Quali saranno gli scenari principali del tennis maschile dopo gli US Open? 

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Quali saranno gli scenari principali del tennis maschile dopo gli US Open? 

L’OPINIONE – I tre tenori, i giovani rampanti, la caccia ai record. Ecco cosa ci propone il menù del tennis in vista del 2020

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Il russo Daniil Medvedev rappresenta davvero l’antitesi e l’antidoto alla dittatura categorica della biomeccanica e della tecnicocrazia dogmatica. Infatti, oltre non essere minimamente compreso, viene sistematicamente sminuito perché non aggrada quella concupiscenza generalizzata di “highlights” e colpi di destrezza spettacolarizzanti, spesso fini a sé stessi, tanto cari alla diffusione mediatica. Paradossalmente, anche qualora il russo dovesse vincere lo US Open, farebbe comunque meno notizia di un “tweener” di Nick Kyrgios.

Questa grottesca sciocchezza, veicolata dall’opportunismo da cassetta, ha alimentato nel tempo la diffusione dell’ignoranza globalizzata, per la quale, il mantra del gioco è eccezionalmente divenuto il “tweener non forzato”. Si tratta di un processo disastroso, nascosto in questi anni da tre favolosi tenori capaci di far vendere a chiunque la sabbia nel deserto. Purtroppo l’impossibilità di restituire giovinezza a Federer, Nadal e Djokovic, obbligherà l’ambiente a un ribaltamento copernicano. Quindi, per espletare il compito, tornerà fondamentale il supporto della cultura, l’aspetto oggi più vergognosamente discriminato dalla maggioranza dei network. 

Nel contempo, il tour e il colossale giro d’affari che orbita attorno al tennis verrà posto in sicurezza. In questo modo, Nadal e Djokovic attaccheranno il record Slam di King Roger, impegnato a superare il primato di Connors e la complicata digestione della sconfitta patita nell’ultimo Wimbledon. Rimembro, inoltre, come Rafael e Novak, vincendo a Melbourne il primo a Parigi il secondo, potranno raggiungere le vette di Roy Emerson e di Rod Laver. Unici tennisti con due Career Slam all’attivo. Questi temi, almeno per i prossimi due anni, faranno leva in via principale sul grande pubblico, catalizzando il suo interesse, nella speranza che maturi qualcosa all’orizzonte.

Infine, tra le novità risalta quella di Matteo Berrettini. L’azzurro potrebbe costituire il fattore in grado di contenere le aspettative. Infatti, se Matteo riuscirà a completare il suo gioco migliorando spostamenti, risposta e gioco al volo, allora il tennis mondiale avrà trovato un nuovo interessante testimonial. Un tennista non certo del rango dei tre tenori, ma dalle concrete possibilità di potersi stabilizzare nella top ten. Una giovane “new entry” di bella presenza, dai modi garbati. Autentico gentiluomo capace di contrapporsi alla maleducazione generalizzata, quanto accettata, che ha portato il tennis verso la deriva dello sport da pedata.

Ricordiamo, invece, le parole di Antonio Scaino da Salò, primo autore a codificare le regole dei giochi di palla nel 1555, alla corte di Alfonso II duca D’Este. Della Pallacorda, vero antesignano del tennis, scriveva: “Il giuoco di intelletto e destrezza per eccellenza”. Eredità e radici preziose che a mio parere non dovrebbero andare disperse.

Nato a Milano nel 1963, Luca Bottazzi è un ex giocatore professionista di tennis, attuale docente universitario, studioso, insegnante, autore di libri, opinionista e commentatore televisivo

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Buon compleanno a Justine Henin, regina del Roland Garros

Nel giorno del suo compleanno, riviviamo la storia d’amore tra la belga e lo Slam parigino

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Justine Henin - Roland Garros 2007

Quella tra Justine Henin e il Roland Garros è una grande storia d’amore. Uno di quegli amori che sembra scritto nelle stelle. E che trova conferme nella realtà, una dopo l’altra. Quelle che gli scettici chiamerebbero coincidenze e che quelli più inclini al romanticismo chiamerebbero indizi. 

Il primo porta la data del 1 Giugno 1982. Come da tradizione, in quei giorni, a cavallo tra maggio e giugno, è in corso di svolgimento lo Slam parigino. Quell’anno il torneo di singolare femminile se lo aggiudica per la prima volta Martina Navratilova, una delle migliori tenniste di ogni epoca, con 18 Major vinti in singolare in carriera. A poco meno di 300 chilometri da Parigi, a Liegi, città della Vallonia (regione francofona del Belgio), nasce la piccola Justine, terza di quattro figli. Non passerà molto tempo per vedere la piccola tenere una racchetta in mano su un campo da tennis. Rigorosamente una mano, quella destra, anche di rovescio. Una predisposizione naturale la sua, che la porta a distinguersi da tutte le sue coetanee. Non solo nel suo paese.

La seconda “coincidenza” nel rapporto speciale che lega Justine e il Roland Garros porta la data del 1992. Insieme alla madre, Henin è sugli spalti per seguire la finale del torneo femminile. Il match è uno dei 15 episodi della rivalità tra la tedesca Stefi Graf e la jugoslava Monica Seles, una delle più celebri della storia accese della storia recente del tennis femminile. Resa ancora più celebre dal folle gesto di un fan della Graf che pugnalò la Seles ad Amburgo del 1993. La tennista balcanica veniva da due vittorie consecutive a Parigi, la prima ottenuta proprio a scapito della rivale tedesca. Sotto gli occhi di una giovanissima Henin, Seles realizza la sua tripletta, conquistando l’incontro per un soffio, al termine di un epico terzo set, conclusosi per 10 game a 8.

 

“Ero a pochi metri dal campo. Dissi a mia mamma: ‘ un giorno sarò anche io lì e vincerò il torneo’. Lei mi ha guardato come a dire: ‘ sì sì sogna pure’. Ma io ero convinta e determinata a farcela. Non c’erano dubbi. Era il mio destino”, ha raccontato la tennista vallona. E non ci sarebbe riuscita solamente una volta, ma ben quattro. 

Cinque anni dopo, in effetti, Justine vince già un torneo al Roland Garros. È quello riservato alle giovani promesse. In finale, la belga si impone sulla tennista dello Zimbabwe Cara Black, di tre anni più “vecchia” di lei. Dopo aver perso il primo set per 6-4, Justine fa suoi i due successivi parziali e conquista il titolo. È la prima belga a riuscirci da quando esiste la competizione juniores a Parigi.

Già nel 1999, a 17 anni, da wild card, Henin riesce a superare le qualificazioni ed entrare per la prima volta nel tabellone principale. Al secondo turno trova la n.2 del mondo Lindsay Davenport. La trascina anche al terzo set ma alla fine si deve arrendere alla maggiore esperienza dell’avversaria. 

Per il primo significativo epxloit di Justine sui campi in terra rossa di Bois de Boulogne bisogna attendere giusto un paio di anni. Da testa di serie n.14 e n.16 del ranking mondiale, Justine approda in semifinale nel 2001 facendo fuori senza perdere nemmeno un set una serie di avversarie meno quotate di lei. Ad aspettarla in semifinale c’è un’altra belga, di un anno più giovane di lei, Kim Clijsters. Nonostante condividano la stessa nazionalità, le due non potrebbero essere più diverse. Henin vallona, Clijsters fiamminga. Henin introversa, Clijsters estroversa. Rovescio ad una mano contro rovescio bimane. Tennis del passato, tutto tecnica e talento, contro tennis del futuro, fatto di potenza e atletismo. Henin vince il primo set e va avanti di un break sul 4 a 2 nel secondo. Clijsters non si dà per vinta, rimonta e alla fine strappa lei il pass per la finale, conquistando il parziale decisivo per 6-3. Una delusione cocente per Justine. Ma come in tutte le storie d’amore, anche nella sua con il Roland Garros, c’è spazio per un po’ di sofferenza e per un po’ di attesa. Ma non troppa.

Le lacrime di dolore si trasformano in lacrime di gioia già nel 2003. Henin affronta il torneo da n.4 al mondo. Senza troppe difficoltà, fatta eccezione per il match di ottavi contro la svizzera Patty Schnyder, agguanta la semifinale. Lì il tabellone la mette di fronte alla n.1 al mondo, una dominante Serena Williams, che veniva da quattro (ripetiamolo, quattro) vittorie Slam consecutive. Una striscia iniziata un anno prima a Parigi, in quello che doveva essere lo Slam meno favorevole al tennis muscolare della statunitense. Nonostante la sua classifica e l’attitudine al torneo, Justine arriva dunque al match contro Serena da netta sfavorita. Ci si chiede come possa colmare il gap fisico con Serena. Ma nella più classica delle riedizioni dello scontro tra Davide e Golia, Justine, sostenuta dal pubblico francese, riesce ad imporsi al terzo set con il punteggio di 6-2 4-6 7-5. In finale, si prende una pesante rivincita su Clijsters e realizza il suo sogno di bambina: vincere il Roland Garros. 

“È stato molto emozionante. Ho dato tutto in quell’incontro”, ha raccontato Henin riguardo alla finale. Peccato che a vederla non ci fosse sua madre. “Quando è successo mia mamma però non era lì. Era già morta. Ma sentivo di dover mantenere la promessa fatta con lei. Per questo mi sono emozionata molto”. Ne vincerà altri tre di Roland Garros, consecutivi, dal 2005 al 2007, uno in più di quella Monica Seles che aveva vistro trionfare a dieci anni. E di Serena Williams tanto per fare un nome. Nell’albo d’oro, a partire dall’era Open, è attualmente dietro solo Chris Evert, Margaret Court e Steffi Graf come numero di successi. Oltre ai quattro trionfi parigini, Henin ha vinto in carriera anche due US Open (2003, 2007), un Australian Open (2004) e la medaglia d’oro alle olimpiadi di Atene. Ma il suo nome rimane indissolubilmente legato ad un torneo: il Roland Garros. Quello durante il quale festeggia sempre il compleanno. E dove ha avuto diverse altre cose da festeggiare nel corso della sua carriera. Auguri Justine!

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Con Djokovic nei Balcani o da Mouratoglou, dai Murray o da Binaghi: tutto il tennis di giugno

Il tour dei balcani di Djokovic, gli Assoluti italiani di Binaghi… e quelli britannici con Andy Murray. Mentre Mouratoglu sta facendo le cose in grande. Riassumiamo gli appuntamenti semi-ufficiali di questo mese

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Novak Djokovic e Dominic Thiem - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Mentre il mondo del tennis resta in trepidante attesa per le sorti di US Open e Roland Garros, la voglia di tennis giocato non lascia indifferente nemmeno gli appassionati puristi che detestano le esibizioni, Laver Cup in primis – la cui edizione 2020 è stata rinviata di un anno. In una situazione di stop forzato e ininterrotto, senza certezze di rivedere tornei ufficiali in questo disgraziato 2020, qualunque sorta di surrogato, esibizione, comparsa dei giocatori in una parvenza di torneo diventa ossigeno puro. Vediamo allora cosa ci aspetta nel mese di giugno, ben consapevoli che qualcosa si è già mosso anche per il mese di luglio (con Thiem indiscusso protagonista).

Una premessa: per il momento, tra i top 10, non hanno comunicato l’intenzione di prendere alcun impegno sul campo superiore all’allenamento Nadal, Federer, Medvedev e Tsitsipas. Rimane un po’ nel limbo Berrettini, che avrebbe dovuto giocare a West Palm Beach e si è tirato indietro causa caviglia.

13 GIUGNO-5 LUGLIO – ADRIA TOUR, IL TORNEO DEI BALCANI DI NOVAK DJOKOVIC
Il n.1 del mondo ha organizzato un torneo di beneficienza a partecipazione gratuita, l’Adria Tour, per il quale è confermata la presenza di Zverev, Thiem e Dimitrov. La particolarità, che deriva dalla politica molto aperta della Serbia in termini di eventi sportivi, è che la prima tappa di Belgrado dovrebbe essere aperta al pubblico.

PARTECIPANTI
Novak Djokovic
Alexander Zverev
Dominic Thiem
Grigor Dimitrov 
Marin Cilic
Borna Coric
Filip Krajnovic

Non è stato confermato sui social del torneo, ma dovrebbero partecipare anche Lajovic e Troicki oltre al bosniaco Dzumhur, protagonista con Nole dell’esibizione conclusiva.

 
  • 13-14 Giugno – Belgrado (Serbia, col pubblico): Zverev, Thiem, Dimitrov
  • 20-21 Giugno – Zara (Croazia)
  • 27-28 Giugno – Montenegro
  • 3-4 Luglio – Banja Luka (Bosnia)
  • 5 Luglio – Sarajevo (Bosnia): Match di esibizione tra Djokovic e Dzhumur

Ad ogni tappa prenderanno parte otto giocatori, divisi in due gruppi da quattro, coi vincenti che si sfidano in finale. Le partite saranno al meglio dei tre set con corti a quattro game, sul modello NextGen.

13 GIUGNO-12 LUGLIO – Il TORNEO DI MOURATOGLOU, Ultimate Tennis Showdown (UTS)

PARTECIPANTI
David Goffin
Felix Auger-Aliassime
Dustin Brown
Lucas Pouille
Benoit Paire
Alexei Popyrin

All’evento avrebbe dovuto partecipare anche Fabio Fognini, ma l’operazione alle caviglie lo estromette dalla contesa.

Nelle intenzioni si dovrebbe giocare per cinque week-end consecutivi, da sabato 13 Giugno a domenica 12 Luglio: 50 match complessivi, 10 a settimana (cinque al sabato e cinque alla domenica). Quello che sembra a tutti gli effetti, conoscendo l’intraprendenza (per usare un eufemismo) di Patrick Mouratoglu, un torneo volto ad aprire la costituzione di una vera e propria nuova lega, nonostante le rassicurazione del coach di Serena Williams e Tsitsipas, scatterà sabato 13 Giugno salvo nuovi rinvii.

Auger-Aliassime, l’ultimo tennista ad aver confermato la sua presenza

Vista la situazione molto provvisoria tra leggi nazionali ed internazionali, e considerata l’intenzione di Mouratoglou di dare seguito all’evento per tutta la stagione, format, numero di giocatori e durata della manifestazione sono informazioni molto vaghe. Sul sito ufficiale, si legge che al momento si vogliono includere dieci giocatori (due top 10, quattro dei primi 30, due Next Gen e due dei primi 150 del ranking), inizialmente scelti sulla base della classifica ATP sebbene rimanga un torneo a inviti.

Quel che è noto è che alla fine dei 50 match ci sarà una fase finale “thrilling– così scrive il sito – quindi aspettiamoci molta fantasiosità e poca meritocrazia, sul modello della Laver Cup. Forse è proprio quello che serve in un periodo così, sebbene esista il rischio che nel tentativo di evolversi il tennis finisca per stravolgersi, anche perché è possibile che il circuito UTS sarà ancora in auge dopo la ripartenza del circuito. Il primo match previsto è Goffin-Popyrin, sabato 13 Giugno.

21 GIUGNO – CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI + TORNEO INTERNAZIONALE (29 GIUGNO)

PARTECIPANTI
Salvatore Caruso
Federico Gaio
gli altri da definire

Todi ospiterà il ritorno, dall’ultima edizione svoltasi nel 2005, dei Campionati italiani assoluti. Sono in programma sia i campionati individuali maschili che femminili, rispettivamente con 32 giocatori e 16 giocatrici in tabellone. Dal momento che l’attività agonistica sportiva deve attendere il via libera del Governo, al momento è nota solo la sede di Todi e la data aggiornata al 21 Giugno. Non sono noti i nomi dei partecipanti, a parte le conferme di Caruso e Gaio e la certa assenza di Fognini, che si è operato a entrambe le caviglie e starà fuori un paio di mesi. Vedremo se Berrettini – ancora in Florida – e Sinner saranno al via.

Nelle ultime ore è arrivata anche la conferma, tramite comunicato, che a partire dal 29 giugno si giocherà un secondo evento del MEF Tennis Tour aperto anche a tennisti stranieri sui campi di Perugia.

Challenger Barellona – Salvatore Caruso foto da Twitter @SanchezCasal

23-28 GIUGNO – GLI ASSOLUTI DI GRAN BRETAGNA DI JAMIE MURRAY, Battle of Brits

PARTECIPANTI
Andy Murray
Dan Evans
Kyle Edmund
Cameron Norrie
Jay Clarke
Liam Broady
Jack Draper
James Ward

Jamie Murray si è mosso come il migliore PR per coinvolgere, con tanto di gruppo WhatsApp, i suoi connazionali per mettere in piedi una sorta di Assoluti del Regno Unito. Il nome evoca una contesa pugilistica: “Battle of the Brits”. Il ricavato andrà in beneficienza per il servizio sanitario britannico (NHS, che ha avuto come paziente eccellente il primo ministro Boris Johnson, pesantemente affetto da COVID-19). Si tratta di un‘esibizione a porte chiuse indoor, trasmessa in diretta streaming da Amazon Prime, che prevede di raccogliere almeno 100.000 sterline per l’NHS, ma ci sarà anche un montepremi per i giocatori ancora da definire. Il torneo si disputerà dal 23 al 28 Giugno e sarà sul modello delle ATP Finals, garantendo ai giocatori almeno tre match (quindi aspettiamoci due gironi e semifinali e finale, con tanto di ragionieri e pallottoliere per calcolare possibili abbinamenti ed eliminazioni).

Di sicuro sarà da non perdere perché tra i partecipanti di sarà Andy Murray, oltre a Dan Evans, Kyle Edmund e Cameron Norrie, Jay Clarke, Liam Broady, Jack Draper, James Ward. “Andy può verificare il recupero della sua anca”, ha detto suo fratello Jamie. Il campione di Wimbledon 2013 e 2016 è fermo da tre mesi per un problema conseguente all’operazione all’anca del Gennaio 2019, decisa da Murray dopo lo struggente match agli Australian Open contro Roberto Bautista Agut.

Jamie, autentico promoter dell’evento, ha sottolineato che i giocatori sono eccitati all’idea di sfidarsi per la prima volta tra loro con un titolo in palio. Insomma, questi Assoluti britannici qui hanno molto appeal, anche perché il periodo è quello di Wimbledon. Quel furbacchione di Binaghi, in caso Roma dovesse saltare e gli Assoluti non attirare i migliori, è facile che le proverà tutte imbastire un torneo sulla terra di Roma a Settembre con i migliori tennisti italiani, sperando nel pronto recupero di Fognini. Dovrà però vincere la concorrenza di Madrid, come spiegato da un editoriale del direttore; noi di Ubitennis per primi lo appoggeremmo.

ESIBIZIONI LOCALI

Tenendo a mente che ormai da diversi giorni sui campi di Bradenton si giocano le International Tennis Series e sempre negli Stati Uniti compaiono qui e là altre esibizioni – come il MatchPlay 120, sia maschile che femminile – e che in alcune nazioni europee come l’Austria (dove Thiem è ovviamente sceso in campo, e vi tornerà proprio oggi) sono partiti mini-tornei tra giocatori locali che si snodano nell’arco di più giorni, anche in altri paesi d’Europa è previsto del tennis a giugno.

Sicuramente in Repubblica Ceca, dove all’esibizione vinta da Kvitova e Vrbenský farà seguito dal 13 al 15 giugno un evento di beneficenza con due squadre capitanate da Kvitova e Pliskova.

In Croazia si giocherà il ‘Croatian Premier Tennisdal 4 al 7 giugno, per iniziativa di Donna Vekic, con partite sia maschili – ci saranno Cilic e Coric – che femminili. In Serbia, oltre alla tappa del circuito messo insieme da Djokovic, si giocherà anche dal 15 giugno a Belgrado un evento misto organizzato da Tipsarevic, che oltre a tennisti serbi vedrà la partecipazione di Coric, Dzumhur e Basilashvili al maschile, Zidansek, Begu e forse anche la nostra Jasmine Paolini al femminile.

Si dovrebbe giocare anche indoor in un’accademia in Russia, a Khimki (non troppo lontano da Mosca), con la partecipazione di diversi top 100. Mancano le date, ma l’intenzione c’è. La voglia di tennis è forte ovunque.

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Editoriali del Direttore

Madrid e Roma con tabelloni da 48 giocatori e finali al martedì

Per salvare entrambi i Masters 1000, anche in caso di disputa dell’US Open e aspettare i big, ecco le soluzioni di compromesso. Montepremi pesantemente ridotti per tutti. Il 15 giugno la data ultima per la decisione finale?

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Il campo centrale del Foro Italico a Roma 2019 (foto Twitter @InteBNLdItalia)

Ogni giorno la situazione del calendario tennistico sembra evolversi. Le varie ipotesi di programmazione estiva e post estiva si succedono a velocità vertiginose.

Solo 24 ore fa ho scritto un lungo e circostanziato articolo sulla situazione dell’US Open che condiziona un po’ tutto il calendario a venire, sui possibili riflessi su Madrid e Roma se a New York si dovesse giocare regolarmente (più o meno…) l’US Open.

Infatti sono emerse novità che paiono cambiare certi scenari, anche per Madrid e Roma i cui montepremi e tabelloni verrebbero ridotti sensibilmente (il 40 o 50% di montepremi in meno per draw limitati a 48 tennisti, con 16 bye) e le cui finali non si disputerebbero più di domenica, ma al martedì con alcune regole imposte ai vari tornei a protezione della copertura televisiva delle stesse finali.

 

Del resto anche i virologi paiono dirne di nuove tutti i giorni, spesso contraddicendosi fra loro e perfino con se stessi. Il mondo del tennis non può farvi eccezione.

Intanto pare trapelare – così si suol dire – un diverso ottimismo ovunque, quasi che si fossero diffuse globalmente le sensazioni di un coronavirus progressivamente meno letale (come del resto è quasi sempre successo con l’arrivo dell’estate).

Avevo segnalato che negli Stati Uniti si era fortemente caratterizzata la volontà di dar luogo all’US Open e lo conferma quanto ha detto la CEO dell’USTA Stacey Allaster pur a seguito di una cauta premessa “Non abbiamo preso alcuna decisione, ma tutto è…fluido”.

La Allaster, in un’intervista concessa telefonicamente allìAssociated Press, fa tuttavia capire che nel caso si decida entro il 15 giugno (questa pare per tutti la data limite) di confermare la disputa dell’US Open, l’USTA sa già dove andrà a parare.

In sintesi, ma meglio leggere il ben più esteso articolo illustrativo di Vanni Gibertini, si prevedono voli charter per trasportare i giocatori con team ristretti e solo da certi aeroporti (Roma e Milano non ci sono fra quelli…), test COVID-19 prima dell’inizio del viaggio, controlli quotidiani delle temperature al National Tennis Center di Flushing Meadows. Scartate fantasiose ipotesi tipo Indian Wells etcetera. Porte chiuse al pubblico. Pochi officials, spogliatoi chiusi nei giorni di allenamento.

Ma torno su Madrid e Roma. La deadline per tutte le decisioni sembra essere stata fissata per il 15 giugno. Se il virus ci avesse dato tregua in Europa e non a New York non ci sarebbero problemi né per Madrid né per Roma. Madrid potrebbe disputarsi poco dopo inizio settembre, Roma subito dopo.

Altrimenti l’ultima idea è quella di prolungare la durata di Madrid, che potrebbe cominciare nei primi giorni della settimana che va dal 14 settembre al 20, ma per concludersi martedì 22. Ciò consentirebbe, con un tabellone di 48 tennisti e 16 bye, di attendere gli eventuali finalisti di New York per diversi giorni in più. In teoria questi potrebbero scendere in campo per il loro primo turno (secondo del torneo) giovedì 17 o perfino venerdì 18. Ci sarebbero cinque giorni utili a portare avanti il torneo (che ha tre tetti retraibili in caso di pioggia), da venerdì a martedì.

Nel frattempo gli Internazionali d’Italia avrebbero potuto avere il loro regolare svolgimento, cominciando anche di lunedì 21 o martedì 22 settembre, ma a protezione dei diritti tv di Madrid, nel giorno della finale castigliana (martedì 22) Roma per un giorno non dovrebbe poter mostrare le sue partite in tv. O forse potrebbe essere tenuta a un black-out televisivo solo per quelle partite in contemporanea con la finale di Madrid (l’anno scorso a Madrid la finale femminile fu giocata di sabato, il giorno prima rispetto a quella maschile, mentre Roma le fa giocare nella stessa giornata).

Le finali di Roma dovrebbero giocarsi lunedì 28 settembre, in contemporanea con il secondo giorno del Roland Garros. Per l’Italia non ci dovrebbero essere problemi di conflitti televisivi: i Masters 1000 sono diffusi da Sky, il Roland Garros da Eurosport.

Parigi e Roma, Federtennis Francese e ATP con Federtennis Italiana dovrebbero quasi certamente trovare un accordo per non darsi fastidio per problemi di diritti tv. E’ una situazione d’emergenza e tutti dovrebbero capirlo. Giocatori compresi: a loro si chiede di rinunciare a un bel po’ di montepremi – un sacrificio che gli organizzatori vorrebbero del 50%, forse si metteranno d’accordo sul 40% o anche sul 35% – ma va trovata una soluzione anche per quei giocatori che sarebbero entrati nei tabelloni a 56 o 64 giocatori e invece adesso ne saranno fuori. Ma insomma, pare che la buona volontà, anche fra interessi contrastanti, finirà per prevalere.

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