Firenze Tennis Cup: Kohlschreiber vuole le Olimpiadi e le 500 vittorie

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Firenze Tennis Cup: Kohlschreiber vuole le Olimpiadi e le 500 vittorie

Archiviati i problemi alla schiena, si sta ritrovando a Firenze: battuto in rimonta un ottimo Giannessi. Brutta giornata per l’Italia, rimane il solo Brancaccio. Che sfiderà proprio “Kohli”. Haase d’esperienza, cade anche Munar

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Philipp Kohlschreiber - Firenze Tennis Cup 2019 (foto Stefan Polini)

Ci ha provato fino alla fine, Alessandro Giannessi, a portare a casa una vittoria di prestigio. Contro Philipp Kohlschreiber ha avuto moltissime chance, ma non è stato cinico al momento di sfruttarle. Si spiega soprattutto così il 4-6 6-4 6-3 che ha spedito il tedesco nei quarti della Firenze Tennis Cup – Trofeo Toscana Aeroporti (46.600€, terra). Lo spezzino sapeva di avere chance e lo ha dimostrato in 2 ore e 20 minuti di partita, però è uscito furioso. Non potrebbe essere altrimenti dopo aver intascato un gran primo set e avuto mille chance nei restanti, soprattutto nel terzo. Avanti di un break nel terzo, si è fatto riprendere e poi – dal 3-2 al 5-2 – ha perso due giochi (uno di ben 18 punti) in cui aveva avuto palla game. Ha combattuto alla grande, mettendo in campo cuore e polmoni, regalando tanti punti giocati al fulmicotone al numerosissimo pubblico del CT Firenze (c’erano almeno 400 spettatori).

“Kohli”, tuttavia, ha giocato da campione. Ha alzato il livello nel momento del bisogno, quando la palla “scottava” sul serio. Ha vinto quasi tutti i punti importanti, anche se ha concesso qualche chance di troppo a Giannessi. Nel circuito ATP, certe sbavature non gli sarebbero perdonate. “È stato un match giocato sul filo del rasoio, nel primo set sono stato io a perdere tre giochi dopo aver avuto la palla game – ha detto Kohlschreiber –sapevo che sarebbe stato un match equilibrato e che avrei dovuto alzare il mio livello. Nel primo non ho giocato troppo bene, ma poi ho espresso davvero un buon tennis”. Fa impressione vedere un giocatore del suo calibro in un Challenger: soltanto 6 mesi fa batteva Novak Djokovic a Indian Wells e non esce dai top-100 ATP da tredici anni e mezzo.

GLI OBIETTIVI DI “KOHLI” – Non deve essere facile mettersi in gioco nei tornei più piccoli. Quando gli chiediamo dove trova la motivazione, risponde convinto: “Quest’anno ho avuto tanti problemi fisici, soprattutto alla schiena. Raramente ho giocato al 100%, adesso sono felice di essere finalmente a posto sul piano atletico. Il circuito è terribile, perché se perdi tanti match la fiducia scompare. Nei Challeger trovi giocatori molti forti e non è facile emergere. Da qui a fine anno proverò a vincere più partite possibili. Sono molto motivato, credetemi, poi Firenze è davvero un bel torneo”. Lo dice dopo aver percorso in almeno 5 minuti i 30 metri dal Campo Centrale agli spogliatoi, lungo i quali si è prestato a decine di selfie, rispondendo con tanti “grazie” a chi gli faceva i complimenti

“Il torneo di Firenze mi piace molto, c’è una bella atmosfera e il pubblico è stato corretto. Facevano il giusto tifo per il giocatore italiano, ma anche per me. Abbiamo giocato ottimi punti, credo che sia stato bello per noi ma anche per la gente”. Di fronte a un giocatore come Philipp Kohlschreiber, 36 anni tra qualche settimana e quasi mille partite sulle gambe, è inevitabile domandarsi se si sia posto qualche obiettivo per la parte finale della sua carriera. “Certo! – risponde sicuro – prima di tutto vorrei giocare le Olimpiadi di Tokyo l’anno prossimo, inoltre punto ad arrivare a quota 500 vittorie nel circuito ATP, sono molto vicino (attualmente è a quota 465, ndr). Inoltre mi piacerebbe vincere qualche altro torneo ATP, magari in Germania. Come vedete, qualche obiettivo c’è: spero di raggiungerne almeno un paio”.

Per mettersi nelle condizioni di riuscirci, la Firenze Tennis Cup sembra il torneo ideale. Per raccogliere punti preziosi, dovrà superare l’ultimo italiano rimasto in gara, il torrese (di Spagna) Raul Brancaccio, autore di una vera e propria maratona. In mattinata aveva superato Pedro Martinez, peraltro partendo ad handicap (mercoledì sera aveva perso il primo set), poi in serata si è ripetuto con Carlos Taberner, molto pericoloso a questi livelli. Davvero un ottimo torneo per un ragazzo silenzioso e lavoratore, proprio come il suo idolo (e mentore) David Ferrer. Dopo l’ace che ha sigillato il 3-6 7-6 6-4 finale, ha fatto il segno della croce prima di salutare l’avversario, che peraltro lo sopravanza di 55 posizioni in classifica (n.232 contro 287). Quello contro Kohlschreiber sarà un match dal grande fascino, il più importante della sua giovane carriera.

Raul Brancaccio – Firenze Tennis Cup 2019 (foto Stefan Polini)

TRUNGELLITI VINCE LA MARATONA CON LORENZI – È terminata negli ottavi l’avventura di Paolo Lorenzi. Dopo un match durissimo, durato quasi 3 ore, il senese si è arreso a Marco Trungelliti, che evidentemente conosce la chiave per metterlo in difficoltà. Lo aveva battuto quattro volte in cinque precedenti, si è ripetuto a Firenze mostrando un tennis di grande qualità. Vedendolo giocare, ci si domanda come abbia fatto a non entrare mai tra i top-100 ATP. Lui è consapevole che il problema non è certo il tennis, e lo ha dimostrato nel 6-4 6-7 7-5 che lo ha spinto nei quarti. Il match sembrava chiuso quando “Trunge” aveva brekkato Lorenzi sul 5-5 nel secondo, e l’azzurro aveva cambiato campo senza neanche sedersi. Ma Lorenzi non si arrende mai e lo ha dimostrato ancora una volta. Il match è entrato in bagarre, una battaglia fatta di scambi lunghi e soluzioni pregevoli. 

 

L’azzurro ha avuto la sua chance sull’1-1, quando si è trovato 15-40 sul servizio di Trungelliti. Lì l’argentino ha giocato benissimo e ha meritato di restare a galla. Quando il tie-break sembrava ormai scritto, Trungelliti ha trovato il break decisivo, sigillandolo con un fantastico rovescio lungolinea che ha fatto impazzire di gioia la sua famiglia, giunta a Firenze mercoledì. È arrivata anche nonna Lela, diventata famosa lo scorso anno durante il Roland Garros, quando lo ha accompagnato nei 1000 km che gli permisero di firmare come lucky loser e giocare il main draw. “Però lei l’abbiamo lasciata in hotel” ha detto l’argentino con un sorriso grande così. Per raggiungere la semifinale dovrà battere lo spagnolo Mario Vilella Martinez, che si è infilato nella zona di tabellone lasciata libera dal n.2 Martin Klizan.

Marco Trungelliti – Firenze Tennis Cup 2019 (foto Stefan Polini)

SOUSA E COPPEJANS SGAMBETTANO L’ITALIA – Per il resto, è stata una giornata decisamente negativa per gli italiani. Detto di Giannessi e Lorenzi, due giocatori si sono ritrovati ad “abbattere” gli azzurri come birilli: Pedro Sousa e Kimmer Coppejans. Il portoghese ha superato Enrico Dalla Valle in un match combattutissimo, in cui il ravennate ha un mucchio di rimpianti: ha servito per il primo set ed è stato avanti 2-0 nel terzo prima di arrendersi 7-5 4-6 6-4, mentre nel pomeriggio ha lottato altri tre set (ma meno intensi) per battere Federico Gaio. Da parte sua, il belga ha tenuto a distanza Andrea Pellegrino in mattinata, mentre sotto la luce dei riflettori si è imposto su Stefano Napolitano (che in mattinata aveva sorpreso Salvatore Caruso). C’è rammarico per il biellese, mancato nei momenti importanti: ha avuto ben dieci palle break (tre nell’ultimo game), ma ne ha sfruttate soltanto due. Al contrario, il belga ha sfruttato tutte le quattro chance avute. Le partite si vincono anche così. Nei quarti, Sousa e Coppejans si sfideranno tra loro.

La Firenze Tennis Cup è il torneo delle sorprese. Con l’eliminazione di Jaume Munar cade l’ennesima testa di serie: a livello di quarti di finale, ne sono rimaste soltanto quattro (e appena una due le prime otto: Kohlschreiber e Sousa). Nel match serale, il maiorchino si è arreso a Robin Haase al termine di un match a tre volti. Un set dominato per parte, poi battaglia furibonda nel terzo. Quando Haase si è fatto riprendere al momento di servire per il match (5-4 e servizio), si pensava che lo spagnolo se la sarebbe cavata. Invece, facendo valere la sua esperienza, l’olandese ha trovato la forza per l’allungo decisivo e si è imposto col punteggio di 1-6 6-1 7-5. Il risultato sorprende, non tanto per la classifica (n.99 Munar, n.157 Haase), quanto per l’approccio che i due avevano dato al torneo. Munar cura anche i dettagli, allenandosi molto, mentre Haase ha un atteggiamento quasi naif: lo si era visto in giro per quasi tutto il giorno nei vialetti del circolo.

Ma non si arriva per caso a ridosso dei top-30 e in semifinale in un Masters 1000: giocando con intelligenza, e “ubriacando” l’avversario di palle corte, Robin l’ha spuntata alla distanza e acuisce la crisi di Munar, la cui stagione è certamente sotto la sufficienza. In verità anche Haase ha molto da farsi perdonare, visto che ha perso un centinaio di posizioni da gennaio a oggi. Il suo tennis, tuttavia, vale molto di più. Per un posto in semifinale (a patto che scenda in campo, perché in serata ha lasciato il circolo molto sofferente a una gamba) se la vedrà con l’egiziano Mohamed Safwat, emerso da una dura battaglia contro Blaz Rola: davvero una buona occasione. Il programma di venerdì scatterà alle 11 con Trungelliti-Vilella, poi il clou Kohlschreiber-Brancaccio si giocherà verso ora di pranzo. A seguire, non prima delle 13.30, Haase-Safwat. Sul Grandstand si giocherà Coppejans-Sousa (non prima delle 17.30) oltre ai restanti quarti di finale del tabellone di doppio. 

Ufficio Stampa Firenze Tennis Cup – Trofeo Toscana Aeroporti

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Dominic Thiem: “Questo US Open sarà meno importante dell’Australian Open 2020”

Il numero 3 del mondo: “Sono pronto per lo US Open ma se dovessi ancora restare a casa non sarebbe un problema”

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Dominic Thiem sta programmando la trasferta negli Stati Uniti, a New York, per disputare il torneo di Cincinnati (anch’esso si svolgerà a Flushing Meadows quest’anno) e lo US Open. Tuttavia, qualora dovesse rivelarsi necessario sottoporsi alla quarantena al rientro in Europa, potrebbe anche rinunciare alla Grande Mela in vista di Roma e Parigi. L’asse su cui si gioca questa partita è New York-Roma, poiché la destinazione di molti reduci dallo US Open sarebbe la sede degli Internazionali d’Italia. Senza la conferma dell’esenzione della quarantena sulla via del ritorno, diversi giocatori si troverebbero nella stessa posizione di Thiem.

Quando il tour ricomincerà, sarò pronto. Ma se dovessimo rimanere ancora a casa non sarà un problema, sono stato bene” ha dichiarato il n. 3 del mondo a Der Standard, ‘mascherando’ in qualche modo la sua proverbiale foga agonistica

Dubbi di partecipazione a parte, Thiem sarebbe il principale antagonista del numero uno Djokovic (che lo ha sconfitto di misura nella finale dell’Australian Open) in virtù dell’assenza del campione in carica Nadal. “Le aspettative sono alte, ma sarà completamente diverso perché non ci sarà il pubblico, il team sarà ridotto e gran parte del tempo bisognerà trascorrerlo in hotel, sarà un’esperienza completamente differente. Molti tra i migliori giocatori del mondo hanno rinunciato e forse altri ancora rinunceranno allo US Open e questo lo rende, per quest’anno, meno importante rispetto all’Australian Open. Tuttavia, non vedo l’ora di poter giocare“.

 

Il programma del tennista austriaco prevede il doppio appuntamento americano per poi continuare con Kitzbühel, Roma e il Roland Garros. Il torneo austriaco, però, coinciderà con la seconda settimana dello US Open e dunque Thiem potrà parteciparvi solo se le voci dello slittamento del torneo di una settimana (dal 7 al 14 settembre) dovessero rivelarsi fondate.

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Il tabellone di Lexington, torna Serena: “No programmi, giocherò i tornei che si disputeranno”

Ritorno del circuito WTA negli USA e ritorno in campo di Serena Williams. Potenziale scontro al secondo turno con Venus o con Azarenka

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Serena Williams - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Si è finalmente consumato sabato a Lexington, Kentucky il primo atto della stagione agonistica WTA sul suolo statunitense. Il Top Seed Open presented by Bluegrass Orthopaedics, torneo International da $202.250 nato dallo “spin off” della versione femminile del Citi Open di Washington, ha iniziato i primi turni di qualificazione e alcune delle giocatrici più blasonate in tabellone hanno incontrato (via teleconferenza) i rappresentanti della stampa.

Tra queste c’è stata anche la 23-volte campionessa Slam Serena Williams, che si è insolitamente iscritta a un torneo di livello International per ritrovare le sensazioni agonistiche dopo i lunghi mesi di stop ed essere al meglio per l’assalto al record di vittorie nei tornei del Grande Slam che da due anni le sfugge.

Non avrei mai pensato di giocare in condizioni come queste, ma forse il futuro va in questa direzione, con distanziamento sociale e telecomunicazioni – ha detto la campionessa americana, che ha trascorso tutto il periodo del confinamento nella sua abitazione di West Palm Beach con la propria famiglia – La pandemia mi ha insegnato a non programmare, perché le cose possono cambiare molto velocemente. Penso di giocare i tornei che riusciranno ad andare in scena, senza pormi degli obiettivi a priori”.

 

Il problema più complicato da risolvere per Serena al fine di poter continuare la preparazione durante la pandemia è stato quello di trovare un nuovo gruppo di fisioterapisti, dato che il suo team “titolare” è basato in Europa e non poteva arrivare in Florida a causa delle restrizioni ai viaggi. “Risolto quel problema – ha spiegato Williams – non è stato tutto troppo diverso dal solito, anche se ovviamente non sono potuta andare in palestra, e forse non ci andrò per parecchio tempo. Fortunatamente non faccio pesi, i miei bicipiti me li ha forniti direttamente la mia mamma, ma mio marito mi ha aiutato a costruire una palestra in casa, così come un campo da tennis. Il campo è una specie di rifugio per me, avrei dovuto pensarci 20 anni fa, ho cercato di chiamare quanti più giocatori possibile ad allenarmi con me, con la scusa che la superficie era esattamente quella dello US Open”.

L’aver trascorso questo periodo in Florida, dove l’epidemia si sta diffondendo in maniera molto rapida, ha costretto Serena a non lasciare nulla al caso per quel che riguarda le precauzioni: “Viaggio con circa 50 maschere, non vado da nessuna parte senza, tutti quelli che sono nella ‘Serena bubble’ sono estremamente prudenti, si parla della vita di ognuno”. L’embolia polmonare di cui la tennista americana ha sofferto subito dopo il parto ha compromesso la capacita dei suoi polmoni, quindi anche per questo motivo è preferibile evitare di contrarre il CoV-SARS-2. “Fisicamente mi sento in forma, ma la forma partita è un’altra cosa. Non mi sento ancora in piena forma, i match mi diranno a che punto sono”.

IL TABELLONE COMPLETO

(clicca per ingrandire)

Il tabellone ha accoppiato Serena Williams, testa di serie n.1, alla connazionale Bernarda Pera (n. 60 ATP) al primo turno per poi eventualmente riservarle un impegno da scintille al secondo contro la vincente della sfida tra sua sorella Venus Williams e l’ex n.1 del mondo Victoria Azarenka.
Impegno potenzialmente complicato al secondo turno anche per la seconda del seeding, la bielorussa Aryna Sabalenka, che dopo Madison Brengle all’esordio potrebbe trovare la sedicenne Coco Gauff (n. 52).

Questi i quarti teorici:

[1] S. Williams vs [7] S. Stephens
[4] A. Anisimova vs [5] Y. Putintseva
[6] M. Linette vs [3] J. Konta
[8] O. Jabeur vs [2] A. Sabalenka

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La carta vincente di Medvedev: la profondità

Attraverso i dati raccolti da Craig O’Shannessy durante l’ultima edizione del torneo di Cincinnati, analizziamo un altro aspetto vincente del gioco del russo

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Daniil Medvedev allo US Open 2019 (foto Luigi Serra)

Guardando una partita di Daniil Medvedev la prima cosa che balza all’occhio è lo stile dinoccolato, per alcuni sgraziato, ma certamente ipnotico dei suoi colpi da fondo. La seconda cosa che si nota subito però è anche la costanza con cui le traiettorie del russo non solo atterrino in campo, ma spesso e volentieri mantengano una profondità tale da mettere in crisi qualsiasi avversario.

Nella seconda metà del 2019, Daniil ha raggiunto picchi di prestazione davvero sorprendenti arrivando a giocare ben sei finali consecutive di cui tre vinte. Il solito Craig O’Shannessy, che aveva già analizzato il gioco da fondo del russo sulla base della resa negli scambi corti, medi e lunghi, ha recentemente pubblicato alcuni dati raccolti durante lo scorso torneo di Cincinnati che testimoniano come la profondità dei colpi sia una delle chiavi del successo di Medvedev.

In Ohio, nel corso delle sei partite vinte, i colpi del russo sono atterrati oltre la linea del servizio in media nell’85% dei casi. Solo Kyle Edmund nel primo match è riuscito a pareggiare i dati di Medvedev, che in tutti gli altri incontri ha sempre giocato più profondo dei suoi avversari. Qui sotto potete trovare uno specchietto riassuntivo match per match:

 
TurnoAvversario% colpi “profondi” dell’avversario % colpi “profondi” di Medvedv 
FinaleDavid Goffin83%88%
SemifinaleNovak Djokovic80%82%
QuartiAndrey Rublev86%91%
OttaviJan-Lennard Struff77%86%
Secondo turnoBenoit Paire62%79%
Primo turnoKyle Edmund85%85%
Media79%85%

*con colpi ‘profondi’ si intendono quelli che rimbalzano oltre la linea del servizio

Sarebbe interessante poter osservare il piazzamento preciso dei vari colpi in modo da poter toccare più da vicino l’effettiva profondità del gioco del russo. Tuttavia anche la generica dicitura “oltre la linea del servizio” permette di farsi un’idea delle preziose armi di Medvedev. Le medie più basse degli avversari sono infatti molto probabilmente influenzate dal gioco di Daniil che, colpendo spesso e volentieri vicino alle righe, costringe gli avversari a indietreggiare o ad accorciare volgendo gli scambi in suo favore.

Questa esasperata ricerca della profondità potrebbe legittimamente lasciar ipotizzare che Medvedev rischi di commettere più errori non forzati dei propri avversari, ma i dati del torneo di Cincinnati smentiscono questa impressione. Il russo ha infatti commesso più gratuiti dell’avversario solo nella semifinale contro Djokovic (24 contro 19), segno che alla profondità e all’aggressività si associa una precisione non comune.

Medvedev ripartirà, come gran parte del circuito ATP, proprio dal torneo di Cincinnati (anche se quest’anno, com’è ormai noto, si terrà a New York) per cercare di difendere il titolo conquistato nella passata stagione. Se i suoi numeri rimarranno questi, nessuno sarà felice di averlo dalla propria parte di tabellone.

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