Querrey non rovina la sceneggiatura: a Wimbledon sarà ancora Federer-Nadal

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Querrey non rovina la sceneggiatura: a Wimbledon sarà ancora Federer-Nadal

LONDRA – Dopo un primo set molto lottato, Nadal prende il largo e raggiunge il rivale in semifinale. 40esimo ‘Fedal’, quarto a Wimbledon

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Rafael Nadal - Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

[3] R. Nadal b. S. Querrey 7-5 6-2 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Dopo Kyrgios, Nadal sconfigge Sam Querrey, il secondo “big server” incontrato a Wimbledon 2019, e si regala il quarantesimo match della carriera contro Roger Federer. Le previsioni della vigilia sono state rispettate. Querrey ha tenuto bene il campo per un set, producendo più di un grattacapo a Rafa, ma nei set successivi la distanza si è allargata: 7-5, 6-2, 6-2.

Si gioca sul Court 1, con il sole che va e viene, in una giornata che i meteorologi inglesi hanno definito “umida e piuttosto calda”. In sostanza: una massima di 26 gradi; vento nullo. Arbitra Mohamed Lahyani.

 

Querrey ha vinto il sorteggio e decide di servire per primo: game a quindici. Ma sin dalla prima risposta si capisce che Nadal è gia pronto a replicare a pieni giri. Rafa tiene senza il minimo problema il suo turno di battuta grazie a tre prime vincenti e a un uno-due che fa concludere il game in poco più di un minuto. E nel gioco successivo, con Querrey alla battuta, riesce a entrare nello scambio quattro volte, e ottiene sempre il punto. Non bastano a Querrey i due ace per salvare la situazione: con un passante di dritto Rafa ottiene il break: 2-1 e servizio, che consolida con un altro turno di battuta a zero: 3-1.

Il primo set sembra già indirizzato. Nadal al servizio è intoccabile: sembra lui il big server della situazione. Non sbaglia nulla, nemmeno nella valutazione dei rimbalzi, visto che corregge con un challenge anche il giudice di linea. Tre game di battuta: 12 punti a zero. Che la prima di Nadal viaggi di massima 15 miglia meno di quella di Querrey conta nulla, la qualità di chi risponde fa la differenza.

Ottavo gioco: a causa di un doppio fallo e di un dritto lungo, Rafa perde i primi due punti al servizio. Sam riesce anche a vincere il primo scambio combattuto, approfittando di un drop-shot troppo lungo di Nadal, e si va per la prima volta ai vantaggi. Querrey sa che è una occasione d’oro e si butta a rete nel punto successivo: gestendo con una veronica il lob di Rafa si procura la prima palla break del set. Ma Nadal reagisce con una ottima prima, e dopo un paio di passaggi sulla parità riesce a salire, anche se per la prima volta soffrendo, 5-3. A conti fatti nello stesso gioco ha commesso due doppi falli, che però non ha pagato in termini di game.

Nono gioco: Nadal avrebbe tre occasioni per chiudere il set in risposta, ma ogni volta Querrey salva i set point con super-prìme o direttamente con degli ace (uno anche a 138 miglia orarie): la conclusione è rimandata. Sul 5-3 e servizio di nuovo Rafa si trova sotto 0-30; un altro game complicato. Nadal con tre vincenti rovescia la situazione (due voèe smorzate e un rovescio incrociato stretto). Ma nemmeno questa volta riesce a chiudere il set, perché Sam entra nello scambio, scende a rete, e obbliga Nadal a sbagliare il recupero difensivo. La tensione cresce, e con Nadal al servizio arriva il warning di Lahyani per time violation. Querrey riesce due volte a rispondere profondo e la seconda gli vale il break che pareggia i conti del set: 5 pari.

Rafa non ha sfruttato quattro set point e tutto è tornato in parità. L’inerzia del match sembrerebbe girata, ma Nadal non sarebbe Nadal se non reagisse immediatamente nelle situazioni difficili. Con Sam alla battuta, al termine di un game combattutissimo (con vantaggi e interni ed esterni) alla quarta palla break del game Rafa sale 6-5, e ha di nuovo l’occasione di servire per il set. Ma di nuovo si ripete il “pattern” dei game precedenti: 0-30. E tornano anche le palle break. Ne dovrà salvare tre, prima di riuscire finalmente a chiudere il set a suo favore: Nadal 7-5, in 58 minuti.

Un set dai due volti: con un Nadal dominante nei primi sette game, molto più equilibrato nella seconda parte. Si pensava che per reggere il confronto Querrey si sarebbe dovuto attaccare in tutto e per tutto al servizio e invece a si è probabilmente scambiato più del previsto. E dopo i primi game difficili, Querrey non ha nemmeno sofferto troppo. Ma, anche se meno agevolmente di quanto l’inizio facesse presumere, Rafa ha comunque vinto il set.

Rafael Nadal – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

Secondo set. Si parte seguendo esattamente lo stesso andamento del primo. Dopo i primi due game senza sussulti, nel terzo gioco (con Sam alla battuta) Nadal entra quattro volte nello scambio e ottiene a 15 il break. Senza problemi consolida alla battuta: 3-1. Querrey si riavvicina sul 3-2, e poi ingaggia un game lottato alla ricerca del controbreak. In questo gioco Rafa sorprende in negativo per un rovescio lungolinea in corridoio, ma soprattutto per un paio di errori in uscita dal servizio con il dritto, che non si aspetterebbero da lui. Ma, seppure soffrendo, riesce a uscirne indenne e salire 4-2.

La sua resistenza è premiata dal doppio break: Sam perde la battuta grazie alle prodezze difensive del suo avversario. In questa fase è il classico Nadal tosto in difesa, che recupera tutto e che finisce per far sbagliare chi ha di fronte e non trova più spiragli: 5-2 e servizio. Questa volta tutto fila liscio, e Rafa tiene la battuta senza problemi per il 6-2 in 34 minuti. Rispetto al primo set, per Nadal solo un piccolo rischio nel sesto gioco, per il resto ordinaria amministrazione.

Terzo set. L’equilibrio sembra ormai rotto, e Nadal si procura immediatamente tre palle break nel game di apertura (0-40). Sam si aggrappa a due servizi, ma alla terza occasione si entra nello scambio. Nemmeno ricorrendo a due parabole profondissime (che cadono sulla linea) seguite da un drop-shot Querrey riesce a salvarsi: Rafa recupera correndo in avanti e chiude con un dritto stretto imprendibile; 1-0 e servizio per lui. La sensazione è che ormai la partita sia segnata. Querrey non regge più l’intensità dello scambio di Nadal e appena scende con l’incisività alla battuta sono problemi. Il 4-1 con doppio break è la inevitabile conseguenza dello squilibrio in campo.
Gli ultimi tre game, in cui entrambi tengono il servizio, servono solo per definire il punteggio del terzo set: 6-2 Nadal in 35 minuti, 127 minuti totali.

Grazie al successo di Bautista Agut contro Pella, per la prima volta nella storia la Spagna avrà due giocatori in semifinale a Wimbledon.

Queste le parole di Nadal in conferenza stampa: “Oggi è stata molto importante la mia risposta. Con un giocatore come Querrey, è davvero fondamentale. Ho ottenuto 6 break: non sono pochi considerando la qualità del suo servizio”.
“La sfida con Federer? Credo che entrambi nella nostra carriera abbiamo ottenuto risultati ancora migliori di quanto si potesse ipotizzare all’inizio. E abbiamo saputo adattare il nostro tennis ai cambiamenti dell’età. Per esempio oggi non mi muovo più con la stessa velocità di quando ero giovane, ma sono migliorato alla battuta”.

“Ritrovarci su questo campo dopo 11 anni significa tanto per me, ma probabilmente anche per lui”.

“Contro Roger non mi aspetto di imparare cose nuove, mi aspetto di dover fronteggiare quello che probabilmente è il miglior giocatore su erba della storia. Dovrò dare il massimo”

Le dichiarazioni di Querrey: “Nadal rispondeva bene, e questo mi ha messo sotto pressione. Non essere riuscito a salire 6-5 nel primo set ha aperto la strada al successo in tre set di Rafa”

“Nadal può vincere Wimbledon? Certo che sì, lo ha già fatto, ha raggiunto cinque finali, e in questo torneo non ha faticato con match logoranti nei primi turni. Ce la può fare. Anche se naturalmente contro Federer sarà dura. Su chi scommetterei per la vittoria finale nel torneo? A tennis i giocatori non possono scommettere. Ipoteticamente? Dico Federer.”

Rafael Nadal – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

STATISTICHE:

  • Saldo vincenti/errori non forzati: Nadal con un impressionante +32 (44/12), Querrey +16 (38/22)
  • Ace/doppi falli: Nadal 10/2, Querrey 22/3.
  • Errori non forzati scomposti dritto/rovescio: Nadal 3/6, Querrey 4/14. Per Sam, prevedibilmente, più che tripli gli errori di rovescio rispetto a quelli di dritto.
  • Punti a rete giocati/vinti: Nadal 14/13, Querrey 27/16. L’unico errore a rete di Nadal un serve&volley mancato nel game conclusivo.

IL TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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Per Caruso, Umago è come Parigi: battuto Coric. Sinner eliminato

Dopo gli exploit del Roland Garros, Salvatore Caruso protagonista anche in Croazia. Supera in tre set un falloso Borna Coric e raggiunge per la prima volta i quarti di un torneo ATP. Sinner lotta ma cede a Bedene

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Salvatore Caruso - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Dai nostri inviati ad Umago, Michelangelo Sottili e Ilvio Vidovich

[Q] S. Caruso b. [2] B. Coric 6-2 3-6 6-1

Continua alla grande l’avventura umaghese di Salvatore Caruso: proveniente dalle qualificazioni e battuto al primo turno il talentino Moutet, elimina la seconda testa di serie del torneo Borna Coric schiantandolo con un perentorio 6-1 al terzo set e prendendosi il primo quarto di finale ATP in carriera. Davvero una prestazione maiuscola di “Sabbo” il cui rovescio, almeno oggi, non ha avuto nulla da invidiare a quello del suo più blasonato avversario, che pure sul lato sinistro ha il suo colpo migliore; anzi, è probabilmente su quella diagonale che si è deciso il match. A Parigi, Djokovic aveva suggerito di non giocargli sul rovescio (“sì, quella diagonale la faccio abbastanza bene” scherza Salvatore, “però il tennis è fatto di tante altre cose”). Entrambi ogni tanto si perdono il dritto, ma è la spettacolare preparazione atletica del ventiseienne di Avola (“un applauso al mio preparatore Pino Maiori, con me da dieci anni”) che vola su smorzate e drop volley croate e soprattutto ribatte efficacemente i tentativi di sfondamento a cui Coric è costretto dalla maggiore regolarità dell’avversario.

 

Coric rientra dall’infortunio alla schiena patito ad Halle (ma non cerca scuse, “ha giocato meglio lui” dice, “è stato un periodo difficile e non sapevo se avrei giocato, ma oggi non avevo dolore”) e inizia sbagliando un po’ tutto e anche di parecchio. È anche sfortunato quando, al primo scambio in vantaggio, subisce la smorzata vincente e involontaria di Caruso; beh, così impara a non andare avanti quando l’altro è in allungo spalle alla rete. Ci va poco dopo, Borna, e la volée esce di metri: come non detto. In ogni caso, il croato entra in partita e muove il punteggio quando è già sotto 0-4: troppo tardi perché, solido e autoritario, Caruso tiene i turni di battuta e chiude 6-2.

La prevedibile reazione di Coric gli vale il 2-0 e, nonostante “Sabbo” lo riprenda subito, si fa più intraprendente (“è un grande campione” dice Caruso, “ha provato tutto, ha messo in campo tutto quello che aveva”), si carica con il pugno sul gratuito del nostro, chiede e ottiene il sostegno del pubblico amico e si prende il break che rimanda tutto alla partita finale. Qui, Caruso è il più lesto a uscire dai blocchi e vola 4-1. Dagli spalti, sale l’incitamento “Sabbo, Sabbo” quando conquista due palle del doppio break con un nuovo recupero in avanti, stavolta con la complicità del ventiduenne di Zagabria, non esattamente impeccabile a chiudere la volée. Il successivo doppio fallo è il segnale di resa.

Venerdì, secondo incontro dalle 20, la meritata sfida valida per la semifinale contro Facundo Bagnis, mancino argentino n. 152 ATP: sognare è lecito anche se “l’obiettivo è andare più avanti possibile, ma si va partita per partita e restiamo con i piedi per terra”.

A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3

Dopo Caruso, non riesce l’impresa dell’altro tennista italiano impegnato oggi ad Umago. È infatti quasi mezzanotte quanto Aljaz Bedene si fa l’ultimo regalo per il 30esimo compleanno (è nato il 18 luglio 1989) e con un servizio vincente chiude a suo favore il match contro Jannik Sinner. Nonostante la sconfitta, l’incontro ha confermato quanto di buono ha fatto vedere in questi mesi il 17enne altoatesino, che sul piano del ritmo e dell’intensità degli scambi ha fatto assolutamente match pari con il n. 87 del mondo e, anzi, spesso ha avuto la meglio quando gli scambi ad alte velocità si allungavano. Sinner a questi livelli paga ancora pegno per qualche pausa e qualche ingenuità di troppo, come del resto è comprensibile per un under 18. Bedene ha saputo sfruttare le occasioni  che Sinner gli ha concesso per raggiungere per la terza volta in stagione i quarti di finale in un torneo ATP. Del resto – tanto per capire il differenziale di esperienza tra i due – questo è stato il 101esimo incontro ATP sulla terra rossa di Bedene (51-50 il bilancio), mentre per il tennista di San Candido si è trattato appena dell’ottavo incontro totale nel circuito (3-5).

Il match era iniziato con un po’ di tensione da entrambe le parti, come testimoniato dai tre break consecutivi dei primi tre giochi, due  dei quali subiti da Sinner. Bedene coglieva l’attimo e grazie anche ad un’ottima resa della prima di servizio, che si rivelerà un fattore determinante per tutto il match (7 ace e 77% di punti con la prima), era il primo ad invertire la rotta, per poi arrivare senza grossi scossoni (a parte una palla break nel sesto gioco) a servire per il set al decimo gioco. Lo sloveno arrivava a due punti dal parziale ma qui sentiva un po’ la tensione, ed era bravo Sinner a indovinare un paio di risposte per strappare nuovamente la battuta al suo avversario. Si arrivava così al tie-break, dove però non c’era storia: alcuni errori di troppo dell’azzurrino permettevano a Bedene di involarsi sul 6-1 e chiudere poi per 7-3.

Il secondo set iniziava con un paio di palle break non sfruttate da Sinner, per poi proseguire senza grossi scossoni fino al sesto gioco. Qui, all’improvviso, un black out dell’italiano sul 40-15 a suo favore consentiva a Bedene di infilare una serie di nove punti consecutivi e di ritrovarsi a due punti dal match sul 5-2. Ma Jannik confermava la sua tempra agonistica e si rifiutava di andare subito negli spogliatoi, arrivando addirittura alla palla del contro-break. Bedene però si aggrappava nuovamente al servizio per regalarsi i secondi quarti in carriera ad Umago, dove affronterà il serbo Lajovic, tds n. 4. Sinner può comunque consolarsi con i secondi ottavi a livello ATP, l’ingresso nei top 200 e soprattutto la consapevolezza di potersela giocare alla pari a questi livelli. A diciassette anni non è poco, anzi, è “tanta roba” come si suol dire adesso.

Negli altri due incontri, l’argentino Facundo Bagnis, prossimo avversario di Caruso, ha spento senza grossi problemi con un doppio 6-3 le velleità della wild-card locale Nino Serdarusic. Senza grossa storia anche l’altro match, che invece alla vigilia si prospettava interessante, quello tra Andrey Rublev e Dusan Lajovic. Troppo solido il tennista serbo per il campione di Umago 2017, che pare essersi fermato nella sua crescita e non riesce a fare quel salto di livello che ci si attendeva da lui dopo l’ottima stagione 2017. I suoi colpi viaggiano sempre che è un piacere, ma senza significative variazioni tattiche a supporto: e per un top 40 come Lajovic dopo un inizio equilibrato non ci sono stati grossi problemi nell’incanalare il match a proprio favore.

Risultati:

[4] D. Lajovic b. A. Rublev 6-4 6-3
[Q] S. Caruso [2] b. Coric 6-2 3-6 6-1
A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3
F. Bagnis b. [WC] N. Serdarusic 6-3 6-3

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Fognini si ritira a Umago: Travaglia, prima volta ai quarti. Fuori Lorenzi

Un problema fisico costringe Fabio al ritiro nel derby. Stefano si giocherà un posto in semi con Balazs. Djere elimina Lorenzi dopo quasi tre ore di battaglia

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Fabio Fognini - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

dai nostri inviati ad Umago, Michelangelo Sottili e Ilvio Vidovich

FABIO OUT, STETO IN – Dura 37 minuti il torneo di Umago per Fabio Fognini: perso rapidamente il primo set, si ritira dopo tre giochi del secondo nel derby contro Stefano Travaglia a causa di un guaio fisico. Dopo l’incontro, dispiaciuto per il torneo e per il pubblico anche perché prima testa di serie, dirà che il problema parte dalla caviglia per estendersi al tendine: quale? “Entrambi i tendini”. Spiega poi che “ho fatto un’infiltrazione domenica pomeriggio. Sono venuto qui, ma la reazione è stata davvero brutta. Non chiedetemi come e perché, perché non lo so. Sono stato male lunedì, mi sono allenato male, avevo dolore. Ieri mattina mi sono sentito meglio, poi in doppio male. Questa mattina il fisioterapista mi ha consigliato di non venire, di non scaldarmi, ma di fare tutto vicino alla partita. Ho finito il riscaldamento che erano 6-4 al tie-break (Krajinovic e Balazs, ndr). Io ho provato a fare del mio meglio; purtroppo, il mio corpo ha reagito in maniera che neanch’io mi aspettavo”.

Per quanto riguarda Travaglia, si tratta del primo quarto di finale ATP in carriera e di un avanzamento, per ora solo virtuale, di due posizioni rispetto al suo best ranking (n. 100). Dell’incontro, c’è poco da dire. Un solo precedente fra i due, quello famigerato dello US Open 2017 vinto da “Steto”. Flavia, deliziosa in un vestitino elegante, scompare in un momento imprecisato, segnale ben peggiore del brutto inizio di Fabio (che, poi, non è né una novità né un indicatore di come sarà il suo match). Preoccupa invece che Fognini si ritrovi sotto 0-4 senza dare il minimo cenno di nervosismo nonostante i troppi errori, soprattutto con il dritto, lato sul quale in più di un’occasione è parso arrivare in ritardo negli spostamenti. Travaglia fa quello che deve, vale a dire rimettere in campo più palle possibili; peraltro, serve anche bene. Fabio muove il punteggio al quinto gioco, l’unico che metterà a referto nel primo parziale. Un consulto con il fisioterapista durante la pausa e, sul 2-1 per il ventisettenne di Ascoli, Fognini dice che può bastare così.

 

Se per Travaglia è il primo quarto di finale nel Tour, il suo avversario (altra sorpresa) si giocherà per la terza volta l’accesso in semifinale. Infatti, il derby azzurro è iniziato in ritardo perché Filip Krajinovic ci ha messo quasi due ore e mezza per guadagnarsi la possibilità di servire per il match; a quel punto, però, il n. 207 ATP Attila Balazs ha impiegato dieci minuti per vincere. Un solo precedente fra i due, a livello Futures, vinto in tre set dall’ungherese.

LORENZI, CUORE E TESTA NON BASTANO – Sul Grandstand di Umago fa il suo esordio nel torneo croato la tds n. 3 Laslo Djere, opposto all’azzurro Paolo Lorenzi. Ottava sfida tra i due tra circuito maggiore e Challenger (4-3 Djere), che si sono incontrati l’ultima volta lo scorso anno a Wimbledon, dove si impose Paolo in quattro set. L’ultima sul rosso risale ad un paio di mesi prima, a Istanbul, dove invece ebbe la meglio Djere per 7-6 al terzo. Curiosamente, quello è stato l’ultimo torneo del circuito maggiore in cui Lorenzi si è spinto sino al terzo turno.

L’inizio del match è tutto di marca serba con Djere che in un attimo vola 3-0 pressando con efficacia da fondo. Lorenzi, reduce dalla maratona di oltre tre ore vinta 7-6 al terzo sul tedesco Torebko (con l’aggiunta del doppio con Fabbiano, perso 10-8 al supertiebreak contro l’altra coppia tutta italiana Bolelli/Fognini), capisce subito che a fare a braccio di ferro da fondo ci rimette lui. Ed allora ecco che il 37enne senese inizia a mettere i consueti granellini di sabbia negli ingranaggi del gioco avversario: si mette a tre metri dalla riga di fondo e comincia a variare velocità ed altezza dei colpi, inserendo qualche variazione tattica fatta di palle corte e attacchi a rete. Djere ha un attimo di sbandamento che gli costa il break al quinto gioco, che però si riprende subito dopo e poi senza ulteriori scossoni il serbo incamera il primo set per 6-3.

In realtà però il match è cambiato, perché la pressione da fondo del n. 32 del mondo non è più così efficace come nella prima mezz’ora di gioco. Insomma, i granellini di sabbia azzurri a partire dal secondo parziale iniziano a fare il loro effetto. Lorenzi ora tiene agevolmente i suoi turni di battuta, grazie ad una ritrovata efficacia del servizio, mentre invece il 24enne residente a Novi Sad fa una fatica enorme, invischiato dalle variazioni di Paolo ed anche visibilmente insoddisfatto dell’incordatura delle sue racchette. Ne cambia addirittura due nei primi game del secondo set, per poi comunque continuare a scrollare la testa sconsolato nel sentire la tensione dell’ennesima racchetta che prende dal borsone (“Sono cambiate le condizioni di gioco, è scesa la sera, è aumentata l’umidità” ci spiegherà nel dopo partita). Djere lotta, sbuffa, salva tre balle break nel quarto gioco e poi addirittura sei (di cui tre consecutive) nel sesto, prima di capitolare due game dopo e consegnare di fatto il set a Lorenzi, che chiude meritamente 6-3 nel gioco successivo.

L’inizio del terzo set è ancora a tinte azzurre con il break in apertura a favore del n. 114 del ranking. Tra il pubblico in tribuna notiamo Jannik Sinner da un parte e Simone Bolelli dall’altra, quest’ultimo subito sotto di noi. Rimarranno fino alla fine del match, mentre invece Dusan Lajovic e Thomas Fabbiano si fermeranno qualche minuto, in piedi sulle scale che portano agli spogliatoi sotto il Centrale, a metà del parziale decisivo. Paolo va sul 2-0 e sembra avere il controllo del match. Ma qui è bravo Djere a cambiare registro (“Lui aveva rallentato il gioco ed era evidente che essere aggressivo come avevo fatto fino a quel momento non pagava, allora ho cambiato un po’ anch’io”): ora anche lui ha iniziato a variare altezza, profondità e velocità dei colpi.

Insomma, il match diventa “ugly”, come direbbe Brad Gilbert. E ad avere la meglio in questa nuova situazione tattica è il tennista serbo, che si riprende il break al quarto gioco, annulla due palle break nel game successivo, strappa nuovamente il servizio a Lorenzi alla quinta occasione e sale poi 5-2. Ora, pur lottando sempre in maniera commovente su ogni palla, Paolo paga un leggero calo fisico e soprattutto un calo alla battuta, colpo che l’aveva supportato alla grande nel set precedente: in entrambi i giochi in cui ha perso il servizio ha avuto la palla del game, ma non ha avuto l’aiuto sperato dalla prima di servizio.  Tutto sembra finito quando Djere si appresta a servire il match point sul 5-3, poco dopo le due ore e mezza di gioco.

Invece c’è un ultimo colpo di scena: due doppi falli consecutivi con conseguente imprecazione in serbo e sguardo d’odio verso le tribune del Centrale affacciate dietro il Grandstand (“Qualcuno mi ha disturbato, vabbè niente di grave” glisserà a fine match), fanno da anticamera all’ennesimo break della partita. Ma a Lorenzi non riesce l’aggancio, nonostante abbia ancora la forza di annullare due match point consecutivi prima di capitolare per 6-4 dopo 2h43′.

Per Djere ora la sfida contro la tds n. 8 Leonardo Mayer, che ha superato in rimonta in tre set Jiri Vesely, in una parte alta del tabellone che ha perso le altre due teste di serie, la n. 1 Fognini e la n. 6 Krajinovic. Insomma, una buona occasione per il serbo di puntare alla finale, che vorrebbe dire rientrare nella top 30, che dista solo poche posizioni e qualche decina di punti. Certo dovrà alzare il livello rispetto al match di oggi.

Risultati:

[Q] A. Balazs b. [6] F. Krajinovic 6-3 6-7(1) 7-6(5)
S. Travaglia b. [1] F. Fognini 6-1 2-1 rit.
[8] L. Mayer b. J. Vesely 3-6 6-4 6-4
[3] L. Djere b. P. Lorenzi 6-3 3-6 6-4

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Travaglia vince il derby. Anche Lorenzi e Caruso agli ottavi di Umago

UMAGO – Lorenzi vince dopo una ‘passeggiata’ di tre ore. Fabbiano paga lo scarso feeling con la superficie, bravo Caruso

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Stefano Travaglia - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

da Umago, il nostro inviato

Vento pomeridiano a parte, è un martedì tranquillo a Umago, e fra i nove incontri che completano il primo turno non sono tanti quelli che un grande appassionato definirebbe imperdibili. Giocano però quattro italiani e il campione dell’edizione 2017 che trova il semifinalista dello scorso anno.

Paolo Lorenzi torna nel circuito maggiore dopo Houston e “passeggia” con il qualificato Peter Torebko. Una passeggiata di tre ore e dieci minuti finita al tie-break del terzo. Relegato sul campo 1, il terzo in ordine di importanza, l’azzurro sbaglia parecchio, ma recupera un set di svantaggio al tedesco nato in Polonia. Dalla fotina del suo profilo ATP, Torebko pare uscito dalla scena musicale grunge della Seattle a cavallo del 1990. Trentunenne, 384° del ranking, serve bene e ha una buona mano, almeno a giudicare da alcune splendide contro-smorzate di rovescio.

Il sole picchia duro, anche perché quest’anno gli incontri iniziano con un’ora di anticipo, alle 16, ma gli spalti sono gremiti, non c’è posto neanche in piedi e una ragazza si sdraia sullo stuoino da mare con i gomiti appoggiati sulla recinzione laterale (che è alta circa 30 cm). Paolino continua a fare il suo gioco e qualcuno dice che non è tennis, però resta lì a guardare. Il set decisivo sembra chiuso quando il senese perde il servizio al nono gioco tra palle break annullate dando il meglio ed errori più che mai evitabili, ma rientra senza concedere match point. Torebko è stanco, pare abbia un principio di crampi, mentre Lorenzi, sotto 1-3, vince sei punti consecutivi e passa agli ottavi dove lo aspetta il n. 3 del seeding Laslo Djere.

 
Paolo Lorenzi – Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Non si ferma Salvatore Caruso: superate le qualificazioni, batte il talentino francese Corentin Moutet in due set nella fresca e umida notte umaghese. Un primo parziale dove non si contano i break (sono comunque sette) è chiuso dal ventiseienne di Avola al dodicesimo gioco. Moutet continua a mettere in mostra una manualità incredibile e strappa applausi del poco pubblico rimasto oltre la mezzanotte, ma il suo lieve calo di tensione è reso evidente dalla solidità di Salvatore che chiude 6-0. Il sorteggio non fortunatissimo lo vedrà ora opposto a Borna Coric, secondo del seeding.

Delude le aspettative il derby fra Stefano Travaglia e Thomas Fabbiano, con la vittoria netta del primo che peraltro ha il vantaggio di non aver abbandonato la stagione su terra battuta (tranne un match di qualificazioni a Wimbledon), mentre Thomas è arrivato in Istria dopo essersi fatto valere sull’erba. Oltre a ciò, è stato probabilmente decisivo il quarto gioco del secondo set, con 24 punti giocati e 6 palle break non sfruttate dal tennista di San Giorgio Ionico. Tocca quindi a Travaglia sfidare Fabio Fognini per un posto nei quarti (non prima delle 19 sul Centrale).

Andrey Rublev, vincitore due anni fa da lucky loser, supera fin troppo nettamente Robin Haase che, dopo la semifinale dello scorso anno, è tornato come promesso ma senza fortuna. Dopo i problemi alla schiena e quelli più recenti al polso, il ventunenne moscovita potrebbe ricominciare da qui la sua risalita.

Tra gli altri incontri, spicca quello disputato su un Grandstand in delirio con tanti tifosi ungheresi che cercavano di tenere testa a quelli locali, con Attila Balazs che supera la wild card croata Viktor Galovic dopo avergli rifilato un bagel all’inizio, annullato sette match point, sprecato il vantaggio di 4-2 nel tie-break finale con due cose orrende (una volée di dritto e uno smash al rimbalzo, almeno nelle intenzioni) a cui ha fatto seguire la richiesta di intervento del fisioterapista.

Risultati:

[Q] S. Caruso b. C. Moutet 7-5 6-0
A. Rublev b. R. Haase 6-3 6-2
P. Lorenzi b. [Q] P. Torebko 5-7 6-4 7-6(3)
[WC] N. Serdarusic b. [Q] M. Trungelliti 6-3 6-3
S. Travaglia b. T. Fabbiano 6-3 6-2
[6] F. Krajinovic b. T. Daniel 7-5 7-6(4)
F. Bagnis b. [7] M. Klizan 4-6 6-3 7-5
[Q] A. Balazs b. [WC] V. Galovic 6-0 6-7(5) 7-6(4)
[8] L. Mayer b. P. Andujar 6-1 7-5

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