Bercy: Tsonga supera Rublev, sarà lui a sfidare Berrettini

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Bercy: Tsonga supera Rublev, sarà lui a sfidare Berrettini

PARIGI – Prima giornata al Rolex Paris Masters con il forfait di Roger Federer e le vittorie di Tsonga, Cilic e Verdasco

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Jo-Wilfried Tsonga a Parigi-Bercy 2019 (foto Twitter @RolexPMasters)

da Parigi, il nostro inviato

Dieci partite del primo turno del singolare hanno caratterizzato la giornata inaugurale della trentaquattesima edizione del Rolex Paris Masters. Un torneo sempre giocato, sin dalla prima edizione datata 1986 e vinta da Becker, nell’accogliente Palazzo dello Sport di Bercy, attualmente ribattezzato col nome dello sponsor, Accors Hotel Arena. Le dimensioni del pur moderno e funzionale impianto inaugurato nel 1984 e ristrutturato una quindicina di anni fa, che oltre al centrale conta due campi di gioco (la cui altezza dei tetti a dire il vero pare ad occhio al limite del regolamento) e altri due di allenamento sono ridotte rispetto alle esigenze di un torneo di altissima categoria come questo, nono e ultimo Masters 1000 della stagione.

Per tale ragione a Bercy si gioca con un tabellone a “soli”48 giocatori: per forza di cose si possono giocare meno partite e ci devono essere meno giocatori e così le sedici teste di serie sono esentate dal primo turno, con inevitabili problemi sul livello d’interesse della prima giornata del tabellone principale. Gli organizzatori hanno cercato di ravvivare la qualità di un programma senza top 20 prevedendo in campo la presenza di un vincitore di Slam come Marin Cilic e di quattro degli otto tennisti di casa presenti in tabellone, ma non è bastato ad attirare una considerevole quantità di spettatori. Alcune parti delle tribune superiori del campo centrale sono state così chiuse al pubblico e coperte verticalmente dall’alto con un telo nero, con l’intento di nascondere i vuoti tra le sedute: un’idea che ha permesso di avere un migliore colpo d’occhio televisivo, con gli spettatori per forza di cose raccolti in spazi più piccoli, che davano l’impressione di essere più numerosi. 

 

La vera notizia della giornata non è però provenuta dai campi di gioco ed è invece arrivata prima dell’inizio del programma odierno: è stata purtroppo pessima per il torneo, seppur non del tutto inaspettata. Federer ha infatti ufficializzato la sua assenza – la terza negli ultimi quattro anni– dal Masters 1000 parigino da lui vinto nel 2011, per preservare il suo fisico in vista delle ATP Finals che inizieranno tra meno di due settimane. Nessun italiano è stato in campo in questa giornata d’esordio del tabellone principale: il suddetto ritiro del campione svizzero ha avuto l’unico risvolto positivo (per i nostri colori) del ripescaggio nella veste di lucky loser di Andreas Seppi, ieri eliminato nel turno decisivo delle quali al fotofinish da Nishioka dopo essere andato a servire per il match sul 5-4 a suo favore nel terzo set. L‘altoatesino si aggiunge così a Berrettini e Fognini, entrambi teste di serie con speranze (sebbene diverse) di guadagnare i punti necessari a guadagnare una storica qualificazione alle ATP Finals.

Il ligure, a dire il vero, alla O2 Arena ha già giocato, sebbene nel Masters di doppio nel 2015, e proprio in questa specialità si è disimpegnato oggi, avendo questa volta come compagno Feliciano Lopez: davanti al pubblico che lo sosteneva calorosamente dalle tribune del piccolo campo numero 2, Fabio non ha offerto una buona prova contro la coppia tedesca composta da Kevin Krawietz e Andreas Mies, teste di serie numero 5 del tabellone e vincitori proprio a Parigi quattro mesi fa del Roland Garros (uno dei tre tornei che assieme hanno vinto assieme in questo 2019). Fognini (che quest’anno come unico buon piazzamento in doppio vanta la semifinale raggiunta a Indian Wells con Djokovic) e Lopez hanno perso con un duplice 6-4 contro i due tennisti teutonici, punteggio rispecchiante fedelmente la maggiore solidità vista in campo dagli avversari di Fognini e del mancino spagnolo.

Per quanto concerne i risultati andati in archivio, la giornata ha registrato in apertura sul Centrale la vittoria in due set di Cilic su un Hurkacz sprecone (il polacco sul 4-5 del tie-break del primo set è incappato in un grave doppio fallo), con il croato che ha fatto salire a otto vinti e un solo parziale perso il bilancio dei set nei tre precedenti giocati contro Hurkacz. Il programma sul centrale è poi proseguito con la quinta sconfitta consecutiva di questo sfortunato 2019 per Borna Coric. Il quasi 23enne croato si è fatto rimontare un set di vantaggio, sciogliendosi a partire da metà del secondo set contro un altro giocatore in crisi, Fernando Verdasco. Il madrileno classe ’83 non vince infatti due partite consecutive da Wimbledon ed è sceso al 49° posto del ranking, rischiando di abbandonare una top 50 che da giugno 2016 aveva riconquistato e non più mollato.

Per la gioia dei francesi, sempre sul centrale, Chardy (vincendo al fotofinish del terzo set sul meglio classificato Querrey) e Paire (impostosi in due parziali su Dzhumur) hanno guadagnato l’accesso al secondo turno. Ma il match di giornata, per contrasto generazionale e di stili di gioco, ma anche per il talento che accumunava entrambi i giocatori, era quello che inaugurava il programma serale tra Rublev, 22 ATP e classe ’97, e Jo-Wilfried Tsonga, 35 ATP con ben dodici anni in più del suo avversario sulla carta d’identità, ma ex 5 del mondo e vincitore a Bercy nel 2008 (e anche finalista nel 2011).

Agli appassionati italiani il confronto interessava in maniera particolare: il vincitore del match sarebbe andato a sfidare Berrettini, pronto mercoledì a fare il suo esordio assoluto a Bercy. Rublev e Tsonga si erano già affrontati due volte, sempre in condizioni indoor, e avevano vinto una volta ciascuno. La partita non ha deluso le aspettative, risultando nettamente la più divertente del lunedì. Il primo set era vinto da un Rublev molto concentrato, al quale bastava aspettare gli errori di troppo del francese per portare a casa con un 6-4 in nemmeno quaranta minuti di gioco il primo set.

Nel quarto gioco del secondo parziale il francese annullava due delicatissime palle break: il pericolo scampato risultava a posteriori la svolta della partita. Il ventiduenne russo iniziava infatti a innervosirsi e aumentare così gli errori: contestualmente diminuiva anche la sua percentuale di prime in campo, frangente che consentiva a Tsonga di essere molto aggressivo in risposta. Sul 5 pari del secondo, Rublev perdeva due volte nei successivi tre turni di servizio la battuta, consegnando in pratica in quella fase la vittoria a Tsonga, bravo ad esaltare il pubblico annullando nella parte finale del match complessive quattro palle break, prima di chiudere con un successo dopo circa due ore e mezza di appassionante partita.

Sarà dunque lui l’avversario mercoledì di Matteo Berrettini, primo ostacolo per il romano nella corsa alle ATP Finals (sarà una sfida inedita). Non sarà facile per l’azzurro, sia per il valore tecnico di un ex numero 5 del mondo come Tsonga, sia per le condizioni ambientali: il 34enne di Le Mans saprà rendere incandescente il Centrale, portandolo tutto dalla sua parte. Il nostro giocatore avrà invece un grande peso da dover gestire: sa di avere il grande vantaggio di occupare l’ottavo posto nella Race, l’ultimo utile per la qualificazione alle Finals. Il numero 1 azzurro è anche conscio di avere molte combinazioni a proprio favore, ma che è certo – indipendentemente da risultati altrui – di andare a Londra solo se arriva in finale questa settimana.

Altrimenti, deve sperare che un numero sempre più esiguo di concorrenti diretti, a seconda di quanto lui stesso andrà avanti a Bercy, non faccia meglio (o molto meglio, se più distaccato) di lui. Difficile riassumere qui tutte le varie opzioni attualmente esistenti, ma se ad esempio Berrettini dovesse perdere mercoledì, vincendo il torneo potrebbero superarlo un totale di nove giocatori (sino a Wawrinka, Isner e Khachanov, qualora uno di questi ultimi vincesse il Masters 1000 parigino). Se sempre per ipotesi Matteo invece si issasse sino a un piazzamento in semi, potrebbe essere beffato solo da una molto difficile serie di coincidenze (il verificarsi di due eventi tra i quarti di Zverev, la finale di Bautista e la vittoria di uno tra Fognini, Goffin e Monfils). In ogni caso, non resta che sperare anche questa settimana il meglio per i nostri due migliori giocatori.

Il tabellone completo (con tutti i risultati aggiornati)

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Il circuito ATP riparte a metà agosto, due Slam e tre Masters 1000 tutti consecutivi

Si riparte dal torneo di Washington il 14 agosto. Dalla settimana successiva 3000 punti in paio a New York, poi subito Madrid, Roma e Roland Garros

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Alla fine l’annuncio è arrivato. Il circuito ATP riprenderà tra circa due mesi, alla metà di agosto con il torneo 500 di Washington D.C. Cancellato il Masters 1000 di Toronto, dalla settimana successiva avrà inizio il tour de force con in palio due titoli del Grande Slam e tre titoli Masters 1000 senza mai una pausa per chi arrivasse in fondo.

Come vedete da sabato 22 agosto parte il Western&Southern Open che per quest’anno si trasferisce da Cincinnati a Flushing Meadows; il combined si giocherà fino a venerdì 28 agosto. Lunedì 31 agosto partirà lo US Open nel medesimo luogo e dunque lo Slam americano manterrà le date originali. L’ATP ha permesso lo svolgimento di un ATP 250 durante la seconda settimana dello US Open: a Kitzbuhel prenderà il via la stagione sulla terra battuta europea, che proseguirà poi con tornei di rango superiore.

Neanche il tempo di tornare da New York, infatti, che scatterà il Masters 1000 di Madrid, seguito immediatamente da quello di Roma, gli Internazionali d’Italia. Il ciclo terribile si chiuderà con l’edizione 2020 del Roland Garros a Parigi.

 

Anche il circuito challenger ripartirà nella settimana di lunedì 17 agosto mentre gli ITF già a partire dal 3 agosto.

A metà luglio è previsto un ulteriore aggiornamento con il calendario per l’autunno: resta incerto il destino dei tornei asiatici, più speranze per l’indoor europeo che culminerà con le ATP Finals di Londra. L’ATP 500 di Vienna, ad esempio, ha confermato tramite un comunicato ufficiale l’intenzione di disputare il torneo nelle date previste, ovvero dal 24 ottobre all’1 novembre. Gli organizzatori del torneo austriaco hanno anche aperto alla possibilità di giocare di fronte a un pubblico.

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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