Le 73 domande di Vogue a Roger Federer

Interviste

Le 73 domande di Vogue a Roger Federer

Qual è il colpo preferito di Roger? La partita che vorrebbe rigiocare e il ricordo più bello. Nadal, il consiglio di mamma e i gemelli. Le tradizioni, Wimbledon, l’emozione del Centre Court

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Due giorni prima che iniziasse la rincorsa al nono titolo di Wimbledon (lunedì, in chiusura di programma sul Centre Court, sfiderà negli ottavi di finale Matteo Berrettini), Roger Federer si è concesso in esclusiva a Vogue, rispondendo alla raffica di 73 domande dell’intervistatore, nel classico formato reso celebre dalla rivista fondata nel 1892 e diretta da Anna Wintour. Colpi piatti o con rotazione? Quante ore al giorno ti alleni? Il tuo rivale più grande? E il tuo ricordo preferito a Wimbledon? Match point: dicci cosa provi. Questo e tanto altro nella raffica di Vogue.


Ok, eccolo, solo due giorni prima di Wimbledon, è incredibile. Dovrei interromperlo (Roger si sta allenando, ndr). Voglio dire, qua ci sono un sacco di regole, non sono sicuro. Ok, andiamo. Roger!
Hey, come va Joe?

Benissimo, grazie per aver trovato il tempo, sarà una veloce intervista di 73 domande.
Non me la voglio perdere.

 

Sarà bellissima. Allora, come ti senti per il torneo?
Sto benissimo, sono felice che sia di nuovo il momento di Wimbledon, adoro questo posto.

Bene, puoi spiegarmi come inizi le tue giornate in questo periodo?
Sono molto tranquille in realtà, sta tutto nel recupero e nell’arrivare al torneo con un sacco di energie. Questo è il piano.

Puoi farmi vedere cosa rende perfetto un servizio?
Ok, un servizio perfetto… Direi che è tutto nel lancio di palla. È l’unico colpo che possiamo controllare, per tutti gli altri dobbiamo reagire a quello che fa l’avversario. Allora eccoci: su, salto, speriamo che entri (ride mentre mima il movimento del servizio, ndr).

Lo fai sembrare facile. Puoi mostrare qualcosa di estremamente difficile e tecnico che probabilmente non capirò?
Forse la veronica dal lato del rovescio. Capita raramente, e quando devi eseguirla ti allunghi all’indietro, salti, non puoi più vedere l’avversario, provi a colpire la pallina e speri per il meglio.

Quale pensi sia il tuo colpo caratteristico?
Lo slice, forse il dritto.

E perché non hai un rovescio bimane?
Tutti i miei idoli lo avevano ad una mano, quindi non avevo scelta.

Sei affezionato alla tua racchetta?
Sì, la amo ed è l’estensione del mio braccio, inoltre è quella che fa le magie per me.

Bene, qual è la tua cosa preferita del giocare a Wimbledon?
La storia e la tradizione.

E come descriveresti giocare nel campo centrale?
È un sogno che diventa realtà per ogni giocatore.

Possiamo vederlo?
Andiamo.

La tua famiglia usa qualche soprannome per te?
Sì, mi chiamano Rog, oppure Rogi in svizzero tedesco.

Qual è la cosa più svizzera di te?
Sono cioccolato-dipendente, se vale.

Sì, vale (ride). Che lingue parli?
Parlo svizzero tedesco, tedesco, inglese e francese.

Hai qualche espressione preferita in queste lingue?
Mi piacciono “allez” in francese, “come on” in inglese, e “chum jetzt” in svizzero tedesco, da usare sul campo da tennis.

Ecco dei raccattapalle!
Ciao, come va, tutto bene? È un piacere vedervi.

Ciao ragazzi. Stanno mangiando fragole con la panna. Raccattapalle: “Ne vuoi una?”.
Uhm, certo!

Roger, perché si mangiano così tante fragole con la panna qui?
Non lo so, è una cosa di Wimbledon. (Ai raccattapalle) Voi lo sapete Raccattapalle: “È una tradizione”. È tradizione.

Ho sentito che hai iniziato la tua carriera come raccattapalle, è vero?
Sì, ero come loro, avevo circa 12 anni ed ero nella mia città, Basilea. L’ho fatto per due anni, era bellissimo, lo adoravo.

Quante ore al giorno giocavi a 12 anni?
Due ore a giorni alterni, direi.

E quante ore adesso?
Tra zero e quattro, a volte devo risparmiare energie (ride).

Chi era il tuo idolo da piccolo?
Boris Becker, Stefan Edberg e Pete Sampras.

Quando hai capito per la prima volta di essere forte a tennis?
Beh nel circuito juniores pensavo di essere bravo, poi quando ho battuto Pete Sampras qui nel 2001 ho veramente capito di essere forte. Oh dio, è una cosa così brutta da dire!

È vero che tua mamma era un’allenatrice di tennis?
Sì, ma non mi ha mai allenato.

Beh, qual è il miglior consiglio che ti abbia mai dato?
Non fare mai rimbalzare la palla due volte.

Ah, ok. Beh ha senso.
È semplice no? Basta correre dietro alla pallina tutto il tempo, come fossi un cane.

E che consiglio daresti a questi ragazzi (i raccattapalle, ndr)?
Amate il tennis, ma lavorate duro. Poi, cos’altro posso dirvi? Sognate in grande, a volte non si sogna abbastanza in grande perché magari pensiamo che ci siano barriere eccetera. Dovete provarci e dare tutto.

È un bellissimo consiglio. Roger, erba o terra?
Erba ovviamente.

Dritto o rovescio?
Dritto.

Colpi piatti o con rotazione?
Rotazione.

Con che serie TV sei fissato ultimamente?
Nessuna in realtà, però adoravo Prison Break, era forte.

Chi è la tua icona di stile?
Tom Ford.

Cosa indossi quando ti senti al meglio?
Insomma, un completo è bello, ma direi un costume da bagno e una maglietta su una spiaggia da qualche parte.

Qual è la cosa più memorabile che tu abbia mai indossato?
Al Met Gala ho indossato uno smoking di Gucci, con un cobra di diamanti incastonato sulla schiena. Era spettacolare.

Cosa fai nei giorni liberi?
Niente, me la prendo con calma, vado in giro con i bambini.

Qual è il miglior consiglio di moda che tu abbia mai ricevuto?
Sei tu che indossi gli abiti, non gli abiti che indossano te. E Anna (Wintour, ndr) una volta, quando le chiesi se dovessi indossare il completo chiaro o quello scuro per la serata, mi rispose: “Ovviamente quello scuro Roger”. E io ho fatto: “Beh, ovvio”.

Bel consiglio no?
Anna la sa lunga.

Qual è una cosa che tanta gente non sa di te?
Non so, ho fatto così tante interviste che credo la gente sappia tutto di me.

Ok, hai dei gemelli identici. Ora, sii onesto, li hai mai scambiati?
In passato mi succedeva qualche volta, magari quando non riuscivo a vederli in faccia subito, ma adesso no, sono diventato bravissimo. Li distinguo al volo.

Cosa hai imparato dai tuoi figli?
La pazienza e fare le coccole di nuovo. È bellissimo.

Che dolce. E cosa speri che i tuoi figli imparino da te?
Tutto, voglio insegnargli tutto quel che so e oltre. Li amo così tanto.

È bellissimo. Tra tutti i posti in cui hai giocato nel mondo, qual è il più spettacolare?
Ho giocato sul Jungfraujoch, in cima all’Europa, una montagna in Svizzera, con Lindsey Vonn. E poi il centrale di Wimbledon ovviamente.

Eccoci nella clubhouse, incredibile. Hey Roger, mettiti vicino al trofeo.
Guardalo, è bellissimo, così vicino eppure così lontano (ride).

E tu ne hai otto di questi. Dove li tieni?
Ho una grande vetrina dei trofei a casa, ma ti dirò che c’è sempre spazio per un altro!

Che tradizione di Wimbledon aspetti di più?
Credo che sia bellissimo far inaugurare il campo centrale dal vincitore dell’anno precedente all’una del lunedì.

Ricordi il primo torneo professionistico che hai giocato?
Certo. Gstaad nel 1998 dopo aver vinto il torneo juniores qua a Wimbledon la settimana prima.

Qual è stato il momento più sorprendente della tua carriera?
Momento più sorprendente… Direi che diventare numero uno e vincere tutti i tornei che ho vinto è stato più folle di qualsiasi sogno che potessi avere riguardo la mia carriera. Non avrei mai pensato di avere tutto questo successo.

Qual è il cimelio a cui tieni di più?
La rete della mia finale del 2009 a Wimbledon, contro il mio amico Andy Roddick.

Diresti che il tennis è il tuo sport preferito da guardare?
Sì, con il calcio e il basket. Adoro il basket, è molto bello.

E da piccolo giocavi anche a calcio, giusto?
Sì, giusto.

E cosa ti ha fatto scegliere il tennis invece del calcio?
Non volevo dare la colpa al portiere, onestamente. Volevo che fosse responsabilità mia. Forse è questo che mi ha fatto scegliere il tennis. Per fortuna l’ho fatto.

Qual è stata la sfida più grande dell’essere atleta, che non apprezzavi quando hai iniziato?
All’inizio avevo molta nostalgia di casa, poi il jet lag e tutte le interviste. All’inizio non riuscivo a fidarmi dei giornalisti, e poi piano piano le interviste hanno iniziato a divertirmi. Altrimenti non starei parlando con te ora (ride).

Sono veramente fortunato ad essere qui. Roger, come vuoi essere ricordato?
Come una bella persona per il tennis, un filantropo, e magari anche come un buon giocatore.

Mi hanno detto che ti piace mangiare il gelato prima di una partita. È vero?
Cosa? Gelato prima di un match? Ne mangio a tonnellate dopo, ma non prima (ride).

(Guardando la parete con i nomi dei vincitori) Ecco il muro dei campioni. Ci sono un sacco di Federer là sopra, prende quasi metà dello spazio. Nel 2019 vuoi vincere cosa, il nono?
Sì, otto sono grandiosi, è anche il mio numero preferito, ma nove suona meglio (ride).

Puoi indicare la vittoria più memorabile?
2003.

Perché?
È stata la prima. Ho pensato che fosse finita, che avessi raggiunto il mio obiettivo vincendo Wimbledon. È stato epico.

Ho sentito che li incidono abbastanza velocemente quando vinci.
Sì, anche il trofeo. Quindi lo alzi in aria e c’è già il tuo nome inciso, poi esci dopo aver vinto nel campo qua dietro, guardi a destra e boom, c’è scritto vincitore 2019 e il tuo nome.

Puoi dirmi qualcosa molto velocemente sul signor Rafael Nadal?
Che vuoi sapere? Sul campo da tennis dà tutto, fuori dal campo è molto aperto e onesto, e ha un cuore d’oro. Inoltre aiuterà di nuovo la mia fondazione l’anno prossimo. Cercheremo di battere il record di presenze a Città del Capo in Sudafrica per la mia fondazione. Non vedo l’ora, quindi grazie Rafael.

Bellissimo. Sento che il campo centrale è dietro queste porte, giusto?
Vuoi dare un’occhiata?

Certo, è bellissimo. Roger, hai qualche rituale prima delle partite o qualche superstizione?
Non sono per niente superstizioso in realtà, so che è strano.

Che genere di musica ascolteresti prima di un match?
Di solito nulla, ma se dovessi, qualcosa di rilassante.

Cosa dici a te stesso prima di calpestare quest’erba?
Coraggio Rog, ce la puoi fare. Dai, goditela. Andiamo.

Pensi che potrei camminare sull’erba con te?
Per me va bene, ma forse dovresti chiedere a Neil. Neil: “Uh, no”.

Qual è il tuo ricordo preferito delle partite qui?
Vincere il mio primo Wimbledon, o forse battere Pete Sampras nel 2001.

Ok Roger, sei qui, è il match point. Che esperienza è?
Puoi sentire anche uno spillo che cade quando stai per servire, non parla nessuno, è incredibile. Forse senti un colpo di tosse. E poi il pubblico esplode quando vinci il punto.

Chi è la prima persona che cerchi tra la folla?
Voglio sentire l’atmosfera, sentire quanto è coinvolta la gente, poi guardo il mio team, se sono tutti già seduti, poi l’arbitro e l’avversario.

E hai una competizione durissima. Qual è il giocatore che temi di più?
Rafa Nadal.

Chi è il giocatore contro cui preferisci giocare?
Rafa Nadal (ride).

E con chi vorresti una rivincita?
Forse con Del Potro, finale degli US Open 2009.

Hai una strategia che si chiama Fuoco e Ghiaccio. Che significa?
Credo che tu debba avere un fuoco dentro, voler vincere ogni punto, dare assolutamente il tuo meglio. E ghiaccio nelle vene per me è semplicemente che sei così concentrato nei punti importanti, sei calmo e composto. Ecco cos’è.

Prepararsi per un primo turno e prepararsi per la finale, cosa cambia?
Beh non dovrebbe cambiare nulla, ma a volte diventi un po’ nervoso.

Quindi quanto diventi nervoso prima di una partita?
Penso che sia la quantità di farfalle nello stomaco che senti a fare la differenza.

Stanchezza mentale o fisica, qual è più difficile da superare?
Direi mentale, è difficile ogni tanto tirarsi su. Non è sempre facile essere positivi.

Serve e volley o gioco aggressivo da fondo?
Un po’ di entrambi.

Footwork o colpi, qual è più difficile da eseguire perfettamente?
Il footwork è più facile da perfezionare, i colpi magari hanno più a che fare col talento.

Ultima domanda Roger, numero 73. Com’è sopravvivere con Bear Grylls rispetto a sopravvivere a Wimbledon?
Un po’ diverso, nello show di Bear Grylls mi sono congelato e ho fatto pipì sul fuoco, cosa che non ho fatto qui a Wimbledon. Bear Grylls in effetti era seduto nel Royal Box con la Famiglia Reale durante la finale, e il mio team era seduto lì con la mia adorata moglie, un momento bellissimo.

Traduzione a cura di Alberto Tedesco

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Interviste

Federer: “La Davis così non andrà avanti, ho già programmato il 2020”

Alla vigilia della Laver Cup, Roger parla di tutto con René Stauffer. In dubbio la presenza sulla terra battuta e alle Olimpiadi di Tokyo. Nadal a un passo dal record Slam: “Sono contento per lui, tra noi enorme rispetto”

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Roger Federer - Laver Cup 2019 (foto via Twitter, @rogerfederer)

Lunga intervista rilasciata da Roger Federer al quotidiano svizzero Tages Anzeiger e al suo grande amico e biografo, Rene Stauffer in cui ha parlato della Laver Cup che si gioca questo weekend a Ginevra, del problema alla schiena che l’ha condizionato a Flushing Meadows e della sua programmazione per il 2020. Ma anche di Rafael Nadal che si è portato a un solo Slam dal suo record vincendo per la quarta volta a New York.

La lesione alla schiena: Ho provato fastidio per 10/12 giorni, mi aspettavo che durasse per due o tre, ma sarò pronto per il weekend di Ginevra. Il Palexpo rinnovato è ancora meglio dello United Center di Chicago dell’anno scorso. So che Tony (Godsick) e il suo team non hanno badato a spese, hanno investito molti soldi nella Fan Zone in modo che anche coloro che non hanno accesso alle tribune possano vivere una grande atmosfera. Spero per il meglio non solo per i giocatori ma anche per il pubblico”.

Team Europe, la Laver Cup e lo squilibrio tra le due squadre:“Abbiamo una chat di gruppo su WhatsApp di cui fa parte tutto il team. Sulle squadre, sulla carta siamo favoriti, ma non significa nulla anche perché loro sono favoriti nei doppi. Sia a Praga che a Chicago sono andati vicini a vincere. Prima o poi comunque questo squilibrio cambierà”.

Su Rafael Nadal a un passo dal suo record di Slam: “Io sono felice per lui quando vince come lui è felice per me quando vinco io. Il rispetto tra noi due è enorme. Per quanto mi riguarda, sono profondamente orgoglioso di giocare ancora per vincere Slam alla mia età”.

 

Piqué ha detto che potrebbe giocare la Coppa Davis nel 2020…“Mi pare normale che lo dica e che gli chiedano di me di tanto in tanto ma non è nei miei programmi giocare la Coppa Davis, non c’è nemmeno una discussione a riguardo. Spero che la Davis e l’ATP Cup funzionino bene entrambe e poi magari ATP e ITF si siedano a un tavolo a discutere. La mia opinione è che la Davis così non andrà avanti: 34 dei primi 35 del mondo hanno già confermato la presenza per l’ATP Cup perché ha un posto migliore in calendario”.

La programmazione per il 2020:“Ho già deciso dove giocherò fino a Wimbledon. Abbiamo parlato anche delle Olimpiadi di Tokyo guardando dove si trova in calendario. Devo decidere io perché è la mia carriera, prenderò presto una decisione in merito. Ad ogni modo annuncerò molto prima del solito la mia programmazione per l’anno prossimo”.

E sulla terra battuta resta criptico… “Abbiamo preso una decisione anche su questo con il team…”.

Roger ha anche confermato l’intenzione di tornare a giocare un tour di esibizioni in Sudamerica (Argentina, Colombia, Cile, Messico) dopo le ATP Finals: “Sì, è già stato deciso, lì ho visto un pubblico incredibile, che raramente ho trovato nella mia carriera per questo mi piacerebbe sperimentarlo di nuovo. La mia preparazione nella off-season non sarà compromessa perché inizierà comunque più tardi rispetto al solito, inizierà l’11 dicembre. Non dovrei essere al 100% per l’ATP Cup, ma la priorità è l’Australian Open“.

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Interviste

Nadal: “Non posso sprecare energie per diventare n.1”

Rafa si racconta dopo il 19esimo Slam: “Non mi sento più vecchio della mia età. Ma devo prendermi cura di me stesso”. Lo spagnolo conferma: i tornei più importanti della vetta della classifica

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Rafael Nadal - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

In una lunga intervista concessa al sito ATP, Rafael Nadal, ora a Maiorca per riprendersi dalla estenuante finale giocata a New York contro Medvedev, ha raccontato le sue sensazioni dopo la vittoria degli US Open per la quarta volta in carriera. Trionfo che lo ha portato ad un solo titolo Slam di distanza dai 20 di Roger Federer, primatista assoluto. L’intervista di Rafa è un seguito ‘spirituale’ di quanto detto in conferenza stampa a Flushing Meadows, con un Nadal apparso molto fatalista ma soprattutto felice. Il tennista spagnolo si rende infatti perfettamente conto dello scorrere inesorabile del tempo e del fatto che il suo fisico sia sempre meno performante rispetto al passato, ma è proprio questo che rende ogni nuova vittoria un pizzico più speciale.

LE LACRIME DEL GUERRIERO“Dovete capirmi, avevo praticamente vinto. Tornando indietro ho ripensato a quando la partita è girata a favore di Medvedev nel terzo set, e a quanto velocemente le cose possano uscire dal mio controllo. La situazione era critica, sono passato dall’essere a un passo dalla vittoria all’essere a un tanto così dalla sconfitta. Mi sono reso conto non solo di quanto abbiamo lottato, ma anche di quanto siamo andati oltre mentalmente e fisicamente, finché non sono riuscito a rompere il muro al suo primo momento di debolezza”.

IL PESO DELL’ETÀ“Non mi sento più vecchio della mia età. Mi sento gli anni che ho: 33. Ho sempre pensato di non sapere quando arriverà la mia ultima vittoria. Ma penso di essere in una buona fase della mia carriera. Sono semplicemente consapevole che con il passare degli anni non posso perdere di vista la realtà. Devi prenderti più cura di te stesso, prendere decisioni più sagge. Quando sei più giovane sei in grado di giocare molte più partite, mentre è importante essere più selettivi man mano che invecchi. Devi riflettere molto su ciò che sarà più utile per prolungare la tua carriera. Se il mio corpo mi permetterà di allenarmi tutti i giorni a livelli alti continuerò a giocare, visto che sento ancora una grande passione per il tennis. Mi piace darmi obiettivi e assaporare il gusto della competizione.

 

PER CHI NON CI CREDEVADimostrare agli altri che si erano sbagliati non è mai stata una mia motivazione, né nel tennis né nella vita di tutti i giorni. Penso che la motivazione e l’ambizione debbano venire da se stessi e non da fuori. Mi circondo di energia positiva e provo a fare il meglio che posso”.

CHE FINALE È STATA“Non ho rivisto la partita! L’ho solo giocata e senza rivederla è difficile commentare. Quando sei là fuori sei teso ed è impossibile pensare ad altro oltre a quello che devi fare per vincere. La finale aveva sicuramente tutti gli ingredienti necessari per essere una partita avvincente e straordinaria che non sarà dimenticata presto, ma dovrei rivederla dall’inizio alla fine per dare il mio verdetto su dove si colloca tra le mie migliori partite. Sicuramente è tra i momenti più soddisfacenti della stagione, ma la cosa che mi rende più soddisfatto è come mi sono ripreso da Barcellona. Tra Barcellona e Montecarlo ho giocato malissimo (eliminato da Thiem e Fognini in semifinale) e sono orgoglioso di come sono riuscito a riprendermi mentalmente da quei due tornei”.

Rafael Nadal – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

IL NUMERO 1“Il mio obiettivo è essere competitivo il più a lungo possibile nei grandi tornei, e per esserlo devo costringermi a giocarne meno. È vero che essere il numero 1 di fine stagione non è il mio obiettivo principale, anche se ovviamente mi piacerebbe. Non posso sprecare energie per diventarlo, devo concentrarle nell’allenarmi e per quando dovrò giocare. Se poi il numero 1 sarà una conseguenza di quello, ben venga, ma anche se non dovessi finire da numero 1 sarebbe comunque una grandissima annata per me”.

PROGRAMMAZIONE“Sono stanco. La verità è che non mi sono ancora completamente ripreso. Sono tornato a casa e abbiamo già fatto un piccolo lavoro di recupero. Sto riguadagnando le forze a poco a poco. A livello mentale mi basta riposare. Quando finisci una partita del genere devi recuperare facendo tutti gli step necessari per essere sicuro di riprenderti al meglio È troppo presto per elaborare i piani, perché dopo la finale non ho avuto la possibilità di discutere le varie questioni con la mia squadra. Dovrò vedere come risponderà il mio corpo, ma sicuramente la Laver Cup è cerchiata in rosso nel mio calendario”.

LA NEXT GEN “Il cambio della guardia che doveva esserci da anni è stato più lento del previsto, la vecchia guardia ha resistito per anni, ma i pilastri come Ferrer hanno cominciato a passare il testimone. La verità è che io, Roger e Novak abbiamo vinto così tanto negli ultimi 14 anni, e siamo ancora al top del ranking. Ora ci sono Auger-Aliassime, Shapovalov, Berrettini, Khachanov, Medvedev, Zverev e Rublev. Sono giocatori formidabili e la logica suggerisce che la nuova generazione sia già qua. Stanno attirando molta attenzione mediatica ed alcuni di loro sono già nella top 10. A parer mio sentiremo sempre più parlare di loro.

LA GIOVANE SPAGNA“Penso che quanto fatto dalla precedente generazione sia difficilmente replicabile. La federazione spagnola compete con quelle che organizzano gli Slam e i grandi tornei come gli Internazionali di Roma e la Rogers Cup. Hanno tutte un budget più alto della nostra federazione. Durante questi anni del boom mediatico del tennis in Spagna abbiamo fatto l’errore, come federazione, di non riuscire a capitalizzare questa popolarità nei tornei che ospitiamo. In modo da poterli rendere allo stesso livello di quelli che ho appena citato, così da poter generare annualmente più fondi con cui finanziare lo sviluppo dei giovani. Nonostante ciò, vedremo come si svilupperanno i nostri nuovi talenti come Carlos Alcaraz Garfia, Pedro Martinez e Jaume Munar.

UN ESEMPIO PER GLI ALTRI “Cerco sempre di essere me stesso e di fare le cose che mi sembrano giuste. Applico le lezioni che la mia famiglia mi ha dato fin da quando ero ragazzo. I ragazzi possono osservare le cose che fanno i loro idoli e provare a emularli. Allo stesso modo, si ha il potere di evitare comportamenti distruttivi. Mi sforzo sempre di prendere quello che è positivo e ho la consapevolezza di evitare ciò che potrebbe abbattermi. Mi fa molto piacere sapere che ciò che faccio può aiutare e ispirare gli altri. Dobbiamo tutti alzarci per andare al lavoro, combattere qualunque cosa la vita ci ponga davanti e mantenere una visione positiva, e se ciò che faccio in qualche modo ispira qualcuno a farlo, è gratificante. Non c’è niente di più soddisfacente per me che far sentire gli altri più potenti o risollevargli il morale”.

Traduzione dell’intervista e articolo a cura di Giorgio Di Maio

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Interviste

Intervista a Travaglia: “Fuori dal campo? Tutto tranne il tennis!”

GENOVA – Stefano si racconta a Ubitennis dopo la sconfitta all’AON Open Challenger. “Mi sto impegnando per essere più aggressivo e andare a rete”

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Stefano Travaglia - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Stefano Travaglia non è una figura appariscente del tennis azzurro. Con umiltà ha costruito il suo gioco, non proprio esplosivo, ma dotato di solidi fondamentali, di un buon servizio e di un’ottima lettura tattica: con queste armi ha conquistato quattro titoli Challenger in carriera, di cui due proprio quest’anno (Sopot e Francavilla) che gli hanno permesso di issarsi fino al best ranking di numero 79 del mondo, raggiunto nel mese di agosto.

Magari i più lo ricordano per quel primo turno agli US Open 2017, quando partendo dalle qualificazioni sconfisse Fabio Fognini in una partita passata agli annali per la vicenda degli insulti di Fabio al giudice di sedia. Magari in molti nemmeno lo conoscono, offuscato un po’ dai tanti protagonisti, anche giovanissimi, dell’attuale movimento del tennis azzurro. Per intenderci, se Travaglia si chiamasse Stefania invece di Stefano sarebbe la n.2 d’Italia e presenza fissa in Fed Cup.

Incontriamo il tennista classe 1991 a Genova, dove ha giocato all’AON Open Challenger di Valletta Cambiaso, battendo Bagnis al secondo turno e Zeppieri negli ottavi, inciampando nei quarti contro Lorenzo Sonego, che si è poi laureato campione superando in finale Davidovich Fokina al tie-break decisivo.

Parlando con Stefano abbiamo subito l’impressione di trovarci di fronte un ragazzo con una bella testa, dentro e fuori dal campo, oltre che cordiale ed educato: se è vero che non tutti i tennisti si concedono volentieri alle penne del tennis, è altrettanto vero che con Travaglia si chiacchiera volentieri e gli argomenti non gli mancano.

 

Partendo dal Challenger di Genova, Stefano si dice soddisfatto della settimana e del tennis espresso, e ci racconta di trovarsi molto bene qui: È il miglior Challenger che ci sia e in Italia noi giocatori respiriamo sempre un’atmosfera speciale. Ha forse qualcosa da recriminare nella partita contro Sonego, in cui probabilmente avrebbe potuto fare qualcosa di più, ma a fine stagione si è sempre un po’ un po’ stanchi… e che stagione quella del tennista di Ascoli Piceno! Due main draw degli Slam raggiunti, i titoli a Francavilla e Sopot, e i primi quarti di finale ATP nel torneo di Umago, dove ha sconfitto un Thomas Fabbiano in grande spolvero.

Sono molto soddisfatto della stagione, per come ho giocato e per come sono migliorato. Mi ero posto l’obiettivo di entrare nei primi 100 e ora sono al n.79 del ranking, con ancora una parte di stagione da giocare. Parteciperò infatti ancora a 6-7 tornei da qui alla fine dell’anno, cercherò di giocare ogni partita al massimo e fare più esperienza possibile”.

Gli chiediamo su cosa stia lavorando in particolare: “Per fare un ulteriore salto di qualità, sto lavorando sull’intensità che metto in ogni punto della partita. A livello tecnico sul servizio, perché è il colpo con cui ti costruisci il punto, e sto consolidando il dritto. Sto anche cercando di rendere più solido il rovescio e di variare le rotazioni, giocandolo spesso in slice. E soprattutto mi sto impegnando per essere più aggressivo e andarmi a prendere il punto a rete: dato che è nel mio repertorio, devo farlo più spesso”.

Rispetto ai giovani emergenti italiani, ci racconta di aver giocato questa settimana contro Zeppieri e quella passata contro Musetti. Nonostante li abbia battuti entrambi, ha ammesso di vedere in entrambi grande potenziale: “Sono già molto avanti come livello di gioco. Certo dovranno ancora fare esperienza, sono giovanissimi, ma è questione di tempo, direi più di mesi che di anni. Possono inserirsi nel circuito ATP molto presto.

Infine, in poche parole com’è Stefano Travaglia fuori dal campo? Mi piace fare di tutto tranne giocare a tennis! Andare al mare, ma anche in montagna, stare a casa e trascorrere del tempo con la mia famiglia e la mia ragazza. È necessario staccare un po’ dal mondo del tennis anche per rendere bene in campo, perché si rischia di esaurire le energie. La vita sul circuito mi piace, mi piace viaggiare e logicamente amo giocare a tennis, ma ho bisogno anche di momenti di stop: occorre imparare a conoscersi e valutare quando è il momento giusto per fermarsi”.

E lui di stop, purtroppo, ne ha già avuti e dovuti affrontare parecchi, a causa di numerosi infortuni da cui ha sempre saputo rialzarsi, con tanto lavoro e con quella sobrietà che lo caratterizza.

A cura di Paola Farina

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