Laver Cup: il miglior show contro Federer? Se non è Nadal è Kyrgios

Editoriali del Direttore

Laver Cup: il miglior show contro Federer? Se non è Nadal è Kyrgios

GINEVRA – Ora basta sostenere che Kyrgios sia un bluff. È più precoce del n.1 ATP Pat Rafter. Federer, tre punti di fila da cineteca: “Ginevra quasi come…Bogotà”. Match ancora aperto

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da Ginevra, il direttore

Cari lettori, ho letto gran parte dei vostri commenti, oltre 500 tra quelli al mio primo editoriale con oggetto la Laver Cup e quelli del live. E vi ringrazio per la partecipazione. Europa conduce 7-5, dopo che Sock e Kyrgios hanno vinto il doppio di fine serata alle 23,20 nel tie-break del terzo set su Nadal e Tsitsipas. Sock e Kyrgios sono imbattuti, hanno vinto in Laver Cup tre match su tre. Europa aveva chiuso in vantaggio al sabato anche le precedenti due edizioni. L’ultima di Chicago proprio per 7-5. I punti europei li hanno portati il beniamino di casa (e del mondo) Roger Federer e Rafa Nadal, manco a dirlo. N.3 e n.2 del mondo, per inciso.

Però il margine di soli due punti non può tranquillizzare troppo il team Europa che stamani a mezzogiorno (un’ora prima del solito, attenzione) schiera in coppia Federer e Nadal che avevano giocato insieme solo una volta, due anni fa a Praga, vincendo contro Sock e Querrey. Stavolta devono affrontare Isner e Sock. Match tutt’altro che scontato. Gli americani potrebbero clamorosamente passare in vantaggio 8-7 prima che Nadal scenda in campo contro Kyrgios e poi Federer cerchi i punti forse decisivi contro Isner. Solo se il punteggio a favore di uno dei due team non avesse un margine superiore ai tre punti giocherebbero Zverev e Raonic per decidere la contesa.

 

Nel doppio che ha risollevato le sorti del World Team il giovane greco si è rivelato, nei frangenti decisivi, il meno doppista di tutti. E non è una sorpresa. Nadal ha vinto un oro olimpico in doppio. Sock è uno dei doppisti più forti del mondo, anche se si muove male. In compenso, suo fratello Eric si muove tantissimo in tribuna e caccia degli urli da far paura dopo avermi detto che il Nebraska è il paese più bello del mondo, e che l’Italia e Firenze gli fanno un baffo anche se un ristorante della sua città, Valentino, è il migliore che esista al mondo. Un tipo un po’ eccessivo, esuberante come pochi, lo avrete capito.

Il match è ancora aperto, e se Europa fosse salita a 9 a 3 forse non lo sarebbe stato più. Meglio così dunque. Anche se mi interessa fino a un certo punto, alla fine, chi vinca.

Oggi, approfittando di diversi ingressi mi sono seduto in più posti. Nelle primissime file a bordo campo durante Federer-Kyrgios, poi anche in quella ad altezza media, quindi anche più in alto, giusto per captare l’elettricità della giornata. Da scossa continua. Ebbene devo dirvi che chiunque sia stato qui oggi, se non era un vero appassionato di tennis lo diventerà. Perché era impossibile non restare coinvolti dalla vibrante e fantastica atmosfera, dall’entusiasmo di 17.000 spettatori. Sono rimasto sorpreso da come la gente ha preso a partecipare per l’Europa o per il Resto del Mondo, come se davvero questa divisione avesse contorni davvero patriottici.

Ero certo che per Federer il PalExpo avrebbe rischiato di venir giù a seguito dei suoi colpi più spettacolari, come accaduto durante il tie-break decisivo a partire dal 2-2: tre colpi da cineteca, una successione come non ne ricordo molte anche tra le partite di Federer!

Non mi aspettavo che ci fossero ragazze argentine accanto a me che gridavano come ossesse, quasi che in campo giocasse il loro del Potro, per incitare John Isner contro Sascha Zverev, o tifosi americani che applaudissero quasi soltanto i colpi di Raonic contro Nadal. Spirito di appartenenza sovranazionale. Altro che sovranisti. Federer, entusiasta la sua parte per il successo e per le incessanti standing ovation, oltre che ancora sorprendente per la reattività da ragazzino in occasione di quella volée di puro riflesso, ha confessato: “Soltanto a Bogotà al mio ingresso in campo avevo sentito ovazioni e un pubblico più fragoroso, a tal punto che lì mi ero spaventato – sorride – e poi oggi, i due momenti di maggior rumore, così sono molto felice”.

Poi anche Roger, che aveva detto di non essere sorpreso per l’impegno dei giocatori che prendono parte alla Laver Cup, ma semmai per il fatto che anziché andarsene nella loro camera d’hotel restano tutti sulla panchina a tifare per i compagni, ha raccontato le sue sensazioni a seguito dei consigli di coach Nadal: “Avete visto il risultato, no? Mi piace la sua chiarezza nel dirti quel che pensa. Mi piace che spesso le mie idee e quelle di Rafa collimano. E quando si tratta di pensare a lunghi palleggi…lui ne sa davvero molto, troppo! È un grande nel trovare le soluzioni ai vari problemi. L’ho trovato impressionante quando ci ho giocato il doppio insieme. Pensa costantemente a un muovo modo per vincere o per restare su una certa traccia se pensa che sia vincente. Questa è la vera ragione per la quale è il campione che è oggi. Non ha paura di cambiare una tattica vincente e è uno che crede molto nell’innovare e investire. Io anche faccio così, ed è super piacevole, ascoltarlo parlare, specialmente durante un match”.

Insomma, mi ripeto, una gran bell’atmosfera. All’annuncio dei due team, i blu di Europe come i rossi di World, ovviamente prevalenza del tifo europeo (siamo in Svizzera, mica a Chicago), anche il pubblico si divideva per passaporto. Come se potesse partecipare. E mi dicevo: basta davvero poco, in fondo, per coinvolgere la gente, per stimolare partecipazione, per creare complicità fra europei che magari hanno alle spalle le nazioni di appartenenza con secoli di guerre, o fra cittadini di nazioni del Resto del mondo che non hanno mai avuto niente in comune.

Lo sport che affratella e che, al contempo, separa, ma in modo simpatico, con il fair play del tennis e non con gli eccessi del calcio. Un’atmosfera piacevole, con i bambini che si divertono come bambini, e con genitori che… si divertono anch’essi come bambini! Onestamente bello: magari con la vecchiaia mi sto rincoglionendo, però anziché scandalizzarmi per tutte le cose che mi hanno lasciato perplesso e che ho scritto ieri, ho trovato divertente vivere giornate come queste.

Certo che gli Slam sono un’altra cosa, certo che vedere le panchine affollate di campioni che esultano in maniera spesso esagerata, può anche dare un po’ di fastidio perché non sembrano reazioni del tutto sincere, però guai anche a essere troppo integralisti, ad aver troppa puzza sotto il naso. Godiamoci la vita con leggerezza quando possiamo farlo. Per le cose, e le giornate, super serie, c’è tanto tempo.

LO SPETTACOLO DI KYRGIOS-FEDERER – Dopo questa lunga premessa che sono stracerto tutti i 17.000 di ieri pomeriggio e i 17.000 di ieri sera condivideranno, è il momento di parlare di tennis.E di sottolineare come certi duelli sembrino fatti apposta per garantire spettacolo. Per anni si è goduto grande spettacolo quasi ogni volta che Federer affrontava Nadal, perché il contrasto di stili ha prodotto momenti di tennis straordinariamente affascinante. Francamente più di un Nadal-Djokovic o, per me peggio ancora, di un Djokovic-Murray, singolarmente campioni pazzeschi – bellissimi da seguire contro altri tennisti – ma non tanto esaltanti se opposti l’uno all’altro. Se Djokovic e Murray decidono entrambi di fare muro di regolarità, dopo 2 o 3 ore ci si può anche stufare.

Nei duelli fra Federer e Nadal onestamente non ci si stufa mai, salvo quelle volte in cui uno dei due è in cattiva giornata e l’altro domina. Ma ho cominciato questo discorso perché anche il contrasto fra Federer e Kyrgios è quasi sempre fantastico, se l’australiano è in giornata. Ricordate la semifinale di Miami due anni fa? Uno dei match più belli degli ultimi anni. Sembra quasi che Kyrgios, cui spesso fa difetto la concentrazione, la voglia di stare attento, contro Federer – e magari contro tutto il pubblico che è quasi sempre dalla parte dello svizzero ovunque nel mondo e figurarsi in Svizzera – trovi tutti gli stimoli possibili per dare il meglio di se stesso. Poi, per carità, anche se va vicino a vincere – ebbe un match point a Praga e se avesse vinto Europe e World team avrebbero dovuto giocare un match di spareggio sul 12 pari – magari alla fine Kyrgios perde, come gli è successo anche qui a Ginevra pur dopo essersi trovato in vantaggio di un set o anche per 2-0 nel tie-break del terzo, quando ha poi subito una striscia di 5 punti consecutivi di Roger, compresi quei tre pazzeschi cui ho accennato.

Roger Federer – Laver Cup 2019 Twitter @lavercup

Ma chi scrive – o ha scritto – che Kyrgios è un perdente per questo, cioè perché finisce per perdere con Roger, è decisamente ingiusto nei suoi confronti. Perde contro Federer, 6 volte su 7, ma Federer non è Cincirinella.

Rispondendo a una mia domanda che gli chiedeva di quei tre punti Nick si è quasi seccato: “Sì, li ha giocati bene tutti, ehi, non sto seduto qui a dire continuamente che lui è il migliore, il migliore e il migliore! Sì, è bravo nel tennis, ha giocato in modo incredibile. Era troppo bravo per me oggi. Possiamo fare una domanda diversa?”. Nick perde ma anche perdendo dà spettacolo. E non è vero che Federer sia stato così tanto più bravo di lui. Sono stati lì lì. Che poi altre volte Nick dia spettacoli certamente esecrabili è tutt’altra storia. Resta il fatto che certe sue partite, a cominciare da quella in cui sconfisse Rafa Nadal a Wimbledon, sono partitoni.

Un altro australiano, il bellissimo Pat Rafter era tutt’altro tipo di giocatore, e di persona (fantastica davvero!), ma – classe ’72 – fino al ’94 non aveva vinto neppure un torneo e fino al ’97 (quindi a 25 anni) si era fermato a quell’unico titolo conquistato a Manchester. Poi nel ’97 fece semifinale al Roland Garros e 4 mesi dopo vinse il primo di due US Open consecutivi, diventando anche n.1 del mondo (sia pur per una sola settimana).

Kyrgios, classe 1995 e che molti definiscono un bluff e una speranza mancata, ha vinto già nel 2016 tre tornei, Tokyo, Atlanta e Marsiglia, un anno e mezzo fa ha vinto il quarto torneo a Brisbane e non aveva ancora 23 anni. Insomma, è vero che con il suo carattere, le sue intemperanze, la sua maleducazione – diciamolo pure senza tema di smentite – non si è fatto amare dalla maggior parte degli appassionati australiani, troppo viziati da gente come Laver, Rosewall, Newcombe, Rafter, però non merita neppure di essere considerato un bluff o un tennista modesto… anche se oggi figura al ventisettesimo posto quando molti gli avevano profetizzato un posto tra i top 10.

Però vi assicuro che gran parte dei giocatori che lo precedono lo temono molto di più di tanti che gli stanno davanti. Non è un campione di continuità, e forse non lo sarà mai, ma come aveva detto Federer la sera prima “Kyrgios al 100 per 100 può battere chiunque”. E un discorso del genere non vale per tutti i 26 tennisti che oggi lo precedono, sia chiaro.

Kyrgios, rispondendo a una domanda di John Horn, il corrispondente di Ubitennis.net con il quale alla sera faccio il video in inglese che negli Slam mi vede accanto invece l’Hall of Famer Steve Flink, ha confessato che quest’atmosfera, con l’interazione con capitan McEnroe e gli altri compagni di squadra lo divertono e stimolano: “Per me vedere Jordan (Thompson, ndr) in panchina che tifa per me… siamo cresciuti assieme, lo conosco da quando avevo 8 anni. E poi avere al mio fianco John McEnroe che mi capisce e conosce il tennis così bene, e i miei compagni di squadra… ragazzi!, sto rappresentando il mondo! Non c’è qualcosa che si può rappresentare di più no? Cerco di fare il massimo per il mio team, se questo è stare sulla panchina a incitare gli altri, o allenarmi con loro, o giocare… farò tutto quel che occorre fare. Se la mia miglior scommessa è andare contro Federer ogni volta, ci andrò e farò di tutto per vincere. Non ce l’ho fatto oggi, ma amo questo spirito di squadra, è molto più piacevole”.

LA STRISCIA DI RAFA – Tornando alla Laver Cup giocata, a seguito della vittoria di Nadal su Raonic (6-3 7-6 e 7 punti a 1) – Rafa ha vinto 29 degli ultimi 30 incontri: il solo che ha perso è stato in semifinale a Wimbledon con Roger e per quel che concerne il canadese si grida sempre al miracolo ogni volta che porta a termine una partita! – il Team Europe era passato in vantaggio sul 7-3 prima del doppio che ha chiuso la giornata fra Nadal-Tsitsipas e Kyrgios-Sock. Raonic non era riuscito a sfruttare ben 8 palle break. E nelle discese a rete Raonic stavolta è stato deficitario: appena 20 punti su 39 attacchi.

È stata team Europe ad annunciare per prima chi avrebbe giocato. Team World ha reagito e non mi pare che abbia sbagliato le contromisure tattiche. Se l’Europa non vincesse la Laver Cup per il terzo anno consecutivo sarebbe davvero una sorpresa, ma nessuno si strapperebbe i capelli.

P.S. consentitemi infine tre piccole soddisfazioni autoreferenziali, dopo qualche piacevole incontro con ospiti italiani della Barilla: all’arrivo in sala stampa mi siedo davanti a due giornaliste cinesi, mai viste prima. Una mi accoglie dicendo: “You know that you are very famous in China because of your questions?”. Una fama che non si è tradotta nel conto in banca, ma magari mi trasferirò da quelle parti. Intanto mi hanno messo di buon umore. Poi quando Nadal ha concluso la sua conferenza stampa spiegando perché lui e Federer si intendono così bene e possono fare da coach all’uno all’altro – “perché da fuori si vedono meglio le cose che dal campo” – una coppia di Locarno sull’ultimo bus di giornata mi riconosce “guardiamo sempre i suoi video…– e io che ho sempre la sensazione che non li guardi nessuno! – che bello incontrarla dal vivo!”. Dietro di loro, sempre sul bus n.10, una ragazza sente e dice “Ma lei è quello che scrive su Ubitennis? Lo leggo sempre…”. Parla con accento straniero, le chiedo di dove è. “Sono di Liegi, sono belga ma capisco un po’ l’italiano e vi seguo su Twitter”. Beh sono le due di notte e vado a letto contento. Ma mia moglie direbbe che sono matto. Per fortuna non mi legge mai. E io non le dirò se la Laver Cup l’ha vinta Team Europa, tanto per cambiare, oppure per la prima volta Team World.

Laver Cup 2019 (via Twitter, @lavercup)

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Ancora nove vittorie azzurre al Roland Garros nei prossimi giorni e sarà mezzo trionfo

È già record con nove tennisti al secondo turno a Parigi. Ma i tabelloni suggeriscono prospettive straordinarie per Berrettini (quarti?), Sinner e Sonego (ottavi?), Cecchinato e Travaglia (terzo turno?)

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Matteo Berrettini - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Sei ragazzi più tre ragazze italiane al secondo turno al Roland Garros è un record. Mi direte: vabbè ma è un secondo turno, non esaltiamoci… E io non mi esalto, anche perché a Roma tutti avevamo esultato per i quattro azzurri negli ottavi di finale e poi abbiamo visto come è andata: Berrettini nei quarti (ma era un derby con Travaglia quindi un approdo ai quarti di un azzurro era scontato), gli altri due eliminati sebbene Sinner ci avesse illuso vincendo il primo set contro un Dimitrov non irresistibile, mentre Musetti accusò contro Koepfer la fatica di tanti tornei e tante partite di fila e l’essere andato a letto molto tardi la sera prima dopo aver battuto anche Nishikori dopo Wawrinka. Fra Wawrinka e Nishikori c’era stato un giorno di riposo, fra Nishikorio e Koepfer no.

Ciò ricordato e premesso, mentre molti colleghi stranieri, americani e inglesi, mi chiamano per chiedermi quali possano essere le spiegazioni di questa massiccia presenza italiana negli Slam e nei top-100 e rivolgono quel tipo di domande anche ai nostri giocatori – Matteo Berrettini ha dato diverse risposte assolutamente condivisibili a Simon Cambers, che è anche il presidente dell’Associazione Giornalisti, l’ITWA – ho la sensazione che quest’anno in questo Roland Garros così diverso dai precedenti per i noti motivi (clima, palle, campi) quattro se non cinque dei sei tennisti azzurri hanno reali possibilità di fare ancora strada. E non necessariamente poca.

Uno nei quarti, due in ottavi, altri due al terzo turno? Un sogno? Secondo me no, anche se mi rendo conto che sarebbe una grande affermazione di squadra… in uno sport individuale come il tennis, un magnifico spot per il tennis italiano. Quelli che sono usi scommettere chiamano martingala le scommesse collegate, cioè quelle che se le azzecchi tutte vinci una fortuna perché le singole quote si moltiplicano, ma se ne perdi anche una sola salta tutto. Allora ora provo a entrare nei dettagli.

 

Dei sei italiani al secondo turno l’unico che mi sembra davvero chiuso dal pronostico, e non perché abbia giocato 6 ore e 5 minuti contro Moutet che gli stava avanti 86 posti in classifica (70 vs 156) è Lorenzo Giustino. Deve affrontare uno degli uomini più in forma del momento, “El Peque” Schwartzman e onestamente non vedo come il simpatico ragazzo napoletano cui abbiamo dedicato un profilo e che non aveva mai vinto le qualificazioni in 17 tentativi di Slam né aveva mai vinto un match a livello di circuito maggiore possa vincerne un secondo in queste circostanze. Magari! Ma non credo che avverrà.

Riguardo agli altri cinque, Berrettini (Harris), Sinner (Bonzi), Cecchinato (Londero), Sonego (Bublik) e Travaglia (Nishikori), direi che i match più complicati da vincere sono quelli di Travaglia e Sonego, per quanto Cecchinato con Londero non possa aspettarsi una passeggiata. Se Sinner perdesse con Bonzi sarebbe una clamorosa sorpresa negativa – non succederà vedrete – e anche Berrettini con Harris lo vedo fortemente favorito anche se il sudafricano è un tipo che pare molto sicuro del fatto suo. Oggi, dopo che ha battuto Popyrin, Lloyd Harris mi ha spiegato perché in Sud Africa gli hanno dato il nickname King: “Perché avevo 17 anni quando sono arrivato nella squadra di Coppa Davis e battevo tutti i miei compagni… da noi usa dare un nickname a tutti, e a me dettero quello. Non conosco troppo bene Berrettini ma è un top-ten e ha un gioco simile al mio, gran servizio e gran dritto. Credo di poter far match pari….

Io credo invece che Berrettini lo batterà, magari con un set o anche due che potrebbero arrivare al tiebreak. Ma Matteo con queste palle che lo costringono a picchiare anche di rovescio a tutto braccio – me lo ha detto lui – si trova bene e anche il campo pesante alla fine non lo danneggia. Gli dà più tempo per le ampie aperture, gli offre il destro per giocare qualche smorzata vincente e, sempre per averlo detto lui, “se anche faccio meno punti direttamente con il servizio, però posso aprirmi il campo angolandolo bene e forzare poi con il dritto”. Insomma l’ho visto bene con un Pospisil molto presto rassegnato. D’altra parte come non esserlo dopo 17 sconfitte consecutive sulla terra battuta?! Gli ha lasciato appena sette game. Continuo a parlare di Matteo perché è lui che io credo possa, o addirittura debba, arrivare ai quarti di finale. Con tutta probabilità contro Djokovic… e lì si vedrà.

Infatti se batte Harris trova poi probabilmente Struff (più che Altmaier), che gioca come Harris e un po’ come lui, servizio e dritto, ma meno bene di lui. E poi in ottavi probabilmente uno spagnolo, Bautista Agut o Carreno Busta, altrimenti l’argentino Pella. In ogni caso vedrei Matteo favorito. Ecco perché lo vedo arrivare nei quarti. Lui tocchi pure ferro.

Chi sono i due allora che penso possano raggiungere gli ottavi? Sinner quasi certamente, perché credo che batterà non solo Bonzi ma anche il vincente di Paire-Coria. E Sonego se riesce a superare l’ostacolo Bublik. Il kazako è un personaggio assolutamente imprevedibile dentro e fuori dal campo. L’ho intervistato ieri con Tommaso Villa che ha fatto un ottimo lavoro nel riprodurre l’intervista integrandola. E abbiamo pubblicato anche il video di uno dei suoi ace fatti battendo dal basso, sempre da sinistra verso destra nei punti dispari, con un taglio pazzesco: richiede una gran mano. Monfils che risponde stando vicino alla rete di fondocampo come tanti giocatori, non ha nemmeno abbozzato lo scatto. Forse Berrettini potrebbe imparare anche questo colpo. Lui la mano ce l’ha. Contro un Thiem un giorno potrebbe essere utile.

Insomma, inciso e divagazione Bublik a parte, se Sonego superasse il kazako che si affida molto al servizio ma può incontrare anche giornate disastrose, troverebbe poi Fritz (o Albot) e insomma il miglior Sonego avrebbe mille possibilità di superare anche quel turno e approdare quindi agli ottavi contro Schwartzman.

Un Cecchinato in ritrovata fiducia può battere l’argentino Londero, che ha vinto 14-12 su Delbonis, il secondo match più lungo del torneo dopo quello di Giustino-Moutet, e approdare al terzo contro Zverev, dove naturalmente il compito sarebbe ben più difficile e dipenderebbe più dal tedesco che da lui.

Travaglia al terzo turno può arrivare se Nishikori fosse quello che abbiamo visto a Roma contro Musetti ma forse non quello che ha battuto Evans al quinto set. I campi pesanti non sembrano l’ideale per un giocatore leggero come il giapponese, che con il suo grande anticipo ama chiudere i punti nell’arco di pochi colpi, e per questo motivo secondo me Travaglia – che è molto cresciuto anche in autostima – ha ottime chance di conquistare il terzo turno. Lì, però, lo aspetterebbe un certo Nadal e allora… disco rosso!

Ma, ribadisco, Berrettini nei quarti contro Djokovic, Sinner e Sonego in ottavi contro rispettivamente Zverev e Schwartzman, Cecchinato al terzo turno con Zverev e Travaglia al terzo turno contro Nadal, secondo me… il Mago Ubaldo che ci azzecca quando può ma ci prova senza prendersi mai sul serio, sono traguardi possibilissimi. Spero proprio di non essere smentito dai fatti. E i fatti sarebbero ancora – riassumo per i disattenti – altre tre vittorie per Berrettini, due per Sinner e Sonego, una per Cecchinato e Travaglia. Totale altre nove vittorie, e soddisfazioni, azzurre. Io mi accontenterei, loro spero di no. Perché dovrebbero escluderne qualcuna di più? Condividete o no?

P.S. Purtroppo, invece, il Mago Ubaldo vede scuro nel futuro delle tre ragazze, in particolare per Trevisan-Gauff e Paolini-Kvitova. Per Errani-Bertens il solo spiraglio nel buio sono quelle quelle vittorie di Sara su Kiki. Vittorie superdatate e molte cose sono cambiate in cinque anni e più. In peggio per Sara e in meglio per Kiki. Però è vero che a volte nella testa dei tennisti restano tracce quasi indelebili delle sconfitte. E cinque sono tante.

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Ha ragione Rafael Nadal a dire che sarà un torneo diverso?

Le palle, i campi, il clima, tutto lo lascia pensare. Che sia Thiem il più avvantaggiato? Le strenue difese di Djokovic ne risentiranno. E le donne?

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Rafa Nadal - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Tutti parlano a Parigi del Covid e al Roland Garros del freddo, della pioggia, dei campi pesanti, delle palle ancor più pesanti, dell’impossibilità di chiudere rapidamente i punti, anche se non tutti stanno in campo 6 ore 5 minuti come Lorenzo Giustino, sia pure in un match giocato in due giorni, o 4 ore e 7 minuti come l’altro Lorenzo, Sonego.

Se a tutto questo si aggiunge che alcuni tennisti, e tenniste, sono arrivati a Parigi avendo giocato poco o nulla sulla terra rossa e non è stato semplice neppure allenarsi, si comprende perché le sorprese possano essere all’ordine del giorno.

Se si lamenta Rafa Nadal delle Wilson – che grande pubblicità indiretta per la Babolat! (attenzione non dico che Rafa lo abbia fatto perché della Babolat è testimonial da sempre; i leoni da tastiera non comincino a speculare… c’è anche la Dunlop che produce buone palle da tennis, e altre) – che a detta di tutti resta il primo favorito anche di questo Roland Garros, figurarsi gli altri che hanno meno potenza di lui. Vero che le palle che non prendono il top spin e non rimbalzano alto lo danneggiano, ma quanti hanno i bicipiti di Nadal per spingere incessantemente quei palloni?

 

Li ha Djokovic? Forse no. Li ha Thiem? Forse sì. Pochi sembrano in grado di caricare i colpi come l’austriaco che ha raggiunto due finali e due semifinali negli ultimi quattro anni. Djokovic è un gran ribattitore, il n.1, e uno straordinario difensore… ma quando ci si difende non è sempre facile giocare lungo se le palle sono pesanti. Potrebbe risentirne?

A me pare che abbia ragione Mats Wilander che su Eurosport imperversa – io sono stato per quasi 160 Slam ininterrottamente sul posto e quindi non avevo mai guardato tanta TV, tanto Eurosport, tanto Wilander e Schett come in questi giorni… – a dire che un vero favorito non c’è, ma che i favoriti sono tre, Nadal, Djokovic e Thiem, e gli altri lo sono tutti molto meno. In particolare quelli della metà bassa, perché chi volesse arrivare alla finale dovrebbe probabilmente battere sia Nadal sia Thiem, e una volta giunto in finale anche Djokovic. Un’impresa degna di quello degli Orazi che, rimasto solo, abbatté uno dopo l’altro i tre Curiazi.

Chi altri ha un gioco pesante e non si affida eccessivamente al top spin né troppo al servizio, visto che punti gratis dalla battuta non sarà semplice procurarseli?

Berrettini avrebbe il dritto, ma avrà spuntata l’arma della battuta, sulla quale lui per solito conta molto. In compenso la palla corta diventa un’altra arma importante. Se si ha buon tocco anche con queste palle e si riesce a fare un drop shot che scavalchi di poco la rete, diventa dura tirarlo su e dargli velocità. Matteo in buona giornata l’arte della palla corta la conosce. Vedremo se avrà o meno queste buone giornate e se riuscirà a non innervosirsi, sapendolo prima, per i pochi punti diretti che gli deriveranno dal servizio. Tuttavia se questo entrasse, anche con pochi ace, non sarà facile rispondere lungo e sottrarsi alla sua castagna di dritto. Oggi Pospisil lo attaccherà e metterà a dura prova il suo passante di rovescio. Matteo dovrebbe cercare di tenerlo lontano. Ci riuscirà? Se sì il suo tabellone non è semplice (Popyrin, Struff… che hanno caratteristiche simili alle sue) ma a Djokovic nei quarti si può arrivare, sempre che Djokovic non perda prima. Da chi? Khachanov? Beh, attenzione, al russo la potenza non manca davvero. Lo scorso anno ha raggiunto i quarti e prima di allora, giovanissimo, due volte il terzo turno. Semmai a Karen manca talvolta la pazienza e quasi sempre, per via della stazza fisica, la corsa di chi deve anche sapersi difendere.

Medvedev è già schizzato fuori, come pensavo che potesse accadere appena ho visto il sorteggio. L’ho anche scritto. E l’avevo ribadito ieri…solo che quella parte finale del pezzo che qui riproduco “la vedo dura per Mager con Lajovic e per Caruso con Pella. Non conosco abbastanza il figlio di Andres Gomez che affronta un Sonego che ha bisogno di vincere per ritrovare fiducia. Rafa, Serena e Thiem non li immagino in difficoltà anche se Thiem ha Cilic che a Roma c’era e lui no. Stia attento invece Medvedev con Fucsovics. Ci può perdere non è mai uscita. Dovrete fidarvi di me più di quanto si fidi Fognini…

Poiché nel mio video di stamattina ho già parlato dell’eccellente bilancio italiano non mi ripeto qui. Ma, tornando a Medvedev, per lui è la quarta sconfitta consecutiva al primo turno al Roland Garros, quindi forse non è neppure questione di terreno e palle pesanti. Semplicemente non gli piace giocare sui campi rossi. E sì che ha scelto di abitare in Francia, quindi il tempo di provare a migliorarsi non gli manca davvero.

Daniil Medvedev – Roland Garros 2020

Tolti i primi tre superfavoriti, e Medvedev già k.o. ma mai temuto più di Rublev che poteva trovarselo di fronte negli ottavi, ecco Tsitsipas. Il greco ha preso la brutta abitudine di perdere match quasi vinti, forse con il peso di una certa responsabilità, è diventato più fragile di nervi. Lo dice quanto accaduto all’US Open, dove si è mangiato sei match point con Coric e anche ad Amburgo, dove ha perso la finale con Rublev dopo essersi trovato avanti 5-3 al terzo e quindi avendo servito per il match. Al tempo stesso questi risultati dicono anche che Tsitsipas, pur con la brutta partita giocata contro Sinner, è uno che sulla terra rossa sa giocare eccome: una finale a Madrid, una semifinale a Roma un anno fa, quarti a Parigi, andiamoci piano a darlo per battuto contro chiunque. Soprattutto se il favorito è l’avversario.

Pure Zverev, più che il nostro Berrettini e… Monfils che non c’è più, è tipo capace di tutto, nel bene e nel male. Quante scorie avrà lasciato la brutale sconfitta di Flushing, con quei 15 doppi falli che si porta appresso, non è dato prevedere, però uno che è capace di vincere Roma e Madrid e di fare quarti a Parigi, può benissimo indovinare la giornata giusta per sorprendere chiunque anche lui. Per magari perdere al turno successivo da uno meno bravo. Gli anni passano per tutti e Wawrinka non è più forse quello di una volta, e lo si è visto con Musetti, però se c’è un tennista che sembrerebbe poter essere favorito da queste condizioni di gioco forse questi è proprio Stan The Man. E lo ha ammesso lui stesso. A lui la potenza per spingere pallettoni da cinghiale non è mai mancata.

Insomma, il fattore campo e palle non va trascurato. Può rovesciare situazioni tecniche valide altrove.

TORNEO FEMMINILE – Idem dicasi per le donne. Quelle meno corpulente come fanno a spingere la palla? Io pensavo che con queste palle (“Non sono buone nemmeno per i cani!” ha detto Evans) si dovesse trovare bene Muguruza e invece ieri per poco non perde. Ha vinto soltanto 8-6 al terzo con la Zidansek che mi pare conducesse 3-0 al terzo. Serena ha fatto fatica ma alla fine ne è venuta fuori senza perdere set, la finalista dello scorso anno Vondrousova è stata spazzata via dal campo e… una ragazza, Zavatska, che avrebbe potuto affrontare Errani battendo Bertens, ha rotto tre volte le corde d’una racchetta e alla fine ha dovuto farsene prestare una dal suo coach! Stranezze da Roland Garros autunnale.

Ho accennato nel video, registrato prima che perdesse al quinto set a oltranza anche Hurkacz testa di serie n.29 con quell’inesauribile ‘sanguisuga’ di Sandgren, alle teste di serie saltate ieri nel “maschile”, ma anche nel femminile c’è stata una discreta ecatombe e nulla mi toglie dalla testa che palle, campi e clima abbiano avuto il loro… peso (non è il caso di dirlo?). Ho parlato del fattore K perché hanno perso Keys 12, Kerber 18, Kuznetsova 28 (dopo Konta n.9, Kontaveit n.17, nonché Kovinic e Korpatsch… Kenin stia in guardia oggi! ) ma le difficoltà patite da altre tenniste che venivano considerate favorite – Yamstreska, Vondrousova, Muchova – mi fanno pensare come Nadal che ha detto: “Sarà un torneo diverso”. Ciò anche se Rafa forse vuol mettere le mani avanti dovesse fallire la sua caccia al Roland Garros n.13 e soprattutto allo Slam n.20.  

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Non credo che Serena Williams possa vincere il suo quarto Roland Garros, ma…

La caccia al 24° Slam di Court nella sua testa continua. Anche se fa freddo “e io lo odio! Mai vista la neve per metà della mia vita” e le palle sono pesanti. Ma se il maltempo l’aiutasse facendole disputare le sue partite sotto il tetto?

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Serena Williams - Roland Garros 2020 (da Twitter, @rolandgarros)

Tanti auguri Serena, buon compleanno davvero alla giocatrice più forte del terzo millennio e forse di sempre (anche se Gianni Clerici direbbe che lo è stata invece Suzanne Lenglen, La Divina).

Ieri Serena Williams ha compiuto 39 anni e ha detto, non per la prima volta: “Non avrei mai creduto di ritrovarmi a giocare ancora a 39 anni. E ora non so quando mi fermerò. Mi diverto ancora e finché mi diverto…”. Pareva di sentire riecheggiare le parole tante volte pronunciate da un suo coetaneo, tal Roger Federer.

Di certo, è la prima volta che Serena li festeggia a Parigi. E di certo è anche la prima volta dopo tantissimi anni che all’avvio di uno Slam non viene considerata fra le primissime favorite, nonostante all’appello manchi la campionessa in carica Barty, e le ultime due vincitrici dell’US Open Osaka e Andreescu (peraltro non fortissime sulla terra rossa).

 

Vero che la terra battuta non è mai stata la superficie prediletta – le spunta in buona parte l’altrimenti micidiale arma del servizio – tuttavia il suo non è un caso… Sampras! Sweet Pete non è mai andato oltre una semifinale a Parigi (1996). Serena ha vinto il Roland Garros tre volte (2002-2013-2015) ed è stata finalista nel 2016, semifinalista nel 2003, nei quarti altre cinque volte. Ai tre trionfi nel torneo di Port Auteuil si devono aggiungere altri 10 titoli conquistati sui campi rossi. Non sono così pochi.

Ma, oltre a dover sottolineare che sono comunque cinque anni che Serena non vince più al Roland Garros – nel 2015 è diventata la più anziana vincitrice del torneo con i suoi 33 anni e mezzo – quest’anno sembra esserci una favorita che sembra stagliarsi su tutte, Simona Halep, e varie altre, come Svitolina e Azarenka nel suo quarto (Vika l’ha battuta a New York), Muguruza e Kenin nell’altra metà, che sembrano avere le stesse chance di Serena se non di più, dopo aver visto che Serena si è fatta trascinare al terzo set da tutte le sue avversarie nel Kentucky e all’US Open prima di soccombere.

Potete, se ne avete voglia, ascoltare i motivi per cui Steve Flink e il sottoscritto ci siamo sbilanciati in sede di presentazione video del sorteggio a sostenere che ci sembra fortemente improbabile che Serena, certo appesantita dagli anni con l’handicap di una superficie ultra-pesante per via dell’umidità incalzante e di palle Wilson che perfino Nadal fa fatica a spingere, riesca a conquistare il suo quarto Roland Garros e il famoso 24° Slam. Cioè quello che le consentirebbe di eguagliare il record di Margaret Court e cancellare l’incubo che la perseguita ormai da nove tentativi falliti, incluse le quattro finali Slam perdute dopo la nascita della sua bambina e tutte perdute senza aver vinto un set.

Serena si è allenata in Francia da lunedì, alla tennis Academy del suo coach Patrick Mouratoglou nei pressi di Nizza, ma sulla terra rossa non gioca da un anno e mezzo, dal terzo turno del Roland Garros del maggio 2019, quando perse da Sofia Kenin (la sconfitta per lei più… prematura in uno Slam dal 2014).

Serena Williams – Roland Garros 2020 (da Twitter, @rolandgarros)

Per una qualsiasi altra giocatrice l’aver centrato quattro finali di Slam e perso soltanto in semifinale all’ultimo US Open avrebbe rappresentato un sogno. Per lei no. Ha vinto 23 Slam su 75 ai quali era iscritta, mica uno solo.

Una semifinale dovrebbe essere un buon risultato per me? Assolutamente no! Mi ritrovo in una posizione nella mia carriera nella quale non posso essere soddisfatta! Non voglio star seduta qui e dire: “Oh, sono felice! No, perché non lo sono!”.

Serena dovrà affrontare al primo turno Kristie Ahn, l’americana che si è distinta particolarmente in questo 2020 per la sua abilità nel movimentare i social, soprattutto Tik Tok, durante i mesi difficili del lockdown. “Non ho giocato alcun torneo di preparazione a questo, il che è inconsueto per me – ha detto ieri Serena a Parigi. Questo è stato un anno davvero inconsueto, raro. Ho cercato di fare tutta la riabilitazione possibile da Patrick, dopo il problema avuto alla caviglia a New York. Sono al 100 per 100 della condizione fisica ora? No, ma abbastanza per provarci. Non giocherei se non pensassi di essere competitiva e non conosco atleti che non competano se non sono al 100%. Se gioco bene posso ancora battere chiunque e più gioco e meglio dovrei riuscire a giocare”.

Insomma la caccia di Serena continua, anche se con questo freddo parigino lei non ha mai giocato. “Fra California e Florida, e nei vari tornei, non mi è mai capitato. Odio il freddo e per metà della mia vita…non ho mai visto la neve!”. Di certo il tempo, che prevede piogge ripetute, non sarà suo alleato… a meno che dovendosi lei esibire quasi sempre sotto il tetto dello Chatrier (sia pure un tetto con delle perdite…), non finisca per avvantaggiarsene.

P.S. A proposito di tetti “bucati”, qualcuno ricorda quello di Napoli per il match di Fed Cup Italia-Spagna?

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