US Open: Rublev e Monfils show sulla strada di Berrettini

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US Open: Rublev e Monfils show sulla strada di Berrettini

Andrey (prossimo avversario di Matteo) fa fuori Nick Kyrgios in tre set. Gael ottiene una pazza vittoria al quinto su Denis Shapovalov

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Andrey Rublev - US Open 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

A. Rublev b. [28] N. Kyrgios 7-6(5) 7-6(5) 6-3 (da New York, Andrea Pellegrini Perrone)

In questi giorni l’attesa mediatica su Nick Kyrgios è notevole e non sorprende vedere l’Arthur Ashe così affollato. Lo show dell’australiano inizia: prima con un raccattapalle, poi con un giudice di linea colpevole di sbagliare una palla uscita di neanche un centimetro; Nick è nervoso e si vede. Entrambi servono molto bene, son solo otto i punti persi al servizio ma al tie break un errore col dritto da parte di Kyrgios lo condiziona psicologicamente: sotto di minibreak ne regala dopo poco un altro e il set gli sfugge di mano.

Il secondo parziale vede più occasioni per entrambi in risposta: sul 2-3 30-40 Rublev viene salvato in modo incredibile dal nastro e nel game successivo ha lui due palle break, ma Nick si salva col servizio e dopo il set scorre via liscio. L’australiano si issa sul 4-0 nel tiebreak, sembra in controllo ma un doppio fallo lo manda al “manicomio” . Andrey come sempre continua a crederci, prova ad allungare gli scambi e non si demoralizza neanche dopo l’ace sul 4-4, andando a set point e chiudendo in risposta con un dritto che provoca l’errore forzato di Kyrgios.

Il terzo set viene invece deciso da un solo game, quello dove Nick spreca il vantaggio di 30-0 e cede il servizio alla prima palla break commettendo un grave errore col rovescio. Kyrgios, nonostante le velocità non elevate della seconda di Rublev, difficilmente riesce a fargli male e le uniche palle break in suo favore del match restano quelle del sesto game del secondo set, a testimonianza di un match dove sorprendentemente Nick vince meno punti anche sugli scambi brevi (72 contro 80 sotto i 4 colpi) e nonostante i 30 aces e i 4 doppi falli ha un rendimento troppo inferiore all’avversario sulla seconda (41% contro 74% di punti vinti).

Rispetto ai match precedenti l’australiano si è presentato a rete molte meno volte, solamente 24 in tre set, a testimonianza del fatto che temesse molto i passanti di Rublev, abile con entrambi i fondamentali a bucare nove volte Nick nei pressi della rete. Adesso per Rublev ci sarà il nostro Matteo Berrettini, abile a battere in quattro set Popyrin.

[13] G. Monfls b. D. Shapovalov 6-7(5) 7-6(4) 6-4 6-7(6) 6-3 (da New York, Cesare Novazzi)

 

In chiusura sul Louis Armstrong si sfidano per un posto negli ottavi di finale Gael Monfils, testa di serie numero 13 e il canadese Denis Shapovalov: il vincente andrà a sfidare Andujar, siamo nel quarto di finale dove si trova anche il nostro Berrettini. Non ci sono precedenti tra i due, si sa solo che in campo ci sarà tanto tanto atletismo. Shapovalov ha 12 anni meno di Monfils, però è il canadese che sembra un po’ in affanno, almeno per i primi set. Monfils riesce ad anticipare d’esperienza i colpi, trovando vincenti con il diritto.

Primo set sono subito mazzate e rincorse, la palla viaggia per entrambi. Shapo perde il primo game con qualche errore di rovescio, ma recupera subito il break. Pochi sussulti fino al tie break dominato da uno Shapovalov in pressione costante. Nel secondo set la musica non cambia, il set procede uguale come quello precedente: il canadese colpisce bene il rovescio in anticipo e trova il break. Nel game seguente però serve due seconde troppo morbide, commette un doppio fallo e Monfils recupera senza aver fatto quasi nulla, a parte uno smash in salto che infuoca definitivamente il pubblico. Tie break anche nel secondo parziale, dove esce l’esperienza di Monfils che con una palla corta e due ace pareggia il computo dei set. Siamo 1 a 1 e il pubblico non ha ancora scelto per chi tifare. I giocatori stanno offrendo il loro meglio, è un match dove non si può scegliere, entrambi stanno dando tutto.

Nel terzo parziale esce sempre più il francese, che argina l’atletismo del suo avversario. Monfils va a palla break quasi sistematicamente per i primi tre game, Shapovalov ha un calo più fisico che di colpi, non arriva più bene sulla palla. Monfils riesce a dominare i primi game e poi controlla per il 6 a 4 finale. Il francese è salito di esperienza tenendo il servizio sempre con autorità.

Quando si pensava ormai che fosse in match finito, Shapovalov rientra prepotentemente in gioco “aiutato” da Youzhny che non sta fermo nel suo angolo. La partita diventa una bagarre e Monfils non riesce più a disinnescare i vincenti di dritto del suo avversario, oltre ai rovesci in spinta anche da fuori dal campo, sempre profondissimi, insomma tutto il repertorio. Shapovalov va sotto due volte, ma recupera sempre con il rovescio incrociato abbonato alle righe esterne. Ennesimo tie break tra i due: rovescio di Shapo che va avanti di un minibreak con un ottimo attacco a rete, poi 4 a 1 con volée di rovescio. Il francese recupera e va a prendersi il primo match point annullato dal canadese con un drittone lungolinea. Attacco di Shapo per il 7 a 6 e doppio fallo Monfils per l’8 a 6. Dopo tre ore di partita, siamo 2 set pari.

Nel parziale decisivo Monfils ritrova gli anticipi di dritto, mentre il canadese non trova più bene la palla, a parte un paio di vincenti di dritto. Il francese sale 3 a 1 e non molla più il vantaggio. A Shapovalov riescono ancora un paio di diritti a tutto braccio, ma Monfils controlla e chiude al terzo match point per il 6 a 3 finale.

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Nadal batte Tsitsipas ed elimina Medvedev, poi va fuori anche lui

LONDRA – Quasi tre ore di gran tennis tra Nadal e Tsitsipas, che gioca alla morte nonostante la qualificazione in tasca. Il russo è eliminato… ma era anche l’unica speranza di Rafa

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Rafael Nadal - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[1] R. Nadal b. [6] S. Tsitsipas 6-7(4) 6-4 7-5 da Londra, il nostro inviato

Nel Colosseo contemporaneo della vecchia Londinium, l’erede del dio Hermes – in arte Stefanos Tsitsipas – non è tipo da far calcoli per evitare Federer in semifinale o eliminare Rafa dal torneo. Ha giocato alla grande, senza risparmiarsi mai, vincendo il primo set al termine di un tie-break giocato meglio di Nadal, che aveva molte più motivazioni perché era l’unico che non poteva perdere, e resistendo ai continui tentativi di break di Rafa nei due set successivi. Resistendo strenuamente ma poi cedendo in entrambi i parziali al diavolo iberico che davvero non muore mai. Nadal, che dopo aver fatto una figura pessima con Zverev e aver vinto con orgoglio e tanta fortuna – come da lui subito riconosciuto – con Medvedev (ora definitivamente fuori), ha giocato uno dei match più belli della sua stagione, considerando il periodo dell’anno a lui non favorevole (sia per l’età sia per quest’ultimo fattore, è venuto a rete 33 volte facendo il punto in 28 occasioni). E’ la 128° vittoria del mancino di Manacor senza concedere palle-break (per Federer le vittorie senza palle-break concesse sono 209).

 

Una benedizione anche per l’ATP, Associazione Totalmente Pasticciona, che ha potuto premiare col trofeo di n.1 dell’anno un giocatore che se non avesse vinto avrebbe ritirato il premio da eliminato. Anzi, un rumor autorevole in sala stampa sosteneva che Nadal non avrebbe ritirato il trofeo del n.1 del mondo se avesse perso. Chris Kermode alla fine ha potuto consegnargli un premio che Rafa riceve per la quinta volta, esattamente come Djokovic e Federer: fanno 15 anni da n.1 dei Fab Three, che diventano 16 dei Fab Four se includiamo Murray nel 2016. Ovvero tutte le stagioni dal 2004 di Federer ad oggi. L’ultimo n.1 prima dell’avvento dei marziani è stato Andy Roddick, che nel 2003 ha concluso l’interregno della durata di cinque anni tra Sampras e Federer.

PRIMO SET – Nel primo set Rafa è stato bravo a prendere la rete ogni volta che serviva, vincendo 8 punti su 10 al net. Il set alla fine lo ha perso non per via di un saldo vincenti-gratuiti negativo (-5), con Tsitsipas perfettamente in equilibrio (13 vincenti e altrettanti non forzati), né perché la sua seconda di servizio sia stata peggiore di quella, eccellente, dell’avversario (71% di punti vinti), ma semplicemente perché il greco ha giocato meglio il tie-break. Stefanos avanti 4-2 viene subito recuperato (4 pari), ma Rafa subisce un mini-break che manda il greco 5-4 con due servizi per chiudere. Ace sul primo set-point e Grecia avanti.

Stefanos Tsitsipas, esultanza – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

SECONDO SET – Nel secondo parziale sul 2 pari ecco le prime due palle break di tutta la partita, che capitano sulla racchetta di Nadal: Tsitsipas però annulla da vero campione, la prima con un dritto in uscita dal servizio di controbalzo alla Federer o quasi (Rafa aveva infatti risposto molto profondo), la seconda battendo Nadal nel palleggio, segnale non da poco in termini di personalità. Due giochi più tardi il n.1 ATP 2019, che non può perdere, sale subito 0-30 ma grazie all’esplosività dei suoi colpi Stefanos aggancia e cancella il terzo break-point, per poi chiudere con un ace. Ora il match è molto bello perché nei turni di servizio del n.6 del mondo può capitare di tutto, in un attimo si passa dal possibile break Rafa alla conferma della battuta di Stefanos, ma spessissimo alla fine di grandi colpi piuttosto che di errori. Il tutto in un contesto da Colosseo contemporaneo dove Cesare e il pubblico sono per Rafa e vorrebbero indicare il pollice verso al greco, perché significherebbe tenere vive le speranze di Federer-Nadal in semifinale (per completare il puzzle serve però che Medvedev batta Zverev).

A forza di dai e dai però, il signor Nadal va a segno alla quinta palla break a sua disposizione. Succede sul 4 pari, nel quarto turno di servizio del set in cui il greco è costretto ai vantaggi. Sul 30 pari, Rafa prende le redini dello scambio con la risposta e lo chiude con uno smash da metà campo, per poi chiudere il set 6-4. Pubblico in visibilio.

N.1 MA QUASI ELIMINATO – Già fino a qui non si è trattato di robetta, ma il terzo set è stato un alternarsi di grandi colpi tra le versioni migliori di Tsitsipas e Nadal di questo periodo dell’anno. Il rovescio magnifico a coprire tutto il campo di Stefanos e il dritto lungo linea dei tempi d’oro con cui Rafa lambisce un frammento di riga valgono da solo il prezzo del biglietto, ma c’è molto di più e il meraviglioso equilibrio si rompe sul 5 pari, quando la quinta palla break del set per Rafa (nessuna per Tsitsipas, che peraltro non sta affatto demeritando) viene trasformata. Dopo 2 ore e 48 minuti Rafa serve per la speranza di andare in semifinale e non fallisce, aggiudicandosi il set con 17 vincenti (di cui 9 a rete) e 9 gratuiti nel terzo set, poi ritira il trofeo del n.1. Stasera però sarà un tifoso qualunque di Medvedev. Un tifoso qualunque che potrebbe non essere protagonista dei due giorni decisivi delle Finals dopo essere stato celebrato qui come primo del mondo.

Rafael Nadal con il trofeo del numero 1- ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

La situazione aggiornata del Gruppo Agassi
Gruppo Agassi, day 1le vittorie di Tsitsipas e Zverev
Gruppo Agassi, day 2:le vittorie di Tsitsipas e Nadal
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Federer domina Djokovic e va in semifinale: Nadal è numero uno del mondo

LONDRA – Partita a senso unico: Federer perfetto, serbo in difficoltà sin dai primi scambi. “Ho giocato in modo catastrofico”, dirà Nole a fine partita

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Roger Federer - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[3] R. Federer b. [2] N.Djokovic 6-4 6-3 (da Londra, il nostro inviato)

La differenza con Wimbledon? Questa volta ho vinto il match point” ha detto con l’ampio sorriso dei vincitori Roger Federer appena dopo aver dominato in lungo e in largo l’avversario che più volte ha incontrato su un campo da tennis (49, con questa) e che più volte lo ha sconfitto (26), Novak Djokovic. Non questa sera però: una netta vittoria frutto di una splendida prestazione – 23 vincenti e solo 5 errori! – che interrompe un digiuno che negli scontri diretti durava da quattro anni, quando proprio qui alla 02 Arena aveva battuto Djokovic nel Round Robin prima di arrendersi in finale. Il serbo abbandona così il torneo e le residue speranze di tornare in vetta al ranking, dove siederà fino al termine della stagione Rafael Nadal. Federer raggiunge invece la nona semifinale consecutiva in questo torneo, con l’ovvia esclusione del 2016 in cui ha marcato visita a causa dell’infortunio al ginocchio.

 

PRONOSTICO SMENTITO – La 49° sfida tra Roger Federer e Novak Djokovic si preannunciava nettamente a favore di Novak Djokovic, apparso molto più in palla del Re svizzero. In molti in sala stampa vedevano due set a zero per il serbo; il collega Roberto Ferri, federeriano di ferro, era pronto a soffrire in silenzio, sperando di non farsi ritirare l’accredito in preda a uno sfogo di delusione. Niente di tutto questo. Roger ha dominato in lungo e in largo con un servizio a dir poco perfetto, una prima quasi sempre in campo, discese a rete centellinate ma sempre letali per l’avversario e magnifiche per il pubblico, la TV, il cinema e il teatro (come quella alta di rovescio a chiudere in bellezza un punto dominato). Evidentemente Federer voleva a tutti i costi vendicare l’ultima, sanguinosissima, sconfitta in finale di Wimbledon.

IL MATCH – Clima elettrizzante nello stadio della O2 Arena. Solito classico completo nero per Roger, maglia blu acceso e pantaloncini neri per Novak. Il clima da titolo del mondo dei pesi massimi è servito al meglio, e se non lo sono i due, chi altro? Uno c’è, aleggia per lo stadio, al punto che un suo adoratore non si fa scrupoli a evocarlo con un “Vamos Rafa” che suscita l’ilarità di molti. Chissà se accompagnerà sabato il vincitore di questo 49esimo atto tra il serbo e lo svizzero.

Il match parte subito con una sorpresa. Dopo la vittoria su Berrettini e la sconfitta con un grande Thiem, Djokovic parte molto contratto e concede a Roger subito una palla break, ma è due game più tardi che due doppi falli consecutivi del trentaduenne di Belgrado sono davvero sbalorditivi. Il trentottenne di Basilea ne approfitta immediatamente, con due accelerazioni di rovescio improvvise e letali. Break a zero. Non appena lo scambio si allunga, però, Djokovic non perdona; insomma, come dire che la terra è tonda (fermo restando che i terrapiattisti di tutto il mondo possono unirsi nei commenti alla cronaca).

Roger serve da Re o viene a rete appena può. O entrambe le cose se il punteggio lo richiede, anche in risposta col chip&charge sul 3-1 30 pari servizio Novak. L’orologio svizzero centra addirittura due ace alla stessa identica velocità, 122 miglia orarie, circa 200 km all’ora. Il rovescio in top gira a meraviglia e per uno spento Djokovic (ma acceso sarebbe cambiato qualcosa?) c’è poco da fare. Turni di servizio in pieno controllo e dopo 37 minuti Federer è avanti di un set.

Nel secondo set Nole vuole invertire l’inerzia del match, avviato come un treno alta velocità in corsa direzione Basilea. Ha una palla break sul 2-1 30-40, ma Federer ricorda a chi ha profanato tre volte davanti ai suoi occhi il tempio di Wimbledon che stasera il protagonista è solo lui. Due staffilate di dritto a cacciare sempre più indietro l’avversario, una volèe facile facile a rete, poi servizio solido ed ennesimo ace per sventare la minaccia del break di Nole. Anzi, ha osato il tiranno di Belgrado provocare il primatista Slam? Allora il n.1 indoor da che mondo è mondo lo punisce, specie se Djokovic continua a sbagliare, sia col dritto che col rovescio. Break a 15 di Federer, che sale 3-2 e battuta, a suon di bordate dal fondo e servizi vincenti. 23 vincenti e 5 gratuiti per Roger è lo score che ribadiamo, con 23 punti differenza tra i due giocatori: dopo meno di 80 minuti la stesa di Novak è completata – “Ho giocato in modo catastrofico“, si lascerà sfuggire ai media serbi a fine partita – una botta che ricorderà a lungo. E che forse ricorderà anche Nadal, per il favore resogli dal rivale che gli permette di giocarsi le residue chance di semifinale con la certezza di conservare la prima posizione di fine anno per la quinta volta in carriera, la seconda da ultratrentenne.

Roger Federer e Novak Djokovic – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

La vittoria di Berrettini su Thiem
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Gruppo Borg, day 1le vittorie di Djokovic e Thiem
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Berrettini: ”Rimanere in top 10 non è il primo obiettivo del 2020”

LONDRA – Le parole di Matteo Berrettini dopo la vittoria con Thiem, la prima di un italiano al Masters: “Mi porto a casa una grande esperienza e un grande… rosicamento per le sconfitte nette”

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Matteo Berrettini, conferenza - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il nostro inviato

Attendiamo il primo italiano della storia che vince una partita al torneo dei Maestri nella solita Interview Room 1, l’unica che ha ospitato la conferenza stampa dei primi 8 del mondo. La Room 2 è riservata il più delle volte ai doppisti e ad eventuali emergenze o imprevisti dell’ultimo minuto. In un’ambientazione meno formale della Main Room del Roland Garros (più simile all’aula Magna di un’Università prestigiosa che a una sala interviste di un grande evento sportivo) e non certo poco capiente, ma nulla di paragonabile alla sterminata Interview Room 1 dell’Arthur Ashe. Divagazioni logistiche a parte, è qui che attendiamo Matteo Berrettini, al solito dopo una corsa tanto tribolata quanto inutile – perché qualche minuto d’attesa c’è anche stavolta.

Le TV internazionali devono attendere molto di più perché intervengono a ruota della conferenza stampa generale, ma già vedere il tennista Prakash Amritraj, figlio di Vijay (giocatore indiano che battè McEnroe nell’84, l’anno in cui John perse solo tre match, ma anche semifinalista in doppio a Wimbledon e capitano di Davis dell’India finalista nel ‘74 e nell’87) pronto per il network dell’ATP, così come i colleghi di Eurosport e di ESPN USA, ESPN International,  Tennis Channel, BBC e Amazon dà subito a l’idea (come l’ha già data a Matteo) del palcoscenico in cui ci troviamo.

 

Berrettini arriva disteso ma con occhio deciso, quasi avesse chiaro cosa rispondere a qualunque domanda, in inglese come in italiano.


L’anno prossimo il tuo obiettivo è mantenere la top 10, ma se ti dicessi preferisci restare nei primi 10 o vincere un 1000 cosa rispondi?
Vincere un trofeo è qualcosa di molto molto speciale. Vincere un Master 1000 significa essere stato il migliore del mondo in quella settimana. Poi se mi chiedi che cosa sceglierei… se mi avessero detto l’anno scorso dopo Roma cosa avrei sperato alla fine del 2019? posso dirti che non è il mio obiettivo restare nella top 10. Voglio migliorare tante cose e non ho la top 10 come obiettivo numero uno, posso anche uscire e rientrarci.

Qual è la cosa che ti è piaciuta di più e quella meno in questo torneo, sotto tutti i punti di vista, sia dentro che fuori dal campo?
La cosa che più mi è piaciuta è l’impianto e la sua atmosfera, l’ambiente del campo è una cosa speciale che non si trova in nessun torneo. Quella che non mi è piaciuta è aver perso due partite su tre.

Qual è la cosa migliore che ti porti a casa da Londra, che non avevi quando sei arrivato?
Un po’ di sano rosicamento, qui ho preso due belle legnate, era un po’ che non le prendevo, vero che le ho prese dai due dei più forti ma rosico, anche se so che mi aiuteranno molto per il futuro.

Il Berrettini di fine 2019 non può che essere contentissimo della sua annata, ma stai pensando alla possibilità di diventare un giorno n.1 del mondo?
Sai, io adesso penso un passo alla volta, ma è anche vero che così come arrivato alle Finals senza nemmeno immaginarlo e mi sono detto ‘se c’è da ballare balliamo’, ora non ci penso ma sono uno ambizioso. Quindi perchè no?

Hai fatto un bel torneo ma non ha qualche rimpianto per esserci arrivato forse un po’ stanco? Non pensi magari ‘se avessi avuto il 10% in più in termini fisici e di testa avrei potuto fare meglio?’
Credo di aver giocato bene le mie partite con Djokovic ho messo il 71% di prime, con Roger ho fatto bene. Non ho rimpianti riguardo al livello fisico e mentale con cui sono arrivato qui. Poi è difficile dire cosa sarebbe successo se avessi avuto il 10% in più.

Tra due anni le Finals saranno a Torino, cosa credi possa essere migliorato in generale?
Qui l’organizzazione e il trattamento che riservano a noi giocatori è fantastica, davvero non saprei dire in cosa si possa fare meglio. A Torino ovviamente spero di esserci e la cosa che più mi stimola è che il Masters 1000 di Roma mi dà una carica come se stessi giocando uno Slam. A Torino sarebbe la stessa cosa.

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