33esima finale Slam per Serena: "Questa volta arrivo preparata". Ma Andreescu vuole il primo Major

Interviste

33esima finale Slam per Serena: “Questa volta arrivo preparata”. Ma Andreescu vuole il primo Major

Bianca giocherà per la prima volta una finale Slam a 19 anni ed è pronta alla battaglia: “Sabato voglio mettere la spunta sul titolo agli US Open”. Williams punta il record di Court: “Avrei potuto superarlo da tempo”

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Serena Williams - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Bianca Andreescu e Serena Williams si contenderanno il titolo dell’Open degli Stati Uniti 2019 sabato 7 settembre. Non c’è stata lotta nella prima semifinale tra la finalista uscente ed Elina Svitolina, mentre le debuttanti Belinda Bencic e Bianca Andreescu hanno giocato due set tiratissimi e la più giovane delle due è riuscita a spuntarla dopo oltre due ore. Serena ha anche eguagliato il record di vittorie a Flushing Meadows, 101, al pari con Chris Evert e avrà l’occasione di agganciare il record di Slam di Margaret Court nella sua decima finale agli US Open.

“In realtà non mi aspettavo molto meno della finale” ha detto dopo la semifinale. “Oggi non ho giocato il mio miglior tennis, ma sono stata solida. Rispetto agli altri Slam in cui ho raggiunto la finale di recente mi sento più preparata. In Australia mi sentivo così bene, ma ho preso una storta alla caviglia; a Wimbledon ho avuto una settimana per prepararmi, ma prima ho dovuto saltare il Roland Garros. Quest’anno ho avuto diversi infortuni, sono stata sfortunata. Avevo bisogno di stare a posto fisicamente“.

Nel 1999 Serena conquistò il suo primo titolo Slam battendo sull’Arthur Ashe Stadium Martina Hingis e venti anni dopo ha la grande chance di vincere – da mamma – il 24esimo torneo Major a quasi 38 anni. Due anni prima, anno in cui l’Arthur Ashe venne inaugurato, fece anche il suo esordio in un torneo dello Slam giocando il doppio con la sorella maggiore Venus. Aveva appena 16 anni Serena e pensava: A 28, 29 anni mi sarò già ritirata. Se qualcuno mi avesse detto che vent’anni dopo avrei giocato la mia decima finale qui, non ci avrei mai creduto!”.

Ma è quel record maledetto, che Serena proverà finalmente a raggiungere dopo tre tentativi falliti a Wimbledon 2018 e 2019 e US Open 2018, che la spinge a continuare? Non mi sarei ritirata neanche se avessi già sorpassato Margaret Court“, ha risposto Williams.Ho avuto così tante occasioni per superarlo e averne molti di più, ma ho vissuto… cinque ere tennistiche con un sacco di giocatrici pazzesche! Guardando a tutta la mia carriera e a tutte le avversarie che ho affrontato, è incredibile aver vinto così tanti Slam”. Ci riproverà, un anno dopo la sconfitta oltremodo analizzata e chiacchierata contro l’esordiente (e ora campionessa affermata) Naomi Osaka. Anche Andreescu sarà al debutto in una finale Major, ma Serena non ha intenzione di ricollegarsi ai fatti di dodici mesi fa: “Non ne ricavo motivazioni in più, non mi è passata per la testa”.

 

Sono ben 18 gli anni di differenza tra le due e non ne aveva nemmeno 18 Serena quando vinse il suo primo Slam a Flushing Meadows. Bianca Andreescu ha raggiunto la sua prima finale Slam a 19 anni dopo i titoli a Indian Wells e a Toronto, dove ha sfidato proprio Serena Williams in finale, approfittando del suo ritiro per infortunio alla schiena dopo appena 19 (guarda caso) minuti. “Un anno fa non avrei mai pensato di raggiungere una finale qui, ma se qualcuno me l’avesse detto un paio di settimane fa penso che ci avrei creduto“, ha ammesso Bianca dopo la vittoria su Bencic con tanta sicurezza di sé. “Non è stata una partita semplice oggi. Belinda colpisce la palla sempre molto forte e piatta. Avevo le ginocchia per terra. Penso che non sia troppo divertente giocare contro di lei, ma questo la rende una grande tennista. Sono contenta di come ho gestito la partita, cambiando sempre il ritmo. Anche sotto 4-1 nel secondo non ho mai mollato”.

Bianca Andreescu – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dodici mesi fa non riuscì nemmeno a giocare il suo primo US Open, uscì nelle qualificazioni al primo round perdendo in due set da Olga Danilovic. Ora si presenta alla prima finale Major senza perdere un incontro sul campo da febbraio. “Ricordo che allora non stavo passando un bel periodo nella mia vita. Avevo problemi con alcune relazioni, con il mio corpo e anche nella mai testa. Giocavo i 25K e i 60K in Canada prima degli US Open. Sono orgogliosa di come ho superato quel momento, penso di aver imparato tanto. Ora sono più forte fisicamente anche dopo aver superato diversi infortuni: ho un grande team attorno a me, compreso il mio fisioterapista”.

In chiusura ha raccontato anche un aneddoto simpatico ai giornalisti: “Quando ho vinto il titolo all’Orange Bowl ho fatto una lista di obiettivi tra i quali c’è la vittoria degli US Open. Da quel momento continuo a tenerlo a mente e se dovessi mettere una spunta sabato su quella voce sarebbe fantastico“.

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Federer: “La Davis così non andrà avanti, ho già programmato il 2020”

Alla vigilia della Laver Cup, Roger parla di tutto con René Stauffer. In dubbio la presenza sulla terra battuta e alle Olimpiadi di Tokyo. Nadal a un passo dal record Slam: “Sono contento per lui, tra noi enorme rispetto”

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Roger Federer - Laver Cup 2019 (foto via Twitter, @rogerfederer)

Lunga intervista rilasciata da Roger Federer al quotidiano svizzero Tages Anzeiger e al suo grande amico e biografo, Rene Stauffer in cui ha parlato della Laver Cup che si gioca questo weekend a Ginevra, del problema alla schiena che l’ha condizionato a Flushing Meadows e della sua programmazione per il 2020. Ma anche di Rafael Nadal che si è portato a un solo Slam dal suo record vincendo per la quarta volta a New York.

La lesione alla schiena: Ho provato fastidio per 10/12 giorni, mi aspettavo che durasse per due o tre, ma sarò pronto per il weekend di Ginevra. Il Palexpo rinnovato è ancora meglio dello United Center di Chicago dell’anno scorso. So che Tony (Godsick) e il suo team non hanno badato a spese, hanno investito molti soldi nella Fan Zone in modo che anche coloro che non hanno accesso alle tribune possano vivere una grande atmosfera. Spero per il meglio non solo per i giocatori ma anche per il pubblico”.

Team Europe, la Laver Cup e lo squilibrio tra le due squadre:“Abbiamo una chat di gruppo su WhatsApp di cui fa parte tutto il team. Sulle squadre, sulla carta siamo favoriti, ma non significa nulla anche perché loro sono favoriti nei doppi. Sia a Praga che a Chicago sono andati vicini a vincere. Prima o poi comunque questo squilibrio cambierà”.

Su Rafael Nadal a un passo dal suo record di Slam: “Io sono felice per lui quando vince come lui è felice per me quando vinco io. Il rispetto tra noi due è enorme. Per quanto mi riguarda, sono profondamente orgoglioso di giocare ancora per vincere Slam alla mia età”.

 

Piqué ha detto che potrebbe giocare la Coppa Davis nel 2020…“Mi pare normale che lo dica e che gli chiedano di me di tanto in tanto ma non è nei miei programmi giocare la Coppa Davis, non c’è nemmeno una discussione a riguardo. Spero che la Davis e l’ATP Cup funzionino bene entrambe e poi magari ATP e ITF si siedano a un tavolo a discutere. La mia opinione è che la Davis così non andrà avanti: 34 dei primi 35 del mondo hanno già confermato la presenza per l’ATP Cup perché ha un posto migliore in calendario”.

La programmazione per il 2020:“Ho già deciso dove giocherò fino a Wimbledon. Abbiamo parlato anche delle Olimpiadi di Tokyo guardando dove si trova in calendario. Devo decidere io perché è la mia carriera, prenderò presto una decisione in merito. Ad ogni modo annuncerò molto prima del solito la mia programmazione per l’anno prossimo”.

E sulla terra battuta resta criptico… “Abbiamo preso una decisione anche su questo con il team…”.

Roger ha anche confermato l’intenzione di tornare a giocare un tour di esibizioni in Sudamerica (Argentina, Colombia, Cile, Messico) dopo le ATP Finals: “Sì, è già stato deciso, lì ho visto un pubblico incredibile, che raramente ho trovato nella mia carriera per questo mi piacerebbe sperimentarlo di nuovo. La mia preparazione nella off-season non sarà compromessa perché inizierà comunque più tardi rispetto al solito, inizierà l’11 dicembre. Non dovrei essere al 100% per l’ATP Cup, ma la priorità è l’Australian Open“.

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Nadal: “Non posso sprecare energie per diventare n.1”

Rafa si racconta dopo il 19esimo Slam: “Non mi sento più vecchio della mia età. Ma devo prendermi cura di me stesso”. Lo spagnolo conferma: i tornei più importanti della vetta della classifica

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Rafael Nadal - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

In una lunga intervista concessa al sito ATP, Rafael Nadal, ora a Maiorca per riprendersi dalla estenuante finale giocata a New York contro Medvedev, ha raccontato le sue sensazioni dopo la vittoria degli US Open per la quarta volta in carriera. Trionfo che lo ha portato ad un solo titolo Slam di distanza dai 20 di Roger Federer, primatista assoluto. L’intervista di Rafa è un seguito ‘spirituale’ di quanto detto in conferenza stampa a Flushing Meadows, con un Nadal apparso molto fatalista ma soprattutto felice. Il tennista spagnolo si rende infatti perfettamente conto dello scorrere inesorabile del tempo e del fatto che il suo fisico sia sempre meno performante rispetto al passato, ma è proprio questo che rende ogni nuova vittoria un pizzico più speciale.

LE LACRIME DEL GUERRIERO“Dovete capirmi, avevo praticamente vinto. Tornando indietro ho ripensato a quando la partita è girata a favore di Medvedev nel terzo set, e a quanto velocemente le cose possano uscire dal mio controllo. La situazione era critica, sono passato dall’essere a un passo dalla vittoria all’essere a un tanto così dalla sconfitta. Mi sono reso conto non solo di quanto abbiamo lottato, ma anche di quanto siamo andati oltre mentalmente e fisicamente, finché non sono riuscito a rompere il muro al suo primo momento di debolezza”.

IL PESO DELL’ETÀ“Non mi sento più vecchio della mia età. Mi sento gli anni che ho: 33. Ho sempre pensato di non sapere quando arriverà la mia ultima vittoria. Ma penso di essere in una buona fase della mia carriera. Sono semplicemente consapevole che con il passare degli anni non posso perdere di vista la realtà. Devi prenderti più cura di te stesso, prendere decisioni più sagge. Quando sei più giovane sei in grado di giocare molte più partite, mentre è importante essere più selettivi man mano che invecchi. Devi riflettere molto su ciò che sarà più utile per prolungare la tua carriera. Se il mio corpo mi permetterà di allenarmi tutti i giorni a livelli alti continuerò a giocare, visto che sento ancora una grande passione per il tennis. Mi piace darmi obiettivi e assaporare il gusto della competizione.

 

PER CHI NON CI CREDEVADimostrare agli altri che si erano sbagliati non è mai stata una mia motivazione, né nel tennis né nella vita di tutti i giorni. Penso che la motivazione e l’ambizione debbano venire da se stessi e non da fuori. Mi circondo di energia positiva e provo a fare il meglio che posso”.

CHE FINALE È STATA“Non ho rivisto la partita! L’ho solo giocata e senza rivederla è difficile commentare. Quando sei là fuori sei teso ed è impossibile pensare ad altro oltre a quello che devi fare per vincere. La finale aveva sicuramente tutti gli ingredienti necessari per essere una partita avvincente e straordinaria che non sarà dimenticata presto, ma dovrei rivederla dall’inizio alla fine per dare il mio verdetto su dove si colloca tra le mie migliori partite. Sicuramente è tra i momenti più soddisfacenti della stagione, ma la cosa che mi rende più soddisfatto è come mi sono ripreso da Barcellona. Tra Barcellona e Montecarlo ho giocato malissimo (eliminato da Thiem e Fognini in semifinale) e sono orgoglioso di come sono riuscito a riprendermi mentalmente da quei due tornei”.

Rafael Nadal – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

IL NUMERO 1“Il mio obiettivo è essere competitivo il più a lungo possibile nei grandi tornei, e per esserlo devo costringermi a giocarne meno. È vero che essere il numero 1 di fine stagione non è il mio obiettivo principale, anche se ovviamente mi piacerebbe. Non posso sprecare energie per diventarlo, devo concentrarle nell’allenarmi e per quando dovrò giocare. Se poi il numero 1 sarà una conseguenza di quello, ben venga, ma anche se non dovessi finire da numero 1 sarebbe comunque una grandissima annata per me”.

PROGRAMMAZIONE“Sono stanco. La verità è che non mi sono ancora completamente ripreso. Sono tornato a casa e abbiamo già fatto un piccolo lavoro di recupero. Sto riguadagnando le forze a poco a poco. A livello mentale mi basta riposare. Quando finisci una partita del genere devi recuperare facendo tutti gli step necessari per essere sicuro di riprenderti al meglio È troppo presto per elaborare i piani, perché dopo la finale non ho avuto la possibilità di discutere le varie questioni con la mia squadra. Dovrò vedere come risponderà il mio corpo, ma sicuramente la Laver Cup è cerchiata in rosso nel mio calendario”.

LA NEXT GEN “Il cambio della guardia che doveva esserci da anni è stato più lento del previsto, la vecchia guardia ha resistito per anni, ma i pilastri come Ferrer hanno cominciato a passare il testimone. La verità è che io, Roger e Novak abbiamo vinto così tanto negli ultimi 14 anni, e siamo ancora al top del ranking. Ora ci sono Auger-Aliassime, Shapovalov, Berrettini, Khachanov, Medvedev, Zverev e Rublev. Sono giocatori formidabili e la logica suggerisce che la nuova generazione sia già qua. Stanno attirando molta attenzione mediatica ed alcuni di loro sono già nella top 10. A parer mio sentiremo sempre più parlare di loro.

LA GIOVANE SPAGNA“Penso che quanto fatto dalla precedente generazione sia difficilmente replicabile. La federazione spagnola compete con quelle che organizzano gli Slam e i grandi tornei come gli Internazionali di Roma e la Rogers Cup. Hanno tutte un budget più alto della nostra federazione. Durante questi anni del boom mediatico del tennis in Spagna abbiamo fatto l’errore, come federazione, di non riuscire a capitalizzare questa popolarità nei tornei che ospitiamo. In modo da poterli rendere allo stesso livello di quelli che ho appena citato, così da poter generare annualmente più fondi con cui finanziare lo sviluppo dei giovani. Nonostante ciò, vedremo come si svilupperanno i nostri nuovi talenti come Carlos Alcaraz Garfia, Pedro Martinez e Jaume Munar.

UN ESEMPIO PER GLI ALTRI “Cerco sempre di essere me stesso e di fare le cose che mi sembrano giuste. Applico le lezioni che la mia famiglia mi ha dato fin da quando ero ragazzo. I ragazzi possono osservare le cose che fanno i loro idoli e provare a emularli. Allo stesso modo, si ha il potere di evitare comportamenti distruttivi. Mi sforzo sempre di prendere quello che è positivo e ho la consapevolezza di evitare ciò che potrebbe abbattermi. Mi fa molto piacere sapere che ciò che faccio può aiutare e ispirare gli altri. Dobbiamo tutti alzarci per andare al lavoro, combattere qualunque cosa la vita ci ponga davanti e mantenere una visione positiva, e se ciò che faccio in qualche modo ispira qualcuno a farlo, è gratificante. Non c’è niente di più soddisfacente per me che far sentire gli altri più potenti o risollevargli il morale”.

Traduzione dell’intervista e articolo a cura di Giorgio Di Maio

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Intervista a Travaglia: “Fuori dal campo? Tutto tranne il tennis!”

GENOVA – Stefano si racconta a Ubitennis dopo la sconfitta all’AON Open Challenger. “Mi sto impegnando per essere più aggressivo e andare a rete”

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Stefano Travaglia - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Stefano Travaglia non è una figura appariscente del tennis azzurro. Con umiltà ha costruito il suo gioco, non proprio esplosivo, ma dotato di solidi fondamentali, di un buon servizio e di un’ottima lettura tattica: con queste armi ha conquistato quattro titoli Challenger in carriera, di cui due proprio quest’anno (Sopot e Francavilla) che gli hanno permesso di issarsi fino al best ranking di numero 79 del mondo, raggiunto nel mese di agosto.

Magari i più lo ricordano per quel primo turno agli US Open 2017, quando partendo dalle qualificazioni sconfisse Fabio Fognini in una partita passata agli annali per la vicenda degli insulti di Fabio al giudice di sedia. Magari in molti nemmeno lo conoscono, offuscato un po’ dai tanti protagonisti, anche giovanissimi, dell’attuale movimento del tennis azzurro. Per intenderci, se Travaglia si chiamasse Stefania invece di Stefano sarebbe la n.2 d’Italia e presenza fissa in Fed Cup.

Incontriamo il tennista classe 1991 a Genova, dove ha giocato all’AON Open Challenger di Valletta Cambiaso, battendo Bagnis al secondo turno e Zeppieri negli ottavi, inciampando nei quarti contro Lorenzo Sonego, che si è poi laureato campione superando in finale Davidovich Fokina al tie-break decisivo.

Parlando con Stefano abbiamo subito l’impressione di trovarci di fronte un ragazzo con una bella testa, dentro e fuori dal campo, oltre che cordiale ed educato: se è vero che non tutti i tennisti si concedono volentieri alle penne del tennis, è altrettanto vero che con Travaglia si chiacchiera volentieri e gli argomenti non gli mancano.

 

Partendo dal Challenger di Genova, Stefano si dice soddisfatto della settimana e del tennis espresso, e ci racconta di trovarsi molto bene qui: È il miglior Challenger che ci sia e in Italia noi giocatori respiriamo sempre un’atmosfera speciale. Ha forse qualcosa da recriminare nella partita contro Sonego, in cui probabilmente avrebbe potuto fare qualcosa di più, ma a fine stagione si è sempre un po’ un po’ stanchi… e che stagione quella del tennista di Ascoli Piceno! Due main draw degli Slam raggiunti, i titoli a Francavilla e Sopot, e i primi quarti di finale ATP nel torneo di Umago, dove ha sconfitto un Thomas Fabbiano in grande spolvero.

Sono molto soddisfatto della stagione, per come ho giocato e per come sono migliorato. Mi ero posto l’obiettivo di entrare nei primi 100 e ora sono al n.79 del ranking, con ancora una parte di stagione da giocare. Parteciperò infatti ancora a 6-7 tornei da qui alla fine dell’anno, cercherò di giocare ogni partita al massimo e fare più esperienza possibile”.

Gli chiediamo su cosa stia lavorando in particolare: “Per fare un ulteriore salto di qualità, sto lavorando sull’intensità che metto in ogni punto della partita. A livello tecnico sul servizio, perché è il colpo con cui ti costruisci il punto, e sto consolidando il dritto. Sto anche cercando di rendere più solido il rovescio e di variare le rotazioni, giocandolo spesso in slice. E soprattutto mi sto impegnando per essere più aggressivo e andarmi a prendere il punto a rete: dato che è nel mio repertorio, devo farlo più spesso”.

Rispetto ai giovani emergenti italiani, ci racconta di aver giocato questa settimana contro Zeppieri e quella passata contro Musetti. Nonostante li abbia battuti entrambi, ha ammesso di vedere in entrambi grande potenziale: “Sono già molto avanti come livello di gioco. Certo dovranno ancora fare esperienza, sono giovanissimi, ma è questione di tempo, direi più di mesi che di anni. Possono inserirsi nel circuito ATP molto presto.

Infine, in poche parole com’è Stefano Travaglia fuori dal campo? Mi piace fare di tutto tranne giocare a tennis! Andare al mare, ma anche in montagna, stare a casa e trascorrere del tempo con la mia famiglia e la mia ragazza. È necessario staccare un po’ dal mondo del tennis anche per rendere bene in campo, perché si rischia di esaurire le energie. La vita sul circuito mi piace, mi piace viaggiare e logicamente amo giocare a tennis, ma ho bisogno anche di momenti di stop: occorre imparare a conoscersi e valutare quando è il momento giusto per fermarsi”.

E lui di stop, purtroppo, ne ha già avuti e dovuti affrontare parecchi, a causa di numerosi infortuni da cui ha sempre saputo rialzarsi, con tanto lavoro e con quella sobrietà che lo caratterizza.

A cura di Paola Farina

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