Monfils, rimonta vincente su Albot a Bercy: si giocherà le Finals contro Shapovalov

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Monfils, rimonta vincente su Albot a Bercy: si giocherà le Finals contro Shapovalov

Il francese recupera un set e un break di svantaggio al moldavo. Contro il canadese nei quarti c’è in palio per Gael l’ultimo posto per Londra

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Gael Monfils a Parigi Bercy 2019 (foto Twitter @RolexPMasters)

dal nostro inviato a Parigi

[13] G. Monfils b. R. Albot 4-6 6-4 6-1

Sei maledetti punti: quelli che sul 6-4 4-3 30-15, punteggio tutto a favore di Radu Albot nella partita che lo contrapponeva a Monfils, separavano Matteo Berrettini dalla – per il nostro tennis storica – qualificazione alle ATP Finals. Tutto sembrava far pensare alla grande sorpresa e alla sconfitta del francese e invece gli appassionati italiani dovranno attendere la serata di domani e il quarto di finale tra il francese e Shapovalov per sapere se un loro rappresentante, quarantuno anni dopo Barazzutti, andrà al Masters di fine anno. Vedendo come ha giocato (male) Monfils contro Albot e ammirando al contempo il tennis potente e spettacolare messo in mostra da Shapovalov in questi giorni a Bercy, le nostre speranze sono ancora ben vive. Non resta che aspettare e incrociare le dita. 

Nel corso della giornata si erano intanto spente, con le loro sconfitte, le flebili speranze di De Minaur e Wawrinka di guadagnare l’ottavo e ultimo posto utile alle ATP Finals, quello ad oggi occupato da Matteo. Era dunque proprio l’ultimo incontro della lunga giornata dedicata agli ottavi ad avere in campo il più serio avversario di Berrettini nella corsa al Masters, Gael Monfils. Il 33enne francese è sceso in campo conscio che tra lui e la O2 Arena c’erano due tennisti da sconfiggere: Albot e Shapovalov.

 

La partita col moldavo ha come scenario una AccorHotels Arena piena come con Tsonga contro Berrettini la sera prima, ma molto più silenziosa. Monfils è meno bravo del connazionale ad accenderla e di certo non aiuta l’inizio di match. Che non sarà affatto facile per lui arrivare ai quarti, lo si capisce sin dal primo game, nel quale il giocatore di casa si ritrova costretto a salvare ben quattro palle break. Albot rimanda solo l’appuntamento con l’allungo nel punteggio e, due giochi dopo, strappa addirittura a 0 il servizio a un Monfils irriconoscibile, lento e falloso, chiaramente frenato dalla tensione. Si arriva sul 3-5 senza ulteriori momenti da ricordare, con la folla del Centrale a provare a dare una scossa al suo giocatore con dei cori che finalmente ricordano come la partita si giochi in Francia. Monfils continua però a essere l’ombra di se stesso e in tutto il primo set va una sola volta ai vantaggi sul servizio dell’avversario, senza mai riuscire a procurarsi una palla break. Dopo trentasei minuti di partita, senza dover fare nulla di stratosferico, Albot con un servizio vincente si aggiudica il primo set

Il secondo parte seguendo l’inerzia del primo, con il moldavo a muoversi bene sul campo e bravo ad appoggiarsi sui colpi del francese, senza rischiare più di tanto in angoli e profondità, aspettando errori di Monfils: una tattica spesse volte premiata. Gael ha bisogno di una scossa e prova a dargliela il pubblico urlando all’unisono il suo nome. Sembra servire quando nel corso del quarto gioco ottiene la prima palla break della sua partita, ma l’ex numero 7 del mondo la gioca malissimo, affondando in rete la pallina e lasciando partire un urlo che testimonia tutta la sua frustrazione. Nel gioco successivo è Monfils a trovarsi sull’orlo del baratro, salvando due palle break (una con una palla corta, l’altra con un ace).

Il francese è però succube degli eventi, tanto da zittire totalmente il suo pubblico: a un certo punto ascoltiamo una rappresentanza di tifosi moldava prendere coraggio e sostenere il proprio rappresentante (e poi essere sonoramente fischiata dall’orgoglioso pubblico del centrale ). Quando nel settimo game Gael affossa in rete la seconda palla break concessa ad Albot, Berrettini è con un piede e tre quarti a Londra. Accade invece l’imponderabile: Albot forse inizia a pensare che i primi quarti di finale in un Masters 1000 della carriera sono vicinissimi e si irrigidisce, mentre Monfils, sgravato dalla tensione e non avendo più nulla da perdere inizia a giocare meglio di quanto fatto sino a quel momento. In poco più di dieci minuti la partita cambia il suo destino: Gael prima controbrekka, poi, nel decimo game, sul set point a favore, con l’aiuto decisivo del nastro, manda la partita al terzo

Quando nel quarto gioco del set decisivo Monfils prima guadagna tre palle break consecutive, e poi, con l’aiuto di Albot che affossa in rete il suo rovescio sulla prima delle suddette, il centrale della AccorHotels Arena è davvero una bolgia. La partita finisce lì: a Monfils ormai riesce tutto e Albot non sembra crederci più. Tre giochi dopo, terminati velocissimi, Monfils può esultare: è a 2530 punti, a una sola partita dal sorpasso a Berrettini e dalla sua seconda partecipazione alle ATP Finals.

“La Race to London” aggiornata

D. Shapovalov b. [6] A. Zverev 6-2 5-7 6-2

Su un campo numero 1 stracolmo di gente si è giocato uno dei match sin qui più divertenti del torneo, quello tra Alexander Zverev – da ieri sicuro di poter difendere il titolo vinto alle ATP Finals l’anno scorso – e Shapovalov, vincitore ieri su Fognini e atteso – tranne forfait dell’ultim’ora – la prossima settimana a Milano per le Next Gen Finals. I due, accomunati dall’avere genitori di origine russa ma dall’essere nati e cresciuti in nazioni diverse, si erano già affrontati tre volte, con il tedesco che non aveva concesso nemmeno un set al canadese. Non è sembrato si amassero, almeno vedendo alcune esultanze un po’ provocatorie e alcuni sguardi scambiatisi sott’occhio nelle due ore di gioco, ma quel che conta è che abbiano dato vita a una partita per larghi tratti di ottimo livello tecnico, soprattutto grazie al talento cristallino e sempre più continuo del tennista canadese.

Proprio Shapovalov parte a razzo: dopo sedici minuti già è avanti sul 4-1 “pesante”, grazie a un tennis a tutto campo ed esplosivo, capace di ipnotizzare il tedesco fino a irretirlo (da bordo campo iniziamo più volte a sentire Sascha impegnarsi in monologhi a dir poco nervosi in russo col suo angolo). A proposito di russi, c’è n’è anche uno d’eccezione ad assistere con attenzione e discrezione a tutta la partita: Andrey Rublev, intanto approdato ai quarti del torneo di doppio assieme a Khachanov. Il primo set è una esibizione del grande talento di Shapovalov, che con un servizio vincente chiude dopo 29 minuti: prima che finisca c’è però il tempo per assistere alla furia del tedesco che, quando concede set point, spezza letteralmente in due parti la racchetta.

Il secondo parziale, durato un’ora, è il più equilibrato e il meglio giocato dell’incontro: Sascha non ha alcuna voglia di perdere e lo mostra nel corso del primo game del nuovo parziale, quando riesce ad annullare addirittura cinque palle break. La circostanza gli dà stimoli e fiducia per rimettere a posto il suo tennis, essere più incisivo col servizio e meno falloso col dritto. Contemporaneamente, Shapovalov non regge più ai ritmi elevatissimi ai quali aveva giocato il primo set e così, nel sesto gioco, sul 2-3 e servizio, mandando in corridoio il rovescio sulla seconda palla break concessa a Zverev, permette al tedesco di allungare. Il vantaggio dura pochissimo, perché Sascha si fa subito controbrekkare. Senza altri sussulti, si arriva così al dodicesimo gioco: il canadese annulla quattro set point, ma sul quinto un dritto vincente di Zverev manda l’incontro al terzo.

Il parziale decisivo non ha storia: il 28 ATP (nella classifica “live” con l’accesso ai quarti è però nuovamente al best career ranking di 20 del mondo) brekka a zero Sascha e riesce a realizzare il distacco decisivo. Il canadese nei successivi tre turni di battuta non fa mai arrivare il gioco ai vantaggi e sfianca a livello nervoso l’avversario, che difatti nel settimo gioco perde nuovamente la battuta. Quando Shapovalov va a servire per il match, Zverev ha un moto d’orgoglio e guadagna tre palle break, senza però riuscire a convertirle. La partita ormai ha il suo vincitore e al secondo match point il canadese chiude con un servizio vincente, guadagnando i quarti, dove domani avrà il tifo di tutta l’Italia tennistica nel suo match contro Monfils.

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Barcellona: Musetti schiva la trappola Lopez, adesso il test Auger-Aliassime

Vittoria non banale di Lorenzo Musetti, bravo a rimanere concentrato e sbagliare poco. In serata in campo Jannik Sinner

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[WC] L. Musetti b. F. Lopez 6-4 6-3

È difficile giocare un bel match contro un avversario che vuole evitare di entrare nello scambio, varia velocità e rotazioni, si presenta a rete – insomma, non dà assolutamente ritmo o riferimenti. L’unica cosa che si può valutare è il risultato e sotto questo aspetto Lorenzo Musetti non delude, battendo Feliciano Lopez in due set e portando così a otto i successi stagionali nel Tour a fronte di quattro sconfitte. Bisogna naturalmente ammettere che il buon Feli, alla seconda sconfitta consecutiva in uno scontro generazionale dopo aver subito la rimonta di Alcaraz a Marbella, ci ha messo del suo, perché conta poco accorciare i punti se sei tu a non mandare di là la palla o se la lasci andare perché non capisci dove sta per cadere o se sei troppo lento per arrivarci. Ma, come vedremo, ciò non diminuisce i meriti di Lorenzo, solido e attento a capitalizzare le opportunità.

IL MATCH – Lorenzo sceglie di cominciare in battuta, mentre Lopez inizia a giocare dopo aver perso sei punti. Nonostante ciò e la palla dello 0-2 su cui Musetti non controlla l’incrociato stretto dopo aver raggiunto la smorzata, Feliciano tiene. Si dice di “leggerlo” riferendosi al drop shot azzurro, il secondo che rinuncia a rincorrere; il nostro abusa di quella soluzione e cede il servizio al quinto gioco, ma gli errori spagnoli lo rimettono subito in corsa. Il classe 1981 è lento negli spostamenti, fatica quando lo scambio si allunga, stecca con frequenza, ma qualche buona prima e i varchi trovati sulla destra dell’avversario lo tengono a galla. Non al decimo gioco, però, dove conferma i punti deboli senza che gli vengano in aiuto né la battuta (trova anzi un doppio fallo), né il dritto lungolinea questa volta rallentato dal nastro, e Musetti si assicura il 6-4.

 

Alla ripresa, il teenager di Carrara deve subito ringraziare Lopez per l’orrida giocata sulla palla break – l’unica del parziale – e il punteggio può seguire l’ordine di battuta. Gioco sempre frammentato con qualche punto da highlights per entrambi fino a che Feliciano è chiamato a servire per restare nel match e, come nel primo set, non riuscirà nell’impresa. Questa volta il merito è però tutto di Lorenzo che per due volte da destra risponde sulla seconda da lontano ma profondissimo (anche con un po’ di fortuna nella seconda occasione), mentre da sinistra avanza per tagliare il campo sulla prima mancina bloccando la risposta e poi trafiggendo il n. 61 con un delizioso passantino di rovescio in mezza volata. Dopo poco più un’ora, Lopez consegna infine la sfida al primo match point con il ventesimo errore non forzato contro i soli sei di Lorenzo, a dimostrazione della solidità della sua prestazione, arricchita da 16 vincenti, lo stesso numero di Feli. Al secondo turno, Musetti troverà Felix Auger-Aliassime per un altro confronto inedito.

LE PAROLE DI MUSETTI – Lorenzo è arrivato a Barcellona con largo anticipo, convinto di dover giocare le qualificazioni, ma venerdì è giunta la conferma della wild card: “Così ho avuto tempo per adattarmi al meglio alle condizioni. Le palline sono molto dure e sul campo si scivola parecchio, ma è un bellissimo torneo davvero ben organizzato”. Riguardo all’avversario odierno: “Oggi è stata una partita difficile. Ero curioso di affrontare un giocatore come Feliciano che è un po’ atipico bel circuito. Ho avuto fretta all’inizio, ho mancato subito una chance. Mi è girata bene alla fine del primo set facendogli il break. Nel secondo sono rimasto lì, concentrato, e sono andato sempre meglio. Partite come questa, magari anche non giocando benissimo ma vincendo, mi fanno acquisire esperienza e fiducia”.

Non troppi match, però, quindi dopo Barcellona, il quinto torneo consecutivo a cominciare da Acapulco, è arrivato il momento di fermarsi un po’. Poi, molto probabilmente giocherò le qualificazioni a Madrid e poi Roma, dove ho una cambiale abbastanza importante, quindi sperando di andare il più lontano possibile. L’obiettivo è il Roland Garros, il mio primo Slam in main draw”.

Diversamente da molti colleghi in possesso di un piano A molto semplice e poco altro, Musetti vanta un arsenale più vario. La parte difficile è non farsi confondere dalla varietà delle soluzioni. “È una grossa sfida ammette Lorenzo, “ma è quello che faccio e gioco il mio miglior tennis quando scelgo il colpo, l’arma giusta che ho a disposizione. Quando sono al mio miglior livello, faccio sempre la scelta migliore ed è quello che cerco di fare anche in allenamento, concentrandomi e migliorandomi a partire da lì, che è la chiave di tutto proprio perché, spesso, in partita commetto gli stessi errori che commetto in allenamento”. Quindi, un tennis che funziona al meglio quando è istintivo e non ci pensa troppo? “Quando ho buone sensazioni in campo, mi viene naturale giocare smorzate, variazioni, colpi speciali. A volte, è la chiave per vincere incontri in condizioni difficili, come questo. Oggi ho usato bene la risposta perché lui serviva bene, soprattutto da sinistra ho cercato di avvicinarmi alla linea di fondo – cosa che non faccio abitualmente. Poi, lo slice per tenergli la palla bassa quando veniva avanti”.

A proposito dell’avversario di secondo turno, Auger-Aliassime: “Non ho mai giocato con Felix, neanche in allenamento. Sicuramente è più in forma rispetto a Feliciano. Sarà una partita più fisica, con più scambi. Feliciano tende a scendere a rete, a fare pochi scambi, mentre Felix è più solido, ma anche lui molto aggressivo. Credo sia una partita aperta. Ho le mie chance, come le ho con tutti, e cercherò di sfruttarle al meglio. Di sicuro, lui sarà tra i protagonisti nel futuro del nostro sport. E, con lui, spero di esserci anch’io in quel futuro”.

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Tsitsipas porta a scuola Rublev: è il nuovo principe di Montecarlo

Primo titolo “1000” per il greco che gioca una finale perfetta, dominando il russo. Da lunedì sarà primo nella Race to Turin

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[4] S. Tsitsipas b. [6] A. Rublev 6-3 6-3

Stefanos Tsitsipas supera in due set Andrey Rublev e diventa il campione dell’edizione 2021 del Rolex Montecarlo Masters. Una finale senza storia, una vera e propria lezione impartita dal giovane greco al proprio avversario. Tanti sono stati i demeriti di Rublev, oggi molto frettoloso e falloso, ma altrettanti sono i meriti di Tsitsipas, perfetto in difesa e molto lucido nella gestione tattica del match. Il greco solleva il trofeo, il primo Masters 1000 della sua carriera, senza perdere un set in tutto il torneo. “La considero la miglior settimana della mia carriera“, dirà a fine partita Tsitsipas, affermazione che assume un certo peso se si considera che nella bacheca del greco scintilla anche la coppa delle ATP Finals 2019.

La vittoria gli vale il sesto titolo e soprattutto il primo posto nella Race to Turin, scavalcando in un colpo solo Novak Djokovic e proprio Rublev, suo avversario odierno. Il russo perde invece la sua terza finale in carriera, la prima da due anni a questa parte (l’ultima sconfitta risaliva al torneo di Amburgo 2019 contro Basilashvili), interrompendo una striscia di sette vittorie consecutive negli ultimi atti (otto se si conta l’ATP Cup di quest’anno). Potrà comunque consolarsi parzialmente con il nuovo best ranking di numero 7 del mondo.

 

IL MATCH – Entrambi dimostrano già nei primi game di aver disperato bisogno della prima perché sulla seconda chi è in risposta riesce a spingere molto bene e a indirizzare gli scambi a proprio favore. Tsitsipas si salva ai vantaggi nel primo gioco, mentre Rublev invece raccoglie zero punti su tre con la seconda e finisce col perdere il servizio. Il russo butta via i successivi due turni in risposta, cercando subito la soluzione definitiva (con scarsa fortuna) senza accontentarsi di cominciare lo scambio per poi provare a aumentare la pressione.

Tsitsipas viceversa è molto accorto e riesce a disimpegnarsi bene anche col rovescio, nelle rare occasioni in cui non riesce a girarsi per giocare il dritto anomalo da sinistra. Con fatica e nonostante una percentuale di prime di servizio del 40%, Rublev prova a restare attaccato al primo set, ma in risposta raccoglie poco o nulla (appena due punti in quattro game dopo i tre del primo gioco) e Tsitsipas può dunque andare a sedersi avanti 6-3 dopo una mezz’oretta scarsa di partita.

In avvio di secondo set, Rublev fatica ancora a trovare ritmo e soprattutto precisione. Il russo continua ad apparire frettoloso nelle scelte, quasi confuso, mentre Tsitsipas trasuda calma e concentrazione. Dopo un difficile primo game vinto solamente ai vantaggi, Rublev sciupa un vantaggio di 40-15 nel terzo gioco e cede il servizio. Il russo non riesce proprio a sfondare la difesa del greco che è veramente bravissimo nel passare dalla fase difensiva a quella offensiva, aprendo gli angoli e ricacciando indietro gli assalti dell’avversario. Particolarmente emblematico il conto dei vincenti a questo punto del match: solo 8 per Rublev, ben 17 per Tsitsipas.

Una lieve pioggerellina comincia a cadere sulle teste dei due finalisti, mentre Tsitsipas consolida il vantaggio e sale 4-2 allo scoccare della prima ora di gioco. L’eventualità di una sospensione del match non sfiora minimamente il greco né intacca la sua concentrazione. Dopo meno di un’ora e un quarto, Tsitsipas può sollevare le braccia al cielo per festeggiare il primo titolo 1000 della sua giovane carriera.

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Montecarlo, Tsitsipas è il primo finalista: facile vittoria con Evans

Il britannico non è riuscito a ripetere le imprese dei giorni scorsi, racimolando appena tre giochi

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Stefanos Tsitsipas - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Stefanos Tsitsipas è il primo finalista del Masters 1000 di Montecarlo dopo aver battuto Dan Evans per 6-2 6-1 in 69 minuti. Il greco non ha ancora perso un set e ha vinto almeno il 70 percento dei punti con la prima di servizio in ciascuno dei suoi match.

Si tratta della terza finale in un 1000 per lui (cercherà il primo titolo), la quattordicesima in totale (cinque vittorie), e la seconda stagionale (ad Acapulco ha perso da Sascha Zverev). Con questo successo, inoltre, si porta al terzo posto della Race, superando Daniil Medvedev.

 

IL PERCORSO – Tsitsipas era, sulla carta, il giocatore con più benzina rimasta, visto che nei primi tre match è rimasto in campo solo per quattro ore e quattro minuti, senza set persi e con anche un ritiro in suo favore. Evans, invece, era rimasto in campo addirittura otto ore 39 minuti in quattro incontri (senza considerare quanto fatto con Neal Skupski in doppio) – è d’altronde un’ontologia del successo del britannico, che dal ritorno post-squalifica si è riciclato in un mix di pazienza nello scambio e varietà di schemi, vincendo il suo primo torneo in carriera a Melbourne 2 lo scorso febbraio prima di eliminare a sorpresa Novak Djokovic nel Principato.

PRIMO SET – Lo scorso anno, Evans e Tsitsipas si erano affrontati in due occasioni, a Dubai e Amburgo, entrambe conclusesi con vittorie nette del greco, e il match di oggi non ha fatto eccezione.

Tsitsipas ha giocato subito delle traiettorie molto liftate per buttare Evans fuori dal campo, Evans invece ha iniziato colpendo diversi rovesci lungolinea per togliere lo sventaglio al greco. Una grafica ha mostrato come Evans abbia colpito ben il 40 percento dei suoi primi colpi dietro al servizio dentro al campo nei match precedenti. Tsitsipas gli ha però tolto questa opzione, impattando benissimo la risposta anticipata con il rovescio (sulla terra il suo colpo monomane è una perfetta luna crescente), costantemente cercato dal servizio dell’avversario, e si è procurato due palle break entrando presto con il colpo. Il britannico ha però presto l’iniziativa, rimontando con una palla corta e un dritto a uscire, prima di tenere con un gran lob di rovescio.

Evans è parso però poco lucido, esagerando nel tentativo di prendere l’iniziativa e usando poco lo slice (che secondo Craig O’Shannessy è stata l’arma decisiva nel match contro Djokovic), concedendo una palla break anche nel turno successivo quando Tsitsipas ha preso in mano lo scambio con il dritto prima di salire 3-1 con un passante corposo che gli ha permesso di aprirsi il campo. Nel gioco successivo, tuttavia, il greco ha regalato il contro-break con un doppio fallo e due errori di dritto.

Pur essendo riuscito a tornare a contatto, il problema per il britannico ha continuato ad essere il trovarsi troppo spesso sulla difensiva dietro al proprio servizio (solo il 53 percento di punti fatti con la prima e un passivo di 16-8 negli scambi sotto i cinque colpi nel primo, anche perché è riuscito a colpire con i piedi dentro al campo solo nel 9 percento dei casi), perché Tsitsipas è riuscito quasi sempre a girarsi sul dritto: sotto 3-2, Evans ha concesso altre due palle break non consecutive, e, pur salvandosi con una prima esterna ed una contro-smorzata toccata male dall’avversario, ne ha concessa un’altra quando una grande difesa di Tsitsipas ha propiziato un suo errore di dritto, défaillance ripetuta subito dopo per concedere il 4-2 alla tds N.4. Il greco stavolta non si è più guardato indietro, vincendo 14 degli ultimi 17 punti e breakkando a zero grazie anche a due doppi falli del britannico – 6-2 in 39 minuti.

SECONDO SET – La musica non è cambiata a inizio parziale: nel secondo gioco Tsitsipas ha continuato ad attaccare a piacimento la seconda di Evans, salendo a palla break quando il britannico ha sbagliato una volée dietro al servizio. Evans però ha iniziato a variare con più continuità, salvandosi con una smorzata di dritto e due punti rapidi, fra cui il suo primo ace del match. Nel game successivo Dan ha continuato ad attaccare all’arma bianca con un paio di chip-and-charge, ma senza grande successo, anche perché Tsitsipas si è però fatto trovare pronto: nel quarto gioco, il greco si è procurato una palla break con un passante di rovescio lungolinea, prima di salire 3-1 con una perfetta combinazione terrea di sventaglio liftato e volée dal taglio esterno.

Nel game successivo, arrivati in “zona Hurkacz”, Tsitsipas ha avuto un altro calo, finendo sotto 0-30; a differenza di quanto capitatogli a Miami, però, stavolta il greco non ha tremato, e servendo alla perfezione ha preservato il vantaggio, chiudendo la partita subito dopo, quando Evans ha provato a rifugiarsi nel fido slice ma senza riuscire a scardinare le certezze dell’avversario. Tsitsipas non ha sfruttato una prima palla del 5-1 grazie a una bella combo drop-lob dell’avversario, ma è poi riuscito prendersi il doppio break leggendo bene la smorzata successiva del nativo di Birmingham, chiudendo a zero con un servizio vincente.

Nonostante il punteggio, è stato difficile per me mantenere lo stesso livello per tutto il match“, ha detto il vincitore. “Dan ha uno stile unico, soprattutto sulla terra, ma devo dire che i suoi slice mi hanno soprattutto dato tempo per pensare che fare nello scambio. Sia Rublev che Ruud sarebbero degli avversari complicati“.

Nonostante la sua corsa in singolare sia finita, Evans tornerà comunque in campo dopo la seconda semifinale per quella di doppio in coppia con Neal Skupski – ad attenderli le tds N.1 Cabal e Farah.

L’OMAGGIO A FILIPPO – Ricordiamo che oggi si svolgeranno anche i funerali di del Duca di Edimburgo, e, vista la presenza di due britannici ancora in gara (Evans giocherà infatti la semifinale di doppio in coppia con il connazionale Neal Skupski subito dopo la conclusione della seconda semifinale), il circolo di Montecarlo ha deciso di tenere la Union Jack a mezz’asta in segno di cordoglio.

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