Le 73 domande di Vogue a Roger Federer

Interviste

Le 73 domande di Vogue a Roger Federer

Qual è il colpo preferito di Roger? La partita che vorrebbe rigiocare e il ricordo più bello. Nadal, il consiglio di mamma e i gemelli. Le tradizioni, Wimbledon, l’emozione del Centre Court

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Due giorni prima che iniziasse la rincorsa al nono titolo di Wimbledon (lunedì, in chiusura di programma sul Centre Court, sfiderà negli ottavi di finale Matteo Berrettini), Roger Federer si è concesso in esclusiva a Vogue, rispondendo alla raffica di 73 domande dell’intervistatore, nel classico formato reso celebre dalla rivista fondata nel 1892 e diretta da Anna Wintour. Colpi piatti o con rotazione? Quante ore al giorno ti alleni? Il tuo rivale più grande? E il tuo ricordo preferito a Wimbledon? Match point: dicci cosa provi. Questo e tanto altro nella raffica di Vogue.


Ok, eccolo, solo due giorni prima di Wimbledon, è incredibile. Dovrei interromperlo (Roger si sta allenando, ndr). Voglio dire, qua ci sono un sacco di regole, non sono sicuro. Ok, andiamo. Roger!
Hey, come va Joe?

Benissimo, grazie per aver trovato il tempo, sarà una veloce intervista di 73 domande.
Non me la voglio perdere.

 

Sarà bellissima. Allora, come ti senti per il torneo?
Sto benissimo, sono felice che sia di nuovo il momento di Wimbledon, adoro questo posto.

Bene, puoi spiegarmi come inizi le tue giornate in questo periodo?
Sono molto tranquille in realtà, sta tutto nel recupero e nell’arrivare al torneo con un sacco di energie. Questo è il piano.

Puoi farmi vedere cosa rende perfetto un servizio?
Ok, un servizio perfetto… Direi che è tutto nel lancio di palla. È l’unico colpo che possiamo controllare, per tutti gli altri dobbiamo reagire a quello che fa l’avversario. Allora eccoci: su, salto, speriamo che entri (ride mentre mima il movimento del servizio, ndr).

Lo fai sembrare facile. Puoi mostrare qualcosa di estremamente difficile e tecnico che probabilmente non capirò?
Forse la veronica dal lato del rovescio. Capita raramente, e quando devi eseguirla ti allunghi all’indietro, salti, non puoi più vedere l’avversario, provi a colpire la pallina e speri per il meglio.

Quale pensi sia il tuo colpo caratteristico?
Lo slice, forse il dritto.

E perché non hai un rovescio bimane?
Tutti i miei idoli lo avevano ad una mano, quindi non avevo scelta.

Sei affezionato alla tua racchetta?
Sì, la amo ed è l’estensione del mio braccio, inoltre è quella che fa le magie per me.

Bene, qual è la tua cosa preferita del giocare a Wimbledon?
La storia e la tradizione.

E come descriveresti giocare nel campo centrale?
È un sogno che diventa realtà per ogni giocatore.

Possiamo vederlo?
Andiamo.

La tua famiglia usa qualche soprannome per te?
Sì, mi chiamano Rog, oppure Rogi in svizzero tedesco.

Qual è la cosa più svizzera di te?
Sono cioccolato-dipendente, se vale.

Sì, vale (ride). Che lingue parli?
Parlo svizzero tedesco, tedesco, inglese e francese.

Hai qualche espressione preferita in queste lingue?
Mi piacciono “allez” in francese, “come on” in inglese, e “chum jetzt” in svizzero tedesco, da usare sul campo da tennis.

Ecco dei raccattapalle!
Ciao, come va, tutto bene? È un piacere vedervi.

Ciao ragazzi. Stanno mangiando fragole con la panna. Raccattapalle: “Ne vuoi una?”.
Uhm, certo!

Roger, perché si mangiano così tante fragole con la panna qui?
Non lo so, è una cosa di Wimbledon. (Ai raccattapalle) Voi lo sapete Raccattapalle: “È una tradizione”. È tradizione.

Ho sentito che hai iniziato la tua carriera come raccattapalle, è vero?
Sì, ero come loro, avevo circa 12 anni ed ero nella mia città, Basilea. L’ho fatto per due anni, era bellissimo, lo adoravo.

Quante ore al giorno giocavi a 12 anni?
Due ore a giorni alterni, direi.

E quante ore adesso?
Tra zero e quattro, a volte devo risparmiare energie (ride).

Chi era il tuo idolo da piccolo?
Boris Becker, Stefan Edberg e Pete Sampras.

Quando hai capito per la prima volta di essere forte a tennis?
Beh nel circuito juniores pensavo di essere bravo, poi quando ho battuto Pete Sampras qui nel 2001 ho veramente capito di essere forte. Oh dio, è una cosa così brutta da dire!

È vero che tua mamma era un’allenatrice di tennis?
Sì, ma non mi ha mai allenato.

Beh, qual è il miglior consiglio che ti abbia mai dato?
Non fare mai rimbalzare la palla due volte.

Ah, ok. Beh ha senso.
È semplice no? Basta correre dietro alla pallina tutto il tempo, come fossi un cane.

E che consiglio daresti a questi ragazzi (i raccattapalle, ndr)?
Amate il tennis, ma lavorate duro. Poi, cos’altro posso dirvi? Sognate in grande, a volte non si sogna abbastanza in grande perché magari pensiamo che ci siano barriere eccetera. Dovete provarci e dare tutto.

È un bellissimo consiglio. Roger, erba o terra?
Erba ovviamente.

Dritto o rovescio?
Dritto.

Colpi piatti o con rotazione?
Rotazione.

Con che serie TV sei fissato ultimamente?
Nessuna in realtà, però adoravo Prison Break, era forte.

Chi è la tua icona di stile?
Tom Ford.

Cosa indossi quando ti senti al meglio?
Insomma, un completo è bello, ma direi un costume da bagno e una maglietta su una spiaggia da qualche parte.

Qual è la cosa più memorabile che tu abbia mai indossato?
Al Met Gala ho indossato uno smoking di Gucci, con un cobra di diamanti incastonato sulla schiena. Era spettacolare.

Cosa fai nei giorni liberi?
Niente, me la prendo con calma, vado in giro con i bambini.

Qual è il miglior consiglio di moda che tu abbia mai ricevuto?
Sei tu che indossi gli abiti, non gli abiti che indossano te. E Anna (Wintour, ndr) una volta, quando le chiesi se dovessi indossare il completo chiaro o quello scuro per la serata, mi rispose: “Ovviamente quello scuro Roger”. E io ho fatto: “Beh, ovvio”.

Bel consiglio no?
Anna la sa lunga.

Qual è una cosa che tanta gente non sa di te?
Non so, ho fatto così tante interviste che credo la gente sappia tutto di me.

Ok, hai dei gemelli identici. Ora, sii onesto, li hai mai scambiati?
In passato mi succedeva qualche volta, magari quando non riuscivo a vederli in faccia subito, ma adesso no, sono diventato bravissimo. Li distinguo al volo.

Cosa hai imparato dai tuoi figli?
La pazienza e fare le coccole di nuovo. È bellissimo.

Che dolce. E cosa speri che i tuoi figli imparino da te?
Tutto, voglio insegnargli tutto quel che so e oltre. Li amo così tanto.

È bellissimo. Tra tutti i posti in cui hai giocato nel mondo, qual è il più spettacolare?
Ho giocato sul Jungfraujoch, in cima all’Europa, una montagna in Svizzera, con Lindsey Vonn. E poi il centrale di Wimbledon ovviamente.

Eccoci nella clubhouse, incredibile. Hey Roger, mettiti vicino al trofeo.
Guardalo, è bellissimo, così vicino eppure così lontano (ride).

E tu ne hai otto di questi. Dove li tieni?
Ho una grande vetrina dei trofei a casa, ma ti dirò che c’è sempre spazio per un altro!

Che tradizione di Wimbledon aspetti di più?
Credo che sia bellissimo far inaugurare il campo centrale dal vincitore dell’anno precedente all’una del lunedì.

Ricordi il primo torneo professionistico che hai giocato?
Certo. Gstaad nel 1998 dopo aver vinto il torneo juniores qua a Wimbledon la settimana prima.

Qual è stato il momento più sorprendente della tua carriera?
Momento più sorprendente… Direi che diventare numero uno e vincere tutti i tornei che ho vinto è stato più folle di qualsiasi sogno che potessi avere riguardo la mia carriera. Non avrei mai pensato di avere tutto questo successo.

Qual è il cimelio a cui tieni di più?
La rete della mia finale del 2009 a Wimbledon, contro il mio amico Andy Roddick.

Diresti che il tennis è il tuo sport preferito da guardare?
Sì, con il calcio e il basket. Adoro il basket, è molto bello.

E da piccolo giocavi anche a calcio, giusto?
Sì, giusto.

E cosa ti ha fatto scegliere il tennis invece del calcio?
Non volevo dare la colpa al portiere, onestamente. Volevo che fosse responsabilità mia. Forse è questo che mi ha fatto scegliere il tennis. Per fortuna l’ho fatto.

Qual è stata la sfida più grande dell’essere atleta, che non apprezzavi quando hai iniziato?
All’inizio avevo molta nostalgia di casa, poi il jet lag e tutte le interviste. All’inizio non riuscivo a fidarmi dei giornalisti, e poi piano piano le interviste hanno iniziato a divertirmi. Altrimenti non starei parlando con te ora (ride).

Sono veramente fortunato ad essere qui. Roger, come vuoi essere ricordato?
Come una bella persona per il tennis, un filantropo, e magari anche come un buon giocatore.

Mi hanno detto che ti piace mangiare il gelato prima di una partita. È vero?
Cosa? Gelato prima di un match? Ne mangio a tonnellate dopo, ma non prima (ride).

(Guardando la parete con i nomi dei vincitori) Ecco il muro dei campioni. Ci sono un sacco di Federer là sopra, prende quasi metà dello spazio. Nel 2019 vuoi vincere cosa, il nono?
Sì, otto sono grandiosi, è anche il mio numero preferito, ma nove suona meglio (ride).

Puoi indicare la vittoria più memorabile?
2003.

Perché?
È stata la prima. Ho pensato che fosse finita, che avessi raggiunto il mio obiettivo vincendo Wimbledon. È stato epico.

Ho sentito che li incidono abbastanza velocemente quando vinci.
Sì, anche il trofeo. Quindi lo alzi in aria e c’è già il tuo nome inciso, poi esci dopo aver vinto nel campo qua dietro, guardi a destra e boom, c’è scritto vincitore 2019 e il tuo nome.

Puoi dirmi qualcosa molto velocemente sul signor Rafael Nadal?
Che vuoi sapere? Sul campo da tennis dà tutto, fuori dal campo è molto aperto e onesto, e ha un cuore d’oro. Inoltre aiuterà di nuovo la mia fondazione l’anno prossimo. Cercheremo di battere il record di presenze a Città del Capo in Sudafrica per la mia fondazione. Non vedo l’ora, quindi grazie Rafael.

Bellissimo. Sento che il campo centrale è dietro queste porte, giusto?
Vuoi dare un’occhiata?

Certo, è bellissimo. Roger, hai qualche rituale prima delle partite o qualche superstizione?
Non sono per niente superstizioso in realtà, so che è strano.

Che genere di musica ascolteresti prima di un match?
Di solito nulla, ma se dovessi, qualcosa di rilassante.

Cosa dici a te stesso prima di calpestare quest’erba?
Coraggio Rog, ce la puoi fare. Dai, goditela. Andiamo.

Pensi che potrei camminare sull’erba con te?
Per me va bene, ma forse dovresti chiedere a Neil. Neil: “Uh, no”.

Qual è il tuo ricordo preferito delle partite qui?
Vincere il mio primo Wimbledon, o forse battere Pete Sampras nel 2001.

Ok Roger, sei qui, è il match point. Che esperienza è?
Puoi sentire anche uno spillo che cade quando stai per servire, non parla nessuno, è incredibile. Forse senti un colpo di tosse. E poi il pubblico esplode quando vinci il punto.

Chi è la prima persona che cerchi tra la folla?
Voglio sentire l’atmosfera, sentire quanto è coinvolta la gente, poi guardo il mio team, se sono tutti già seduti, poi l’arbitro e l’avversario.

E hai una competizione durissima. Qual è il giocatore che temi di più?
Rafa Nadal.

Chi è il giocatore contro cui preferisci giocare?
Rafa Nadal (ride).

E con chi vorresti una rivincita?
Forse con Del Potro, finale degli US Open 2009.

Hai una strategia che si chiama Fuoco e Ghiaccio. Che significa?
Credo che tu debba avere un fuoco dentro, voler vincere ogni punto, dare assolutamente il tuo meglio. E ghiaccio nelle vene per me è semplicemente che sei così concentrato nei punti importanti, sei calmo e composto. Ecco cos’è.

Prepararsi per un primo turno e prepararsi per la finale, cosa cambia?
Beh non dovrebbe cambiare nulla, ma a volte diventi un po’ nervoso.

Quindi quanto diventi nervoso prima di una partita?
Penso che sia la quantità di farfalle nello stomaco che senti a fare la differenza.

Stanchezza mentale o fisica, qual è più difficile da superare?
Direi mentale, è difficile ogni tanto tirarsi su. Non è sempre facile essere positivi.

Serve e volley o gioco aggressivo da fondo?
Un po’ di entrambi.

Footwork o colpi, qual è più difficile da eseguire perfettamente?
Il footwork è più facile da perfezionare, i colpi magari hanno più a che fare col talento.

Ultima domanda Roger, numero 73. Com’è sopravvivere con Bear Grylls rispetto a sopravvivere a Wimbledon?
Un po’ diverso, nello show di Bear Grylls mi sono congelato e ho fatto pipì sul fuoco, cosa che non ho fatto qui a Wimbledon. Bear Grylls in effetti era seduto nel Royal Box con la Famiglia Reale durante la finale, e il mio team era seduto lì con la mia adorata moglie, un momento bellissimo.

Traduzione a cura di Alberto Tedesco

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Interviste

Pat Cash: “Djokovic è più forte di Federer e Nadal. Sulla Davis posso dire una parolaccia?”

Dalla celebre l’arrampicata sugli spalti di Wimbledon nel 1987 all’epopea Davis; dallo svedesino “che non sbagliò per 20 minuti” ai mostri di oggi. “Nadal doveva essere finito a 28 anni”. Sul No-Vax la pensa… alla Novak

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Pat Cash (Delray Beach, 2011 - Ph. Art Seitz)

Continua la serie di interviste che sto realizzando in questo periodo di stop del circuito, come sempre in compagnia dell’amico e giornalista Hall of Famer Steve Flink. Il protagonista di questa nuova video-chat è Pat Cash, il 55enne australiano che trionfò a Wimbledon nel 1987. Negli altri tornei dello Slam, vanta due finali perse consecutivamente all’Australian Open (’87 e ’88), una semifinale allo US Open e un quarto turno al Roland Garros. In carriera ha vinto 6 titoli in singolare, 11 in doppio e due Slam juniores (i Championships e lo US Open nel 1982, all’età di 17 anni). Ha raggiunto il best ranking di numero 4 del mondo nel maggio del 1988 e ha alzato per due volte l’insalatiera con il team australiano di Coppa Davis (’83 e ’86). Attualmente allena Brandon Nakashima, 18enne americano che occupa la posizione numero 220 del ranking mondiale.

LA VIDEO-INTERVISTA COMPLETA

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

 

Minuto 01 – Introduzione

04 – Pat Cash ricorda di essersi allenato all’Ambrosiano (“Un club magnifico”) durante il torneo dell’Avvenire con uno svedesino sconosciuto… Venti minuti e non ha mai sbagliato una palla! Mi sono spaventato, ho creduto di essere di un livello troppo basso. Si chiamava Mats Wilander”

06 – Pat ha battuto 16 volte un top ten, e quattro volte mentre era top-ten proprio Wilander. Steve Flink gli chiede perché si trovasse così bene contro Wilander e Cash accenna a vittorie ma anche a sconfitte, come la finale dell’Australian Open

11Ho capito che avrei perso l’Australian Open 1988 appena ho aperto la scatola di palle coreane. Erano sgonfie. Le palle più lente della mia vita. Wilander è stato avvantaggiato…”. Io scherzo: “Ora lo dico a Mats, vediamo se lui lo ammette”

12 – L’altra finale persa all’Australian Open, l’anno prima a Kooyong contro Edberg. “Sembrerà che io accampi scuse… ma avevo male alla spalla e se non fosse stata una finale mi sarei ritirato. Sono molto orgoglioso di come ho giocato quelle due finali. La sera ci siamo ritrovati insieme discoteca. Oggi non succede più che due finalisti si ritrovino in discoteca la sera della finale

15“È triste ritrovarmi a camminare nello stadio di Melbourne Park, guardare le foto di tutti i campioni delll’Australian Open e vedere che io non ci sono… Avrei dovuto esserci anch’io“

16“Hai avuto 1000 infortuni, pensi che sia dovuto al fatto che ai tuoi tempi i team medici non erano così preparati come oggi…”. La risposta di Cash tocca vari aspetti: biomeccanica, medici, scarpe, i giocatori di oggi. Non avrei mai pensato che Nadal sarebbe andato oltre i 28 anni…

22La semifinale dello US Open 1984 con il matchpoint contro Ivan Lendl, 54 game in quel famoso Super Saturday con 16 set giocati (5 Cash-Lendl, 3 Navratilova-Evert, 5 McEnroe-Connors). “Contro Lendl copiavo la tattica di McEnroe…”. Il racconto del matchpoint e di quell’incredibile lob vincente di Ivan

25 – John McEnroe il giorno dopo batté Lendl e disse a Cash: “Grazie per avermi ammorbidito Lendl ieri”

27 – L’”incidente” con il giornalista che nel post match con Lendl come prima domanda chiese a Cash a chi avesse mostrato il medio…

29Il racconto del torneo vinto a Wimbledon ’87 quando perse un solo set con Schapers e batté poi Forget, Wilander, Connors e Lendl senza perdere più un set

31Niente ti mette più pressione della Coppa Davis di una volta e io ne avevo già giocate e vinte”

34Ancora Wimbledon e la finale con Lendl. Solo Borg e Connors potevano vincere da fondocampo sull’erba. Lendl e Wilander non avevano la stessa mia predisposizione al serve&volley. La presa in giro dei suoi amici: “Hai avuto un bel tabellone…”. Cash: “Forse… ma ho comunque battuto il n.1, il n.3 e il n.7 di fila del mondo…!”

36“Avevo un buon psicologo… tante cose inaspettate possono capitare nel tennis. Come l’erba di quel giorno: il giorno prima era marrone, così il giorno della finale trasportarono erba da altri campi e la piantarono lì. Si scivolava da matti, mai giocato su un’erba così prima. Ero più agile di Ivan e forse mi ha favorito. Ma non potevo credere a che cosa avevano fatto al Centre Court quella notte. È stato uno choc all’inizio, non stavo in piedi… L’importanza di sapersi adattare a situazioni impreviste nel tennis è fondamentale”.

38La famosa prima arrampicata di Pat Cash sul Centre Court. “L’avevo pensato l’anno prima… e la sera prima. Volevo fare qualcosa di diverso e mi ero stupito che nessuno l’avesse mai fatto. Ho sentito una strana voce che mi diceva: ‘Appoggiati sulla mia spalla figliolo!’. Era un giovane prete che solo anni dopo ho scoperto non essere affatto un prete…”.

Pat Cash (Wimbledon 1987 – Ph. Art Seitz)

44L’importanza della Coppa Davis, i paragoni con ATP Cup e Laver Cup. La Davis: “Ho sempre rimproverato Agassi (che pure amo) e Sampras per aver rovinato la Coppa Davis. Per me i sogni erano gli Slam e la Davis anche di più. La Davis di ora? Posso dire qualche parolaccia? La Davis è stata la storia del tennis. I più grandi match della storia sono forse stati in Davis… La finale nella quale rimontai da 0-2 set contro Pernfors mi viene ricordata ancora più che la finale di Wimbledon”. Il gran lavoro di marketing fatto dall’ATP per affermare il ranking, il n.1 e all’opposto il pessimo lavoro fatto dall’ITF… “Oggi i ragazzi non sanno quasi che cosa era la Coppa Davis, chi l’ha vinta”. ATP Cup: “Attualmente ha un miglior formato. La Davis ha mostrato bei match nella città sbagliata… in Australia sarebbero stati 10.000″. Laver Cup: “È un’esibizione ma ha la settimana migliore, quella che la Davis Cup dovrebbe conquistare. Chissà se gliela daranno mai, forse quando Federer non giocherà più la Laver Cup…”

58 – Cash parla del Coronavirus: “Sono affascinato da quanto è successo, ho letto e studiato tutto e di più sul virus”. Pat sembra sposare le ragioni di Djokovic quando dice: “Non esiste vaccino e non c’è vaccino che funzioni, quindi non ci credo… per trovare un vero vaccino ci vorranno anni e il virus sarà cambiato. La mia ragazza ha avuto il virus, mio figlio anche, non in forma grave. Sono stati bene dopo qualche giorno, io sono stato in contatto con loro ma non ho avuto sintomi…”

1:05 – Parliamo di Djokovic, Federer e Nadal. “Sono dei mostri! Non sono persone normali, essere umani. Nessuno può fare quello che fanno loro. Per essere uomini di tal successo devi avere una mentalità diversa dalle persone normali… anche Andy Murray ce l’ha. Per essere i migliori si deve avere una forma di ossessione e loro ce l’hanno, al di là del fatto che sono atleti straordinari. Il migliore fra loro? Beh, Federer avrebbe potuto eccellere in ogni generazione, con ogni racchetta, negli anni 20, 30, 60. Rafa e Novak hanno creato qualcosa di nuovo, soprattutto Rafa… il modo in cui riesce a giocare sulla terra battuta è assolutamente fenomenale. Novak può giocare da fenomeno su tutte le superfici, Rafa non lo vedo capace di superare Roger sull’erba. Se devo scegliere chi mi piace più guardare dico Federer, poi Nadal… ma se devo dire chi è il miglior giocatore è Djokovic, è chiaro. È un mostro, gioca e può batterli anche sulle loro migliori superfici. Tanti dicono che Federer è il miglior giocatore di tutti i tempi ma… è il secondo della sua era! È difficile sostenere che uno possa essere il migliore di tutti i tempi se non lo è nella sua epoca”

1:10“Come varietà di colpi, Federer è il più grande shotmaker che io abbia mai visto!”. Sugli Slam: “Non sono tutto, Laver ha vinto 11 Slam ma nei 5 anni in cui non ha giocato quanti ne avrebbe vinti? 10? 15? E allora oggi diremmo che Laver è stato migliore di Federer?”. Ricordo allora che Rosewall, 8 Slam, ha “saltato” 11 anni perché “pro”, quindi 44 Slam!

1:12 – La tecnologia nel tennis. “Nadal ha portato il tennis ad un altro livello. Meno di lui Vilas, ma nella storia del tennis non ho mai visto nessuno sparare dritti mancini come Nadal. Top-spin pazzesco. E quella resistenza… al suo cospetto Federer sembra di vecchia scuola, ma regge benissimo il confronto. Djokovic al suo meglio è inarrestabile. Lo abbiamo visto all’Australian Open… Ora è forte anche a rete, non sarà il migliore dei quattro a rete, ma non ha punti deboli”

1:13Per chi pagherei il biglietto? Federer. Nadal come secondo, poi Djokovic terzo o quarto dietro Murray. Ma anche Wawrinka e poi… è Fognini il mio giocatore preferito! Colpisce la palla con una tale fluidità, così facile… e non sai mai quando diventerà pazzo! Amo vederlo giocare”

1:14Torno sull’argomento head to head per spendere una parola a favore di Federer, che si è spesso misurato con Nadal sulla terra rossa soccombendo mentre magari Rafa ha talvolta perso troppo presto sulle superfici veloci per affrontare Roger e quindi macchiare il suo record nei “diretti”. Pat condivide e accenna alla straordinaria regolarità di Roger negli Slam. Flink ricorda i 36 quarti di finale consecutivi e le 23 semifinali consecutive. Cash: “Questi, di tutti i record che Roger ha stabilito, sono per me forse i più impressionanti. Non si può insegnare a giocare come fa Federer, anche il modo in cui si muove è fenomenale. Rafa ha più potenza, ma Federer ha un fisico particolare… È come una macchina elettrica leggerissima che sfreccia e arriva ovunque, mentre Rafa è una Ferrari con un motore pazzesco”.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

1:17 – Chi suona meglio tra Pat cash, John McEnroe, Mats Wilander, Yannick Noah? “Noah è un professionista, noi no”. E Pat racconta… “Io e John siamo più o meno sullo stesso livello. Ma la vera rockstar del gruppo all’inizio era Vitas Gerulaitis. Mi manca tantissimo. Altri ricordi. Le sue esperienze con i Rolling Stones e altre star del rock. Abbiamo sempre fatto un un gran casino…”

1:19 – Cash coach? Pat racconta delle sue varie Tennis Academy sparse per il mondo: “Mi piace fare il coach, ho cambiato anche il modo di pensare il tennis, ho cambiato la mia tecnica: il mio servizio è il 20% più forte, il mio dritto è migliore oggi che nell’87 a detta dei miei colleghi…”

1:24 – Come è diverso fare da coach a una donna rispetto a un uomo. C’è molto più spazio per fare grandi risultati con una donna che con un uomo. Si è visto che da un anno all’altro possono venir fuori Osaka, Barty, Andreescu che vincono uno Slam dal nulla… ci sono più margini e opportunità. È più difficile dar loro le giuste motivazioni, ci vuole molta più psicologia. Cosa dire a una ragazza che è uscita da una sconfitta, e cosa dire a un uomo. Racconto l’intervista con una tennista che doveva ricevere tanti complimenti prima di sciogliersi. Cash ora allena Brandon Nakashima, 18enne n.220 del mondo. In Brandon Pat crede moltissimo

1:30I 109 tornei vinti da Connors e quelli di Federer e Laver. I tornei del WCT, le feste di Gerulaitis a Dallas


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Interviste

Berrettini: “Sto bene e mi alleno con Tiafoe. Ajla? Se non ci siamo lasciati dopo la quarantena…”

Matteo è ancora a Boca Raton. Non c’è la data del rientro in Italia: “Stiamo decidendo”. Sulla tendenza a infortunarsi: “Ho accettato di non poter cambiare questa cosa. Convivo con le caviglie instabili”

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Matteo Berrettini, conferenza - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

L’Italia ha sofferto e io con lei, da lontano. Ero sempre in contatto con la mia famiglia e so quanto è stato difficile. Siamo una grande paese, non dobbiamo mollare ma farci forza. Siamo un popolo coraggioso, lo dimostriamo in campo e fuori. Dobbiamo solo stare uniti e darci una mano. Questa è la chiave per ripartire“. Non perde lo spirito patriottico Matteo Berrettini, ancora confinato – per sua scelta, s’intende – a Boca Raton, in Florida, in attesa di rientrare in Italia. “Per il momento stiamo ancora decidendo come muoverci. Insieme al team abbiamo qualche opzione, stiamo aspettando di prendere una decisione definitiva. Matteo ha rilasciato queste dichiarazioni a La Gazzetta dello Sport, confermando di essere guarito dagli acciacchi e di sentirsi bene.

Non si sbottona però sulla data di rientro e di conseguenza sulla sua eventuale presenza a Todi, dove a partire dal 21 giugno si disputeranno i Campionati Italiani Assoluti. Le priorità del tennista romano, che ad aprile ha compiuto 24 anni, sono e rimangono mantenere l’integrità fisica e al contempo intensificare gli allenamenti, gradualmente. Per ora in Florida, e quando sarà il momento sui campi italiani. A Boca Raton si sta avvalendo dell’aiuto di Paolo Volpicelli, un giovane allenatore – ha solo cinque anni in più di Matteo – molto amico di Vincenzo Santopadre. Berrettini ha avuto anche l’occasione di allenarsi con Frances Tiafoe.

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Trying to look good but @coachpaolovolpicelli and @bigfoe1998 photobomb every pic… 🙄 – 📷🙏 @marcoperretta

 

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PROBLEMI FISICI – Della fragilità delle sue caviglie, di cui ormai è consapevole, aveva già parlato una decina di giorni fa, ed è tornato sull’argomento durante una breve comparsata in ‘Spazio Tennis‘, una trasmissione di SportFace. Ha raccontato di essere soggetto agli infortuni sin da inizio carriera, al punto da arrivare a chiedersi se fosse destinato a fare l’atleta professionista, ma con il tempo ha imparato a considerarlo un limite superabile: “Quando ero più piccolo era un continuo: guariva la spalla e mi facevo male al polso, poi la caviglia, poi la schiena… ma ho accettato di non poter cambiare questa cosa e di dover lavorare per essere migliore. C’è chi convive con il fatto che fa doppi falli, chi convive con il fatto che a rete non si sente comodo; io convivo con il fatto che le mie caviglie non sono stabili“.

Le stesse caviglie che hanno tradito anche Fabio Fognini, costretto a una doppia operazione. “Ma lui ha qualche chilometro in più sulle gambe” ha scherzato Matteo. “Sapevo che Fabio aveva dolore. Me ne aveva parlato, era indeciso sul da farsi, ma ha scelto il momento giusto per farsi operare. Gli faccio un grande in bocca al lupo e l’augurio di una guarigione il più veloce possibile. Per fortuna in carriera non ha avuto troppi infortuni quindi lo aspettiamo in campo più forte di prima“.

VITA DI COPPIA – Berrettini ha parlato anche dell’argomento ‘convivenza forzata’ con Ajla Tomljanovic, con la quale ha condiviso a stretto contatto gli ultimi tre mesi, dal periodo di piena pandemia al lento ritorno alla normalità. “Un’esperienza bella ma c’è da fare un passo indietro e capire che prima del lockdown ci vedevamo poco, ci eravamo ‘vissuti’ poco come coppia. Passare da questo a stare sempre insieme per tre mesi è… pesante, anche se è una cosa bella. Soprattutto ci siamo anche allenati insieme, e lì ognuno ha la sua mentalità: io vivo l’allenamento in modo più rilassato, lei è un po’ troppo seria e quando scherzavo troppo si arrabbiava. Queste cose ci hanno fatto crescere tanto. Se non ci siamo lasciati dopo questa quarantena non so quando…” ha concluso Matteo sorridendo.

Una battuta anche sul ritorno in campo. “Sembra che il 15 giugno arriverà la decisione dello US Open, e a cascata decideranno tutti gli altri. Spero di esserci. Internazionali d’Italia? Sarebbe bellissimo poter giocare, è il torneo di casa e ci tengo particolarmente“.

A.S.

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Interviste

[ESCLUSIVO] Istomin: “Sono d’accordo con Djokovic, il vaccino deve essere una scelta”

Dal suo isolamento in Kazakistan, Denis Istomin parla di questi mesi senza tennis, di aiuti economici, di vaccini e della possibile ripresa del circuito

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Denis Istomin - Australian Open 2017 (foto Roberto Dell'Olivo)

Intervista di Silvia Aresi

La maggior parte degli appassionati italiani conosce Denis Istomin almeno per l’impresa compiuta all’Australian Open nel 2017, quando al secondo turno sconfisse in cinque set l’allora numero due del ranking, nonché campione in carica Novak Djokovic. La classifica congelata ATP vede il tennista uzbeko, classe 1986, occupare la posizione 156, ma il suo best ranking risale al 2013, quando si issò fino al numero 33.

Dove hai vissuto durante questi mesi di quarantena?
Sono stato, e mi trovo tuttora, ad Almaty (città del Kazakistan, ndr), con la mia famiglia.

 

Hai ripreso ad allenarti e giocare a tennis in questi giorni?
Ad Almaty hanno appena riaperto i circoli di tennis, quindi per il momento sto facendo allenamento fitness, probabilmente riprenderò a giocare a tennis il 25 Maggio.

Hai avuto modo di parlare con qualche tuo collega durante questi mesi, a proposito della situazione attuale? Nadal ha detto che, a suo avviso, il circuito ATP non ripartirà nel 2020. Qual è l’opinione diffusa tra voi professionisti al riguardo?
Ho parlato con alcuni colleghi riguardo alla situazione che stiamo vivendo. Secondo me, e secondo altri giocatori, il tennis professionistico non riprenderà nel 2020.

Vale lo stesso anche per i due restanti tornei Slam, US Open e Roland Garros?
Mi piacerebbe che si disputassero. Ma, secondo me, c’è una probabilità molto, molto bassa che questo accada.

Cosa pensi della decisione della Federazione francese di posticipare l’evento?
Hanno fatto ciò che era conveniente per loro e non hanno tenuto conto del calendario o dei giocatori. In questa situazione, se ci sarà comunque un torneo, allora di certo sarà un bene per la maggior parte dei giocatori, perché ciò che vogliono davvero è poter giocare.

Djokovic, Federer e Nadal hanno proposto la creazione del Player Relief Fund per aiutare i colleghi che si trovano fuori dalla top 100 ATP. Cosa pensi di questa iniziativa?
Penso che sia una grande idea, perché sono tempi davvero difficili per tutti i giocatori, ma soprattutto per quelli di basso ranking, che non hanno possibilità di giocare Slam e tornei ATP, e sicuramente molti di loro stanno pensando di abbandonare il tennis professionistico. Spero che il denaro promesso dal Fondo li aiuti a mantenere alta la motivazione per continuare a giocare.

Dominic Thiem ha inizialmente criticato il progetto, dicendo che alcuni giocatori, in tornei come i Futures, non si impegnano realmente. Sei d’accordo con queste affermazioni?
Non gioco i Futures da diverso tempo, ad ogni modo ognuno ha la propria opinione! Di sicuro esistono giocatori che non si impegnano un granché qualche volta! Allo stesso modo ci sono molti giocatori che lavorano duramente e non hanno denaro per viaggiare e raggiungere quei tornei, non hanno possibilità di essere seguiti da un coach. Se vedete il montepremi dei Futures negli ultimi 20 anni non c’è stato un grande incremento. Non posso dire di essere al 100% in accordo o in disaccordo. Entrambi i punti di vista hanno un senso. L’unica cosa che non mi piace è che Dominic lo abbia detto pubblicamente, avrebbe dovuto riferirlo all’ATP o parlarne tra giocatori.

Lo stesso Thiem, e anche Matteo Berrettini, hanno dichiarato che ognuno dovrebbe essere libero di decidere a chi fare donazioni per scopi benefici, per esempio un ospedale o altre fondazioni, e che non spetta all’ATP obbligare nessuno ad aderire al Player Relief Fund. Cosa pensi al riguardo?
Su questo sono d’accordo. Ognuno ha la propria situazione finanziaria, e credo che ognuno debba contribuire secondo le proprie possibilità, non dovrebbero esserci obblighi. Ciascuno dovrebbe decidere per se stesso come e chi aiutare o meno.

Novak Djokovic ha rivelato che, in caso di vaccino obbligatorio contro il COVID-19, si opporrebbe. Questo ha sollevato un polverone, con molte accuse a Novak di essere contrario alla scienza. Qual è la tua posizione al riguardo?
Lasciamo che accusino anche me, allora! Ma sono d’accordo con Novak! Non può esserci una vaccinazione obbligatoria, ogni persona deve avere una scelta fra il vaccinarsi o meno.

Hai qualche idea su quando il circuito tennistico riprenderà con i tornei ATP?
Penso che i prossimi due anni saranno veramente difficili per il circuito ATP! Spero si riprenda presto, ma dobbiamo essere preparati allo scenario peggiore. Dal momento che la pandemia non è ancora terminata, l’obiettivo principale resterà la salute.

Cosa pensi dell’iniziativa di Patrick Mouratoglou, l’Ultimate Tennis Showdown, il torneo di esibizione da lui organizzato?
È un’ottima idea! I tennisti hanno bisogno di giocare partite, non importa se sono esibizioni o tornei. Spero che tutte le federazioni di tennis seguiranno il suo esempio e organizzeranno qualcosa del genere per i propri giocatori.

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