Firenze Tennis Cup: Giannessi convince e lancia la sfida a Kohlschreiber, Musetti saluta

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Firenze Tennis Cup: Giannessi convince e lancia la sfida a Kohlschreiber, Musetti saluta

Il tedesco lascia quattro giochi a Quinzi, ma Giannessi è in gran forma: “Basta alti e bassi, punto alla top 100”. Passa anche Lorenzi, ritiri per Baldi e Klizan. Niente da fare per Musetti contro Munar

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Alessandro Giannessi - Firenze Tennis Cup 2019 (foto Stefan Polini)

Migliorare il best ranking, fissato al numero 84 ATP, è un obiettivo fattibile. A 29 anni di età, Alessandro Giannessi è convinto che il meglio debba ancora venire. Dopo aver artigliato i top-100 nel 2016, lo spezzino viene da tre stagioni di medio livello, intorno al numero 150. Ma lui vale di più. Lo ha dimostrato, e intende continuare a farlo, alla Firenze Tennis Cup – Trofeo Toscana Aeroporti (46.600€, terra). L’ottimo match contro il giovanissimo Jules Okala è il viatico migliore per lanciare la sfida a Philipp Kohlschreiber, testa di serie numero 1 e sempre più favorito dopo il 6-2 6-2 a Quinzi e il ritiro di Martin Klizan, secondo favorito del seeding. Ma Giannessi è pronto. 

“Okala è un ragazzo interessante, dal tennis molto aggressivo – racconta dopo il 6-3 6-0 finale – all’inizio mi ha un po’ spiazzato con la sua velocità di palla, però è un po’ acerbo dal punto di vista tattico. Con l’andare dei game mi sono sentito sempre meglio e ho chiuso con ottime sensazioni, fondamentale in vista di un match difficile come quello di domani”. Giannessi ammette di non essere troppo soddisfatto della sua stagione, soprattutto perché non sempre ha trovato la giusta continuità. “Parliamoci chiaro: io gioco per entrare tra i top-100 e rimanerci più di quanto mi sia riuscito la prima volta. Il 2019 è stato un anno particolare, con alti e bassi sul piano emotivo e mentale. I picchi sono stati molto alti, visto che mi sono aggiudicato un Challenger, ho giocato un’altra finale e mi sono ben comportato in Sudamerica. Però ci sono stati troppi bassi e non va bene se aspiri a entrare tra i top-100”.

OBIETTIVO KOHLSCHREIBER – La buona notizia, per l’allievo di Flavio Cipolla (fanno base a Roma in un team di cui fa parte anche Jacopo Berrettini), è che il fisico è ancora perfettamente integro. Aspetto fondamentale per un giocatore che ha nell’esplosività (oltre che in un dritto fulminante) la sua dote principale. “Se devo essere pignolo, rispetto a 5-6 anni fa mi sento meno esplosivo e ci metto un po’ di più a carburare, però ho ancora più forza. Direi che le qualità fisiche sono ancora eccellenti: l’importante è mantenersi e allenarsi bene. Sì, nel complesso sono soddisfatto”. Nel big match degli ottavi, “Gianna” se la vedrà con Philipp Kohlschreiber. Il tedesco ha impressionato, soprattutto per l’approccio alla Firenze Tennis Cup: da un giocatore del suo palmares ci si potrebbe aspettare un po’ di sufficienza, invece si comporta con estrema professionalità e presta attenzione anche ai dettagli.

Philipp Kohlschreiber e Gianluigi Quinzi – Firenze Tennis Cup 2019 (foto Stefan Polini)

Per intenderci, sul 6-2 5-1 contro Quinzi ha chiesto al giudice di sedia quando ci sarebbe stato il cambio palle. Inoltre si è fatto ben volere dal pubblico, mostrandosi simpatico e disponibile alle tante richieste di foto e autografi. “La priorità sarà stare bene in campo e metterci l’anima, a prescindere dal nome dell’avversario – dice Giannessi – ovviamente lui ha ottime qualità e un’esperienza incredibile, ma gli ultimi game di oggi mi hanno dato la spinta giusta. Preparerò la partita con grande attenzione, sentendomi anche con Cipolla (che in questo momento è in Sardegna con Berrettini, ma ci ritroveremo la prossima settimana a Barcellona) per impostarla sul piano tattico”. E magari artigliare un exploit che potrebbe riportare il 2019 con un segno “più”.

 

MUSETTI KO – È terminata mercoledì, alle 21.46, l’avventura di Lorenzo Musetti alla Firenze Tennis Cup – Trofeo Toscana Aeroporti. Il ragazzo di Carrara aveva un ostacolo decisamente complicato in Jaume Munar, numero 99 ATP, ma che soltanto quattro mesi fa si era issato in 52esima posizione. Qualche risultato negativo lo ha fatto scendere in classifica, convincendolo a rimettere piede nel circuito Challenger. Dopo la finale a Siviglia e la semifinale a Biella, è arrivato il 6-1 6-3 contro il giovane azzurro. Munar ha appena 22 anni ma già una notevole esperienza, oltre a un atteggiamento fantastico. Si muove benissimo e rimane quasi sempre positivo. Il “quasi” è dovuto all’attimo di nervosismo in avvio di secondo set, quando ha valutato “out” una palla di Musetti, ma ha continuato a giocare. Perso il punto, se l’è presa con il giudice di sedia Gianluca Moscarella per non averla chiamata.

Era un punto importante, che ha dato a Musetti la palla del controbreak sull’1-1, poi trasformata. Nel cuore del secondo set si sono viste le cose migliori di un match che – c’è da scommetterci – tra qualche anno si riproporrà in palcoscenici ancora più importanti. I circa 100 spettatori che hanno preferito il tennis alla partita della Fiorentina si sono goduti alcuni scambi ad alta velocità, soluzioni pregevoli e gesti tecnici di qualità. Musetti non è ancora pronto a giocare contro certi avversari, almeno con continuità. Alterna grandi cose a scelte tattiche un po’ immature, poi è facile preda del nervosismo. A 17 anni è normale. Sul 3-3 ha rimontato da 0-40, ma Munar ha elevato il livello del suo tennis e non ha sbagliato quasi nulla fino alla fine. Va detto che, sul 4-3, l’azzurro ha avuto una palla break per rimettere in bilico il match, ma ha risposto da troppo lontano e i sogni di gloria sono finiti lì. Tutta esperienza.

Per un posto nei quarti, il maiorchino (seguito a Firenze dallo staff della Rafa Nadal Academy) se la vedrà con Robin Haase, che in precedenza aveva tenuto a distanza il volenteroso Javier Barranco Cosano. Giovedì il programma scatterà alle 10.30. Il supervisor Stephane Cretois ha garantito la contemporaneità ai quattro match di secondo turno ancora da iniziare, mentre la prosecuzione di Brancaccio-Martinez scatterà alle 11.30. Sempre alle 11.30 inizieranno gli ottavi con Horansky-Vilella, ma il clou sarà sul Campo Centrale a partire dalle 12. Uno dopo l’altro, ci saranno gli attesi Lorenzi-Trungelliti e Giannessi-Kohlschreiber. Dal pomeriggio, il tabellone inizierà ad allinearsi ai quarti di finale. 

LORENZI OK: “RIVOGLIO I GRANDI TORNEI” – In precedenza, Paolo Lorenzi aveva confermato le buone sensazioni degli ultimi mesi. Da quando si allena con il team di Riccardo Piatti, in particolare con Cristian Brandi, sembra aver magicamente ritrovato il suo miglior tennis. L’avventura a New York e due finali Challenger (Manerbio e Biella) lo hanno riportato a ridosso dei top-100. Non era facile emergere dal match contro il giovane Elliot Benchetrit, classe 1998 molto esplosivo (oltre che ben seguito: si allena presso l’accademia di Patrick Mouratoglou), specie dopo aver perso il primo set. Invece “Paolino” ne è uscito alla grande, fissando il punteggio sul 6-7 6-1 6-2. “Devo dire che il campo era abbastanza veloce, dopo la pioggia mi aspettavo di trovarlo più lento, invece si scivolava un po’. Per questo ho faticato nel primo set, ma sono soddisfatto di come ne sono uscito”.

Paolo Lorenzi – Firenze Tennis Cup 2019 (foto Stefan Polini)

Lorenzi si è poi soffermato sulla qualità del campo di partecipazione, parlando di “livello altissimo”“D’altra parte uno come Vilella Martinez, che quest’anno ha vinto un Challenger, non era neanche tra le teste di serie…”. A conferma della tesi, il suo prossimo avversario: Marco Trungelliti è numero 205 ATP ma vale molto di più, poi a Firenze vanta la finale dell’anno scorso. “Io farò del mio meglio, se poi lui sarà più bravo gli stringerò la mano”. A causa degli impegni al CT Firenze, il senese non è andato allo Stadio Artemio Franchi per Fiorentina-Sampdoria “anche se mi sarebbe piaciuto molto”. Inevitabile chiedergli una battuta sull’avventura a New York, in cui è arrivato al terzo turno e ha creato qualche grattacapo a Stan Wawrinka. “Due settimane fantastiche, avevo bisogno di un bel risultato in un torneo importante. New York mi porta bene, mi piace giocarci. A parte il terzo turno, sono molto contento anche del livello espresso con Wawrinka. Era da un po’ che non raggiungevo certi livelli. Adesso voglio continuare così e spero di rimettere piede nei tornei importanti”.

LA GIORNATA DEI RITIRI: KO BALDI, KLIZAN E MARTIN – La pioggia caduta su Firenze nella mattinata di mercoledì ha rallentato il programma: nel corso della giornata ci sono stati diversi aggiornamenti all’ordine di gioco, con alcune cancellazioni. Con il solo Grandstand abilitato per le sessioni serali (grazie all’intervento di Pegaso System, quest’anno più prezioso che mai) è stato deciso di rinviare a giovedì quattro dei sedici match di singolare, curiosamente lo spot con ben cinque giocatori italiani. Rinviati a giovedì Caruso-Napolitano, Pellegrino-Coppejans, Gaio-Cervantes e Dalla Valle-Sousa. Sarà dunque un grande giovedì di tennis, con gli ultimi secondi turni e tutti gli ottavi di finale. Il meteo, finalmente, sembra amico della Firenze Tennis Cup: non dovrebbe più piovere fino a domenica.

Mercoledì sono arrivati ben tre ritiri a partita in corso. Filippo Baldi ha alzato bandiera bianca dopo aver perso il primo set contro Filip Horansky, così come Martin Klizan: lo slovacco era avanti 1-0 contro Mario Vilella Martinez quando ha scelto di ritirarsi. La sua eliminazione “apre” il tabellone, soprattutto nella parte bassa: ad approfittarne potrebbe essere proprio Paolo Lorenzi. È stata una cattiva giornata per la Slovacchia, poiché in serata è arrivato un altro ritiro: Andrej Martin, recente vincitore all’Aquila, ha mollato quando era in svantaggio contro Carlos Taberner. Sospeso per oscurità, intorno alle 19, il match tra Pedro Martinez Portero e l’azzurro Raul Brancaccio, dopo che lo spagnolo si era aggiudicato il tie-break del primo set (peraltro dopo aver annullato un setpoint).

Ufficio Stampa Firenze Tennis Cup – Trofeo Toscana Aeroporti

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Dominic Thiem: “Questo US Open sarà meno importante dell’Australian Open 2020”

Il numero 3 del mondo: “Sono pronto per lo US Open ma se dovessi ancora restare a casa non sarebbe un problema”

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Dominic Thiem sta programmando la trasferta negli Stati Uniti, a New York, per disputare il torneo di Cincinnati (anch’esso si svolgerà a Flushing Meadows quest’anno) e lo US Open. Tuttavia, qualora dovesse rivelarsi necessario sottoporsi alla quarantena al rientro in Europa, potrebbe anche rinunciare alla Grande Mela in vista di Roma e Parigi. L’asse su cui si gioca questa partita è New York-Roma, poiché la destinazione di molti reduci dallo US Open sarebbe la sede degli Internazionali d’Italia. Senza la conferma dell’esenzione della quarantena sulla via del ritorno, diversi giocatori si troverebbero nella stessa posizione di Thiem.

Quando il tour ricomincerà, sarò pronto. Ma se dovessimo rimanere ancora a casa non sarà un problema, sono stato bene” ha dichiarato il n. 3 del mondo a Der Standard, ‘mascherando’ in qualche modo la sua proverbiale foga agonistica

Dubbi di partecipazione a parte, Thiem sarebbe il principale antagonista del numero uno Djokovic (che lo ha sconfitto di misura nella finale dell’Australian Open) in virtù dell’assenza del campione in carica Nadal. “Le aspettative sono alte, ma sarà completamente diverso perché non ci sarà il pubblico, il team sarà ridotto e gran parte del tempo bisognerà trascorrerlo in hotel, sarà un’esperienza completamente differente. Molti tra i migliori giocatori del mondo hanno rinunciato e forse altri ancora rinunceranno allo US Open e questo lo rende, per quest’anno, meno importante rispetto all’Australian Open. Tuttavia, non vedo l’ora di poter giocare“.

 

Il programma del tennista austriaco prevede il doppio appuntamento americano per poi continuare con Kitzbühel, Roma e il Roland Garros. Il torneo austriaco, però, coinciderà con la seconda settimana dello US Open e dunque Thiem potrà parteciparvi solo se le voci dello slittamento del torneo di una settimana (dal 7 al 14 settembre) dovessero rivelarsi fondate.

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Il tabellone di Lexington, torna Serena: “No programmi, giocherò i tornei che si disputeranno”

Ritorno del circuito WTA negli USA e ritorno in campo di Serena Williams. Potenziale scontro al secondo turno con Venus o con Azarenka

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Serena Williams - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Si è finalmente consumato sabato a Lexington, Kentucky il primo atto della stagione agonistica WTA sul suolo statunitense. Il Top Seed Open presented by Bluegrass Orthopaedics, torneo International da $202.250 nato dallo “spin off” della versione femminile del Citi Open di Washington, ha iniziato i primi turni di qualificazione e alcune delle giocatrici più blasonate in tabellone hanno incontrato (via teleconferenza) i rappresentanti della stampa.

Tra queste c’è stata anche la 23-volte campionessa Slam Serena Williams, che si è insolitamente iscritta a un torneo di livello International per ritrovare le sensazioni agonistiche dopo i lunghi mesi di stop ed essere al meglio per l’assalto al record di vittorie nei tornei del Grande Slam che da due anni le sfugge.

Non avrei mai pensato di giocare in condizioni come queste, ma forse il futuro va in questa direzione, con distanziamento sociale e telecomunicazioni – ha detto la campionessa americana, che ha trascorso tutto il periodo del confinamento nella sua abitazione di West Palm Beach con la propria famiglia – La pandemia mi ha insegnato a non programmare, perché le cose possono cambiare molto velocemente. Penso di giocare i tornei che riusciranno ad andare in scena, senza pormi degli obiettivi a priori”.

 

Il problema più complicato da risolvere per Serena al fine di poter continuare la preparazione durante la pandemia è stato quello di trovare un nuovo gruppo di fisioterapisti, dato che il suo team “titolare” è basato in Europa e non poteva arrivare in Florida a causa delle restrizioni ai viaggi. “Risolto quel problema – ha spiegato Williams – non è stato tutto troppo diverso dal solito, anche se ovviamente non sono potuta andare in palestra, e forse non ci andrò per parecchio tempo. Fortunatamente non faccio pesi, i miei bicipiti me li ha forniti direttamente la mia mamma, ma mio marito mi ha aiutato a costruire una palestra in casa, così come un campo da tennis. Il campo è una specie di rifugio per me, avrei dovuto pensarci 20 anni fa, ho cercato di chiamare quanti più giocatori possibile ad allenarmi con me, con la scusa che la superficie era esattamente quella dello US Open”.

L’aver trascorso questo periodo in Florida, dove l’epidemia si sta diffondendo in maniera molto rapida, ha costretto Serena a non lasciare nulla al caso per quel che riguarda le precauzioni: “Viaggio con circa 50 maschere, non vado da nessuna parte senza, tutti quelli che sono nella ‘Serena bubble’ sono estremamente prudenti, si parla della vita di ognuno”. L’embolia polmonare di cui la tennista americana ha sofferto subito dopo il parto ha compromesso la capacita dei suoi polmoni, quindi anche per questo motivo è preferibile evitare di contrarre il CoV-SARS-2. “Fisicamente mi sento in forma, ma la forma partita è un’altra cosa. Non mi sento ancora in piena forma, i match mi diranno a che punto sono”.

IL TABELLONE COMPLETO

(clicca per ingrandire)

Il tabellone ha accoppiato Serena Williams, testa di serie n.1, alla connazionale Bernarda Pera (n. 60 ATP) al primo turno per poi eventualmente riservarle un impegno da scintille al secondo contro la vincente della sfida tra sua sorella Venus Williams e l’ex n.1 del mondo Victoria Azarenka.
Impegno potenzialmente complicato al secondo turno anche per la seconda del seeding, la bielorussa Aryna Sabalenka, che dopo Madison Brengle all’esordio potrebbe trovare la sedicenne Coco Gauff (n. 52).

Questi i quarti teorici:

[1] S. Williams vs [7] S. Stephens
[4] A. Anisimova vs [5] Y. Putintseva
[6] M. Linette vs [3] J. Konta
[8] O. Jabeur vs [2] A. Sabalenka

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La carta vincente di Medvedev: la profondità

Attraverso i dati raccolti da Craig O’Shannessy durante l’ultima edizione del torneo di Cincinnati, analizziamo un altro aspetto vincente del gioco del russo

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Daniil Medvedev allo US Open 2019 (foto Luigi Serra)

Guardando una partita di Daniil Medvedev la prima cosa che balza all’occhio è lo stile dinoccolato, per alcuni sgraziato, ma certamente ipnotico dei suoi colpi da fondo. La seconda cosa che si nota subito però è anche la costanza con cui le traiettorie del russo non solo atterrino in campo, ma spesso e volentieri mantengano una profondità tale da mettere in crisi qualsiasi avversario.

Nella seconda metà del 2019, Daniil ha raggiunto picchi di prestazione davvero sorprendenti arrivando a giocare ben sei finali consecutive di cui tre vinte. Il solito Craig O’Shannessy, che aveva già analizzato il gioco da fondo del russo sulla base della resa negli scambi corti, medi e lunghi, ha recentemente pubblicato alcuni dati raccolti durante lo scorso torneo di Cincinnati che testimoniano come la profondità dei colpi sia una delle chiavi del successo di Medvedev.

In Ohio, nel corso delle sei partite vinte, i colpi del russo sono atterrati oltre la linea del servizio in media nell’85% dei casi. Solo Kyle Edmund nel primo match è riuscito a pareggiare i dati di Medvedev, che in tutti gli altri incontri ha sempre giocato più profondo dei suoi avversari. Qui sotto potete trovare uno specchietto riassuntivo match per match:

 
TurnoAvversario% colpi “profondi” dell’avversario % colpi “profondi” di Medvedv 
FinaleDavid Goffin83%88%
SemifinaleNovak Djokovic80%82%
QuartiAndrey Rublev86%91%
OttaviJan-Lennard Struff77%86%
Secondo turnoBenoit Paire62%79%
Primo turnoKyle Edmund85%85%
Media79%85%

*con colpi ‘profondi’ si intendono quelli che rimbalzano oltre la linea del servizio

Sarebbe interessante poter osservare il piazzamento preciso dei vari colpi in modo da poter toccare più da vicino l’effettiva profondità del gioco del russo. Tuttavia anche la generica dicitura “oltre la linea del servizio” permette di farsi un’idea delle preziose armi di Medvedev. Le medie più basse degli avversari sono infatti molto probabilmente influenzate dal gioco di Daniil che, colpendo spesso e volentieri vicino alle righe, costringe gli avversari a indietreggiare o ad accorciare volgendo gli scambi in suo favore.

Questa esasperata ricerca della profondità potrebbe legittimamente lasciar ipotizzare che Medvedev rischi di commettere più errori non forzati dei propri avversari, ma i dati del torneo di Cincinnati smentiscono questa impressione. Il russo ha infatti commesso più gratuiti dell’avversario solo nella semifinale contro Djokovic (24 contro 19), segno che alla profondità e all’aggressività si associa una precisione non comune.

Medvedev ripartirà, come gran parte del circuito ATP, proprio dal torneo di Cincinnati (anche se quest’anno, com’è ormai noto, si terrà a New York) per cercare di difendere il titolo conquistato nella passata stagione. Se i suoi numeri rimarranno questi, nessuno sarà felice di averlo dalla propria parte di tabellone.

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