I fratelli Murray partono bene a Washington

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I fratelli Murray partono bene a Washington

La coppia britannica batte Mahut/Roger-Vasselin al super tiebreak. 400esima vittoria in carriera in doppio per Jamie

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Andy Murray e Jamie Murray - Washington 2019 (foto via Twitter, @CitiOpen)

Che il doppio sia solo un viatico per tornare finalmente a competere in singolare, è fatto accertato. Anche se non si direbbe a giudicare dalla passione, la voglia e l’intensità con cui Andy Murray ha affrontato l’esordio nel torneo di Washington in coppia con il fratello Jamie. Esattamente il tipo di prestazione che serviva per superare un turno complicato contro la coppia francese formata da Nicolas Mahut ed Eduard Roger-Vasselin, finalisti poche settimane fa a Wimbledon.

 

Alla fine a Jamie sono servite quasi due ore di gioco e un super tiebreak vinto in rimonta (da 2-5 a 10-5) per conquistare la 400esima vittoria della sua carriera in doppio. Nelle ultime sei stagioni sul circuito, Jamie ha sempre ottenuto almeno 35 vittorie, conquistando in carriera 23 titoli di doppio con sei diversi partner e due tornei dello Slam nel 2016 (Australian Open e US Open, entrambi in coppia con Soares, con il quale trionfò lo scorso anno proprio a Washington).

“C’era una bella atmosfera là fuori. Sento che si sono giocati dei bei punti”, ha dichiarato Andy al termine del match. “Rispetto allo scorso anno, sono in una situazione decisamente migliore. Dal punto di vista fisico, mi sento molto meglio. Poter competere di nuovo e non sentire dolore, è fantastico. Tornati a giocare insieme in doppio per la prima volta dal 2016 (Coppa Davis) e in un torneo ATP addirittura dal 2013 (Indian Wells), Andy e Jamie hanno conquistato insieme due titoli sul circuito: nel 2010 a Valencia e nel 2011 a Tokyo.

Un’altra sfida impegnativa li attende adesso al secondo turno: sfideranno infatti Klaasen/Venus (terzi favoriti del seeding), che all’esordio hanno sconfitto i campioni del Roland Garros Krawietz/Mies.

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Panatta: “Con Rino non sono sempre state rose e fiori. Lui ti dice le ‘cose’ in faccia, ma lo ringrazio”

Due parole, Veronica e Circoletto Rosso, per descrivere il match point salvato al Roland Garros 1976 contro Hutka, prima del trionfo finale: “Sono bastate a sintetizzare un momento da ricordare”. I ‘diretti’ di Tommasi: “Senza secondi fini”

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Abbiamo recuperato, un piccolo stralcio di un ricordo di Adriano Panatta nei confronti di Rino Tommasi, pubblicato sul libretto “I Circoletti Rossi di Rino Tommasi” (che potete scaricare liberamente cliccando qui). Niente paura, a Rino non è accaduto nulla: l’occasione arriva per la giornata interamente dedicata a Rino Tommasi e Gianni Clerici ‘indetta’ quest’oggi da Sky Sport.

Lo sappiamo, con Rino non sono sempre state rose e fiori. Lui è uno che le cose te le dice in faccia (quelle giuste, e permettimi Rino, anche quelle meno giuste) e quando le ‘cose’ sono dirette al mento, non è facile schivarle. Anzi, quando ti prendono, fanno pure male. Così, ogni tanto, qualche uppercut, o jab, o magari proprio un diretto, mi è arrivato. Di buono, però, c’è che Rino è sempre stato esplicito. Te le dice, le cose. Non te le manda a dire. Espone le sue ragioni. Non ha secondi fini. Si può essere in disaccordo, mai però immaginare che ti stia tendendo un tranello. Così, alla fine, siamo qui, in buoni rapporti. Con lui e con il figlio, Guido, che è persona davvero in gamba. E poi, visto che queste vogliono essere anche delle righe di ringraziamento, permettetemi un attimo di ritornare a quel famoso (famoso? Beh sì, è da circoletto rosso…) match point parigino.

Quella volée alta, dorsale, che misi in opera per difendermi dal pallonetto sbirolo (neologismo anche questo che però funziona per indicare tutte le cose di natura un po’ stortignaccola) del povero Pavel Hutka, finì per avere un nome che le portò fortuna. Veronica. Non proprio in memoria di una bella donna (ma se volete, va bene lo stesso), quanto del gesto che i toreri fanno volteggiando la cappa davanti agli occhi del toro. Anche qui, siamo pienamente dentro il Vocabolario Tennistico del Tommasi. A lui il merito del conio. Insomma, a Parigi mi salvai con una Veronica e una volée in tuffo da circoletto rosso. Poi vinsi il torneo. Come vedete, due parole bastano per sintetizzare un momento da ricordare. Grazie a Rino“.

 

Adriano Panatta

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Dall’8 giugno i collaboratori sportivi potranno inviare nuove richieste per l’indennità di 600 euro

Avranno una settimana di tempo per compilarla. Novità importante: il bonus sarà disponibile anche per chi guadagna più di 10.000 euro all’anno. Tutti i dettagli

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Il ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora lo aveva anticipato, adesso è giunta la comunicazione ufficiale. Dalle ore 14 di lunedì 8 giugno, sul sito di Sport e Salute, sarà attiva una nuova piattaforma informatica a disposizione dei collaboratori sportivi per richiedere l’erogazione dell’indennità di 600 euro per i mesi di aprile e maggio, prevista dal Decreto Rilancio. Con l’ultimo provvedimento governativo sono stati stanziati ulteriori 200 milioni a favore di questa misura dopo i 50 già messi a disposizione dal precedente decreto.

Coloro che avevano già compilato la domanda nella precedente finestra di marzo – i richiedenti furono circa 131.000 – hanno ricevuto tutti la prima tranche di 600 euro, quella relativa al mese di marzo, come specificato dal ministro con questo post su Facebook (nonostante avesse promesso la pronta erogazione già nei giorni successivi all’approvazione dell’ultimo decreto). Gli stessi richiedenti riceveranno anche i successivi 1200 euro – relativi ai mesi di aprile e maggio – senza necessità di compilare una domanda ulteriore.

Sono davvero felice di darvi queste notizie. Per chi non ha ricevuto il bonus di marzo: ieri Sport e Salute ha…

 
Pubblicato da Vincenzo Spadafora su Sabato 6 giugno 2020

CHI PUÒ FARE LA NUOVA RICHIESTA – Per quanto riguarda la nuova finestra di compilazione che si attiverà a partire dalle 14 di lunedì e resterà disponibile sono alla mezzanotte del 15 giugno, Sport e Salute ha specificato in questo comunicato a quali requisiti dovranno ottemperare gli aventi diritto e quali sono le modalità per inviare la domanda.

La novità principale è che scompare il tetto massimo dei 10.000 euro percepiti nell’ultimo anno fiscale, e dunque potranno fare domanda anche i collaboratori sportivi che eccedono questa soglia annuale. I collaboratori, inoltre, non potranno cumulare questa indennità con le forme analoghe previste dal Decreto Rilancio per le diverse categorie professionali; in poche parole, per avere accesso ai 1200 euro di aprile e maggio dovranno rinunciare ad eventuali altre indennità. Nei due suddetti mesi non dovranno aver percepito alcun reddito da lavoro né il reddito di cittadinanza. Infine, il rapporto di collaborazione in essere con il CONI, con una federazione o con altri enti sportivi riconosciuti dal CONI dovrà risultare esistente alla data del 23 febbraio 2020 e successivamente ‘cessato, sospeso, o ridotto a causa dell’emergenza sanitaria da COVID-19‘.

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Luca Bottazzi ci conduce attraverso la storia del Roland Garros

Un torneo nato nel 1891, ma ‘diventato’ l’Open di Francia solo nel 1925. Erano gli anni di Lacoste e Lenglen. Il tormentato successo di Laver nel 1962. Poi Evert, Borg, fino ai campioni di oggi

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Suzanne Lenglen

Vi aggiorniamo sulla pubblicazione dei nuovi contenuti sul canale YouTube Bottazz Vincente di Luca Bottazzi, commentatore, scrittore e studioso del tennis. Trovate qui la puntata precedente, nella quale ci ha spiegato qual è il primo comandamento del tennis.

Per questo week-end, il focus è inevitabilmente il Roland Garros, che proprio tra oggi e domani avrebbe trovato la sua conclusione con le finali del singolare femminile e maschile.

Bottazzi racconta che, ultimo tra i quattro tornei dello Slam ad essere nato nel 1925, il Roland Garros è sorto sulle ceneri di un vecchio torneo francese nato invece nel 1891 – riservato solo a giocatori francesi e stranieri iscritti ai club transalpini. Le donne hanno debuttato nel 1897. La prima edizione del 1925 venne vinta da René Lacoste e dalla ‘Divina’ Suzanne Lenglen.

 

Nel 1927 avvenne il trasloco dalla sede dello Stade Français a Port d’Auteuil, dove attualmente si svolge il torneo; il nuovo impianto fu intitolato all’aviatore francese Roland Garros, caduto durante la Prima Guerra mondiale, e la prima finale disputata sotto il nome attuale del torneo vide ancora Lacoste prevalere, questa volta in cinque set su Bill Tilden dopo aver annullato due match point.

Quindi sull’intera Europa si abbatte (la pausa per) la seconda guerra mondiale e si giunge agli anni Cinquanta, quelli di Drobny e Trabert al maschile e di Connolly e Gibson al femminile. Gli anni Sessanta condussero all’inizio dell’Era Open, non prima del Grande Slam compiuto da Rod Laver nel 1962. Dei suoi quattro successi, proprio quello a Parigi fu il più tormentato: prima il match point annullato a Mulligan ai quarti – come andò quel punto ce lo ha raccontato proprio Mulligan un paio di mesi fa – e poi la rimonta in semifinale ai danni di Fraser, che servì per il match. In finale, Roy Emerson conduceva 3-0 al quinto set… ma sapete com’è finita.

Poi la fine dell’era del professionismo e i grandi campioni del recente passato, fino ai campioni di oggi. Tutto nell’ultima pillola video di Luca Bottazzi.

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