Osaka, un gesto stupendo, da vera campionessa. Berrettini sconsigliabile ai deboli di cuore

Editoriali del Direttore

Osaka, un gesto stupendo, da vera campionessa. Berrettini sconsigliabile ai deboli di cuore

NEW YORK – Dopo un periodo di confusione post Serena Williams – dodici diverse semifinaliste in tre Slam – forse la WTA ha trovato una vera leader. E il tennis italiano pure

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Coco Gauff e Naomi Osaka - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

È difficile che un grande campione non sia anche una grande persona. Può succedere, ma è abbastanza raro. La storia del tennis maschile di questi ultimi tre lustri lo dimostra, Federer, Djokovic, Nadal, Murray, non sono soltanto grandi campioni con la racchetta in mano. Sono anche personalità carismatiche, personaggi positivi, intelligenti, persone sensibili, in una parola un po’ antica… gente perbene con qualità che hanno saputo mostrare anche fuori dal campo.

Beh, non so se Naomi Osaka, dopo aver vinto due Slam ed essere diventata n.1 del mondo giovanissima ed aver attraversato però poi un periodo poco brillante (non da n.1, di certo), riuscirà a imporre una leadership duratura. Ma il gesto che ha fatto a fine gara, la gara più attesa della giornata, andando a parlare con la piccola Coco in lacrime persuadendola ad accompagnarla al centro del campo e a dire anche lei qualche parola al pubblico che l’aveva osannata, è stato un gesto da grande persona. Da persona sensibile e rispettosa, non egocentrica, intelligente.

“Mi è venuto d’istinto – ha risposto alla mia prima domanda – perché quando le ho stretto la mano ho visto che le stavano scendendo delle lacrime sul viso. Quello mi ha fatto ricordare quanto fosse giovane. Per me quando perdo scappo negli spogliatoi e piango, poi vengo in sala stampa che, vi amo ragazzi, ma non è il massimo! Poi ho pensato che la gente normale non guarda le conferenze stampa, a meno che siano veri tifosi… La gente sarebbe rimasta a guardare il match successivo e non avrebbero saputo cosa le passava per la testa. E allora mi sono detta che sarebbe stato carino per lei rivolgersi a tutta quella gente che era venuta a vederla, a tifare per lei (la stragrande maggioranza)… sì, è stato un gesto istintivo”.

 

Un gesto che è venuto da una ragazza che, al di là di essere l’attuale n.1, ha qualcosa in più rispetto a quasi tutte le top-ten degli ultimi anni. Il tennis femminile ha visto allargarsi la base, crescere moltissimo in profondità il proprio livello, ma non si è più intravista una n.1 e un personaggio come Serena Williams, dacché Serena è rimasta incinta, è diventata mamma e non ha più vinto un torneo.

Ecco, forse Naomi Osaka, e non lo scrivo oggi perché ha battuto 6-3 6-0 – leggete l’attenta, eccellente disamina di Vanni Gibertini – una ragazzina di 15 anni che aveva già fatto un miracolo a raggiungere i traguardi centrati, potrebbe mettere fine a un periodo storico che è diventato negli ultimi anni piuttosto confuso. Incapace di esprimere una vera leader che rimpiazzasse Serena e anche sua sorella Venus. Naomi ha il tennis, il talento, la testa, la personalità, per diventarlo. Forse non avrà mai la cattiveria agonistica delle sorellone cresciute nel ghetto di Compton, ma non è detto che quella debba essere una qualità essenziale. Talvolta, però, aiuta.

Nel 2019 abbiamo avuto fin qui tre diverse campionesse nei tre Slam (Osaka, Barty e Halep), sei diverse finaliste, ben 12 diverse semifinaliste. Una cosa così era successa soltanto nel 2004. Del resto Halep, sorpresa da una qualificata di sicuro talento come Townsend (che però non era mai andata oltre il terzo turno qui e una sola volta in quattro apparizioni) aveva detto prima dell’inizio del torneo: “Sono davvero tante oggi le tenniste che possono vincere un torneo, anche uno Slam”.

E infatti lei campionessa di Wimbledon ha perso dalla n.116 del mondo che ora si ritrova in ottavi di finale e se la può giocare con Andreescu: la n.116 di oggi è molto ma molto più forte della n.116 di 10 anni fa. E le vincitrici degli Slam degli ultimi anni non sono assolutamente imbattibili da chi sta loro molto più indietro. Barty e Pliskova, n.2 e n.3, hanno vinto fin qui ma sempre soffrendo, spesso al terzo set. Kerber che ha vinto tre Slam fra 2016 e 2018 ha perso già lunedì da Mladenovic n.54 (che poi ha perso al turno successivo da Ferro). Idem Muguruza campionessa al Roland Garros nel 2016 e a Wimbledon nel 2017 sconfitta da Riske n.36. E Riske ha perso da Ostapenko, altra campionessa recente di Slam – due anni fa a Parigi – già eliminata dalla sorprendente Ahn, n. 141.

Vi immaginate come giocava la n.141 del mondo 10 anni fa? E Stephens, campionessa all’US Open due anni fa da chi ha perso al primo turno? Dalla n.127, la russa Kalinskaya (anche lei sconfitta al turno successivo). Potrei continuare con Kvitova, pluricampionessa a Wimbledon, che perde da Petkovic n.88… e poi Petkovic perde da Mertens. Insomma, se nel tennis maschile i Fab Four hanno dettato legge per tre lustri almeno, in quello femminile a me pare che Naomi Osaka sia la sola – anche se da gennaio in poi ha patito anche qualche pesante sconfitta, sia a Parigi al terzo round sia a Wimbledon al primo – a poter aspirare all’eredità delle Williams con qualche fondamento.

Ripeto: non avrebbe forse troppo senso magari dirlo oggi perché ha battuto una bimbetta che aveva fatto risultati prodigiosi e altri ne farà. Ma la maturità che Naomi ha dimostrato sia invitando la piccola piangente Coco a non uscire dal campo e abbracciandola con grande trasporto e affetto (“Com’on you are amazing Coco!”) – come succede di solito a tutte le sconfitte che raccolgono in fretta e furia borsoni e racchette e a testa bassa si incamminano verso gli spogliatoi – sia nella successiva conferenza stampa nella quale ha detto solo cose sagge, me la fanno apprezzare talmente come persona che mi sento di scommettere sul suo futuro.

Anche se qui già in ottavi contro Bencic, dalla quale ha perso due volte su due quest’anno (a Madrid e a Indian Wells), dovesse perderci per la terza. Una donna con quelle qualità secondo me alla fine è di un altro livello. Con una postilla però: sulla terra rossa per ora non ha dimostrato di sapersi adattare.

Due parole su Coco: per metà primo set è stata in partita con la n.1 del mondo. Non mi sembra davvero poco. Ha 15 anni, neppure 15 e mezzo. Ragazzi, ma che pretendiamo? Anche il tennis delle donne è diventato più muscolare di una volta. Tirano tutte delle randellate, a cominciare dal servizio, che fanno paura. Coco ha fatto miracoli. Ha potuto giocare solo pochissimi tornei per i limiti imposti dalla WTA fin dai tempi di Jennifer Capriati, a seguito degli incresciosi episodi che la videro, suo malgrado, protagonista. Datele un paio di anni di crescita e vedrete.

Mi ha fatto piacere che Townsend abbia vinto ancora, con il suo tennis “anacronistico”, giurassico, ma bellissimo. Con Andreescu sarà più dura che con la seconda rumena paratasi sul suo cammino, Cirstea. Se il serve&volley è un gioco sconosciuto, di conseguenza anche il passante lo è per quasi tutte.

Ma veniamo finalmente al nostro Berrettini. Se ritengo che Osaka possa diventare la leader del tennis mondiale, Matteo Berrettini diventerà molto presto il leader del tennis italiano, almeno fino a quando Jannik Sinner non avrà 20 anni.

Andrea Pellegrini Perrone, un giovanottino di 20 anni che si sta facendo valere qui a Flushing nella sua prima missione da inviato e la cui prosa non è appesantita dal doppio cognome né dall’essere figlio… d’arte (il padre Massimo ha scritto di sport e numeri per Repubblica, Gazzetta, Corriere dello Sport, dopo essere stato una delle prime scelte di Tommasi direttore a Tele Più), ha riportato fedelmente tutto quanto accaduto nel match vinto con il promettente australiano di genitori russi, 20 anni compiuti a maggio, quindi tre anni più giovane di Berrettini e meno esperto, ma non troppo meno forte.

Per la terza volta consecutiva Matteo ha vinto i primi due set, ha perso il terzo, ha chiuso al quarto. Però ha fatto rischiare l’infarto ai deboli di cuore. Perché il quarto set lo ha riacciuffato per i capelli dopo aver giocato un pessimo, lunghissimo, interminabile undicesimo game sul 5 pari: 21 minuti, 26 punti, quattro palle mancate per il 6-5, break subito alla settima pallabreak. Mettere solo 8 prime in 26 punti non è stato davvero un bell’exploit. E deve ringraziare il “braccino” che si è impadronito di Popyrin, per tutto il resto del match invece intraprendente e coraggioso (impressionante la sua mano sotto rete), perché conquistare tre set point per andare al quinto e fare due doppi falli su tre punti in quei frangenti è stata – per Matteo – pura Provvidenza.

Oggi si sottolineerà la sua prova di carattere, che certo c’è stata. Insieme al fatto che nessun italiano di 23 anni (o meno) era mai stato capace di conquistare due ottavi in due Slam nello stesso anno. Però io direi anche, senza nulla togliere ai suoi meriti perché nel primo e nel secondo set, e anche una parte del terzo, è stato quasi impeccabile. Servizio e dritto hanno fatto sfracelli. Anche se gli stessi colpi di Popyrin non erano da meno. Tennis moderno, pallate a tutta randa.

“A Wimbledon ero arrivato sulla scia di tornei vinti, di ottime partite, qui invece, dopo l’infortunio alla caviglia, era un po’ più… barcollante. Quindi forse la soddisfazione è maggiore, perché più inattesa”

Come andrà contro Rublev, con il quale ha perso a Marsiglia quest’anno dopo averlo dominato nel torneo vinto di Gstaad un anno fa? Beh, il ragazzo russo che quando parla tiene sempre gli occhi bassi, sembra timido ma invece dice anche cose per nulla banali, due anni fa era giunto nei quarti ma oggi gioca decisamente meglio, perché non si affida soltanto al talento e a colpi devastanti: “Due anni fa giocavo senza le gambe. Non difendevo, non recuperavo, non volevo scambiare, dovevo fare il punto nei primi due, tre scambi, e diventavo facilmente pazzo – ha detto proprio così, crazy – se le cose non si mettevano subito per il verso giusto. Ora invece ho lavorato tanto, fisicamente e mentalmente, per lottare per fare un punto, correre, rincorrere… con Tsitsipas abbiamo fatto scambi interminabili e io sono stato lì. Anche con Federer sono stato bravo, perché giocare contro lui, con quel che sa fare, con il nome che si porta dietro… non è stato facile a Cincinnati”.

Rublev mi diceva queste cose (intorno a mezzanotte, ed eravamo solo in tre ad ascoltarlo) appena dopo aver dato tre set a zero a Kyrgios che non giocava per perdere, come gli è capitato di fare diverse volte. Sarà un osso duro, durissimo, secondo me. Matteo dovrà giocare al massimo, forse come ha fatto con Gasquet (“La mia partita migliore anche tatticamente”). Ma Rublev non si fa spingere sui teloni di fondo, anticipa eccome. Però non serve benissimo…

“È raro che io finisca un match senza perdere un paio di volte la battuta… con Kyrgios dovevo stare super concentrato, perché con lui può bastare perdere un game di battuta e perdi anche il set”

“Berretto” alla fine della intervista televisiva con il collega di Eurosport che aveva citato il mio compleanno (due volte 35 anni…), mi ha detto: “Non lo sapevo Ubaldo, ma ti ho fatto un regalo no?”. Io gli dico adesso, sfacciatamente: “Fammene un altro Matteo, batti anche Rublev e poi nei quarti contro Monfils (che con Andujar dovrebbe vincere) ce la giochiamo!”. Già, con lui ho la sensazione di giocare anch’io. Non potrà farmi soffrire più che in quel quarto set al cardiopalmo.

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Editoriali del Direttore

Non credo che Serena Williams possa vincere il suo quarto Roland Garros, ma…

La caccia al 24° Slam di Court nella sua testa continua. Anche se fa freddo “e io lo odio! Mai vista la neve per metà della mia vita” e le palle sono pesanti. Ma se il maltempo l’aiutasse facendole disputare le sue partite sotto il tetto?

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Serena Williams - Roland Garros 2020 (da Twitter, @rolandgarros)

Tanti auguri Serena, buon compleanno davvero alla giocatrice più forte del terzo millennio e forse di sempre (anche se Gianni Clerici direbbe che lo è stata invece Suzanne Lenglen, La Divina).

Ieri Serena Williams ha compiuto 39 anni e ha detto, non per la prima volta: “Non avrei mai creduto di ritrovarmi a giocare ancora a 39 anni. E ora non so quando mi fermerò. Mi diverto ancora e finché mi diverto…”. Pareva di sentire riecheggiare le parole tante volte pronunciate da un suo coetaneo, tal Roger Federer.

Di certo, è la prima volta che Serena li festeggia a Parigi. E di certo è anche la prima volta dopo tantissimi anni che all’avvio di uno Slam non viene considerata fra le primissime favorite, nonostante all’appello manchi la campionessa in carica Barty, e le ultime due vincitrici dell’US Open Osaka e Andreescu (peraltro non fortissime sulla terra rossa).

 

Vero che la terra battuta non è mai stata la superficie prediletta – le spunta in buona parte l’altrimenti micidiale arma del servizio – tuttavia il suo non è un caso… Sampras! Sweet Pete non è mai andato oltre una semifinale a Parigi (1996). Serena ha vinto il Roland Garros tre volte (2002-2013-2015) ed è stata finalista nel 2016, semifinalista nel 2003, nei quarti altre cinque volte. Ai tre trionfi nel torneo di Port Auteuil si devono aggiungere altri 10 titoli conquistati sui campi rossi. Non sono così pochi.

Ma, oltre a dover sottolineare che sono comunque cinque anni che Serena non vince più al Roland Garros – nel 2015 è diventata la più anziana vincitrice del torneo con i suoi 33 anni e mezzo – quest’anno sembra esserci una favorita che sembra stagliarsi su tutte, Simona Halep, e varie altre, come Svitolina e Azarenka nel suo quarto (Vika l’ha battuta a New York), Muguruza e Kenin nell’altra metà, che sembrano avere le stesse chance di Serena se non di più, dopo aver visto che Serena si è fatta trascinare al terzo set da tutte le sue avversarie nel Kentucky e all’US Open prima di soccombere.

Potete, se ne avete voglia, ascoltare i motivi per cui Steve Flink e il sottoscritto ci siamo sbilanciati in sede di presentazione video del sorteggio a sostenere che ci sembra fortemente improbabile che Serena, certo appesantita dagli anni con l’handicap di una superficie ultra-pesante per via dell’umidità incalzante e di palle Wilson che perfino Nadal fa fatica a spingere, riesca a conquistare il suo quarto Roland Garros e il famoso 24° Slam. Cioè quello che le consentirebbe di eguagliare il record di Margaret Court e cancellare l’incubo che la perseguita ormai da nove tentativi falliti, incluse le quattro finali Slam perdute dopo la nascita della sua bambina e tutte perdute senza aver vinto un set.

Serena si è allenata in Francia da lunedì, alla tennis Academy del suo coach Patrick Mouratoglou nei pressi di Nizza, ma sulla terra rossa non gioca da un anno e mezzo, dal terzo turno del Roland Garros del maggio 2019, quando perse da Sofia Kenin (la sconfitta per lei più… prematura in uno Slam dal 2014).

Serena Williams – Roland Garros 2020 (da Twitter, @rolandgarros)

Per una qualsiasi altra giocatrice l’aver centrato quattro finali di Slam e perso soltanto in semifinale all’ultimo US Open avrebbe rappresentato un sogno. Per lei no. Ha vinto 23 Slam su 75 ai quali era iscritta, mica uno solo.

Una semifinale dovrebbe essere un buon risultato per me? Assolutamente no! Mi ritrovo in una posizione nella mia carriera nella quale non posso essere soddisfatta! Non voglio star seduta qui e dire: “Oh, sono felice! No, perché non lo sono!”.

Serena dovrà affrontare al primo turno Kristie Ahn, l’americana che si è distinta particolarmente in questo 2020 per la sua abilità nel movimentare i social, soprattutto Tik Tok, durante i mesi difficili del lockdown. “Non ho giocato alcun torneo di preparazione a questo, il che è inconsueto per me – ha detto ieri Serena a Parigi. Questo è stato un anno davvero inconsueto, raro. Ho cercato di fare tutta la riabilitazione possibile da Patrick, dopo il problema avuto alla caviglia a New York. Sono al 100 per 100 della condizione fisica ora? No, ma abbastanza per provarci. Non giocherei se non pensassi di essere competitiva e non conosco atleti che non competano se non sono al 100%. Se gioco bene posso ancora battere chiunque e più gioco e meglio dovrei riuscire a giocare”.

Insomma la caccia di Serena continua, anche se con questo freddo parigino lei non ha mai giocato. “Fra California e Florida, e nei vari tornei, non mi è mai capitato. Odio il freddo e per metà della mia vita…non ho mai visto la neve!”. Di certo il tempo, che prevede piogge ripetute, non sarà suo alleato… a meno che dovendosi lei esibire quasi sempre sotto il tetto dello Chatrier (sia pure un tetto con delle perdite…), non finisca per avvantaggiarsene.

P.S. A proposito di tetti “bucati”, qualcuno ricorda quello di Napoli per il match di Fed Cup Italia-Spagna?

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Editoriali del Direttore

Jannik Sinner è il favorito con il mancato sposo Goffin? Il belga: ”In allenamento mi batte sempre e a Rotterdam…”

“Vedo Sinner capace di vincere uno Slam, prima o poi…”. Il belga si è allenato con Berrettini. E Djokovic con Thiem

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Il programma del Day 1 a Parigi

C’era stato un risultato, fra i tanti a sorpresa registrati a Roma durante gli Internazionali d’Italia e dovuti a tante concause (transizione dal cemento made in USA, desuetudine agonistica, effetti Covid) che da noi in Italia era passato sotto silenzio pur essendomi apparso impronosticabile: il netto 6-2 6-2 inflitto a David Goffin da Marin Cilic.

Soltanto oggi sono in grado di interpretarlo meglio, alla luce di una notizia fornitami dall’amico e collega belga Yves Simon: il 19 settembre, cioè nel weekend del torneo di Roma, Goffin avrebbe dovuto sposarsi!

Soltanto una decina di giorni prima ha deciso, causa Covid-19 e l’impossibilità di fare il ricevimento che avrebbe voluto, di rinviare il matrimonio.

 

“A quel punto ho deciso di giocare a Roma…ma è stato un errore! Non ero preparato, né tennisticamente né mentalmente. Non ho voluto ripetere l’errore andando anche a Amburgo. Ho preferito allenarmi intensamente a Montecarlo…”.

-E l’hai fatto?

“Sì, ho giocato per cinque giorni con grande intensità, sulla terra rossa naturalmente, e mi sento adesso in forma e ottimamente preparato”.

-Temi Sinner?

“Lo conosco bene, ci siamo allenati diverse volte, sia a Monaco sia a Bordighera. E’ molto forte e sono convinto che sia un giocatore che prima o poi potrà vincere uno Slam. In allenamento mi batteva sempre, e lo ha fatto anche a Rotterdam in gara (76,75, 9 p. a 7p. il punteggio del tiebreak; si è giocato a febbraio 2020), però uno Slam è diverso: si gioca tre set su cinque, e vincere tre set per un giovane non è come vincerne due. Avete visto cosa è successo a Jannik all’US Open con Khachanov? E’ anche una questione di esperienza…”

Tutto vero, come vero che le condizioni climatiche, il freddo che ha costretto in questi giorni tutti i giocatori a indossare leggings – beh, in Francia li chiamano fuseaux, la traduzione italiana calzamaglia, ghette non mi persuade – le palle Wilson assai pesanti di cui si è lamentato Rafa Nadal, sembrerebbero poter favorire il tennis di Sinner al cospetto del “peso leggero” belga.

Questo sabato, alla vigilia del suo match delle 11 sul Chatrier, Goffin si è allenato sul campo Simonne Mathieu con Matteo Berrettini. Per carpirgli qualche segreto su Sinner? Sullo Chatrier hanno invece giocato insieme, curiosamente, Djokovic e Thiem. Vero che l’austriaco è capitato nella metà del tabellone di Nadal, ma fra 15 giorni Nole e Dominic potrebbero trovarsi contro in finale.

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Editoriali del Direttore

Roland Garros, avvio con il botto: Wawrinka-Murray, ma anche Thiem-Cilic e Sinner-Goffin

Per Thiem, nella metà di Nadal, un percorso di guerra. Rispetto a Rafa, dopo l’inizio in discesa, sta meglio Djokovic

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Dominic Thiem - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

IL TABELLONE MASCHILE
IL TABELLONE FEMMINILE


Tengo a precisare, a scanso di equivoci, di avere scritto questo articolo di commento al tabellone entro l’ora successiva al sorteggio. Si è deciso di ritardarne la pubblicazione per la mattina presto di venerdì per dare modo ai lettori di commentarlo senza che Ubitennis con il mio editoriale avesse già dato una sua impronta. Ora potrete verificare se alcuni dei commenti postati dai lettori coincidano più o meno, o addirittura per niente con quanto potete leggere in questo articolo. E sono curioso anch’io di vedere se il mio pensiero sarà stato condiviso o meno. Buona lettura (spero…).

Un sorteggio con il botto: Wawrinka-Murray al primo turno! Un ex campione del Roland Garros contro un ex finalista, lo svizzero ex n.3 contro lo scozzese ex n.1! Ma anche Thiem-Cilic, due che sono o sono stati n.3 del mondo, fra il finalista degli ultimi due anni e il croato quartofinalista nel 2017 e 2018, non è davvero da buttar via, anche se Cilic, 32 anni questo 28 settembre, non è più quello che ha vinto un US Open sei anni fa (2014).

E l’altro aspetto più significativo è che Thiem e Nadal, finalisti degli ultimi due anni si trovano nella stessa metà tabellone. Non solo: per Thiem al di là dell’ostacolo forse non così duro in Cilic, c’è un probabile Ruud al terzo turno e in ottavi teoricamente Wawrinka (più che Murray, ma non si sa mai: il Wawrinka visto con Musetti non è apparso irresistibile) per trovare poi magari Schwartzman più che Monfils. Insomma un vero percorso minato per l’austriaco, per arrivare a Nadal! Non mi pare si possa dire che abbia avuto fortuna.

E anche Nadal, che non si può davvero lamentare del suo tabellone fino ai quarti, poi però non sarà contento neppure lui di avere Thiem dalla sua parte, mentre non credo che tema un’eventuale quarto contro Zverev- Corre meno rischi di lui Djokovic, perché, a parte quel Bautista Agut che lui un po’ soffre (ma più sul cemento che sulla terra rossa, direi) e potrebbe trovare nei quarti se lo spagnolo esce dalla zona presidiata da Berrettini che rischierà a sua volta con Carreno Busta, secondo me difficilmente può perdere da Khachanov o Garin, e nemmeno dal n.4 Medvedev, dal n.13 Rublev, dal 9 Shapovalov

Semmai è Tsitsipas in buona giornata quello che gli può dare più noia, perché gli altri tre succitati sulla terra rossa sono troppo incostanti per metterlo in difficoltà sulla distanza dei tre su cinque. Vedrei il miglior Shapovalov capace di stappargli un set o forse due, ma non tre, almeno oggi. Tsitsipas farà bene però a stare attento a Krajinovic, così come Shapovalov non ha il match in tasca con Dimitrov al terzo turno. Da Medvedev-Fucsovics potrebbe scappar fuori la prima sorpresa, nel senso di un top-5 estromesso dal torneo anzitempo.

Per quanto riguarda gli italiani, beh è un peccato che Fognini non sia (probabilmente) nelle migliori condizioni, perché un tabellone migliore di questo non poteva capitargli. Kukushkin, poi un qualificato, poi un quartetto da cui potrebbe uscire Isner che sulla terra rossa a 34 anni non è troppo temibile, insomma arrivare a Nadal negli ottavi sarebbe un traguardo raggiungibilissimo. Di Berrettini ho accennato: al terzo turno dovrebbe arrivare senza problemi, poi troverebbe o Carreno Busta o Bautista Agut in ottavi e lì probabile disco rosso con Djokovic, contro il quale Matteo sarebbe più temibile sul cemento nonostante che anche Djokovic sui campi duri abbia dimostrato di essere un n.1.

Un primo turno durissimo, e uno dei match di cartello anche per chi non è italiano né belga, è Goffin-Sinner. Entrambi non possono dirsi fortunati. Goffin è certamente favorito, ma c’è partita. Anche in questo caso forse il “nostro” aveva più chances di fargli male sul “veloce” dove il suo dritto soffre meno. I due si conoscono benissimo, si sono allenati tante volte insieme sia a Montecarlo sia al Centro Piatti di Bordighera. Curiosamente più volte su campi in cemento che sulla terra rossa. L’amico giornalista Yves Simon mi ha detto che Goffin gli ha raccontato: “In allenamento con Jannik credo di non aver vinto quasi mai!”.

 

Chi viene fuori da quel duello può far parecchia strada. La testa di serie che presidia la zona è Paire… e più in là a livello di ottavi Zverev che sui campi rossi, anche se ha vinto Roma, non mi convince del tutto. Il tedesco però ha un buon tabellone, fino a Goffin (o Sinner?) non vedo proprio da chi possa perdere. Però Sascha non è ancora un tennista solidissimo, di nervi e prestazioni.

Dagli altri azzurri, più che al massimo un secondo o un terzo turno, non credo ci si possa attendere, perché al primo o al secondo si imbattono in teste di serie, anche se non fortissime. Per ora mi fermo qui. Un commento al tabellone femminile lo farò in un secondo momento, ma se dovessi scommettere su una finale dopo aver visto il tabellone punterei su Halep-Muguruza.

OTTAVI TEORICI

[1] N. Djokovic vs [15] K. Khachanov
[10] R. Bautista Agut vs [7] M. Berrettini
[4] D. Medvedev vs [13] A. Rublev
[9] D. Shapovalov vs [5] S. Tsitsipas

[8] G. Monfils vs [12] D. Schwartzman
[16] S. Wawrinka vs [3] Thiem
[6] A. Zverev vs [11] D. Goffin
[14] F. Fognini vs [2] R. Nadal

PRIMO TURNO PER GLI ITALIANI

[7] M. Berrettini vs V. Pospisil
[14] F. Fognini vs M. Kukushkin
L. Sonego vs qualificato
J. Sinner vs [11] D. Goffin
G. Mager vs [22] D. Lajovic
S. Travaglia vs P. Andujar
A. Seppi vs qualificato
S. Caruso vs G. Pella

Il tabellone maschile del Roland Garros con tutti i risultati aggiornati

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