Stagione finita per Nishikori: fuori dalle Finals e dalla top 10, rebus Olimpiade

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Stagione finita per Nishikori: fuori dalle Finals e dalla top 10, rebus Olimpiade

Il numero 8 del mondo si ritira anche da Bercy: deve operarsi al gomito destro. Punterà a iniziare al meglio il 2020 dall’Australia, ma deve risolvere la pratica Tokyo

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Kei Nishikori - Dubai 2019 (foto @Dubai Open Tennis Championship)

Alle voci ha fatto seguito l’annuncio ufficiale: il ritiro di Kei Nishikori da Parigi-Bercy chiude definitivamente la stagione del giapponese. Il numero otto del mondo è costretto a fermarsi per operarsi al gomito destro, quello che l’ha costretto a saltare tutto lo swing asiatico e anche il torneo di Vienna in corso in questa settimana. Viene meno così un concorrente per la corsa alle Finals di Londra, obiettivo più che mai vivo per Matteo Berrettini e Fabio Fognini. Nishikori occupa in questo momento il dodicesimo posto nella Race, subito dietro Fognini, con il romano ottavo. I pass da assegnare per le Finals rimangono due e – a questo punto – saranno soltanto Zverev, Bautista Agut e Goffin a giocarseli con gli azzurri.

RANKING – La chiusura anticipata della stagione costerà a Nishikori anche l’uscita dalla top 10, non potendo difendere i risultati conquistati di questi tempi un anno fa: la finale disputata proprio a Vienna (persa da Anderson) e i quarti a Bercy (ko con Federer) prima di partecipare alle Finals (una vittoria e due sconfitte nel girone). Anche qui, di riflesso, una buona notizia per i nostri: Berrettini a oggi sarebbe nove del mondo nel ranking live scavalcando proprio il giapponese. Ma la settimana di Vienna (e di Basilea, per quanto riguarda Fognini) è ancora lunga.

QUESTIONE TOKYO – Nishikori, per forza di cose, è fuori dai giochi anche per quanto riguarda le finali di Coppa Davis a Madrid. L’impossibilità di rispondere presente alle convocazioni diffuse nella giornata di ieri (qui l’elenco completo) lo priva di un requisito di eleggibilità per il torneo olimpico. Almeno seguendo la strada maestra. Resta però probabile che un posto gli venga comunque riservato, nell’Olimpiade di casa. Secondo il quotidiano sportivo Nikkan Sports – riporta Stephanie Myles di Tennis.life – la federazione nipponica insieme ai manager della IMG sarebbe intenzionata a chiedere un’eccezione all’ITF per ottenere un pass diretto. Un po’ quello che accadde a Nadal in occasione dei Giochi di Rio, quando allo spagnolo bastò appellarsi ai documentati infortuni per giustificare il mancato raggiungimento nel quadriennio olimpico del numero minimo di presenze in Davis.

Considerando il buon margine di discrezionalità di cui gode l’ITF, non dovrebbero sorgere eccessivi problemi. Proprio nei giorni scorsi, dopo l’annuncio ufficiale della partecipazione di Roger Federer al torneo a cinque cerchi, si è aperto il dibattito sull’espediente burocratico che potrebbe “giustificare” la presenza dello svizzero in tabellone. Inizialmente si pensava potesse passare solo attraverso la wild card, che però – a quanto pare – sembra non sia l’unica soluzione. A tal proposito, l’ultimo paracadute per Nishikori potrebbe anche essere rappresentato dallo slot riservato in ciascun tabellone al Giappone come Paese ospitante (qui qualche linea guida sul complesso regolamento di eleggibilità olimpica).

 

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Al Roland Garros si giocherà con palle Wilson dal 2020

Dalla prossima stagione l’azienda di Chicago sarà partner di due tornei dello Slam nel calendario tennistico

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Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Il Roland Garros cambierà le palle da gioco dalla prossima stagione. Dopo la lunga collaborazione con Babolat, dal 2020 sarà Wilson a fornire le palline allo Slam parigino. Lo ha annunciato la Federazione francese, la FFT, in un comunicato in cui rende nota la nova partnership che che durerà per le prossime cinque stagioni. L’azienda statunitense con sede a Chicago ora collaborerà con due Slam su quattro, dal momento che fornisce da anni le palline dello US Open. Chissà se sentirà il cambiamento Rafa Nadal, dodici volte campione e probabilmente l’uomo da battere anche nella prossima edizione.

L’azienda inoltre porterà anche il suo rinnovato team di incordatori al servizio dei partecipanti all’evento del prossimo giugno. La Federazione Francese e Wilson, oltre a fornire materiale tecnico dedicato al torneo, collaboreranno anche al di fuori dei campi del Roland Garros. Oltre a produrre la “pallina ufficiale” del torneo, il brand statunitense collaborerà accanto alla FFT in numerosi progetti che hanno l’obiettivo di promuovere il tennis su più livelli.

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ATP Finals, il programma di giovedì: alle 21 la super sfida tra Djokovic e Federer

Berrettini in campo alle 15: l’azzurro, già eliminato, proverà a vincere almeno una partita contro Thiem, già sicuro della semifinale. Nole e Roger si giocano la qualificazione in un match da dentro o fuori

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Novak Djokovic e Roger Federer - Wimbledon 2015 (foto @Gianni Ciaccia)

La giornata di giovedì regalerà spettacolo agli appassionati di tennis. Alle 15, Matteo Berrettini tenterà di chiudere la sua prima esperienza alle ATP Finals con una vittoria in saccoccia. Dall’altra parte della rete troverà Dominic Thiem, già certo del primo posto nel girone e che dunque potrebbe concedere qualcosina al tennista azzurro.

Il match del giorno è però quello che alle 21 vedrà affrontarsi Novak Djokovic e Roger Federer. Entrambi sono costretti a vincere per poter accedere alle semifinali e questo dà all’incontro un contorno da “quarto di finale” che spingerà i due a dare il massimo sul campo.

Situazione analoga per quanto riguarda il doppio. Klaasen e Venus si sono infatti già assicurati la vittoria del girone e sfideranno alle 19 Dodig e Polasek, già eliminati. Decisivo invece l’incontro delle 13 tra Kubot/Melo e Ram/Salisbury.

Il programma completo di giovedì 14 (orari italiani)

ore 13: [2] L. Kubot/ M. Melo vs [4] R. Ram vs J. Salisbury
ore 15: [5] D. Thiem vs [8] M. Berrettini
ore 19: [5] R. Klaasen/ M. Venus vs [8] I. Dodig/ F. Polasek
ore 21: [2] N. Djokovic vs [3] R. Federer

Gironi e tabellone (conserva il link: lo aggiorneremo quotidianamente)

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Murray e la cioccolata galeotta: “Non sono mai stato così grasso”

Dopo la vittoria ad Anversa, Andy si è lasciato un po’ andare e ha preso peso. Il pensiero di poter ingrassare come Lendl lo ha però riportato subito sulla retta via: “Mi ucciderà per averlo detto, ma non voglio finire come Ivan”

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Andy Murray - Pechino 2019 (via Instagram, @atptour)

Come ha festeggiato la vittoria del titolo ad Anversa, il primo dopo l’intervento di ricostruzione dell’anca, il buon Andy Murray? La risposta è divano e tanta cioccolata, forse pure troppa. “Non ho fatto letteralmente niente per dodici giorni. Ho raggiunto il maggior peso della mia carriera probabilmente. Ero 88,5 kg e di solito peso 84“, ha ammesso lo scozzese una settimana prima dell’inizio della Coppa Davis, ultimo impegno stagionale per lui.

Niente di cui preoccuparsi tuttavia. Murray ha infatti limato gli etti di troppo tornando ad allenarsi e mostrandosi in buona forma ad un evento del suo sponsor tecnico, Castore. Molto simpatica la motivazione extra che lo ha spinto a mettere da parte i dolci e a recuperare rapidamente il proprio peso forma, ovvero la prospettiva di ingrassare come il suo ex coach Ivan Lendl. “Probabilmente mi ucciderà per aver detto questa cosa, ma ho sempre dichiarato di non voler finire come Ivan“, ha scherzato Murray. “Quando giocava, era in gran forma e molto magro. Quando si è fermato, le cose sono precipitate e vorrei evitarlo“.

Il peso non è però stato il cambiamento più significativo in casa Murray. Andy e sua moglie Kim hanno infatti dato il benvenuto al loro terzogenito, Teddy. Il piccoletto si è unito alle sorelle maggiori Sophia, tre anni, e Edie, due. “È bello. Sono molto impegnato. Abbiamo tre bambini sotto i quattro anni e due cani, quindi bisogna avere gli occhi aperti tutto il tempo. Lui dorme bene ed è in perfetta salute“. A differenza di Federer che si sposta sempre insieme alla numerosa famiglia, difficilmente i Murray viaggiano in gruppo. Le figlie non hanno ancora la pazienza e l’interesse di stare sedute ore a guardare il padre giocare.

Le esperienze con il jet lag inoltre non sono state molto buone: “Siamo tornati a casa prima del previsto dopo gli Australian Open 2017 e per i primi otto giorni non mi è piaciuto molto dover provare a svegliare mia figlia in pieno giorno. Era completamente fuori fase e abbiamo deciso che non avremmo più fatto fare loro viaggi così lunghi perché non è un bene per loro“.

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