Mahut ed Herbert di nuovo insieme

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Mahut ed Herbert di nuovo insieme

I due francesi tornano a far coppia, obiettivo Tokyo 2020?

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Herbert/Mahut - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Una delle coppie più vincenti della storia recente del tennis di doppio sta per ricongiungersi. Pierre-Hugues Herbert e Nicolas Mahut hanno infatti deciso di tornare a giocare uno di fianco all’altro. I due francesi – che insieme hanno alzato 13 trofei – avevano annunciato la separazione a fine aprile di quest’anno. Al Roland Garros, Mahut ha partecipato al torneo di doppio in coppia con Jurgen Melzer, mentre Herbert ha preferito concentrarsi solo sul singolare.

La stagione dei due era iniziata con il titolo agli Australian Open che gli aveva permesso di completare il Carrer Grand Slam, ma nelle settimane successive solo Mahut ha continuato ad essere impegnato nella disciplina. Il suo storico partner è stato così sostituito con un altro francese, Edouard Roger-Vasselin, con il quale ha conquistato la finale di Wimbledon e recentemente hanno vinto il titolo a Tokyo (settimo titolo della coppia).

La recente notizia del riavvicinamento tra Mahut e Herbert sembra essere legata proprio alla capitale giapponese e alle Olimpiadi in programma il prossimo anno. La medaglia d’oro è infatti assente nella bacheca dei due tennisti e giocare insieme darebbe ad entrambi grosse chance di conquistarla. Per il momento però dovranno accontentarsi di concludere questa stagione insieme, dove tra l’altro sono ancora in corsa per un posto alle Finals di Londra: attualmente occupano la posizione n. 13, a meno di 700 punto dagli ottavi Rajeev Ram e Joe Salisbury.

 

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Playoff Asia-Pacifico: ad Han e Ito le wild card per l’Australian Open 2020

Per la sudcoreana Han si tratterà del debutto a livello Slam, il giapponese Ito sarà invece alla sesta presenza in carriera nel main draw dell’Australian Open

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Si sono conclusi a Zhuhai nella giornata di domenica gli Australian Open Asia-Pacific Wildcard Play-off, giunti alla loro ottava edizione. A conquistare le due wild card per il tabellone principale sono stati la sudcoreana Na-Lae Han e il giapponese Tatsuma Ito, che tra poco più di un mese saranno quindi ai nastri di partenza dell’Australian Open (20 gennaio – 3 febbraio 2020).

Na-Lae Han e Tatsuma Ito – Australian Open Asia-Pacific playoff (photo @tennis.com.au)

La 27enne Han, numero 182 del mondo e prima favorita del seeding, ha superato in finale la giapponese Ayano Shimizu con un doppio 6-2. A Melbourne farà il suo debutto nel tabellone principale di uno Slam, a 12 anni di distanza dall’ultima partecipazione di una giocatrice coreana in un major: era il 2007 quando Cho Yoon-jeong perse al primo turno degli US Open da Lourdes Domínguez Lino. “Chi vorrei affrontare al primo turno? Mi piacerebbe giocare contro Serena Williams, ha dichiarato Han per poi aggiungere: “Ma se voglio vincere, sarebbe meglio affrontare una giocatrice con un ranking più basso”.

Nel torneo maschile ha invece trionfato il giapponese Tatsuma Ito, che in finale ha sconfitto in due set (7-5 6-4) il primo favorito del seeding Jason Jung. Per il 31enne Ito, numero 148 del mondo, si tratterà della seconda partecipazione consecutiva all’Australian Open (lo scorso anno perse al primo turno contro Daniel Evans dopo aver superato le qualificazioni), la sesta in assoluto. “Ho giocato all’Australian Open diverse volte, lì mi sento a casa. Ci sono sempre tante persone che vengono lì per supportarmi. Quest’anno sono dovuto passare dalle qualificazioni ed è stato molto dispendioso per il mio fisico. Il prossimo anno sarà più semplice, ha dichiarato un sorridente Ito.

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Andreescu vince il Trofeo Lou Marsh come miglior atleta canadese dell’anno

Bianca Andreescu è la prima tennista nella storia a venire insignita del prestigioso titolo

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Bianca Andreescu - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Non poteva finire in maniera migliore quest’anno 2019 per Bianca Andreescu. Dopo i successi a Indian Wells, Toronto e allo US Open, oltre che alla qualificazione alle WTA Finals di Shenzhen e il raggiungimento del n. 4 nella classifica mondiale, l’atleta di Mississauga è stata insignita del Lou Marsh Trophy come migliore atleta canadese dell’anno, un prestigioso riconoscimento istituito nel 1936 che viene attribuito da una giuria di giornalisti sportivi e che elegge l’atleta canadese che maggiormente si è distinto in tutti gli sport.

È la prima volta che questo premio viene assegnata un tennista, uomo o donna, dopo che nel corso degli anni gli sport del ghiaccio hanno giocato la parte del leone con 21 vincitori tra hockey e pattinaggio. In passato il trofeo è stato vinto per ben quattro volte da Wayne Gretzky, universalmente ritenuto il miglior giocatore di hockey di tutti i tempi, e nell’albo d’oro compaiono tanti nomi di assoluto valore, dal cestista Steve Nash al pilota di Formula 1 Jacques Villeneuve, dagli sprinter Ben Johnson (prima che venisse squalificato per doping) e Donovan Bailey alla giovane nuotatrice Penny Oleksiak.

Andreescu al momento si trova a Toronto dove sta completando la riabilitazione dopo l’infortunio al ginocchio sinistro che l’ha costretta a ritirarsi dalle WTA Finals di Shenzhen e ricomincerà ad allenarsi a metà mese in California per preparare l’Australian Open 2020.

 

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Mazzata WADA: la Russia esclusa dai Giochi Olimpici

La sanzione più severa di sempre provocata dalla recidiva nel manipolare i certificati relativi ai controlli antidoping. Gli atleti non coinvolti direttamente potranno gareggiare sotto bandiera neutrale

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Lo sport russo ricorderà lunedì nove dicembre come il giorno più buio della propria storia. Con una decisione unanime del Comitato Esecutivo, la WADA, agenzia internazionale per la lotta al doping, ha infatti deciso di ricorrere alle maniere forti per punire il più sofisticato sistema di alterazione delle prestazioni agonistiche a memoria d’uomo: gli atleti russi non potranno partecipare ad alcuna competizione organizzata dal CIO, né a qualsiasi altra che rientri nella definizione di “maggiore evento riguardante le regole antidoping” per i prossimi quattro anni: sono comprese dunque le manifestazioni “mondiali”, ma non quelle continentali. Ciò che è più importante, la Russia dovrà limitarsi a guardare alla TV i giochi estivi di Tokyo 2020 e quelli invernali di Pechino 2022.

Abbiamo dato loro la possibilità di adeguarsi agli standard internazionali richiesti – ha dichiarato il presidente WADA Craig Reedie – ma tutto ciò che abbiamo ottenuto sono stati nuovi scandali e ulteriori menzogne. Abbiamo concesso tempistiche congrue perché la RUSADA (l’agenzia antidoping russa, NdR) potesse tornare a essere organica ai nostri programmi, ma non hanno sfruttato la possibilità“. La Russia per anni ha coperto e falsificato i dati relativi ai controlli riguardanti i propri atleti.

La fatidica inibizione, che segue l’estromissione dai Giochi invernali andati in archivio nel febbraio del 2018 a Pyeongchang, colpirà anche i dirigenti politici e sportivi, i quali non potranno prendere parte come delegati ad alcuna manifestazione organizzata dal Comitato olimpico internazionale. Inoltre, ma sembrava piuttosto scontato, il Comitato russo non potrà né organizzare né candidarsi a organizzare alcun evento avente valenza olimpica o mondiale.

 

Come avvenuto negli ultimi Giochi su neve e ghiaccio disputati in Corea del Sud, gli atleti russi, e nello specifico anche i tennisti, che non sono stati coinvolti personalmente in vicende di doping potranno iscriversi alle manifestazioni gareggiando sotto la neutrale bandiera del CIO, ma nessun vessillo nazionale sventolerà per salutare le medaglie che verranno eventualmente vinte e nessun inno verrà suonato.

Si tratta dell’ennesimo atto frutto dell’isteria collettiva nei confronti del nostro sport – ha tuonato il primo ministro Dmitrij Medvedev – , anche se mi rendo conto che molti problemi di doping vadano comunque risolti“. La Russia ha ora ventuno giorni per impugnare la decisione davanti al TAS di Losanna.

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