Naomi supera Barty in rimonta: dopo 'Osaka' conquista anche Pechino

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Naomi supera Barty in rimonta: dopo ‘Osaka’ conquista anche Pechino

Dopo un inizio indeciso, la giapponese ritrova il suo già proverbiale sangue freddo e si impone in rimonta sulla n. 1 del mondo. A soli 21 anni, Naomi vanta due trofei slam e due Premier Mandatory sui cinque successi conquistati finora

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La freddezza di Naomi Osaka colpisce ancora. In preda alla tensione nel primo set, la n. 4 del mondo riesce a mettere da parte una momentanea insicurezza, alza il livello del proprio tennis e scardina il martellamento e le variazioni di Ashleigh Barty. Naomi vince in rimonta 3-6 6-3 6-2 dopo un’ora e 50 minuti di gioco contro un’avversaria che, invece, subisce un calo nel corso dell’incontro per poi perdere definitivamente fiducia, lucidità e incisività. Abile nel rimanere serafica anche nei momenti più complicati, la giovane giapponese conquista così il suo quinto titolo in carriera, il suo secondo Premier Mandatory dopo quello di Indian Wells 2018 (gli altri tre sono i due titoli slam – New York 2018 e l’Australian Open 2019 – e la vittoria ad Osaka due settimane fa).

Ashleigh Barty è venuta a mancare nella fase calda del set decisivo, dopo uno strenuo testa a testa nei primi game – in cui si lascia sfuggire una palla break sull’1-2; si è sciolta del tutto cedendo ben dieci punti di fila, abbandonata anche dalle sue armi migliori (slice e servizio, soprattutto). Con il match vinto in finale a Pechino, Naomi ottiene la decima vittoria di fila e vince il suo terzo titolo dell’anno dopo Melbourne e Osaka. Ricordiamo inoltre che la giapponese, dopo aver raggiunto le semifinali al China Open, è stata la quinta tennista a staccare il pass per le WTA Finals di Shenzhendopo la stessa Barty, Karolina Pliskova, Simona Halep e Bianca Andreescu.

Tennis del futuro, insomma, sul palcoscenico di Pechino ma soprattutto tennis del presente, poiché si sfidano l’attuale numero uno del mondo e la giocatrice che ha guidato il ranking da gennaio a giugno e poi nuovamente in agosto. Barty conduce 2-1 nei precedenti ma è la prima volta che le due si incontrano da quando hanno trionfato in un Major e sono state prime in classifica.

LA SOLIDITÀ DI BARTY – Avvio prepotente di ‘Ash’ che tiene a zero il game di apertura. Ma Osaka non è da meno e neanche lei concede punti nel suo primo turno di battuta. Il primo punto in risposta del match è della giapponese che riesce ad aggredire l’avversaria con il dritto. Ed è ancora il dritto supersonico a regalarle un altro ’15’ sul servizio dell’avversaria. Ma la Barty non si scompone, continua a servire in modo incisivo e sale 2-1. Non si gioca sulla battuta di Osaka che mette a segno 8 punti su 8 e raggiunge l’avversaria sul 2-2. Naomi è ottima anche in risposta colpendo con estremo anticipo e con i piedi dentro il campo. E grazie al martellamento profondo, arriva per lei la prima balla break, salvata poi dalla Barty con un altrettanto solido palleggio. Ashleigh le tiene testa, si salva e sale ancora, 3-2.

 

Ora la Osaka tentenna al servizio; le concede la prima occasione del break ma si salva con una prima poderosa. Un rovescio malamente cacciato in rete le costa la seconda palla break, nuovamente annullata dal servizio. La Barty tenta di scardinare il palleggio incessante e incisivo di Naomi con il suo pregevole slice di rovescio; la Osaka le dà una mano commettendo il terzo doppio fallo del game e concedendole la terza palla break. È quella buona per Ashleigh che, grazie all’ennesimo errore dell’avversaria, allunga il passo sul 4-2.

Molto tesa ora la n. 4 del mondo che concede altri gratuiti, tensione che, per un attimo, si impradonisce anche della Barty, che concede a sua volta la palla del controbreak. Ma la varietà di gioco e la mano sopraffina dell’australiana si fanno subito sentire e, con un perfetto schiaffo al volo di dritto e sempre in attacco, ‘Ash’ prende il largo sul 5-2. Nervosa e indispettita, Osaka non riesce più a mettere in campo un tennis sufficientemente efficace. Il primo set è così appannaggio di Barty che si aggiudica a zero il nono game per chiudere il primo parziale 6-3 in 33 minuti.

LA REAZIONE DI OSAKA – La “risposta” di Naomi non si fa attendere e, come nel primo parziale, vince a zero il game di apertura di secondo set. La giapponese, sempre in spinta, ora disegna magnificamente il campo da fondo, trovando angoli estremi per salire ancora sul 2-1. Continua ad alzare il livello del proprio gioco e si procura una palla break; ma ‘Ash’ estrae dalle corde una smorzata deliziosa che annulla il pericoloso vantaggio, per poi impattare sul 2-2. Questa volta è Osaka a spezzare l’equilibrio – esattamente come Barty nel primo set – e, sul 3-2, sorprende l’avversaria al servizio aumentando il vantaggio sul 4-2. Ruoli invertiti dunque in questo secondo parziale, con la nipponica che riesce a ritrovare la calma e le misure giuste per intaccare l’ottimo rendimento di Barty che, ora, va in confusione e concede troppi errori. Naomi allunga le distanze sul 5-2. Il copione è identico a quello del primo set, ma ribaltato. L’australiana si avvicina ancora sul 3-5 ma questa volta è la Osaka ad imporsi, aggiudicandosi il secondo parziale con lo score di 6-3.

Finale dai due volti per ora a Pechino. Stesso canovaccio ma invertito, con la Osaka che si scuote e alza nettamente il livello del proprio gioco.

LA FREDDEZZA DI NAOMI – La Barty è nuovamente in difficoltà al servizio e deve fronteggiare la prima palla break del set decisivo; dopo una difesa pazzesca sul bombardamento dell’avversaria, cede a Naomi che continua a trovare geometrie perfette in accelerazione. Fredda e decisa, Osaka va ancora a segno e porta a casa anche il secondo gioco allungando sul 2-0. L’australiana è troppo fallosa; costretta a difendersi ancora, con il pericolo del doppio break, alla fine ritrova momentaneamente la battuta e resta attaccata all’avversaria sull’1-2. Ora è Osaka a rischiare il controbreak ma Barty fallisce una ghiotta occasione sparacchiando il dritto; ne approfitta la giapponese che va poi a prendersi il quarto gioco allungando ancora sul 3-1. Trema nei momenti caldi del match la Barty che non sfrutta le chance a disposizione e capitola negli scambi più intensi. L’australiana fa ancora appello al suo provvidenziale slice e, alla fine, si mantiene aggrappata allo score sul 2-3. Ancora un passo in avanti per Osaka che allunga sul 4-2. Si giunge su uno 0-40 pericolosissimo per Barty che tentenna di nuovo al servizio ed è troppo scomposta da fondo campo, cacciando dritti e rovesci a rete. Niente da fare per lei. La giapponese intasca otto punti di fila e vola sul 5-2.

Non c’è quasi più storia. Ancora infallibile al servizio, al secondo matchpoint Naomi vince in rimonta 3-6 6-3 6-2 contro una Ashleigh Barty che è andata via via calando nel corso dell’incontro per perdere totalmente la fiducia e le misure nella frazione decisiva. Vince ancora il sangue freddo e la determinazione della giapponese che è riuscita a risollevarsi in modo egregio dopo un inizio incerto. È il quinto trofeo in carriera (finora) per Osaka – su otto finali disputate – e il terzo dell’anno (dopo l’Australian Open e Osaka). Avendo raggiunto la semifinale a Pechino, la giapponese è stata la quinta tennista a qualificarsi per il Masters di fine anno dopo Ashleigh Barty, Karolina Pliskova, Simona Halep e Bianca Andreescu. Da lunedì, guadagnerà un posto nel ranking salendo al n. 3.

[4] N. Osaka b. [1] A. Barty 3-6 6-3 6-2

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WTA Finals: trionfo di Garbine Muguruza davanti al “suo” pubblico

Garbine Muguruza supera in finale Anett Kontaveit e chiude l’anno con il prestigioso trofeo delle Finals. Titolo di doppio a Krejcikova/Siniakova

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Garbine Muguruza - WTA Finals Guadalajara 2021 (foto WTA Finals)

G. Muguruza b. A. Kontaveit 6-3 7-5

Con una progressione di condizione e adattamento ai 1600 metri sul livello del mare di Guadalajara, Garbine Muguruza è riuscita a conquistare il titolo delle Akron WTA Finals 2021, prima giocatrice spagnola ad aggiudicarsi questo prestigioso torneo nella storia della manifestazione.

Credo abbia un’importanza simile ai tornei dello Slam, perché anche se manca la tradizione che rende gli Slam speciali, qui ogni due giorni si gioca una finale di un torneo importante contro una giocatrice fortissima”. Questo aveva detto Muguruza durante la conferenza stampa dopo la semifinale vinta con Paula Badosa. E la sua reazione al momento della vittoria, con le mani portate al volto, lo sdraiarsi a terra e la celebrazione in gruppo del suo team guidato dall’allenatrice Conchita Martinez conferma quanto ci tenessero tutti a questa vittoria, soprattutto perché arrivata durante la prima edizione delle Finals disputata in America Latina.

 

L’inizio di partita è stato titubante per le due giocatrici, ma certamente lo è stato di più per Kontaveit, all’esordio in partite di questa importanza, che ha commesso decisamente molti più errori del solito: 22 grautiti per lei alla fine del primo parziale, contro solamente sei colpi vincenti.

Dopo essersi fatta recuperare immediatamente il break di vantaggio preso al terzo gioco, Muguruza è riuscita a infilare una serie di cinque giochi consecutivi che ha chiuso il primo set per 6-3 in 43 minuti. Nel secondo parziale, a causa di un calo di Muguruza soprattutto al servizio (dal 75 al 55 per cento di prime palle) e di alcuni errori grossolani a rete in alcune occasioni delicate, è stata Kontaveit ad andare in vantaggio di un break sul 4-3 per poi arrivare a servire per il match sul 5-4. Lì, come aveva tremato Muguruza qualche game prima regalando il turno di battuta con quattro errori gratuiti, anche Kontaveit ha dimostrato di non avere i nervi d’acciaio ed ha restituito il favore per il 5-5. Sul rush finale del set è stato evidente che era Muguruza quella ad avere più benzina nel serbatoio e il parziale finale di 12-4 ha siglato la fine del match e la vittoria delle WTA Finals per Muguruza.

Mi sento davvero felice, e anche un po’ sollevata – ha raccontato la spagnola in conferenza stampa – perché all’inizio del torneo ho fatto fatica a trovare un buon gioco, ma poi sono riuscita progressivamente ad adattarmi. Questa vittoria significa ancora di più perché è stata ottenuta qui in America Latina, e specialmente in Messico, dove il pubblico mi ha sempre sostenuta fin dalla prima volta che sono venuta a giocare qui, quando ero una giocatrice sconosciuta”.

Credo davvero che questa sia stata la mia migliore stagione in carriera, anche se non ho vinto tornei dello slam. È stata una stagione in cui sono riuscita a trovare continuità nel gioco, anche se con alti e bassi nel risultato. Le ultime stagioni sono state altalenanti, ma mai per colpa del mio tennis: qualche volta magari non riesco a mettere tutti i pezzi insieme, ma il mio tennis è sempre lì. Ora sono riuscita a trovare un equilibrio verso cui ho lavorato tanto con il mio team: questa vittoria ci dimostra che il lavoro paga e che stiamo seguendo la strada giusta.

I tornei dello Slam sono più grandi, più famosi, c’è la tradizione. Ma qui alle Finals si sa che ci sono soltanto le migliori, e se si vince questo torneo si può davvero dire di essere la migliore dell’anno”.

Con questo successo Muguruza sale alla terza posizione della classifica mondiale, mentre la finalista Kontaveit, reduce da un finale di stagione straordinario ma sconfitta due volte su due negli ultimi tre giorni da Muguruza, conclude questa sua magnifica annata al n. 7.

Nel torneo di doppio, vittoria della testa di serie n. 1 Barbora Krejcikova/Katerina Siniakova che hanno sconfitto in finale Su Wei Hsieh/Elise Mertens per 6-3, 6-4.

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WTA Finals: Muguruza di forza, Kontaveit di grinta. Saranno loro a contendersi il titolo di “maestra”

Garbine Muguruza vince il derby spagnolo con Paula Badosa e in finale ritrova Anett Kontaveit, vincitrice di Maria Sakkari

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Garbine Muguruza - WTA Finals Guadalajara 2021 (foto WTA Finals)

G. Muguruza b. P. Badosa 6-3 6-3

C’è stata sicuramente la tensione di un match importante tra due atleti dello stesso Paese, soprattutto due Top 10 che non si erano mai incontrate prima, ma non c’è stato l’equilibrio della grande sfida. Nella prima semifinale delle Akron WTA Finals di Guadalajara Garbine Muguruza ha battuto senza appello Paula Badosa, che si era classificata prima nel suo girone Chichen Itza, ma che forse nella inutile partita di lunedì persa contro Iga Swiatek ha perso il ritmo gara ed ha finito per entrare in campo senza il giusto spirito.

Non so per quale motivo oggi il mio tennis non era in campo – ha detto Badosa dopo la sconfitta – se lo sapessi forse avrei potuto fare qualcosa mentre ero in campo. Non mi sono sentita me stessa durante il match, fin dall’inizio, ma non voglio togliere meriti a [Garbine] che ha fatto quello che doveva fare, cogliendo le occasioni che ha avuto e vincendo con pieno merito la parita”.

 

Muguruza ha strappato il servizio all’avversaria al terzo game e sulla sua battuta è stata granitica, concedendo le briciole nei suoi turni di servizio. Badosa dopo il break, è invece sempre stata in affanno, dovendo rimontare due volte da 0-30 e perdendo la battuta una seconda volta alla fine del set. Muguruza ha mantenuto quasi costantemente in mano il pallino del gioco, aprendo il campo alla prima occasione senza aver paura di esporsi ai colpi di Badosa. Molto profonda negli scambi da fondo, Muguruza ha usato molto bene i lungolinea per spostare l’avversaria e crearsi delle aperture per chiudere sia a rete sia a fondo.

Il match ha preso definitivamente la strada di Muguruza nei primi game del secondo set: sullo 0-1 Badosa ha servito un game da 16 punti nel quale ha finito per cedere la battuta alla quarta palla break; subito dopo si è giocato l’unico gioco combattuto del match sul servizio Muguruza, nel quale Badosa non è riuscita a concretizzare ben tre occasioni del controbreak.

Una volta capitalizzato il vantaggio sul 3-0 Muguruza ha inserito il pilota automatico fino alla fine, e il punteggio avrebbe potuto anche essere più severo dato che Badosa ha continuato a faticare nei propri turni di servizio senza avere mai la chance di poter fare qualcosa alla risposta.

In totale Muguruza ha sfruttato solamente tre delle 11 palle break avute, ed ha avuto occasioni per strappare il servizio a Badosa in altre due occasioni rendendo il punteggio molto più pesante di quello che in realtà è stato.

“Sono molto contenta di come ho giocato oggi – ha confermato Garbine alla stampa – sicuramente è stata la mia miglior partita in questo torneo. Era un match difficile, due spagnole una contro l’altra, in un’occasione così importante, in un match inedito che comporta sempre qualche aggiustamento. La partita si è giocata molto di più a livello mentale che non tecnico, e sono stata concentrata e decisa dal primo minuto di gioco. Sono felice di essere riuscita a migliorare progressivamente il mio modo di giocare in queste condizioni di altura, soprattutto al servizio, ma anche negli altri reparti del mio gioco”.

A. Kontaveit b. M. Sakkari 6-1 3-6 6-3

Per decidere l’avversaria di Garbine Muguruza in finale si sono affrontate nella sessione serale la vincitrice del girone Teotihuacan Anett Kontaveit e la vincitrice del “quarto di finale virtuale” del girone Chichen Itza Maria Sakkari. Due giocatrici che si conoscono molto bene (11 precedenti incontri diretti, 6-5 in favore di Kontaveit il bilancio) e si rispettano.

Si pensava che il fattore atletico potesse giocare un ruolo in favore di Kontaveit, che aveva avuto un giorno di riposo in più tra il girone e la semifinale, e invece è stata proprio la estone a dare l’impressione di essere più stanca verso la fine delle 2 ore e 2 minuti di match, ma è riuscita a supplire con la “garra” alla minore prestanza atletica, approfittando di una Sakkari che ancora una volta ha tentennato nei momenti più importanti del match.

Il primo set è volato nelle mani di Kontaveit in soli 27 minuti: troppi errori per Sakkari (13, contro solamente 2 vincenti), decisamente tesa per l’occasione e incapace di lasciare andare i suoi colpi usuali colpi vincenti da fondocampo. La greca tuttavia non si è persa d’animo e ha iniziato a combattere colpo su colpo, prima aggrappandosi ai propri turni di servizio e poi, dopo aver tenuto un difficile game da 16 punti sul 3-3 ha piazzato la zampata vincente aggiudicandosi il secondo parziale per 6-3 e trascinando la partita al terzo con un’avversaria che pareva decisamente in difficoltà con le gambe.

Il grande equilibrio dell’inizio del terzo set sembrava essersi interrotto quando Sakkari ha dato un colpo di acceleratore prendendosi il campo e il break di vantaggio per il 3-2. Ma dopo aver restituito immediatamente il favore (cedendo la battuta a zero, peraltro), ha commesso l’errore fatale quando, sul 3-4, si è fatta rimontare un game di servizio da 40-0, invischiandosi in una battaglia di 18 punti chiusa con un doppio fallo e un errore gratuito e consegnando quindi la vittoria a Kontaveit.

Davvero troppi i 31 errori gratuiti di Sakkari contro solamente 17 vincenti (32-34 il bilancio per Kontaveit), che non è riuscita a nascondere la delusione davanti ai microfoni dopo la fine della partita: “Ero molto vicina a cogliere questa grande occasione e l’ho buttata via, un’altra occasione sprecata. Questo è uno degli aspetti su cui voglio lavorare per la prossima stagione, soprattutto dal punto di vista mentale”.

“Partita molto dura – ha dichiarato invece Kontaveit – Maria ha migliorato molto il suo gioco dopo il primo set, soprattuttu al servizio Quando sono andata in svantaggio di un break nel terzo set mi sono detta che mi sarei divertita il più posibile per cui sono riuscita a decontrarmi e a giocare in maniera più rilassata.”

I precedenti ufficiali tra Muguruza e Kontaveit parlano di 3 vittorie a 2 in favore di Muguruza, l’ultima delle quali arrivata proprio due giorni fa in questo stesso torneo. Tuttavia tre di questi cinque incontri sono datati 2016 e 2017, quindi il loro risultato probabilmente non è troppo rilevante.

La finale si giocherà mercoledì sera alle 19.30 locali, le 2.30 in Italia.

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WTA Finals: Sabalenka smarrisce il servizio, in semifinale va Sakkari

Tra equilibrio e tanti errori Maria Sakkari supera Aryna Sabalenka e raggiunge Kontaveit in semifinale

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Maria Sakkari - WTA Finals Guadalajara 2021 (foto WTA Finals)

M. Sakkari b. A. Sabalenka 7-6(1) 6-7(7) 6-3

È indubbio che il tennis è uno sport creato per l’eliminazione diretta, dove chi vince va avanti e chi perde va a casa. Semel in anno si gioca con il girone all’italiana, nelle Finals dei due circuiti, ma è quando si può assaporare l’atmosfera del “dentro o fuori” che il tennis dà il meglio di sé.

Alle Akron WTA Finals di Guadalajara l’ultimo incontro del round robin nel gruppo Chichen Itza tra Aryna Sabalenka e Maria Sakkari era di fatto un quarto di finale, perché la vincitrice avrebbe conquistato il secondo posto nel girone avanzando alle semifinali per incontrare Anett Kontaveit, vincitrice del gruppo Teotihuacan.

 

In un match tra due giocatrici non certo famose per i loro nervi d’acciaio, è stata Maria Sakkari a mantenere maggiormente il controllo delle sue emozioni nelle due ore e 47 minuti di gioco. Una grossa mano gliel’ha data il servizio dell’avversaria, in una delle sue peggiore giornate in quel colpo: 59% di prime palle, ma 36% di punti vinti sulla seconda e soprattutto 19 doppi falli, di cui due consecutivi molto pesanti nel tie-break del primo set. La qualità del tennis non è stata eccelsa: 29 vincenti e 56 errori gratuiti per Sabalenka, 27 vincenti e 36 gratuiti per Sakkari. Ma l’equilibrio, la tensione e la grande partecipazione del pubblico, che ha inneggiato ora l’una ora l’altra giocatrice hanno reso il match speciale.

All’inizio del match il nervosismo per la posta in palio era palpabile, nessuna delle due riusciva a dare continuità al proprio gioco. Lo stile di gioco delle due protagoniste è noto, simile ma diverso: più potente per Sabalenka, più atletico per Sakkari. Due rapidi break nelle fasi iniziali hanno subito dato l’impressione che i servizi non avrebbero dettato legge nella partita, anche se non è mai capitato che una delle due giocatrici di avvantaggiasse sull’altra di più di due game. Sakkari cedeva un game tostissimo dal 40-15 mandando Sabalenka a servire per il match, ma l’occasione se ne andava più velocemente di quanto non fosse arrivata. Si arrivava a una piccola chance sul 6-5 30-30 per la Bielorussa, ma il suo diritto volava in corridio. Si giungeva quindi al tie-break, dove la differenza la faceva questa volta la battuta: tre aces per Sakkari, due doppi falli per Sabalenka, e 7-1 per la greca.

Il secondo set è andato via abbastanza tranquillo per i primi sei game, fino al break subito da Sakkari sul 3-3. Sabalenka sul 5-3 si procurava anche due set point sul servizio dell’avversaria, ma era Sakkari ad annullare con gran coraggio. Lo psicodramma a quel punto era in pieno svolgimento: tre break degli ultimi tre giochi del set, e nuovo tie-break. Questa volta si procedeva punto a punto, il primo doppio fallo di Sabalenka arrivava sul 3-3, ma si rimaneva con il testa a testa. Il primo set point è per Aryna, ma è il secondo a essere quello buono.

Oltre due ore di gioco per arrivare al terzo set. Inevitabilmente all’inizio del parziale decisivo c’è stato un po’ di rilassamento, e Sabalenka iniziava con il suo show di doppi falli, minimo due per turno di battuta. Due break nei primi due giochi, poi la bielorussa metteva male un piede, ma le reazioni si limitavano a qualche smorfia. Sul punto a punto era Aryna ad avvantaggiarsi sul 3-1, ma da quel momento in poi diventava schiava del suo servizio: “Davvero non riesco a credere di aver servito così male oggi – ha detto una comprensibilmente delusa Sabalenka dopo il match – non sono riuscita a trovare il ritmo per tutta la partita ed è stato un disastro”. Ben 19 per lei i doppi falli totali, di cui 10 soltanto nei cinque turni di battuta del terzo set. Con una striscia di cinque games di fila Sakkari prendeva il controllo del punteggio, se non della partita, e conquistava la semifinale alla sua prima partecipazione alle WTA Finals.

È stata davvero una partita da montagne russe – ha dichiarato Sakkari nell’incontro post-match con la stampa – prima era avanti lei, poi io, alla fine ho giocato con il cuore e sono riuscita a vincere. Giocare per la prima volta di notte è ho impiegato un po’ ad abituarmi alle condizioni. Aryna ha un’apertura alare notevole, è difficile riuscire a servire in modo da metterla in difficoltà, ma una volta che sono riuscita a trovare il giusto schema le cose sono migliorate”.

Il torneo ovviamente non è ancora finito, ma sono molto contenta di essere arrivata in semifinale, cercherò di divertirmi il più possibile domani“.

Nel pomeriggio si era disputata l’altra partita del girone, totalmente ininfluente ai fini della qualificazione, nella quale la spagnola Paula Badosa, già con la testa alla semifinale di martedì, aveva perduto contro la già eliminata Iga Swiatek per 7-5 6-4.

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