US Open: Federer stende Goffin e vola ai quarti a velocità di crociera

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US Open: Federer stende Goffin e vola ai quarti a velocità di crociera

“Non è impossibile che giochi fino a 40 anni”. Nulla da fare per David, Roger sempre meglio. 56esimo quarto Slam, 13 solo allo US Open. Ora Dimitrov

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[3] R. Federer b. [15] D. Goffin 6-2 6-2 6-0 (da New York, il nostro inviato)

Pare evidente che Roger Federer sia tornato quello migliore. Relativamente a questa parte finale di carriera, s’intende, il che vale anche per i suoi grandi rivali Nadal e Djokovic. Troppo spesso si sentono paragoni senza senso con cinque, dieci, nel caso dello svizzero anche quindici anni fa. Quel Federer che si muoveva come un giaguaro e faceva i buchi con ogni dritto, quel Nadal che pressava come un alieno e non sbagliava letteralmente mai, quel Djokovic che era come un elastico umano ma con un fucile al posto del rovescio bimane, non li rivedremo mai più. O forse solo per brevissimi scampoli di partita. Quello che abbiamo la fortuna di vedere adesso è lo spettacolo di tre fenomeni che si sono evoluti nel tempo, tendenzialmente tutti verso l’attacco, con qualità diverse, in certi comparti tecnici e fisici peggiorate, in (molti) altri migliorate.

Il gran Federer versione 2019 che si è trovato di fronte David Goffin oggi pomeriggio a New York, semplicemente, per il tennis ordinato, bello, pulito e geometrico del belga (che aveva più che ben figurato finoira nel torneo) è risultato incontenibile. Giusto il tempo di un break subìto sull’1-1 del primo set, che evidentemente lo ha pungolato, e Roger è partito in quarta piazzando un terrificante parziale di 17 game a due.

 

“Ci sono stati momenti in carriera, un paio, in cui mi sono sentito in controllo assoluto, tipo non posso perdere questa partita, i match dove vedi la palla enorme, qui nel 2004 in finale per esempio”

Lo splendido passante lungolinea di rovescio con cui ha chiuso la partita al secondo match-point è stato solo l’ultimo colpo di una prestazione praticamente perfetta (salvo un contro-break regalato a inizio secondo set con un doppio fallo), durante la quale Federer non ha nemmeno avuto bisogno di magie fuori dal normale. Si è “semplicemente” limitato a uno strepitoso tennis a tutto campo, attacchi in spinta costante, chiusure puntuali a rete, dritti esterni imprendibili.

“Non è impossibile che giochi fino a 40 anni”

35 vincenti, 17 errori (dei vincenti, 14 sono stati dritti). Goffin spettatore impotente, ha anche sbagliato tanto (8 vincenti, 17 errori), ma quando hai di fronte una furia simile, dove inizino i tuoi demeriti, o quanto siano dovuti alla qualità dell’altro, è difficile stabilirlo.

“A volte i punteggi netti succedono, hai buone giornate, gli altri non sono al massimo. Ho trovato subito il mio ritmo, e David lo vedevo non al meglio, non come me lo aspettavo”

Roger Federer – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Siamo a 56 quarti di finale Slam, 13 qui a New York, numeri che rasentano l’incredibile. Non si vede (a meno di avvenimenti straordinari in negativo per lo svizzero e in positivo per lui) come Grigor Dimitrov (precedenti, 7-0 Federer) possa impedirgli di arrivare in semifinale.

“I record a volte ti stimolano, a volte mettono solo pressione. Certo è speciale giocare per batterli, io cerco di usarli al momento giusto per motivarmi, ogni tanto, ma non ci penso troppo. Quando ho iniziato io, negli anni ’80, non se ne parlava tanto, è un fenomeno di questi tempi, dei media, dei social. Tutti a parlare di numeri e record. Io non voglio dimenticare come funzionava quella volta”

Oltre alla ovvia soddisfazione, a fine partita Roger ha scherzato con il pubblico: “Oggi è andata alla grande, mi sentivo proprio bene. David non ha avuto una delle sue migliori giornate, mentalmente ho avuto davvero buone sensazioni. Ottimo livello, bella atmosfera, bella giornata, sono ovviamente molto contento. Ci sono fasi nella carriera in cui è dura, ma se sei ottimista, e ti fai stimolare dalle esperienze, è una vita bellissima. Certo il successo aiuta, non è che uno può dire che adora giocare a tennis se viene preso a calci nel culo ogni partita! (risata generale)“.

Uno sguardo anche al torneo femminile, e al bell’episodio che ha visto Osaka e Gauff protagoniste: “Stavo guardando il match di Naomi e Coco sul telefono, ma ero giù di batteria e non avevo il suono. Ho rivisto la fine e quella bella scena dopo, mi è piaciuta tanto. Anch’io sono un tipo emotivo, per esempio battere in questo modo un amico come David ha a che fare anche con aspetti emotivi, spero che abbia un gran finale di stagione. Le mie ragazze hanno 10 anni, stanno arrivando a quell’età, io mi ricordo di com’ero a 15 anni, un disastro! Se rimarrà positiva, Coco guardando al lungo periodo potrà godersi una grande e lunga carriera”.

Quindi un po’ di avanspettacolo: Se posso riuscire a tirare una pallina a una persona precisa dal secondo anello in su? Voi cosa ne pensate? Credo di farcela a metterla vicino, proviamo a mirare il box della ESPN, quei ragazzi hanno una buona presa! Il problema è che da qui non posso metterla piano, devo spararla forte, meglio che si preparino! (primo tentativo: ci va vicino, ndr). Ok, la signora con la bandiera viola adesso, vado! (la mette giusta: esplode lo stadio!, ndr)“.

IL RITORNO DI GRIGOR – Grigor Dimitrov sarà il prossimo avversario di Roger nei quarti di finale. Il bulgaro raggiunge per la prima volta questo risultato a New York e torna ai quarti in uno Slam per la prima volta dall’Australian Open 2018. Dimitrov ha sconfitto in 3 set il giovane Alex de Minaur, un match che Grigor ha controllato non cedendo mai la battuta in oltre 2 ore di gioco. Lotta c’è stata solo nel primo set quando de Minaur ha ceduto il servizio proprio quando chiamato a portare il parziale al tie-break. Negli altri due parziali è stato sufficiente un break a metà set per risolvere la questione. I precedenti con Federer però dicono 7 a 0 per lo svizzero (l’ultimo la finale di Rotterdam più di un anno e mezzo fa)

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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ATP Vienna: Berrettini avanza, le Finals sono una certezza

Ordinaria giornata di lavoro all’Erste Open per Matteo: Popyrin dà battaglia per un set

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)
[3]M. Berrettini b [Q]A. Popyrin 7-6(3) 6-3

Se Sinner dovrebbe offrire una cena di pesce a Hurkacz, certo Berrettini almeno un caffettino lo potrebbe proporre allo scozzese, visto che oggi Matteo si è guadagnato la matematica certezza di staccare il biglietto per le Nitto ATP Finals, unico italiano della storia a fare il bis. Ma lasciando da parte la matematica che tanto ci appassionerà nelle prossime due/tre settimane andiamo a vedere cos’è successo in campo. Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Una massima che in pratica si applica in tutti quei casi in cui due giocatori molto simili si incontrano allora 9 volte su 10 quello un po’ migliore tende a vincere. Certo, nei casi in cui coincidono la giornata ottima e la giornata mediocre, ma non è stato questo il caso e Berrettini ha portato a casa il match. 

Popyrin nel 2019 agli US Open aveva dato filo da torcere all’italiano prima di cedere in quarto set. Stasera, facendo le dovute proporzioni è successa un po’ la stessa cosa; il primo set si è mantenuto sui binari dell’equilibrio con Berrettini che ha fatto ampiamente il suo dovere sia sulla prima che sulla seconda, mentre l’Australiano, pur concedendo qualcosina in più della seconda, ha sbarrato la strada egregiamente con la prima. Insomma in una partita dominata dai servizi (come si vede anche dai dati) ha portato inevitabilmente il primo set al tie break. 

Un tie break nel quale entrambi i giocatori hanno accusato segni di nervosismo, con ben 4 minibreak nei primi 7 punti. Poi però Matteo ha ripreso il comando delle operazioni con l’uso intelligente di alcune palle sui piedi di Popyrin (molto intelligente l’uso dello slice lungolinea da parte del romano in alcune occasioni). In generale proprio la capacità di manovrare quando lo scambio si avviava e le combinazioni servizio e dritto non riuscivano a uccidere lo scambio è emersa con chiarezza la superiorità di Berrettini, come emerge dalle statistiche.

 

Il secondo set comincia così sulla falsariga del primo, con un Popyrin che perde un po’ di intensità al servizio, con Berrettini che arrivava più minacciosamente a palla break nel quarto game, nel quale però l’australiano riusciva in qualche modo a salvarsi. La sentenza era però nell’aria e veniva rimandata solo di un turno di servizio, chiuso da Matteo con sicurezza. Emblematico il punto che ha concesso il break a Berrettini, che grazie ad una velenosa risposta bloccata che finiva bassa sui piedi di Popyrin portava quest’ultimo all’errore e a consegnarsi ad una sconfitta in due set; sconfitta onorevole ma tutto sommato netta se consideriamo che l’avversario di Matteo non è riuscito in tutta la partita ad arrivare nemmeno a palla break. Nell’intervista post partita il tennista romano ha poi parlato ad ampio raggio, soprattutto in chiave Finals: 

Sono ovviamente contento e molto orgoglioso di essere il primo italiano ad arrivare per due volte alle Finals e a raggiungere questo risultato… Rispetto al 2019 ho un livello di consapevolezza diverso: allora era stata un risultato completamente inatteso ed è stata un’esperienza fantastica poter aver preso parte a quell’evento; oggi la situazione è diversa: ho raggiunto maggior maturità e consapevolezza dei miei mezzi e sono convinto di poter far parte dell’elite del tennis…Rispetto a quello che erano i miei obiettivi e le mie aspettative, devo dire che anche in considerazione di quanto si stato complicato il 2020 – sia sotto il profilo agonistico che sotto il profilo personale – non mi aspettavo di riuscire a tagliare il traguardo delle Finals con tanto anticipo e con questo margine: pensavo fosse un obiettivo raggiungibile ma il come è andato oltre le aspettative…Essere a Torino sarà una grande festa, con le Finals organizzate in Italia e un italiano a rappresentare il nostro paese nella crema del tennis mondiale…rispetto alle mie condizioni fisiche al momento mi sento bene; giocare indoor è sempre una cosa particolare, giocare aiuta a trovare il feeling giusto, per cui ascolterò il mio corpo e se non ci saranno problemi confermerò la mia schedule per la fine anno che prevede appunto Vienna, Bercy, le Finals e la Davis”.

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ATP San Pietroburgo, passano Bublik e Korda

Giornata di riscaldamento in Russia, in attesa di Rublev, Shapovalov, RBA e Aslan

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Sebastian Korda – ATP 250 Delray Beach 2020 (foto via Twitter @DelrayBeachOpen)

Un classico lunedì tranquillo al St. Petersburg Open, con tre soli incontri di singolare del tabellone principale. Sebastian Korda viene impegnato più del previsto da Nino Serdarusic, wild card croata che cede in due set molto tirati, con un solo break in tutto il match. Il primo parziale si decide al tie-break, con Korda che prende subito il largo aiutato dall’imprecisione del n. 248 ATP e mette a referto il 7-2. Nel secondo set, sul 5 pari, un paio di ottime risposte su altrettante seconde di Serdarusic e due gratuiti consentono a Korda di chiudere con la battuta. “Penso che lui abbia assolutamente giocato a un livello molto superiore alla sua classifica” spiega il classe 2000 di Bradenton. “Entrambi abbiamo servito molto bene, con tante prime in campo”. Tre su quattro, infatti, con percentuali di trasformazione più alte per Sebi, ma di tutto rispetto anche quelle di Nino che ha annullato 6 palle break delle 7 concesse. Non è invece mai riuscito a rendersi pericoloso in risposta e avrebbe forse dovuto provare a cambiare la posizione in ribattuta, sempre molto vicina al campo sulla prima statunitense e raramente aggressiva sulla seconda, contrariamente a quanto proposto da Korda, che ora affronterà il vincente fra van de Zandschulp e Nishioka, un duello tra qualificati.

Prima di loro, Jan-Lennard Struff ha fatto suo in due set il confronto inedito con James Duckworth, il ventinovenne di Sydney tormentato da mille infortuni che ha iniziato la stagione fuori dai primi 100 e ora è un solo passo dal varcare per la prima volta la soglia della top 50. Nell’occasione, ha faticato eccessivamente sulla propria seconda e non è riuscito a prendersi il primo parziale pur servendo sul 5-3 anche per merito della reazione tedesca. Struff si scatena anche nel tie-break per poi incamerare 6-3 la seconda partita in virtù dello strappo in un quarto gioco da ventisei punti. Al secondo turno troverà Alexander Bublik che senza alcun problema apparente supera Evgenii Tiurnev con un break per set in poco più di un’ora. Il numero 304, wild card alla seconda apparizione nel Tour, è in realtà coetaneo e concittadino del naturalizzato kazako nativo però di Gatchina, in Russia, e il bell’abbraccio sorridente fra i due a fine match fa intuire che qualcosa li lega: “Non ci volevo giocare” dirà infatti Bublik. “Siamo cresciuti insieme, è stato un incontro difficile e molto emotivo”.

Risultati:

 

J-L. Struff b. J. Duckworth 7-6(3) 6-3
[8] S. Korda b. [WC] N. Serdarusic 7-6(2) 7-5
[7] A. Bublik b. [WC] E. Tiurnev 6-3 6-4

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Jannik Sinner vince ad Anversa il quarto titolo dell’anno: best ranking e Torino più vicina

Ancora una prestazione impeccabile dell’azzurro che regola Schwartzman con un doppio 6-2

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Jannik Sinner - Anversa 2021 BELGA PHOTO KRISTOF VAN ACCOM

[1] J. Sinner b. [2] D. Schwartzman 6-2 6-2

Con un’altra prestazione maiuscola, Jannik Sinner mette le mani sul trofeo di Anversa regolando Diego Schwartzman con lo stesso doppio 6-2 con cui si era imposto sabato contro Harris. Nell’ora e un quarto di gioco, il pur rapidissimo e solido argentino è stato travolto dal ritmo imposto agli scambi da un Sinner dominante su entrambe le diagonali e incontenibile nelle accelerazioni in parallelo; molto bene anche al servizio nonostante l’usuale non altissima percentuale di prime, ma dalle quali ha ricavato 21 punti su 23, piantando anche otto ace.

L’occhio va subito alla classifica, con quel numero 11, a soli 55 punti dalla top ten, che è anche best ranking. E, altrettanto importante, è il passo avanti nella Race, con il sorpasso su Norrie che vale il nono posto (non contando Nadal, fermo per il resto della stagione), a 110 punti Hurkacz. Dopo il bis a Sofia, avevamo accennato alla possibilità ancora aperta di diventare il primo azzurro a vantare quattro titoli in una stagione. Non sappiamo se Jannik si sia distrattamente soffermato a pensare “possibilità?” con la giusta e necessaria dose di presunzione, ma di sicuro il nostro non se l’è fatta sfuggire.

 

IL MATCH – Entrambi arrivano in finale senza aver ceduto alcun set, con el Peque che in semifinale ha fatto valere il peso dell’esperienza su un Brooksby peraltro al sesto incontro della settimana, mentre Sinner ha impressionato tenendo a bada il servizio di Lloyd Harris. Avversario ovviamente ben diverso da Harris, Schwartzman inizia tenendo la battuta, subito imitato da Sinner. Diagonale sinistra proposta dall’uno e volentieri accettata dall’altro, entrambi vogliono mettere in campo il loro miglior ritmo prendendosi l’opportuno margine di sicurezza per valutare se sia sufficiente a prevalere. L’azzurro tira più forte e sta più vicino al campo, quindi il ventinovenne di Buenos Aires può solo confidare negli errori del nostro – errori gratuiti, perché, costretto troppo lontano, ha poche chance di forzarli. Hanno invece il passaporto argentino i due brutti dritti che, seguiti da un paio di gran punti in accelerazione di Sinner, valgono il sorpasso già al terzo game, subito consolidato da un turno di servizio autoritario contro quello in vetta alla classifica dei migliori ribattitori delle ultime 52 settimane.

L’angolo della telecamera principale non rende giustizia alle traiettorie dell’azzurro che mette in mostra anche esiziali dritti stretti che aprono in campo quanto e più del rovescio sull’altro lato. Dopo un altro break che vale il 4-1, sembra esserci esserci un attimo di rilassamento, ma Jannik non ha intenzione di concedere nulla e da sinistra salva le due opportunità argentine di accorciare. Diego rimane aggrappato ai punti come un mastino, annulla due set point al settimo gioco e tenta di opporsi al 40-0 di quello successivo prima di capitolare alla quinta opportunità.

Sinner non si siede sugli allori del quarto 6-2 consecutivo inflitto agli avversari e parte fortissimo anche nel secondo parziale scatenando il rovescio lungolinea che, insieme al dritto micidiale, spiana la strada all’immediato vantaggio. Schwartzman può solo cercare di rimanere in scia, non perdere troppo campo e tenere la testa fuori dall’acqua in attesa di un calo dell’avversario che, viceversa, non accenna a lasciare la presa. Anzi, prosegue sullo stesso ritmo forsennato e ogni piccolo errore di Diego diventa pesante come un macigno nell’economia del punteggio. Inevitabile un altro break e un altro 6-2 per il nostro giovanissimo alfiere che alza il quinto trofeo ATP in carriera su sei finali disputate. Per quanto riguarda invece i rimpianti per quella persa a Miami, in attesa della conclusione della Corsa a Torino, di certo si affievoliranno sempre più fino a svanire di fronte a questo livello di tennis.

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