Come ti vinco il tiebreak (e la finale di Wimbledon). A lezione da Novak Djokovic

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Come ti vinco il tiebreak (e la finale di Wimbledon). A lezione da Novak Djokovic

Il serbo ha saputo giocare i tiebreak alle proprie condizioni, costringendo Federer a scambiare da fondo. Questa la chiave del successo di Nole

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Novak Djokovic ha trionfato nella finale più lunga della storia di Wimbledon, superando Roger Federer 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3). Decisivi sono stati i tre tiebreak vinti dal serbo all’interno di una partita che ha visto invece Federer avanti in quasi tutte le statistiche. Al momento della verità però lo svizzero ha mancato di sferrare il pugno del KO, dai due match point mancati sull’8-7 alle palle break sciupate sull’11 pari, passando per il set point nel terzo set e i tre tiebreak di fatto mai in discussione.

Novak DjokovicRoger Federer
Ace1025
Doppi falli96
% di prime62% (136/219)63% (127/203)
% di punti vinti sulla prima74% (101/136)79% (100/127)
% di punti vinti sulla seconda47% (39/83)51% (39/76)
Punti vinti a rete24/38 (63%)51/65 (78%)
Break point convertiti3/8 (38%)7/13 (54%)
Punti vinti in risposta64/203 (32%)79/219 (36%)
Vincenti5494
Errori non forzati5262
Punti totali vinti204218


La lieve supremazia mostrata da Federer nel corso del match si è dissolta al momento di giocarsi il tutto per tutto nei tre tiebreak che Djokovic ha disputato alle proprie condizioni. Nel corso del match, Federer ha vinto 13 punti su 15 quando ha scelto di fare serve&volley e in generale 51 punti su 65 discese a rete, ma nei 33 punti combinati dei tre tiebreak lo svizzero ne ha portato a casa appena uno a rete (su due soli tentativi). Di questi 33 punti ben 20 (61%) si sono giocati con entrambi i tennisti a fondocampo. Nole ha vinto 16 di questi scambi e sei degli otto punti che si sono prolungati sopra i dieci colpi. In più il serbo ha vinto anche più punti a rete dell’avversario nei tre tiebreak (3/4 contro l’1/2 di Roger).

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

Un’altra arma importantissima che Djokovic ha usato con saggezza e ottimo profitto è il servizio al corpo. Il serbo ha vinto otto volte il punto su dieci occasioni in cui ha scelto questa traiettoria, il più importante dei quali resta sicuramente il set point salvato nel terzo set. Insomma quando si è giunti al dunque, Djokovic è stato in grado di portare la partita sui binari a lui più congeniali, tagliando di fatto fuori Roger da ogni possibilità di giocarsela e sfruttando alla grande i suoi errori (ad esempio la demivolée in contropiede del tiebreak del quinto set o il passante a campo aperto sbagliato nel primo). Come sempre nello sport (e nella vita), la differenza la fanno i dettagli.

 

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Andreescu vince il Trofeo Lou Marsh come miglior atleta canadese dell’anno

Bianca Andreescu è la prima tennista nella storia a venire insignita del prestigioso titolo

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Bianca Andreescu - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Non poteva finire in maniera migliore quest’anno 2019 per Bianca Andreescu. Dopo i successi a Indian Wells, Toronto e allo US Open, oltre che alla qualificazione alle WTA Finals di Shenzhen e il raggiungimento del n. 4 nella classifica mondiale, l’atleta di Mississauga è stata insignita del Lou Marsh Trophy come migliore atleta canadese dell’anno, un prestigioso riconoscimento istituito nel 1936 che viene attribuito da una giuria di giornalisti sportivi e che elegge l’atleta canadese che maggiormente si è distinto in tutti gli sport.

È la prima volta che questo premio viene assegnata un tennista, uomo o donna, dopo che nel corso degli anni gli sport del ghiaccio hanno giocato la parte del leone con 21 vincitori tra hockey e pattinaggio. In passato il trofeo è stato vinto per ben quattro volte da Wayne Gretzky, universalmente ritenuto il miglior giocatore di hockey di tutti i tempi, e nell’albo d’oro compaiono tanti nomi di assoluto valore, dal cestista Steve Nash al pilota di Formula 1 Jacques Villeneuve, dagli sprinter Ben Johnson (prima che venisse squalificato per doping) e Donovan Bailey alla giovane nuotatrice Penny Oleksiak.

Andreescu al momento si trova a Toronto dove sta completando la riabilitazione dopo l’infortunio al ginocchio sinistro che l’ha costretta a ritirarsi dalle WTA Finals di Shenzhen e ricomincerà ad allenarsi a metà mese in California per preparare l’Australian Open 2020.

 

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Mazzata WADA: la Russia esclusa dai Giochi Olimpici

La sanzione più severa di sempre provocata dalla recidiva nel manipolare i certificati relativi ai controlli antidoping. Gli atleti non coinvolti direttamente potranno gareggiare sotto bandiera neutrale

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Lo sport russo ricorderà lunedì nove dicembre come il giorno più buio della propria storia. Con una decisione unanime del Comitato Esecutivo, la WADA, agenzia internazionale per la lotta al doping, ha infatti deciso di ricorrere alle maniere forti per punire il più sofisticato sistema di alterazione delle prestazioni agonistiche a memoria d’uomo: gli atleti russi non potranno partecipare ad alcuna competizione organizzata dal CIO, né a qualsiasi altra che rientri nella definizione di “maggiore evento riguardante le regole antidoping” per i prossimi quattro anni: sono comprese dunque le manifestazioni “mondiali”, ma non quelle continentali. Ciò che è più importante, la Russia dovrà limitarsi a guardare alla TV i giochi estivi di Tokyo 2020 e quelli invernali di Pechino 2022.

Abbiamo dato loro la possibilità di adeguarsi agli standard internazionali richiesti – ha dichiarato il presidente WADA Craig Reedie – ma tutto ciò che abbiamo ottenuto sono stati nuovi scandali e ulteriori menzogne. Abbiamo concesso tempistiche congrue perché la RUSADA (l’agenzia antidoping russa, NdR) potesse tornare a essere organica ai nostri programmi, ma non hanno sfruttato la possibilità“. La Russia per anni ha coperto e falsificato i dati relativi ai controlli riguardanti i propri atleti.

La fatidica inibizione, che segue l’estromissione dai Giochi invernali andati in archivio nel febbraio del 2018 a Pyeongchang, colpirà anche i dirigenti politici e sportivi, i quali non potranno prendere parte come delegati ad alcuna manifestazione organizzata dal Comitato olimpico internazionale. Inoltre, ma sembrava piuttosto scontato, il Comitato russo non potrà né organizzare né candidarsi a organizzare alcun evento avente valenza olimpica o mondiale.

 

Come avvenuto negli ultimi Giochi su neve e ghiaccio disputati in Corea del Sud, gli atleti russi, e nello specifico anche i tennisti, che non sono stati coinvolti personalmente in vicende di doping potranno iscriversi alle manifestazioni gareggiando sotto la neutrale bandiera del CIO, ma nessun vessillo nazionale sventolerà per salutare le medaglie che verranno eventualmente vinte e nessun inno verrà suonato.

Si tratta dell’ennesimo atto frutto dell’isteria collettiva nei confronti del nostro sport – ha tuonato il primo ministro Dmitrij Medvedev – , anche se mi rendo conto che molti problemi di doping vadano comunque risolti“. La Russia ha ora ventuno giorni per impugnare la decisione davanti al TAS di Losanna.

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Finali Serie A1: scudetto al Selva Alta Vigevano, sconfitta Messina al doppio di spareggio

LUCCA – Il team di Vigevano vince 4-3 la finale scudetto. Dopo due giorni di lotta il CT Vela si arrende al doppio decisivo

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Filippo Baldi - SC Selva Alta Vigevano (Foto Marta Magni)

dal Palatagliate di Lucca, il nostro inviato

MARCORA APRE, TRUNGELLITI RISPONDE – Dopo l’1-1 della prima giornata, ad aprire le danze nella giornata decisiva sono stati Roberto Marcora e Fausto Tabacco; il giovanissimo siciliano è partito piuttosto teso, il servizio lo ha aiutato poco e in meno di mezz’ora Marcora si è aggiudicato il primo parziale con un netto 6-1. Il match è salito di livello nel secondo set quando Tabacco ha iniziato a sbagliare di meno e a mostrare qualche soluzione interessante specialmente con il rovescio, tenendo in modo piuttosto agevole i turni di servizio fino al 3-3; lì Marcora ha strappato la battuta mantenendo poi i due turni successivi e conquistando così il punto del 2-1 per Selva Alta.

A seguire sono scesi in campo Filippo Baldi e Marco Trungelliti in un match molto divertente sin dalle battute iniziali con parecchie discese a rete e punti spettacolari di entrambi i giocatori: Baldi, che è entrato in partita con difficoltà, ha provato ad incitarsi più volte fino a riuscirci. Dall’1-3 30-40 ha prima agganciato il suo avversario e poi lo ha sorpassato portandosi avanti 4-3 dopo tre game molto lottati. Il parziale è giunto al tie-break che è stato a senso unico in favore del giocatore nato a Milano ma cresciuto a Vigevano sin da piccolo (7-1 lo score finale). Dopo aver vinto un primo set così combattuto la strada sembrava in discesa per Filippo che è crollato successivamente in modo inspiegabile ed inatteso; Trungelliti, dall’alto della sua esperienza e solidità, ha ridotto al minimo il numero degli errori non forzati allungando gli scambi e approfittando dei numerosi errori di Baldi ha lasciato al suo avversario appena tre game nei due set decisivi, regalando così al CT Vela il punto del 2-2

 

LA PAROLA AI DOPPI – Gli schieramenti dei due capitani hanno da subito fatto presagire la concreta possibilità che la contesa si sarebbe decisa al doppio di spareggio, ed infatti così è stato: la coppia più forte dell’SC Selva Alta, ossia Baldi/Hoang ha sfidato i giovanissimi Tabacco/Tabacco soffrendo solo verso la fine del secondo set, chiudendo poi con lo score di 6-2 7-5. Il CT Vela ha poi risposto con i due uomini più forti, ossia Caruso/Trungelliti, che hanno battuto con un doppio 6-3 Dadda/Marcora approfittando dell’inesperienza di Dadda, che mai prima di questa stagione aveva giocato a questi livelli.

Per il doppio decisivo, dove il regolamento impone di schierare un giocatore del vivaio, i favoriti erano ancora una volta i giocatori di Selva Alta in quanto Filippo Baldi e Antoine Hoang sono una coppia molto consolidata mentre il migliore del vivaio del CT Vela è Giorgio Tabacco, che ha tutte le carte in regola per avere un ottimo futuro ma a certi livelli manca ancora di continuità. Non è bastato un inesauribile Marco Trungelliti per trascinare il club siciliano che si è arreso in un’ora e sei minuti di gioco col punteggio di 6-4 6-2, punteggio che ha consegnato il titolo nelle mani di Vigevano. 

Premiazione SC Selva Alta Vigevano – Serie A1 maschile 2019 (Foto Marta Magni)

DEDICA SPECIALE – Tutti i membri dell’SC Selva Alta si sono mostrati visibilmente emozionati per il primo titolo della loro storia in un progetto nato dalla Serie C nel 2011, un progetto in cui ha creduto da sempre il padre di Filippo Baldi che è scomparso da meno di un anno ed è stato tra coloro che hanno spinto maggiormente per rafforzare una squadra che ha concluso il suo percorso vincendo lo scudetto. Filippo, ovviamente, gli ha reso merito nel corso di una premiazione piuttosto commovente

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