20 il nostro Lorenzo Sonego. Un match in cui un solo break per set ha fatto la differenza ma dove il piemontese ha raccolto un solo break point non riuscendo mai a scalfire il servizio del francese

Risultati:

Anversa

[5] G. Pella b. P. Gojowczyk 5-7 6-4 7-6(2)
[6] J-W. Tsonga b. L. Sonego 6-3 6-4

Mosca

A. Seppi b. [3] C. Garin 3-6 7-6(2) 7-6(4)
[Q] L. Rosol b. J.I. Londero 6-7(4) 7-6(7) 6-3
[7] A. Mannarino b. [Q] D. Dzumhur 7-6(2) 6-0

Stoccolma

S. Travaglia b. [6] R. Opelka 7-5 4-6 6-4
[8] D. Evans b. B. Tomic 6-4 1-6 6-3
[PR] J. Tipsarevic b. C. Moutet 6-2 6-4

I tabelloni della settimana

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement