Challenger Manerbio: Gaio, Pellegrino e Giustino agli ottavi

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Challenger Manerbio: Gaio, Pellegrino e Giustino agli ottavi

Giustino parte bene al Trofeo Dimmidisì, schivando (con qualche polemica) l’insidia Martin Cuevas. I segreti del team italo-spagnolo. Vincono anche Pellegrino e Gaio, mentre un acquazzone interrompe il match di Lorenzi

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Federico Gaio - ATP Challenger Manerbio 2019 (foto Carlo Monterenzi)
 
 

Bisogna lavorare tanto, ma il lavoro deve essere di qualità”. È una delle frasi preferite di Lorenzo Giustino, tra i giocatori più attesi al Trofeo Dimmidisì di Manerbio (46.600€, terra). Numero 130 ATP, ha scelto la Bassa Bresciana per raggiungere l’agognato traguardo dei primi 100. Accompagnato da coach Gianluca Carbone, ha vinto un match decisamente ostico contro Martin “Bebu” Cuevas. Un match durissimo, spettacolare, anche teso, che gli ha dato un posto negli ottavi. Il suo prossimo avversario sarà il russo Pavel Kotov, reduce dalla finale al Challenger di Segovia. Giustino ha saputo schivare le tante bucce di banana disseminate dall’uruguaiano. 

Cuevas ha talento, gioca bene ma è vittima di tanti alti e bassi. Mi ha messo in crisi soprattutto con il servizio, c’erano alcuni momenti in cui non riuscivo a toccare palla – racconta Giustino dopo il 7-6 3-6 6-3 finale – inoltre è stato difficile mentalmente perché lui, a mio avviso, non è stato troppo sportivo. C’erano momenti in cui giocava al massimo, altri in cui si lamentava, parlava, lanciava la racchetta, discuteva… poi all’improvviso ricominciava a giocare bene”. Tra i due c’è stata anche una piccola discussione sul 4-2 nel secondo, quando Cuevas se l’è presa verbalmente con Giustino. È lo stesso Lorenzo a spiegare com’è andata. “Ha tirato una palla nettamente fuori, io ho confermato che la chiamata era corretta e ha iniziato a chiedere al suo angolo, non fidandosi di me. Voleva che cerchiassi il segno. Io sono un giocatore corretto, poi non era nemmeno un punto così importante. Non ha mai smesso di parlare”.

Il merito di Giustino, perso il secondo set, è stato di custodire fino alla fine il break artigliato in avvio di terzo. Ha avuto una palla del 4-0, ma poi ha rischiato di farsi riprendere. “Ho pensato che se avesse recuperato il break sarebbe stata dura – afferma Giustino – sul 3-1 e 40-15 ero tranquillo, poi lui ha risposto tipo Kyrgios, mi ha tolto tranquillità e ho rischiato grosso. La ritengo una condotta antisportiva, comportarsi così toglie concentrazione, gioca a sprazzi e poi va a finire che ti batte. Non mi piace”. Nonostante le difficoltà, il napoletano ha raccolto l’ennesimo successo di una stagione che gli sta dando grandi soddisfazioni.

BASE IN SPAGNA, TESTA IN ITALIA – Il caso di Giustino è molto interessante perché ha uno staff “multiplo”. “Da qualche anno vivo a Barcellona con la mia ragazza. Dopo anni presso l’accademia Bruguera, ho iniziato a lavorare in quella di Pere Riba e il coach che mi segue è Eduardo Lopez, ma continuo a collaborare con Gianluca Carbone. Non potendomi trasferire, ma volendo proseguire con lui, abbiamo trovato questa buona soluzione. Di base sto in Spagna, poi lui mi segue per un determinato numero di settimane”. In Spagna c’è una mentalità particolare: i coach non pensano che il giocatore sia “di proprietà”, ma amano lavorare in gruppo. “Carbone e Lopez si sentono spesso e sono fortunato ad aver un coach come Gianluca, dalla mentalità all’avanguardia. È un tecnico capace, intelligente, sa cosa offrire e ha compreso le difficoltà logistiche. Ne abbiamo preso atto e trovato la soluzione”.

Con questo setting, Giustino ha compiuto un salto di qualità notevole. Mostrando una notevole capacità analitica, ha spiegato cosa è cambiato nel 2019, partendo dalla frase menzionata all’inizio. “Ho sempre lavorato tanto, non mi sono mai tirato indietro, ma lavorare duro non significa arrivare per forza. Ci deve esser qualcuno che ti dica su cosa devi migliorare, e devi trovare la persona giusta. Può anche capitare di spendere molti soldi per un allenatore che non ti dica nulla di importante. Molti allenatori non hanno il coraggio di cambiare alcuni dettagli tecnici perché non vogliono assumersi il rischio.

Personalmente mi piace essere consapevole di quello che faccio: con Gianluca e il team spagnolo ho migliorato step by step, eliminando i tanti piccoli errori che non mi facevano completare il mosaico. La cosa importante è eliminare gli errori, ancor prima che fare cose nuove. Anche quando viaggio da solo, mi segno su un libricino tutte le imprecisioni e poi ne parlo con i miei allenatori. Sono consapevole che le cose si fanno con pazienza, la soluzione non è sempre dietro l’angolo. Non è detto che neanche un coach bravo come Gianluca trovi subito la soluzione. Io ne sono consapevole, utilizziamo tanti strumenti come la videonalisi e alla fine arrivano i risultati.

GAIO E PELLEGRINO AGLI OTTAVI, LA PIOGGIA FERMA LORENZI – Il programma di mercoledì si è improvvisamente concluso intorno alle 18.15, quando sul Tennis Club Manerbio si è scatenato un violento acquazzone che ha costretto a modificare l’ordine di gioco di giovedì, anche se l’unico singolare ancora da terminare è quello di Paolo Lorenzi. Opposto a Peter Torebko, l’azzurro era in grande difficoltà ed è stato penalizzato dalla sospensione, giunta quando stava prendendo il giusto ritmo. La pioggia è arrivata sul 6-2 1-2 per Torebko: fino a quel momento, il tedesco aveva giocato con la giusta aggressività e sorpreso spesso il senese sul lato del dritto. In precedenza, oltre a quello di Giustino, erano arrivate altre due belle vittorie per l’Italia.

In mattinata, Andrea Pellegrino aveva fatto un passo avanti rispetto alle già buone sensazioni del primo turno. Se contro Gomez Herrera si era disunito e aveva rischiato di perdere, stavolta non ha perso la concentrazione e ha superato 6-1 6-4 il portoghese Goncalo Oliveira (che è anche il suo compagno di doppio). Adesso sfida il francese Sadio Doumbia in un match tutt’altro che impossibile. Pochi minuti prima che si scatenasse il diluvio, Federico Gaio aveva portato a casa un match thriller contro il francese Fabien Reboul, tennista elegante e dalle movenze da doppista, bravo ad accorciare il campo. Sotto 3-1 nel terzo set, il faentino ha vinto quattro giochi di fila e si è procurato un matchpoint sul 5-4 e servizio. Ha commesso un doppio fallo e da lì ha perso ben sette punti di fila, trovandosi sull’orlo della sconfitta. Sul 5-6 ha cancellato ben quattro matchpoint in un game giocato tra mille paure, ma sempre con generosità. 

Scampato il pericoloso, ha dominato il tie-break con ottime giocate. Tra l’altro, sull’ultimo punto Reboul ha tentato un inutile servizio “da sotto”, facendosi infilare da Gaio. Dopo il successo, Federico ha ringraziato il pubblico del Campo 3, decisamente numeroso, che lo ha sostenuto fino all’ultimo punto. Per lui, adesso, ci sarà il serbo Nino Serdarusic. Tra gli altri match, si segnala l’ottima vittoria di Francisco Cerundolo, 20enne argentino che è tra i maggiori beneficiari del ritorno alla singola classifica ATP, tornata in vigore lunedì scorso. Gli sono stati assegnati i punti di cinque vittorie nei tornei ITF e ha scalato oltre 160 posizioni, entrando per la prima volta tra i top-300. Sulle ali dell’entusiasmo, ha vinto un match da sfavorito contro Frederico Ferreira Silva, mostrando un tennis completo e piacevole. Quello contro Andrea Arnaboldi sarà un bel test.

Ufficio Stampa Trofeo Dimmidisì

 

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Wimbledon, Fritz non ha dubbi sui problemi di Nadal ma dice: “Non potevo giocare come contro un infortunato”

“A fine partita volevo piangere” confida l’americano. “È la sconfitta più dura della mia vita”. Garin rende onore a Kyrgios: “È stato solido, gli va riconosciuto”

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Taylor Fritz - Wimbledon Credit: AELTC/Simon Brut

La fortuna può essere un’arma a doppio taglio. Lo sa bene Taylor Fritz che per la terza volta in carriera si è trovato di fronte alla versione sofferente di uno tra Nadal e Djokovic. Affrontare i due tennisti al momento più forti del mondo quando questi sono infortunati o comunque non al meglio delle loro condizioni può essere sicuramente considerato un bel colpo di fortuna. Tuttavia, quanto succede dall’altra parte della rete o del seggiolone dell’arbitro durante i cambi campo può influenzare negativamente il proprio gioco ed un’eventuale sconfitta può essere ancora più bruciante.

Il giocatore americano aveva provato sensazioni simili quando, durante l’Australian Open del 2021, non riuscì a completare la rimonta su Djokovic nonostante quest’ultimo si fosse fatto male agli addominali nel corso del match. La sconfitta di ieri con Nadal, però, è ancora più difficile da accettare per Taylor: “Dopo la fine della partita, avrei voluto piangere. Non mi ero mai sentito così. Questo è sufficiente per dire che questa è la sconfitta più dolorosa della mia carriera”.

Il motivo di tanto dispiacere non sta, però, nel dubitare dei problemi fisici dello spagnolo: “Non credo che abbia simulato un infortunio o qualcosa del genere. La velocità del suo servizio è scesa di 10-15 miglia orarie. Non lo avrebbe fatto se non ce ne fosse stato motivo. Sono sicuro che abbia giocato cercando di superare molto dolore. Capita spesso di avere piccoli infortuni durante un torneo e tutti cerchiamo di giocare nonostante questo genere di cose”.

 

Tuttavia, la qualità e l’intensità del gioco di Nadal non si è abbassata quanto Fritz si aspettava dopo il medical time out richiesto dal 22 volte campione Slam: “Quando la situazione sembrava molto difficile per lui nel secondo set, me ne sono accorto e ho iniziato ad essere meno aggressivo. Per un po’ è sembrato che non riuscisse a muoversi bene su alcuni colpi e il suo servizio ha perso velocità. Ma verso la fine del set abbiamo giocato diversi scambi lunghi in cui lo facevo muovere da una parte all’altra e ciononostante ha recuperato alcune palle imprendibili per molti giocatori normali. Così sono tornato a giocare come prima: ho pensato che non potevo trattarlo come se fosse stato infortunato. I recuperi che facevano sembravano normali, l’unica cosa diversa era la velocità del servizio”.

Uno dei rimpianti dell’americano è quindi frutto del modo in cui ha giocato la fine del secondo set che, se vinto, avrebbe anche potuto portare al ritiro di Nadal: “Mi era sembrato che la situazione mi permettesse di giocare più in sicurezza, ma poi ho smesso perché mi sono accorto che per vincere dovevo giocare in modo normale”. Il rammarico più grande è però quello di non aver messo sufficiente pressione sull’avversario quando quest’ultimo si è trovato – per tre volte – a dover servire per restare nel match: “Quei game sono state le occasioni più grandi che ho avuto. Dovevo fare di più, dovevo almeno portarlo sul 30 pari, farlo pensare che se avesse perso il punto, sarebbe stato match point per me. Invece, non l’ho fatto sudare abbastanza in quei giochi, non gli ho messo pressione”.

Taylor però non si rimprovera molto per come ha affrontato il match nel suo complesso: “Penso di essere stato abbastanza aggressivo, nel modo giusto rispetto a come mi sentivo. Credo che se avessi provato a spingere di più, avrei fatto molti errori. Anche nel tie-break decisivo non mi sembra di aver fatto troppe cose sbagliate, ad essere onesto. Se potessi rigiocarlo, probabilmente cercherei di essere più aggressivo, ma è facile parlare dopo aver perso”. Un elemento del suo gioco che, però, a suo dire non ha funzionato è la risposta: “E’ stata piuttosto deludente. Ho persino risposto peggio quando ha iniziato a servire più lentamente. Quando serviva attorno alle 120 miglia all’ora (193km/h) nel primo set potevo fare uno swing più corto e usare la sua velocità per controbattere in modo più potente. Dopo dovevo generare più potenza e quindi fare uno swing più lungo ed è stato più difficile”.

I rimpianti di Garin, invece, sono decisamente più contenuti. Nel match contro Kyrgios, il cileno era avanti di un break nel primo set e conduceva 5-3 nel tie-break del terzo, ma l’australiano è stato semplicemente superiore nei momenti decisivi dell’incontro: “Penso che abbiamo giocato ad un livello molto alto. Nel terzo set ci sono andato molto vicino, ma ha servito in modo irreale in quei momento. La differenza l’ha fatta sfruttando tutte le opportunità che ha avuto. In ogni caso, sono contento del modo in cui ho giocato e del torneo che ho fatto: ho imparato molto da questo Wimbledon”. Garin non ha potuto nemmeno contare su momenti di distrazione di Nick che è apparso concentrato come poche altre volte gli è successo in carriera (in realtà, già con Nakashima aveva lasciato negli spogliatoi i suoi momenti di ordinaria follia): “Ha giocato in maniera solida per tutta la partita, non ha fatto nulla di strano e questo gli va riconosciuto. Ha meritato di vincere”.

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Wimbledon, Pennetta e Schiavone ancora in corsa per la finale del torneo Leggende

Ieri vittoria su Hantuchova/Robson. Dopo il successo al Roland Garros, le azzurre sperano nella doppietta

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Francesca Schiavone e Flavia Pennetta - Wimbledon 2022, torneo delle Leggende (foto Elisa Alcoba Twitter @elissetennis)

L’erba non è mai stata la loro superficie preferita, ma Pennetta e Schiavone vogliono divertirsi ancora e magari vincere di nuovo. Dopo aver trionfato nel doppio Legends al Roland Garros, Flavia e Francesca stanno partecipando anche all’omologo torneo organizzato sui campi dell’All England Club e, nonostante la sconfitta nella partita d’esordio del girone di qualificazione, non hanno alcuna intenzione di darsi per vinte. Ieri hanno infatti superato con un doppio 7-5 la coppia composta dalla slovacca Hantuchova – dal fisico ancora statuario – e dalla britannica Robson – solo 28enne ma ritiratasi a maggio dopo essere stata tormentata dai problemi all’anca (tre operazioni in tutto). La qualificazione alla finale è quindi ancora possibile.

Nel match vinto le due leggende italiane hanno dato spettacolo sul campo 18: nel secondo set Flavia ha chiuso un game al servizio con due ace commentando con un “nemmeno quando giocavo”, mentre Francesca ha lasciato spesso di sasso le avversarie con i suoi passanti di rovescio. Le azzurre avranno oggi una giornata di riposo e torneranno in campo domani per affrontare il duo australiano Dellacqua/Molik. Entrambe, nel corso delle loro carriere di doppiste, hanno avuto come compagna Francesca Schiavone. Dellacqua ha disputato con la milanese la finale del Roland Garros 2008, perdendola, mentre Molik ha vinto in coppia con l’italiana il torneo di Doha nel 2005.

A Francesca e Flavia, però, potrebbe non bastare un successo in questa partita. Devono infatti sperare che oggi Jankovic/Radwanska non vincano proprio con le giocatrici aussie (ore 12 italiane sul campo 2). La coppia serbo-polacca è la stessa che ha sconfitto nel primo match le campionesse di casa nostra.

Nell’altro girone si sta assistendo invece al dominio di una sorta di dream team: stiamo parlando del tandem Clijsters/Hingis, una coppia da 9 titoli Slam in singolare e altri 15 in doppio (di cui 13 vinti da Martina). Le due hanno lasciato alle avversarie solo sette game in due partite, in cui hanno affrontato Groenefeld/Sprem e Dechy/Schett. Solo la coppia composta da Shvedova e King può ancora impensierirle.

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WTA 125 Contrexeville, nei quarti derby tra Sara Errani e Camila Rosatello

Sfida tricolore in Francia per un posto in semifinale. Ancora in corsa nel torneo anche Jasmine Paolini

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Sara Errani - ITF Brescia 2022 (foto GAME)

Nel ‘Grand Est Open 88’, un ITF W125 in corso di svolgimento sui campi in terra rossa di Contrexeville (paesino di 3.650 anime situato nel dipartimento dei Vosgi, in Francia) sarà derby italiano nei quarti di finale tra l’intramontabile Sara Errani e Camilla Rosatello. La 35enne di Massa Lombarda (n.171 del ranking mondiale), dopo aver sconfitto all’esordio 7-6(5) 6-3 la russa Oksana Selekhmeteva (n.147 WTA), si è ripetuta al secondo turno imponendosi in rimonta, con il punteggio di 2-6 6-2 6-4, dopo quasi due ore di partita, su Olga Danilovic, n.122 WTA. La 21enne serba è giocatrice forte ma non fortissima, ma diciamo che noi abbiamo per lei un occhio di riguardo in quanto figlia dell’indimenticabile Sasha Danilovic, l’ex stella del basket che a Bologna ha lasciato mille cuori infranti…per i più svariati motivi. Comunque sia ‘Sarita’, che sappiamo essere grande appassionata di palla a spicchi, è stata solidissima e nel parziale decisivo ha recuperato ben tre volte un break di svantaggio, concludendo a braccia alzate la terza sfida (tutte vittoriose) con Olga.

Venerdì la tennistaromagnola si giocherà un posto in semifinale con Camilla Rosatello, n.259 del ranking, promossa dalle qualificazioni, in una sfida per cui non ci sono precedenti. La 27enne di Saluzzo, dopo aver sconfitto all’esordio nel main draw la messicana Fernanda Contreras Gomez, n.185 WTA, ha sconfitto per 7-6(7) 6-1, in un’ora e 39 minuti di gioco, la francese Alice Robbe, n.294 WTA, alla quale ha annullato ben sette set-point (quattro nel decimo game, uno nel dodicesimo e due nel tie-break). Inoltre potrebbe aggiungersi una terza italiana perché Jasmine Paolini (n.64 WTA e terza testa di serie), dopo il successo in rimonta sulla statunitense Bernarda Pera (n.125 WTA), tornerà in campo venerdì per affrontare la russa Anna Blinkova (n.137 WTA), con la moscovita in vantaggio 2-1 nei precedenti, anche se la 26enne di Castelnuovo Garfagnana ha vinto l’ultima sfida lo scorso anno all’ITF W125 di Bol (Croazia) quando poi si aggiudicò il titolo. 

Segui su Instagram: @massimogaiba

 

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