Look like a star? Il meglio e il peggio degli outfit dello US Open 2019

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Look like a star? Il meglio e il peggio degli outfit dello US Open 2019

Lo Slam newyorkese è fatto per osare tra colori sgargianti e fantasie molto vistose. Qualche outfit ha colpito nel segno. Altri invece sono stati da dimenticare

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Coco Gauff e Naomi Osaka - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dei quattro major, lo US Open è senza dubbio quello più chiassoso e grintoso. L’atmosfera elettrica ed euforica della Grande Mela si estende fino a Flushing Meadows; spazio dunque a musica, festa e colori, anche in campo. I tennisti a New York non sono solo atleti ma delle vere e proprie star e i campi da tennis un palcoscenico dove brillare, accendere il pubblico e portare l’adrenalina a mille. Per questo, anche le mise devono conformarsi alla scenografia dell’evento: ecco dunque che i vari brand di abbigliamento propongono per l’occasione i modelli più originali e imprevedibili, con tanto di abbinamenti cromatrici insoliti e colori accesi. Ma, se a volte originalità e vivacità si rivelano scelte azzeccate, c’è il rischio che l’estetica lasci un po’ a desiderare…

Serena Williams (Nike)

Serena Williams US Open 2019 (Foto Twitter @USOpen)

Laura Guidobaldi: ennesimo inciampo di Serena in una finale Major e il record dei 24 Slam resta ancora un miraggio. La regina del tennis mondiale (per ora non è più n. 1 ma i suoi 23 Slam le permettono di diritto di essere considerata tale) nel momento cruciale manca ancora una volta di lucidità ed equilibrio e si fa travolgere dalla giovane furia canadese Bianca Andreescu. E sembra quasi che questa mancanza di discernimento coinvolga anche il suo stile. Dopo il completino “da spiaggia” di Parigi e quello decisamente kitch di Wimbledon, ecco che Serenona agli US Open opta per un doppio outfit a maniche lunghe, superattillato e accollato, il cui effetto è un po’ quello di una seconda “pelle”.

Ma, se la variante viola si salva in extremis, aggraziata da un ampio e classico gonellino, la versione total black è decisamente inappropriata e, diciamolo pure, antiestetica. Infatti si tratta di una tutina-body con tanto di shorts, anch’essi attillatissimi, un po’ come quelli che vengono indossati sotto i gonnellini da tennis solo che, in questo caso, niente gonna. Certo, agli US Open si deve osare ma il completo nero sfoggiato dalla Williams è senza dubbio un autogol. Fortunatamente, almeno per la finale, Serena ha accantonato la sgraziata minitutina indossando il modello viola con la gonna. Che poi, anche sulla scelta della tinta viola ci sarebbe da discutere. Mah.

 
Serena Williams – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Valerio Vignoli: enigmatico. Mi viene in mente solo questo aggettivo per definire l’outfit di Serena in questi US Open. Perché le maniche lunghe in uno Slam dove fa notoriamente abbastanza caldo? Perché questa mancanza di fronzoli che fa tanto collezione basic? Poi vabbè del viola che ha caratterizzato la collezione Nike a Flushing Meadows ne parleremo diffusamente più tardi. Di solito gli abiti della regina del tennis femminile sono tutti molto studiati. Ogni minimo dettaglio è pensato per impressionare, distinguersi dalle altre, farsi notare. Qua è come se non sapesse come vestirsi la mattina e alla fine si è messa la prima cosa che le capitava a tiro, sbagliando stagione e colore. Insomma un outfit che riflette un certo stato confusionale per la più giovane delle sorelle Williams. Lo stesso che sopraggiunge ormai quando si trova in finale negli Slam, vicina a quel 24esimo titolo che le permetterebbe di eguagliare il record di Margaret Court.

Maria Sharapova (Nike)

Maria Sharapova – US Open 2019 (foto Garrett Ellwood/USTA)

Laura Guidobaldi: è sempre classy Maria Sharapova quando scende in campo. Un sobrio e alquanto raffinato abitino nero, con il tessuto leggermento “mosso” da leggere increspature ne valorizza perfettamente la statura e la linea. Nella parte superiore, in stile canotta, il profondo scollo a ‘v’ viene riempito dalla variante liscia del tessuto per spezzare un po’ l’uniformità del plissettato. Una fascia sulla vita – che separa corpetto e gonna – ne spezza la verticalità e conferisce a questo outfit un tocco di eleganza. La versione nera era destinata alla night session e, avendo Maria incontrato al primo turno Serena, le due sono state ovviamente programmate di sera. E allora, per Maria, niente abito color arancio a New York. Non ha fatto in tempo ad indossarlo perché Williams fa un sol boccone di quello che resta del tennis di Masha e la bella siberiana saluta subito Flushing Meadows.

Valerio Vignoli: quello che sarebbe stato di gran lunga il miglior outfit in campo femminile di questi US Open non si è potuto purtroppo praticamente mai ammirare. Per colpa di Serena. Magari glielo avevano detto: “Guarda quanto è bello l’abito che Nike ha fatto per Maria!”. E lei ha reagito impartendo una lezione più severa del solito alla sua rivale russa. Peccato perché questo abito era appunto assolutamente regale. Soprattutto nella sua versione color ocra. Sembra fatto apposta per andare ad una esclusiva serata in qualche locale super chic di SoHo. Di quelle dove camerieri tutti agghindati servono fiumi di champagne. Le increspature, la fascia nella vita, la lunghezza della gonna fino a metà coscia rendono questo completo smisuratamente sofisticato e chic. Proprio come l’avvenente tennista siberiana che speriamo possa continuare a calcare con la sua grazia i red carpet del tennis mondiale.

Roger Federer (Uniqlo)

Roger Federer – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Laura Guidobaldi: decisamente elegantissima la versione newyorkese di Uniqlo per Roger Federer. È vero, l’abbiamo detto mille volte, lo svizzero è sempre perfetto, qualsiasi cosa indossi. Però questa volta, l’abbinamento classico del bianco e del nero gli stava a meraviglia. Il tocco in più è destinato alla polo, con il collo alla coreana, che a Federer sta benissimo. La versione bianca è arricchita da bordini neri sul colletto e sulla parte inferiore delle maniche. Che dire? Delicato e carismatico al tempo stesso. Ma non può mancare per Roger la versione grintosissima con un completo total black per le sessioni serali. Carismatico Federer, certo, ma non più invincibile contro Grigor Dimitrov. Tradito dal mal di schiena, lo svizzero si è dovuto arrendere al bulgaro per la prima volta in otto scontri diretti.

Roger Federer – US Open 2019 (foto Twitter @usopen)

Valerio Vignoli: ok, non lo si può negare. In quanto a stile, Federer si conferma un passo avanti a tutti nel circuito maschile. Così come agli Australian Open, al Roland Garros e a Wimbledon, il suo outfit è impeccabile. Che sia in total white, spezzato bianco/nero, o total black. Però, arrivato all’ultimo Slam della stagione, mi sento di cogliere l’occasione per lanciare un appello: “Stop alla coreane!” o Henley come le chiamano dall’altra parte dell’oceano. Sì d’accordo sono molto eleganti, con quel tocco alla canottieri di Oxford e Cambridge. Sì va bene non hanno il problema del colletto che può dare fastidio ai tennisti (ma a chi ha dato mai fastidio, seriamente?). Ma anche basta. Le coreane hanno invaso il guardaroba del circuito maschile come il K-pop (per restare in tema) ha dilagato nelle classifiche mondiali di musica. E Federer, trendsetter per eccellenza, è stato anche il principale responsabile di questa omologazione. Ora starà sempre a lui rompere gli schemi, fissando nuovi benchmark di raffinatezza. Perché la moda è anche andare controcorrente.

Novak Djokovic e Daniil Medvedev (Lacoste)

Novak Djokovic – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Laura Guidobaldi: quest’anno il coccodrillo è un po’ timido a New York. I modelli del brand francese previsti per questi US Open non brillano per originalità e grinta, non riuscendo a valorizzare le personalità decise di Djokovic e Medvedev. Migliore tuttavia la versione indossata dal serbo che, seppure non proprio elegante, almeno si distingue per il bel blu elettrico della polo. Quella bianca a strisce sottili sparse qua e là di Medvedev appare invece alquanto spenta. Il contrario di Daniil che, pur non avendo un tennis così appariscente, sta sfoderando da mesi un gioco chirurgico che non perdona.

Daniil Medvedev – US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

Valerio Vignoli: è un po’ sempre la stessa storia con Lacoste. Quando va sul sicuro, con colori brillanti e trame classiche, fa quasi sempre centro, realizzando gli outfit più sofisticati del circuito. Quando invece cerca di osare, e si lascia andare a delle fantasie più stravaganti, convince di meno. Ma a New York bisogna rischiare e così il brand del coccodrillo non si è risparmiato. E i risultati sono stati discutibili. Quelle righe che sembrano dipinte da Pollock sulla polo di Djokovic fanno rimpiangere assai la rigorosa geometria di Melbourne e Parigi. Inoltre, bisogna sottolineare come il blu e l’azzurro si confondano cromaticamente sui campi newyorkesi. E Lacoste è già il secondo anno di fila che compie quest’errore con il completo di Djokovic. L’anno scorso almeno si era rivelato vincente. Quest’anno il blu non ha portato altrettanta fortuna al campione serbo. Indecifrabile la fantasia sulla polo di Medvedev, con il giallo fluo che sul bianco stona non poco. L’interruzione a metà sulla schiena non si sa se peggiori e migliori le cose. Così come il fatto che dovendosi trovare un fornitore di scarpe, il russo piazzi delle Nike nere e viola su un total white, mettendoci anche del suo.

Matteo Berrettini (Lotto)

Laura Guidobaldi: un Matteo Berrettini deluxe a New York. E allora poco importa cosa abbia indossato; il suo magico exploit e il suo tennis dirompente hanno acceso l’Arthur Ashe Stadium e i tifosi italiani di tutto il mondo. In effetti, la t-shirt gialla e grigio-scura non è del tutto esaltante. Tuttavia, se ci pensiamo un attimo, il giallo potrebbe riflettere il carattere solare e affabile di Matteo, mentre la parte scura della maglietta ci ricorda la sua grande grinta e il suo tennis devastante. Perché no?

Valerio Vignoli: era una stagione da incorniciare quella del giovane tennista romano. Ed è stata incorniciata a New York, con la prima semifinale Slam. Tuttavia, di pari passo con il raggiungimento di risultati sempre più prestigiosi, in questo 2019 è cominciato a delinearsi un Berrettini style, coadiuvato da Lotto che sembra dedicargli degli outfit non riservati agli suoi altri atleti. Un look giovane, fresco, dinamico, come lui. La maglietta con collo a v in tre sfumature di blu indossata quest’estate (ad esempio nella vittoria a Stoccarda) a Flushing Meadows è stata declinata in giallo-grigio scuro e verde oliva, con pantaloncini grigio chiaro e scarpe che richiamano il contrasto con la maglietta. I colori sono forse fin troppi ma il risultato è tutto sommato gradevole.

Johanna Konta (Ellesse)

Johanna Konta – US Open 2019 (foto via Twitter, @WTA)

Laura Guidobaldi: ancora una volta Ellesse fa centro. La firma italiana si distingue per raffinatezza ed eleganza presentando anche a New York un abitino semplice ma di gran gusto. Johanna Konta sfoggia al meglio un bel vestito il cui bianco viene vivacizzato e spezzato dalle due fasce diagonali, rossa e nera, che si incontrano nel centro del busto, nella parte anteriore e posteriore del vestito. Un abito semplice ma d’effetto.

Valerio Vignoli: Jo Konta ed Ellesse ci deliziano anche a New York con un outfit che sembra rubato alla costumista del film “La Battaglia dei Sessi”. Molto anni settanta, molto Billie Jean King. Nel circolo dedicato a Billie Jean King. Il colletto a polo lungo e quelle due fasce rosse e nere oblique sul bianco candido danno a questo abito un tocco meravigliosamente retrò. Degno di nota anche l’altro completino presentato dalla tennista britannica a questi US Open. T-Shirt con la stessa fantasia sui fianchi e una gonna molto corta e svolazzante. Anche quello straordinariamente grazioso. Cara Johanna ti stai ormai guadagnando un posto d’onore in questa rubrica, e nei nostri cuori.

Collezione Nike

Laura Guidobaldi: non particolarmente esaltante, nel complesso, la collezione Nike per gli US Open 2019. Ma ci sono le eccezioni. Cominciamo da Nadal. Il completo indossato da Rafa è un classico se pensiamo allo stile dello spagnolo in tutti questi anni. Tante altre volte lo abbiamo visto in campo con le t-shirt smanicate e i pantaloncini alquanto corti. Il maiorchino è sempre il guerriero da battere e il suo outfit, estremamente grintoso, ricorda giustamente il gladiatore che è. Il tutto con tinte rigorosamente scure e decise, come il nero e il viola, in perfetto stile US Open. Così come lo sono, in campo femminile, i modelli indossati da Svitolina e Bencic: la t-shirt tra bianco, nero e viola presenta immancabili motivi asimmetrici. Attenzione, però: la maglietta annodata sulla schiena conferisce una certa aria sbarazzina e dinamica alle giovani ed esplosive Elina e Belinda. Molto originale in un outfit da tennis. Inoltre, la svizzera opta per i pantaloncini camuffati da gonnellino. Carini e decisamente comodi.

Ma Naomi Osaka le supera tutte. Per la campionessa uscente, un outfit bianco e nero (con la variante arancione e nera) ma diverso nella linea, nel movimentato e vezzoso al tempo stesso. Si tratta di un vestitino con tanto di gonna larga (nera col bordo bianco), a pieghe, di lunghezza asimmetrica, essendo un po’ più corta sui fianchi, dove viene arricchita da due o tre strati di tessuto che però non la appesantiscono affatto. La parte superiore dell’abito è senza maniche con un colletto a chiusura lampo. Ma il dettaglio che sorprende è il volant cucito nella parte posteriore del corpetto, corpetto che, sempre sulla schiena, ne lascia scoperta una piccola porzione. Insomma, un completo che accoglie insieme uno stile classico, romantico e leggermente audace. Osare con gusto, per Naomi obiettivo raggiunto.

Valerio Vignoliper questa collezione newyorkese Nike ha sembra aver seguito il consiglio della band gispy rock Gogol Bordello che ormai più di una decade suggeriscono di sdoganare il colore viola nell’abbigliamento. Tuttavia più che dai Balcani, gli outfit creati dal marchio del baffo sembrano venire direttamente dai campetti da basket degli anni novanta. Il viola abbinato sì al bianco e al nero ma anche al giallo fluo. Le striature effetto stintura che abbondano. I nodi nelle magliette delle ragazze. Un look molto giovanile e sbarazzino insomma. Che ad esempio si sposa perfettamente con l’educata sfrontatezza della 19enne Bianca Andreescu, vincitrice del titolo nel singolare femminile.

Bianca Andreescu – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Ma anche con l’esuberanza di altri Next Gen come Denis Shapovalov e di un ribelle come Nick Kyrgios. Oltre a Serena, Nike ha dedicato degli outfit personalizzati anche per Nadal e, per la prima volta, a Naomi Osaka. Il campione spagnolo ha purtroppo deciso nuovamente di fare a meno delle maniche. Evidentemente non gli servono per triturare gli avversari. Ma potrebbero evitare al pubblico di dover ammirare le sue ascelle. Viola o nero per la canotta cambia poco. Sempre in spiaggia sembra di stare. Osaka invece sorprende con una mise un po’ in stile scolaretta giapponese, con la combo colletto a polo-gonna a pieghe. Resa però moderna dall’arancione sul nero nella versione notturna e da un’apertura nella schiena. Insomma, un completino che fa emergere perfettamente la personalità della tennista nipponica, la quale sembra uscita da un fumetto manga.

Collezione Adidas

Alexander Zverev – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Laura Guidobaldi: il verde acqua sul nero ci sta tutto nell’atmosfera elettrica degli US Open. Ma l’effetto psichedelico della t-shirt indossata da Zverev, come se fosse stata immersa nella candeggina, è un déjà vu molto sfruttato e, per giunta, antiestetico. Deludente.

Valerio Vignoli: dopo essersi ben distinto nelle tre precedenti prove dello Slam, il colosso dell’abbigliamento sportivo tedesco cade a Flushing Meadows. La collezione del marchio delle tre strisce è tutta improntata contrasto verde acqua (già di per se un colore poco entusiasmante) e il nero. Il risultato è tutt’altro che trascendentale nel caso della polo di Dominic Thiem (vista ben poco grazie al nostro Thomas Fabbiano) e nell’abito della sua fidanzata, la francese Kiki Mladenovic. Leggermente, ma solo leggermente, più interessante la maglietta indossata da Sascha Zverev, con una stampa che ricorda un ecografia.

Collezione New Balance x Gitman Bros

Coco Gauff – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Laura Guidobaldi: tutti pazzi per Coco e allora anche il suo outfit doveva in qualche modo rispecchiare la sua eccezionalità, suscitare curiosità, rompendo gli schemi e trovando uno stile nuovo. Sfida che la New Balance raccoglie con successo perché il vestitino indossato dalla statunitense è certamente una novità assoluta. Chi avrebbe mai pensato di indossare un patchwork di campi da tennis? I campi verdi – che ricordano l’erba calcata a Wimbledon – e quelli blu di Flashing Meadows, rappresentano forse i primi due Slam che la prodigiosa ragazzina ha disputato quest’anno per la prima volta, a soli 15 anni. Con un tocco di arancione, per ricordare l’altra superficie major, la terra rossa parigina. Una predestinata, certo (a patto di operare le scelte giuste nella gestione della carriera e degli allenamenti). Nonostante sia ancora una ragazzina, Gauff ha già legato il suo nome a due dei campi più grandi del mondo. Però, c’è un però… Se l’abito indubbiamente colpisce, l’estetica un po’ meno, poiché i dettagli dei campi da lontano non si distinguono e si ha l’impressione di vedere un vestito con un ammasso di figure geometriche rettangolari o quadrate e basta. Messaggio indovinato ma gusto discutibile…

Valerio Vignoli: per questi US Open New Balance unisce le proprie forze con il marchio statunitense di abbigliamento vintage Gitman Bros. E dal cilindro saltano fuori gli outfit più creativi e originali visti in queste due settimane nella grande mela. A fare da testimonial d’eccezione la giovanissima Coco Gauff. Il motivo in stile patchwork anni ottanta e i colori sgargianti si fondono in un armonioso contrasto con i suoi quindici anni e la sua pelle scura. In effetti però il verde e l’azzurrino avrebbero risaltato ancora meglio ad esempio sull’arancione della terra del Roland Garros. La stessa fantasia la si poteva ritrovare nei pantaloncini del gigante americano Opelka, visto all’opera nel match contro l’azzurro Fabio Fognini, abbinati ad una maglietta rossa. La chicca assoluta però di questa collezione erano i pantaloncini a scacchi blu e rossi con bandana abbinata che avrebbe dovuto esibire Milos Raonic e che invece si possono ammirare e acquistare sul sito del brand di Boston.

Laura Guidobaldi e Valerio Vignoli

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ATP

ATP Metz: Sonego si fa rimontare dal giovane Rune e saluta il torneo

Il giovane tennista danese firma la vittoria più importante della sua carriera finora dopo tre set di battaglia con Sonego

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Holger Rune - Metz 2021 (via Twitter, @MoselleOpen)

Rune b. [5] Sonego 6-7(6) 6-4 6-4

Non è andata secondo pronostico la sfida tra Lorenzo Sonego e Holger Rune, con il giovane danese che è passato in tre set dopo una partita molto combattuta. Rune vince così la prima partita in carriera contro un top 30, avanzando anche per la prima volta nei quarti di un torneo ATP. Più di qualche rimpianto per il tennista italiano, che non è riuscito ad alzare il livello nei momenti chiave del secondo e del terzo set. Sonego aveva avuto infatti due palle break ad inizio secondo set, salvate con grande carattere dal suo avversario.

Tanto equilibrio e pochi punti in risposta nel primo set tra i due tennisti, durato poco più di un’ora. Nonostante la differenza di peso al servizio chi soffre di più è il tennista italiano, che viene trascinato un paio di volte ai vantaggi. Il danese in battuta lascia solo le briciole e la conclusione più naturale è il tie-break. Il primo a sbagliare è proprio Rune, che è bravo a reagire subito e a forzare l’errore del rovescio di Sonego per il contro-break. Un nuovo errore, questa volta di misura, del danese porta Sonego a palla set, ma di nuovo Rune si rifugia nella diagonale di rovescio. Il terzo set point è quello buono, Rune attacca in diagonale ma non è abbastanza profondo e viene punito dalla solita generosità di Sonego, che infila l’avversario con un bellissimo dritto in diagonale.

 

A inizio secondo set l’inerzia sembra tutta dalla parte dell’italiano. La svolta del match arriva nel terzo game. Rune insiste sul dritto di Sonego, ma non riesce mai a trovare la forza per chiudere il punto. Sonego non si fa pregare e alla prima palla un po’ corta riesce a trovare uno splendido dritto lungolinea che significa palla break. Il giovane danese si prende tutto il tempo necessario (condito da time violation) e annulla con un ace, ma nel punto successivo manda fuori il recupero della palla corta. Sotto ancora una volta di palla break Rune mostra di nuovo tutto il suo carattere annullando di nuovo con un ace. Il pericolo scampato fa ritornare nell’equilibrio il secondo set, sulla falsariga del primo. Il primo a cedere questa volta è Sonego, a cui trema la mano al momento di servire per restare nel set e lascia il set al terzo set point di Rune.

Per sette game il binario del terzo set segue lo stesso dei primi due. Vista la durezza e lunghezza della partita però i servizi cominciano finalmente a calare e la partita diventa improvvisamente più aperta. Sonego mostra nuovamente il fianco all’avversario, con Rune che capitalizza la seconda palla break del set e va a servire per il match. L’inesperienza del danese emerge puntuale, e il mai domo Sonego trova il contro-break immediato. Si tratta però solo di un’illusione, perché Rune dimentica la defaillance e firma la vittoria (finora, ma crediamo non per molto) più rilevante della carriera al secondo match point. Rune sfiderà Carreno-Busta per un posto nella semifinale di Metz. Una vittoria importante anche per il ranking, che ora vede Rune alla 124° posizione, sempre più vicino al traguardo della top 100.

Il tabellone completo di Metz

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ATP

ATP Nur-Sultan: Musetti lotta ma non basta, terza sconfitta (su tre) con Djere

Musetti sbaglia troppo ed esce sconfitto a Nur-Sultan: è la settima sconfitta nelle ultime nove partite. La tempesta non è ancora passata

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Lorenzo Musetti - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

[7] L. Djere b. L. Musetti 6-4 6-7(3) 6-4

Continua il periodo sottotono di Lorenzo Musetti. Contro Laslo Djere, nel secondo turno a Nur-Sultan già Astana, il kid di Carrara ha raccolto la settima sconfitta negli ultimi nove match ufficiali disputati: dopo il pirotecnico ottavo perso al Roland Garros al cospetto di Novak Djokovic, il teenager italiano non è più riuscito a vincere due partite in fila. Peggiora inoltre il bilancio delle sfide con Djere, che lo aveva sconfitto anche nei due precedenti in (e sulla) terra sarda – l’ultimo datato aprile 2021, ai quarti del torneo di Cagliari.

In una recentissima intervista dagli intensi contenuti, Musetti ha fatto sapere di aver passato una buia estate afflitta da disagevoli problemi personali, e di aver smarrito la scintilla. Ha anche sottolineato di aver ritrovato almeno parte di quel fuoco a New York, insieme alla voglia di lottare. Il rinnovato desiderio di dar battaglia non l’ha abbandonato nemmeno oggi: gli è stato utile a prolungare fino ai margini delle tre ore un match perso e straperso, ma dov’è arrivata la volontà ancora poco ha potuto il braccio. È il momento di stare lì, tempi migliori certo arriveranno.

 

All’abbondantissima durata della sfida ha senz’altro concorso la strana performance messa insieme da Laslo Djere: il serbo, diciotto quarti di finale nel Tour principale sempre sulla terra battuta e forse oltremodo impressionato dalla chance di raggiungere l’inedito traguardo sul duro, ha dominato in lungo e in largo, mancando però clamorosamente ogniqualvolta fosse chiamato a impacchettare il successo. Partito forte, con un break nel gioco inaugurale, Musetti ha condotto con agio in porto la prima frazione, respingendo le due palle per il contro-break guadagnate da Musetti nel sesto gioco. Troppa la differenza con la prima di servizio (17/19 nel parziale per Djere, l’89% di conversione contro il 69% del ragazzo) e soprattutto con il dritto, invano sollecitato da un disperatissimo Lorenzo: “Perché non sento mai la palla?“, l’abbiamo sentito domandarsi sconsolato. La risposta sta nelle tremebonde esecuzioni, in una cattiva ricerca della palla e nella fiducia, come sappiamo tendente a sud.

Il secondo set è una fotocopia, almeno fino al momento cruciale: break Djere nel primo game e serbo in assoluto controllo della situazione fino al 5-4. Inopinatamente, chiamato a servire per chiudere un match a senso unico, il settimo favorito in gara ha d’improvviso smarrito il supporto dei colpi che l’avevano portato fin lì: niente prime, dritto contumace e Musetti, probabilmente con la testa in doccia, si è ritrovato sul cinque pari. Ha fatto in tempo a sprecare anche due set point sul sei-cinque, il Nostro, prima di prevalere al tie-break. Contesa al terzo, ma chi si aspettava il tipico salto avanti del superstite miracolato è rimasto deluso. Come se nulla fosse accaduto, Djere ha ricominciato a martellare con servizio e dritto a sventaglio, Musetti ripreso a traballare e lo score, conseguente, a pendere dalla parte serba.

Tuttavia, ancora una volta, al momento di servire per il match sul cinque-tre il volto del povero Laslo è tornato una maschera di terrore: 0-40, e alla terza chance Lorenzo ha trovato il modo di rimanere in vita. Ma forze residue e convinzione non erano sufficienti a completare il miracolo-bis. Un paio di dritti ben assestati e un duro scambio vinto hanno portato il serbo a tre match point consecutivi. Finita? il copione della partita non lo avrebbe permesso, capirete. Lorenzo li ha annullati tutti e tre, in fila, ma prima che si predisponesse la scenografia per lo psicodramma finale Djere se ne è procurato un quarto, infine convertito.

Passata la tremenda paura, Djere giocherà il primo quarto di finale sul cemento della sua vita contro uno tra Dusan Lajovic e Soonwoo Kwon. Per Musetti un’altra brutta giornata, in parte rischiarata dalla ritrovata smania di vender cara la pelle. Al momento occorre aggrapparsi a quello, in attesa che passi la bufera.

Il tabellone completo di Nur-Sultan

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Al femminile

Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.




 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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