Wimbledon, finale femminile: Halep tra Serena Williams e lo Slam 24

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Wimbledon, finale femminile: Halep tra Serena Williams e lo Slam 24

Williams alla caccia del record di Margaret Smith Court, Halep può diventare la prima rumena a vincere Wimbledon

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Simona Halep e Serena Williams - Wimbledon 2019

Scontri diretti Williams – Halep: 9-1
2019 Australian Open Hard [16] Williams d. [1] Halep 6-1 4-6 6-4
2016 US Open Hard QF [1] Williams d. [5] Halep 6-2 4-6 6-3
2016 Indian Wells Hard QF [1] Williams d. [5] Halep 6-4 6-3
2015 Cincinnati Hard F [1] Williams d. [3] Halep 6-3 7-6(5)
2015 Miami Hard SF [1] Williams d. [3] Halep 6-2 4-6 7-5
2014 WTA Finals Hard F [1] Williams d. [4] Halep 6-3 6-0
2014 WTA Finals Hard RR [4] Halep d. [1] Williams 6-0 6-2
2013 Cincinnati Hard QF [1] Williams d. Halep 6-0 6-4
2013 Rome Clay SF [1] Williams d. (Q) Halep 6-3 6-0
2011 Wimbledon Grass R64 [7] Williams d. Halep 3-6 6-2 6-1

Serena Williams, percorso a Wimbledon 2019:
Gatto-Monticone 6-2, 7-5
Juvan 2-6, 6-2, 6-4
[18] Goerges 6-3, 6-4
[30] Suarez Navarro 6-2, 6-2
Riske 6-4, 4-6, 6-3
Strycova 6-1, 6-2
Saldo complessivo vincenti/errori non forzati nel torneo: +49 (169/120)

Simona Halep, percorso a Wimbledon 2019:
Sasnovich 6-4, 7-5
Buzarnescu 6-3, 4-6, 6-2
Azarenka 6-3, 6-1
Gauff 6-3, 6-3
Zhang 7-6(4), 6-1
[8] Svitolina 6-1, 6-3
Saldo complessivo vincenti/errori non forzati nel torneo: +16 (103/87)

 

Ogni finale di Wimbledon è importante, ma alcune possono diventarlo di più nel momento in cui si trasformano in una pietra miliare nella carriera di una fuoriclasse, oppure in un momento storico per un intero movimento tennistico. Serena Williams è da due anni alla ricerca del titolo Slam numero 24, per eguagliare il primato di Margaret Smith Court. Simona Halep potrebbe ambire a fare addirittura meglio di Ilie Nastase (due volte finalista ma sempre sconfitto) e diventare la prima tennista rumena capace di vincere i Championships. Per analizzare la partita cominciamo dagli aspetti tecnico-tattici.

Williams contro Halep è una finale che parte da una condizione tennistica favorevole: abbiamo un contrasto di stili. Naturalmente questo non è sinonimo di sicuro spettacolo, ma ne aumenta le possibilità. Per avere grandi match occorre anche l’equilibrio di valori, e su questo non abbiamo certezze: ogni partita fa storia a sè.

Proprio a causa della diversità di stili delle due protagoniste, Williams e Halep avranno obiettivi tattici e tecnici opposti. E la vittoria, quasi sicuramente, sarà di chi riuscirà a portare con più frequenza la partita verso il proprio tipo di tennis. Un dato per spiegare la differenza fra le due contendenti: nei sei match disputati per arrivare in finale, Williams ha percorso in totale 7248 metri. Halep 11781.

Serena ha nei due colpi di inizio gioco, il servizio e la risposta, i maggiori punti di forza. Per lei il primo obiettivo sarà quindi tenere basso il numero medio di colpi per scambio, facendo sì che il match diventi un esercizio di potenza ed esplosività. Se la partita si svilupperà soprattutto in questo modo, non occorre nemmeno dire chi vincerà. Semplice e lineare: poco da aggiungere.

Un po’ più complessa la situazione per Halep. Simona cercherà di allungare lo scambio, in modo da obbligare Williams a muoversi molto in campo, mettendo in evidenza i suoi attuali limiti negli spostamenti. Sarà quindi importante capire quanto entrambe incideranno con il servizio, ma anche, e forse soprattutto, con la risposta.

Nella finale dell’anno scorso fra Williams e Kerber, la risposta di Angelique fu probabilmente l’elemento chiave per indirizzare il match. Occorre però chiarire le cose. Ci sono sostanzialmente due modi diversi di interpretare la risposta: uno molto offensivo, che tende a rovesciare la conduzione dello scambio all’istante, attraverso un colpo di grande aggressività. E uno più di contenimento, nel quale ciò che conta è l’alta percentuale di palle tenute in campo. Naturalmente tenute in campo con una accettabile profondità, in modo da fare sì che il successivo colpo avversario (quello in uscita dal servizio) non diventi quello definitivo.

Questa seconda opzione fu quella adottata da Kerber lo scorso anno. Angelique per tutto il torneo di Wimbledon 2018 ebbe altissime percentuali di riposte in campo, e anche in finale contro Williams tenne in campo tutti i servizi umanamente gestibili (contro certe battute di Serena si deve accettare l’ace e basta). In sostanza Kerber non cercava di avere subito la meglio contro la battuta di Serena; si accontentava piuttosto di stemperare l’inerzia del servizio avversario. E lo faceva con una prima risposta tenuta in gioco, poi sostenuta dalla propria eccezionale copertura del campo che le permetteva di rimandare di là anche il quarto colpo del palleggio.
A quel punto l’inerzia del servizio di Williams era in gran parte ammortizzata, e Kerber si trovava in una situazione di vantaggio fisico-tecnico nello sviluppo del gioco. In questo modo Angelique finì per vincere il match quasi senza soffrire (6-3, 6-3), grazie a questo processo di “diluizione” della potenza della battuta di Serena attraverso una sequenza di colpi di contenimento.

Va ricordato però che Kerber è probabilmente la migliore di tutte in questo tipo di gestione della fase di risposta (negli ultimi due anni ha avuto le percentuali più alte in assoluto a Wimbledon). Non possiede cioè la replica al servizio fulminante di Serena o di Azarenka, ma quando è in forma risulta comunque terribilmente efficace, perché riesce ugualmente a spostare sul proprio terreno un gran numero di punti. Ed è anche grazie a queste doti che è riuscita a battere Serena in due finali Slam.

Ecco, anche se Halep non ha probabilmente la stessa abilità di Kerber in questo tipo di situazione, per aumentare le proprie possibilità di successo dovrà cercare di imitarla. In fondo Simona è molto brava in difesa, pur senza raggiungere i livelli fenomenali di Angelique.

Questo in fase di avvio del punto. Attenzione però a dare per spacciata Serena una volta che lo scambio è avviato. Sicuramente oggi non ha più la mobilità e la resistenza di qualche anno fa, ma rimane una tennista espertissima che ha il naturale istinto agonistico per capire quando occorre dare un quid in più per vincere punti inaspettati. Anche perché, nello scambio, Serena e Halep sono forse le migliori del mondo in due “specialità” differenti.

Halep è unica nella facilità con cui esegue i lungolinea. D’altra parte Serena è in grado di trovare angoli stretti inconcepibili per quasi tutte le altre giocatrici. Per questo Halep dovrà stare attenta a non abusare nell’utilizzo dei lungolinea: perché se non saranno sufficientemente incisivi, potrebbe esporsi alla replica in cross stretto di Serena che la coglierebbe fuori posizione.

Per concludere le questioni tattiche, aggiungo un ultimo aspetto, che fa riferimento agli ultimi due confronti diretti giocati fra di loro: US Open 2016 e Australian Open 2019. Partite che hanno avuto un andamento molto simile. Primo set per Serena, reazione di Halep nel secondo e terzo set con ritorno di Williams. Beh, in entrambe le occasioni secondo me Simona ebbe delle responsabilità nelle scelte tattiche del set decisivo.

Dopo essere riuscita a mettere in difficoltà la sua avversaria nel secondo set facendola muovere molto, nel terzo set spesso Halep si era “innamorata” dell’angolo sinistro di Serena: troppi rovesci incrociati e dritti (lungolinea e inside-out) indirizzati nella zona di campo dove Williams tendeva a stazionare, facendola in questo modo colpire molte volte da ferma. E il risultato di quella scelta lo si può leggere nei punteggi finali dei match.

Infine qualche considerazione sulle questioni mentali e psicologiche. Serena parte dal grosso vantaggio di avere vinto nove match su dieci contro Simona; l’unica sconfitta nel Masters 2014 è stata sì di proporzioni sorprendenti (6-0, 6-2), ma a conti fatti si è rivelata ininfluente, visto che arrivò nel round robin e la stessa Serena si rifece immediatamente nella finale del torneo.

Questo per quanto riguarda il confronto diretto. C’è poi una questione psicologica che riguarda l’importanza che avrebbe questo titolo per la carriera delle due giocatrici. E qui il peso della situazione potrebbe rovesciarsi. Williams è una tennista espertissima, abituata a qualsiasi confronto e qualsiasi palcoscenico. Però si può dire che in questa finale dei Championships (come già accadde lo scorso anno a Wimbledon, ma anche qualche mese dopo a New York) Serena giocherà contemporaneamente contro due avversarie: Simona Halep e Margaret Smith Court. Da una parte l’attualità, fisica e reale, di chi la fronteggia in campo; dall’altra quella del tutto virtuale ma psicologicamente non meno pesante della detentrice del record dei 24 Slam.

Un record ottenuto a cavallo fra era amatoriale ed era open e che fino a qualche anno fa veniva sempre citato fra virgolette. Ma di recente è stato eletto come nuovo limite su cui misurarsi per poter passare alla storia come la più titolata di tutte.

Il 24: questo numero potrebbe rivelarsi per Serena un’arma a doppio taglio. Da una parte è lo stimolo migliore per affrontare i sacrifici necessari per essere ancora competitiva, a quasi 38 anni. Dall’altra potrebbe trasformarsi in una specie di ossessione, con il rischio di gravare come un fardello insopportabile al momento di raccogliere definitivamente il frutto di quei sacrifici.
Quello che accadde nel 2015 a New York contro Roberta Vinci, quando era così vicina a conquistare il grande Slam lo ricordiamo tutti. Riuscirà Serena a sconfiggere le sue avversarie, reali e virtuali, per compiere un ulteriore passo avanti nella storia del tennis? Avremo la risposta fra poche ore. Ma una cosa è certa già ora: per tutti questi motivi la finale di Wimbledon 2019 non sarà una finale qualsiasi.

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ATP

Ecco le prime 18 squadre dell’ATP Cup: presenti i big 3 e l’Italia

Ci sono la Spagna di Nadal, la Serbia di Djokovic e la Svizzera di Federer. Italia con Fognini e Berrettini, manca Wawrinka

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Fabio Fognini - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il 2020 tennistico si aprirà con una grande e attesa novità: l’ATP Cup (3-12 gennaio). Questa competizione per nazioni sostituisce di fatto i classici tornei di inizio anno con una “Davis” tutta targata ATP (con l’eccezione del 250 di Doha che si svolgerà regolarmente nella prima settimana dell’anno). La prima delle due deadline (13 settembre e 13 novembre) stabilite per la selezione delle 24 squadre partecipanti è stata raggiunta e sono dunque stati resi noti i primi 18 paesi qualificati in base al ranking, cui si aggiunge l’Australia in qualità di paese ospitante.

  1. Serbia: Novak Djokovic – Dusan Lajovic
  2. Spagna: Rafael Nadal – Bautista Agut
  3. Svizzera: Roger Federer – Henri Laaksonen
  4. Russia: Daniil Medvedev – Karen Khachanov
  5. Austria: Dominic Thiem – Dennis Novak
  6. Germania: Alexander Zverev – Jan-Lennard Struff
  7. Grecia: Stefanos Tsitsipas – Michail Pervolarakis
  8. Giappone: Kei Nishikori – Yoshihito Nishioka
  9. Italia: Fabio Fognini – Matteo Berrettini
  10. Francia: Gael Monfils – Benoit Paire
  11. Belgio: David Goffin – Steve Darcis
  12. Croazia: Borna Coric – Marin Cilic
  13. Argentina: Diego Schwartzman – Guido Pella
  14. Georgia: Nikoloz Basilashvili – Aleksandre Metreveli
  15. Sudafrica: Kevin Anderson – Lloyd Harris
  16. Stati Uniti: John Isner – Taylor Fritz
  17. Canada: Felix Auger-Aliassime – Milos Raonic
  18. Gran Bretagna: Andy Murray – Kyle Edmund
  19. Australia (Wild card): Nick Kyrgios – Alex de Minaur

Si tratta delle 18 nazioni che vantano il miglior giocatore con la classifica più alta. La Gran Bretagna è presente grazie al ranking protetto di numero due del mondo di Andy Murray. Gli unici due giocatori che non hanno rispettato il commitment sono i numeri due di Svizzera e Belgio, ovvero Stan Wawrinka e Kimmer Coppejans, sostituito rispettivamente da Henri Laaksonen e Steve Darcis.

Cogliamo l’occasione per un piccolo ripasso sul funzionamento di questo nuovo evento.

 

SEDI E FORMAT L’ATP Cup si svolgerà dal 3 al 12 gennaio e sarà ospitata da tre diverse città australiane (Sydney, Brisbane e Perth). Le ventiquattro nazioni qualificate verranno divise in sei gironi da quattro squadre ciascuno. I gruppi verranno poi ripartiti a due a due nelle tre città ospitanti per il completamento della prima fase. Le vincitrici dei vari gironi e le due migliori seconde andranno poi a disputare la fase finale a eliminazione diretta (quarti, semifinali e finale) che si terrà a Sydney. Ciascun tie prevede due incontri di singolare al meglio dei tre set e un doppio, giocato secondo le regole standard dell’ATP (niente vantaggi e super tiebreak al posto del terzo set). Sarà ammesso il coaching in campo durante i cambi di campo e alla fine del set.

MONTEPREMI E PUNTI ATP – La competizione ha un prize money totale di 15 milioni di dollari americani e offre inoltre punti validi per il ranking. Un singolarista imbattuto può guadagnare fino a 750 punti, mentre un doppista può arrivare a 250.

COME CI SI QUALIFICA – Per essere eleggibile per la competizione una nazione deve avere almeno tre giocatori nelle classifiche ATP, inclusi due singolaristi e un terzo con ranking o da doppista o da singolarista. Ogni nazione può scegliere fino a cinque giocatori. Se una squadra ha cinque giocatori, almeno tre devono avere ranking da singolarista; se ne ha meno di cinque, i singolaristi devono essere almeno due. Per stilare la lista delle squadre partecipanti, l’ATP prende in considerazione la classifica del miglior giocatore di ogni paese.

La presenza o meno di ogni nazione è subordinata alla volontà dei singoli giocatori di iscriversi all’evento entro le due scadenze prefissate: il 13 settembre appunto (per le prime 18 squadre) e il 13 novembre (per le restanti 6). La wild card elargita all’Australia in qualità di paese ospitante, però, riduce a cinque il numero di posti da assegnare alla seconda deadline. Il 13 di settembre, i due giocatori meglio piazzati di ogni nazione saranno ritenuti eleggibili per la competizione, mentre gli altri membri della squadra verranno stabiliti il 13 novembre in base al ranking di lunedì 11 novembre.

IL SORTEGGIO Il sorteggio del tabellone avrà luogo lunedì 16 settembre alle 10 locali (le 02 di notte in Italia, mentre alle 09 si conoscerà il programma degli incontri) nella splendida cornice dell’Opera House di Sydney e coinvolgerà ovviamente solo le prime 18 squadre qualificate ( l’Australia). Le prime sei nazioni saranno divise sei gironi. Le squadre dal settimo al dodicesimo posto saranno invece assegnate per estrazione ad uno dei gironi, seguite dai paesi classificati tra il tredicesimo e il diciottesimo posto. L’Australia, che ha ricevuto una wild card, verrà collocata casualmente in uno dei sei gruppi.

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WTA

Pliskova vs Martic per il titolo di Zhengzhou. Finale tutta giapponese a Hiroshima

Mladenovic paga le fatiche del quarto con Svitolina, la croata proverà a frenare la corsa di Karolina. Il Giappone festeggia Doi e Hibino. Rybakina a caccia del secondo titolo a Nanchang

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Karolina Pliskova - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

KARO PICCHIA FORTE Karolina Pliskova proverà a iniziare lo swing asiatico 2019 come dodici mesi fa, ovvero con un trofeo. La numero due del mondo ha dominato la prima semifinale del WTA Premier di Zhengzhou contro Ajla Tomljanovic, sconfitta in 68 minuti. Dodici mesi fa Karolina vinse il titolo a Tokyo battendo Naomi Osaka in finale, ora giocherà la quarta finale del 2019 con l’obiettivo di alzare il terzo trofeo stagionale dopo i successi a Roma ed Eastbourne.

Sfiderà la croata Petra Martic (t.d.s. 7), che ha prevalso nettamente su Kristina Mladenovic nella seconda semifinale. La prestazione della francese non è stata all’altezza delle aspettative. Molto scarica sulle gambe e poco lucida in tanti frangenti del match, come sul 3-4 del secondo set, quando ha perso due punti praticamente già fatti regalando il break decisivo a Martic. Le fatiche del quarto di finale finito a tarda notte contro Elina Svitolina si sono fatte sentire, il servizio – in grande spolvero – della croata ha fatto il resto.

BIG IN JAPAN Per la prima volta dal 1997 un torneo WTA avrà una finale tutta giapponese. Al tempo furono Yuka Yoshida e Naoko Sawamatsu a contendersi un trofeo a Jakarta e la spuntò Sawamatsu per 6-3 6-2. Stavolta a scrivere una pagina di storia saranno Misaki Doi e Nao Hibino, finaliste del WTA di Hiroshima davanti al loro pubblico. Nessuna delle due è inserita tra le teste di serie e tanto meno partiva come probabile finalista alla vigilia del torneo.

 

Nel giorno delle semifinali Hibino ha battuto Buzarnescu in tre set, lasciando per strada solo tre giochi dopo il 4-6 iniziale. Nei quarti di finale Hibino aveva messo a segno un altro grande risultato eliminando la numero uno del seeding Hsieh. Giocherà la quinta finale WTA della carriera, quattro anni dopo la prima (e unica vinta) a Tashkent su Donna Vekic. Misaki Doi ha dovuto invece superare Veronika Kudermetova (tds 2), sconfitta 6-4 6-3 in un’ora e 22 minuti. Tenterà di vincere il suo terzo titolo WTA nella quarta finale, dopo i successi a San Antonio 2016 e a Lussemburgo 2015. I precedenti tra le due giapponesi sono in perfetta parità, due vittorie per parte.

RYBAKINA SUGLI SCUDI – A Nanchang, Elena Rybakina giocherà la seconda finale della carriera a poco più di due mesi dalla prima, vinta a Bucarest contro Patricia Maria Tig. La ventenne kazaka sta piano piano iniziando a farsi largo nel circuito e anche nella semifinale contro Shuai Peng ha dato prova di grande qualità. Dopo aver dominato il primo set (6-1), ha perso il servizio in avvio di secondo e non è stata in grado di ricucire lo strappo. Nel terzo parziale però ha ripreso in mano il gioco e dal 2-2 ha infilato quattro giochi consecutivi che le hanno permesso di vincere l’incontro. Con questo risultato Rybakina guadagna venti posizioni e si piazza temporaneamente al 49esimo posto (best ranking), in attesa ovviamente di conoscere il risultato della finale.

Per il titolo dovrà vedersela con Rebecca Peterson (nessun precedente). La svedese ha dominato la sua semifinale contro Nina Stojanovic (6-3 6-1) e si è guadagnata l’accesso alla prima finale in carriera.

Semifinali Zhengzhou:

[1] Ka. Pliskova b. A. Tomljanovic 6-3 6-2
[7] P. Martic b. K. Mladenovic 6-0 6-3

Semifinali Hiroshima:

N. Hibino b. M. Buzarnescu 4-6 6-0 6-3
M. Doi b. [2] V. Kudermetova 6-4 6-3

Semifinali Nanchang:

E. Rybakina b. S. Peng 6-1 3-6 6-2
R. Peterson b. N. Stojanovic 6-3 6-1

I tabelloni aggiornati

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Focus

Il Tennis conquista la Luna

OPINIONE – Perché le finali di Wimbledon e US Open sono state due partite eccellenti. E perché solo il tennis tre su cinque può competere con… lo sbarco sulla Luna

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Daniil Medvedev e Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

È finita! Termina la stagione degli appuntamenti del Grande Slam, il tennis che conta. Il solito copione è stato pienamente rispettato. I protagonisti sono stati ancora una volta Novak Djokovic “Murovic”, Rafael Nadal “Matador” e Roger Federer “Il Principe delle Arti”. Straordinari campioni capaci di illuminare le finali di Wimbledon e degli US Open, le partite per eccellenza di questo 2019. Incontri leggendari in grado di regalare al mondo dello sport pagine memorabili di letteratura tennistica.

A Londra ha prevalso Nole su Roger, a New York ha vinto Rafa contro Legno Storto” Daniil Medvedev, il nuovo incomodo e quarto tennista mondiale. Il russo Medvedev, ventitre anni compiuti e quasi due metri d’altezza, rappresenta finalmente l’arrivo del tennis NextGen.

Dunque, abbiamo potuto ammirare due confronti interminabili, partite per certi versi simili a causa dell’equilibrio e, nel contempo, profondamente diverse per lo sviluppo di alcune dinamiche. Pertanto, prima di sviluppare riflessioni nel merito, penso sia necessario prendere atto dei principali dati, quelle radiografie capaci di fotografare le prestazioni in modo oggettivo. Un passo indispensabile per evitare apologie di parte e tutto l’inutile strascico legato al tifo, tipica manifestazione di sfogo emotivo che disintegra ogni tentativo di crescita cognitiva e culturale. Infatti, comprendere l’arte e la scienza del gioco è ciò che più conta, perché lo sport del tennis e i suoi secolari eventi restano, mentre i suoi favolosi campioni passano.

Principali statistiche delle due finali Slam 2019 maschili: Wimbledon e US Open

Osservando questi dati, è mia intenzione arrivare a una sintesi in modo da evitare inutili “lenzuolate”. Così, alcuni elementi possono essere valutati come equivalenti. In questo caso: la durata degli incontri, la percentuale delle prime palle di servizio, il differenziale positivo (vincenti ed errori non forzati) prodotto da tutti i contendenti. Un fattore in grado di determinare inequivocabilmente l’elevata qualità delle prestazioni. Ulteriormente, proprio quest’ultimo aspetto, sommando le “performance” di tutti i contendenti, evidenzia il numero “34” come dato comune. Un numero che pare una sorta di prefisso telefonico capace di comunicare il tennis del paradiso a noi ordinari mortali. Almeno così mi piace pensare.

 

Esaminando invece le differenze tra queste due partite e i quattro artisti, si riscontrano interessanti curiosità. La partita di Wimbledon, giocata sulla superficie più rapida, mostra un tennista che ha prodotto il più alto numero di “winners”. Contestualmente, il suo avversario, realizza incredibilmente la quota più bassa di giocate vincenti. Eppure, è la partita di New York quella in grado di registrare le maggiori variazioni sulle possibili evoluzioni del gioco. Sul cemento della Grande Mela gli scambi sono stati mediamente più vari, entrambi i contendenti hanno illustrato un tennis completo a tutto campo. Infatti, i due tennisti hanno dato vita a scambi interminabili e nel contempo a giocate immediate d’attacco, tra cui diverse soluzioni servizio e volée.

Scendendo nel dettaglio, riscontriamo come la media dei metri percorsi per ciascun punto giocato risulta più elevata di quasi un terzo rispetto alla partita di Londra. Una differenza sensibile che rivela un’intensità di gioco incomparabile. Nel frattempo, si evidenzia una percentuale di punti esibiti sulla rete capace di superare il quaranta per cento del totale dei quindici giocati. Rilevazione indiscutibile circa i continui ribaltamenti copernicani di strategie di gioco che hanno distinto l’evento newyorkese. 

Eppure, volando sulle nubi dell’Olimpo della racchetta, si riconoscono altre interessanti componenti. In via principale, senza entrare troppo nei dettagli, osserviamo come nella finale di Wimbledon uno dei due contendenti possieda tutti i numeri clamorosamente a proprio favore, anche se poi ha finito per perdere la disputa. Autentica anomalia, per una partita con un differimento così lungo sviluppata sul filo di lana, guardando al punteggio. Viceversa, nell’incontro degli US Open, si registra un sostanziale equilibrio tra le prestazioni, numeri in perfetta armonia con il decorso dell’incontro.

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

In conclusione, è possibile affermare come in queste due partite sia stata illustrata la rara, quanto ricercata fenomenologia del “Super Tennis”. Congiunzione astrale dell’universo tennistico in grado di manifestarsi solo in particolari circostanze. Per ottenere questa meraviglia è necessario, senza alcun dubbio, avere sul campo formidabili campioni che si affrontano al meglio dei cinque set. Inoltre, senza la pensata del tie-break nel quinto parziale della finale di Wimbledon, voluta dai soliti signori dei soldi, il sipario non sarebbe calato interrompendo la magnifica commedia shakespeariana. Così, un’altra possibile ora di gioco avrebbe potuto incrementare i denari nelle casse del marketing.

Del resto, eventi capaci di catalizzare l’attenzione del pubblico mondiale globalizzato, per quasi cinque ore filate, lo si deve solo e unicamente a certe partite di tennis negli Slam. In alternativa, per trovare un fenomeno equivalente, bisognerebbe forse tornare ai giorni del luglio 1969, quando l’Apollo 11 atterrava sulla luna.

Nato a Milano nel 1963, Luca Bottazzi è un ex giocatore professionista di tennis, attuale docente universitario, studioso, insegnante, autore di libri, opinionista e commentatore televisivo   

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