Numeri: la settimana magica di Keys e Kuznetsova

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Numeri: la settimana magica di Keys e Kuznetsova

Tra le cifre significative della settimana di Cincinnati troviamo l’ascesa di Kecmanovic, la Top 10 over 30 di Bautista Agut e le 13 tenniste americane in Top 100

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1 – la finale raggiunta negli ultimi due anni da Madison Keys, quando la settimana scorsa è arrivata a Cincinnati, per giocare il torneo dove, in cinque partecipazioni, aveva raggiunto solo una volta i quarti. Fattasi conoscere nel grande tennis nel 2014, quando da 19enne vinse il torneo di Eastbourne, era entrata nella top ten nel 2016, con le finali raggiunte a Roma e Montreal e il titolo al Premier di Birmingham. Sembrava definitivamente esplosa due anni fa, con la finale conquistata agli Us Open, che, tuttavia, non le consentiva di chiudere la stagione tra le prime 10. Le semifinali del 2018 al Roland Garros e al Major newyorkese sono stati il miglior piazzamento, ottenuto lo scorso anno, concluso comunque nella top 20. Quest’anno ad aprile ha vinto il quarto titolo, ma a Cincinnati è arrivato il successo sin qui più importante, sconfiggendo in finale Kuznetsova e, prima ancora, tre ex numero 1 (Muguruza, Halep, Venus Williams), oltre Kenin e Kasatkina.
 
2 – i tennisti attorno al trentunesimo anno di età, Fognini e Bautista Agut, ad aver raggiunto nel 2019 per la prima volta la top ten. Lo spagnolo aveva vissuto la prima svolta della carriera nel 2014, anno in cui per la prima volta aveva raggiunto la top 20, una fascia di classifica frequentata con assiduità in tutte le stagioni successive (per un totale attuale di 184 settimane), issandosi sino al numero 13 e non uscendo in ogni caso mai fuori dai primi 30 del mondo. Pur essendo nato sulla terra battuta e avendo una buonissima adattabilità sul rosso, ha raggiunto appena due delle sedici finali (vincendo quella di Stoccarda nel 2014) su questa superficie. Ha in bacheca titoli vinti in ogni condizione di gioco (erba di S’Hertogenbosh nel 2014, duro indoor a Sofia nel 2016), ma dove si esprime meglio è sul cemento all’aperto, dove ha vinto sei dei nove titoli attualmente in bacheca e raggiunto cinque dei soli sei quarti di finale guadagnati nei Masters 1000 (il miglior risultato in assoluto in questa categoria di tornei è la finale a Shanghai nel 2016). Quel piazzamento venne ottenuto sconfiggendo in semifinale il già allora numero 1 al mondo Djokovic, sconfitto per ben due volte (Doha e Miami) in questo per lui sinora magico 2019. Quest’anno, superando anche il campione serbo, infatti, ha vinto il ricco Atp 250 di Doha. Inoltre ha migliorato in questi mesi i suoi risultati negli Slam: è arrivato per la prima volta nei quarti di finale di un Major: è accaduto prima a Melbourne, sconfitto da Tsitsipas dopo aver eliminato Khachanov e Cilic, e poi a Wimbledon, dove ha raggiunto la semifinale. Un risultato che, assieme ai due quarti di finale nei Masters 1000 sul cemento nordamericano raggiunti nelle ultime due settimane, gli ha permesso di raggiungere la più prestigiosa delle fasce di classifica.
 
4 – le tenniste (Sevastova, Stephens, Karolina Pliskova e  Barty) tre le prime 11 del mondo sconfitte da Svetlana Kuznetsova per raggiungere la finale a Cincinnati. Per ottenere il medesimo numero di vittorie contro giocatrici di questa classifica, l’ex numero 2 del mondo (nel settembre 2007) e vincitrice di due Major (Roland Garros 2004 e Us Open 2009) aveva impiegato tre anni, prima del Premier 5 giocatosi in Ohio. Non va però dimenticato che la russa classe 1985 aveva vissuto l’ultimo paio di stagioni costellate da infortuni (con annessa operazione al polso sinistro) e conseguenti assenze dal circuito. Nel 2018 aveva comunque vinto il titolo di Washington, ma senza una vittoria a livello Slam e con un saldo vittorie/sconfitte in negativo. Il 2019 è iniziato agonisticamente solo ad aprile, con una classifica che la vedeva fuori dalle prime 100. Un anno che non è iniziato nemmeno bene come risultati: Svetlana è arrivata a Cincinnati avendo vinto sette partite negli otto tornei giocati. In Ohio, per la prima volta in una carriera che le ha regalato 18 titoli, ha sconfitto tre top 10 nello stesso torneo, tornando in finale ad un Premier prestigioso, per la prima volta dopo Indian Wells 2017. Davvero irto di ostacoli il suo cammino, dopo che la settimana precedente, per problemi burocratici, non era riuscita ad avere in tempo il visto e provare a difendere il titolo vinto lo scorso anno a Washington.  Nell’ ordine, Kuznetsova ha eliminato Sevastova (7-6 6-7 6-4), Yastremska (4-6 7-6 6-2), Stephens (6-1 6-2), Pliskova (3-6 7-6 6-3)e Barty (6-2 6-4), prima di arrendersi a Keys in finale (7-5 7-6).

13 – le tennniste statunitensi nella top 100 del ranking WTA. Quando una delle campionesse più grandi della storia del tennis, Serena Williams, è, a quasi 38 anni, nella fase finale e inevitabilmente calante della carriera – non ha vinto nessuno dei 14 tornei ai quali ha partecipato da quando è diventata mamma – il movimento femminile a stelle e strisce sembra avere la forza per produrre ricambi capaci di competere ad altissimo livello. Il torneo di Cincinnati ha dato segnali più che incoraggianti in tal senso, con i quarti raggiunti da Venus Williams e, sopratutto, la semifinale tutta yankee tra Kenin e Keys, che ha garantito alla prima l’esordio, a nemmeno 21 anni, questa settimana nella top 20, ed alla seconda di raggiungere il titolo più importante della carriera. Sono ben sette le statunitensi nella top 50: oltre a Serena, Stephens (in verità, in crisi, fuori dalla top 10 dopo un anno e mezzo e fuori ormai dalla top 20 della Race) e le due semifinaliste del Premier 5 statunitense, tutte e quattro nelle prime 20, troviamo altre tre giocatrici dalla buonissima classifica, ovvero la teen-ager Anisimova, Collins e Riske. Tra gioventù di molte e quantità elevatissima di giocatrici, il tennis frmminile USA può guardare senza ansia al futuro.

75 – i soli punti in scadenza a Matteo Berrettini nella restante parte del 2019. Una misera cambiale da difendere, che spiega perché, tra gli attuali primi 20 della Race, dove è diciassettesimo, il romano abbia il saldo negativo maggiore con la classifica delle ultime 52 settimane (ben otto posizioni, essendo venticinquesimo). Khachanov, nono nel ranking ufficiale, vive invece la situazione opposta, trovandosi ben nove posizioni  più in alto rispetto a quella occupata nella Race. Lo scarto di Berrettini nelle due classifiche lascia piuttosto ottimisti in vista dell’ultimo quarto di stagione, nel quale Matteo potrà giocare a mente sgombra, problemi fisici permettendo. L’infortunio alla caviglia destra che lo ha tenuto lontano dal circuito dopo gli ottavi di Wimbledon, impedendogli di difendere i 295 punti del titolo vinto a Gstaad e dei quarti raggiunti a Kitzbuhel la scorsa estate, gli ha causato la perdita di cinque posizioni. Un problema che sembra essere sempre più alle spalle per il classe 1996, che a Cincinnati, dove tra gli altri italiani c’era stato il forfait di Fognini e la decima sconfitta consecutiva di Cecchinato, ha deluso, perdendo da Londero con il punteggio di 7-6 6-3.

131 – la classifica a inizio anno di Miomir Kecmanovic, uno dei soli due under 20 nella top 100 del ranking ATP. Dopo Ager- Auliassime, il tennista di Belgrado è per la precisione il più giovane (davanti a De Minaur, Shapovalov e Moutet, gli unici altri tre a non aver compiuto ancora 21 anni) questa settimana tra i primi 100. L’ex numero 1 juniores (posizione con la quale ha chiuso il 2016), vincitore di due Orange Bowl e finalista agli Us Open 2016 di categoria sino al termine del 2018, non aveva ancora mai sconfitto un top 80 ATP nè mai vinto una partita nel circuito maggiore, ma solo due titoli challenger. La prima svolta della carriera è arrivata per Kecmanovic a marzo ad Indian Wells, con il raggiungimento dei quarti: non è mancato l’aiuto della Dea Bendata – ha sostituito come lucky loser Anderson, ritiratosi a tabellone sorteggiato – ma poi le vittorie su Marterer, Djere e Nishioka gli hanno garantito i punti necessari all’accesso nella top 100. Una svolta fortunata guadagnata con i successivi risultati di questa estate, dopo una stagione sulla terra rossa deludente. Prima la finale raggiunta sull’erba dell’ATP 250 di Antalya, poi i quarti ad Atlanta e il terzo turno a Washington. Ma è la settimana scorsa, con gli ottavi conquistati a Cincinnati sconfiggendo due coetanei come Auger Auliassime (6-3 6-3) e Zverev (6-7 6-2 6-4) che ha ottenuto le vittorie più prestigiose, per ranking degli avversari sconfitti, di questa parte iniziale della carriera. Un piazzamento, quello in Ohio, che gli ha permesso di entrare per la prima volta, a venti anni ancora da compiere, nella top 50.

7085 – i punti nella Race di Novak Djokovic, attualmente secondo in questa classifica dietro a Nadal, primo con 140 punti in più. Il serbo in questo finale di stagione punta, oltre che al quarto US Open (e diciassettesimo Major),  a chiudere per il sesto anno al numero 1 del mondo, dopo esserci riuscito nel 2011, 2012, 2014, 2015, 2018. Un traguardo raggiunto sinora solo da Pete Sampras, precisamente dal 1993 al 1998. Nole sta vivendo una stagione comunque ottima, ma al di sotto, almeno sin qui, di quelle chiuse da numero 1 (ad eccezione dello scorso anno, quando, con una seconda parte eccellente, riuscì ad agguantare la vetta dopo essere stato a giugno ancora fuori dalla top 20). Nelle altre quattro straordinarie annate vissute, prima dell’ultimo Major stagionale, Novak aveva un bottino di punti ben maggiore di quello attuale (11295 nel 2011, 8710 l’anno successivo, 7430 nel 2014, 10785 nel 2015). In questo 2019, nei dieci tornei disputati, sono arrivati tre titoli – Australian Open e Wimbledon, ma anche Madrid – la finale di Roma e appena due altre semi, al Roland Garros, Cincinnati e Doha. A 32 anni, possibile che stia iniziando a selezionare i momenti in cui stare al massimo della forma.

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ATP

Ecco le prime 18 squadre dell’ATP Cup: presenti i big 3 e l’Italia

Ci sono la Spagna di Nadal, la Serbia di Djokovic e la Svizzera di Federer. Italia con Fognini e Berrettini, manca Wawrinka

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Fabio Fognini - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il 2020 tennistico si aprirà con una grande e attesa novità: l’ATP Cup (3-12 gennaio). Questa competizione per nazioni sostituisce di fatto i classici tornei di inizio anno con una “Davis” tutta targata ATP (con l’eccezione del 250 di Doha che si svolgerà regolarmente nella prima settimana dell’anno). La prima delle due deadline (13 settembre e 13 novembre) stabilite per la selezione delle 24 squadre partecipanti è stata raggiunta e sono dunque stati resi noti i primi 18 paesi qualificati in base al ranking, cui si aggiunge l’Australia in qualità di paese ospitante.

  1. Serbia: Novak Djokovic – Dusan Lajovic
  2. Spagna: Rafael Nadal – Bautista Agut
  3. Svizzera: Roger Federer – Henri Laaksonen
  4. Russia: Daniil Medvedev – Karen Khachanov
  5. Austria: Dominic Thiem – Dennis Novak
  6. Germania: Alexander Zverev – Jan-Lennard Struff
  7. Grecia: Stefanos Tsitsipas – Michail Pervolarakis
  8. Giappone: Kei Nishikori – Yoshihito Nishioka
  9. Italia: Fabio Fognini – Matteo Berrettini
  10. Francia: Gael Monfils – Benoit Paire
  11. Belgio: David Goffin – Steve Darcis
  12. Croazia: Borna Coric – Marin Cilic
  13. Argentina: Diego Schwartzman – Guido Pella
  14. Georgia: Nikoloz Basilashvili – Aleksandre Metreveli
  15. Sudafrica: Kevin Anderson – Lloyd Harris
  16. Stati Uniti: John Isner – Taylor Fritz
  17. Canada: Felix Auger-Aliassime – Milos Raonic
  18. Gran Bretagna: Andy Murray – Kyle Edmund
  19. Australia (Wild card): Nick Kyrgios – Alex de Minaur

Si tratta delle 18 nazioni che vantano il miglior giocatore con la classifica più alta. La Gran Bretagna è presente grazie al ranking protetto di numero due del mondo di Andy Murray. Gli unici due giocatori che non hanno rispettato il commitment sono i numeri due di Svizzera e Belgio, ovvero Stan Wawrinka e Kimmer Coppejans, sostituito rispettivamente da Henri Laaksonen e Steve Darcis.

Cogliamo l’occasione per un piccolo ripasso sul funzionamento di questo nuovo evento.

 

SEDI E FORMAT L’ATP Cup si svolgerà dal 3 al 12 gennaio e sarà ospitata da tre diverse città australiane (Sydney, Brisbane e Perth). Le ventiquattro nazioni qualificate verranno divise in sei gironi da quattro squadre ciascuno. I gruppi verranno poi ripartiti a due a due nelle tre città ospitanti per il completamento della prima fase. Le vincitrici dei vari gironi e le due migliori seconde andranno poi a disputare la fase finale a eliminazione diretta (quarti, semifinali e finale) che si terrà a Sydney. Ciascun tie prevede due incontri di singolare al meglio dei tre set e un doppio, giocato secondo le regole standard dell’ATP (niente vantaggi e super tiebreak al posto del terzo set). Sarà ammesso il coaching in campo durante i cambi di campo e alla fine del set.

MONTEPREMI E PUNTI ATP – La competizione ha un prize money totale di 15 milioni di dollari americani e offre inoltre punti validi per il ranking. Un singolarista imbattuto può guadagnare fino a 750 punti, mentre un doppista può arrivare a 250.

COME CI SI QUALIFICA – Per essere eleggibile per la competizione una nazione deve avere almeno tre giocatori nelle classifiche ATP, inclusi due singolaristi e un terzo con ranking o da doppista o da singolarista. Ogni nazione può scegliere fino a cinque giocatori. Se una squadra ha cinque giocatori, almeno tre devono avere ranking da singolarista; se ne ha meno di cinque, i singolaristi devono essere almeno due. Per stilare la lista delle squadre partecipanti, l’ATP prende in considerazione la classifica del miglior giocatore di ogni paese.

La presenza o meno di ogni nazione è subordinata alla volontà dei singoli giocatori di iscriversi all’evento entro le due scadenze prefissate: il 13 settembre appunto (per le prime 18 squadre) e il 13 novembre (per le restanti 6). La wild card elargita all’Australia in qualità di paese ospitante, però, riduce a cinque il numero di posti da assegnare alla seconda deadline. Il 13 di settembre, i due giocatori meglio piazzati di ogni nazione saranno ritenuti eleggibili per la competizione, mentre gli altri membri della squadra verranno stabiliti il 13 novembre in base al ranking di lunedì 11 novembre.

IL SORTEGGIO Il sorteggio del tabellone avrà luogo lunedì 16 settembre alle 10 locali (le 02 di notte in Italia, mentre alle 09 si conoscerà il programma degli incontri) nella splendida cornice dell’Opera House di Sydney e coinvolgerà ovviamente solo le prime 18 squadre qualificate ( l’Australia). Le prime sei nazioni saranno divise sei gironi. Le squadre dal settimo al dodicesimo posto saranno invece assegnate per estrazione ad uno dei gironi, seguite dai paesi classificati tra il tredicesimo e il diciottesimo posto. L’Australia, che ha ricevuto una wild card, verrà collocata casualmente in uno dei sei gruppi.

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WTA

Pliskova vs Martic per il titolo di Zhengzhou. Finale tutta giapponese a Hiroshima

Mladenovic paga le fatiche del quarto con Svitolina, la croata proverà a frenare la corsa di Karolina. Il Giappone festeggia Doi e Hibino. Rybakina a caccia del secondo titolo a Nanchang

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Karolina Pliskova - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

KARO PICCHIA FORTE Karolina Pliskova proverà a iniziare lo swing asiatico 2019 come dodici mesi fa, ovvero con un trofeo. La numero due del mondo ha dominato la prima semifinale del WTA Premier di Zhengzhou contro Ajla Tomljanovic, sconfitta in 68 minuti. Dodici mesi fa Karolina vinse il titolo a Tokyo battendo Naomi Osaka in finale, ora giocherà la quarta finale del 2019 con l’obiettivo di alzare il terzo trofeo stagionale dopo i successi a Roma ed Eastbourne.

Sfiderà la croata Petra Martic (t.d.s. 7), che ha prevalso nettamente su Kristina Mladenovic nella seconda semifinale. La prestazione della francese non è stata all’altezza delle aspettative. Molto scarica sulle gambe e poco lucida in tanti frangenti del match, come sul 3-4 del secondo set, quando ha perso due punti praticamente già fatti regalando il break decisivo a Martic. Le fatiche del quarto di finale finito a tarda notte contro Elina Svitolina si sono fatte sentire, il servizio – in grande spolvero – della croata ha fatto il resto.

BIG IN JAPAN Per la prima volta dal 1997 un torneo WTA avrà una finale tutta giapponese. Al tempo furono Yuka Yoshida e Naoko Sawamatsu a contendersi un trofeo a Jakarta e la spuntò Sawamatsu per 6-3 6-2. Stavolta a scrivere una pagina di storia saranno Misaki Doi e Nao Hibino, finaliste del WTA di Hiroshima davanti al loro pubblico. Nessuna delle due è inserita tra le teste di serie e tanto meno partiva come probabile finalista alla vigilia del torneo.

 

Nel giorno delle semifinali Hibino ha battuto Buzarnescu in tre set, lasciando per strada solo tre giochi dopo il 4-6 iniziale. Nei quarti di finale Hibino aveva messo a segno un altro grande risultato eliminando la numero uno del seeding Hsieh. Giocherà la quinta finale WTA della carriera, quattro anni dopo la prima (e unica vinta) a Tashkent su Donna Vekic. Misaki Doi ha dovuto invece superare Veronika Kudermetova (tds 2), sconfitta 6-4 6-3 in un’ora e 22 minuti. Tenterà di vincere il suo terzo titolo WTA nella quarta finale, dopo i successi a San Antonio 2016 e a Lussemburgo 2015. I precedenti tra le due giapponesi sono in perfetta parità, due vittorie per parte.

RYBAKINA SUGLI SCUDI – A Nanchang, Elena Rybakina giocherà la seconda finale della carriera a poco più di due mesi dalla prima, vinta a Bucarest contro Patricia Maria Tig. La ventenne kazaka sta piano piano iniziando a farsi largo nel circuito e anche nella semifinale contro Shuai Peng ha dato prova di grande qualità. Dopo aver dominato il primo set (6-1), ha perso il servizio in avvio di secondo e non è stata in grado di ricucire lo strappo. Nel terzo parziale però ha ripreso in mano il gioco e dal 2-2 ha infilato quattro giochi consecutivi che le hanno permesso di vincere l’incontro. Con questo risultato Rybakina guadagna venti posizioni e si piazza temporaneamente al 49esimo posto (best ranking), in attesa ovviamente di conoscere il risultato della finale.

Per il titolo dovrà vedersela con Rebecca Peterson (nessun precedente). La svedese ha dominato la sua semifinale contro Nina Stojanovic (6-3 6-1) e si è guadagnata l’accesso alla prima finale in carriera.

Semifinali Zhengzhou:

[1] Ka. Pliskova b. A. Tomljanovic 6-3 6-2
[7] P. Martic b. K. Mladenovic 6-0 6-3

Semifinali Hiroshima:

N. Hibino b. M. Buzarnescu 4-6 6-0 6-3
M. Doi b. [2] V. Kudermetova 6-4 6-3

Semifinali Nanchang:

E. Rybakina b. S. Peng 6-1 3-6 6-2
R. Peterson b. N. Stojanovic 6-3 6-1

I tabelloni aggiornati

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Focus

Il Tennis conquista la Luna

OPINIONE – Perché le finali di Wimbledon e US Open sono state due partite eccellenti. E perché solo il tennis tre su cinque può competere con… lo sbarco sulla Luna

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Daniil Medvedev e Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

È finita! Termina la stagione degli appuntamenti del Grande Slam, il tennis che conta. Il solito copione è stato pienamente rispettato. I protagonisti sono stati ancora una volta Novak Djokovic “Murovic”, Rafael Nadal “Matador” e Roger Federer “Il Principe delle Arti”. Straordinari campioni capaci di illuminare le finali di Wimbledon e degli US Open, le partite per eccellenza di questo 2019. Incontri leggendari in grado di regalare al mondo dello sport pagine memorabili di letteratura tennistica.

A Londra ha prevalso Nole su Roger, a New York ha vinto Rafa contro Legno Storto” Daniil Medvedev, il nuovo incomodo e quarto tennista mondiale. Il russo Medvedev, ventitre anni compiuti e quasi due metri d’altezza, rappresenta finalmente l’arrivo del tennis NextGen.

Dunque, abbiamo potuto ammirare due confronti interminabili, partite per certi versi simili a causa dell’equilibrio e, nel contempo, profondamente diverse per lo sviluppo di alcune dinamiche. Pertanto, prima di sviluppare riflessioni nel merito, penso sia necessario prendere atto dei principali dati, quelle radiografie capaci di fotografare le prestazioni in modo oggettivo. Un passo indispensabile per evitare apologie di parte e tutto l’inutile strascico legato al tifo, tipica manifestazione di sfogo emotivo che disintegra ogni tentativo di crescita cognitiva e culturale. Infatti, comprendere l’arte e la scienza del gioco è ciò che più conta, perché lo sport del tennis e i suoi secolari eventi restano, mentre i suoi favolosi campioni passano.

Principali statistiche delle due finali Slam 2019 maschili: Wimbledon e US Open

Osservando questi dati, è mia intenzione arrivare a una sintesi in modo da evitare inutili “lenzuolate”. Così, alcuni elementi possono essere valutati come equivalenti. In questo caso: la durata degli incontri, la percentuale delle prime palle di servizio, il differenziale positivo (vincenti ed errori non forzati) prodotto da tutti i contendenti. Un fattore in grado di determinare inequivocabilmente l’elevata qualità delle prestazioni. Ulteriormente, proprio quest’ultimo aspetto, sommando le “performance” di tutti i contendenti, evidenzia il numero “34” come dato comune. Un numero che pare una sorta di prefisso telefonico capace di comunicare il tennis del paradiso a noi ordinari mortali. Almeno così mi piace pensare.

 

Esaminando invece le differenze tra queste due partite e i quattro artisti, si riscontrano interessanti curiosità. La partita di Wimbledon, giocata sulla superficie più rapida, mostra un tennista che ha prodotto il più alto numero di “winners”. Contestualmente, il suo avversario, realizza incredibilmente la quota più bassa di giocate vincenti. Eppure, è la partita di New York quella in grado di registrare le maggiori variazioni sulle possibili evoluzioni del gioco. Sul cemento della Grande Mela gli scambi sono stati mediamente più vari, entrambi i contendenti hanno illustrato un tennis completo a tutto campo. Infatti, i due tennisti hanno dato vita a scambi interminabili e nel contempo a giocate immediate d’attacco, tra cui diverse soluzioni servizio e volée.

Scendendo nel dettaglio, riscontriamo come la media dei metri percorsi per ciascun punto giocato risulta più elevata di quasi un terzo rispetto alla partita di Londra. Una differenza sensibile che rivela un’intensità di gioco incomparabile. Nel frattempo, si evidenzia una percentuale di punti esibiti sulla rete capace di superare il quaranta per cento del totale dei quindici giocati. Rilevazione indiscutibile circa i continui ribaltamenti copernicani di strategie di gioco che hanno distinto l’evento newyorkese. 

Eppure, volando sulle nubi dell’Olimpo della racchetta, si riconoscono altre interessanti componenti. In via principale, senza entrare troppo nei dettagli, osserviamo come nella finale di Wimbledon uno dei due contendenti possieda tutti i numeri clamorosamente a proprio favore, anche se poi ha finito per perdere la disputa. Autentica anomalia, per una partita con un differimento così lungo sviluppata sul filo di lana, guardando al punteggio. Viceversa, nell’incontro degli US Open, si registra un sostanziale equilibrio tra le prestazioni, numeri in perfetta armonia con il decorso dell’incontro.

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

In conclusione, è possibile affermare come in queste due partite sia stata illustrata la rara, quanto ricercata fenomenologia del “Super Tennis”. Congiunzione astrale dell’universo tennistico in grado di manifestarsi solo in particolari circostanze. Per ottenere questa meraviglia è necessario, senza alcun dubbio, avere sul campo formidabili campioni che si affrontano al meglio dei cinque set. Inoltre, senza la pensata del tie-break nel quinto parziale della finale di Wimbledon, voluta dai soliti signori dei soldi, il sipario non sarebbe calato interrompendo la magnifica commedia shakespeariana. Così, un’altra possibile ora di gioco avrebbe potuto incrementare i denari nelle casse del marketing.

Del resto, eventi capaci di catalizzare l’attenzione del pubblico mondiale globalizzato, per quasi cinque ore filate, lo si deve solo e unicamente a certe partite di tennis negli Slam. In alternativa, per trovare un fenomeno equivalente, bisognerebbe forse tornare ai giorni del luglio 1969, quando l’Apollo 11 atterrava sulla luna.

Nato a Milano nel 1963, Luca Bottazzi è un ex giocatore professionista di tennis, attuale docente universitario, studioso, insegnante, autore di libri, opinionista e commentatore televisivo   

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