Le 73 domande di Vogue a Roger Federer

Interviste

Le 73 domande di Vogue a Roger Federer

Qual è il colpo preferito di Roger? La partita che vorrebbe rigiocare e il ricordo più bello. Nadal, il consiglio di mamma e i gemelli. Le tradizioni, Wimbledon, l’emozione del Centre Court

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Due giorni prima che iniziasse la rincorsa al nono titolo di Wimbledon (lunedì, in chiusura di programma sul Centre Court, sfiderà negli ottavi di finale Matteo Berrettini), Roger Federer si è concesso in esclusiva a Vogue, rispondendo alla raffica di 73 domande dell’intervistatore, nel classico formato reso celebre dalla rivista fondata nel 1892 e diretta da Anna Wintour. Colpi piatti o con rotazione? Quante ore al giorno ti alleni? Il tuo rivale più grande? E il tuo ricordo preferito a Wimbledon? Match point: dicci cosa provi. Questo e tanto altro nella raffica di Vogue.


Ok, eccolo, solo due giorni prima di Wimbledon, è incredibile. Dovrei interromperlo (Roger si sta allenando, ndr). Voglio dire, qua ci sono un sacco di regole, non sono sicuro. Ok, andiamo. Roger!
Hey, come va Joe?

Benissimo, grazie per aver trovato il tempo, sarà una veloce intervista di 73 domande.
Non me la voglio perdere.

 

Sarà bellissima. Allora, come ti senti per il torneo?
Sto benissimo, sono felice che sia di nuovo il momento di Wimbledon, adoro questo posto.

Bene, puoi spiegarmi come inizi le tue giornate in questo periodo?
Sono molto tranquille in realtà, sta tutto nel recupero e nell’arrivare al torneo con un sacco di energie. Questo è il piano.

Puoi farmi vedere cosa rende perfetto un servizio?
Ok, un servizio perfetto… Direi che è tutto nel lancio di palla. È l’unico colpo che possiamo controllare, per tutti gli altri dobbiamo reagire a quello che fa l’avversario. Allora eccoci: su, salto, speriamo che entri (ride mentre mima il movimento del servizio, ndr).

Lo fai sembrare facile. Puoi mostrare qualcosa di estremamente difficile e tecnico che probabilmente non capirò?
Forse la veronica dal lato del rovescio. Capita raramente, e quando devi eseguirla ti allunghi all’indietro, salti, non puoi più vedere l’avversario, provi a colpire la pallina e speri per il meglio.

Quale pensi sia il tuo colpo caratteristico?
Lo slice, forse il dritto.

E perché non hai un rovescio bimane?
Tutti i miei idoli lo avevano ad una mano, quindi non avevo scelta.

Sei affezionato alla tua racchetta?
Sì, la amo ed è l’estensione del mio braccio, inoltre è quella che fa le magie per me.

Bene, qual è la tua cosa preferita del giocare a Wimbledon?
La storia e la tradizione.

E come descriveresti giocare nel campo centrale?
È un sogno che diventa realtà per ogni giocatore.

Possiamo vederlo?
Andiamo.

La tua famiglia usa qualche soprannome per te?
Sì, mi chiamano Rog, oppure Rogi in svizzero tedesco.

Qual è la cosa più svizzera di te?
Sono cioccolato-dipendente, se vale.

Sì, vale (ride). Che lingue parli?
Parlo svizzero tedesco, tedesco, inglese e francese.

Hai qualche espressione preferita in queste lingue?
Mi piacciono “allez” in francese, “come on” in inglese, e “chum jetzt” in svizzero tedesco, da usare sul campo da tennis.

Ecco dei raccattapalle!
Ciao, come va, tutto bene? È un piacere vedervi.

Ciao ragazzi. Stanno mangiando fragole con la panna. Raccattapalle: “Ne vuoi una?”.
Uhm, certo!

Roger, perché si mangiano così tante fragole con la panna qui?
Non lo so, è una cosa di Wimbledon. (Ai raccattapalle) Voi lo sapete Raccattapalle: “È una tradizione”. È tradizione.

Ho sentito che hai iniziato la tua carriera come raccattapalle, è vero?
Sì, ero come loro, avevo circa 12 anni ed ero nella mia città, Basilea. L’ho fatto per due anni, era bellissimo, lo adoravo.

Quante ore al giorno giocavi a 12 anni?
Due ore a giorni alterni, direi.

E quante ore adesso?
Tra zero e quattro, a volte devo risparmiare energie (ride).

Chi era il tuo idolo da piccolo?
Boris Becker, Stefan Edberg e Pete Sampras.

Quando hai capito per la prima volta di essere forte a tennis?
Beh nel circuito juniores pensavo di essere bravo, poi quando ho battuto Pete Sampras qui nel 2001 ho veramente capito di essere forte. Oh dio, è una cosa così brutta da dire!

È vero che tua mamma era un’allenatrice di tennis?
Sì, ma non mi ha mai allenato.

Beh, qual è il miglior consiglio che ti abbia mai dato?
Non fare mai rimbalzare la palla due volte.

Ah, ok. Beh ha senso.
È semplice no? Basta correre dietro alla pallina tutto il tempo, come fossi un cane.

E che consiglio daresti a questi ragazzi (i raccattapalle, ndr)?
Amate il tennis, ma lavorate duro. Poi, cos’altro posso dirvi? Sognate in grande, a volte non si sogna abbastanza in grande perché magari pensiamo che ci siano barriere eccetera. Dovete provarci e dare tutto.

È un bellissimo consiglio. Roger, erba o terra?
Erba ovviamente.

Dritto o rovescio?
Dritto.

Colpi piatti o con rotazione?
Rotazione.

Con che serie TV sei fissato ultimamente?
Nessuna in realtà, però adoravo Prison Break, era forte.

Chi è la tua icona di stile?
Tom Ford.

Cosa indossi quando ti senti al meglio?
Insomma, un completo è bello, ma direi un costume da bagno e una maglietta su una spiaggia da qualche parte.

Qual è la cosa più memorabile che tu abbia mai indossato?
Al Met Gala ho indossato uno smoking di Gucci, con un cobra di diamanti incastonato sulla schiena. Era spettacolare.

Cosa fai nei giorni liberi?
Niente, me la prendo con calma, vado in giro con i bambini.

Qual è il miglior consiglio di moda che tu abbia mai ricevuto?
Sei tu che indossi gli abiti, non gli abiti che indossano te. E Anna (Wintour, ndr) una volta, quando le chiesi se dovessi indossare il completo chiaro o quello scuro per la serata, mi rispose: “Ovviamente quello scuro Roger”. E io ho fatto: “Beh, ovvio”.

Bel consiglio no?
Anna la sa lunga.

Qual è una cosa che tanta gente non sa di te?
Non so, ho fatto così tante interviste che credo la gente sappia tutto di me.

Ok, hai dei gemelli identici. Ora, sii onesto, li hai mai scambiati?
In passato mi succedeva qualche volta, magari quando non riuscivo a vederli in faccia subito, ma adesso no, sono diventato bravissimo. Li distinguo al volo.

Cosa hai imparato dai tuoi figli?
La pazienza e fare le coccole di nuovo. È bellissimo.

Che dolce. E cosa speri che i tuoi figli imparino da te?
Tutto, voglio insegnargli tutto quel che so e oltre. Li amo così tanto.

È bellissimo. Tra tutti i posti in cui hai giocato nel mondo, qual è il più spettacolare?
Ho giocato sul Jungfraujoch, in cima all’Europa, una montagna in Svizzera, con Lindsey Vonn. E poi il centrale di Wimbledon ovviamente.

Eccoci nella clubhouse, incredibile. Hey Roger, mettiti vicino al trofeo.
Guardalo, è bellissimo, così vicino eppure così lontano (ride).

E tu ne hai otto di questi. Dove li tieni?
Ho una grande vetrina dei trofei a casa, ma ti dirò che c’è sempre spazio per un altro!

Che tradizione di Wimbledon aspetti di più?
Credo che sia bellissimo far inaugurare il campo centrale dal vincitore dell’anno precedente all’una del lunedì.

Ricordi il primo torneo professionistico che hai giocato?
Certo. Gstaad nel 1998 dopo aver vinto il torneo juniores qua a Wimbledon la settimana prima.

Qual è stato il momento più sorprendente della tua carriera?
Momento più sorprendente… Direi che diventare numero uno e vincere tutti i tornei che ho vinto è stato più folle di qualsiasi sogno che potessi avere riguardo la mia carriera. Non avrei mai pensato di avere tutto questo successo.

Qual è il cimelio a cui tieni di più?
La rete della mia finale del 2009 a Wimbledon, contro il mio amico Andy Roddick.

Diresti che il tennis è il tuo sport preferito da guardare?
Sì, con il calcio e il basket. Adoro il basket, è molto bello.

E da piccolo giocavi anche a calcio, giusto?
Sì, giusto.

E cosa ti ha fatto scegliere il tennis invece del calcio?
Non volevo dare la colpa al portiere, onestamente. Volevo che fosse responsabilità mia. Forse è questo che mi ha fatto scegliere il tennis. Per fortuna l’ho fatto.

Qual è stata la sfida più grande dell’essere atleta, che non apprezzavi quando hai iniziato?
All’inizio avevo molta nostalgia di casa, poi il jet lag e tutte le interviste. All’inizio non riuscivo a fidarmi dei giornalisti, e poi piano piano le interviste hanno iniziato a divertirmi. Altrimenti non starei parlando con te ora (ride).

Sono veramente fortunato ad essere qui. Roger, come vuoi essere ricordato?
Come una bella persona per il tennis, un filantropo, e magari anche come un buon giocatore.

Mi hanno detto che ti piace mangiare il gelato prima di una partita. È vero?
Cosa? Gelato prima di un match? Ne mangio a tonnellate dopo, ma non prima (ride).

(Guardando la parete con i nomi dei vincitori) Ecco il muro dei campioni. Ci sono un sacco di Federer là sopra, prende quasi metà dello spazio. Nel 2019 vuoi vincere cosa, il nono?
Sì, otto sono grandiosi, è anche il mio numero preferito, ma nove suona meglio (ride).

Puoi indicare la vittoria più memorabile?
2003.

Perché?
È stata la prima. Ho pensato che fosse finita, che avessi raggiunto il mio obiettivo vincendo Wimbledon. È stato epico.

Ho sentito che li incidono abbastanza velocemente quando vinci.
Sì, anche il trofeo. Quindi lo alzi in aria e c’è già il tuo nome inciso, poi esci dopo aver vinto nel campo qua dietro, guardi a destra e boom, c’è scritto vincitore 2019 e il tuo nome.

Puoi dirmi qualcosa molto velocemente sul signor Rafael Nadal?
Che vuoi sapere? Sul campo da tennis dà tutto, fuori dal campo è molto aperto e onesto, e ha un cuore d’oro. Inoltre aiuterà di nuovo la mia fondazione l’anno prossimo. Cercheremo di battere il record di presenze a Città del Capo in Sudafrica per la mia fondazione. Non vedo l’ora, quindi grazie Rafael.

Bellissimo. Sento che il campo centrale è dietro queste porte, giusto?
Vuoi dare un’occhiata?

Certo, è bellissimo. Roger, hai qualche rituale prima delle partite o qualche superstizione?
Non sono per niente superstizioso in realtà, so che è strano.

Che genere di musica ascolteresti prima di un match?
Di solito nulla, ma se dovessi, qualcosa di rilassante.

Cosa dici a te stesso prima di calpestare quest’erba?
Coraggio Rog, ce la puoi fare. Dai, goditela. Andiamo.

Pensi che potrei camminare sull’erba con te?
Per me va bene, ma forse dovresti chiedere a Neil. Neil: “Uh, no”.

Qual è il tuo ricordo preferito delle partite qui?
Vincere il mio primo Wimbledon, o forse battere Pete Sampras nel 2001.

Ok Roger, sei qui, è il match point. Che esperienza è?
Puoi sentire anche uno spillo che cade quando stai per servire, non parla nessuno, è incredibile. Forse senti un colpo di tosse. E poi il pubblico esplode quando vinci il punto.

Chi è la prima persona che cerchi tra la folla?
Voglio sentire l’atmosfera, sentire quanto è coinvolta la gente, poi guardo il mio team, se sono tutti già seduti, poi l’arbitro e l’avversario.

E hai una competizione durissima. Qual è il giocatore che temi di più?
Rafa Nadal.

Chi è il giocatore contro cui preferisci giocare?
Rafa Nadal (ride).

E con chi vorresti una rivincita?
Forse con Del Potro, finale degli US Open 2009.

Hai una strategia che si chiama Fuoco e Ghiaccio. Che significa?
Credo che tu debba avere un fuoco dentro, voler vincere ogni punto, dare assolutamente il tuo meglio. E ghiaccio nelle vene per me è semplicemente che sei così concentrato nei punti importanti, sei calmo e composto. Ecco cos’è.

Prepararsi per un primo turno e prepararsi per la finale, cosa cambia?
Beh non dovrebbe cambiare nulla, ma a volte diventi un po’ nervoso.

Quindi quanto diventi nervoso prima di una partita?
Penso che sia la quantità di farfalle nello stomaco che senti a fare la differenza.

Stanchezza mentale o fisica, qual è più difficile da superare?
Direi mentale, è difficile ogni tanto tirarsi su. Non è sempre facile essere positivi.

Serve e volley o gioco aggressivo da fondo?
Un po’ di entrambi.

Footwork o colpi, qual è più difficile da eseguire perfettamente?
Il footwork è più facile da perfezionare, i colpi magari hanno più a che fare col talento.

Ultima domanda Roger, numero 73. Com’è sopravvivere con Bear Grylls rispetto a sopravvivere a Wimbledon?
Un po’ diverso, nello show di Bear Grylls mi sono congelato e ho fatto pipì sul fuoco, cosa che non ho fatto qui a Wimbledon. Bear Grylls in effetti era seduto nel Royal Box con la Famiglia Reale durante la finale, e il mio team era seduto lì con la mia adorata moglie, un momento bellissimo.

Traduzione a cura di Alberto Tedesco

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Djokovic: “Mentalmente è stato il match più duro della mia carriera”

LONDRA – “Magari fra 5 anni ci ritroveremo in questa sala”, dice il serbo finalmente con il sorriso dopo il successo a Wimbledon contro Federer. “Ho provato a giocare il match prima di entrare in campo, di immaginarmi vincitore, penso mi abbia aiutato”

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

da Londra, il nostro inviato

Djokovic si presenta in sala stampa circa quaranta minuti dopo Roger Federer, ed è accolto dall’applauso scrosciante dei presenti. Il tempo trascorso dalla fine del match ha aiutato a cancellare dal volto di Novak i segni della fatica. Il primo commento è su come ha accolto il successo: “Grazie a tutti. Non ho celebrato molto in campo alla fine della partita, perché è stato soprattutto un enorme sollievo. Ma questi successi sono quelli che danno un senso a ogni minuto speso in campo ad allenarsi e prepararsi”.

La conferenza entra poi nel vivo. Come si è adattato, Nole, a una situazione in cui il pubblico era tutto dalla parte del suo avversario? “Sapevo che dovevo cercare di stare calmo e controllare le mie emozioni, sapevo come sarebbe stato l’ambiente visto che giocavo contro Roger, me l’ero immaginato prima nella mia testa, l’avevo visualizzato in anticipo. Sapevo anche come avrebbe reagito il pubblico. Avere gli spettatori dalla tua parte aiuta, ma se non è così devi trovare il modo di superare la difficoltà. Quando la folla gridava ‘Roger’ io sentivo ‘Novak’. È allenamento mentale… e poi Roger e Novak sono simili!”, sorride il serbo.

 

Il numero 1 del mondo è ben consapevole di quanto sia stato vicino alla sconfitta; nelle due precedenti finali contro Federer aveva più o meno sempre mantenuto il controllo della situazioni, oggi l’andamento è stato diverso. “Sono stato a un solo colpo dalla sconfitta e Roger serviva benissimo. Ho provato a giocare il match prima di entrare in campo, di immaginarmi vincitore, penso mi abbia aiutato. Ci sono energie che non vengono solo dal tuo corpo, ma anche dalla tua mente e dalla tua essenza. Per me è sempre una lotta interiore, oggi ho cercato di chiudere fuori di me tutto ciò che mi succedeva intorno. In alcune fasi ho cercato di lottare. Il coraggio deriva dal potere della visualizzazione che si può fare prima. Ho provato a costruirmi lo scenario in cui io potevo essere il vincente”.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

“La stabilità mentale mi ha salvato nei match-point”, continua Nole, “e mi ha permesso di rimontare e vincere. Mentalmente è stato il match più duro che ho giocato nella mia carriera. Più duro di quello contro Nadal in Australia. Quello più fisico, questo più mentale”.

Poi le questioni tecniche, e le difficoltà proposte da una avversario speciale come Federer: “Contro Federer su erba è difficilissimo perché lui sta attaccato alla linea di fondo e anticipa tutto, qualsiasi palla a qualsiasi velocità. E’ così talentuoso in questo tipo di tennis. Giocare contro Roger significa essere costantemente sotto pressione. Non è facile affrontarlo, a tratti ho sentito di non colpire al meglio la palla. Sapevo avrei dovuto essere incisivo sulle palle meno profonde di Roger: a volte ci sono riuscito, a volte no. Ma soprattutto non ho risposto bene sulle seconde di servizio. La maggior parte della partita ho dovuto difendere, ma ho saputo salire di livello quando contava di più, nei tre tie-break“.

Infine uno sguardo sul futuro e sulla sua eterna rivalità con Nadal e Federer. “Quei due tipi, Roger e Rafa, sono il motivo per cui gioco ancora, mi motivano a provare a fare quello che hanno fatto loro. Non so se ci riuscirò, ma è il mio scopo. Intendevo esattamente quello che ho detto in campo, che Roger mi ispira vedendo quello che fa a quella età. Sì, chissà, potrei immaginarmi qui a 37 anni, se mi divertirò e amerò ancora farlo. Non ho più obblighi verso il tennis, lo faccio per me, e magari fra 5 anni ci ritroveremo in questa sala!”.

“Come è il gusto di questa vittoria? Il miglior gusto di sempre”, assicura il campione di Belgrado. Cinque a Wimbledon, come Borg. Nelle ultime nove edizioni dello Slam londinese, Djokovic ne ha dunque vinti più della metà. E adesso si è tolto anche la soddisfazione, primo in Era Open, di vincerne uno dopo aver annullato match point. Not too bad, come direbbe lui stesso.

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Federer: “Similitudini con il 2008? La delusione. Niente Montreal, torno a Cincinnati”

Wimbledon, lo svizzero dopo la sconfitta più amara della carriera: “Un punto ha cambiato tutto, decidete voi quale dei due”. E salta l’Open del Canada

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Roger Federer- Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Roger Federer è ancora incredulo quando si presenta in sala stampa dopo l’incredibile finale di Wimbledon persa al tie-break del quinto set sul 12-12 contro Novak Djokovic, probabilmente la più dolorosa sconfitta della carriera: “Certo mi sento triste, forse anche arrabbiato. Non riesco a credere di aver mancato una possibilità così grande”.

Nonostante la delusione tremenda si sforza di trovare dei lati positivi. “Ero sotto un break e l’ho rimontata nel quinto poi un punto ha cambiato tutto, decidete voi quale dei due match-point, è stata dura avere quelle possibilità e sprecarle. Certo, lui ha sempre gestito bene il mio slice, si abbassa molto bene e sbaglia poco. Devi sempre essere aggressivo con lui. E non importa se ho fatto molti punti in più, io so quanto ci sono arrivato vicino, e devo essere contento della mia prestazione. Sappiamo tutti quanto forte sia Novak, quanto lo sia stato per tanti anni, ogni vittoria in più aumenta la sua grandezza. Trovo motivazione in tante differenti situazioni, non sono diventato un giocatore di tennis solo per conquistare record“.

Si sforza poi di guardare già avanti, forse cercando di distogliere il pensiero dalla delusione: “Per riprendermi da una sconfitta così, beh, è come quando sei un break avanti, servi per il match, non va, ma prosegui lo stesso. Non si può rimanere depressi dopo un match così, bisogna avere la mentalità di andare avanti ed essere contenti del proprio livello.
Io lo sono. Penso che giocare sulla terra mi abbia fatto bene, ho avuto un buon ritmo partita, anche a Halle prima di qui”.

Non è dato sapere se la scelta dipende anche dal fatto di aver allungato la stagione disputando anche i tornei di Madrid, Roma e Parigi, ma Roger annuncia che tornerà in campo soltanto per il secondo dei ‘1000’ sul cemento nordamericano. “Guardando avanti, salterò Montreal, per darmi tempo di prepararmi bene per Cincinnati e gli US Open“.

 

Qualche collega gli chiede infine un paragone con la finale persa contro Nadal 11 anni fa e lui trova il modo di sorridere: “Ci sono stati grandi punti oggi, grandi emozioni. Rispetto al 2008? Mah, questa è stata una partita più regolare forse, senza interruzioni, senza il buio alla fine. La similitudine con quella partita, direi che è la delusione che sento“.

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Halep: “La mia miglior partita. Ora potrò venire a Wimbledon anche solo per mangiare!”

LONDRA – Halep felicissima di entrare nel Club di Wimbledon, è la prima rumena a vincere ai Championships. “In Romania non abbiamo campi in erba! Tiriac mi ha sempre sostenuta”

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

da Londra, il nostro inviato

Diventare membri del The All England Lawn Tennis Club è un onore di cui Simona Halep oggi potrà fregiarsi.È sempre stato il mio sogno vincere questo torneo, quando avevo 12 anni mia mamma mi diceva sempre, se vuoi diventare qualcuno nel tennis devi vincere Wimbledon, e così ho fatto. Quindi grazie ai miei genitori!”.

E per lei è stata un’ulteriore motivazione. Nello spogliatoio mi hanno ricordato che se avessi vinto il titolo, avrei avuto la ‘membership’ del circolo a vita, ed è stata una bella motivazione! Non mi sembra vero che potrò tornare qui quando lo vorrò, anche solo per pranzare o cenare. E potrò andare nel Royal Box! Lo volevo fortemente, quando ho iniziato il torneo ho detto a tutti che sognavo di diventare membro del Club e ci sono riuscita“.

 

La chiave vincente della partita è stata la mentalità propositiva che Simona ha messo in campo sin dal primo quindici. Ho cercato di essere aggressiva dall’inizio perché lei è fortissima e potente. Ho giocato sicuramente il miglior match della mia vita. Serena è un’inspirazione per tutte noi ma io ho cercato di essere concentrata su me stessa, di essere positiva e rilassata per tutta la partita. Ho giocato ogni punto senza pensare al punteggio. Quando ho visto 5-2 ho detto ok è vero. Ho deciso stamattina come giocare, ho giocato molte volte contro di lei e so quanto è dura. Ho davvero creduto di avere la chance di vincere. Non avevo nessun pensiero negativo, sono riuscita a controllare le emozioni e concentrarmi sulla partita, sentivo molto bene la palla e ho cercato di essere positiva e di mettermi nelle condizioni di giocare al meglio”.

La vittoria al Roland Garros dello scorso anno è sicuramente stata una svolta per la rumena, che le ha consentito di giocare le finali importanti con meno pressioni. “Le finali che ho perso in passato mi hanno aiutato ad affrontare le finali in modo diverso, ho imparato ad affrontarle come una partita normale, senza pensare al trofeo in palio. Sicuramente dopo aver vinto il primo slam ho cominciato a pensare che avrei potuto vincerne altri. Ma lo scorso anno ero esausta e ho dovuto prendere una lunga vacanza per rilassarmi come persona più che come giocatrice. Sento però che, al di là del match di oggi, posso ancora migliorare e sono molto motivata a farlo”.

Dopo la vittoria su Nadal, Roger Federer si era espresso in maniera molto positiva su Simona invitandola ad avere una mentalità vincente anche se aveva di fronte una campionessa come Serena Williams.È stato molto carino con me e le sue parole sono state di aiuto e supporto per me“.

Simona è la prima rumena a vincere i Championships, Nastase perse in finale in cinque set da Smith. “Cosa accadrà in Romania al mio ritorno? Non lo so, penso più o meno quello che successe quando ho vinto a Parigi. Intanto domani ho la cena dei campioni! In Romania non abbiamo nemmeno un campo in erba, quindi è difficile pensare di poter vincere Wimbledon, ma tutti sanno che torneo è questo. Tiriac mi ha aiutato dal 2014 quando persi da Sharapova in finale a Madrid e mi disse che avrei avuto un grande futuro. Stamattina mi ha detto che dovevo godermi la giornata, ma era molto felice dopo e mi ha anche dato un buffetto”.

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