Debacle Fognini a Stoccolma, Tipsarevic lo travolge. Fuori anche Mager e Travaglia

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Debacle Fognini a Stoccolma, Tipsarevic lo travolge. Fuori anche Mager e Travaglia

Un dolore alla schiena blocca la corsa di Fabio verso il Masters, il serbo vince con un doppio 6-1. Giornata nera per gli azzurri in Svezia: zero set vinti, sei persi

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Fabio Fognini - Shanghai 2019 (foto via Twitter, @atptour)

Si complica parecchio la rincorsa al Masters di Londra per Fabio Fognini. Il numero 12 del mondo non è arrivato al meglio della condizione a Stoccolma, torneo che avrebbe dovuto provare a vincere (o almeno arrivare in finale) per guardare con più speranza la classifica ‘Race’. Invece la schiena gli ha dato problemi sin dal primo set e Janko Tipsarevic lo ha annientato in un’ora in quella che poteva essere la sua partita d’addio al circuito ATP. Sarebbe stato meglio non giocare? Non sappiamo quando sia comparso il dolore alla schiena, ma già a Shanghai Fabio aveva lamentato un male alla gamba sinistra e la caviglia destra non gli dà tregua da un po’. Ora avrà qualche giorno per recuperare e presentarsi in una miglior condizione a Basilea, ma potrebbe anche decidere di ripresentarsi direttamente a Parigi Bercy, ultimo torneo prima delle ATP Finals.

LA PARTITA – L’inizio fa ben sperare per l’azzurro, partito con un rassicurante break di vantaggio che di solito aiuta a rompere il ghiaccio in un match d’esordio così delicato. Fabio però si distrae, inizia a litigare col servizio e restituisce quasi da solo il break. Tipsarevic ha il grande merito di sbagliare poco e cercare soluzioni angolate per far muovere Fognini, che sul 2-1 pasticcia, commette doppi falli a ripetizione, non sfrutta una palla del due pari e alla quinta occasione Tipsarevic gli toglie il servizio. È palese che Fabio non stia bene fisicamente, è sempre lui il primo a sbagliare nello scambio. Il serbo non fa una piega e si porta sul 5-1 prima di chiudere il set in mezz’ora di gioco.

Il numero uno del tabellone chiama il medico nell’intervallo, che lo fa sdraiare per un controllo alla schiena dolorante,ma non c’è medical time out. Il primo game del secondo set è quello giocato meglio da Fognini, che lo vince a zero e prova a scuotersi. Tuttavia Tipsarevic non è da meno e risponde senza battere ciglio. Nel terzo game arriva un break che sa tanto di resa per Fabio, che non riesce a trovare un’altra strada per rientrare nel match. Il dritto fa acqua da tutte le parti e sul 4-1 e servizio Tipsarevic l’azzurro molla definitivamente la presa. Il serbo, come annunciato in estate, si ritirerà a fine stagione e il doppio 6-1 inflitto al numero uno del seeding gli consentirà di giocare un’altra partita nel suo ultimo torneo nel circuito ATP.

 

OUT MAGER E TRAVAGLIA – È stata una pessima giornata per i colori italiani in Svezia, dato che anche gli altri due azzurri in campo prima di Fabio sono stati eliminati senza vincere un set. Gianluca Mager poteva fare ben poco contro Pablo Carreno Busta, ma se l’è giocata a viso aperto. Il lucky loser conterraneo di Fognini ha avuto una chance di andare in vantaggio di un break nel secondo set ed è riuscito a portare al tie-break il numero 34 ATP, seppur perdendolo 7 punti a 2. Ha lasciato il torneo anche Stefano Travaglia, sconfitto da Yuichi Sugita. Ci sono rimpianti per il marchigiano soprattutto nel primo set. Nessuna opportunità di break, ma un set point mancato sul 6-5 del tie-break dove ha sparato fuori una risposta di oltre tre metri. Nel secondo Sugita ha preso subito il vantaggio, Stefano si è procurato una palla del controbreak sul 2-3 giocando un buon tennis, ma il giapponese non ha mollato la presa e ha avuto l’ultima parola dopo un’ora e tre quarti.

Risultati:

J. Tipsarevic b. [1] F. Fognini 6-1 6-1
[LL] Y. Sugita b. S. Travaglia 7-6(6) 6-4
[5] P. C. Busta b. [LL] G. Mager 6-3 7-6(2)

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Thiem strappa a Djokovic un terzo set schizofrenico e vola in semifinale

LONDRA – Succede di tutto nel set decisivo: Thiem va avanti di un break e si fa rimontare, serve invano per il set ma alla fine la spunta al tie-break. Berrettini eliminato, Federer-Djokovic a eliminazione diretta

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

[5] D. Thiem b. [2] N. Djokovic 6-7(5) 6-3 7-6(5) (da Londra, il nostro inviato)

Un dritto di Djokovic che si spegne in rete all’incirca alla mezzanotte italiana sancisce la qualificazione alle semifinali di Dominic Thiem, che vince un match appassionante e addirittura schizofrenico nella sua coda, un terzo set in cui Thiem è stato costretto a vincere la partita praticamente tre volte. Ne fa le spese parzialmente l’ex tiranno serbo, il cui cammino verso le semifinali si complica un po’ così come la prospettiva di tornare in vetta al ranking. Nulla, comunque, che possa prescindere dal battere Federer nel terzo e ultimo incontro del girone. Viene invece eliminato Matteo Berrettini, che sfiderà un lanciatissimo Thiem – che addirittura è già certo del primo posto nel girone – soltanto per la gloria di ottenere la prima vittoria nel torneo (oltre che per punti e soldi).

Insomma, dopo aver visto una sontuosa versione di Thiem sul veloce indoor (forse la migliore della carriera fino a… poche ore fa) superare Federer, le speranze di Berrettini di rimanere in corsa per le semifinali erano affidate al cinque volte Maestro Djokovic, da cui ha ricevuto la prima severissima lezione domenica. Purtroppo per gli italici colori però la sfida per il primato del girone è stata di gran lunga la più bella vista finora e una delle più belle dell’anno sulla distanza corta. Il match, stupendo e primo di queste Finals ad arrivare al terzo set (meritatissimo per il pubblico molto pagante), è stata vinto dal n.5 del mondo, che dopo le tre vittorie sul rosso (Roland Garros ‘17 e ’19, Montecarlo ’18) batte Djokovic anche sul veloce indoor, risultato che certifica il suo valore anche sulle superfici veloci (erba a parte).

 

PRIMO SET – Dopo quattro giochi gradevoli ma senza sorprese, Djokovic rompe l’equilibrio sfruttando con classe la palla break. Thiem però già dai primi scambi mostra di essere, come sempre, molto centrato e soprattutto più propositivo; il dritto è al fulmicotone e i piedi si muovono rapidissimi. Il contro-break è immediato e addirittura lascia Nole a zero, con una gran risposta e due vincenti, prima di dritto e poi di rovescio, costruiti con uno schema tanto efficace quanto spettacolare. Il match è davvero bello, perché nessuno dei due regala punti all’avversario, fosse anche sul 40-0 sotto. Sul 3-2, il n.2 del mondo cerca subito di risalire di un break, costringendo Dominic agli straordinari per evitare di perdere la battuta. Superbo lo scambio che dà una palla break a Nole nel quale un alternarsi a rete termina con il serbo che rincorre una palla e riesce a tramutarla in un vincente giocando il dritto lungolinea praticamente spalle al net.

Il match prosegue con ottimi scambi, Dominic soffre in uscita dal servizio se la risposta profonda al corpo o quasi lo costringe al rovescio in back, soluzione sulla quale deve ancora lavorare. È però Nole che non si esprime sui livelli mostrati contro Berrettini, ma a parte la grande risposta molto di questo è merito di Thiem, che mette in campo tutta la sua rapidità e un dritto bomba. La difesa di Nole però regge bene ed è naturale l’epilogo al tie-break. Qui è il campione di Melbourne e Wimbledon a fare e disfare: sale di un minibreak due volte e altrettante viene ripreso, poi sul 5-3 il finalista di Parigi per due punti consecutivi si costruisce l’occasione per esplodere un grandioso vincente di diritto inside out per il 5 pari. Il pubblico è in gran parte dalla sua ma la roccia di Wiener-Neudstadt si ingolosisce e cerca la stessa soluzione per la terza volta di fila, stavolta mandando il drittone a uscire largo in corridoio. Nole ha il set-point sul suo servizio, raccoglie il peccato di gola austriaco e ringrazia. Un’ora e 5 minuti che tengono vive le speranze di Berrettini di rimanere in corsa nel torneo.

Thiem però non è molto sensibile alle sorti del romano, perché il secondo parziale lo vede scattare 3 game a 0 centrando il break del secondo gioco con tre punti di fila dal 30 pari, due rovesci vincenti, il secondo davvero deluxe. I dritti che l’austriaco sa sparare sono proiettili di grosso calibro che fanno i buchi nel campo. Djokovic tenta in tutti i modi di recuperare ma non vede l’ombra di un break-point, arrivando ai vantaggi solo nel quinto gioco. In questo set la prima di servizio prende il campo solo una volta su due (55%), ma con la seconda Dominic vince il 79% dei punti, di fatto efficace come una prima. Questo naturalmente grazie a una reattività spaventosa e ad una solidità che supera persino quella del serbo. Dei 15 vincenti (contro soli 7 gratuiti) ben 9 sono col dritto di grosso calibro: il terzo set è inevitabile.

SET DECISIVO – Mentre Berrettini in questo momento sa che le sue prime Finals termineranno giovedì, il primo terzo set di questo Masters si preannuncia di fuoco. Sarà così, ma non sembra all’inizio, quando Thiem toglie subito la battuta a Djokovic e resta avanti fino al 3-2 e servizio. Non si nota nel robot austriaco possibilità di calo. Dall’altra parte della rete però c’è un signore che ha in casa 16 trofei dello Slam e un ritorno dagli inferi dei giocatori praticamente finiti che ha dell’incredibile. E a giugno ha strappato il nono Wimbledon dalle mani di Re Federer annullandogli due match point di fila. Insomma, duretto a morire. Recupera fino al 3 pari, poi quando Thiem sul 5 pari allunga con un prodigioso break a zero… Nole è bravo a sfruttare un game di distrazione dell’austriaco e impone il tie-break finale.

L’ultima frazione di match vede prima l’allungo di Novak e poi il portentoso parziale di cinque punti a zero di Dominic, che sul 6-4 centra la vittoria al secondo match point, dopo 2 ore e 34 di grande spettacolo. Thiem diventa così il primo semifinalista delle Finals 2019, ed è già certo di affrontare il giocatore che arriverà secondo nel Gruppo Agassi. Vedremo come affronterà il match contro Berrettini, per lui ininfluente per quanto attiene al prosieguo del torneo. Di sicuro, giocando così, non sarà facile per nessuno affrontarlo nella fase in cui il torneo procederà per eliminazione diretta. 

Novak Djokovic – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

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Un Federer così così basta a battere Berrettini: Matteo è fuori dalle Finals

LONDRA – Il primo set è lottato, nel secondo Matteo non converte tre palle break per riequilibrare la partita. La vittoria di Thiem lo estromette dal torneo

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Roger Federer - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

[3] R. Federer b. [8] M. Berrettini 7-6(2) 6-3 (da Londra, il nostro inviato)

Chissà per quante notte Berrettini sognerà di essere ancora alle Finals contro un Federer imperfetto e non essere riuscito a gestire la situazione. Al degli errori commessi, è questa la sconfitta peggiore del suo torneo, per certi versi ancora meno accettabile del 6-1 6-2 6-2 degli ottavi a Wimbledon. Perché perdere da una delle versioni peggiori di Roger con un doppio fallo decisivo nel punto più importante del tie-break del primo set è molto negativo. Ma lo è ancora di più aver fallito il contro-break sul 4-3 servizio Roger nel secondo parziale, quando lo svizzero ha commesso quattro errori che erano quattro regali enormi e Matteo ha gestito piuttosto male almeno una delle tre palle break, sfuggitagli a seguito di una risposta regalata. Ora con Thiem dovrà cercare di mostrare che può rialzarsi anche da un match così deludente, sebbene l’esito della sfida tra Djokovic e l’austriaco l’abbia già condannato all’eliminazione. Contro Thiem lotterà soltanto per i 200 punti e per il montepremi in palio.

INGRESSO IN CAMPO – Alle 14:11 di un pomeriggio londinese piovoso (ma questo non passa per la mente di nessuno comodamente seduto, riscaldato e riparato dal tetto dello stadio), il match comincia in uno scenario cinematografico e un pubblico pronto alla battaglia. Ad ogni punto di Roger parte il collaudatissimo “Lets’s go Roger, let’s go!”, ma il contingente italiaco è presente con molte truppe, sebbene non in un unico settore ma divisi qua è là per l’Arena. Ad un’esortazione per Roger ne segue subito dopo una per Matteo. Il pubblico londinese naturalmente è per il Re di Basilea, ma il romano non gioca del tutto in trasferta.

 

PRIMO SET: DECIDE IL TIE-BREAK – Federer sembra molto affezionato agli errori, specie col dritto spesso fuori misura, ma Matteo non fa meglio col rovescio, molto, troppo deficitario. Il match prosegue quindi all’insegna dei servizi e poco altro, perché appena comincia uno scambio, quasi sempre termina rapidamente con un errore. Si seguono fedelmente le battute, la partita è abbastanza brutta. Sembra tutto quello che serve all’azzurro in un match in cui parte nettamente sfavorito, ma c’è anche il rischio che un Federer così falloso metta ulteriore pressione a Berrettini, che non può non pensare al rischio di gettare l’occasione della vittoria più importante della sua carriera.

Il match arriva al tie-break. Berrettini si ritrova sotto 4-1, con due vincenti svizzeri e l’unico punto azzurro gentile omaggio del Re di Basilea, che stecca un dritto sull’1-0. Matteo non può fallire i due punti con la battuta. Accorcia 4-2, ma al momento della verità non trova la prima e poi incappa in un doppio fallo sciagurato e mortale. Sul 5-2 il primatista Slam non si fa pregare e chiude la pratica. Federer avanti di un set senza particolari prodezze, massimo risultato col minimo sforzo.

EPILOGO – Dopo un set giocato maluccio ma comunque alla pari con Federer, perderlo al tie-break per un doppio fallo figlio di una gran paura in un punto decisivo è una bella botta al morale. L’otto volte campione di Wimbledon lo sa bene e nel game d’apertura è deciso a strappare la battuta all’avversario. Sotto 0-15, il semifinalista US Open imposta uno schema eccellente che lo porta a chiudere con uno smash a rete poco più che elementare; l’assistito di Santopadre lo affossa in rete. Se prima lo scoraggiamento era temuto, ora è inevitabile, tanto più che dall’altra parte della rete non si fanno sconti (già è dura con qualsiasi svizzero, figurarsi alle Finals con Federer). Berrettini sotto di un set e un break, non sembrano esserci vie d’uscita.

Il top 10 italiano però non ci sta e reagisce al ruolo di comparsa. Resta aggrappato al match, pronto a sfruttare l’occasione che prima un Roger così gli concederà. A metà set gioca il punto più bello dell’incontro. Lob di Roger che costringe Matteo a rincorrere la palla, ma trova un contro lob al bacio ed è lo svizzero che rincorre a sua volta, giocando il contro contro lob, ma Matteo colpisce forte col dritto che Roger non contiene. Pugno alzato e poi gioco portato a casa. “Credici Matteo”, si leva un grido dalla tribuna del secondo anello. Berrettini ci crede e l’occasione arriva sul 4-3 servizio Federer, dove Matteo con grande determinazione non molla niente e si procura tre palle break, ma ancora una volta fallisce il momento più importante. Giovedì contro Thiem speriamo di vedere un Berrettini completamente trasformato, perché quello di oggi ha profondamente deluso, in primis di sicuro se stesso.

Matteo Berrettini – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

ROGER IN CONFERENZA – “Berrettini ha giocato meglio di Wimbledon, al servizio ha mostrato variazioni con lo slice, a rete era efficace” ha commentato Federer in conferenza stampa. “Il rovescio di Matteo può certamente migliorare, non è pessimo ora, semmai dipende molto dalle superfici in cui gioca. Per migliorare un colpo la base è il gioco di gambe” ha spiegato con saggezza lo svizzero. Che ha poi detto la sua sul futuro di Matteo: “Può solo migliorare, chi avrebbe mai pensato di trovarlo qui quando aveva iniziato l’anno fuori dalla top 50? Difficile dire oggi chi ‘ce la farà’ e chi no. Una volta era solo questione di tecnica, oggi non è più così“.

Tornando a parlare di sé, invece: “Per me è importante poter programmare gli allenamenti avendo più tempo a disposizione tra un torneo e l’altro. Non conta nulla il ranking per me adesso, certo, puoi affrontare i più forti alla fine, ma conta molto di più la forma fisica e mentale“.

La situazione aggiornata del Gruppo Borg
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I dubbi di Nadal: “Zverev ha giocato meglio, zero scuse. Non so se giocherò la Davis”

LONDRA – Lo spagnolo concede i meriti al suo avversario con grande sportività: “Spesso nella mia carriera ho terminato partite in condizioni molto difficili, ma non oggi”

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Rafael Nadal esce del campo - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

da Londra, il nostro inviato

In una sala delle conferenze stampa mai così affollata, si presenta un Nadal molto chiaro: ”Oggi non c’è molto da dire. Il mio avversario ha giocato meglio. Non cerco nessuna scusa in merito ai miei problemi agli addominali. Ho servito senza problemi, l’unica attenuante che mi concedo è che non mi sono potuto allenare bene nell’ultimo periodo per via degli addominali. Ma non c’entra nulla con la sconfitta di oggi. Spesso nella mia carriera ho terminato la stagione in condizioni molto difficili ma non quest’anno. Le ginocchia sono state un grande problema, questo degli addominali non è niente al confronto”.

La sala stampa era ricolma perché si pensava dopo il match anche alla possibilità di un ritiro di Rafa. Dopo queste frasi tutto sembrava risolto senza sorprese, ma arriva la domanda che riapre il mistero. “Quest’anno tra il format del Masters e la nuova Coppa Davis, ci sono molti più match alla fine della stagione. Pensi di poter giocare potenzialmente fino a sette match da qui alla fine della Davis? Sette match di singolare e forse dei doppi…?”, gli viene chiesto. Rafa rimane quasi interdetto, immobile e senza sapere cosa dire: “Non lo so”.

Seguono secondi di silenzio che sembrano un’eternità. Poi riparte, molto abbattuto ma altrettanto lucido. “Non posso darvi una risposta chiara su questo”. Ancora una manciata di secondi di silenzio tombale. “Lo spero, se sarà così bene, altrimenti lo accetteremo. La mia determinazione è fuori discussione“. Rafa è provato e l’unica cosa evidente è che non ha chiaro il da farsi. Continuare qui con poche speranze o rinunciare a vincere il Masters per la nuova Davis?

La fine della conferenza stampa assume in apparenza contorni buffi, ma rivela lo stato d’animo tutt’altro che sereno di Nadal. Il direttore Scanagatta cambia focus: Ti sei appena sposato con Xisca, come capita un po’ a tutti ciò porta a distrarsi prima, durante e dopo il matrimonio. Credi che la tua vita da tennista sia stata in qualche modo un po’ diversa nelle ultime settimane?”.

“Sono davvero sorpreso. Sto con Xisca da 15 anni. Me lo stai chiedendo seriamente? Non importa molto se metti un anello al dito della tua compagna o no. Almeno nella mia vita, sono una persona molto normale. Forse per te è stato così, da quanto sei sposato?”, chiede un piccato Nadal. “30 anni quest’anno” risponde Ubaldo. Rafa piazza la stoccata “E prima? Forse non eri molto sicuro di farlo. Ecco perché me lo chiedi”. Risate generali, richieste di passare all’intervista in spagnolo, ma la risposta acida e quasi vendicativa perché ritenuta inutile tradisce tutta la delusione di Rafa per questo match e per cosa farà dopo.

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