Un altro titolo per Van Uytvanck, a Tashkent si arrende Cirstea

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Un altro titolo per Van Uytvanck, a Tashkent si arrende Cirstea

La tennista belga ha avuto la meglio in tre set su Sorana Cirstea, campionessa a Tashkent undici anni fa. Secondo trofeo stagionale per Van Uytvanck

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Alison Van Uytvanck - Tashkent 2019 (foto via Facebook, @tashkentopen)

[3] A. Van Uytvanck b. [8] S. Cirstea 6-2 4-6 6-4

Alison Van Uytvanck è riuscita a battere per la prima volta in carriera Sorana Cirstea (la romena aveva vinto entrambi i precedenti) e lo ha fatto nella sfida che valeva di più: in palio c’era infatti il titolo del WTA International di Tashkent. Con questo successo la belga sale a quattro trofei in carriera, il primo outdoor, e il rientro nella top 50 è certo. Questa vittoria non era affatto scontata dato che dopo Wimbledon Van Uytvanck aveva disputato cinque tornei sul cemento vincendo solamente tre incontri, mentre la sua avversaria odierna in passato si era trovata a suo agio nella capitale kazaka. L’unico titolo della carriera di Cirstea era arrivato infatti proprio su questi campi undici anni fa, anche se la romena non disputava una finale da quella persa contro Serena Williams nel Premier 5 di Toronto del 2013.

L’incontro si è messo subito male per la n. 96 del mondo che perdendo la battuta in apertura ha dovuto fare gara di rincorsa e non è riuscita a stare attaccata alla sua avversaria, la quale con un secondo break nel settimo gioco si è assicurata il primo set per 6-2. Gli altri due parziali sono stati molto più intensi e non sono mancati game lottati e interminabili, quelli decisivi però li ha quasi sempre portati a casa la belga. Ed è stato infatti con un solo break che la n. 61 del mondo è riuscita a far suo il set decisivo per 6-4. Sorana ha ‘venduto cara la pelle’ annullando quattro match point, ma il quinto le è stato fatale. Alison Van Uytvanck ha dunque potuto festeggiare il suo secondo titolo stagionale dopo quello conquistato in Ungheria.

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Australian Open

Australian Open: Halep va come un treno, Kontaveit maratoneta vincente

La rumena impartisce un duplice 6-4 a Mertens e approda ai quarti. Non ha concesso un set dall’inizio del torneo. Sfiderà la 25enne estone che è dovuta rimanere in campo oltre due ore e mezza per sconfiggere la giovane Swiatek

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Simona Halep - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Simona Halep fa sul serio a questi Australian Open. E, negli ultimi due anni, quando la rumena è arrivata in forma ad uno Slam, in pochissime sono riuscite a fermarla. Dall’inizio del torneo non ha concesso nemmeno un set alle sue avversarie. Ma se nei primi tre turni dall’altra parte della rete si era trovata di fronte tenniste ben meno attrezzate di lei, la sfida di ottavi di finale contro la belga Elise Mertens, testa di serie n.16 e capace di sorprenderla nella finale di Doha dello scorso anno, si presentava sulla carta come particolarmente insidiosa. E invece così non è stato, con Halep che con un periodico 6-4 ha liquidato la pratica in poco più di un’ora e mezza di gioco. La campionessa di Costanza ha così staccato il biglietto per i suoi quarti quarti (si perdoni la ripetizione) di finale a Melbourne. È dovuta stare in campo un’ora di più Anett Kontaveit, testa di serie n.28, per domare le velleità della giovane polacca Iga Swiatek. Kontaveit è venuta a capo di un’autentica battaglia conclusasi 6-7 7-5 7-5. Il modo migliore per raggiungere i primi quarti Slam, dove affronterà per l’appunto Halep. 

Simona Halep – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

HALEP-MERTENS – È Halep a fare il primo strappo nel match. Avanti per 2 a 1 nel primo set, la rumena sfrutta la terza palla break e mette la testa avanti. Mertens però la riaggancia subito sul 3 pari. La belga però soffre tanto sul suo turno di servizio ed è costretta di nuovo a cedere nel nono gioco. Con il servizio a disposizione, nonostante qualche patema, la due volte campionessa Slam chiude il parziale. Rincuorata dall’avvio positivo, Halep si porta sul 3 a 0 pesante nel secondo set. Mertens però continua a crederci e recupera entrambi i break, fino al 4 parti. È ancora il nono gioco ad essere fatale per lei però. Halep vince il suo quinto turno di risposta e poi va a portare a casa il match. A fronte di un maggior numero di vincenti (36 a 21), la fiamminga paga un numero molto più alto di gratuiti, ovvero 38, contro i soli 8 di Halep. A dimostrazione di una prova solida da parte della n.3 del mondo. 

KONTAVEIT-HALEP – Match come detto pieno di emozioni quello tra Kontaveit e Swiatek. Primo set equilibratissimo con le due tenniste che si scambiano break e contro-break fino ad arrivare al tiebreak, dove a prevalere è la 18enne polacca per 7 punti a 4. Secondo parziale altrettanto tirato e apparentemente destinato a concludersi nuovamente al tiebreak. A scongiurare questa eventualità arriva un break decisivo nel dodicesimo gioco in favore della estone che riporta in parità il conto dei set. Sulle ali dell’entusiasmo, Kontaveit si invola sul 5 a 1 nel parziale decisivo. La partita sembra finita quando l’estone va servire per il match. Ma da lì inizia la risalita di Swiatek che, con uno scatto di orgoglio, conquista 4 giochi consecutivi. Il super tiebreak sembrerebbe il finale più giusto. Ma Kontaveit piazza sul 6-5 in suo favore il break che le permette di conquistare il match dopo oltre due ore e quaranta di gioco. A fare la differenza per lei è un pizzico in più di lucidità nelle palle break rispetto all’avversaria: 64% di trasformazione contro 37% di Swiatek.

L’estone, allenata da Kim Sears, suocero di Andy Murray, dovrà recuperare le energie in vista di un complicatissimo primo quarto Slam contro Halep. Non vedo l’ora di giocare contro Simona. È una grande tennista e dovrò mettere in campo il mio miglior tennis. Questo è poco ma sicuro. È molto consistente. Dovrò essere aggressiva per metterla in difficoltà”, ha detto in conferenza stampa. Nelle uniche due occasioni in cui si sono affrontate, entrambe nella stagione 2017, a Roma e Miami, non c’era riuscita, rimediando nove game in due partite. Ma in questi due anni è migliorata tanto. Così come Halep d’altro canto si è trasformata da perdente di lusso in tennista di vertice, capace di travolgere le avversarie con il suo forsennato ritmo da fondocampo. Ci sono tutte le premesse perché riesca a farlo ancora. 

Anett Kontaveit – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

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Australian Open

Australian Open: Gauff crolla al terzo, primi quarti Slam per Kenin

Coco combatte ma cede alla distanza. Sofia chiude con un bagel nel set decisivo. Esperienza e solidità fanno la differenza per Kenin: “Ma lei è tanto forte”

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Sofia Kenin - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[14] S. Kenin b. C. Gauff 6-7(5) 6-3 6-0 (da Melbourne, il nostro inviato)

Aprono il programma di singolare sulla Melbourne Arena la statunitense Sofia Kenin (21 anni, numero 15 WTA, testa di serie 14 qui) e la ragazzina terribile sua connazionale – in effetti, vivono in Florida entrambe – Coco Gauff, 67 WTA ma in grande ascesa, con la top-50 nel mirino a soli 15 anni, che al turno precedente ha realizzato la sorpresa del torneo eliminando la campionessa in carica Naomi Osaka. A dirla tutta, Osaka si è eliminata un po’ da sola, ma Coco è stata bravissima a prendersi i regali dell’avversaria e a concretizzare il risultato con freddezza da veterana.

La prova di oggi contro la solidissima e forte Kenin (semifinali a Toronto e Cincinnati nel 2019, era già arrivata a un ottavo Slam al Roland Garros sempre l’anno scorso con vittoria su Serena Williams, tre titoli WTA, a Hobart, Mallorca e Guangzhou), potrebbe essere proibitiva per Gauff, ma ormai abbiamo imparato tutti a non dare nulla per scontato parlando di lei.

Primo punto in assoluto del match, subito un challenge chiamato a torto (di un pelo) da Gauff, poi un paio di errori provocati dal buon palleggio di Kenin, ed è break in apertura. Sofia tiene la battuta, sale 2-0, Coco si scuote e muove a sua volta il punteggio, 2-1. Kenin gioca solida, non è facile destabilizzarla, da parte sua Gauff mi sembra molto migliorata. Non la vedevo dal vivo e da vicino da qualche mese, l’aspetto tecnico che mi aveva sempre lasciato dubbioso, il dritto troppo spazzolato e poco penetrante, appare decisamente evoluto. Swing più lineare, impatto avanzato, non è ancora una cannonata ma la palla scorre davvero meglio. Il servizio è un’arma importante (arriva già oltre i 190 kmh), il rovescio è il colpo naturale da sempre.

Kenin si rende conto che non basta rimettere, alza i giri del motore e spinge con efficacia, salendo 4-2. Il pubblico intorno a me sembra maggiormente dalla parte di Coco, considerando il battage mediatico – peraltro meritato – di cui gode la cosa è comprensibile. Nell’ottavo game, due gratuiti di troppo di Sofia le costano il contro-break, siamo 4-4. Ora si lotta alla pari, la qualità non è straordinaria, ma c’è tensione agonistica ed equilibrio. Gauff si salva da una palla break pericolosissima (errore Kenin), con un doppio fallo ne concede un’altra, ma è bravissima a cancellarla attaccando la rete, per poi spingere con servizio e dritto e prendersi il 5-4. Mica male ‘sta ragazzina, davvero.

Qualche minuto dopo, in vantaggio 6-5, con un paio di gran pallate ecco una palla break e insieme set-point per lei: ottima Sofia a cancellarla col dritto vincente, si arriva al tie-break. Se le stanno suonando di santa ragione ora, ritmo alto, livello molto buono. Purtroppo per lei, Kenin si incarta in due errori e un brutto doppio fallo, trovandosi sotto 6-2. Annulla tre set-point con coraggio (e fortuna, sul secondo la palla accarezza il nastro), ma il quarto è quello buono per Coco, che chiude 7-5, sono passati 57 minuti. 19 vincenti e 21 errori Gauff, 13/13 Kenin.

Nel quarto game del secondo set, sotto 2-1, Coco commette due doppi falli e affronta due palle break non consecutive. Sulla prima mette un gran rovescio vincente, la seconda la cancella con la battuta, ne arriva una terza (errore di rovescio), qui Sofia è brava a variare nel palleggio, facendo sbagliare ancora l’avversaria e salendo 3-1. Kenin conserva il vantaggio fino al 5-2, Gauff sembra stia avendo un minimo di calo di concentrazione, realizza belle cose in avanti andando a rete volentieri, ma a volte sbaglia palle banali. Ci sta, non dimentichiamoci che alla sua età si va in prima superiore di norma, non ci si gioca l’accesso a un quarto di finale Slam contro le top-15 mondiali.

Coco Gauff – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Annulla con bravura un set point Coco, accorcia 3-5, ma quando l’orologio del campo segna un’ora e 36 di partita, Kenin si prende il 6-3 e la possibilità di giocarsi tutto al terzo parziale. Le statistiche ora dicono 33 vincenti e 35 errori Gauff, 19/18 Sofia. 7 ace e altrettanti doppi falli (un po’ troppi questi ultimi) per Coco.

Gauff pare aver accusato il colpo, continua a sbagliare parecchio, perde due volte la battuta e si ritrova sotto 3-0 nel terzo set. Sono entrambe tese e nervose, si vede, ma la maggiore esperienza di Kenin ora sta facendo la differenza. Due palle break annullate nel quarto game da Sofia sono il segnale sella resa per Coco, poco dopo un nastro assassino che le costa il terzo break subìto e lo svantaggio di 5-0 praticamente chiudono la contesa. La cosa notevole, che ci dice molto dell’atteggiamento e della carica agonistica di Gauff, è che anche sotto un treno nel punteggio non smette di auto-incitarsi a ogni punto conquistato. Al secondo match-point Sofia chiude, primi quarti di finale Slam per lei (sfiderà Ons Jabeur), ma i progressi di Coco sono evidenti.

Raggiante Sofia alla fine: “Partita durissima, lei è tanto forte, ma sono troppo contenta per me stessa. Ho cercato di giocarla come una partita qualsiasi, dopo aver perso il primo ho solo lottato per rimontare. Non ho parole, grazie a tutti, vi voglio bene! Voglio ringraziare il mio team, abbiamo superato tante cose insieme. Ora mi riposerò, ci vediamo al prossimo match!“.

 

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Australian Open

La splendida cavalcata di Ons Jabeur, con un paese sulle spalle

Tennis estroso, colpi esplosivi: Jabeur è la prima giocatrice araba a raggiungere i quarti di uno Slam. In Tunisia i bar rimangono aperti tutta la notte per trasmettere i suoi match

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Ons Jabeur - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

da Melbourne, il nostro inviato

Nel 2019, Ons Jabeur ha concluso la sua stagione con una sconfitta al primo turno contro Veronika Kudermetova al WTA Premier di Mosca. Quella sconfitta è stata molto dura da incassare, dal momento che l’anno precedente Ons era giunta in finale nello stesso torneo e di conseguenza non aveva potuto difendere i punti di quel piazzamento precipitando dal numero 53 al numero 78 del ranking mondiale. Subito dopo quella sconfitta, Ons radunò il suo team e, ringraziando tutti quanti per il lavoro svolto e l’annata positiva, ha comunicato che lei però non era contenta del suo livello di gioco: voleva di più, voleva la Top 20, ed era pronta a lavorare quanto necessario per ottenerla.

Dopo un breve periodo di vacanza, Ons, il suo allenatore Bertrand Perret e il resto del suo team hanno passato quasi due mesi a preparare l’annata 2020 a Tunisi, lavorando come non mai sia dal punto di vista atletico sia da quello tecnico. E i risultati non si sono fatti attendere: in questo Australian Open Jabeur ha conquistato il suo primo quarto di finale in un torneo del Grande Slam battendo tre ex Top-10 (Konta, Garcia e Wozniacki) e la giocatrice che aveva estromesso Serena Williams, Qiang Wang. “Peccato, non vedevo l’ora di incontrare Serena – ha detto Jabeur ai giornalisti dopo la sua vittoria – sarà per la prossima volta”.

 

Già dai primi turni si era sviluppata una sorta di Jabeur-mania nel suo paese natale, la Tunisia, tanto che alcuni bar erano rimasti aperti tutta la notte per trasmettere i suoi match in diretta dall’Australia: “È una bella cosa che tanta gente mi abbia guardato, speriamo che continuino anche a guardarmi negli altri incontri e negli altri tornei”. D’altra parte si tratta della prima donna di un Paese arabo che raggiunge un turno così avanzato in un torneo di questa importanza: “Spero che il mio risultato aiuti tanti giovani dell’Africa e del Medio Oriente a giocare a tennis. Io ho sempre giocato in Tunisia, mi sono sempre allenata nel mio Paese, sono un prodotto tunisino al 100%, quindi anche se da noi non ci sono tante strutture, è comunque possibile realizzare i propri sogni”. Dopo una buona carriera junior (semifinale allo US Open e finale al Roland Garros) per lei erano arrivate le sirene dei college americani: “Ma andare al college voleva dire ritardare l’ingresso al professionismo, ed era quella la mia aspirazione. Ho preso il mio ‘baccalaureato’, cedendo alle pressioni dei miei genitori, e poi ho iniziato a giocare da professionista”.

Il suo stile di gioco vario ed estroso richiede solitamente tempi più lunghi per poter diventare vincente, e così è stato anche per Ons: “All’inizio ero piuttosto frustrata, vedevo le ragazze che battevo da junior entrare nelle Top 50 ed io ero ancora molto indietro in classifica. Alcuni allenatori avevano anche provato a cambiare il mio gioco, ma credo che fosse un errore. Dovevo semplicemente insistere con il mio modo di giocare”. La sua fedeltà alla Tunisia non le ha comunque impedito di andare a fare esperienze importanti in altri Paesi: “Nel 2012 sono andata per otto mesi ad allenarmi in Belgio, all’accademia di Justine Henin. È stata la prima volta che ho vissuto da sola, avevo il mio appartamento, e il mio vicino mi lasciava anche dei bigliettini per sapere se avessi bisogno di qualcosa”.

Da buona mediterranea Jabeur è una grande appassionata di calcio: “Ons adora il calcio – ha detto il suo allenatore Perret, francese di Strasburgo, in passato all’angolo della cinese Shuai Peng prima di passare ad allenare la tunisina – se si potesse sostituire l’allenamento del tennis con quello del calcio lei sarebbe la persona più felice del mondo”. Inevitabilmente il suo modo di giocare non la porta ad essere una grande sostenitrice degli esercizi di base: “Con lei è necessario trovare sempre il modo di rendere le sessioni di training divertenti, anche per mantenere il suo estro. L’aspetto fondamentale da allenare con una giocatrice come lei è la disciplina nella scelta delle soluzioni, perché ne ha talmente tante a disposizione che è necessario trovare un giusto equilibrio. E se in allenamento ogni tanto vuole fare una palla corta, ogni tanto bisogna lasciargliela fare… è il prezzo da pagare al suo estro”.

Nei quarti di finale dell’Australian Open 2020 Jabeur incontrerà l’americana Sofia Kenin, dalla quale ha perso tre volte in tre incontri, due dei quali lo scorso anno. “Certamente un’ottima giocatrice, ma nei quarti di finale tutte le avversarie sono ottime – ha detto Perret – Dopo le sconfitte dell’anno scorso magari questa è l’occasione giusta per una rivincita”.

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