Look like a star? Il meglio e il peggio degli outfit dello US Open 2019

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Look like a star? Il meglio e il peggio degli outfit dello US Open 2019

Lo Slam newyorkese è fatto per osare tra colori sgargianti e fantasie molto vistose. Qualche outfit ha colpito nel segno. Altri invece sono stati da dimenticare

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Coco Gauff e Naomi Osaka - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dei quattro major, lo US Open è senza dubbio quello più chiassoso e grintoso. L’atmosfera elettrica ed euforica della Grande Mela si estende fino a Flushing Meadows; spazio dunque a musica, festa e colori, anche in campo. I tennisti a New York non sono solo atleti ma delle vere e proprie star e i campi da tennis un palcoscenico dove brillare, accendere il pubblico e portare l’adrenalina a mille. Per questo, anche le mise devono conformarsi alla scenografia dell’evento: ecco dunque che i vari brand di abbigliamento propongono per l’occasione i modelli più originali e imprevedibili, con tanto di abbinamenti cromatrici insoliti e colori accesi. Ma, se a volte originalità e vivacità si rivelano scelte azzeccate, c’è il rischio che l’estetica lasci un po’ a desiderare…

Serena Williams (Nike)

Serena Williams US Open 2019 (Foto Twitter @USOpen)

Laura Guidobaldi: ennesimo inciampo di Serena in una finale Major e il record dei 24 Slam resta ancora un miraggio. La regina del tennis mondiale (per ora non è più n. 1 ma i suoi 23 Slam le permettono di diritto di essere considerata tale) nel momento cruciale manca ancora una volta di lucidità ed equilibrio e si fa travolgere dalla giovane furia canadese Bianca Andreescu. E sembra quasi che questa mancanza di discernimento coinvolga anche il suo stile. Dopo il completino “da spiaggia” di Parigi e quello decisamente kitch di Wimbledon, ecco che Serenona agli US Open opta per un doppio outfit a maniche lunghe, superattillato e accollato, il cui effetto è un po’ quello di una seconda “pelle”.

Ma, se la variante viola si salva in extremis, aggraziata da un ampio e classico gonellino, la versione total black è decisamente inappropriata e, diciamolo pure, antiestetica. Infatti si tratta di una tutina-body con tanto di shorts, anch’essi attillatissimi, un po’ come quelli che vengono indossati sotto i gonnellini da tennis solo che, in questo caso, niente gonna. Certo, agli US Open si deve osare ma il completo nero sfoggiato dalla Williams è senza dubbio un autogol. Fortunatamente, almeno per la finale, Serena ha accantonato la sgraziata minitutina indossando il modello viola con la gonna. Che poi, anche sulla scelta della tinta viola ci sarebbe da discutere. Mah.

 
Serena Williams – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Valerio Vignoli: enigmatico. Mi viene in mente solo questo aggettivo per definire l’outfit di Serena in questi US Open. Perché le maniche lunghe in uno Slam dove fa notoriamente abbastanza caldo? Perché questa mancanza di fronzoli che fa tanto collezione basic? Poi vabbè del viola che ha caratterizzato la collezione Nike a Flushing Meadows ne parleremo diffusamente più tardi. Di solito gli abiti della regina del tennis femminile sono tutti molto studiati. Ogni minimo dettaglio è pensato per impressionare, distinguersi dalle altre, farsi notare. Qua è come se non sapesse come vestirsi la mattina e alla fine si è messa la prima cosa che le capitava a tiro, sbagliando stagione e colore. Insomma un outfit che riflette un certo stato confusionale per la più giovane delle sorelle Williams. Lo stesso che sopraggiunge ormai quando si trova in finale negli Slam, vicina a quel 24esimo titolo che le permetterebbe di eguagliare il record di Margaret Court.

Maria Sharapova (Nike)

Maria Sharapova – US Open 2019 (foto Garrett Ellwood/USTA)

Laura Guidobaldi: è sempre classy Maria Sharapova quando scende in campo. Un sobrio e alquanto raffinato abitino nero, con il tessuto leggermento “mosso” da leggere increspature ne valorizza perfettamente la statura e la linea. Nella parte superiore, in stile canotta, il profondo scollo a ‘v’ viene riempito dalla variante liscia del tessuto per spezzare un po’ l’uniformità del plissettato. Una fascia sulla vita – che separa corpetto e gonna – ne spezza la verticalità e conferisce a questo outfit un tocco di eleganza. La versione nera era destinata alla night session e, avendo Maria incontrato al primo turno Serena, le due sono state ovviamente programmate di sera. E allora, per Maria, niente abito color arancio a New York. Non ha fatto in tempo ad indossarlo perché Williams fa un sol boccone di quello che resta del tennis di Masha e la bella siberiana saluta subito Flushing Meadows.

Valerio Vignoli: quello che sarebbe stato di gran lunga il miglior outfit in campo femminile di questi US Open non si è potuto purtroppo praticamente mai ammirare. Per colpa di Serena. Magari glielo avevano detto: “Guarda quanto è bello l’abito che Nike ha fatto per Maria!”. E lei ha reagito impartendo una lezione più severa del solito alla sua rivale russa. Peccato perché questo abito era appunto assolutamente regale. Soprattutto nella sua versione color ocra. Sembra fatto apposta per andare ad una esclusiva serata in qualche locale super chic di SoHo. Di quelle dove camerieri tutti agghindati servono fiumi di champagne. Le increspature, la fascia nella vita, la lunghezza della gonna fino a metà coscia rendono questo completo smisuratamente sofisticato e chic. Proprio come l’avvenente tennista siberiana che speriamo possa continuare a calcare con la sua grazia i red carpet del tennis mondiale.

Roger Federer (Uniqlo)

Roger Federer – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Laura Guidobaldi: decisamente elegantissima la versione newyorkese di Uniqlo per Roger Federer. È vero, l’abbiamo detto mille volte, lo svizzero è sempre perfetto, qualsiasi cosa indossi. Però questa volta, l’abbinamento classico del bianco e del nero gli stava a meraviglia. Il tocco in più è destinato alla polo, con il collo alla coreana, che a Federer sta benissimo. La versione bianca è arricchita da bordini neri sul colletto e sulla parte inferiore delle maniche. Che dire? Delicato e carismatico al tempo stesso. Ma non può mancare per Roger la versione grintosissima con un completo total black per le sessioni serali. Carismatico Federer, certo, ma non più invincibile contro Grigor Dimitrov. Tradito dal mal di schiena, lo svizzero si è dovuto arrendere al bulgaro per la prima volta in otto scontri diretti.

Roger Federer – US Open 2019 (foto Twitter @usopen)

Valerio Vignoli: ok, non lo si può negare. In quanto a stile, Federer si conferma un passo avanti a tutti nel circuito maschile. Così come agli Australian Open, al Roland Garros e a Wimbledon, il suo outfit è impeccabile. Che sia in total white, spezzato bianco/nero, o total black. Però, arrivato all’ultimo Slam della stagione, mi sento di cogliere l’occasione per lanciare un appello: “Stop alla coreane!” o Henley come le chiamano dall’altra parte dell’oceano. Sì d’accordo sono molto eleganti, con quel tocco alla canottieri di Oxford e Cambridge. Sì va bene non hanno il problema del colletto che può dare fastidio ai tennisti (ma a chi ha dato mai fastidio, seriamente?). Ma anche basta. Le coreane hanno invaso il guardaroba del circuito maschile come il K-pop (per restare in tema) ha dilagato nelle classifiche mondiali di musica. E Federer, trendsetter per eccellenza, è stato anche il principale responsabile di questa omologazione. Ora starà sempre a lui rompere gli schemi, fissando nuovi benchmark di raffinatezza. Perché la moda è anche andare controcorrente.

Novak Djokovic e Daniil Medvedev (Lacoste)

Novak Djokovic – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Laura Guidobaldi: quest’anno il coccodrillo è un po’ timido a New York. I modelli del brand francese previsti per questi US Open non brillano per originalità e grinta, non riuscendo a valorizzare le personalità decise di Djokovic e Medvedev. Migliore tuttavia la versione indossata dal serbo che, seppure non proprio elegante, almeno si distingue per il bel blu elettrico della polo. Quella bianca a strisce sottili sparse qua e là di Medvedev appare invece alquanto spenta. Il contrario di Daniil che, pur non avendo un tennis così appariscente, sta sfoderando da mesi un gioco chirurgico che non perdona.

Daniil Medvedev – US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

Valerio Vignoli: è un po’ sempre la stessa storia con Lacoste. Quando va sul sicuro, con colori brillanti e trame classiche, fa quasi sempre centro, realizzando gli outfit più sofisticati del circuito. Quando invece cerca di osare, e si lascia andare a delle fantasie più stravaganti, convince di meno. Ma a New York bisogna rischiare e così il brand del coccodrillo non si è risparmiato. E i risultati sono stati discutibili. Quelle righe che sembrano dipinte da Pollock sulla polo di Djokovic fanno rimpiangere assai la rigorosa geometria di Melbourne e Parigi. Inoltre, bisogna sottolineare come il blu e l’azzurro si confondano cromaticamente sui campi newyorkesi. E Lacoste è già il secondo anno di fila che compie quest’errore con il completo di Djokovic. L’anno scorso almeno si era rivelato vincente. Quest’anno il blu non ha portato altrettanta fortuna al campione serbo. Indecifrabile la fantasia sulla polo di Medvedev, con il giallo fluo che sul bianco stona non poco. L’interruzione a metà sulla schiena non si sa se peggiori e migliori le cose. Così come il fatto che dovendosi trovare un fornitore di scarpe, il russo piazzi delle Nike nere e viola su un total white, mettendoci anche del suo.

Matteo Berrettini (Lotto)

Laura Guidobaldi: un Matteo Berrettini deluxe a New York. E allora poco importa cosa abbia indossato; il suo magico exploit e il suo tennis dirompente hanno acceso l’Arthur Ashe Stadium e i tifosi italiani di tutto il mondo. In effetti, la t-shirt gialla e grigio-scura non è del tutto esaltante. Tuttavia, se ci pensiamo un attimo, il giallo potrebbe riflettere il carattere solare e affabile di Matteo, mentre la parte scura della maglietta ci ricorda la sua grande grinta e il suo tennis devastante. Perché no?

Valerio Vignoli: era una stagione da incorniciare quella del giovane tennista romano. Ed è stata incorniciata a New York, con la prima semifinale Slam. Tuttavia, di pari passo con il raggiungimento di risultati sempre più prestigiosi, in questo 2019 è cominciato a delinearsi un Berrettini style, coadiuvato da Lotto che sembra dedicargli degli outfit non riservati agli suoi altri atleti. Un look giovane, fresco, dinamico, come lui. La maglietta con collo a v in tre sfumature di blu indossata quest’estate (ad esempio nella vittoria a Stoccarda) a Flushing Meadows è stata declinata in giallo-grigio scuro e verde oliva, con pantaloncini grigio chiaro e scarpe che richiamano il contrasto con la maglietta. I colori sono forse fin troppi ma il risultato è tutto sommato gradevole.

Johanna Konta (Ellesse)

Johanna Konta – US Open 2019 (foto via Twitter, @WTA)

Laura Guidobaldi: ancora una volta Ellesse fa centro. La firma italiana si distingue per raffinatezza ed eleganza presentando anche a New York un abitino semplice ma di gran gusto. Johanna Konta sfoggia al meglio un bel vestito il cui bianco viene vivacizzato e spezzato dalle due fasce diagonali, rossa e nera, che si incontrano nel centro del busto, nella parte anteriore e posteriore del vestito. Un abito semplice ma d’effetto.

Valerio Vignoli: Jo Konta ed Ellesse ci deliziano anche a New York con un outfit che sembra rubato alla costumista del film “La Battaglia dei Sessi”. Molto anni settanta, molto Billie Jean King. Nel circolo dedicato a Billie Jean King. Il colletto a polo lungo e quelle due fasce rosse e nere oblique sul bianco candido danno a questo abito un tocco meravigliosamente retrò. Degno di nota anche l’altro completino presentato dalla tennista britannica a questi US Open. T-Shirt con la stessa fantasia sui fianchi e una gonna molto corta e svolazzante. Anche quello straordinariamente grazioso. Cara Johanna ti stai ormai guadagnando un posto d’onore in questa rubrica, e nei nostri cuori.

Collezione Nike

Laura Guidobaldi: non particolarmente esaltante, nel complesso, la collezione Nike per gli US Open 2019. Ma ci sono le eccezioni. Cominciamo da Nadal. Il completo indossato da Rafa è un classico se pensiamo allo stile dello spagnolo in tutti questi anni. Tante altre volte lo abbiamo visto in campo con le t-shirt smanicate e i pantaloncini alquanto corti. Il maiorchino è sempre il guerriero da battere e il suo outfit, estremamente grintoso, ricorda giustamente il gladiatore che è. Il tutto con tinte rigorosamente scure e decise, come il nero e il viola, in perfetto stile US Open. Così come lo sono, in campo femminile, i modelli indossati da Svitolina e Bencic: la t-shirt tra bianco, nero e viola presenta immancabili motivi asimmetrici. Attenzione, però: la maglietta annodata sulla schiena conferisce una certa aria sbarazzina e dinamica alle giovani ed esplosive Elina e Belinda. Molto originale in un outfit da tennis. Inoltre, la svizzera opta per i pantaloncini camuffati da gonnellino. Carini e decisamente comodi.

Ma Naomi Osaka le supera tutte. Per la campionessa uscente, un outfit bianco e nero (con la variante arancione e nera) ma diverso nella linea, nel movimentato e vezzoso al tempo stesso. Si tratta di un vestitino con tanto di gonna larga (nera col bordo bianco), a pieghe, di lunghezza asimmetrica, essendo un po’ più corta sui fianchi, dove viene arricchita da due o tre strati di tessuto che però non la appesantiscono affatto. La parte superiore dell’abito è senza maniche con un colletto a chiusura lampo. Ma il dettaglio che sorprende è il volant cucito nella parte posteriore del corpetto, corpetto che, sempre sulla schiena, ne lascia scoperta una piccola porzione. Insomma, un completo che accoglie insieme uno stile classico, romantico e leggermente audace. Osare con gusto, per Naomi obiettivo raggiunto.

Valerio Vignoliper questa collezione newyorkese Nike ha sembra aver seguito il consiglio della band gispy rock Gogol Bordello che ormai più di una decade suggeriscono di sdoganare il colore viola nell’abbigliamento. Tuttavia più che dai Balcani, gli outfit creati dal marchio del baffo sembrano venire direttamente dai campetti da basket degli anni novanta. Il viola abbinato sì al bianco e al nero ma anche al giallo fluo. Le striature effetto stintura che abbondano. I nodi nelle magliette delle ragazze. Un look molto giovanile e sbarazzino insomma. Che ad esempio si sposa perfettamente con l’educata sfrontatezza della 19enne Bianca Andreescu, vincitrice del titolo nel singolare femminile.

Bianca Andreescu – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Ma anche con l’esuberanza di altri Next Gen come Denis Shapovalov e di un ribelle come Nick Kyrgios. Oltre a Serena, Nike ha dedicato degli outfit personalizzati anche per Nadal e, per la prima volta, a Naomi Osaka. Il campione spagnolo ha purtroppo deciso nuovamente di fare a meno delle maniche. Evidentemente non gli servono per triturare gli avversari. Ma potrebbero evitare al pubblico di dover ammirare le sue ascelle. Viola o nero per la canotta cambia poco. Sempre in spiaggia sembra di stare. Osaka invece sorprende con una mise un po’ in stile scolaretta giapponese, con la combo colletto a polo-gonna a pieghe. Resa però moderna dall’arancione sul nero nella versione notturna e da un’apertura nella schiena. Insomma, un completino che fa emergere perfettamente la personalità della tennista nipponica, la quale sembra uscita da un fumetto manga.

Collezione Adidas

Alexander Zverev – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Laura Guidobaldi: il verde acqua sul nero ci sta tutto nell’atmosfera elettrica degli US Open. Ma l’effetto psichedelico della t-shirt indossata da Zverev, come se fosse stata immersa nella candeggina, è un déjà vu molto sfruttato e, per giunta, antiestetico. Deludente.

Valerio Vignoli: dopo essersi ben distinto nelle tre precedenti prove dello Slam, il colosso dell’abbigliamento sportivo tedesco cade a Flushing Meadows. La collezione del marchio delle tre strisce è tutta improntata contrasto verde acqua (già di per se un colore poco entusiasmante) e il nero. Il risultato è tutt’altro che trascendentale nel caso della polo di Dominic Thiem (vista ben poco grazie al nostro Thomas Fabbiano) e nell’abito della sua fidanzata, la francese Kiki Mladenovic. Leggermente, ma solo leggermente, più interessante la maglietta indossata da Sascha Zverev, con una stampa che ricorda un ecografia.

Collezione New Balance x Gitman Bros

Coco Gauff – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Laura Guidobaldi: tutti pazzi per Coco e allora anche il suo outfit doveva in qualche modo rispecchiare la sua eccezionalità, suscitare curiosità, rompendo gli schemi e trovando uno stile nuovo. Sfida che la New Balance raccoglie con successo perché il vestitino indossato dalla statunitense è certamente una novità assoluta. Chi avrebbe mai pensato di indossare un patchwork di campi da tennis? I campi verdi – che ricordano l’erba calcata a Wimbledon – e quelli blu di Flashing Meadows, rappresentano forse i primi due Slam che la prodigiosa ragazzina ha disputato quest’anno per la prima volta, a soli 15 anni. Con un tocco di arancione, per ricordare l’altra superficie major, la terra rossa parigina. Una predestinata, certo (a patto di operare le scelte giuste nella gestione della carriera e degli allenamenti). Nonostante sia ancora una ragazzina, Gauff ha già legato il suo nome a due dei campi più grandi del mondo. Però, c’è un però… Se l’abito indubbiamente colpisce, l’estetica un po’ meno, poiché i dettagli dei campi da lontano non si distinguono e si ha l’impressione di vedere un vestito con un ammasso di figure geometriche rettangolari o quadrate e basta. Messaggio indovinato ma gusto discutibile…

Valerio Vignoli: per questi US Open New Balance unisce le proprie forze con il marchio statunitense di abbigliamento vintage Gitman Bros. E dal cilindro saltano fuori gli outfit più creativi e originali visti in queste due settimane nella grande mela. A fare da testimonial d’eccezione la giovanissima Coco Gauff. Il motivo in stile patchwork anni ottanta e i colori sgargianti si fondono in un armonioso contrasto con i suoi quindici anni e la sua pelle scura. In effetti però il verde e l’azzurrino avrebbero risaltato ancora meglio ad esempio sull’arancione della terra del Roland Garros. La stessa fantasia la si poteva ritrovare nei pantaloncini del gigante americano Opelka, visto all’opera nel match contro l’azzurro Fabio Fognini, abbinati ad una maglietta rossa. La chicca assoluta però di questa collezione erano i pantaloncini a scacchi blu e rossi con bandana abbinata che avrebbe dovuto esibire Milos Raonic e che invece si possono ammirare e acquistare sul sito del brand di Boston.

Laura Guidobaldi e Valerio Vignoli

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: Djokovic-Nadal, 3° set da cineteca. Macchè overdose! 58 duelli non ci bastano [VIDEO]

PARIGI – Alla fine Nadal l’invincibile non ne aveva più. Stroncato fisicamente, ma prima tecnicamente. Ora Nole è a un tiro di schioppo dallo Slam n.19, da Nadal e Federer. Ma nessuno ha vinto più di Tsitsipas quest’anno

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Rafael Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (ph. ©Cédric Lecocq _ FFT)

Io non sono proprio così sicuro che vedrò un’altra partita così. Eppure di partite epiche – che dite? – credo di averne viste davvero tante. Potrei non vederne più così, in particolare, fra Djokovic e Nadal. Il film del terzo set nel regno di Nadal secondo me andrebbe fatto vedere e rivedere in tutte le scuole tennis.

Pur avendo apprezzato a sprazzi anche quella vinta in cinque set da Tsitsipas su Zverev (6-3 6-3 4-6 4-6 6-3 in 3h e 36 m), con il greco che ha dimostrato di possedere un tennis più completo rispetto al tedesco e se non si fosse distratto con tre errori gratuiti nel secondo game del terzo set secondo me avrebbe potuto “uccidere” il match in tre set, mi riferisco alla seconda semifinale, quella finita una decina di minuti dopo le 23, e che Novak Djokovic, vittorioso dopo quattro ore e 11 minuti (3-6 6-3 7-6 6-2) ha definito “la mia miglior partita di sempre al Roland Garros, la più bella ed emozionante, una delle mie tre migliori partite di sempre in carriera”.

Sono frasi pronunciate da uno che ha vinto 18 Slam e che di partite ne ha giocate… soltanto 1.155 nel circuito maggiore (960 vinte con ieri sera, 195 perse).  Avrà esagerato lui, esagero io? Per carità, può essere, però al ritmo in cui ho visto giocare contemporaneamente questi due fenomeni ieri sera, scambi, angoli, pallate, finezze, dal secondo set in poi, non ho ricordanza sulla terra rossa. Eppure credo di avere buona memoria. Certo la finale Lendl McEnroe del 1984 fu fantastica, la semifinale vinta da Nadal su Djokovic 9-7 al quinto nel 2013, forse Wawrinka-Djokovic nel 2015, ma era tutto un altro genere di partite, perfino quella citata del 2013 fra gli stessi contendenti.

 

Leggendo su Ubitennis nella cronaca di Vanni Gibertini che secondo lui il match “non è stato per lunghi tratti straordinario dal punto di vista tecnico” – e come detto io sono d’accordo per buona parte del primo set, nel quale Djokovic è partito malissimo, subito sotto 5-0 anche se nei primi due giochi aveva avuto la palla game e anche per l’ultima parte del quarto, perché Rafa negli ultimi game proprio non ne aveva più… –  a me viene il dubbio di essermi lasciato trasportare dalle emozioni, dall’atmosfera fantastica grazie al pubblico finalmente ritrovato. E anche, forse, dall’emozione di scoprire che anche Rafa Nadal può perdere al Roland Garros perfino se gioca bene. Anche se lui, ecco perché è umano, penserà che avrebbe potuto giocare meglio, subire di meno.

Ma, incluso il finale del primo set e l’inizio del quarto, quei due set centrali sono stati, a parer mio, giocati a un ritmo e a una intensita tale, davvero disumani, che per forza chi aveva subito di più il gioco avrebbe dovuto scoppiare. E ciò a prescindere, a parer mio (quindi discutibilissimo), dall’aspetto anagrafico, dai 35 anni di Rafa che oggi mi aspetto in tanti tirino fuori. Mi direte che due set e mezzo di una partita tre su cinque e chiusa in quattro non possono essere dipinti come un intero match davvero memorabile, e forse ci avete ragione. Ma io continuo a valutarlo eccezionale.

Certo il tennis è uno sport di centimetri e non sempre si possono cogliere senza… il metro. Basta che uno tiri più corto o meno angolato di un paio di centimetri in dieci punti importanti e l’equilibrio si sposta senza che se ne possa avere l’immediata percezione. L’ho scritto altre volte: se seguiste una gara di salto in alto e la TV non vi facesse vedere a che altezza viene messa l’asticella, sareste in grado di distinguere un salto record da uno inferiore di tre centimetri e che quindi non lo è? Basterebbe l’eleganza di un salto a farvi capire che quel salto è migliore di quell’altro?  

Parlo di stile, di eleganza, e subito mi viene in mente il più stiloso di tutti, Roger Federer. Fantastico giocatore sull’erba, mille volte grandissimo anche sulla terra rossa dove per tanti anni è stato secondo solo a Nadal – e questa inferiorità l’ha fatto passare ingiustamente per uno che sulla terra non vinceva abbastanza – ma, per intendersi, io Federer sulla terra rossa non l’ho mai visto giocare così come questi due ieri sera. Come intensità ritmo, recuperi, spinta, cioè tutti quegli aspetti del match di ieri sera messi insieme che mi hanno fatto scattare in piedi un sacco di volte, al colmo dell’ammirazione e dell’incredulità giocare?

So bene che per aver scritto questo molti la considereranno una provocazione, salteranno sulla sedia come morsi da una tarantola e mi daranno del matto, dell’anti-Federer, del nadaliano, del diokoviciano. Pazienza. La penso così, anche non mi ritengo davvero infallibile. Anzi. Eppure anche questi due fenomeni, quante volte li avrò visti? Dovrei mettermi a contarli, ora che Djokovic conduce 30 a 28 i confronti diretti, ma i 17 match giocati negli Slam li ho visti tutti (10 a 7 le vittorie per Rafa dopo ieri) e secondo me su 58 me ne possono essere sfuggiti quattro o cinque, perché salvo cinque quarti di finale e quattro sfide di Round Robin (tra Finals e Davis) gli altri duelli sono sempre stati tutte finali o semifinali.  

Rafael Nadal e Novak Djokovic – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Certo posso ritenere che il Nadal di qualche anno fa avrebbe retto meglio fisicamente, perché alla fine Djokovic lo ha proprio stroncato sul fisico facendogli fare il tergicristallo, giocando un match tatticamente perfetto, soprattutto con i cross stretti di dritto che hanno martellato il maioechino impedendogli di girare attorno alla palla per colpire di dritto. Se il merito è di Marian Vajda complimenti a lui. Anche se poi le tattiche vanno sapute eseguire.

Ma se Rafa ha subito il tennis di Djokovic e il “golpe” c’è stato, non si può dire che ciò sia accaduto perché lui abbia incontrato una cattiva giornata, come gli era capitato con Rublev a Montecarlo. Nel quarto set, pur essendo andato avanti di un break, Rafa non ne poteva proprio più, perché Djokovic sembrava quello del 2011 quando batté Rafa sette volte di fila, cedendogli appena sei set fra Indian Wells e la famosa interminabile finale di Melbourne 2012 (7-5 al quinto, 5 ore e 53 minuti. In quella serie lo batté anche a Madrid (7-5 6-4) e a Roma (6-4 6-4), quindi sulla terra battuta. Fino a Montecarlo 2012 non ci avrebbe più riperso.

Allora in tanti, ricordo uno per tutti Gianni Clerici, si persuasero che Novak fosse in assoluto più forte di Rafa per il fatto di possedere due colpi da fondocampo ugualmente efficaci al cospetto di Rafa che aveva invece uno straordinario e unico dritto ma non un altrettanto straordinario rovescio. Poi negli anni Rafa è migliorato tantissimo di rovescio (e col servizio) ed è diventato sempre più completo fino a chiudere il gap. E sulla terra nessuno, nemmeno Djokovic che ora è l’unico ad averlo battuto due volte al Roland Garros ma ancora deve vincere il torneo per la seconda volta, mentre Rafa lo ha vinto 13 volte, poteva considerarsi alla sua altezza.

Ora, così fragili sono le credenze umane, già c’è chi dice che Rafa non vincerà più il Roland Garros, che la sua leggenda si è conclusa ieri. Ebbene, io proprio non credo che sia così. Se fino a ieri era il favorito dei più, può bastare una sconfitta a darlo per spacciato nel 2022 sul suo campo?

Ora, a leggere il punteggio, si può anche pensare che sia stata una sconfitta piuttosto netta. Ma chi la pensa così dimentica che Rafa sul 6-5 per lui del terzo set ha avuto un set point. Lì Djokovic ha avuto un coraggio da leone giocando, dopo essere ricorso alla seconda di servizio (non avrebbe potuto attaccarla di più Rafa?) una smorzata bellissima e vincente, quasi che avesse cancellato dalla sua mente le precedenti smorzate boomerang, finite malissimo.

Poi Nole ha vinto il tie-break che ha finito per spostare quasi definitivamente l’equilibrio, dopo che sul 4-3 Rafa si è mangiato una volée facilissima al termine di uno scambio magnifico, incredibile, in fondo al quale forse è arrivato poco lucido dopo corse e rincorse sue e di Nole da far arrossire Usain Bolt. Lì è girato il match. Stefano Semeraro che seguiva la partita vicino a me mi sarà testimone del fatto che all’inizio del tie-break gli ho detto: “Chi vince questo set al 90% porta a casa la partita”. Niente di geniale, sia chiaro, ma lo sforzo di tutti e due era stato tale perché il perdente di quella frazione non subisse un contraccolpo psicologico terribile.

Per un attimo, nel caos della situazione, il pubblico che gridava e scandiva in coro a più riprese “On ne s’en ira pas!” (“Non ce ne andremo!”) e “Dimission Forget!” “Dimission Guy”), perché oramai erano le 22:40, l’ora in cui per Djokovic-Berrettini era stato evacuato lo Chatrier, e si è temuta una nuova sospensione e il “tutti a casa”. Sarebbe scoppiata una seconda Rivoluzione Francese, ve l’assicuro. La partita era talmente bella che nessuno voleva mollarla lì. La gente ha visto uscire Djokovic e ha cominciato a fischiare temendo il peggio. Due minuti primi i colleghi dell’Equipe, seduti davanti a me, mi avevano avvertito: “Il Governo ha decretato il permesso a continuare con il pubblico!”.

Ma la gente non lo sapeva, così quando lo speaker ha cominciato a parlare per annunciare la lieta novella, tutti hanno preso a fischiare, urla che non vi dico, coprendo la sua voce. Finché qualcuno ha sentito e ha cominciato ad esultare, ad abbracciarsi. Il ghiaccio era stato rotto. Al terzo tentativo lo speaker è riuscito a farsi sentire.

Beh, sembrava avesse fatto gol la Francia al Parco dei Principi. Anche coloro che, più rassegnati, si erano avviati verso le uscite sono ritornati giubilanti ai loro posti. Pregustando magari altri due set di spettacolo straordinario. E quando Djokovic è rientrato in campo qualcuno lo ha fischiato, ritenendo erroneamente che lui avesse preso la strada degli spogliatoi per… facilitare l’evacuazione generale. Come era accaduto con Berrettini (che ora potrebbe fare causa al Governo francese! Scherzo eh, però perché per Nadal sì e lui no? Vabbè scherzo ancora, anche se sono sicuro che Matteo un pensierino del genere lo avrà fatto).

La gente ha cominciato allora a cantare “Merci Macron, merci Macron!”. E anche così, a volte, che si guadagna il consenso popolare. Erano contenti della decisione gli spettatori, i media, le TV, i telespettatori, i giocatori. Di tennis a spalti deserti non se ne può proprio più. Insomma, come dicevo all’inizio, chissà se rivedrò sulla terra rossa – perché è un tennis diverso da quello sul cemento e sull’erba – un Djokovic-Nadal di questo livello. Io che alla vigilia temevo l’overdose da Djokovic-Nadal dopo 57 capitoli della loro telenovela, ora mi dispero all’idea che possa essere stata l’ultima. Che banderuola! Ma sapete che i due si sono affrontati in totale per 139 ore? Sì, qualcuno ha fatto le somme della durata dei loro incontri in 15 anni. Un pazzo. Cui sono grato.

Rafa ha mancato l’occasione di raggiungere il 29 pari, e forse di staccare Roger Federer nel conto degli Slam vinti. Mentre Novak ha sulla sua strada Tsitsipas, ma se lo batterà sarà per la prima volta – con 19 Major – a un solo passo dalla vetta dei 20 Slam di Roger e Rafa e in piena corsa per la famosa questione del GOAT. Anche se dubito fortemente che al Roland Garros gli venga mai eretta una statua alta tre metri come è stato fatto per Rafa Nadal. Se anche dovesse vincere il suo secondo Roland Garros, diventando così il primo giocatore dopo Rod Laver ad aver vinto due volte tutti gli Slam, Novak non potrà mai vincerne tredici.

Poiché neppure Novak è più un bambino (34 anni) viene da chiedersi se questo sforzo di 4h e 11 m e con tante tensioni, che fa seguito a quello compiuto con Berrettini (3h e 28 m), potrà minarne la freschezza domenica alle 15 quando affronterà in Stefanos Tsitsipas il primo greco della storia a giocare una finale di Slam, il più giovane con i suoi 22 anni dacché Andy Murray giocò la sua prima finale Slam all’Australian Open 2010, nonché il più giovane al Roland Garros dopo il ventiduenne Nadal nel 2008.

Non è la prima volta che mi trovo a giocare una finale di Slam dopo una grande battaglia in semifinale, non sono proprio fresco adesso, ma le mie capacità di recupero sono piuttosto buone” ha detto Djokovic perché Tsitispas non si illudesse di trovarsi di fronte un guerriero dimezzato, ferito. Su come Tsitsi abbia raggiunto la finale vi rimando all’eccellente cronaca di Antonio Ortu. Però il livello tecnico della prima semifinale, paragonato alla seconda, mi è parso decisamente inferiore. L’ha vinta il giocatore capace di fare più cose, di venire a rete a prendersi i punti importanti. Ma se non avesse annullato le tre palle break d’inizio quinto set non so come sarebbe andata a finire.

Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2021 (via Twitter @rolandgarros)

I precedenti parlano a favore di Novak, 5-2 e due vittorie sulla terra rossa. La prima qui a Parigi per 6-1 al quinto in una delle tre semifinali Slam fin qui perse dall’ateniese, ma nella seconda a Roma poche settimane fa, Tsitsipas, che lunedì sarà comunque n.4 del mondo – è stato a un passo dal vincere in due set e anche in tre. Nole starà in guardia. Nessuno ha vinto più di Tsitsipas quest’anno sulla terra rossa: 22 vittorie a fronte di 3 sole sconfitte (una a Barcellona con il match point con Nadal, l’altra con Djokovic a Roma 4-6 7-5 7-5 e poi con Ruud a Madrid).

Per le interviste dei protagonisti delle semifinali di ieri, Ubitennis vi offrirà come al solito la traduzione nel corso della mattinata. Oggi Ladies Day, mi aspetto, da Pavlyuchenkova (n.32 Wta) e Krejickova (n.33 e non è uno scherzo, ma uno stranissimo caso), che non si sono mai incontrate e due delle tante “ova” del circuito WTA, una battaglia più di nervi che di grande spettacolo. D’altra parte nessuna delle due aveva mai raggiunto neppure una semifinale d’uno Slam – eppure la Pavlyuchenkova di Slam ne ha giocati 52! –  che aspettarsi da una finale… se non che a vincerla, per la sesta volta consecutiva a Parigi, sarà una regina inedita, mai incoronata?

Il tabellone maschile del Roland Garros 2021 con i risultati aggiornati

Il tabellone femminile del Roland Garros con tutti i risultati aggiornati

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Roland Garros 2021: rivivi il LIVE delle due semifinali

Una lunga, lunghissima giornata quella delle due semifinali maschili al Roland Garros. Stefanos Tsitsipas si è qualificato per la prima finale della sua carriera, Djokovic ha compiuto l’impresa contro Nadal

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Djokovic e Nadal - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

L’ordine di gioco, i campi e gli orari di venerdì 11 giugno
Le quote delle semi maschili
I tabelloni con i risultati aggiornati in tempo reale: maschile – femminile


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23:50 – La nostra diretta di oggi si conclude qui. Appuntamento a domani, ore 15, per la finale femminile tra Krejcikova e Pavlyuchenkova

 

23:21 – 6-2! DJOKOVIC IN FINALE! Nadal alla fine non ne ha più e il serbo vola in finale. Si tratta della terza sconfitta per lo spagnolo in questo torneo, due delle quali proprio contro Djokovic

23:17 – Djokovic tiene il servizio, 5-2. Gli manca un solo game per andare a sfidare Tsitsipas in finale

23:11 – Nadal vola avanti 2-0, poi Nole piazza un parziale di quattro game a zero. L’ultimo colpo è una clamorosa risposta di rovescio sulla riga che Nadal non riesce a tirare su

22:43 – L’organizzazione del torneo annuncia che verrà fatta un’eccezione: il pubblico potrà restare sino al termine della partita

22:40 – Il tie-break è di Nole! Sette punti a quattro! Adesso il serbo è a un solo set dal tornare in finale al Roland Garros

22:28 – Non vorremmo essere nel pubblico che tra poco dovrà abbandonare lo stadio: Djokovic va a servire per il set sul 5-3, poi subisce un parziale di tre giochi a zero di Rafa che sul 6-5 ha un set point in risposta, e Nole lo annulla con una palla corta incredibile. 6-6, ora tie-break

21:49 – Nadal paga lo sforzo precedente e prende il break addirittura a zero. Djokovic sale 4-3 e servizio

21:46 – Contro-break Nadal! Adesso la partita si è letteralmente infiammata. Un colpo straordinario ciascuno, ma sulla palla break Nole sbaglia l’angolo dell’attacco e Rafa lo fulmina col passante di dritto. 3-3!

21:36 – Alla quarta occasione del set, Djokovic buca le difese del suo avversario e lo breakka per la quarta volta nell’incontro: 3-2 e servizio, ora l’inerzia sembra dalla parte del campione serbo che non ha commesso alcun gratuito nel terzo set

21:02 – 6-3 Djokovic, siamo un set pari. Adesso la partita diventa completamente diversa

20:45 – Nel secondo Djokovic vola avanti di un break, ma il ritmo di gioco è molto serrato. 4-2

20:09 – In rete l’ultimo colpo difensivo di Nole dopo altri tre set point annullati: Nadal questa volta riesce a chiudere, 6-3

20:03 – Da 5-0 a 5-3: Nadal ha un po’ rallentato e Djokovic, salvando anche un altro set point in risposta, accorcia

19:55 – Nadal tira leggermente il fiato dopo il forcing iniziale e al momento di chiudere il set inciampa (nonostante un punto maestoso in rovesciata e due set point a disposizione): con un doppio fallo rende uno dei due break a Djokovic, ora è 5-2

19:35 – L’inizio è sostanzialmente identico alla finale dello scorso anno (come dice Lo Monaco in telecronaca su Eurosport, per Nole sembra ‘Il giorno della Marmotta‘); Nadal va avanti 4-0, nonostante il piglio aggressivo di Djokovic nei primi punti. Fatali due smash sbagliati dal serbo

19:09 – Inizia in questo momento la seconda semifinale del Roland Garros tra Rafael Nadal e Novak Djokovic

18:38 – Stefanos Tsitsipas è il primo finalista del Roland Garros: vince 6-3 al quinto set dopo 3h37 di gioco. Per lui è la prima finale Slam della carriera. Zverev non completa la rimonta

18:16 – Tsitsipas ha un prezioso break di vantaggio nel quinto set: 4-1

17:50 – Quinto set in arrivo nella prima finale del Roland Garros: punteggio simmetrico 3-6 3-6 6-4 6-4 in 2h50

17:10 – Zverev vince il terzo set per 6-4 e si rimette in gioco

16:46 – Zverev si trova di nuovo avanti di un break nel terzo set: 3-2 e servizio per lui

16:20 – Tsitsipas infila 6 giochi consecutivi ed ora è avanti due set a zero

16:00 – Tsitsipas recupera il break, Zverev conduce 3-2 ma serve ora il greco

15:52 – Zverev reagisce e stavolta è lui a portarsi avanti 3-0 con un break nel secondo set

15:40 – Tsitsipas incamera il primo set per 6-3 in 37 minuti, decisivo il break in apertura

15:20 – Ottimo avvio di Tsitsipas che va subito avanti 3-0 (con un solo break). Zverev vince poi il primo game di servizio, ora siamo 3-1

14:50 – Tutto pronto sul Philippe Chatrier per l’inizio delle semifinali maschili. Nella prima, quella della parte bassa del tabellone, si sfidano Tsitsipas e Zverev. Il greco è avanti 5-2 nei precedenti

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Roland Garros, i numeri dei quattro semifinalisti

Tsitsipas e Djokovic più efficaci al servizio, Nadal e Zverev in risposta. Rafa e il greco hanno però avuto avversari mediamente più competitivi

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Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Giornata di semifinali maschili sullo Chatrier, dove saranno di scena quelli che al momento sono probabilmente i quattro giocatori più forti sulla terra battuta: Tsitsipas-Zverev aprirà il programma (5-2 nei confronti diretti), seguita da Nadal-Djokovic LVIII (28-29). In attesa dei due incontri, siamo andati a vedere i numeri dei quattro durante il torneo, come sequel al pezzo della scorsa settimana.

Tutte le premesse fatte allora sono ancora valide, perché in fondo cinque match non sono molti più di due. Detto questo, però, i quattro semifinalisti hanno adesso numeri comparabili in termini di ore passate in campo (si va dalle 10:54 di Zverev alle 12:31 di Djokovic) e di set disputati (dai 16 di Nadal e Tsitsipas ai 18 di Djokovic), cosa che permette paragoni più ragionevoli. Certo, è difficile valutare questi dati in relazione al valore degli avversari affrontati: Zverev, in particolare, non ha avuto avversari al di sopra del quarantaseiesimo posto ATP, con una media di 96.8, mentre Nadal ha affrontato solo avversari fra i primi 63 e Tsitsipas ne ha battuti quattro fra i primi 60.

Di sicuro, però, si possono trarre delle conclusioni (ancorché sommarie) su quali siano stati i punti di forza dei semifinalisti durante il torneo. Vediamo quali, evidenziando le differenze più marcate a partire da Tsitsipas-Zverev, la prima partita in programma.

 

TSITSIPAS VS ZVEREV

Advantage Tsitsipas:

  • Come spesso accade, i doppi falli di Sascha andranno tenuti d’occhio: finora ne ha commessi 27, più del doppio del suo avversario odierno, fermo a 12
  • Tsitsipas ha la terza miglior seconda del torneo, con il 62 percento di punti fatti, peraltro dietro solo a giocatori eliminati presto (Bautista Agut e Karatsev). Anche Zverev ha fatto molto bene con questo colpo però, vincendo il 59 percento dei punti
  • Una differenza netta emerge sulle palle break: Tsitsipas ne ha salvate il 75 percento, Zverev solo il 44. Il tedesco ha concesso meno chance (25 a 36) ma è stato breakkato più spesso (14 a 9): Tsitsipas infatti tiene l’89 percento dei turni di servizio contro l’81 dell’avversario
  • Un altro duello importante sarà quello sulla diagonale di dritto: il 10 percento dei punti giocati da Tsitsipas si è infatti concluso con un vincente con il fondamentale, contro il 7 di Zverev (hanno la stessa percentuale di non forzati da quel lato)
  • Più in generale, il greco ha sbagliato pochissimo durante il torneo: solo il 12 percento dei punti giocati si è chiuso con un suo non forzato, contro il 16 per Zverev
  • Curiosamente, i due sono scesi a rete praticamente lo stesso numero di volte: 126-125 Tsitsipas. L’efficacia, però, pende tutta dalla parte del greco: 78 percento contro 64

Advantage Zverev:

  • Meglio Sascha in risposta (anche perché non ha affrontato Isner o Medvedev, verrebbe da dire, ma neanche Chardy…): vince il 42 percento dei punti contro la prima (Tsitsipas il 36), mentre guida 62-55 contro la seconda
  • Durante il torneo, e soprattutto negli ultimi due incontri, Sascha ha breakkato a piacimento: ha infatti vinto il 49 percento dei game in risposta contro il 32 di Tsitsi (vedi sopra per spiegare il numero abbastanza basso)
  • Anche a livello di conversione delle palle break Zverev si è comportato decisamente meglio: 59 percento (36 su 61) contro 50 (25 su 50)
  • Il dato più confortante per Zverev riguarda l’efficacia da fondo campo: ha infatti vinto il 57 percento dei punti contro il 51 del suo avversario

NADAL VS DJOKOVIC

Advantage Nadal:

  • Come detto inizialmente, Nadal ha passato meno tempo in campo (una differenza per la verità risibile), ma contro avversari mediamente più forti rispetto a quelli del serbo: il ranking medio delle sue prime cinque vittime è stato di 38, contro il 67.2 di Djokovic (certo, Musetti vale più del suo attuale 76, ma lo stesso vale per Cameron Norrie ed il suo 45)
  • Nole ha un leggero vantaggio nei punti vinti contro la prima (40 percento a 39), ma Nadal ne ha uno decisamente più cospicuo contro la seconda (60-55)
  • Di conseguenza, Rafa ha vinto quasi la metà dei game di risposta: 47 percento contro il 37 dell’avversario odierno
  • Il 13 volte campione è primo nel torneo per scambi vinti da fondo (58 percento), anche se pure Djokovic ha fatto benissimo con il 56
  • Infine, a rete lo spagnolo è stato non sorprendentemente più efficace: Nole ci è andato 33 volte in più, ma ha ottenuto solo il 70 percento dei punti contro il 78 della tds N.3

Advantage Djokovic:

  • Nole ha servito alla grande durante il torneo: solo Isner, Struff e Berrettini hanno messo a segno più ace di lui, 40 contro i 23 di Rafa. In termini di punti gratis la differenza è ancora più netta quando si guardano i doppi falli: Nadal ne ha commessi 20 (con un saldo di +3, dunque), mentre Djokovic solo 11 (+29)
  • Nadal ha un leggero vantaggio sulla prima (80-79), ma Djokovic ne ha uno decisamente più pronunciato sulla seconda: 57-53
  • Di conseguenza, il numero uno al mondo è primo per percentuale di palle break salvate (86 percento, Nadal 50) e per game di servizio vinti (96 percento, perdendolo solo due volte con Musetti e una con Cuevas, contro l’85 di Rafa)
  • Djokovic non è stato solo estremamente efficace con il servizio, ma anche molto cinico in risposta: ha infatti convertito il 63 percento delle palle break avute (fra i giocatori che hanno una percentuale più alta di quella di Djokovic, l’unico ad averne avute almeno dieci è Tommy Paul); Rafa si assesta al 49
  • Quest’ultimo ha una percentuale di vincenti leggermente superiore (20-19), ma Djokovic ha sbagliato meno: la sua percentuale di non forzati è del 12 percento contro il 16 di Nadal, soprattutto in virtù della differenza sul dritto, con cui il maiorchino fa molto più gioco (8% di errori contro il 5 dell’avversario, 10-8 Nadal sui vincenti)

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